20 03 14 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI

00 – Mattarella alza la voce: «Non si ostacoli l’Italia» Le parole di Lagarde. Conte chiama Angela Merkel. La reazione della politica alle parole di Lagarde è corale e mira anche a ottenere molti miliardi di aiuti. La Ue verso la sospensione del patto di stabilità.
01 – Un rallentamento ma non sono ancora numeri sufficienti. In Italia. Più di mille le vittime in Italia. Crescita dei casi al centro-sud Probabile che anche le persone asintomatiche siano contagiose. Fino a ora la Corea del Sud è l’unica che è riuscita a bloccare il dilagare del virus
02 – MERCATI A PICCO . La Banca centrale europea ha annunciato le sue misure per contenere i danni economici causati dall’epidemia di Covid-19: un potenziamento del quantitative easing con un piano di nuovi acquisti per 120 miliardi di euro entro l’anno, e una nuova tranche di prestiti alle banche per sostenere la liquidità (Corriere
03 – C’erano una volta decine di migliaia di persone che scappavano da una guerra. Erano soprattutto donne e bambini
04 – L’On. La Marca fa il punto con il console generale di Toronto sullo stato dei servizi ai connazionali
05 – Prigionieri del virus.
06 – Grecia, Europa. Un lager a cielo aperto. Un bambino è già annegato nelle acque tra le vicinissime coste della Turchia e quelle di Lesbo ed un altro si trova in condizioni gravi nell’ospedale dell’isola greca.
07 – Come se non bastasse la dengue. Ritardi, omertà e primi decessi da coronavirus in America latina Tranne che a Cuba. «Livelli allarmanti di inazione», l’Oms preoccupata. Casi inquietanti in Argentina e Bolivia. Ma a preoccupare è la tenuta dei sistemi sanitari di Haiti, Nicaragua, Honduras, Guatemala… E Venezuela causa embargo.
08 – CULTURA – Dai tour virtuali nei grandi musei ai libri condivisi . 10 musei da visitare stando a casa: tour virtuali e collezioni online.
09 – In Colombia la paura viola la zona di pace – Colombia. Nel 1997 la comunità colombiana di San Josè si è dichiarata area neutrale contro paramilitari ed esercito. Che ora tentano di distruggerla con omicidi di leader contadini, pizzi e minacce.

 

 

00 – MATTARELLA ALZA LA VOCE: «NON SI OSTACOLI L’ITALIA» LE PAROLE DI LAGARDE. CONTE CHIAMA ANGELA MERKEL. LA REAZIONE DELLA POLITICA ALLE PAROLE DI LAGARDE È CORALE E MIRA ANCHE A OTTENERE MOLTI MILIARDI DI AIUTI. LA UE VERSO LA SOSPENSIONE DEL PATTO DI STABILITÀ, di Andrea Colombo.
«L’Italia si attende, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione». L’Italia, la cui «esperienza di contrasto alla diffusione del Coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi della Ue». Bisogna tener conto di chi è Sergio Mattarella, pensare al suo stile sempre sobrio, per valutare appieno la forza del comunicato diffuso ieri sera dal capo dello Stato. Senza bisogno di nominare nessuno: era già chiaro che prendeva di mira le improvvide parole di Christine Lagarde sulla Bce che «non si occupa di spread».
A SPINGERE IL PRESIDENTE a dettare parole così severe è stata prima di tutto la convinzione che fosse necessario scendere in campo aperto in difesa dell’interesse nazionale. È un fatto che da ieri, in buona parte come conseguenza delle parole della presidente della Bce, il governo si trova con due fronti aperti, entrambi di micidiale valenza: il virus che avanza e ha superato la soglia dei mille morti, e un crollo in Borsa senza precedenti. Mattarella, probabilmente, voleva anche impedire che la reazione alle parole poco assennate della presidente della Bce fosse impugnata solo dal fronte sovranista, che era già all’attacco, con Matteo Salvini che la bollava come «peggio di Ponzio Pilato» e Meloni che chiedeva al governo di reclamarne le dimissioni.

IN REALTÀ la levata di scudi stavolta è bipartisan. I 5 Stelle concordano: «O fa il mea culpa e dichiara di essere pronta a sostenere l’economia reale o ci sarà la nostra richiesta di dimissioni». Persino il sempre prudentissimo Pd si scompone: «È una voce del tutto stonata rispetto agli impegni presi da Ursula von der Leyen». Il premier Conte non si scopre ma affronta il problema direttamente al telefono con Angela Merkel, poi lascia la parola al sottosegretario Fraccaro: «La Bce ha il dovere di agire». Il ministro dell’Economia Gualtieri, uomo di punta della Ue nel governo italiano, getta acqua sul fuoco sottolineando che la Bce «è il presidio dell’Eurozona». Però, diplomazia a parte, batte sullo stesso tasto: «Sono sicuro che la Bce utilizzerà tutti gli strumenti a disposizione».

È EVIDENTE che la reazione corale mira anche a ottenere risultati concreti, aiuti nella misura di molti, moltissimi miliardi. «Servono centinaia di miliardi», dice uno che se ne intende, l’ex presidente del consiglio e della commissione europea Romano Prodi. Oggi, salvo sgraditissime sorprese, la Commissione sospenderà di fatto il Patto di stabilità. Ma non basta. Serve un intervento diretto della Bce, con immissione di liquidità massiccia e investimenti diretti o indiretti. È stata la stessa Lagarde a indicare ieri questa strada, con il possibile acquisto da parte della Banca di titoli delle aziende dei «Paesi in difficoltà». Come dire delle aziende italiane.

PER IL GOVERNO L’URGENZA ora è definire il dl che destinerà oggi 12 miliardi all’emergenza Coronavirus. Ma anche le misure draconiane prese mercoledì sera potrebbero non bastare. Di certo non bastano all’opposizione che insiste per «chiudere tutto», intendendo anche i negozi non essenziali ma soprattutto le fabbriche. «I medici chiedono di chiudere tutto quello che non è strategico. Il decreto non è completo», sentenzia Salvini. «È una modesta estensione del Dpcm di due giorni fa», incalza Meloni. Lo stesso governatore lombardo Fontana chiede di andare oltre.
MA IL VERO PUNTO dolente è la rivolta operaia e sindacale di ieri. Quella proprio non può restare senza risposta, anche perché ci andrebbe di mezzo la coesione sociale necessaria per resistere all’offensiva del virus. Gli operai non possono essere carne da cannone. Né può bastare la soluzione del capo della Protezione civile Borrelli: «Mascherine dove non si può mantenere la distanza di sicurezza». Ieri il ministro delle Regioni Boccia ha approntato delle linee guida, ma il ministero ritiene che buona parte delle scelte spetti proprio alle Regioni. Stamattina Conte ha in agenda un vertice in videoconferenza con le parti sociali proprio per cercare di sciogliere il nodo. La questione investe anche il capo dello Stato, a cui la Fiom di Mirafiori si è rivolta direttamente. E sul Colle la convinzione è che senza un ruolo centrale del sindacato non può esserci soluzione.

