n°21 – 22/5/2022 – RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO

01 – On. SCHIRÒ E PORTA (PD): PENSIONATI ITALIANI ALL’ESTERO IN ATTESA DEL BONUS DI 200 EURO
Per ora le nostre segnalazioni e sollecitazioni rimangono senza risposta ma i tempi stringono e il Decreto Aiuti sta per essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
02 – SCHIRÒ (PD): LUCI E OMBRE NELLA RISPOSTA CHE IL GOVERNO HA DATO ALLA MIA INTERROGAZIONE SUI CORSI DI ITALIANO PROMOSSI DAGLI ENTI GESTORI. Il Governo, tramite il Sottosegretario agli esteri On. Benedetto Della Vedova, ha risposto alla mia interrogazione, presentata nel mese di marzo di quest’anno, sullo stato e le prospettive dei corsi di lingua e cultura italiana nel mondo
03 – Francesco Boille*: FESTIVAL DI CANNES Esterno notte di Bellocchio vuole scuotere il rimosso sul delitto Moro. Sia detto senza i consueti patriottismi: il cinema italiano porta in alto il cinema tout-court e lo stesso festival di Cannes che ha aperto la sua settantacinquesima edizione. E ci ricorda cosa può essere e al contempo cosa è realmente il cinema. Nella teoria e nella pratica.
04 – Ed Yong*: AMBIENTE. Con la crisi climatica abbiamo creato l’era del pandemicene . Per tutti i virus in circolazione, la nostra epoca è un’opportunità senza precedenti. Le
05 – Nel mondo.

 

 

01 – On. SCHIRÒ E PORTA (PD): PENSIONATI ITALIANI ALL’ESTERO IN ATTESA DEL BONUS DI 200 EURO
PER ORA LE NOSTRE SEGNALAZIONI E SOLLECITAZIONI RIMANGONO SENZA RISPOSTA MA I TEMPI STRINGONO E IL DECRETO AIUTI STA PER ESSERE PUBBLICATO NELLA GAZZETTA UFFICIALE.
I NOSTRI CONNAZIONALI TITOLARI DI PENSIONI ITALIANE (IN CONVENZIONE O AUTONOME) RESIDENTI ALL’ESTERO VOGLIONO SAPERE SE I 200 EURO DI BONUS, IN ARRIVO INSIEME ALLE QUATTORDICESIME CON I RATEI PENSIONISTICI DI LUGLIO, SPETTANO ANCHE A LORO. 17 MAGGIO 2022.

Saranno oltre 28 milioni i lavoratori italiani dipendenti e autonomi e i pensionati con un reddito fino a 35.000 euro che riceveranno il bonus una tantum. Il Decreto Aiuti vale 14 miliardi di euro ed è stato introdotto per affrontare il caro-vita e cioè l’accelerazione dei prezzi che è dipesa in larghissima misura dai prezzi dell’energia, con misure molto ampie che spaziano dalla proroga dello “sconto” sui carburanti alla riduzione di una serie di balzelli sulle bollette di luce e gas per chi è in maggiore difficoltà all’allungamento dei termini per accedere al Superbonus per le villette (misura che interessa potenzialmente anche gli italiani residenti all’estero proprietari di immobili in Italia), dagli aiuti alle imprese più colpite dalla guerra in Ucraina a misure per far fronte agli aumenti eccezionali dei materiali.
In particolare il bonus di 200 euro (per una spesa totale di 6 miliardi di euro) è stato finanziato con un prelievo straordinario sulle aziende importatrici e distributrici di energia che hanno realizzato extra-profitti grazie ai prezzi energetici.
Noi crediamo che in virtù di quanto disposto, chiaramente, dal testo normativo il bonus di 200 euro deve essere corrisposto anche ai titolari di pensioni italiane residenti all’estero con un reddito inferiore ai 35.000 euro. Infatti la norma di riferimento, articolo 32 del Decreto, recita testualmente che “A favore dei soggetti titolari di uno o più trattamenti pensionistici, a carico di qualsiasi forma previdenziale obbligatoria, di pensione o assegno sociale nonché di trattamenti di accompagnamento alla pensione, con decorrenza entro il 30 giugno 2022 e reddito personale complessivo non superiore a 35.000 euro lordi annui, è corrisposta d’ufficio con la mensilità di luglio 2022 un’indennità una tantum di importo pari a euro 200.”

