Seminario “Europa: tutelare le nuove migrazioni, quali responsabilità” Gli interventi del mondo dell’associazionismo

FORUM ASSOCIAZIONI ITALIANE NEL MONDO

A Roma il seminario “Europa: tutelare le nuove migrazioni, quali responsabilità”

 

 

ROMA – Il seminario organizzato dal Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo (FAIM), dal titolo “Europa: tutelare le nuove migrazioni, quali responsabilità”, ha lasciato spazio ad ampie riflessioni  sui temi trattati nella parte introduttiva e istituzionale nonché al confronto all’interno del mondo dell’associazionismo che è intervenuto con interesse e partecipazione: un dibattito al quale hanno preso parte attiva anche tre consiglieri del Cgie, ossia Luigi Papais (Ucemi), Norberto Lombardi (Pd) e Rodolfo Ricci (Filef) (per gli altri interventi vedi Inform n. 149). I consiglieri si sono concentrati sui temi caldi del momento, per quanto riguarda i fenomeni migratori e in particolare quelli italiani, ma anche sul ruolo delle nostre giovani generazioni per un futuro passaggio di consegne. “Oggi il rischio appare quello di avere più muri di quanti ve ne fossero all’epoca del Muro di Berlino: solo l’idea di dover tirare fuori il passaporto e di vedere nuovi confini mi fa rabbrividire”, ha affermato Papais riferendosi agli scenari di politiche internazionali che sembrano essere sempre più restrittive sui flussi migratori. “La Settima Commissione del Cgie ha tenuto a Palermo in aprile un seminario di studi rivolto ai giovani e lì c’è stato un forte dibattito per la ricerca di un’identità italiana comune tra la vecchia e la nuova migrazione. Nella Carta di Palermo, che è il documento finale redatto dai giovani intervenuti a quel seminario, è stato evidenziato il ruolo di associazioni e Comites: quindi una presa d’atto da parte degli stessi giovani dell’importanza dell’associazionismo in un momento storico in cui questo elemento sembrava essere venuto meno”, ha aggiunto Luigi Papais.

Per Lombardi la necessità è invece quella di capire come trovare il filo conduttore rispetto a tante tematiche sollevate intorno alla questione migratoria italiana, che deve affrontare anche delle sfide concrete e pratiche. “Per esempio stiamo assistendo al problema relativo alla negazione della possibilità di accesso al reddito di cittadinanza per gli italiani andati all’estero che vorrebbero reinserirsi in Patria; non possono usufruirne in base al criterio di sbarramento che impone come requisito un certo numero di anni di residenza in Italia, che è stato studiato per escludere gli stranieri ma che invece esclude gli stessi italiani”, ha spiegato Lombardi che ha evidenziato come ad oggi esista solo lo strumento degli incentivi fiscali per favorire il rientro in Italia dei nostri connazionali.

 

Rodolfo Ricci ha aperto una riflessione sul contesto europeo. “Rischiamo di non essere più in un regime di libera circolazione; siamo piuttosto in un regime di circolazione orientata in direzioni prevalenti. Negli ultimi trent’anni si è vista un’intensità di flussi migratori da Est verso il centro Europa e verso l’Italia dove forte è la presenza della comunità rumena; altri flussi migratori importanti riguardano Albania e Croazia. Ci sono evidenti squilibri interni all’Europa stessa che derivano da questi movimenti”, ha affermato Ricci preoccupato dalle tendenze nazionaliste di alcuni Paesi del nord e del centro Europa. “La narrazione dominante è quella delle invasioni di grandi masse migratorie da fuori i confini europei, che in realtà non ci sono nella maniera che viene narrata, mentre il vero squilibrio è per lo più interno alla stessa Europa”, ha aggiunto Rodolfo Ricci.

Hanno quindi portato i loro contributi al dibattito diversi esponenti del mondo dell’associazionismo. Gianni Lattanzio, Segretario Generale dell’Istituto per la Cooperazione con i Paesi Esteri, ha toccato il tema dell’invio delle rimesse dall’estero in una visione generale. “L’idea sarebbe quella di poter coniugare le rimesse con progetti di cooperazione e sviluppo dei territori di origine dei migranti, quindi un invio regolato e finalizzato a destinare una parte a questo scopo. Occorre attivare cooperazioni e ricerche applicate, in supporto delle popolazioni più bisognose, nei loro paesi d’origine”, ha commentato Lattanzio ricordando anche il ruolo dei giovani nelle associazioni e rivolgendosi in questo caso specificamente al contesto italiano: “i giovani andrebbero motivati coniugando i canali più tradizionali dell’associazionismo, ossia storicamente quei luoghi fisici di accoglienza ma anche di amicizia, con i nuovi strumenti tecnologici”, ha aggiunto Lattanzio. Manlio Palocci, Presidente della Federazione delle Associazioni Italiane in Svezia (FAIS), ha segnalato come la Svezia abbia visto aumentare il numero degli iscritti all’Aire di oltre il 20% ogni anno. “Siamo una federazione di venti associazioni di italiani residenti per lo più nei dintorni di Stoccolma”, ha rilevato Palocci spiegando che le tre regioni italiane più rappresentate sono Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna. Eugenio Marino (Pd) ha evidenziato il problema dell’abbassamento dei tassi di natalità e della curva d’invecchiamento in Europa nei prossimi venti anni. “Anche per l’Italia l’emergenza invecchiamento richiederebbe un apporto da parte di un afflusso migratorio regolato e gestito, inserendo il tutto nella capacità d’integrazione e nel rilancio del welfare. La vera questione sociale è quella del lavoro nei prossimi decenni, mentre oggi si parla solo di sicurezza e di confini”, ha commentato Marino. Giuseppe Abbati, Presidente di Aitef ,  si è interrogato sul perché i giovani continuino a scappare dall’Italia. “Temo il governo non stia affrontando tali problemi in maniera adeguata così come del resto anche l’Europa. In questo scenario drammatico è sempre il sud Italia a perdere risorse”, ha sottolineato Abbati.

 

Matteo Bracciali (Acli) ha ripreso il tema del lavoro. “Esso è centrale perché la scelta di espatriare non è una vera libertà ma un aggiramento delle difficoltà imposte dal mercato del lavoro italiano. Tra i bisogni delle famiglie all’estero poi troviamo quelli legati alle questioni della cittadinanza e dei diritti di welfare per un inserimento nel tessuto sociale del Paese ospitante. Oltre all’associazionismo registriamo una aumento del carico burocratico dei patronati, senza che ciò avvenga con l’accompagnamento istituzionale e ministeriale e senza purtroppo una reale missione condivisa”, ha affermato Bracciali invitando a fare rete in maniera più efficace. Carlo Caldarini, sociologo residente in Belgio, in un’intervista video ha parlato della cosiddetta ‘diaspora italiana’ e più in generale dei problemi dei migranti in Belgio. “La libera circolazione dei lavoratori migranti fu tra i primi regolamenti approvati dalla nascente Comunità europea nell’idea di creare un mercato unico. Tuttavia a distanza di diversi decenni si tratta di un diritto che non sembra più così certo: attualmente ci sono cittadini europei che vengono mandati via dal Belgio per non avere più il requisito di soggiorno: esso dipende dal contratto di lavoro o dal conto in banca che ti permette di poter vivere in quel determinato Paese. Tutto questo può comportare anche la perdita dei requisiti previdenziali acquisiti all’estero. E’ un problema serio se si considera che oggi il contratto di lavoro è ormai un concetto fluido in un mercato sempre più frammentato. (Simone Sperduto/Inform)

 

FONTE: http://comunicazioneinform.it/

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