 

01 – UN RALLENTAMENTO MA NON SONO ANCORA NUMERI SUFFICIENTI. IN ITALIA. PIÙ DI MILLE LE VITTIME IN ITALIA. CRESCITA DEI CASI AL CENTRO-SUD PROBABILE CHE ANCHE LE PERSONE ASINTOMATICHE SIANO CONTAGIOSE. FINO A ORA LA COREA DEL SUD È L’UNICA CHE È RIUSCITA A BLOCCARE IL DILAGARE DEL VIRUS, di Andrea Capocci
IL CORONAVIRUS IN Italia ha ucciso più di mille persone. Nelle ultime 24 ore le vittime sono state 189, all’incirca lo stesso numero di ieri, portando il totale a 1016. Ci vorranno altre due settimane per vedere i frutti della chiusura di bar, negozi e attività produttive, aveva preannunciato Giuseppe Conte nell’indicare l’ultimo giro di vite. In effetti, il rallentamento nell’aumento dei casi e delle vittime c’è e fa sperare che le prime zone rosse nel lodigiano e in Veneto abbiano funzionato. Ma gli effetti per ora si vedono solo su numeri.

IL RALLENTAMENTO riguarda i nuovi casi e i ricoveri, e soprattutto in quelli terapia intensiva. In un giorno sono cresciuti rispettivamente del 21%, del 13% e del 12%, un po’ meno rispetto al tasso di crescita del 30-35% di una settimana fa. Non è un effetto dovuto a una ridotta attività di test, che prosegue al ritmo di dodicimila tamponi al giorno. Nei numeri dominano ancora Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Marche. In queste ultime due regioni più di un quarto dei ricoverati sono in terapia intensiva. Nascoste nei dati diffusi ieri dal commissario della protezione civile Borrelli ci sono però anche informazioni che non tranquillizzano. I dati che meriterebbero più attenzione vengono dalle regioni del centro-sud. In assoluto, sono ancora le meno colpite, ma i nuovi casi ora crescono più rapidamente che al nord.
I positivi sono più che raddoppiati in Abruzzo (+121%) e in Calabria (+74%). Anche in Sicilia, Puglia, Umbria e Lazio i casi sono aumentati tra il 33 e il 40%. Se il Covid-19 ha messo in difficoltà sistemi sanitari efficienti come quello lombardo, valutato con un punteggio di 9,9 su 10 dall’Ocse e eccellente anche a livello europeo, è prevedibile che focolai incontrollati al sud possano fare danni ancora maggiori. L’allargamento della zona rossa a tutta l’Italia, anche laddove per ora si registrano pochi casi, si spiega soprattutto con questo timore.

LO SCENARIO ITALIANO si sta riproducendo rapidamente in tutta Europa. I 2800 casi censiti in Francia (quasi seicento solo ieri) hanno convinto il presidente Macron a decretare ieri sera la chiusura di tutte le scuole francesi da lunedì. Non saranno però rinviate le elezioni municipali che nei prossimi due weekend porteranno tutti i francesi ai seggi. Analoga decisione è stata presa dalle regioni spagnole, fatta eccezione per l’Andalusia. Anche la Spagna ha visto esplodere il numero di casi, cresciuti di 784 unità nelle ultime 24 ore.
È forse una prima risposta all’appello all’azione fatto ieri dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ai paesi europei. Ormai è l’Europa il nuovo epicentro dell’epidemia, che sembra in via di definitivo superamento in Cina (solo nuovi 18 casi ieri, come in Umbria) e in Corea del Sud, in cui si sono registrati 114 nuovi casi. La Corea del Sud è riuscita nel piccolo miracolo di frenare l’epidemia senza vere e proprie zone rosse, ma con un programma di test a tappeto e di rigide quarantene. Su quasi ottomila casi, in Corea del Sud le vittime sono state solo 66. La differenza con l’Italia salta agli occhi, e si spiega con un’età dei malati decisamente più bassa: più di sessant’anni in Italia, meno di cinquanta in Corea del Sud.

L’IMPORTANZA di effettuare test che portino all’isolamento tempestivo dei malati è sottolineata da uno studio apparso sull’archivio www.medrxiv.org a libero accesso. Secondo l’équipe di ricerca olandese che lo ha firmato, il rischio che il virus venga trasmesso anche durante il periodo di incubazione non è affatto trascurabile. In base a un modello matematico, i ricercatori hanno concluso che la contagiosità anticipa i sintomi di oltre un giorno, in media. I ricercatori stimano dunque che il 48% dei contagi a Singapore e il 62% di quelli di Tianjin siano avvenuti da persone asintomatiche.
Il dato contraddice altre analisi, per esempio quelle effettuate dalla task force dell’Oms inviata in Cina. Inoltre, non si tratta di un articolo scientifico vagliato da una rivista, quindi va interpretato con doppia cautela. Ma se questi risultati fossero confermati, potrebbe essere opportuno estendere i test anche ai pazienti asintomatici, con il rischio di doverne effettuare un numero forse eccessivo per le risorse in campo.

 

02 – MERCATI A PICCO . LA BANCA CENTRALE EUROPEA HA ANNUNCIATO LE SUE MISURE PER CONTENERE I DANNI ECONOMICI CAUSATI DALL’EPIDEMIA DI COVID-19: UN POTENZIAMENTO DEL QUANTITATIVE EASING CON UN PIANO DI NUOVI ACQUISTI PER 120 MILIARDI DI EURO ENTRO L’ANNO, E UNA NUOVA TRANCHE DI PRESTITI ALLE BANCHE PER SOSTENERE LA LIQUIDITÀ (CORRIERE).
La Bce ha deciso tuttavia di non intervenire sui tassi, ipotesi secondo Bloomberg neppure presa in esame dai governatori.
A valanga I mercati hanno giudicato largamente insoddisfcente la risposta della Bce, e i listini sono colati a picco. Piazza Affari ha chiuso a -16,92% la peggior seduta della sua storia, mentre lo spread Btp-Bund è volato a quota 262 punti. Profondo rosso anche per le altre borse europee: Londra ha perso quasi l’11%, Francoforte e Parigi più del 12, e anche lo Stoxx 600 ha segnato il suo calo più ampio di sempre (Il Sole 24 Ore). Non va meglio ai mercati asiatici, che già in apertura hanno registrato ribassi dell’8,5% in Giappone e del 10% in India (Bbc).
Ira funesta La timidezza delle iniziative Bce annunciate dalla governatrice Christine Lagarde – nel mirino per aver sostenuto che “non è compito della Bce colmare gli spread” (Ft) – insieme alla ritrosia di molti governi Ue ad assumere decisioni forti ha fatto infuriare l’Italia. Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha rilasciato una nota d’insolita durezza per sottolineare che Roma “si attende a buon diritto, nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione” (Repubblica).
Estremi rimedi A muoversi ora è però la Commissione europea, che lunedì dovrebbe proporre ai ministri delle Finanze la sostanziale sospensione del Patto di stabilità per permettere ai governi di spendere “tutto ciò che sarà necessario” per far fronte alla crisi eccezionale determinata dall’epidemia (Il Sole 24 Ore).
La conferenza stampa più disastrosa della storia della Bce (Corriere);
Per l’Italia è la tempesta perfetta (HuffPost);
Le istituzioni Ue divise nell’emergenza (Politico).
Vendesi Anche negli Stati Uniti l’intervento della Federal Reserve, che ha annunciato l’immissione entro oggi di 1.500 miliardi di dollari nel sistema monetario, non è bastato a tranquillizzare gli investitori. Il Dow Jones è crollato del 10%, registrando la peggior seduta dal 1987 (Cnbc).
Come combattere un nuovo tipo di shock finanziario (Economist).
REAGIRE ALLA PANDEMIA
Mentre il contagio si diffonde in ormai 122 Paesi (qui la mappa aggiornata della Cnn), i leader delle grandi potenze annunciano nuove contromisure: sia il presidente francese Emmanuel Macron che il primo ministro britannico Boris Johnson hanno riconosciuto che quella in corso è “la più grave crisi sanitaria” da decenni (Guardian).

