Over 80: una generazione abbandonata e discriminata

di Giacinto Botti (da Sinistra Sindacale 07_2021)

 

Centodiecimila morti per Covid, un numero tra i più alti al mondo. Il 50% sono persone con oltre 80 anni. Mediamente continuano a morirne 400 al giorno. Non numeri ma persone. Molte si sarebbero potute salvare con una tempestiva vaccinazione di massa che, cinicamente e colpevolmente, non è stata fatta.

Finora ha concluso il ciclo della vaccinazione meno della metà degli over 80. Nella sconsiderata corsa al vaccino l’individualismo, il corporativismo stanno uccidendo persino la pietà e la compassione verso la morte, verso tanta sofferenza e tante perdite umane. Morire di Covid è un calvario: da soli, senza nessuna persona cara al proprio fianco, sfiniti dalla fame d’aria che i polmoni non sono in grado di soddisfare; solo le macchine possono cercare di farti sopravvivere. Una sofferenza per i tuoi affetti più cari, per i quali sei un bene prezioso, per chi ami e ti ama e non può starti vicino. Un’esperienza che segna per sempre chi riesce a sopravvivere.

Eppure basterebbe poco: incrociare i dati dell’anagrafe con quelli di Inps, Ats, medici di famiglia per sapere quante, chi sono e dove vivono le persone fragili e gli over 80, per organizzarsi e garantire loro la vaccinazione prima che ad altri, per convocarli in luoghi vicini o recarsi a casa di chi non è in condizione di muoversi. Non si è fatta questa semplice scelta di umanità ma si è privilegiato altro. Troppi regionalismi, errori, scandali, dati falsificati; troppo malaffare e interessi particolari, troppe furbizie delle corporazioni. Una vergogna nazionale.

Il manifesto della Cgil per la giornata mondiale del 7 aprile sottolinea che la salute è un diritto umano, ed è tempo che sia un diritto per tutti. Ciò presuppone il superamento di un sistema economico e politico che sfrutta e impoverisce il pianeta e alimenta diseguaglianze e discriminazioni.

Il diritto alle cure e ai vaccini dev’essere garantito a livello mondiale, togliendo alle multinazionali la proprietà dei brevetti. In Italia questo diritto è stato finora negato a buona parte delle persone fragili e over 80. Una generazione preziosa che ha lottato per consegnarci un Paese libero e democratico, diritti fondamentali e benessere. E che sta pagando un prezzo altissimo per scelte irresponsabili come destinare vaccini già scarsi alle corporazioni, alle lobby, a settori non indispensabili per la vita e la salute delle persone.

Una parte della popolazione che è stata lasciata sola nel fondo scala, in secondo piano perché improduttiva, senza peso sociale, senza una rappresentanza capace di difenderne i diritti, di restituirle dignità portandola fuori da una sofferenza e una solitudine indegne di un paese civile, per far vivere a queste persone ancora degli anni buoni, regalandoci la gioia della loro saggia presenza. Sono loro che muoiono, e che riempiono le terapie intensive, i pronto soccorso, i letti degli ospedali.

In molti non hanno risorse per curarsi o fare prevenzione, e in questo ultimo anno si è ridotta la speranza di vita. Saltano le cure e la prevenzione di altre malattie, e crescono le difficoltà e il sovraccarico del personale medico e paramedico. I dati dell’Istituto superiore di sanità sono eloquenti. In Italia, fino al 31 marzo, i contagiati erano circa 3,6 milioni; i morti, in continuo aumento, con un tasso di letalità altissimo: 3,08, superato solo da Messico, Perù e Sud Africa. Per fasce di età la letalità è: zero sino ai 40 anni, dai 70 ai 79 oltre il 9%, dagli 80 ai 90 oltre il 20% e più del 27% per gli over 90.

Mentre la strage continua c’è chi vorrebbe aprire tutte le attività e il Paese intero, a discapito della vita e del futuro. Le attività produttive sono aperte e la circolazione è intensa, senza controlli né regole; il virus viaggia su mezzi di trasporto affollati e nei luoghi di lavoro, arriva nelle case, a persone per le quali può essere letale. Una scandalosa deriva economica e mercantile, una sconfitta etica e culturale per chi dal tunnel vorrebbe uscire migliore, cambiando radicalmente la società e il suo modello di sviluppo.

Al “governo dei migliori”, spostato a destra, va detto che cambiare passo non basta. Bisogna cambiare il sistema economico, sociale e produttivo, distorto e discriminante, fondato sul mercato. Senza salute, sicurezza, cura e prevenzione non c’è ripresa economica. E il primo investimento dovrebbe essere fermare la pandemia e salvare vite umane e il futuro del paese.

