15 agosto 2020 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI.

01 – Luigi Ippolito*. Il nodo resta la centralità e il ruolo del Parlamento. Referendum . L’approvazione della legge sulla riduzione dei parlamentari è stata connotata da demagogia e strumentalità.
02 – Andrea Fabozzi. La Corte costituzionale: referendum con le elezioni, ecco perché ora si può. Riforma costituzionale. Le motivazioni dell’ordinanza di Giuliano Amato: «La logica referendaria è intrecciata a quella della democrazia rappresentativa».
03 – Massimo Franchi. Lega, otto sospesi. Il grillino è Rizzone. Oggi parla Tridico. Bonus 600 euro. Consiglieri regionali in Veneto, Emilia, Piemonte e Lombardia. Coinvolto anche Pirozzi (Fdi): lo ha chiesto mia moglie.
04 – Andrea Capocci. Contagi in aumento, mai un dato così alto negli ultimi tre mesi Corona-virus.
05 – Claudia Fanti . È morto Pedro Casaldáliga, vescovo dei poveri.
06 – Marina Catucci : Biden e Harris convincono tutte le anime dei democratici. Presidenziali americane.
07 – Alfiero Grandi: Con il taglio campo libero alla deriva populista,
08 – Angela Schiro’ (Pd): Car@ amic@.
09 – Schirò (Pd): il superbonus 110% è finalmente operativo (anche per gli italiani all’estero)
10 – Sette governatori Usa bipartisan «in consorzio» per produrre e acquistare test
Coronavirus. Una risposta all’incapacità di Trump.
11 – ROMA. Riccardo Chiari. Mattarella abbraccia Stazzema e guarda al presente: “Non ignorare intolleranza, odio razziale, fanatismo” Eccidio nazifascista. Il messaggio del Presidente della Repubblica a un comune simbolo dell’Italia repubblicana: “Sulla base di quei valori di umanità che i nazisti e i fascisti loro collaboratori volevano annientare è stata conquistata la Liberazione e costruita la democrazia
12 – A Schirò (Pd): Per cosa si vota? Referendum costituzionale 2020. Il voto all’estero. Tra meno di un mese, infine, riceveremo il plico elettorale con la scheda che ci consentirà di votare per il referendum confermativo della legge che ha ridotto il numero dei parlamentari, tra cui quelli eletti nella circoscrizione Estero
13 – Claudia Fanti. Colombia, è boom di contagi. Ma il presidente dunque prova a ignorarli Corona virus. È la Colombia il paese dell’America latina attualmente più colpito. Ingresso vietato in Italia per chi arriva da lì. Dopo il Brasile dei 3 milioni di casi e degli oltre 100 morti, è la Colombia il paese dell’America latina attualmente più colpito dal Covid-19, tanto da finire nella lista nera di quelli per cui è previsto il divieto di ingresso in Italia, secondo quanto disposto mercoledì dal ministro della Salute Speranza.

01 – Luigi Ippolito*. IL NODO RESTA LA CENTRALITÀ E IL RUOLO DEL PARLAMENTO. REFERENDUM . L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE SULLA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI È STATA CONNOTATA DA DEMAGOGIA E STRUMENTALITÀ.
Alle riflessioni di Gaetano Azzariti (il manifesto 11 agosto) può essere utile aggiungere che sul prossimo referendum sono emerse posizioni diverse anche tra i più attivi protagonisti delle battaglie contro le revisioni di Berlusconi e di Renzi. L’opinione pubblica è disattenta, non solo per le urgenti preoccupazioni sanitarie ed economiche, ma anche per responsabilità del sistema mediatico, spesso qualunquisticamente indifferente – con poche eccezioni- al ruolo del Parlamento.

L’approvazione della legge sulla riduzione dei parlamentari è stata connotata da demagogia e strumentalità. Demagogia del M5S, immortalata dalla sceneggiata con le forbici di cartone a riprova che l’unica motivazione è stato il taglio delle poltrone. Inaccettabile è stato lo strumentale atteggiamento di chi, per ben tre volte ha votato NO, mutando posizione alla quarta votazione, senza addurre alcuna ragione di merito del sopravvenuto mutamento, dando nei fatti sostegno all’impostazione del M5S, che rivendica di conseguire i propri obiettivi con la destra o con la sinistra.

Il confronto democratico deve essere alimentato con argomenti di ragione e di verità, domandandosi se davvero sia soltanto la riduzione del numero dei parlamentari a determinare o ad aggravare quella crisi, che ha radici risalenti, come già nel 1985 avevano evidenziato Stefano Rodotà e Gianni Ferrara che presentarono una proposta di legge, evidenziando che«il bicameralismo produce inefficienza e distorsioni, rallenta il processo legislativo, moltiplica i luoghi in cui possono farsi valere gli interessi settoriali e deresponsabilizza i parlamentari».

Quanto al numero dei parlamentari, Rodotà ne auspicava una riduzione come la via per obbligare i partiti a una seria selezione della classe politica. Al monocameralismo, volto a rafforzare il Parlamento nel rapporto con il Governo, si aggiungeva la modifica dell’art. 138 della Costituzione, per rendere più difficile alla maggioranza di disporre della Costituzione, e si accompagnava la previsione di una legge elettorale proporzionale, per rafforzare la legittimazione della rappresentanza politica.

Qualcuno dunque aveva lucidamente e per tempo intravisto i guasti che si andavano accumulando nel nostro sistema politico e istituzionale e prospettato i rimedi, che andrebbero ripresi, attualizzati e rilanciati come alternativa alla deriva politica dell’antipolitica. Di tutte quelle proposte non è stato raccolto nulla.

Sul falso presupposto che fosse necessario rafforzare il ruolo del governo, sono state introdotte e praticate scorciatoie e prassi che hanno peggiorato la situazione, sino alla caduta verticale sia del ruolo del Parlamento e della funzione dei parlamentari e sia della legittimazione della rappresentanza politica: le strumentali e opportunistiche leggi elettorali maggioritarie, ripetutamente censurate dalla Corte costituzionale; la tenaglia costituita dai decreti leggi, dai maxi emendamenti e dall’apposizione di fiducia da parte del governo: l’umiliante estromissione del Parlamento non solo dalla discussione, ma anche dalla lettura, nel 2018 e 2019, delle leggi di bilancio approvate a scatola chiusa.

Da tempo il Governo è padrone dell’agenda parlamentare e decide su ciò che il Parlamento, mero esecutore, deve approvare, con un ribaltamento delle funzioni e dei ruoli. Se così è, non ha molto rilievo che i parlamentari siano 1.000 o 500. Il problema non è il numero dei parlamentari, ma la loro funzione e quella dell’istituzione nel suo complesso.

C’è da augurarsi che giornali e mass-media non si limitino a tifare pro o contro il governo, ma si facciano carico degli allarmi che provengono non solo dai costituzionalisti, ma da chiunque abbia davvero a cuore le sorti della nostra democrazia. «Ridurre in maniera drastica il numero di deputati e senatori senza porsi il problema dell’equilibrio istituzionale alterato, dei “pesi e contrappesi” che danno senso a una democrazia matura, rischia di aprire la porta a conseguenze per nulla imprevedibili». (Stefano Folli).

È su questo che va portato il dibattito pubblico per intervenire, con la necessaria urgenza, sulla ridefinizione del ruolo del Parlamento e sulla rivitalizzazione della rappresentanza politica. I profili da affrontare sono molteplici, a cominciare da una vera legge elettorale proporzionale (indispensabile per riattivare un rapporto tra partecipazione dei cittadini e rappresentanza) alla riforma dei regolamenti parlamentari (necessaria al fine di rilanciare la funzionalità parlamentare). Più in generale, occorre lavorare per ricostruire il tessuto democratico e per il riequilibrio nel rapporto governo/parlamento.