Chiusi per virus In Francia saranno chiuse da lunedì scuole e università, ma non rinviate le elezioni municipali in programma domenica (France 24). La stessa misura sarà implementata anche in Austria, Irlanda, Portogallo, Slovenia e Belgio, dove chiuderanno anche bar e ristoranti (Bbc). Crescono i contagiati in Spagna, tra i quali anche due ministre, mentre la Catalogna ha istituito la prima zona rossa del Paese (El Paìs).
SOS IN MEDIO ORIENTE i contagi hanno superato quota 11mila. Il Paese più colpito resta l’Iran, dove le vittime ufficiali sono 429. Il governo ha chiesto aiuti per 5 miliardi di dollari all’Fmi e l’invio di materiale medico per fronteggiare l’emergenza (La Stampa).
Impotenti Il premier canadese Justin Trudeau è in autoisolamento dopo che sua moglie è risultata positiva al virus (Cbc), mentre in Usa ha destato preoccupazione la notizia della positività dell’addetto stampa del presidente brasiliano Jair Bolsonaro che pochi giorni fa aveva incontrato Donald Trump (Rai News).
Putin e Xi si rafforzano, Trump in difficoltà: la geografia della leadership ai temi del coronavirus (Cnn);
Le armi dei governi per combattere la pandemia (Economist);
Gli esempi da seguire sono Hong Kong e Singapore (Guardian).
AMERICA 2020 . Negli Usa Democratici e Repubblicani discutono i dettagli di un pacchetto di misure per rispondere all’emergenza che potrebbe essere approvato con voto bipartisan: allo studio sostegni al congedo per malattia, una garanzia contro la disoccupazione e tamponi gratuiti (Nyt).
Nodi al pettine Sia Joe Biden che Bernie Sanders hanno tenuto discorsi per denunciare l’inadeguatezza dell’amministrazione Trump nel gestire l’emergenza (Nbc). Biden intanto ha assunto un nuovo manager per la sua campagna, il 43enne Jen O’Malley Dillon (Politico).
Come il coronavirus ha cambiato la campagna elettorale (Nyt).
QUI ITALIA
Il numero dei contagiati in Italia ha superato quota 15mila, quello dei deceduti quota mille, mentre sono 1258 i pazienti guariti (Il Fatto Quotidiano). La pressione sul sistema sanitario nazionale resta altissima (New York Times). Ad alleggerirla, specie in Lombardia, potrebbe essere l’allestimento, entro sei giorni, di un nuovo ospedale dentro la Fiera di Milano (Corriere).
Io (non) resto a casa Sono state oltre 2mila le persone denunciate per violazione delle restrizioni nella prima giornata di “lockdown” nazionale (Ansa). Ma le Regioni chiedono al governo di fare chiarezza sull’applicazione di alcune norme (Fanpage).
Non ultimi La decisione di tenere aperte fabbriche e attività produttive ha provocato scioperi spontaneti in molti stabilimenti, e i sindacati dei metalmeccanici hanno chiesto lo stop fino al 22 marzo per mettere in sicurezza i luoghi di lavoro (Repubblica). A protestare contro la mancanza di protezioni sono anche i collettivi che rappresentano i rider (Corriere).
Il dilemma etico dell’ordinare cibo a domicilio durante una pandemia (Wired).
Misure straordinarie Dovrebbe essere adottato oggi il decreto del governo per combattere la crisi da Covid-19: si prevedono la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi, cinque miliardi in più per cassa integrazione e ammortizzatori sociali e incentivi per aumentare la produzione di mascherine (Ansa). Probabile anche la chiusura di 25 dei 42 aeroporti italiani, tra cui quelli di Linate e Ciampino (Il Foglio).

MONDO REALE
L’altra emergenza L’Ue ha annunciato di essere pronta ad offrire 2mila euro a ciascun migrante per ritornare nel proprio Paese d’origine per alleggerire la pressione sui campi profughi allestiti in alcune isole greche (Bbc). Le Ong denunciano le condizioni “orribili” in cui versano le decine di migliaia rifugiati in particolare a Lesbo (Reset).

WikiLeaks, remember? Un giudice americano ha ordinato la scarcerazione di Chelsea Manning, dopo la notizia che la whistleblower ha tentato il suicidio in cella (Axios).
MEDIA & TECH
And the winner is Il comitato direttivo del Premio Strega ha annunciato i nomi dei 12 semifinalisti per l’edizione 2020. Tra i favoriti per il Premio, che sarà assegnato il 2 luglio, Gianrico Carofiglio, Sandro Veronesi e Valeria Parrella (Repubblica).
Carta o digitale? L’inserto musicale annuale del New York Times Magazine in edicola questa domenica farà accedere a contenuti multimediali e immersivi aggiuntivi ai lettori che utilizzino Google Lens (The Verge).
Denaro sonante Apple ha concluso una serie di nuovi accordi con alcune delle maggiori case di produzione musicale per rafforzare i contenuti fruibili con Apple Music (Ft).
SPORT
Europa senza calcio? Dopo i primi casi di coronavirus tra calciatori, l’Uefa ha rinviato due dei big match di Champions League in programma la prossima settimana – Juventus-Lione e Manchester City-Real Madrid – e oggi potrebbe disporre la sospensione dell’intera competizione (Gazzetta).
Meglio fermarsi Salta anche l’avvio della stagione di Formula 1, con il rinvio del Gran Premio di Melbourne (Sky Sport). Negli Usa è stata decisa la sospensione dell’Nba così come dei campionati di calcio e hockey (Bbc). Non si giocherà almeno fino al 20 aprile neppure nessuno dei tornei internazionali di tennis (Repubblica).
Rito d’iniziazione A Olimpia è stata accesa, a porte chiuse, la fiamma per Tokyo 2020 (Ansa), ma resta l’incertezza sullo svolgimento dei Giochi, che dovrebbero iniziare il 24 luglio e che Trump ha proposto di rinviare invece di un anno (Time).