Il riferimento ai trattamenti pensionistici a carico di qualsiasi forma previdenziale obbligatoria deve ovviamente includere anche i titolari di pensioni italiane, in convenzione e autonome, residenti all’estero visto che la norma non vincola il bonus alla residenza in Italia.

Per il diritto alla indennità non rilevano: il reddito della casa di abitazione e le sue pertinenze; i trattamenti di fine rapporto comunque denominati e le competenze arretrate sottoposte a tassazione separata; l’assegno al nucleo familiare, gli assegni familiari e l’assegno unico universale; l’importo aggiuntivo di cui all’articolo 70, comma 10, della legge 23 dicembre 2000 n. 388, gli assegni di guerra, gli indennizzi ai soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati; le indennità di accompagnamento, le indennità previste per i ciechi parziali e le indennità di comunicazione per i sordi prelinguali.

Giova infine ricordare che il bonus di 200 euro, che non costituisce reddito ai fini fiscali, è erogato sulla base dei dati disponibili all’Istituto al momento dell’erogazione ed è soggetta alla successiva verifica del reddito complessivo annuo lordo.
Angela Schirò (deputata PD estero) – Fabio Porta (senatore PD estero)

 

02 – SCHIRÒ (PD): LUCI E OMBRE NELLA RISPOSTA CHE IL GOVERNO HA DATO ALLA MIA INTERROGAZIONE SUI CORSI DI ITALIANO PROMOSSI DAGLI ENTI GESTORI. IL GOVERNO, TRAMITE IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI ON. BENEDETTO DELLA VEDOVA, HA RISPOSTO ALLA MIA INTERROGAZIONE, PRESENTATA NEL MESE DI MARZO DI QUEST’ANNO, SULLO STATO E LE PROSPETTIVE DEI CORSI DI LINGUA E CULTURA ITALIANA NEL MONDO. 6 maggio 2022

Nell’interrogazione, come si ricorderà, chiedevo di promuovere un’azione di monitoraggio per verificare lo stato delle cose dopo le ricadute degli effetti della pandemia sulle attività formative e a seguito delle criticità che si erano manifestate nell’applicazione della circolare n. 3, in attuazione del Decreto 64/2017, sulla vita degli enti. A quest’ultimo proposito, insistevo sull’esigenza di tenere conto delle richieste degli enti soprattutto in tema della semplificazione delle procedure e di puntualità da parte del MAECI nelle erogazioni dei contributi riconosciuti nei piani annuali di finanziamento.

In essa, chiedevo ancora di farsi carico per tempo della necessità di colmare il vuoto di circa 2,2 milioni che in base bilancio triennale si sarebbe verificato nel capitolo 3153, destinato al finanziamento dei corsi degli enti gestori, negli anni 2023 e 2024.

Il Sottosegretario, nella sua risposta, ha dato atto delle criticità che si sono evidenziate in sede di applicazione della circolare n. 3, di cui io stessa avevo chiesto la sospensione di un anno, e ha annunciato le novità contenute nella nuova circolare – la n. 4 del 2022 – che, aggiungo, è stata anch’essa già oggetto di osservazioni critiche sia da parte degli enti gestori che del CGIE. Per questo, ribadisco ancora l’esigenza di un rapporto non unidirezionale ma di effettivo dialogo tra enti e strutture di indirizzo e di controllo, tenendo soprattutto presente l’estrema diversità normativa e culturale delle situazioni ambientali e le non piccole differenze esistenti tra gli stessi enti promotori.

Per quanto riguarda il monitoraggio della situazione e, in particolare, del numero di coloro che nel mondo studiano l’italiano (di cui di recente si è discusso ampiamente nel corso del recente convegno organizzato da me e dalla collega Ciampi sulla ricerca Italiano 2020), da un lato si è fatto un ovvio rinvio ai dirigenti scolastici operanti localmente, dall’altro si è annunciato l’attivazione di una nuova piattaforma di raccolta dati che dovrebbe entrare presto in funzione. In ogni caso, attendiamo di conoscerne i risultati.

