La morte di Gorbaciov. Ricordiamolo come un grande protagonista della Storia

di Alfiero Grandi

Gorbaciov è morto, lascia il mondo molto diverso da come lo aveva trovato. Sicuramente migliore. I blocchi politico/militari che avevano governato gli equilibri del mondo dopo la Seconda guerra mondiale, fondati sul pericolo della guerra nucleare (equilibrio del terrore), potevano essere superati, trovando i fondamenti della sicurezza tra popoli, sistemi, Stati nella reciprocità, nella cooperazione, nella distensione progressiva e controllata. Aveva una visione del futuro dell’umanità.

Gorbaciov è stato determinante nell’imboccare questa strada per invertire la tensione, l’escalation militare per imboccare una via di fiducia e di convivenza pacifica. Va ricordato che l’avvio della distensione Gorbaciov lo costruì con Reagan un Presidente della destra americana, visceralmente anticomunista, eppure riuscì a stabilire un rapporto di fiducia, compiendo atti importanti, che in seguito gli furono rimproverati come ingenuità che avevano indebolito le posizioni dell’Urss e ne avevano accelerato la crisi.

Gorbaciov provò a recuperare gli anni perduti nel proseguire uno scontro con gli Usa e con l’occidente. Forse era tardi o più probabilmente quando apparve chiaro che il percorso intrapreso da Gorbaciov aveva estremo bisogno di comprensione e solidarietà internazionale prevalse il disegno di lasciarlo solo, di spingere il nemico del passato verso la crisi e la disperazione.

Eppure, come ricordano oggi con deferenza in Germania fu lui a consentire alla Germania di riunificarsi, superando le due repubbliche di est e ovest, suturando una delle lacerazioni più drammatiche seguite alla Seconda guerra mondiale. Altre situazioni che restano divise tuttora, molto meno impegnative della divisione tedesca, non trovano soluzioni. Basta pensare a Cipro, divisa dalla guerra tra due sfere di influenza di paesi Nato come Grecia e Turchia e tuttora spaccata in due da muri e cavalli di frisia. Ci sono altre situazioni in Europa e nel mondo che ci ricordano che riunire quello che una guerra ha diviso non è semplice e può durare molto tempo.

Gorbaciov aveva una visione politica che lo portava a pensare che il mondo doveva essere guidato da altri criteri, gestito con disponibilità al dialogo e al confronto. Un’utopia? Forse. Ci sono utopie che hanno mosso masse di uomini e donne e continuano a farlo, quella di Gorbaciov fu certamente un’utopia positiva.
Aveva tutto chiaro? No, nel suo percorso dopo essere diventato segretario generale del Pcus ci sono contraddizioni, errori, ritardi, ma perseguiva un obiettivo straordinario che non aveva eguali nella storia. Mantenere caratteri socialisti nell’Urss combinandoli con trasparenza e democrazia e offrendo la distensione sulla base di reciproci affidamenti tra sistemi diversi. Certo, la sua iniziativa avrebbe dimostrato, se vincente, che i sistemi politici ed economici non erano riconducibili ad un unico modello e il mondo doveva essere governato dalla molteplicità dei soggetti, non essere riunificato sotto l’egemonia Usa, nella convinzione che i problemi non erano riconducibili ad un unico punto di vista.

Il destino dell’umanità era a rischio per ragioni militari e sociali e da questo ricavava un percorso che scommetteva sulla reciproca fiducia e apertura ai diversi.
Non ha avuto fortuna, alcuni passaggi lo hanno indebolito, come quando ci fu un vertice internazionale da cui si aspettava un aiuto per mettere in sicurezza esigenze fondamentali dei cittadini dell’URSS. Questo faceva parte di una doppia linea occidentale. Una linea apprezzava le novità di Gorbaciov, l’altra ne approfittava per indebolire l’Urss e le condizioni di vita dei suoi cittadini, fino a perseguire un obiettivo esplicito di indebolimento dell’Urss. Questa stretta portò al tentativo di restaurazione di un passato che non poteva tornare, con il colpo di stato, e alla frantumazione dell’Urss voluta da Eltsin per realizzare la sua Presidenza, facendo coincidere Gorbaciov con la crisi dell’Urss e mettendo in conto la dissoluzione dell’Urss stessa, fino al capitalismo selvaggio e di rapina che è diventata la cifra della Russia di questi decenni. La Russia di oggi ha la metà degli abitanti dell’Urss, anche se ne ha buona parte del territorio e armamenti nucleari sufficienti a farla essere una potenza diversa da altre, con la quale il confronto può sempre precipitare nell’orrore nucleare.