(WAITING FOR) WEEKENDER
A San Francisco, una mostra sulla storia dei jeans (Economist);
L’Atlante per raccontare come vivono le donne nel mondo (Il Post);
Otto libri contro la noia (Internazionale).
OGGI
Roma, vertice video tra governo, sindacati e industriali;
Dati sull’inflazione a febbraio in Germania, Francia e Spagna;
Usa, dati sulla fiducia dei consumatori a marzo.
Prime
Corriere: Tensione sulle nuove regole
Repubblica: Non c’è tregua
La Stampa: Virus, per la Ue il 3% non è più un tabù
Il Sole 24 Ore: Le Borse affondano, lo spread vola a 253. Gaffe della Lagarde, Mattarella reagisce
Il Messaggero: Italia sola, Mattarella sferza la Ue
Avvenire: Arriva l’ora di fermarsi
Il Fatto Quotidiano: La fiera di Milano diventa ospedale
Il Foglio: A scuola di responsabilità
Il Giornale: Fuoco amico
Libero: L’Europa se ne frega del virus
La Verità: L’Europa ci dà una mano: ad affondare
Il manifesto: Reazioni a catena
Ft: Asian stocks plunge after biggest Wall Street sell-off since 1987

 

03 – C’ERANO UNA VOLTA DECINE DI MIGLIAIA DI PERSONE CHE SCAPPAVANO DA UNA GUERRA. ERANO SOPRATTUTTO DONNE E BAMBINI. Il viaggio attraverso il Mediterraneo era pericoloso, ma non avevano scelta: se fossero restate sarebbero quasi certamente morte. Furono accolte nei campi allestiti dalle organizzazioni umanitarie internazionali. Gli fu dato un tetto, del cibo, cure mediche, scuole per i figli.
Qualche anno fa, la Public radio international (Pri), con l’università del Minnesota, ha raccontato una storia dimenticata. Nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, un programma promosso dal Regno Unito e chiamato Middle East relief and refugee administration aiutò quarantamila persone che venivano da tutta l’Europa e in particolare da Bulgaria, Croazia, Grecia, Turchia e Jugoslavia a trovare rifugio in Egitto, in Palestina, a Gaza e in Siria, ad Aleppo. Centinaia di migliaia di polacchi furono invece accolti in Iran in campi allestiti con l’aiuto della Croce rossa americana. Fuggivano tutti dall’occupazione nazista. I greci scappavano anche dall’occupazione italiana. Sulla copertina del quindicinale palestinese Huna al Quds dell’11 gennaio 1942 c’è la foto di una donna siriana che distribuisce cibo e vestiti a un gruppo di bambini greci. Krystyna Skwarko, un’insegnante polacca arrivata con i suoi due figli nella città iraniana di Isfahan, racconta: “Tanti persiani amichevoli si sono affollati intorno ai pullman urlando quelle che dovevano essere parole di benvenuto e passandoci attraverso i finestrini datteri, noci, piselli tostati con uvetta e succosi melograni”. Nei materiali d’archivio studiati da Evan Taparata e Kuang Keng Kuek Ser si descrivono gli sforzi compiuti per accogliere nel miglior modo possibile i profughi europei, per esempio assecondando le loro abitudini religiose e culturali. E alla fine della guerra? La maggior parte dei rifugiati europei tornò a casa.

 

04 – L’ON. LA MARCA FA IL PUNTO CON IL CONSOLE GENERALE DI TORONTO SULLO STATO DEI SERVIZI AI CONNAZIONALI
“Per approfondire le questioni legate allo stato dei servizi consolari offerti ai connazionali residenti nella circoscrizione di Toronto, mercoledì 11 marzo ho avuto un lungo incontro con il Console Eugenio Sgrò. Grazie alla cortesia e alla disponibilità del Console, ho potuto fare un ampio giro di orizzonte sulla situazione presente e sul prossimo futuro, al fine di coordinare le iniziative da me intraprese da tempo nei confronti dei responsabili del MAECI. ROMA, 12 MARZO 2020
Abbiamo potuto toccare così una molteplicità di temi, ad iniziare dall’introduzione della prenotazione degli appuntamenti per il solo rilascio dei passaporti. Il Console Sgrò ha avuto modo di rassicurarmi, in particolare, che nessun anziano sarà rifiutato anche se non ha fatto la prenotazione per scarsa dimestichezza con gli strumenti informatici.
In ordine alla complessa questione del personale, ho avuto notizia di un bando aperto per due posti, di cui uno in sostituzione dell’ex cassiere. Nel corso dell’anno, tuttavia, si dovrebbe raggiungere purtroppo un certo numero di posti vacanti, il che richiede impegno e responsabilità ad ogni livello per evitare che ci possano essere ripercussioni critiche sull’utenza, nonostante l’assunzione di due unità a tempo determinato, di cui una ancora da contrattualizzare.

Nel rispetto dei rispettivi ruoli e prerogative, ho espresso l’auspicio che le misure di riorganizzazione assunte siano opportunamente mediate e concordate con gli operatori che le dovranno mettere in pratica.

Circa l’allarme per la possibile espansione del contagio da coronavirus e la preoccupazione di tutelare adeguatamente la salute dei connazionali, il Console Sgrò ha precisato che le indicazioni a tale riguardo sono già in evidenza sul sito del Consolato.
A conclusione del proficuo incontro, ho rappresentato al Console alcune situazioni che mi sono state segnalate, inerenti a pratiche di cittadinanza avviate presso gli uffici consolari. Ho, infine, sottolineato l’esigenza di una risposta più veloce ed efficiente riguardante il servizio di concessione e rinnovo dei passaporti”.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America

 