Circa la reintegrazione dei fondi del cap. 3153, si è fatto rinvio, a dire il vero in modo abbastanza scontato, alla definizione della prossima legge di bilancio. Mi sarei aspettato quantomeno un riconoscimento di priorità nelle richieste che il MAECI avanzerà in vista sia dell’assestamento di bilancio che del prossimo bilancio triennale, tanto più che il Governo ha accolto un mio ordine del giorno in tal senso. Vuol dire che continueremo a insistere su questo passaggio chiave, nella speranza che un po’ tutti si convincano del suo valore strategico.
*(Angela Schirò, Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati)

 

03 – ED YONG*: AMBIENTE. CON LA CRISI CLIMATICA ABBIAMO CREATO L’ERA DEL PANDEMICENE . PER TUTTI I VIRUS IN CIRCOLAZIONE, LA NOSTRA EPOCA È UN’OPPORTUNITÀ SENZA PRECEDENTI.
Le stime parlano di quarantamila virus ospitati nel corpo dei mammiferi ed è plausibile che almeno un quarto di questi potrebbe infettare gli esseri umani. La maggior parte di essi non lo fa, perché ha poche possibilità di adattarsi ai nostri organismi. Ma queste opportunità stanno aumentando. I cambiamenti climatici della Terra stanno costringendo gli animali a trasferirsi in nuovi habitat, alla ricerca di condizioni ambientali ideali. Specie che non sono mai coesistite nella stessa area geografica diventeranno vicine di casa e questo sarà l’occasione per migliaia di scambi infettivi nei quali i virus potranno riversarsi in nuovi ospiti e, più tardi, negli esseri umani.

Molti scienziati sostengono che i cambiamenti climatici renderanno le pandemie più probabili, ma un nuovo e pionieristico studio mostra che questo inquietante futuro è già tra noi e sarà difficile affrontarlo.

La rete planetaria di virus e animali selvatici “si sta rimodellando”, mi ha detto Colin Carlson, biologo del cambiamento globale all’università di Georgetown. E “se pensavamo di aver finalmente capito le regole del gioco, per l’ennesima volta la realtà ci ha costretto a fermarci e ci ha spiegato che non è così che funziona la biologia”.

Nel 2019 Carlson e il suo collega Greg Albery hanno cominciato a progettare un’enorme simulazione che mappa le aree di distribuzione passate, presenti e future di 3.100 specie di mammiferi. Il modello serve a prevedere la probabilità che si verifichino nuovi spillover (i salti di specie) mano a mano che i territori delle specie cominceranno a sovrapporsi e i virus entreranno in nuovi ospiti inconsapevoli.

La simulazione ha richiesto moltissima potenza di calcolo: “Ogni volta che la facciamo partire, è una spesa enorme”, dice Carlson. E i risultati, che sono stati pubblicati, sono inquietanti. Anche ipotizzando gli scenari climatici più ottimistici, nei prossimi decenni si verificheranno circa trecentomila primi incontri tra specie che normalmente non interagiscono tra loro, causando circa quindicimila spillover.

Il momento di agire per limitare i salti di specie era 15 anni fa. Dobbiamo abituarci all’idea che le pandemie saranno sempre più frequenti

“È abbastanza spaventoso”, dice Vineet Menachery, un virologo dell’università del Texas-Medical Branch. Lo studio suggerisce che il ritmo allarmante con cui virus nuovi o riemergenti hanno causato epidemie negli ultimi decenni “non è anomalo”, mi ha spiegato Menachery, “anzi indica quel che dobbiamo aspettarci, e magari anche a ritmo accelerato”.

Carlson e Albery hanno ironicamente intitolato il loro studio Iceberg, per indicare una minaccia enorme, e per lo più nascosta, con la quale siamo già in rotta di collisione senza rendercene conto. La loro simulazione ha infatti rivelato che i virus dei mammiferi sono già stati drammaticamente rimescolati, probabilmente in modo non più reversibile: nemmeno se tutte le emissioni di carbonio finissero domani. L’antropocene, un’epoca definita dal potere che l’umanità esercita sulla Terra, è anche segnata dal potere che i virus hanno su di noi: siamo entrati nel pandemicene. “Il momento in cui agire per bloccare il cambiamento climatico ed evitare un aumento della trasmissione virale era 15 anni fa”, mi ha detto Carlson. “Siamo in un mondo che è 1,2 gradi più caldo rispetto ai livelli preindustriali e non possiamo fare marcia indietro. Dobbiamo prepararci all’idea che le pandemie saranno sempre più frequenti”.