Giustamente Azzariti (il manifesto 10 gennaio) qualificò questo referendum una trappola, che chiede «di scegliere tra coloro che sono a favore di questo parlamento, quotidianamente umiliato, e coloro che vogliono ridurlo ancor peggio». Occorre invece attivare un dibattito pubblico sul ruolo e le funzioni del Parlamento, per contrastare «l’inquinamento dell’opinione pubblica, qualunque sia la risposta delle urne» (Domenico Gallo).

È questa la principale e più valida indicazione di orientamento, anche perché, chiunque vinca, i problemi da affrontare saranno esattamente gli stessi. È necessario interloquire – prima e dopo il 21 settembre – con le posizioni più razionali e democratiche, presenti nello schieramento del SI e in quello del NO per uscire dalla trappola e per parlare ai tanti cittadini che hanno perso fiducia nei partiti politici e nel Parlamento.
* Presidente Fondazione Basso

02 – Andrea Fabozzi. LA CORTE COSTITUZIONALE: REFERENDUM CON LE ELEZIONI, ECCO PERCHÉ ORA SI PUÒ, RIFORMA COSTITUZIONALE. LE MOTIVAZIONI DELL’ORDINANZA DI GIULIANO AMATO: «LA LOGICA REFERENDARIA È INTRECCIATA A QUELLA DELLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA». E POI I PARTITI DARANNO TUTTI UN’INDICAZIONE. GOVERNO COSTRETTO A UN NUOVO DECRETO ELETTORALE, CHE FARÀ DECADERE.
Stava aspettando la decisione della Corte costituzionale, il Tar del Lazio che ieri – a distanza di quasi un mese dalla sua udienza e di sole 24 ore dall’inammissibilità dei ricorsi alla Consulta – ha chiuso anche la strada della giustizia amministrativa a chi cercava (in questo caso di nuovo l’avvocato Besostri e il partito radicale) di sganciare il referendum costituzionale contro il taglio dei parlamentari dalle elezioni regionali e amministrative. Gli election days sono confermatissimi, dunque, e sopratutto hanno avuto per la prima volta un’impegnativa benedizione della Corte costituzionale.
Sono state pubblicate infatti le motivazioni con cui la Corte ha giudicato inammissibili i quattro ricorsi contro l’abbinamento referendum-elezioni. Attesa e assai interessante l’ordinanza redatta dal giudice Giuliano Amato che ha detto no anche al ricorso al quale si concedeva nelle previsioni qualche chance, quello del comitato promotore del referendum.

Ma non è tanto sulla legittimazione a proporre il ricorso – in questo caso negata – che risiedono i motivi di interesse dell’ordinanza, quanto nelle parole che per la prima volta la Corte costituzionale dice sulla controversa questione dell’accoppiamento referendum-elezioni politiche. La legge ordinaria si occupa solo del referendum confermativo e dell’abbinamento al voto per il parlamento, vietandolo al punto che il referendum già convocato deve essere obbligatoriamente rinviato all’anno successivo nel caso di elezioni anticipate. Ma adesso la Corte costituzionale scrive che non sussiste la possibilità che la campagna elettorale sulla riforma costituzionale venga influenzata dallo scontro politico sul voto (in questo caso) regionale, «giacché sempre le forze politiche hanno dato indicazioni agli elettori anche sui referendum costituzionali». Lo sappi ail Pd che ancora non si è pronunciato ufficialmente sul sì o sul no. «La logica referendaria – si legge nell’ordinanza Amato – è intrecciata a quella della democrazia rappresentativa, non separata da essa», argomentazione che sembra potersi estendere a tutti i referendum, dunque anche all’abrogativo. L’ordinanza nota anche che «non può dirsi che la contestualità tra differenti campagne elettorali comporti, di per sé, una penalizzazione degli spazi d’informazione dedicati alla campagna referendaria», anche se è quello che sta succedendo. Infine nemmeno «l’eventuale maggiore affluenza alle urne nelle regioni e nei comuni ove si tengono elezioni pregiudica lo svolgimento del voto referendario, per il quale non è previsto un quorum strutturale».
Nel frattempo il governo ha dovuto fare un altro decreto elettorale. Per prevedere stavolta che sia direttamente l’elettore a deporre la scheda nell’urna. E non il presidente di seggio, munito di guanti, come da indicazioni del Viminale di solo 4 giorni fa. Queste novità dovranno essere trasferite nel decreto agosto in fase di conversione, visto che il termine di decadenza del nuovo decreto è successivo alla data delle elezioni

03 – Massimo Franchi. LEGA, OTTO SOSPESI. IL GRILLINO È RIZZONE. OGGI PARLA TRIDICO. BONUS 600 EURO. CONSIGLIERI REGIONALI IN VENETO, EMILIA, PIEMONTE E LOMBARDIA. COINVOLTO ANCHE PIROZZI (FDI): LO HA CHIESTO MIA MOGLIE.
È sempre di più la Lega il partito coinvolto nello scandalo dei bonus da 600 euro per le partire Iva chiesto da parlamentari e consiglieri regionali. Dopo le due sospensioni dei deputati Andrea Dara e Elena Murelli, ieri è arrivata una valanga di sospensioni e di annunci di mancate candidature per consiglieri regionali. Il caso più eclatante è sicuramente in Veneto dopo l’ex vice presidente e assessore al Bilancio di Zaia – Gianluca Forcolin – non sarà ricandidato alle imminenti regionali assieme ai consiglieri Riccardo Barisan e Alessandro Montagnoli. Poi ci sono due consiglieri in Piemonte – Matteo Gagliasso e Claudio Leone – uno in Emilia-Romagna – Stefano BArgi – uno in Liguria – Alessandro Puggioni – e uno in Lombardia – Alex Galizzi. Ben otto.

Insieme a loro ieri è spuntato anche un nome grosso di Fratelli d’Italia: l’ex sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi che ha spiegato: «Il bonus lo ha preso mia moglie, edicolante ad Amatrice». In Piemonte c’è anche il dem Diego Sarno.

Ieri sera è stato lo stesso reggente del M5S Vito Crimi a far conoscere il nome del deputato grillino che ha chiesto e ottenuto il bonus. È Marco Rizzone, imprenditore ligure, componente della commissione di inchiesta sulle banche. Crimi lo ha deferito ai probiviri del Movimento chiedendone «la sospensione immediata».

In ogni caso i nomi dei parlamentari (compresi quelli di chi ha chiesto ma non ottenuto il bonus) dovrebbe farli oggi alle 12 il presidente dell’Inps Pasquale Tridico durante l’audizione davanti all’ufficio di presidenza della commissione Lavoro della camera, allargata ad un membro per gruppo parlamentare. Dopo le polemiche sulla modalità, in serata la neo presidente della commissione Debora Serracchiani ha precisato che l’audizione sarà trasmessa via web dal sito della Camera, garantendo la trasparenza chiesta dal presidente Fico e da tutti i gruppi.
Mentre Salvini, che cerca disperatamente di arginare l’onda dello scandalo distraendo l’attenzione, è spalleggiato dall’opposizione e da Italia Viva (con Teresa Bellanova) nel chiedere le dimissioni di Tridico per la fuga di notizie – che sarebbe uscita dal M5s per rafforzare la campagna sul taglio dei parlamentari – e la gestione dell’istituto, il presidente dell’Inps prepara il suo intervento. Che partirà chiarendo i criteri previsti dal decreto di marzo sull’erogazione del bonus che hanno permesso ad alcuni parlamentari di ottenere il bonus – non erano previsti limiti di reddito ma era richiesta la partita Iva e l’iscrizione a determinate gestioni previdenziali – e sui controlli effettuati dal dipartimento anti frode dell’Inps guidato da Antonello Crudo.
A quel punto partirà il fuoco di fila delle domande sulla gestione dei dati, corroborate dall’istruttoria aperta sul tema dallo Garante della privacy mercoledì. La linea di Tridico sarà quella di riaffermare la legittimità dei controlli e di negare il suo coinvolgimento nella fuga di notizie. Possibile poi che il presidente dell’Inps citi anche l’Agenzia delle Entrate come altro ente a conoscenza dei nominativi.