05 – PRIGIONIERI DEL VIRUS. DA 28 ANNI LA COOPERATIVA SOCIALE ALICE OFFRE LAVORO AI DETENUTI DELLE CARCERI ATTRAVERSO ALCUNI LABORATORI DI SARTORIA. OLTRE 400 PERSONE SONO PASSATE DALLE SUE MACCHINE DA CUCIRE, MENTRE NELLA SEDE ESTERNA VIENE ASSUNTO ANCHE CHI HA GIÀ SCONTATO LA PENA. ( di Argiris Panagopoulos – da Atene) . Da qualche giorno però l’attività è in crisi per l’emergenza Covid-19. Ai detenuti sono stati sospesi i permessi esterni di lavoro. Anche all’interno di alcune carceri, i laboratori sono fermi per il divieto di assembramento e per la limitazione degli ingressi dei volontari, di Luigi Mastrodonato, giornalista
“Per noi è un disastro, non possiamo contare su una parte delle nostre risorse umane e ci è impedito di entrare nelle carceri a recuperare i materiali. Stiamo avendo problemi con le consegne”, racconta la presidente, Caterina Micolano. I detenuti sono assunti con regolare contratto. Una persona era in permesso esterno, in tre lavoravano nel laboratorio del carcere di Bollate, in due a San Vittore e in cinque a Monza – dove per ora l’attività prosegue. Altre cooperative stanno vivendo gli stessi disagi, che si riflettono anche sulla condizione dei detenuti. “C’è un grande senso di responsabilità tra queste persone, hanno compreso il momento. Non si tratta di una punizione legata alla loro condizione, quanto di un’anormalità che sta vivendo tutta la città di Milano”, continua Micolano. “Ma c’è anche un po’ di frustrazione. Speriamo questa situazione finisca presto”.
Quando hanno cominciato a diffondersi le notizie dei primi contagi tra Lombardia e Veneto, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) si è mobilitato per evitare che il Covid-19 potesse entrare nelle carceri. Si voleva scongiurare uno scenario cinese, con oltre 500 contagiati negli istituti penitenziari. Il Dap ha sospeso i trasferimenti dei detenuti verso e dagli istituti penitenziari di competenza dei territori di Torino, Milano, Padova, Bologna e Firenze. Ha poi vietato l’ingresso nelle strutture di operatori e familiari provenienti dalla zona rossa.

LE RESTRIZIONI ATTUALI SONO ANCHE COMPRENSIBILI, MA SI INSERISCONO IN UN CONTESTO DI GIÀ AMPIE LIMITAZIONI
Con il passare dei giorni, le maglie sono state ristrette ulteriormente. A Milano sono bloccati i permessi premio e sospesi o ridotti gli ingressi dei volontari nelle carceri. Anche i colloqui dei detenuti con i familiari subiscono limitazioni: in alcuni casi, come nel carcere di Bollate, è consentito l’ingresso di un solo parente con mascherina; in altri, come a Bologna, si è deciso per la sospensione totale. Per compensare queste misure, i provveditorati locali dell’amministrazione penitenziaria hanno invitato gli istituti a privilegiare l’utilizzo delle telefonate e dei colloqui skype. All’esterno delle strutture sono intanto stati installati presidi per verificare lo stato di salute di chi entra e chi esce. Alcune carceri hanno creato sezioni di quarantena.
I sindacati di polizia giudicano queste misure inadeguate. “Non va sottovalutata l’insufficiente dotazione nelle carceri lombarde, venete, piemontesi ed emiliane di personale medico e sanitario. Bloccare ogni contatto con l’esterno è una priorità da collegare a una campagna di vera prevenzione e di comunicazione”, ha denunciato Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato polizia penitenziaria. Un inasprimento ulteriore delle misure rischia però di accentuare la già fragile condizione dei detenuti.
Carmelo Musumeci ha trascorso 26 anni della sua vita in carcere. Nel 1992 venne condannato all’ergastolo ostativo, due anni fa è stato liberato con la condizionale. In questi giorni sta circolando un suo articolo, ripreso da uno che scrisse quando si trovava in prigione, sull’importanza dei contatti familiari per un detenuto.
“In carcere la libertà è data con il contagocce”, mi racconta. “Se togli il contatto con l’esterno, diventa tutto difficile. Il permesso premio, le uscite, sono momenti fondamentali nella quotidianità, si vive per quello. In molti poi non possono beneficiarne per il regime ostativo in cui si trovano, resta solo il colloquio. Le restrizioni attuali sono anche comprensibili, ma si inseriscono in un contesto di già ampie limitazioni. I detenuti rischiano di perdere il loro ossigeno”.
La sartoria della cooperativa sociale Alice nel carcere di San Vittore, Milano, 2011. – Martino Lombezzi, Contrasto/Per gentile concessione di Banca Prossima La sartoria della cooperativa sociale Alice nel carcere di San Vittore, Milano, 2011. (Martino Lombezzi, Contrasto/Per gentile concessione di Banca Prossima)
Ai detenuti normalmente sono concesse sei visite al mese di un’ora ciascuna. Sulle circa 60mila persone che popolano le 190 carceri italiane, nel primo semestre del 2019 sono state oltre 20mila quelle che hanno beneficiato di permessi premio, per differenti motivi. Più di 17mila persone svolgono lavori durante il periodo di detenzione e, a livello nazionale, in 2.400 lo fanno per conto di ditte esterne. In Lombardia, centro del contagio, questo valore raggiunge il 27 per cento del totale dei detenuti lavoratori. Sono poi quasi 17mila i volontari che quotidianamente operano nelle carceri italiane offrendo attività come scuole, teatri, sport.

È indubbio che l’emergenza Covid-19 stia influendo notevolmente sulla condizione detentiva di migliaia di persone. Una situazione che appare però inevitabile. “Finora sono state prese misure ragionevoli, dettate dalla paura che l’epidemia possa diffondersi tra i detenuti”, mi spiega Claudio Paterniti, ricercatore di Antigone. “Il carcere è storicamente un luogo in cui gli agenti patogeni si propagano facilmente, la precauzione è dunque necessaria”. In Italia tra la popolazione generale si stima un tasso di tubercolosi latente pari all’1-2 per cento, nelle strutture penitenziarie il dato sale al 25-30 per cento. Differenze simili riguardano poi altre patologie come l’epatite C o l’hiv.

Il contenimento di un virus in carcere è più complesso che nel mondo esterno. Questo, nella fase attuale, rischia però di essere il pretesto per un’erosione sproporzionata dei diritti dei detenuti. Le misure restrittive stanno in effetti interessando anche aree ben al di fuori dal contagio, come alcune carceri siciliane e laziali. “Il primo sacrificato oggi è il volontariato, e questo pone dei problemi per i detenuti. Le attività a esso connesse, in molti casi sospese, offrivano una risposta a una quotidianità grigia, spesso caratterizzata da noia e frustrazione”, sottolinea Paterniti. “Le circolari che giungono agli istituti contengono indicazioni variamente interpretabili. È importante che non prevalgano interpretazioni eccessivamente restrittive, con divieti che nulla hanno a che vedere con le giuste esigenze di prevenzione o che comunque sacrificano in maniera eccessiva i diritti dei detenuti”. Nel carcere di Bologna, intanto, un sindacato di polizia penitenziaria ha chiesto di impedire ai detenuti l’accesso al campetto sportivo interno.