Serbatoi di virus
Lo studio Iceberg suggerisce che i nuovi spillover seguiranno regole sorprendenti. L’équipe, per esempio, aveva ipotizzato che questi eventi potrebbero concentrarsi nell’Artico, perché le temperature in aumento spingono gli animali verso latitudini più alte e più fresche. Ma se due specie si spostano verso nord in parallelo non cambia nulla. Il vero dramma, invece, si verifica quando gli animali cercano altitudini più alte e fresche e quelli che vivevano sui versanti opposti di una montagna si ritrovano sulla cima. Questo suggerisce che gli spillover non si concentreranno ai poli, ma nelle parti montuose e ricche di biodiversità dell’Africa tropicale e del sudest asiatico.

Il sudest asiatico sarà l’epicentro di spillover frequenti, anche perché qui vivono moltissime specie di pipistrelli. Volare dà a questi animali flessibilità, permettendo loro di reagire ai cambiamenti climatici più rapidamente di altri mammiferi e di portare i loro virus più lontano. I pipistrelli del sudest asiatico sono inoltre altamente diversificati e tendono ad avere aree di diffusione ridotte, che non si sovrappongono. “Se li scuoti come un globo di neve, si generano un sacco di primi incontri tra animali diversi ”, dice Carlson.

Eventi del genere saranno problematici anche in altre parti del mondo. In Africa, i pipistrelli sono probabilmente i serbatoi naturali dell’ebola. Tredici specie potrebbero potenzialmente portare con sé il virus e mano a mano che il riscaldamento globale li costringerà a disperdersi, entreranno in contatto con quasi 3.700 nuove specie di mammiferi, il che potrebbe provocare quasi cento spillover. Finora i più grandi focolai di ebola si sono verificati in Africa occidentale, ma secondo Carlson, nel giro di pochi decenni, la malattia potrebbe facilmente diventare un problema più serio anche per la parte orientale del continente. “E questo è emblematico dell’intera situazione”: tutte le malattie di origine animale muteranno probabilmente in modi altrettanto preoccupanti.

NEL CORTILE DI CASA
Questi rimescolamenti sono una cattiva notizia per pipistrelli e altri animali, che dovranno confrontarsi con infezioni sconosciute, oltre che con gli sconvolgimenti derivanti dal cambiamento climatico. L’introduzione anche solo di una nuova malattia può rimodellare un ecosistema e negli ultimi decenni si sono verificate molte di queste epidemie della fauna selvatica. “Per le specie a rischio estinzione, colonizzare nuovi habitat ed essere bombardate da patogeni sconosciuti non aumenta di certo le probabilità di sopravvivere”, dice Carlson.

E gli spillover che inizialmente si verificano tra altri mammiferi potrebbero un giorno colpire anche noi: il virus originale della sars è passato dai pipistrelli agli umani attraverso gli zibetti e l’hiv è giunto a noi dalle scimmie passando attraverso scimpanzé e gorilla. Affinché un virus animale si trasmetta agli esseri umani, la geografia, la compatibilità biologica e altri fattori devono allinearsi in un determinato modo. Ogni evento, di per sé, è improbabile: immaginate di giocare alla roulette russa usando una pistola con un milione di culatte. Con i cambiamenti climatici in atto, però, è come se riempissimo di proiettili un numero sempre maggiore di quelle culatte e allo stesso tempo premessimo il grilletto sempre più di frequente. Carlson non sa dire se il rimescolamento virale causato dai cambiamenti climatici sia direttamente responsabile dell’attuale pandemia, ma certamente rende tali eventi più probabili.

La simulazione di Iceberg ha anche mostrato che tali eventi saranno sproporzionatamente più comuni nelle aree con maggiore probabilità di essere colonizzate dall’uomo o usate come terreno coltivabile. “Le specie si sposteranno verso spazi di maggiore altitudine e più stabili dal punto di vista ambientale, cioè dove abbiamo costruito le città”, mi ha detto Carlson. Questa infelice coincidenza significa che i luoghi dove i loro virus si trasferiranno all’interno di nuovi ospiti “sono proprio i nostri cortili di casa”.