La Cgil è un’organizzazione generale, non si piega ai disvalori, al qualunquismo, alle prevaricazioni corporative e alle nefandezze sulle vaccinazioni. Non si presta a favorire spinte corporative dei vari settori, ma ha come priorità il diritto alla vita e alla salute delle persone. Di tutte.

 


 

La vaccinazione a rilento degli over 80: un inaccettabile cinismo pseudo darwiniano, già praticato con le Rsa lo scorso anno – di Michele Lomonaco

Intervento al Direttivo nazionale della Cgil del 23 marzo scorso.

Una considerazione in corso d’opera su quella che considero la priorità assoluta del momento, cioè la vaccinazione degli over 80. Lo sguardo è quello di un cittadino di una regione, la Lombardia, che è senz’altro la più disgraziata sul versante della capacità di affrontare questa disastrosa pandemia Covid.

E’ di dominio pubblico, è patrimonio informativo di tutti che l’età media dei deceduti è di 81 anni, la stragrande maggioranza dei ricoveri in terapia intensiva e negli ospedali Covid riguarda gli over 80, è maggioritaria la fascia degli ultra ottantenni che impegna ambulanze, pronto soccorso e medici di medicina generale e Usca per insorgenza di sintomi Covid.

A fronte di queste semplici constatazioni sembrerebbe a chiunque inevitabile (e infatti così recitano le disposizioni nazionali) affrontare l’attuale fase vaccinale con una rapida ed efficiente copertura integrale di quelli che sono i più esposti per età e per co-morbilità al Covid. Avremmo benefici certi e tangibili per tutta la società: una rapida caduta dei decessi (e scusate se è poco) – su oltre 100mila morti, 60mila sono over 80 (60%) – un abbattimento drastico dei ricoveri in terapia intensiva e negli ospedali, un ritorno a parametri più normali del ricorso ad ambulanze, pronto soccorso, medici di base e Usca. Quest’ultimi, se impiegati meno a fare tamponi, potrebbero incrementare le vaccinazioni a domicilio oggi episodiche.

Ebbene, a fronte di quanto, di quasi ovvio, sin qui sostenuto, nella mia regione, la Lombardia, e anche in altre regioni, la vaccinazione degli over 80 non solo è andata molto a rilento ma si sono riscontrati comportamenti insultanti e intollerabili nella gestione delle prenotazioni, nelle disdette con sms, sulla lontananza dei luoghi dove vaccinarsi, sulla esiguità della vaccinazioni a domicilio per chi non può deambulare.

Così non si può e non si deve andare avanti, specialmente se, come in Lombardia, siamo in presenza della reiterazione del crimine. Nessuno di noi ha scordato come questa Regione si è comportata nei confronti delle Rsa e della strage perpetrata ai danni delle migliaia di ospiti contagiati e in numeri elevati deceduti, esattamente un anno fa. Noncuranza, approssimazione criminale, ma anche molto cinismo e impulsi darwinisti di selezione naturale della specie nei confronti di anziani che vengono considerati inutili e improduttivi.

In questa regione è inderogabile un intervento immediato e deciso da parte dello Stato, che deve commissariare la giunta lombarda e si deve sostituire alla incapacità praticata e reiterata del sistema sanitario regionale. Deve però intervenire anche la politica, a tutti i livelli, perché non è ulteriormente tollerabile che il disastro gestionale di Fontana, Moratti & co. si possa risolvere in una battaglia tutta interna al centrodestra, con lancio di fumogeni (le sostituzioni che sono rimedi peggiori del male) che intendono offuscare la realtà di un fallimento altrimenti tangibile.

Infine un appello a tutta la Cgil e a tutte le categorie: prendiamo immediatamente posizione forte e se necessario mobilitiamoci perché si addivenga in tempi rapidissimi alla conclusione della vaccinazione degli over 80 sull’intero territorio nazionale. Cui debbono seguire, secondo le stesse indicazioni del piano vaccini nazionale, gli ulteriori fragili per morbilità e per età, disabili in testa.

Accantoniamo per favore, e mi rivolgo più in particolare alle categorie, la pericolosa e discriminante discussione lanciata da Confindustria (non a caso in Lombardia, e senza il coinvolgimento del sindacato) sulla vaccinazione nei luoghi di lavoro. Quando tutte le priorità saranno soddisfatte e quindi senza scavalchi e senza fughe verso il privato, ci impegneremo tutti per aiutare il sistema sanitario alleviandolo dalla vaccinazione dei lavoratori delle aziende.

Oggi l’approccio meno corporativo, più etico, più intelligente, e forse anche più economicamente vantaggioso per l’intera collettività, è quello di portare velocemente in salvo milioni di cittadini anziani che questa pandemia ha colpito in maniera micidiale, e nel contempo di rasserenare il clima pesante e insopportabile che l’intera collettività sta vivendo da un anno a questa parte.

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Sinistra Sindacale 07_2021

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