Nel 2018, il Regno Unito ha deciso di installare un telefono all’interno delle sue celle, dando la possibilità ai detenuti di chiamare i parenti in ogni momento della giornata. La Francia ha preso lo stesso provvedimento, mentre in diversi paesi europei si tratta della normalità già da tempo. L’approccio italiano è molto diverso: i detenuti hanno a disposizione solo 10 minuti di chiamata a settimana.

Come sottolinea Musumeci, in carcere una telefonata può cambiare la vita. “Un detenuto ha tanti momenti di sconforto durante la giornata, attimi difficili che possono portare a brutte conseguenze”, mi spiega. “Avere la possibilità di telefonare a un proprio familiare, sentire la voce dei figli, può aiutare molto. Sono convinto che la liberalizzazione delle telefonate nelle carceri possa contribuire a ridurre il tasso di suicidi”. Negli istituti italiani nel 2019 si sono tolte la vita 53 persone, un dato ben superiore alla media europea.
Con l’emergenza Covid-19, si stanno allentando le maglie relative alle comunicazioni con l’esterno. Diverse carceri hanno consentito l’utilizzo di skype e c’è maggiore flessibilità anche sulle telefonate. “Questa occasione può aumentare la consapevolezza che un incremento dei contatti telefonici esterni per i detenuti non è un male”, spiega Susanna Marietti, coordinatrice di Antigone. “Oggi viene fatto per colmare l’assenza di colloqui nelle zone a rischio, un domani potrebbe avvenire in parallelo a essi, permettendo il progresso di un sistema pachidermico”

 

06 – GRECIA, EUROPA. UN LAGER A CIELO APERTO. UN BAMBINO È GIÀ ANNEGATO NELLE ACQUE TRA LE VICINISSIME COSTE DELLA TURCHIA E QUELLE DI LESBO ED UN ALTRO SI TROVA IN CONDIZIONI GRAVI NELL’OSPEDALE DELL’ISOLA GRECA.
A parte le falce news del presidente Recep Erdogan e dei ministri turchi riguardo all’uccisione di due persone da parte delle forze greche al confine di Ebros la ripresa di venti forti in settimana può trasformare di nuovo il mar Egeo in un cimitero, mentre gli occhi sono puntati con preoccupazione sugli scontri tra profughi e immigrati con la polizia di Atene.
Solo il fumo dei lacrimogeni, le bombe assordanti e i potenti getti d’acqua provenienti dagli idranti delle forze dell’ordine riescono a passare da una parte all’altra, attraversando recinti e fili spinati. Da parte loro i profughi e gli immigrati rispondono tirando sassi ma anche qualche lacrimogeno di fabbricazione turca alla polizia greca.
L’aver sigillato la frontiera greca sembra aver portato un grande consenso al primo ministro Kyriakos Mitsotakis e non solo tra i suoi elettori. I metropoliti del clero nella zona del confine si sono trovati “soldati tra i soldati” con la polizia, i pompieri e l’esercito chiamato a difendere i confini della patria, mentre nelle loro parole sacre non hanno trovato nemmeno una sillaba per il dramma dei profughi.
Intanto in questo clima di paura degli invasori su qualche spiaggia di Lesbo la popolazione locale ha fatto un cordone “sanitario” per ostacolare l’arrivo di imbarcazioni. Perfino gli striscioni del Fronte militante di tutti i lavoratori (Pame), dei sindacalisti e dei comunisti ortodossi del Kke affermano di non volere nessun hotspot sulle isole, né aperto né chiuso. In un modo o nell’altro i profughi e gli immigrati sono visti male. Questa volta però le televisioni degli armatori e quella pubblica, che dipende direttamente dall’ufficio del primo ministro, non possono dire che sia
Syriza a far arrivare profughi e immigrati.
Di certo fomentano l’opinione pubblica insinuando che se il governo Tsipras fosse stato ancora in piedi i profughi invece di essere fermati sul confine sarebbero arrivati ad occupare Atene.
Erdogan sembra utilizzare i profughi e gli immigrati come carne da cannone per vincere la battaglia ad Idlib in Siria e ha risposto no al primo ministro bulgaro Bojko Borissov che chiedeva un incontro a tre. Mitsotakis da parte sua cerca di salvare il salvabile chiedendo l’aiuto dell’Unione europea e degli Stati Uniti contro la decisione di Erdogan di facilitare l’arrivo dei profughi e degli immigrati al confine greco-turco, mentre il presidente turco fa accompagnare dalla sua guardia costiera le imbarcazioni fino alle acque territoriali della Grecia e gli aerei turchi continuano le violazioni dello spazio aereo greco.
Il primo ministro Mitsotakis ha accompagnato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il famigerato commissario per la Protezione dello stile di vita europeo Margaritis Schinas, insieme con altri dirigenti Ue, ad ispezionare dall’alto il confine greco-turco, incassando l’appoggio degli europei nel difendere i confini della Grecia e dell’Europa, con il presidente francese Emmanuel Macron in pole position, seguito dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.
Su questa linea non ci sono schierati solo i Paesi di Visegrad ma anche i loro alleati un poco più a destra, come i fascisti spagnoli di Vox e quelli francesi di Marine Le Pen, ottenendo anche gli applausi di Salvini e di Meloni.
Il governo greco ha preso una decisione che va contro le leggi internazionali sospendendo per un mese il diritto d’asilo dei richiedenti. Mitsotakis non ha nascosto mai la sua politica “salviniana” di blindare i confini, arrivando anche a proporre di mandare nelle isole deserte, in una sorta di confino contemporaneo, migliaia di profughi e di immigrati. La sconfitta che hanno avuto nei campi di battaglia di Lesbo e di Chios i suoi reparti di celerini della popolazione locale, dove estremisti di destra, nazionalisti e razzisti hanno cercato di avere le mani libere, ha evitato la costruzione con la forza di veri campi di concentramento per i profughi e gli immigrati. Per il momento.

 

07 – COME SE NON BASTASSE LA DENGUE. RITARDI, OMERTÀ E PRIMI DECESSI DA CORONAVIRUS IN AMERICA LATINA TRANNE CHE A CUBA. «LIVELLI ALLARMANTI DI INAZIONE», L’OMS PREOCCUPATA. CASI INQUIETANTI IN ARGENTINA E BOLIVIA. MA A PREOCCUPARE È LA TENUTA DEI SISTEMI SANITARI DI HAITI, NICARAGUA, HONDURAS, GUATEMALA… E VENEZUELA CAUSA EMBARGO, di Claudia Fanti.
IL CORONAVIRUS fa ora paura anche in America latina. Da quando la regione ha registrato il primo paziente positivo al Covid-19, il 26 febbraio in Brasile, il contagio si è diffuso in 11 Paesi, provocando anche le prime tre vittime, in Argentina, Panama e Guyana.
E se i casi appaiono ancora limitati (più di 180), nessuno dubita che aumenteranno sensibilmente nei prossimi giorni. Anche perché alle preoccupazioni dell’Oms sui «livelli allarmanti di inazione» in tutto il mondo non sfugge sicuramente la regione latinoamericana.