04 – Andrea Capocci. CONTAGI IN AUMENTO, MAI UN DATO COSÌ ALTO NEGLI ULTIMI TRE MESI
CORONAVIRUS. SECONDO I NUMERI DELLA PROTEZIONE CIVILE IN UNA SETTIMANA SI È REGISTRATA UN’IMPENNATA DELL’81% DEI NUOVI CASI POSITIVI. IL COMITATO NOI DENUNCEREMO “IMPUGNA” IL «RAPPORTO LUNELLI» SUL MANCATO PIANO PANDEMICO
Il bollettino di ieri, con 522 nuovi casi positivi e 6 vittime nelle ultime 24 ore inizia a diventare preoccupante. Non tanto per i decessi che per ora non risalgono. Ma un numero così alto di nuovi casi non si registrava dal 28 maggio, quasi tre mesi fa. E i numeri di ricoveri e decessi di solito seguono lo stessa curva, giusto con qualche settimana di ritardo.
Secondo il rapporto settimanale congiunto del ministero e dell’Iss il numero di casi sintomatici è «sostanzialmente stazionario», con un indice Rt fermo a 0,96. Ma si riferisce al periodo 23 luglio-5 agosto, dunque arriva in leggero ritardo. In ogni caso, in 9 regioni l’indice risulta superiore a 1 (soglia che indica un aumento esponenziale dei casi) e il rapporto sottolinea la «tendenza a un progressivo peggioramento».
Nei dati odierni, il peggioramento si vede già. Nell’ultima settimana il numero di pazienti in terapia intensiva è cresciuto del 25% (ora sono 55). I 3.031 casi registrati rappresentano un aumento dell’81% rispetto alla settimana precedente. Ma se si limita l’analisi ai soli casi sintomatici, l’aumento arriva al 156%. Secondo la Fondazione Gimbe la pandemia sta accelerando per colpa di una sottovalutazione del problema: «La comunicazione pubblica – dice il presidente Nino Cartabellotta – continua ad essere influenzata da messaggi che minimizzano i rischi, ignorando totalmente dinamiche e tempistiche che condizionano la risalita della curva epidemiologica e facendo leva sull’analfabetismo scientifico di una parte della popolazione».
Dal canto suo, il ministero della Salute prova ad arginare l’importazione di casi legata al rientro dei turisti italiani. Una nuova ordinanza prevede che al ritorno da Spagna, Grecia, Malta e Croazia i turisti debbano presentare un tampone negativo o sottoporsi al test nelle 48 successive al rientro.
Ma non si placano le polemiche sull’operato del governo. Il comitato dei parenti delle vittime del Covid-19 “Noi denunceremo” nei prossimi giorni presenterà alla magistratura un nuovo elemento a carico delle autorità sanitarie. Si tratta del Rapporto Lunelli, dal nome dell’ex-generale che lo ha stilato. «Depositeremo in Procura le quasi mille pagine di documentazione riconducibile alla relazione del generale Lunelli» spiega il vicepresidente del comitato Stefano Fusco «e chiederemo ci vengano date risposte urgenti sul motivo per cui si siano ignorante direttive chiare provenienti della Commissione Europea circa la preparazione di un piano pandemico».

L’accusa di Lunelli, contenuta in un rapporto di 65 pagine, è che il piano pandemico risalente al 2006 non sia stato aggiornato da allora da parte del ministero della salute. Eppure, il governo italiano aveva ricevuto precise richieste in merito. Secondo una decisione del Parlamento europeo del 2013 «gli Stati membri dovrebbero fornire regolarmente alla Commissione aggiornamenti sullo stato di avanzamento della loro pianificazione della preparazione e della risposta a livello nazionale». Anche le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie prevedono un regolare aggiornamento del piano anti-pandemia. A causa di questa sottovalutazione della pianificazione l’Italia è stata colta impreparata. «Se l’Italia avesse potuto contare su una pianificazione di emergenza di qualità» conclude Lunelli, avremmo ragionevolmente potuto risparmiare più di 10.000 vite».
Una cifra che convince poco Stefania Salmaso, che negli stessi anni dirigeva il Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, smantellato nel 2015 tra mille discussioni per decisione dell’allora presidente dell’Iss Walter Ricciardi. «Una stima così puntuale è difficile – spiega Salmaso – come ho spiegato altrove, la sottovalutazione della preparazione si spiega invece con le polemiche pretestuose che seguirono la pandemia del 2009 quando il piano fu applicato e poi fu ritenuto esagerato perché l’influenza suina si rivelò meno pericolosa del previsto. Perciò il piano non fu più una priorità». In ogni caso, anche se aggiornato quel piano non poteva applicarsi all’attuale emergenza. «Contro l’influenza sappiamo come sviluppare i vaccini e quel piano mirava a guadagnare tempo per farlo. Nel caso del Covid-19 non era possibile».
L’accusa di Lunelli qualche fondamento ce l’ha. A maggio, un rapporto dell’Oms aveva già segnalato la mancanza di un piano pandemico aggiornato. Ma poche ore dopo la pubblicazione il rapporto era sparito dalla rete. Secondo il quotidiano inglese Guardian, la cancellazione fu richiesta dal direttore aggiunto, l’italiano Ranieri Guerra. Il quale prima dell’incarico all’Oms aveva ricoperto quello di direttore della prevenzione al ministero e di responsabile dell’aggiornamento del piano anti pandemico.

