ISTAT: Flussi Migratori in ingresso: Nel 2018 rilasciati 242.009 nuovi permessi di soggiorno (nel 2017 erano 262.770) – In aumeno i permessi per lavoro (+19,7%) e ricongiungimento familiare (+8,2%)

Diminuiscono gli ingressi di cittadini non comunitari

Nel 2018 sono stati rilasciati 242.009 nuovi permessi di soggiorno, il 7,9% in meno rispetto all’anno precedente. La diminuzione è in larga parte riconducibile al calo dei permessi rilasciati per richiesta asilo che sono passati da quasi 88 mila e 500 nel 2017 a meno di 52 mila e 500 nel 2018 (-41,9%).

Crescono invece del 4% i permessi per motivi umanitari. In aumento anche i permessi per altre motivazioni, in particolare i permessi per lavoro (+19,7%), dopo molti anni di tendenza alla diminuzione; si tratta di permessi di breve durata: il 27% ha una durata di sei mesi o inferiore; inoltre, quasi il 22% dei permessi per lavoro è stato rilasciato a cittadini statunitensi (in parte personale civile delle basi Nato).

In aumento anche i permessi per studio (+20%) – dei quali quasi il 21% è stato concesso a cittadini cinesi (oltre 4.500) – e i permessi per famiglia che, in termini relativi, coprono oltre il 50% dei nuovi rilasci del 2018. La dinamica dell’anno scorso ha portato a una crescita dell’incidenza della componente femminile, che rappresenta oltre il 45% dei nuovi ingressi, contro il 39% del 2017; la quota di donne è particolarmente elevata (oltre il 58%) per i permessi per motivo di famiglia.

 

 

Una nuova geografia delle destinazioni e delle provenienze

I nuovi flussi di migranti non comunitari coinvolgono in maniera molto intensa il Nord del Paese: quasi il 56% si dirige verso l’Italia settentrionale mentre solo il 23% dei nuovi permessi è stato rilasciato in una regione del Mezzogiorno. Anche i permessi per famiglia (15,8% del totale) e – soprattutto – per studio (7,5%) vedono uno scarso coinvolgimento del Sud e delle Isole. La situazione muta totalmente se invece si considerano i permessi emessi per asilo e protezione internazionale: in questo caso poco più del 42% è stato rilasciato da una prefettura del Nord, ma quasi il 41% da una del Mezzogiorno.

La diminuzione dei nuovi permessi per motivi umanitari e richiesta di asilo riflette anche una modifica sostanziale dei paesi di provenienza dei nuovi flussi migratori in ingresso. Tornano in testa alla graduatoria Albania e Marocco, paesi dai quali storicamente provengono le migrazioni verso il nostro Paese, attualmente sostenute dagli ingressi per motivi di famiglia.

Diminuiscono invece di più del 40% le migrazioni provenienti dalla Nigeria. Escono dalla graduatoria dei primi dieci paesi di cittadinanza Gambia e Senegal mentre rientrano Egitto e Ucraina. Tengono le migrazioni dal subcontinente indiano; tuttavia, mentre diminuiscono gli arrivi da Bangladesh e Pakistan, aumentano i permessi rilasciati a Indiani.

 

 

In calo i richiedenti asilo

Per quasi tutte le principali cittadinanze interessate dalla protezione internazionale si è verificato un calo dei permessi concessi per richiesta asilo politico e un aumento dei permessi rilasciati per altre forme di protezione.

Il calo dei permessi per richiesta asilo ha coinvolto alcune cittadinanze più di altre. In termini relativi le diminuzioni più rilevanti hanno interessato la Guinea (-63,4%), la Costa d’Avorio (-61,2%), il Gambia (-56,5%) e il Senegal (-53,8%). Anche per la Nigeria il decremento è stato rilevante in termini relativi (-53,2%) e in termini assoluti, essendo il principale paese per numero di ingressi per questo motivo
(-11.500 permessi rispetto all’anno precedente). L’unica eccezione alla diminuzione è l’Ucraina che fa registrare un incremento del 21,2% del numero di permessi rilasciati per richiesta asilo.

Risultano invece in aumento i permessi rilasciati per altre forme di protezione che, tuttavia, non sono sufficienti a bilanciare la diminuzione dei permessi per richiesta asilo. I nuovi flussi di persone in cerca di asilo e protezione internazionale riguardano ancora prevalentemente gli uomini mentre per le donne l’incidenza è elevata solo nel caso dell’Ucraina.