Mentre uno dopo l’altro, i governi adottano le prime misure preventive, i principali timori riguardano infatti la reale capacità di far fronte all’emergenza, considerando – quasi ovunque, con l’ovvia eccezione di Cuba – la precarietà dell’infrastruttura sanitaria, già messa a dura prova dalla peggiore epidemia di dengue della storia (3 milioni di casi lo scorso anno, più di 1.500 morti).

Tant’è che l’Organizzazione panamericana della Salute ha annunciato l’invio di missioni di appoggio ai paesi a «rischio maggiore», come Haiti, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Bolivia, Paraguay e Venezuela. Paese, quest’ultimo, che, benché ancora senza casi di contagio, dovrà fare i conti con i pesanti effetti dell’embargo economico sul settore sanitario.

Proprio il primo decesso per coronavirus registrato in Argentina getta una luce inquietante sull’impreparazione e la negligenza emerse nella regione in questi primi giorni di diffusione del virus.

La vittima, il 64enne Guillermo Gómez, tornato dalla Francia il 25 febbraio e ricoverato il 4 marzo all’ospedale Argerich, sarebbe stato lasciato, secondo la denuncia di familiari e amici, quasi sei ore in un corridoio del pronto soccorso in mezzo al via vai di gente, quindi trasferito in una stanza comune, anziché in isolamento, e solo il 6 marzo in terapia intensiva. Così hanno denunciato familiari e amici della vittima, contraddicendo la versione delle autorità, secondo cui invece i protocolli di sicurezza sarebbero stati immediatamente attivati. Soltanto al momento del decesso, il giorno successivo, è stata in ogni caso resa nota la sua positività al Covid-19, dopo che Gómez era entrato in contatto con pazienti, familiari e personale sanitario, in un ospedale, per di più, in cui di notte cercano rifugio, al pronto soccorso, molti senza tetto.

Drammatico anche il caso, questa volta in Bolivia, di una paziente positiva al virus che l’11 marzo è stata respinta da più di cinque ospedali di Santa Cruz – con medici, infermieri e familiari dei pazienti impegnati a bloccare l’ingresso all’ambulanza – e infine condotta in un edificio governativo. «Non abbiamo potuto ricoverarla in nessun ospedale per l’intransigenza e la mancanza di umanità della gente», ha dichiarato il segretario della Salute di Santa Cruz Óscar Urenda. Senza spiegare tuttavia come sul panico della popolazione molto abbia influito l’assenza di informazioni e il ritardo nell’adozione di misure preventive da parte del governo Añez.

 

08 – CULTURA – DAI TOUR VIRTUALI NEI GRANDI MUSEI AI LIBRI CONDIVISI . 10 MUSEI DA VISITARE STANDO A CASA: TOUR VIRTUALI E COLLEZIONI ONLINE.

1. Pinacoteca di Brera – Milano https://pinacotecabrera.org/
2. Galleria degli Uffizi – Firenze https://www.uffizi.it/mostre-virtuali
3. Musei Vaticani – Roma http://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/collezioni/catalogo-online.html
4. Museo Archeologico – Atene https://www.namuseum.gr/en/collections/
5. Prado – Madrid https://www.museodelprado.es/en/the-collection/art-works
6. Louvre – Parigi https://www.louvre.fr/en/visites-en-ligne
7. British Museum – Londra https://www.britishmuseum.org/collection
8. Metropolitan Museum – New York https://artsandculture.google.com/explore
9. Hermitage – San Pietroburgo https://bit.ly/3cJHdnj
10. National Gallery of art – Washington https://www.nga.gov/index.html

Dai tour virtuali – con Google Arts and Culture – per visitare da casa i più importanti musei italiani – come i Musei Vaticani, le Gallerie degli Uffizi, il Museo archeologico di Napoli (accompagnati dalle musiche di Michael Nyman, la Pinacoteca di Brera e tanti altri – e quelli del mondo, quali il Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra, il Metropolitan di New York, l’Hermitage di san Pietroburgo, l’Archeologico di Atene – alla campagna #Iorestoacasa cui aderiscono le varie realtà culturali del paese.

Il Maxxi, per esempio, apre le sue porte online. Lo speciale palinsesto prende il nome #liberidiuscirecolpensiero, con le opere, le mostre, i progetti del museo e il contributo di artisti, architetti, fotografi, designer donne e uomini di cultura. Tra loro: gli artisti Gea Casolaro, Enzo Cucchi, Flavio Favelli, Marco Tirelli, Luca Trevisani; gli psicoanalisti Vittorio Lingiardi e Massimo Recalcati, il filosofo Telmo Pievani, l’economista e scrittore Guido Brera, le scrittrici Francesca D’Aloja e Marida Lombardi Pijola e molti altri. Sarà un viaggio tra le opere più iconiche della collezione (come quelle di Alighiero Boetti, William Kentridge, Mario Merz, Giuseppe Penone), anche in lingua Lis e con audio-descrizioni per persone con disabilità visive; ci sarà il racconto di 10 anni del museo attraverso le voci dei suoi protagonisti e i laboratori educativi per famiglie e bambini.
Sempre da ieri, sono visibili in streaming sulla piattaforma fino alle ore 21 del 3 aprile i film del festival Lo schermo dell’arte (link: https://www.mymovies.it/iorestoacasa/schermodellarte/). Fra gli artisti che hanno aderito all’iniziativa e mettono a disposizione il loro lavoro ci sono per adesso Alterazioni Video, Phil Collins, Jordi Colomer, Jeremy Deller, Rä di Martino, Rebecca Digne, Omer Fast, Flatform, Alfredo Jaar, Adrian Paci, Martina Melilli, Luca Trevisani.

Come già segnalato, anche le case editrici mettono a disposizione gratuitamente alcuni libri da loro pubblicati e ebook per letture dal divano di casa. E Il Maggio dei libri attraverso i social condivide consigli con «testimonial d’eccezione». A iniziare è stato Angelo Piero Cappello, direttore del Centro per il libro e la lettura, che ha raccontato agli utenti due grandi classici particolarmente attinenti con il periodo che stiamo attraversando – I promessi sposi di Alessandro Manzoni e L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez. Alla campagna social #ioleggoacasa ciascuno può contribuire. È sufficiente scattare una foto alla copertina o a una pagina del libro che si sta leggendo e condividerla (tramite post o storia Instagram) taggando le pagine de Il Maggio dei Libri e del Centro per il libro e la lettura, corredata dagli hashtag #ilmaggiodeilibri e #ioleggoacasa. Tre i filoni tematici della campagna di lettura, #scopriresestessi, #scoprireglialtri e #scoprireilmondo.