Isolamento, sottovalutazione del ruolo, umiliazione sono stati la costante e la Nato, organizzazione nata all’inizio della guerra fredda, che poteva e doveva essere superata a favore di una partecipazione corale al governo dei processi mondiali, è diventata sempre più la tenaglia che aveva il compito di allargarsi per stringere una cintura di contenimento verso la Russia attuale.

Questo atteggiamento della Nato e degli Usa ricorda gli errori giustamente attribuiti al patto di Versailles nel determinare le condizioni in cui nacque il nazismo.

Il Presidente ucraino dopo la fine dell’Urss si aspettava che Eltsin gli ponesse il problema della Crimea, prima russa attribuita da Kruschev all’Ucraina in cui era nato. Eltsin non lo fece mentre Gorbaciov aveva cercato in tutti i modi di convincere Eltsin ad affrontare il problema della Crimea, russa, che prima o poi avrebbe potuto diventare un casus belli.

Infatti, è esploso e 10 anni fa la questione è stata affrontata con la forza da Putin, l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 è il secondo capitolo di questa serie nefasta di tensioni che hanno radici lontane.

Di nuovo gli Usa hanno portato gli alleati e la Nato ad una posizione in cui la risposta ad un’iniziativa militare sbagliata e sciagurata come quella di Putin diventa di nuovo l’origine di tensione, di guerra, di scalata militare e di armamenti.

Gorbaciov è morto mentre la Russia è impantanata in una guerra che sta diventando l’occasione per lacerare il mondo, creando nuovi muri invalicabili. Mentre l’Ucraina punta a fare coincidere le sue posizioni con gli interessi mondiali, il che non è, e perfino papa Francesco si è preso rimbrotti immeritati. L’Ucraina ha diritto di difendersi ma non ha il diritto di contribuire a mettere il mondo sull’orlo di una crisi mondiale, questo non è nella sua disponibilità.

Una soluzione di pace non ha alternative, prima o poi apparirà chiaro, sperando che non sia troppo tardi per evitare il disastro mondiale.

La morte di Gorbaciov potrebbe essere l’occasione per ripensare ai 30 anni che sono seguiti alla caduta del muro di Berlino. Cercando di riprenderne le iniziative coraggiose in quanto siano ancora attuali, impostandone di nuove quando è necessario. Contano i presupposti di fondo: coesistenza tra sistemi diversi, pluralità delle esperienze e delle scelte, stop alla scalata degli armamenti e ripresa dell’utopia dello smantellamento delle armi di distruzione come quelle nucleari, democrazia e pluralismo dei sistemi economici, rilancio delle sedi internazionali di governo dei processi mondiali a partire dalla lotta al cambiamento climatico e a povertà e fame nel mondo.

Gorbaciov è stata una figura importante, combattiva, con convinzioni forti, ridurla ad una figura tragica è un errore. Non corrisponde alla realtà storica. Quante volte svolte storiche importanti non sono riuscite vincenti, questa non è ragione sufficiente per dichiararne l’inutilità perché vanno viste contestualmente le responsabilità di chi ha fatto di tutto per bloccarne il percorso.

È curioso che gli Usa che hanno avuto una guerra civile per superare la schiavitù, seguita da decenni di difficile attuazione dei principi che ne sono seguiti, non si rendano conto che anche l’Urss è stata l’incarnazione di una grande utopia, tragica negli esiti ma che Gorbaciov ha tentato con coraggio fino all’ultimo con tutte le sue forze di cambiare, per evitare che ideali giusti e realizzazioni sbagliate finissero insieme.

Non c’è riuscito ma ci ha provato con coraggio, come altri prima di lui nella storia e altri faranno dopo di lui e per tanti resterà un riferimento importante.

Non possiamo cambiare la storia ma ricordarlo sì e farlo come merita da grande protagonista quale è stato.

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