Quelli dei richiedenti asilo sono flussi migratori caratterizzati da una minore stabilità sul territorio italiano. Dei permessi rilasciati per questa motivazione nel 2018 oltre il 10% risultano scaduti e non rinnovati nel corso dell’anno. Sempre nel 2018 sono scaduti senza essere rinnovati quasi 12 mila permessi rilasciati nel 2017.

La quota di nuovi permessi di soggiorno rilasciati per asilo e protezione internazionale varia notevolmente a seconda delle province. A Caltanissetta, Enna, Crotone, Oristano, Agrigento e Cagliari sono stati rilasciati per questa motivazione oltre il 70% dei nuovi permessi. Per Forlì-Cesena, Pistoia, Ravenna, Venezia, Siena e Reggio nell’Emilia la stessa motivazione rappresenta meno del 10% del totale dei nuovi permessi.

 

 

Stabile il numero di cittadini non comunitari presenti in Italia

I cittadini non comunitari in Italia continuano comunque ad aumentare, anche se di poco: al 1° gennaio 2019 sono 3.717.406 (3.714.934 nel 2018). Nonostante l’aumento dei flussi in ingresso prosegue il calo delle collettività storiche provenienti da Marocco e Albania a seguito, soprattutto, delle acquisizioni di cittadinanza.

Inoltre, tra il 2018 e il 2019 si registra un aumento della consistenza della popolazione originaria del sub-continente indiano: i cittadini di Bangladesh, India e Pakistan nell’insieme sono cresciuti più del 4% da un anno all’altro. Confrontando la graduatoria delle prime dieci cittadinanze del 2019 con quella del 2018, gli indiani superano i filippini, i cittadini del Bangladesh passano davanti quelli dell’Egitto e i pakistani lasciano indietro i cittadini della Moldova.

I soggiornanti di lungo periodo – cioè quelli in possesso di un permesso che non richiede un rinnovo – sono il 62,3% dei regolarmente presenti. Il 16,5% del totale dei permessi validi sono stati concessi per motivi di famiglia e l’11,7% per motivi di lavoro. Soltanto il 7,1% delle persone regolarmente soggiornanti in Italia ha un permesso per asilo o motivi umanitari.

Le donne sono poco più del 48% della popolazione non comunitaria regolarmente soggiornante mentre i minori rappresentano il 21,8%. Si tratta di una percentuale di giovanissimi piuttosto elevata se si pensa che l’incidenza dei minori sulla popolazione italiana residente è del 15,6% e che, al netto delle acquisizioni di cittadinanza, potrebbe essere ancora più elevata (cfr. paragrafo seguente).

 

 

Forte flessione per le acquisizioni di cittadinanza

I cittadini stranieri che nel 2018 hanno acquisito la cittadinanza italiana sono 112.523, di cui 103.478 originari di un Paese non comunitario. Rispetto al 2017, si è registrata una flessione del 23,8%, in controtendenza rispetto alla continua crescita degli ultimi anni, che ha riportato il valore su un livello vicino a quello del 2013.

A subire il calo più consistente rispetto all’anno precedente sono state le acquisizioni per residenza e quelle per trasmissione dai genitori; per queste due modalità la diminuzione è evidente sia in termini assoluti (-21 mila e -14 mila circa) che percentuali (-37,2% e -31,9%). Il primato delle acquisizioni per residenza e trasmissione resta alle regioni del Nord.

Crescono, anche se di poco, i procedimenti per matrimonio (+2 mila, +8,8%). Grazie all’integrazione di nuove fonti disponibili, dal 2016 è possibile individuare anche coloro divenuti italiani per ius sanguinis (per discendenza), ovvero nati all’estero da padre o madre di origine italiana. Si tratta di un collettivo in crescita: nel 2016 erano circa 7 mila individui – pari al 3,8% di tutte le acquisizioni di cittadini non comunitari –  saliti a 8.211 nel 2017 (6,1% del totale) che nel 2018 sfiorano le 9 mila unità (8,6% del totale) (Figura 3).

L’acquisizione per ius sanguinis è particolarmente rilevante nelle regioni del Mezzogiorno che in passato hanno dato luogo a consistenti flussi di emigrazione verso l’estero. I procedimenti per discendenza rappresentano la maggior parte delle acquisizioni in Calabria, Molise, Basilicata e Campania. Complessivamente per il Sud si registra una lieve variazione positiva rispetto al 2017.