 

09 – IN COLOMBIA LA PAURA VIOLA LA ZONA DI PACE – COLOMBIA. NEL 1997 LA COMUNITÀ COLOMBIANA DI SAN JOSÈ SI È DICHIARATA AREA NEUTRALE CONTRO PARAMILITARI ED ESERCITO. CHE ORA TENTANO DI DISTRUGGERLA CON OMICIDI DI LEADER CONTADINI, PIZZI E MINACCE, di Francesca Caprini

Il presidente della Colombia Ivan Duque parla a una platea di impresari dell’industria bananera nella città di Apartadò, in Antioquia, promettendo loro appoggio e fondi per il nuovo porto e l’autostrada per Medellin. È la mattina del 29 febbraio e l’incontro pubblico «Costruendo il Paese» è da poco iniziato: «Ascolteremo gli abitanti per capire le loro necessità», sta dicendo el mandatario.

SIAMO SUL GOLFO dell’Urabà, al confine con Panama. Terra densa, con oltre due milioni di sfollati, dove negli anni ’90 si formava il gruppo paramilitare di estrema destra Autodefensas Unidas de Colombia, al soldo (anche) dei bananeros, fra cui la Chiquita, inquisita e multata nel 2007.

Oggi il Clan del Golfo – come viene chiamata la rete di organizzazioni neoparamilitari urabeñas – ha un controllo capillare del territorio. Circa 1.300 le persone arruolate, dicono fonti dell’intelligence militare. Cifre al ribasso. Sotto il tendone allestito per l’evento, Duque enfatizza l’impegno del governo per la pace: «È stato fatto più ora che negli ultimi 24 mesi», dice.

Quasi nello stesso momento, a pochi chilometri di distanza, a San José de Apartadó sparavano a morte al contadino Amando Torres, 49 anni. I familiari denunciano subito la mano paramilitare delle Autodefensas Gaianistas de Colombia (Agc).

La polizia si rifiuta di andare a recuperare il corpo, raccolto dal figlio Luis Alberto. A poca distanza, anche il consigliere comunale Didian Agudelo – desaparecido da quattro giorni – viene trovato strozzato con la sua camicia.
La famiglia accusa l’esercito: «Lo hanno portato via contro la sua volontà». Duque non fa cenno ai due omicidi, prosegue il suo discorso. «Qualcuno avverta il presidente», twitta il fotografo colombiano Jesus Abad.

CON AMANDO E DIDIAN la cifra degli attivisti assassinati dall’inizio dell’anno saliva a 43, più di 700 dalla firma degli accordi di pace nel 2016. Ma mentre scriviamo le cifre si rincorrono: giovedì 5 marzo viene assassinata la scorta del leader afro Aarley Chalá. In serata, la ex combattente fariana Astrid Conde, a Bogotà.

Poco prima dell’incontro ad Apartadò, Duque aveva rilasciato una dura dichiarazione in risposta alla presentazione del report annuale dell’Onu sui diritti umani, che per voce di Michelle Bachelet e del commissario Onu in Colombia Alberto Brunori, segnalava: «È la peggiore situazione dal 2014».

Duque aveva smentito i risultati del report, parlando di ingerenze inaccettabili; il suo partito, il Centro Democratico, chiedeva la chiusura dell’ufficio dell’Onu in Colombia. Sommerso da critiche internazionali – anche dall’Italia – il presidente aveva smorzato successivamente i toni.

Salvo poi negare il visto per l’ingresso in Colombia al Relatore speciale Onu per i diritti umani, Michel Forst, secondo quanto denunciato dallo stesso, a seguito della presentazione del suo report mercoledì 4 marzo a Ginevra: «La Colombia è il paese latinoamericano con maggiori uccisioni di difensori di diritti umani di tutto il continente», aveva detto Forst. Duque ha negato di aver posto veti.

QUANDO ARRIVIAMO alla Comunità di Pace di San Josè il funerale di Amando Torres è appena terminato. «La famiglia ha voluto che fosse seppellito qui, nel cimitero della comunità», ci racconta German Graciano Posso, uno dei fondatori della Comunità. «C’era molta gente, anche gli indigeni della vicina comunità Embera – ci dice – La figlia ha parlato duramente, mentre sotterravano il padre. Ha avuto coraggio, c’erano molti paracos infiltrati».

San Josè dal 1997 si è dichiarato territorio neutrale. Dopo uno sfollamento forzato, nella notte del 27 febbraio. E dopo aver dovuto raccogliere i resti di giovani e bambini – il più piccolo di pochi mesi – smembrati dai paramilitari, in quella furia senza umanità che caratterizzava le stragi in quegli anni.

San Josè contava ormai 300 morti, tra i suoi. La costruzione di una zona di pace è stata un atto di coraggio per provare a dare un futuro a chi restava. E da allora è diventata un simbolo.

HA GLI OCCHI BASSI, German, e il cappello di paglia pigiato sulla testa. È stanco mentre ci racconta la situazione che questo gruppo di famiglie – circa 130 persone – sta affrontando negli ultimi tempi, assieme alle comunità sparse per il territorio: «Amando è stato ucciso perché non aveva pagato la vacuna (il pizzo) ai paramilitari. Loro controllano tutto: ti dicono quello che puoi fare, se puoi lavorare. Reclutano i giovani, anche di 13/14 anni. Noi della Comunidad de Paz resistiamo, lo abbiamo scelto anni fa. Il 23 marzo festeggiamo 23 anni dalla fondazione. Ma io non vedo prospettive. Stanno mettendo in atto uno sfollamento “goccia a goccia”: ci spaventano, ci uccidono. Sperano che così lasceremo il campo libero alle multinazionali del carbone».

Camminiamo per la Holandita, che della comunità di pace è il cuore pulsante. È pieno di fiori, di animali, «alcuni salvati dalla comunità» ci raccontano, mentre un’asina senza un orecchio ci supera indifferente. El Bole – così lo chiamano – si occupa dei macchinari: ci mostra come producono il miel de caña, il cacao, il riso.

«SIAMO AUTOSUFFICIENTI e i pochi soldi che abbiamo li reinvestiamo per la collettività – ci spiegano la sera in assemblea – così non ci possono chiedere il pizzo. Anche se i paracos ci hanno derubato parecchie volte».

«Da quando le Farc se ne sono andate, il territorio è stato occupato delle Autodefensas Gaitanistas de Colombia – ci continua a raccontare German, che è stato vittima di un attentato tre anni fa e ha 17 parenti ammazzati – Vivo nella paura, ma vado avanti perché dobbiamo formare le nuove generazioni alla resistenza e alla pace. Il mio incubo è che non mi facciano più parlare. Per un attivista, il silenzio è la vera morte».

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