IL VASO DI PANDORA
Diversi casi studio suggeriscono che le previsioni di Iceberg sono solo la punta… Inutile ripeterlo. Per esempio, lo scioglimento del ghiaccio marino ha recentemente permesso a un virus che normalmente infetta le foche dell’Atlantico del nord di contagiare le lontre marine del Pacifico occidentale. Ma gli studi di Iceberg, ironia della sorte, non hanno preso in considerazione né lo scioglimento dei ghiacci né i mammiferi marini. Mancano anche gli uccelli, che ospitano un loro gruppo specifico di virus, tra cui diversi e pericolosi ceppi d’influenza. Non sono stati considerati nemmeno potenziali agenti patogeni diversi dai virus, come funghi o batteri. “Non credo che stiano esagerando il problema”, ritiene Raina Plowright, un’esperta di spillover alla Montana state university. Secondo lei gli effetti del cambiamento climatico sono aggravati, in modi imprevedibili, dalla perdita di habitat e da altre forze distruttive che potrebbero costringere le specie a muoversi e mescolarsi ancora di più rispetto a quanto simulato da Iceberg.

Il cambiamento climatico, le pandemie e la sesta estinzione di massa, sono parti intrecciate dello stesso gigantesco problema

È quel che sta già succedendo. All’inizio, Carlson e Albery avevano ipotizzato che i cambiamenti del modello si sarebbero verificati nella seconda metà di questo secolo. La loro simulazione, invece, suggerisce che potremmo stare già attraversando l’era del picco degli spillover. E il problema peggiorerà con il riscaldamento globale. Le temperature sono già abbastanza alte, e così la maggior parte dei rimescolamenti virali previsti è già in atto o è sul punto di accadere. Con sorpresa e sgomento di Carlson, questa constatazione varrà anche se d’ora in poi ridurremo con successo le emissioni di gas serra. Le ragioni per ridurle sono molte e valide, ma il pandemicene non è tra queste. Il vaso è stato aperto e provare a richiuderlo, ormai, è inutile.

Le rivelazioni sono “così grandi e pesanti da sostenere che, anche mentre le stavamo scrivendo avremmo preferito non farlo”, ha detto Carlson. Ma nonostante ogni tentativo che lui e Albery hanno fatto per smentire il loro stesso lavoro, la simulazione ha continuato a ripresentare gli stessi scenari. E confermano che tre delle più grandi minacce alla nostra esistenza – cioè il cambiamento climatico, le pandemie e la sesta estinzione di massa – sono in realtà parti intrecciate dello stesso gigantesco problema. Per affrontarlo “abbiamo bisogno di scienziati atmosferici che parlino con gli ecologisti, che si confrontino con i microbiologi, che a loro volta comunichino con i demografi”, mi ha detto Rachel Baker, la cui ricerca a Princeton si concentra su clima e malattie.

Lo studio “non è confortante”, ma è importante essere informati, mi ha detto Sadie Ryan, una geografa medica dell’università della Florida. Gli sforzi per intercettare virus pericolosi che trovano rifugio nella fauna selvatica potrebbero concentrarsi nelle aree dove questi animali migreranno e non solo nei territori che occupano oggi. L’intelligenza artificiale renderà più facile individuare gli agenti patogeni più minacciosi, e così i vaccini possono essere preparati in anticipo, con tempi più rapidi rispetto a prima.

Ma le pandemie sono imprevedibili per natura, e nessuno sforzo di prevenzione farà scomparire del tutto i rischi. Il mondo deve essere pronto per affrontare anche quei virus che inevitabilmente sfuggiranno alle maglie del sistema di profilassi.

Questo significa rafforzare la sanità pubblica, i sistemi sanitari e le reti di sicurezza sociale. Ma anche affrontare tutti i problemi che avevamo prima del covid, quelli che hanno reso il mondo così vulnerabile all’attuale pandemia e lo renderanno vulnerabile nei confronti della prossima.

Il mondo, nel suo desiderio di andare oltre il covid-19, sta già dimenticando le lezioni del passato più recente, e dà forse per scontato che una crisi del genere, che definisce una generazione, si verifichi appunto soltanto una volta ogni generazione. “Ma no, tutto questo potrebbe accadere di nuovo domani”, mi ha detto Carlson. E “se per molti virus dovesse verificarsi un salto di specie”, potremmo essere colpiti da pandemie multiple allo stesso tempo.

