Se la Russia va in frantumi è un problema anche per noi

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L’editoriale di Mario Giro su Domani di lunedì 26-6-23

 

Tra i tanti interventi sul tentativo di golpe(?) di Prigozhin sulla stampa italiana, ci sembra interessante quello di Mario Giro, ex sottosegretario agli esteri e politologo “cresciuto” nella Comunità di sant’Egidio.

“Mosca come Khartoum? Ovvero: se utilizzi miliziani alla fine ti si rivoltano contro.” così esordisce Mario Giro, puntando subito ad una delle questioni centrali del confronto russo-ucraino, ma che hanno anche caratterizzato gli ultimi 20 anni di guerre: gli eserciti mercenari privati, inaugurati dagli americani con l’intervento in Irak con la nota Blackwater di Dick Cheney, prassi diffusasi poi rapidamente in molti altri paesi, compresa la Russia che ne consente la fondazione e l’utilizzo fin dal 2014, l’anno che apre le ostilità in Ucraina, con l’attacco delle province russofone ribelli da parte del governo nazionalista (e suprematista) dell’oligarca ucraino-americano Poroschenko.

E così prosegue: “La ribellione della Wagner è un’ammissione di debolezza: davanti a Bakhmut i miliziani hanno pagato un pesante tributo di sangue alla scellerata avventura voluta da Vladimir Putin e ora vogliono essere ricompensati.

Probabilmente Evgeny Prigozhin, il fondatore della tenebrosa milizia, sperava nel posto da ministro della Difesa avvalendosi di alcuni sostegni interni alla “verticale del potere” del sistema russo. Altrimenti non si spiega come abbia potuto avvicinarsi coi blindati a Mosca senza essere attaccato.

Tanta audacia non è bastata per ottenere soddisfazione: ha dovuto trattare e poi retrocedere. Un’apparente mediazione bielorussa lo avrebbe convinto a ritirarsi. Cosa accadrà ai suoi uomini ancora non è noto. Ma il colpo per il Cremlino è pesante: la Russia è scossa da lotte intestine che non sono ancora terminate e fanno prevedere sorprese. Putin non ha più il totale controllo, come sembrò quel giorno in cui prese a male parole i componenti del consiglio per la sicurezza nazionale.

La guerra ha sconvolto istituzioni che sembravano granitiche. Non sappiamo quale sia stato l’impatto del conflitto e della sua (disastrosa) conduzione sulle gerarchie civili e militari ma è lecito immaginare che qualcosa si sia rotto fin dall’inizio.

La scelta di utilizzare i miliziani della Wagner (originariamente selezionati per occuparsi d’Africa e poco più) o i ceceni era già di per sé un segno di inadeguatezza delle forze regolari russe. Forse si è trattato anche di una spia sullo stato d’animo della pubblica opinione, non così propensa a morire per il Donbass. Sta venendo giù il castello di carte della propaganda di questi mesi: sarà più difficile continuare a dare la colpa all’occidente nascondendo le carenze interne.

Lo stesso discorso di Putin sul tradimento rappresenta il riconoscimento di un’impotenza. La situazione si è fatta pericolosa: al superficiale entusiasmo che il
caos russo sta suscitando in certi circoli occidentali dell’est Europa, corrisponde il timore dell’amministrazione americana che Mosca sia fuori controllo.

Una girandola di nervose consultazioni tra i leader occidentali sta tentando di anticipare le possibili evoluzioni. La posizione di chi voleva “spezzare” la Russia, facendole pagare l’aggressione con una sonora punizione, mostra ora tutta la sua pericolosità: a Washington si dice apertamente che «è meglio un Putin che dieci sconosciuti in possesso di armi nucleari».

Se in Russia davvero si aprisse una fase di frammentazione e di lotta intestina, sarebbero guai seri per tutti. Meglio tornare presto al realismo della politica.”

Queste le conclusioni di Mario Giro, al quale certamente non sfugge che analoghe milizie private sono impiegate fin dall’inizio, dall’altro lato, parallelamente all’esercito ucraino, distintesi per esempio nella resistenza a Mariupol, di filosofia estrema e anche neonazista e finanziate da vari oligarchi. Dal battaglione Azov ad altre amene consorelle, le milizie private giocano un ruolo tutt’altro che secondario nel conflitto e sono attori di prim’ordine, in grado, come si vede, di mettere in crisi la centralità statuale russa, oppure di mettere sotto tutela il presidente ucraino se si azzardasse a trattare…

Ovvia anche la possibilità che tali attori possano pensare di trattare con le altre parti in conflitto con proprie agende ed obiettivi e di intraprendere anche relazioni particolari con altri governi, a disposizione del miglior offerente, oppure alla ricerca di far prevalere il loro particolare orientamento.

Come dire che i conflitti e le guerre del presente diventano oltremodo complesse e confuse, e anche più rischiose e dagli effetti imponderabili.

Una ragione in più per bloccare l’escalation, finirla con l’invio di armi, chiedere il cessate il fuoco al più presto e aprire trattative.

 

 

FONTE: Domani, del 26-06-239/Emi-News

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