05 – Claudia Fanti . È MORTO PEDRO CASALDÁLIGA, VESCOVO DEI POVERI. BRASILE. A SÃO FÉLIX DO ARAGUAIA DON PEDRO ERA ARRIVATO ALLA FINE NEL 1968, DOPO 7 GIORNI DI VIAGGIO, QUANDO ERA SOLO UN PICCOLO VILLAGGIO DI 600 ABITANTI, AI MARGINI DEL RIO ARAGUAIA. E LÌ AVREBBE COMBATTUTO FINO ALLA FINE LA SUA BATTAGLIA AL LATO DI INDIGENI, CONTADINI, SENZA TERRA, LAVORATORI RIDOTTI IN SCHIAVITÙ, IMMIGRATI POVERI DEL SUD
Una ventina di anni fa il vescovo Pedro Casaldáliga – catalano di nascita, brasiliano di adozione e «PATRIMONIO DI TUTTA L’UMANITÀ» – celebrava una messa nel giorno dei defunti nel “CIMITERO DEI KARAJÁS”, a SÃO FÉLIX DO ARAGUAIA, IN MATO GROSSO. Il cimitero della gente più povera della regione, quello in cui hanno trovato sepoltura tanti indigeni e tanti senza terra sfruttati nelle fazendas dedite all’allevamento del bestiame. Alla fine della messa, il vescovo disse: «Voglio che tutti voi ascoltiate attentamente, perché intendo parlare di qualcosa di molto serio: è qui che io voglio essere sepolto».
Ed è lì che ieri sono stati portati i suoi resti mortali, dopo la messa funebre nella cappella dei clarettiani di Batatais, dove sabato don Pedro si è spento all’età di 92 anni per una grave infezione respiratoria, e dopo quella nel Santuario dei Martiri della Caminhada (parola bella ed efficace che in Brasile si usa spesso per indicare l’impegno del popolo per la liberazione), nella località di Ribeirão Cascalheira, in Mato Grosso, dove il feretro è arrivato dopo un viaggio di oltre 1.100 chilometri. Un santuario costruito nel luogo in cui, nel 1976, in piena dittatura, era stato ucciso il gesuita João Bosco, vicario del vescovo, da un soldato che lo aveva confuso con lui, quando i due si erano recati nella sede della polizia militare per intercedere a favore di due donne che erano state arrestate e torturate.
L’ultimo saluto ha avuto luogo ieri nel Centro Comunitário Tia Irene della sua São Félix do Araguaia, dove il suo corpo è stato posto su una canoa indigena, accanto al remo del popolo Iny con cui, al momento della sua consacrazione episcopale, aveva sostituito il baculo, al cappello di paglia sertanejo adottato al posto della mitra e a un cero pasquale, a indicare le uniche opzioni per lui possibili: o vivi o risorti.
A SÃO FÉLIX DO ARAGUAIA don Pedro era arrivato alla fine nel 1968, dopo 7 giorni di viaggio, quando era solo un piccolo villaggio di 600 abitanti, ai margini del Rio Araguaia. E lì avrebbe combattuto fino alla fine la sua battaglia al lato dei poveri: indigeni, contadini, senza terra, lavoratori ridotti in schiavitù, immigrati poveri del Sud. E, nella maniera più radicale, contro il latifondo, il capitalismo, il colonialismo, l’imperialismo. «Ti scomunicano con me i poeti, i bambini, i poveri della terra», avrebbe scritto nella sua Ode a Reagan.
Già il primo giorno dal suo arrivo, si era trovato di fronte a quattro corpi di neonati morti, sistemati in scatole di scarpe di fronte alla sua casa, perché venissero seppelliti. «O ce ne andiamo via da qui oggi stesso o ci suicidiamo o troviamo una soluzione per tutto questo», aveva detto al suo compagno missionario Manuel Luzón, secondo quanto racconta il giornalista Francesc Escribano nella biografia “Descalço sobre a Terra Vermelha”, che racconta la vita di don Pedro seguendo il filo rosso delle grandi cause della sua esistenza.
Da lì a tre anni, nel 1971, avrebbe scritto la sua prima, famosissima, lettera pastorale, “Uma Igreja da Amazônia em conflito com o latifúndio e a marginalização social”: 80 pagine di testimonianze con nomi, cognomi, luoghi, fazendas. «L’ingiustizia ha un nome in questa terra: latifondo. E l’unico nome vero dello sviluppo qui è la riforma agraria».

Più volte minacciato di morte, aveva evitato l’espulsione dal Brasile da parte della dittatura solo per l’intervento diretto di Paolo VI («Chi tocca Pietro, tocca Paolo»). E, dopo il suo sostegno alla Nicaragua sandinista e alla Cuba di Fidel Castro, aveva evitato la condanna da parte del Vaticano, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, solo grazie all’intervento della Conferenza dei vescovi brasiliani.
I poteri – di ogni tipo – lo hanno avversato fino alla fine. Nel 2012, all’età di 84 anni e in condizioni critiche di salute, essendo già gravemente provato dal «fratello Parkinson», aveva dovuto temporaneamente lasciare la sua casa e la sua comunità in seguito a nuove minacce, essendogli imputata la responsabilità della demarcazione della terra xavante situata tra i municipi di São Félix do Araguaia e Alto da Boa Vista, nel nord del Mato Grosso.
Ancora nel 2018, il giorno precedente al primo turno delle elezioni presidenziali, i manifestanti bolsonaristi che sfilavano in macchina per la città hanno strombazzato i clacson con più forza passando davanti alla sua modesta abitazione.
Vescovo dei poveri, santo, profeta, poeta e mistico: in tantissimi – politici, attivisti, ong, istituzioni, cittadini comuni – lo hanno pianto in questi giorni, inondando di messaggi le reti sociali. Ed è facile prevedere che il cimitero abbandonato voluto da don Pedro come luogo della sua sepoltura diventi presto una meta di pellegrinaggio. Sulla tomba del vescovo, l’epitaffio scelto da lui stesso: «Per riposare / io voglio solo/ questa croce di legno / come pioggia e sole / questi tre metri di terra / e la Resurrezione!».

06 – Marina Catucci : BIDEN E HARRIS CONVINCONO TUTTE LE ANIME DEI DEMOCRATICI. PRESIDENZIALI AMERICANE. LA SCELTA DELLA 55ENNE COME VICE PRESIDENTE È APPREZZATA SIA DA WARREN SIA DA SANDERS
DOPO GIORNI DI SEGRETEZZA JOE BIDEN HA ANNUNCIATO LA SUA SCELTA PER IL RUOLO DI VICE PRESIDENTE LA SENATRICE 55ENNE DELLA CALIFORNIA, KAMALA HARRIS. La notizia è stata accolta con favore da tutto il partito, dai moderati come dalla parte più di sinistra, fino alla deputata del Michigan Rashida Tlaib, probabilmente la più a sinistra di tutti, non incline a nessun tipo di concessione, tanto da non dare il suo endorsement a Biden, pur elogiando la scelta di Kamala Harris. «Ho lottato al fianco della senatrice Kamala Harris durante la pandemia, per i sussidi diretti, e per l’acqua pulita come diritto umano. Ora sconfiggiamo Trump e trasformiamo queste politiche in realtà», ha scritto Tlaib su Twitter.
APPROVAZIONE anche da parte di Bernie Sanders: «Congratulazioni a Kamala Harris, che entrerà nella storia come prossimo vicepresidente. Sa cosa serve per difendere i lavoratori, lottare per l’assistenza sanitaria per tutti e abbattere l’amministrazione più corrotta della storia. Mettiamoci al lavoro e vinciamo».
Dalle parole di Sanders, come da quelle simili di Obama, Elizabeth Warren, Amy Klobuchar, Cory Booker, si evince la volontà di non perdersi in distinguo ideologici, in questo momento storico, ma di portare il ticket Biden-Harris alla Casa Bianca. In questo senso l’effetto positivo della nomina della senatrice californiana è già visibile, forse e paradossalmente proprio grazie a uno dei suoi punti di debolezza, vale a dire la sua fiacca identità politica.

Nonostante usi spesso un linguaggio ed una retorica da sinistra radical, Harris su i contenuti è più ondivaga tra centro moderato e politiche liberal, finendo a volte in un «non luogo» della politica. Se da una parte ha fatto squadra con Alexandria Ocasio-Cortez presentando una proposta di legge comune sull’equità del clima, dall’altra è difficile dimenticare il suo passato da procuratrice della California, quando sosteneva posizioni progressiste su pena di morte e matrimonio gay, ma non sulle riforme della polizia e sulle pene per lo spaccio di droga, tutti temi che toccano direttamente la comunità afroamericana.

PARADOSSALMENTE SU QUESTA comunità è Biden ad avere un appeal maggiore; durante le primarie democratiche, quando Harris era ancora in corsa per la presidenza, le minoranze le avevano preferito non solo Biden, ma anche il socialista bianco Bernie Sanders.