Carlson sembrava agitato quando gli ho parlato e mascherava l’ansia che gli deriva dalle nuove scoperte con un umorismo macabro. Mi ha detto che lo studio Iceberg è stato la cosa più difficile ma anche la più importante che abbia mai fatto. Lui e Albery hanno lavorato al progetto dal piccolo appartamento che condividevano all’inizio della pandemia. Hanno conservato sul frigorifero il tovagliolo da bar su cui avevano abbozzato il titolo del loro futuro articolo. Gli inquietanti risultati dello studio sono stati un peso enorme da sopportare, ma lo hanno condiviso insieme alla loro équipe. Il loro articolo è stato pubblicato su Nature, il mondo saprà e Carlson interverrà davanti al congresso degli Stati Uniti per spiegare la necessità di prepararsi a nuovi spillover. “E poi”, mi ha detto, “ci metteremo al lavoro per risolvere il problema”.
*( Ed Yong, The Atlantic, Stati Uniti Traduzione di Federico Ferrone, Questo articolo è uscito sul sito del mensile statunitense The Atlantic. Fonte da INTERNAZIONALE)

 

04 – FRANCESCO BOILLE*: FESTIVAL DI CANNES ESTERNO NOTTE DI BELLOCCHIO VUOLE SCUOTERE IL RIMOSSO SUL DELITTO MORO. SIA DETTO SENZA I CONSUETI PATRIOTTISMI: IL CINEMA ITALIANO PORTA IN ALTO IL CINEMA TOUT-COURT E LO STESSO FESTIVAL DI CANNES CHE HA APERTO LA SUA SETTANTACINQUESIMA EDIZIONE. E CI RICORDA COSA PUÒ ESSERE E AL CONTEMPO COSA È REALMENTE IL CINEMA. NELLA TEORIA E NELLA PRATICA.

Oltretutto, il maestro Marco Bellocchio con Esterno notte (Cannes Première) – una produzione la cui prima parte arriva in sala dal 18 maggio, la seconda a giugno e integralmente in tv in autunno – si inserisce per esplicita ammissione nella tendenza attuale delle serie, che del resto un tempo si chiamavano telefilm o sceneggiati, cioè qualcosa a priori di minore rispetto al cinema, fondato non sulla sceneggiatura ma sulla regia, su un director, come dicono i statunitensi, che sovrasta e dirige tutti gli altri talenti.

Le riviste di cinema internazionali più prestigiose ormai dedicano un certo spazio alle serie, tuttavia non riescono ancora a trovare delle grandi personalità che producano dei capolavori assoluti paragonabili a quelli della storia del cinema, o anche a serie come Twin Peaks di David Lynch, pur riconoscendo che ormai non mancano produzioni significative. Siamo però ancora fermi, per quanto riguarda le personalità di spicco, a Michael Mann, ex produttore e regista della serie Miami vice, poi passato al grande schermo con successo. A meno che non sia un talento fiorito nell’ambito del fratello maggiore, il cinema, dove emergono personalità – delle singolarità forse sarebbe meglio dire – che pensano una narrazione prima di tutto come una visione. E non vi è dubbio che il nuovo film di Marco Bellocchio sia visionario, oltre che di straordinaria intensità, malgrado indubbiamente sia anche un film molto “scritto”.

SERIALITÀ APPARENTE
Nondimeno, non vi sono dubbi che nell’ambito delle cosiddette serie stia accadendo qualcosa di significativo da un certo tempo. Marco Bellocchio sembra scegliere però la miniserie – formula intermedia all’origine coniata dal fumetto di genere negli ultimi decenni – che poi riunita diventa un film lungo. Esplora la possibilità per il cinema e per la televisione di creare insieme dei romanzi audiovisivi, in altre parole una serialità apparente. Dopo il graphic novel, il romanzo a fumetti che trascende le serie, forse arriva il cine novel. Anche se il suo percorso è opposto a quello del fumetto.

Anche perché va detto che Bellocchio, regista dell’intimo e del politico quasi come fossero una cosa sola, compie un’operazione unica poiché si ricollega a un suo film precedente, straordinario, che venne presentato in concorso a Venezia quasi vent’anni fa, Buongiorno notte. In quell’opera il regista raccontava il dramma del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse nella primavera del 1978, soprattutto dal punto di vista interno al gruppo terrorista e dello stesso Moro.

