Paolo Desogus: Contro il taglio dei parlamentari

di Paolo Desogus*

A fine marzo in occasione del referendum sul taglio dei parlamentari voterò contro il provvedimento. Il mio sarà un sostegno convinto e netto contro una riforma sbagliata che si inserisce nel solco della delegittimazione del parlamentarismo e della mediazione politica. Come molti, sono anche io convinto che fosse molto più auspicabile il taglio degli stipendi parlamentari e soprattutto degli inutili privilegi. Ridurre il numero dei rappresentanti è invece una sciocchezza. Non è vero che siano troppi. E poi cosa vuol dire “troppi”? L’Italia è un paese complesso con un territorio articolato. Necessita dunque di rappresentanza. Con l’assurdo taglio dei parlamentari le realtà sociali più marginali saranno ancora più sole, avranno ancora più difficoltà a far sentire la loro voce.

Naturalmente non dobbiamo sottovalutare la scarsa qualità di molti politici. C’è stata una lunga campagna di delegittimazione che ha nascosto il difficile lavoro parlamentare, che ha messo in ombra gli esponenti migliori e che trascura molti aspetti di questo mestiere. Ma è indubbio che ci siano abusi da parte di molti eletti. Per contrastarli l’unica arma è però il voto. Il taglio infatti non impedirà l’elezione della cattiva politica. Non c’è nessun meccanismo diretto tra la riduzione della rappresentanza e la creazione di un buon personale politico. L’unico modo per contrastare la cattiva politica è il voto insieme alla partecipazione diretta alla vita democratica del paese. Occorre dunque una legge elettorale che riammetta le preferenze e che nomini i rappresentanti su base proporzionale.

Il decadimento della politica, il suo distacco dalla società e il conseguente rancore che ha portato al desiderio punitivo di tagliare i parlamentari nascono dai meccanismi elettivi della seconda repubblica, quando l’Italia ha abbandonato il proporzionale per il maggioritario con l’uninominale, Questo sistema ha spossessato i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti entro un ventaglio di candidature ampio, introducendo il principio ricattatorio della scelta unica per partito politico. La situazione è peggiorata con il pseudoproporzionale e le liste bloccate, che ancora una volta limitavano la scelta degli elettori e rafforzavano il potere delle segreterie nazionali a discapito di un confronto diretto tra candidati ed elettori.

La rabbia antipolitica nasce da questi fatti. È una rabbia legittima, pone problemi seri che però ma non trovano alcuna soluzione con il taglio dei parlamentari. L’unica vera e perseguibile soluzione è quella di restituire alla politica il suo senso democratico e la sua funzione di mediazione tra cittadini e stato, tra istanze sociali e governo. Quello che occorre è insomma un ritorno ai valori del ’48, ai valori posteresistenziali dei padri costituenti. Tenete conto di un fatto, con il taglio dei parlamentari, uno come Piero Calamandrei non sarebbe mai stato eletto. Per lui come per molti altri dopo non ci sarebbe stato posto.

Votiamo contro la riforma. W la Costituzione!

*Professore all’Università Sorbona di Parigi

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