SE COME PRESIDENTE, Harris, dopo un momento di iniziale euforia, non aveva convinto, tanto da non arrivare nemmeno alle primarie di febbraio in Iowa, come vice presidente, sembra la scelta migliore anche a chi l’ha sempre criticata da sinistra, chiamandola «the cop», la poliziotta, come l’attivista radical Shaun King, che ha dichiarato: «Condivido la maggior parte delle critiche al passato di Kamala come procuratore generale. Ma come senatrice la sua crescita su questioni di giustizia, incarcerazione di massa, responsabilità della polizia, depenalizzazione / legalizzazione della marijuana, fine dell’immunità qualificata e altro, mi sembra molto reale. Punto».
UNA COSA È CERTA: la nomina porta più energia al partito, tanto che il dibattito più atteso non è uno di quelli fra Biden e Trump, ma quello del 7 ottobre fa Harris e Mike Pence.
Per non smentire la propria natura suprematista, Pence, durante un comizio in Arizona, poche ore dopo l’annuncio di Biden, ha detto: «Ci vediamo al dibattito, Kamala Harris. In Utah», sotto intendendo neanche tanto velatamente, «dove sono tutti bianchi».
( da Il Manifesto di Marina Catucci )

07 – Alfiero Grandi: CON IL TAGLIO CAMPO LIBERO ALLA DERIVA POPULISTA, su Il Manifesto 12 8 2020. I parlamentari che hanno chiesto bonus legati alla pandemia, destinati a chi è stato colpito duramente, non hanno scusanti. I partiti e gli organi parlamentari debbono prendere severi provvedimenti altrimenti si assumeranno la responsabilità di lasciare campo libero alla deriva populista.
QUESTI COMPORTAMENTI INACCETTABILI CONTRIBUISCONO ALLA CADUTA DI CREDIBILITÀ DEL PARLAMENTO MA OCCORRE IL CORAGGIO DI REAGIRE ALL’ANTIPOLITICA .
Nel prossimo referendum la scelta è tra ridare credibilità alla rappresentanza dei cittadini o dare un altro colpo al ruolo del parlamento. Per rimettere il parlamento al centro del nostro sistema istituzionale occorre ridargli rappresentatività, i suoi componenti debbono rispondere agli elettori che debbono poterli scegliere e fidarsi di loro. Oggi non è così. Se i parlamentari continueranno ad essere nominati dall’alto verranno scelti per fedeltà ai capi non per qualità. Il parlamento è stato costretto a ratificare decisioni dei capi dei partiti e dei governi. Dalla mozione che affermava che Ruby era nipote di Mubarak ad oggi il prestigio del parlamento è andato in crisi.
Oggi il parlamento funziona male. C’è una crisi da risolvere, ma tagliare i parlamentari non è un rimedio, anzi peggiorerà la situazione. Dall’incostituzionale porcellum ad oggi il parlamento è stato formato con leggi elettorali che hanno creato una frattura tra parlamentari e paese. Decreti legge e voti di fiducia a raffica hanno fatto il resto.

Nel referendum sono in gioco la riduzione del 36,5 % dei deputati e dei senatori e il ruolo stesso del parlamento, architrave dell’assetto costituzionale italiano, indebolirlo aprirebbe la strada a modifiche radicali della Costituzione come il Presidenzialismo, obiettivo rilanciato dalla destra. Il Presidente da garante diventerebbe capo della fazione vincente.

Il Movimento 5 Stelle è responsabile di avere imposto il taglio del parlamento nella formazione del nuovo governo. Il Pd e Leu per far nascere il Conte 2 hanno ribaltato la loro posizione, passando dal voto contrario, dato ben tre volte, al voto a favore alla Camera per consentirne l’approvazione parlamentare, rinunciando a puntare almeno alla riscrittura della proposta concordata in precedenza tra M5Stelle e Lega.

Da qui l’inseguimento di Pd e Leu di un fantomatico riequilibrio con altre modifiche della Costituzione e una nuova legge elettorale, per evitare di tornare al voto con la legge fatta approvare da Calderoli insieme al terzo voto sul taglio del parlamento.

Era troppo pretendere almeno parità con la Lega ?

La giustificazione che questo ha consentito la formazione del governo non regge, sia perchè il M5 Stelle ha abbandonato per strada altri punti “irrinunciabili”, sia perchè aveva ed ha tutto da perdere da elezioni anticipate.

E’ stato sottovalutato che modificare la Costituzione, definita dal centro sinistra nel 2013 la più bella del mondo, non doveva essere inserita in un accordo di governo e andrebbe semplicemente respinta se presentata con la motivazione di una risibile riduzione dei costi.

Il parlamento è garanzia della qualità della nostra democrazia e il suo ruolo andrebbe risanato e rilanciato, non ridotto ulteriormente. Del resto anche un paragone europeo non giustifica il taglio del parlamento.

L’Italia ha deciso un aumento del deficit pubblico di 100 miliardi di euro e attende sostegni dall’Europa per cifre enormi. Fare funzionare il parlamento per avere una effettiva rappresentanza dei cittadini e dei territori darebbe garanzie importanti.

Davide Casaleggio ha previsto la fine prossima del ruolo del parlamento dando una cornice inquietante alla pretesa del M5Stelle di tagliare il parlamento.

Senza il parlamento la Costituzione del 1948 andrebbe in crisi perchè la sovranità appartiene al popolo che la esercita attraverso la rappresentanza parlamentare, salvo i referendum.

Occorre una legge elettorale proporzionale senza sbarramenti e con i cittadini che possono scegliere i parlamentari, ma da sola non può rimediare ai guasti di questo taglio del parlamento perchè non può cambiare la Costituzione.

Le regioni piccole avrebbero differenze enormi nei senatori, il proporzionale sarebbe impossibile. La Basilicata ha denunciato alla Corte che il Trentino Alto Adige con 6 senatori, ne avrebbe il doppio dei suoi 3. Gli italiani all’estero avrebbero 4 senatori con 4,7 milioni di votanti.

Nei prossimi mesi l’Italia dovrà fare scelte decisive per il futuro e dovrà essere all’altezza del sostegno dell’Europa, trovando le strade per uscire dalla crisi sanitaria, occupazionale ed economica. Per questo occorre un parlamento che ritrovi un ruolo centrale, rappresentando le ansie e le istanze dei cittadini, delle diverse aree del paese. Altrimenti il governo non reggerà questa prova senza una rappresentanza parlamentare diffusa. Per questo deve vincere il No.
Alfiero Grandi

08 – Angela Schiro’ (Pd): Car@ amic@, mi auguro che i giorni di pausa di questa estate ci serviranno soprattutto per recuperare il nostro equilibrio dopo le ansie e le preoccupazioni che abbiamo attraversato e che ancora ci trasciniamo. Mi auguro che possano servire anche per riprendere, con cautela e responsabilità, le nostre relazioni affettive, umane, sociali. E per preparare una ripresa progressiva e sicura, capace di recuperare le cose che nella nostra vita individuale e di relazione consideriamo importanti, essenziali.
Per chi ha responsabilità pubbliche, tuttavia, non ci può essere pausa nella trasparenza e nel dialogo con i cittadini. Per questo mi permetto di tirare brevemente le somme del lavoro fatto in questi difficili mesi per gli italiani all’estero e di fare un cenno a ciò che ci attende alla ripresa di settembre.
ASSISTENZA E SUPERBONUS
Nell’ultimo decreto “Rilancio” ci sono due misure che rispondono a due emendamenti a mia firma.

Il primo riguarda l’aumento di due milioni di euro, da aggiungere ai sei già stanziati in bilancio e ai quattro aggiunti in corso d’opera, che portano a 12 milioni complessivi i fondi da utilizzare per i connazionali che si trovino in condizioni di particolare difficoltà personale e familiare, soprattutto a seguito della pandemia.

Il secondo è l’estensione agli italiani all’estero del superbonus del 110% per i lavori di adeguamento energetico e antisismico da fare anche sulle seconde case, come sono considerate quelle dei nostri connazionali che vivono all’estero.

Dopo che già il reddito di emergenza (REM) era stato ammesso anche per chi tornava dall’estero a seguito della crisi, credo si potrà toccare con mano la differenza tra il modo come il governo gialloverde, a trazione leghista, trattava gli iscritti AIRE (basti pensare all’esclusione dal reddito di cittadinanza e al Decreto Salvini che ha alzato muri verso chi vuole acquisire la cittadinanza per matrimonio), rispetto al modo come li considera questo governo a presenza PD, pur con tante cose ancora da fare e tante da fare meglio.