Qui al contrario, come dice il titolo, c’è prima di tutto il racconto di chi stava all’esterno. Ed è la rappresentazione di un gigantesco psicodramma che distrugge però le persone dall’interno. Ma siamo di nuovo all’intimo che è indissolubile dalla dimensione politica, anzi ne è la quintessenza. Ovviamente il registro dell’intimo è in osmosi con la consueta connotazione psicoanalitica che ben conosciamo. E ne emerge, a eccezione della persona di papa Paolo VI, grande amico dello statista assassinato, un ritratto di persone disturbate, irrisolte, mediocri umanamente prima ancora che politicamente, come alla fine dirà dalla sua prigionia lo stesso Moro, interpretato magistralmente da Fabrizio Gifuni, con quella sua perenne espressione ironica, lo sguardo di chi è più consapevole e più avanti di tutti gli altri, di chi già sa tutto. E forse si sentiva predestinato, in cuor suo.

UN ATTO DI CIVILTÀ
E quindi Bellocchio, presentando qui un prolungamento di Buongiorno notte, crea un ideale romanzo in più parti sul grande trauma nazionale, di cui il regista, in linea con la lettura psicoanalitica, sembra come voler scuotere il rimosso. Il rimosso collettivo che ovviamente è anche intimo. La struttura è una rielaborazione molto personale di Elephant di Gus Van Sant, dove si racconta da più punti di vista lo stesso racconto, i medesimi momenti, i quali convergono verso l’agghiacciante sparatoria, ispirata ai tragici avvenimenti nel liceo di Columbine. Van Sant fece un uso simbolico del labirinto del Minotauro, sinonimo di un no-future della narrazione e prima di tutto dell’America stessa.

Tuttavia, come in Buongiorno notte, c’è anche, e anzi qui più ancora, la rappresentazione di un Moro liberato, di cosa sarebbe accaduto se lo avessero fatto, e forse più estesamente di come saremmo tutti noi più liberi, poiché questa tragedia è un fardello che ancora pesa sull’evoluzione, o involuzione, che ha avuto la politica nazionale, come pure sulla coscienza di tutti noi e che non va rimosso. La non rimozione, ma piuttosto la sua analisi, il sapere affrontare il dolore come una purificazione verso una forma di pace, quasi un atto di civiltà.

Fin dall’inizio, nella sede della direzione nazionale della Democrazia cristiana, lo vediamo gestire magistralmente il suo ardire che rima con ardore, nel difendere, vincendo, il cosiddetto compromesso storico con il Partito comunista di Enrico Berlinguer, un’operazione politica che sfidava il subdolo e arrogante alleato statunitense, per il bene di una democrazia che andava normalizzata. Moro, filmato più volte nei suoi abituali percorsi automobilistici, in continui movimenti quasi circolari, quindi movimenti già chiusi, appare circondato da azioni di guerriglia urbana, da scritte politiche onnipresenti. Circondato pare davvero la parola giusta.

VEDIAMO, DA PIÙ ANGOLAZIONI, I GIORNI PRECEDENTI AL RAPIMENTO, IL RAPIMENTO E LA LUNGA PRIGIONIA, CHE NEL FILM QUASI ASSURGE A UNA TORTURA, FINO AL TRAGICO EPILOGO.
A un dato momento, questo forse l’elemento più magistrale, arriviamo insieme ai limiti dell’umano e della fede come fossero la stessa cosa. Per Aldo Moro ovviamente, ma anche moltissimo per Paolo VI che, già malato, uscirà profondamente provato dalla vicenda (morirà nell’agosto di quell’anno). La mediocrità di Francesco Cossiga, allora ministro dell’interno, il quale vive però un colossale dramma umano (è l’inizio della sua psoriasi), quella di Giulio Andreotti, presidente del consiglio, che ha qualcosa di laido. L’ignavia dei comunisti, incastrati dal fatto di dover prendere le dovute distanze dalla follia terrorista (forse un po’ eccessivamente caricaturale e insipido il Berlinguer della ricostruzione). Ma sono tutti incastrati, poco coraggiosi e lungimiranti. E poi gli stessi brigatisti, tranne in parte Adriana Faranda, emergono come dei piccoli uomini. Forse era una vicenda impossibile per tutti. O forse no.