Queste dinamiche si riflettono sulla struttura per età di coloro che acquisiscono la cittadinanza italiana. Il calo delle acquisizioni per trasmissione dai genitori ed elezione al 18° anno di età ha comportato un calo nella classe d’età più giovane, che dal 2013 ha sempre avuto un peso relativo superiore al 40% mentre nel 2018 è inferiore al 36%.

Sono prevalentemente le donne ad aver acquisito la cittadinanza nel 2018 (53,6% del totale). In particolare, nel caso del matrimonio, su 100 acquisizioni 85 riguardano donne, le quali nel 38,4% dei casi divengono italiane con questa modalità. Gli uomini ottengono invece la cittadinanza italiana principalmente per residenza (58%).

Anche nel 2018, in linea con gli anni precedenti sebbene con valori assoluti decisamente ridotti, il numero maggiore di acquisizioni riguarda albanesi (21.841) e marocchini (15.496), collettività storicamente presenti sul nostro territorio e che coprono più del 36% delle acquisizioni di cittadinanza nell’anno. Tuttavia, tra il 2017 e il 2018 per la comunità marocchina il calo delle acquisizioni di cittadinanza è ben superiore alla media ((-31,6% contro -23,8%). Al terzo posto si collocano ormai stabilmente i cittadini di origini brasiliane (+7,3% tra 2017 e 2018). Nel 67,6% dei casi  si è trattato di acquisizioni avvenute per ius sanguinis.

 

 

I nuovi cittadini italiani in prevalenza di origine marocchina e albanese

Al 1° gennaio 2018 risiedono nel nostro Paese oltre un milione 340 mila persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana; di questi circa un milione e 97 mila (81,6%) erano precedentemente stranieri non comunitari, donne nel 52,6% dei casi. L’acquisizione della cittadinanza riguarda in particolare alcune collettività come quella albanese e quella marocchina mentre per altre il numero è molto contenuto: è il caso – ad esempio – dei cinesi.

 

Le motivazioni alla base del diverso comportamento sono molteplici; un peso rilevante lo ha la durata della presenza, specie nel caso di acquisizione per residenza che, per i cittadini non comunitari, prevede almeno dieci anni di permanenza nel nostro Paese. Inoltre, il mancato riconoscimento della doppia cittadinanza da parte dei paesi di origine può scoraggiare gli immigrati dall’acquisire la cittadinanza italiana. I residenti che hanno ottenuto la cittadinanza sono nel 16,8% dei casi marocchini e nel 15,5% albanesi. In particolare, per ogni 100 stranieri marocchini ci sono 44 italiani di origine marocchina; per ogni 100 albanesi 38 italiani di origine albanese.

Marocchini e albanesi rappresentano rispettivamente il 12,3% e l’11,6% degli stranieri residenti, ma considerando la popolazione di origine straniera (stranieri residenti + italiani per acquisizione) rappresentano circa il 13%. A seguire ci sono gli originari dell’India e del Pakistan. Per i cinesi, all’opposto, risulta molto bassa la propensione ad acquisire la cittadinanza italiana.

I minorenni sono circa 257 mila, il 23,5% di tutti i residenti che hanno acquisito la cittadinanza. Il 78,8% è nato nel nostro Paese. Il 20,4% dei nuovi cittadini lo è diventato a seguito di matrimonio con un italiano. La quota più elevata di nuovi cittadini per matrimonio riguarda gli originari della Federazione Russa (44%), la più bassa gli individui provenienti da Pakistan e India.

I nuovi cittadini italiani si concentrano soprattutto nelle regioni del Centro-nord, come Lombardia (24,5%), Veneto (12,1%) Piemonte (11,6%) ed Emilia Romagna (11,4%). Rapportando i nuovi cittadini agli stranieri emerge che nel Nord-ovest ci sono quasi 34 cittadini per acquisizione ogni 100 stranieri residenti, nel Nord-est 36, nel Centro 26, nel Mezzogiorno 22. Tra le regioni che ospitano almeno 10 mila residenti stranieri il massimo si tocca in Piemonte – oltre 50 nuovi cittadini ogni 100 residenti – il minimo in Campania (14 ogni 100).

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