COMMISSIONE BICAMERALE/GIORNATA NAZIONALE/PORTALE UNICO
Anche sul piano dei risultati legislativi mi permetto di richiamare alcuni dati di fatto e di esprimere una qualche soddisfazione.

La Commissione esteri della Camera ha definito il testo unificato della legge istitutiva della Commissione bicamerale per gli italiani nel mondo, che tiene conto, tra le altre, anche della proposta da me presentata. Dopo la riduzione del numero dei parlamentari, portare in porto la Bicamerale significherebbe riequilibrare almeno in parte il vuoto di rappresentanza che si verrà a creare e istituire un osservatorio e un luogo di confronto dedicato esclusivamente ai nostri temi e problemi. Non poco, per la verità.

Anche la legge che istituisce la Giornata nazionale per gli italiani nel mondo, presentata dalla collega La Marca fin dall’altra legislatura e accompagnata in questa da altre proposte analoghe, una legge di cui sono stata relatrice in commissione, è stata licenziata a larga maggioranza per l’aula, dove dovrebbe essere approvata alla ripresa.

Nello stesso tempo, è stata definita e approvata unitariamente la risoluzione che unifica le diverse proposte, tra le quali la mia, per la creazione di un portale unico per gli italiani nel mondo, uno strumento certamente adatto non solo a dare con continuità e precisione utili informazioni, ma anche a far crescere la consapevolezza di alcuni diritti, soprattutto sul piano della fruizione dei servizi.

FONDO PROMOZIONE LINGUA E CULTURA/ENTI GESTORI/INVIO PERSONALE ALL’ESTERO

Da insegnante e da testimone dei sacrifici che le famiglie all’estero fanno per assicurare una formazione anche in italiano ai propri figli, ho seguito quasi come una cosa “mia” le questioni legate al prolungamento del Fondo per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, in scadenza nel 2020, alle difficoltà cui sono andati incontri gli enti gestori a seguito della pandemia, alla necessità di regolarizzare la destinazione del personale scolastico all’estero, le cui disfunzioni comportano ritardi intollerabili nell’entrata a regime degli stessi corsi.

Per il Fondo, in occasione del decreto Milleproroghe, sono riuscita ad ottenere il prolungamento ma ora servono le risorse, non poche, per recuperare almeno in parte quelle che dal prossimo anno verranno a mancare. Per gli enti gestori si è riusciti a fare attribuire anticipazioni più congrue, ma non nascondo una preoccupazione per quelli che non sono ancora riusciti a convertire a distanza la loro didattica, che possono vedersi penalizzati. Eppure, il governo ha accolto un mio ordine del giorno in cui chiedevo di estendere anche all’estero le misure di sostegno alla diversificazione tecnologica della didattica.

Per la destinazione del personale scolastico all’estero ho presentato una proposta di legge di modifica del Decreto 64 sul sistema di formazione italiano nel mondo che riporta alla competenza esclusiva del Ministero degli esteri la facoltà di fare le graduatorie e di inviare il personale, prima divisa, con negativi risultati, tra Esteri e Istruzione. E’ urgente che si affronti la questione per riconoscere i diritti di alunni e famiglie e per il buon nome dell’Italia di fronte alle autorità scolastiche degli altri Paesi.

CITTADINANZA PER MATRIMONIO/TARGHE ESTERE

Ho fatto prima un cenno ai disastrosi decreti Salvini, costruiti per motivi elettoralistici sull’odio per lo straniero. Sullo slancio propagandistico, l’ex aspirante ai “pieni poteri” oggi in caduta libera di consensi ha fatto danni anche al nostro mondo, prevedendo la certificazione del possesso della lingua italiana al livello B1 del Quadro europeo delle lingue al coniuge straniero di un cittadino italiano che chieda la cittadinanza per matrimonio e rovesciando divieti e multe sui parenti degli iscritti all’AIRE che guidino veicoli immatricolati all’estero.

In vista della modifica dei decreti, ai quali la maggioranza sta lavorando, e che io auspico prima di tutto perché si facciano passi in avanti per il riconoscimento dei diritti dei “nuovi italiani”, figli di stranieri ma nati e cresciuti in Italia, come è accaduto a noi figli di italiani in Paesi stranieri, ho scritto al Ministro Lamorgese, assieme ad altri colleghi di maggioranza, perché tra le storture da correggere ci siano anche quelle riguardanti gli italiani all’estero.

La parola, infine, alla politica. Alla buona politica, spero.
Prima di tutto non posso fare a meno di esprimere imbarazzo e disagio per il fatto che le deleghe per gli italiani all’estero siano state attribuite a una persona con la cultura e gli orientamenti politici di un Riccardo Merlo. Oltre all’assoluta improduttività della sua gestione di sottosegretario, il fatto che continui a collegare l’intangibilità dello ius sanguinis con il rifiuto della cittadinanza a chi è nato in Italia e per decenni vi ha vissuto e frequentato cicli scolastici è non solo una vergognosa posizione oltranzista, ma anche la negazione della storia vissuta da milioni di italiani che sulla base dello ius soli sono diventati cittadini di centinaia di paesi del mondo. Credo, onestamente, che gli italiani all’estero, come riferimento, meriterebbero di più.
REFERENDUM
Tra meno di un mese, infine, riceveremo il plico elettorale con la scheda che ci consentirà di votare per il referendum confermativo della legge che ha ridotto il numero dei parlamentari, tra cui quelli eletti nella circoscrizione Estero.
DURANTE L’ITER PARLAMENTARE SONO INTERVENUTA RIPETUTAMENTE, ANCHE DA SOLA COME ELETTA ALL’ESTERO E DISSOCIANDOMI DOLOROSAMENTE DAL MIO GRUPPO DI APPARTENENZA, PER ESPRIMERE CON CHIAREZZA E FERMEZZA IL MIO NO.
La lealtà verso i cittadini all’estero prima di tutto e questa legge taglia gravemente la loro rappresentanza, riducendone il peso e soffocandone la voce. Si aggrava uno squilibrio che esisteva già all’atto della istituzione della circoscrizione Estero e questo non lo potrò mai accettare. Ne riparleremo a ridosso del voto, ma il mio sarà un NO fermo e convinto.
Un caro saluto.
Angela Schiròvai alla mia newsletter del mese di agosto >>

09 – SCHIRÒ (PD): IL SUPERBONUS 110% È FINALMENTE OPERATIVO (ANCHE PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO) . Il Superbonus è finalmente operativo. Sono stati emanati gli ultimi due decreti attuativi del Ministero dello Sviluppo Economico che definiscono le caratteristiche tecniche per gli interventi di efficientamento energetico delle case (comprese quelle degli italiani residenti all’estero) e stabiliscono i moduli da utilizzare, le modalità e i termini per la trasmissione all’ENEA della documentazione utile a dimostrare i requisiti richiesti. 10 agosto 2020
Inoltre è stata emanata anche la Circolare n. 24 dell’Agenzia delle Entrate che chiarisce compiutamente le nuove misure introdotte.
Ricordiamo quindi ai nostri connazionali residenti all’estero e proprietari di abitazioni in Italia che anche loro possono usufruire dell’incremento al 110% della agevolazione fiscale (la possibilità quindi di effettuare i lavori gratuitamente).
Con gli ultimi provvedimenti sono stati stabiliti in maniera definitiva le tipologie e i requisiti tecnici degli interventi di beneficio, l’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione nonché gli adempimenti da porre in essere ai fini della spettanza della stessa.
Una importante novità è rappresentata dalla possibilità di optare, in luogo della fruizione diretta della detrazione (di cui la maggioranza degli italiani residenti all’estero non potrebbe usufruire non producendo reddito in Italia) per un contributo anticipato sotto forma di sconto dal fornitore dei beni o servizi (cd. “sconto in fattura”) o, in alternativa, per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. Le agevolazioni del Bonus al 110% riguardano tutti i contribuenti residenti e non residenti nel territorio dello Stato (grazie anche al lavoro svolto dal Partito Democratico e dai parlamentari eletti all’estero) che sostengono le spese per l’esecuzione degli interventi agevolati, compresi familiari e conviventi.
Le nuove disposizioni si affiancano a quelle già vigenti che disciplinano le detrazioni spettanti per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli antisismici (cd. “sismabonus”) , nonché quelli di riqualificazione energetica degli edifici (cd. “ecobonus” ).
Gli italiani all’estero possono perciò optare – in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione – per un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto (cosiddetto “sconto in fattura”) anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito di imposta; in alternativa i contribuenti possono anche optare per la cessione del credito d’imposta di importo corrispondente alla detrazione ad altri soggetti come ad esempio gli istituti di credito e altri intermediari finanziari.