Chi invece sfida la cupezza della realtà, quella del reduce di guerra, nella fattispecie la prima guerra mondiale – la guerra delle trincee – e la povertà e lo sfruttamento della povera gente, è Pietro Marcello, che apre la prestigiosa sezione della Quinzaine des réalisateurs con L’envol (Le vele scarlatte, il titolo italiano). Il regista del magistrale libero adattamento di Martin Eden ci regala un film tutto francese dove la fiaba, cioè la bellezza e il senso più basico di ricerca di umanità, è in guerra con la realtà, troppo spesso disumana.
Il regista, con un lento crescendo, produce una gran quantità di immagini pure, speculari ai personaggi che ricercano (in)consapevolmente proprio la medesima purezza. Le dicotomie presenti, come quella tra giocattoli artigianali e non, è chiaramente una sottile ma continua metafora del cinema, d’autore e popolare, che deve ritrovare immagini – visioni – semplici e profonde insieme, l’incanto detto in una parola, per poter prendere il volo. Ambientato in Normandia, come certi musical di Jacques Demy, in parte cantato e musicato con grande ispirazione, il film resta dentro all’anima dello spettatore e cresce fino a rivelarsi un capolavoro.
Quanto al film francese Coupez di Michel Hazanavicius, che ha aperto il festival (Fuori concorso), vuol essere del meta-cinema horror-trash ma diverte solo un po’ nella terza parte e, come lo Psycho di Gus Van Sant, non è altro che un rifacimento quasi mimetico del film giapponese Zombie contro zombie (2017) di Shinichirō Ueda, ma furbescamente non dichiarato.
*( Francesco Boille, esperto di cinema e fumetti)

 

05 – INTANTO NEL MONDO.

UCRAINA
Kiev, ucraina, 18 maggio 2022. Il soldato russo Vadim Shishimarin in tribunale. (Vladyslav Musiienko, reuters/contrasto Si tratta del primo processo contro un militare russo accusato di crimini di guerra. Lo stesso giorno la Russia ha espulso ventiquattro diplomatici italiani, ventisette spagnoli e trentaquattro francesi. Il 19 maggio il ministero della difesa russo ha annunciato che finora si sono arresi 1.730 combattenti ucraini asserragliati nell’acciaieria Azovstal a Mariupol.

BIELORUSSIA
Il 18 maggio il presidente Aleksandr Lukašenko ha firmato una legge che introduce la pena di morte per la “preparazione di atti terroristici”. Finora la pena capitale era prevista solo nel caso di atti terroristici effettivamente compiuti. Dal 2020 molti oppositori del regime sono stati arrestati con l’accusa di preparare atti terroristici.

KOSOVO
Il tribunale speciale per il Kosovo dell’Aja ha condannato il 18 maggio due ex combattenti a quattro anni e mezzo di prigione per “intimidazione di testimoni”. Hysni Gucati e Nasim Haradinaj, rispettivamente capo e capo aggiunto di un’organizzazione di veterani dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), che negli anni novanta ha combattuto per l’indipendenza dalla Serbia, erano stati arrestati nel 2020.

TAGIKISTAN
Il 18 maggio il ministero dell’interno ha annunciato che nove persone – un soldato e otto membri di un “gruppo armato illegale” – sono morte e ventiquattro sono rimaste ferite in un’operazione “antiterrorismo” nel sudest del paese. Gli scontri sono scoppiati dopo che duecento persone avevano bloccato una strada che collega la capitale Dušanbe alla città di Choruǧ, nella regione autonoma di Gorno-Badachshan, vicino al confine afgano.

RUANDA
Il 18 maggio i procuratori delle Nazioni Unite hanno annunciato che Phénéas Munyarugarama, uno dei cinque ruandesi ancora ricercati per il genocidio del 1994, è morto nel 2002 nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Il luogotenente-colonnello Munyarugarama era accusato di aver ordinato una serie di massacri di tutsi nel distretto di Bugesera.

AMBIENTE
Secondo un rapporto presentato dall’Organizzazione meteorologica mondiale il 18 maggio quattro indicatori chiave della crisi climatica hanno registrato livelli record nel 2021: la concentrazione di gas serra, l’aumento del livello del mare, la temperatura media globale e l’acidificazione degli oceani. Il rapporto afferma che “l’attuale sistema energetico mondiale sta conducendo l’umanità alla catastrofe”.

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