Ricordiamo che il Superbonus spetta a fronte del sostenimento delle spese relative a taluni specifici interventi finalizzati alla riqualificazione energetica e alla adozione di misure antisismiche degli edifici (cd. interventi “trainanti”) nonché ad ulteriori interventi, realizzati congiuntamente ai primi (cd. interventi “trainati”). In entrambi i casi, gli interventi devono essere realizzati: su edifici residenziali in “condominio” che su edifici residenziali uni o plurifamiliari. Sono escluse le unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9.

Il Superbonus spetta per interventi di isolamento termico, di sostituzione di impianti di climatizzazione, antisismici e di riduzione del rischio sismico, di installazione di impianti fotovoltaici, di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici.

Credo che sia importante chiarire altresì che la agevolazione spetta anche per talune spese sostenute in relazione agli interventi che beneficiano del Superbonus, come ad esempio le spese sostenute per l’acquisto dei materiali, la progettazione e le altre spese professionali connesse, comunque richieste dal tipo di lavori (ad esempio, l’effettuazione di perizie e sopralluoghi, le spese preliminari di progettazione e ispezione e prospezione).

Maggiori informazioni e modalità e procedure di esercizio dell’opzione, da effettuarsi in via telematica, anche avvalendosi dei professionisti abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni (dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e consulenti del lavoro) sono reperibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42
00186 ROMA – Tel. 06 6760 3193

10 – Marina Catucci: SETTE GOVERNATORI USA BIPARTISAN «IN CONSORZIO» PER PRODURRE E ACQUISTARE TEST CORONAVIRUS. UNA RISPOSTA ALL’INCAPACITÀ DI TRUMP. E con il sostegno della fondazione Rockfeller. NEW YORK
In risposta al disastro dell’incapacità di Trump nel costruire un sistema nazionale di test diagnostici e di screening per il coronavirus, decisivi nel contenimento della pandemia, 7 governatori Usa si sono uniti in un consorzio che porti alla produzione e all’acquisto di test di screening rapidi su larga scala. Altri governatori e sindaci dichiarano di volersi aggregare. Al momento la cordata di governatori che dimostra buon senso e leadership è bipartisan, c’è il repubblicano Larry Hogan del Maryland così come il democratico Ralph Northam della Virginia, e ad aiutarli c’è un privato, la Fondazione Rockefeller. Qualcosa di simile si era vista in primavera quando il governatore di New York, Andrew Cuomo, aveva lanciato una coalizione di Stati della costa est unendo le forze nell’acquisto dei respiratori e per protocolli comuni sul lockdown. Seguito poi dalla costa ovest.
A differenza di questi esempi, quando le due coalizioni erano formate da governatori vicini geograficamente e politicamente, visto che erano tutti democratici, ora la coalizione è mista e conta Stati non confinanti, accomunati non dunque dalla situazione in cui si trovano per mancanza di direttive centralizzate, ora come a inizio pandemia.
I governatori, tre repubblicani e quattro democratici, includono anche Mike DeWine dell’Ohio, Gretchen Whitmer del Michigan, John Bel Edwards della Louisiana, Charlie Baker del Massachusetts e Roy Cooper del North Carolina. Ad organizzare lo sforzo è stato Hogan, nei suoi ultimi giorni come presidente della National Governors Association. La situazione dei test in Usa è lungi dall’essere sufficiente per un ritorno alla normalità: si stanno effettuando 700.000 test al giorno – lontani dai 3 milioni o più al giorno che, per gli esperti, sarebbe il minimo.
Oltre a i lunghi tempi di attesa per ricevere i risultati e ritardi minano l’utilità dei test. Una situazione così fragile dopo tutti questi mesi per la decisione di Trump di lasciare la risposta alla pandemia ai singoli Stati, che, trovandosi nell’impossibilità di rapportarsi economicamente ai mercati globali di forniture e attrezzature, si sono dovuti alleare e ricorrere all’aiuto privato.

11 – ROMA. Riccardo Chiari. MATTARELLA ABBRACCIA STAZZEMA E GUARDA AL PRESENTE: “NON IGNORARE INTOLLERANZA, ODIO RAZZIALE, FANATISMO” ECCIDIO NAZIFASCISTA. IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA A UN COMUNE SIMBOLO DELL’ITALIA REPUBBLICANA: “SULLA BASE DI QUEI VALORI DI UMANITÀ CHE I NAZISTI E I FASCISTI LORO COLLABORATORI VOLEVANO ANNIENTARE È STATA CONQUISTATA LA LIBERAZIONE E COSTRUITA LA DEMOCRAZIA.
Per questo, Sant’Anna di Stazzema è divenuta un sacrario e un simbolo della nostra vita civile, dei diritti inviolabili della persona, del senso di giustizia a cui nessuna società deve rinunciare, e che la Costituzione ci indica come impegno collettivo costante”.
“Non va mai dimenticato che la volontà di potenza può spingersi fino a produrre un’ideologia di annientamento di chi è diverso, estraneo, visto come potenzialmente nemico. Non va dimenticato che quanti sottovalutano la violenza, alla fine se ne rendono complici. Non vanno ignorati rigurgiti di intolleranza, di odio razziale, di fanatismo che pure si manifestano nelle nostre società e nel mondo, a volte attraverso strumenti moderni e modalità inedite”. Guarda anche al presente il messaggio di Sergio Mattarella nel 76esimo anniversario dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, dove per rappresaglia i nazifascisti uccisero 560 civili, soprattutto donne, bambini, anziani e rifugiati.
Il Presidente della Repubblica è fra i primi a intervenire nell’anniversario della strage, in contemporanea con la manifestazione che si sta svolgendo nel piccolo comune dell’Alta Versilia, alla quale partecipa per il governo il ministro per gli affari europei, Vincenzo Amendola. “Fu una delle stragi più efferate compiute nel nostro Paese durante l’occupazione nazista – ricorda Mattarella – per i numeri spaventosi del massacro, per la crudeltà con cui gli uomini delle SS si accanirono sui corpi privi di vita, per lo scempio del rogo nella piazza di Sant’Anna. Oggi è giorno di raccoglimento e di memoria per la Repubblica”.
Il Capo dello Stato ha abbracciato idealmente l’intera Stazzema: “Un forte, indissolubile sentimento di solidarietà ci unisce ai sopravvissuti, ai familiari di chi è stato ucciso senza pietà, ai cittadini che hanno ricostruito la comunità, sopportando il dolore e conservando il ricordo”. Un paese, aggiunge Mattarella, simbolo dell’Italia repubblicana: “Sulla base di quei valori di umanità che i nazisti e i fascisti loro collaboratori volevano annientare è stata conquistata la Liberazione e costruita la democrazia. Per questo, Sant’Anna di Stazzema è divenuta al tempo stesso un sacrario e un simbolo della nostra vita civile, dei diritti inviolabili della persona, del senso di giustizia a cui nessuna società deve rinunciare, e che la Costituzione repubblicana ci indica come impegno collettivo costante”.
Infine il Presidente della Repubblica ha voluto ringraziare tutti coloro che, a partire dai pochissimi sopravvissuti, hanno permesso che si potesse ricordare quello che è stato: “La memoria degli eventi più tragici e dolorosi della nostra storia costituisce un richiamo incessante per le coscienze. Particolare gratitudine sentiamo verso coloro che, a Stazzema, hanno tratto dalle loro indicibili sofferenze la forza di testimoniare, di farsi portavoce di solidarietà, di libertà, di pace, di uguaglianza tra gli uomini. Grazie ai sopravvissuti e ai cittadini di Sant’Anna, quel luogo profanato dalla violenza più crudele è diventato una pietra angolare dell’Europa e dei suoi ideali di civiltà”. E le onorificenze recentemente conferite a Enrico Pieri e Enio Mancini da parte della Germania “sono un prezioso segno di speranza che rende più forti le comuni basi morali e culturali del nostro Continente”.
Fra i tanti messaggi inviati ci sono anche quelli della presidente del Senato, Elisabetta Casellati e di quello della Camera, Roberto Fico. Mentre il ministro Amendola, ricordando il messaggio di Mattarella, in piazza a Stazzema è stato netto: “Il passato non deve tornare, nemmeno in forme moderne”.

12 – A Schirò (Pd): PER COSA SI VOTA? REFERENDUM COSTITUZIONALE 2020. IL VOTO ALL’ESTERO.
TRA MENO DI UN MESE, INFINE, RICEVEREMO IL PLICO ELETTORALE CON LA SCHEDA CHE CI CONSENTIRÀ DI VOTARE PER IL REFERENDUM CONFERMATIVO DELLA LEGGE CHE HA RIDOTTO IL NUMERO DEI PARLAMENTARI, TRA CUI QUELLI ELETTI NELLA CIRCOSCRIZIONE ESTERO.
DURANTE L’ITER PARLAMENTARE SONO INTERVENUTA RIPETUTAMENTE, ANCHE DA SOLA COME ELETTA ALL’ESTERO E DISSOCIANDOMI DOLOROSAMENTE DAL MIO GRUPPO DI APPARTENENZA, PER ESPRIMERE CON CHIAREZZA E FERMEZZA IL MIO NO.
La lealtà verso i cittadini all’estero prima di tutto e questa legge taglia gravemente la loro rappresentanza, riducendone il peso e soffocandone la voce. Si aggrava uno squilibrio che esisteva già all’atto della istituzione della circoscrizione Estero e questo non lo potrò mai accettare. Ne riparleremo a ridosso del voto, ma il mio sarà un NO fermo e convinto.
Un caro saluto. Angela Schirò

Il Parlamento italiano ha approvato la legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”. Con questo voto si chiede agli elettori di confermare o meno tale riforma.
Sono iscritto AIRE ma il 20 e 21 settembre sarò all’estero in un altro Paese: posso votare?
Le persone iscritte all’AIRE che si troveranno sempre all’estero, ma fuori della circoscrizione consolare del proprio consolato di iscrizione, possono – se il periodo di soggiorno è di almeno tre mesi per motivi di studio, lavoro o cure mediche e comprende il 20 e 21 settembre – chiedere di votare per corrispondenza nel luogo di temporanea dimora all’estero. Per farlo si devono rivolgere entro il 19 agosto 2020 al proprio consolato di residenza abituale.
Le stesse norme si applicano anche ai familiari conviventi, e la richiesta può essere revocata entro lo stesso termine del 19 agosto 2020.
QUANDO RICEVERÒ IL PLICO ELETTORALE?
I plichi saranno inviati entro i primi giorni di settembre.
Se non ricevo il plico elettorale? Cosa devo fare?
A partire dal 6 settembre 2020 gli elettori che non abbiano ricevuto il plico possono richiederne un duplicato all’ufficio consolare di riferimento. Non è possibile chiedere il duplicato prima di tale data.
ENTRO QUANDO SI PUÒ VOTARE?
Il plico contenente la scheda votata deve pervenire al consolato tassativamente entro le ore 16 locali di martedì 15 settembre 2020.

13 – Claudia Fanti. COLOMBIA, È BOOM DI CONTAGI. MA IL PRESIDENTE DUQUE PROVA A IGNORARLI
CORONAVIRUS. È LA COLOMBIA IL PAESE DELL’AMERICA LATINA ATTUALMENTE PIÙ COLPITO. INGRESSO VIETATO IN ITALIA PER CHI ARRIVA DA LÌ. DOPO IL BRASILE DEI 3 MILIONI DI CASI E DEGLI OLTRE 100 MORTI, È LA COLOMBIA IL PAESE DELL’AMERICA LATINA ATTUALMENTE PIÙ COLPITO DAL COVID-19, TANTO DA FINIRE NELLA LISTA NERA DI QUELLI PER CUI È PREVISTO IL DIVIETO DI INGRESSO IN ITALIA, SECONDO QUANTO DISPOSTO MERCOLEDÌ DAL MINISTRO DELLA SALUTE SPERANZA.

Più di 10mila i contagi quotidiani (ieri erano oltre 12mila), per quasi 169mila casi attivi, che pongono la Colombia al quinto posto dopo Usa, Brasile, India e Russia, e per un totale di più di 420mila contagi (che valgono un ottavo posto assoluto nella classifica mondiale). Di fronte a tali numeri, il presidente Iván Duque trova comunque motivi per consolarsi, confrontando la mortalità in Colombia, pari al 3,4% (con 14mila decessi, 362 dei quali avvenuti ieri), con quella assai più alta registrata in Germania (4,3%), Spagna (9,9%), Francia (13%), Italia (14%) e Regno Unito (15%). E rivendicando un numero di contagi per milione di abitanti (circa 6.200) nettamente inferiore a quello di Brasile, Perù, Usa, Panama e Cile (che ha superato i 18mila).

In mezzo al terremoto politico provocato dalla custodia domiciliare del suo mentore, l’ex presidente Álvaro Uribe, e ulteriormente indebolito dalle indagini sul presunto finanziamento illegale alla campagna elettorale del 2018, Duque cerca in tal modo di ripararsi dalle critiche per la sua fallimentare gestione della pandemia, ma è evidente che non può certo cavarsela così.

«Siamo tra i primi dieci paesi per numero di contagi e figuriamo solo al centesimo posto per numero di tamponi per milione di abitanti», gli ha ricordato il senatore di Colombia Humana Gustavo Petro, il suo avversario al ballottaggio del 2018, rinfacciandogli oltretutto il basso numero di medici e infermieri ogni mille abitanti (rispettivamente 1,8 e 1,1). «La morte – ha continuato – avanza in Colombia a causa non solo del virus, ma anche del sistema di salute, il cui criterio centrale non è dato dalla vita, ma dal profitto». Sono i poveri, obbligati ad andare a lavoro per garantire il profitto dei ricchi, a morire di Covid, ha evidenziato Petro, invocando l’introduzione di un reddito di base e una quarantena più efficace.

Già nella prima metà di giugno, del resto, mentre il numero di contagi continuava a salire, aveva destato non poche perplessità la riapertura economica disposta dal governo – non senza un invito all’ottimismo – in maniera cosiddetta «graduale e sicura». Ma le critiche più aspre sono giunte dalla sindaca di Bogotà Claudia López, una delle più forti figure dell’opposizione, che ha definito «un atto di codardia enorme» la decisione di lasciare ai sindaci la responsabilità di riattivare l’economia e di stabilire i protocolli di sicurezza.

Molto duro anche il leader indigeno Nasa e senatore del Movimiento Alternativo Indígena y Social Feliciano Valencia, che ha accusato il presidente di gravi omissioni nei riguardi della protezione delle comunità indigene, tra le quali si registrano già più di 7mila contagi e 244 morti.

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