20 02 08 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI

01 – Tutto quello che c’è da sapere sul nuovo coronavirus
02 – Salvini ha perso da Bonaccini e dalle sardine. Torna il bisogno di alternativa. Il sogno di Salvini si è infranto sul voto dell’Emilia Romagna. Dopo la sconfitta i leghisti si leccano le ferite e si comportano come la volpe che non riusciva ad arrivare all’uva
03 – La partita di Gibilterra, che voleva restare . Brexit. Sulla Rocca l’accordo Ue con Londra dipenderà dalla Spagna. Al centro delle preoccupazioni i diritti dei 15mila lavoratori transfrontalieri.
04 – Cosa c’è in gioco nell’Iowa con Bernie Sanders. Usa 2020. Via alle primarie democratiche per scegliere che sfiderà Trump alle presidenziali. Comunque vada, la sfida del candidato più a sinistra di tutti avrà effetti duraturi anche fuori dagli Stati uniti.
05 – Coronavirus in Usa: misure che evocano il «Chinese exclusion act» del 1882. Continua a evolversi la risposta americana al coronavirus mentre all’incertezza generata dalla potenziale pandemia è stata in parte attribuita la perdita di 600 punti dell’indice Dow venerdì.
05 – Venezuela | A Caracas 2000 connazionali con Merlo alla firma dell’atto costitutivo dell’Ospedale Italiano.
06 – Siracusa-Trapani: per fare 266 km ci vogliono 11 ore e 21 minuti. Rapporto “Pendolaria” di Legambiente. Mentre l’Alta Velocità diretta tra Milano e Roma impiega meno di tre ore per coprire 577 chilometri. Un’Italia ad alta diseguaglianza
07 – La Marca (Pd): il mio intervento in aula per il gruppo pd sui trattati con la Colombia. Per conto del gruppo del partito democratico ieri ho seguito due importanti provvedimenti di ratifica di trattati internazionali tra l’Italia e la Colombia
08 – Schirò (Pd): sicurezza sociale e brexit, i timori rimangono. L’accordo di recesso del Regno Unito dall’Unione Europea pone una serie di importanti interrogativi in materia di diritti previdenziali dei lavoratori i quali hanno contribuito e che contribuiranno ai sistemi di sicurezza sociale dei Paesi coinvolti
09 – Passaporti: anche il consolato di Belo Horizonte (brasile) adotta la videochiamata per gli appuntamenti ” anche a Belo Horizonte gli affaristi degli appuntamenti dovranno cercarsi un altro lavoro”
10 – Venezuela” Il Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo: “Sin dall’inizio della crisi venezuelana il Governo italiano si è impegnato a favore di una soluzione pacifica e democratica che sfoci nella tenuta di elezioni presidenziali e legislative libere, eque e credibili

 

01 – TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE SUL NUOVO CORONAVIRUS.
COS’È UN CORONAVIRUS?
I coronavirus sono una famiglia di virus comuni, chiamati così per le punte sulla loro superficie che formano una specie di corona. Possono causare malattie che vanno dal comune raffreddore a sindromi respiratorie più gravi come la Mers (sindrome respiratoria mediorientale) e la Sars (sindrome respiratoria acuta grave). Nel 2003 la Sars infettò più di ottomila persone, e 774 ne morirono. L’attuale epidemia, scoppiata a Wuhan, una città cinese di 11 milioni di abitanti nella provincia dello Hubei, è causata da un coronavirus finora sconosciuto, chiamato 2019-nCoV.

QUALI SONO I SINTOMI DEL NUOVO VIRUS?

Soprattutto febbre e tosse, e in alcuni casi difficoltà respiratorie. I sintomi sembrano manifestarsi tra i due giorni e le due settimane dopo che la persona è stata esposta al virus. Una ricerca, pubblicata sulla rivista medica The Lancet, ha analizzato i dati relativi a 99 pazienti ricoverati all’ospedale Jinyintan di Wuhan tra il 1 e il 20 gennaio.

Si è visto che 49 erano stati al mercato di Huanan, da cui inizialmente si pensava fosse partita l’epidemia. L’età media dei pazienti era di 55,5 anni, tra cui 67 uomini e 32 donne. Poco più della metà aveva una malattia cronica preesistente. Tra gli altri sintomi segnalati: dolori muscolari (11 pazienti), confusione mentale (9) e mal di testa (8). Solo quattro avevano anche il raffreddore. Diciassette pazienti hanno sviluppato una sindrome da distress respiratorio acuto (Ards) e, tra questi, 11 sono peggiorati rapidamente e sono morti. Nell’insieme la malattia sembra quindi colpire in misura maggiore i maschi anziani con altre patologie.

COME VIENE DIAGNOSTICATO E TRATTATO IL VIRUS?

Le autorità sanitarie cinesi hanno ricreato il virus in laboratorio, sequenziato il suo genoma e condiviso la sequenza con la comunità scientifica internazionale. Il virus è stato ricreato anche da un gruppo di ricercatori australiani, che lo ha messo a disposizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Non ci sono antivirali specifici per l’infezione, solo trattamenti sintomatici o antivirali di solito usati per altre infezioni. Attualmente non esiste un vaccino, ma gli scienziati hanno identificato il virus rapidamente e messo a punto un test diagnostico in meno di un mese. I progressi della tecnologia potrebbero consentire di testare un vaccino contro il 2019-nCoV entro tre mesi. Tuttavia passare dai test a una produzione di massa può richiedere anni.

COME SI TRASMETTE?

Il coronavirus di Wuhan è molto probabilmente trasmesso attraverso tosse e starnuti, come l’influenza. Ma non è escluso il contagio da persone infettate senza sintomi o durante il periodo d’incubazione. Gli scienziati stanno cercando di capire il grado di trasmissione. Un secondo studio di The Lancet, questa volta su una famiglia, suggerisce che il virus sia passato da un parente malato ad altri sei; solo due avevano avuto contatti con il paziente iniziale. Lo studio è stata la prima conferma di trasmissione del virus da persona a persona.

QUANTO È CONTAGIOSO IL VIRUS?

Ancora non è chiaro. Si sa che si trasmette da persona a persona. Le autorità cinesi hanno presentato prove di casi di quarta generazione a Wuhan e infezioni di seconda generazione fuori città. I calcoli preliminari sul numero medio di contagi che ogni persona infetta può causare, nota come R0, indicano che siano da 1,4 a 2,5 per persona infetta. Ma il dato è incerto. L’influenza stagionale di solito ha un R0 di circa 1,3.

DA DOVE VIENE IL VIRUS?

L’Oms sta ancora lavorando su questo aspetto. Molti dei primi casi confermati (ma non tutti) riguardavano persone che, nel dicembre 2019, erano state in un mercato di Wuhan dove si vendono anche animali vivi. Una recente analisi genetica suggerisce che il nuovo coronavirus somigli a virus che colpiscono pipistrelli e serpenti. Secondo Kristian Andersen, biologo dell’istituto di ricerca Scripps, che ha analizzato le sequenze del 2019-nCoV, il primo contagio potrebbe essere avvenuto settimane o mesi prima, e il virus sarebbe arrivato al mercato in un secondo momento. Gli esseri umani hanno sempre preso malattie dagli animali, infatti la maggior parte delle nuove malattie infettive proviene dalla fauna selvatica. La sopravvivenza evolutiva dei batteri e dei virus dipende dall’infezione di nuovi ospiti, e saltare da una specie all’altra è un modo per farlo. Ma i cambiamenti climatici stanno accelerando questo processo. Inoltre l’aumento delle persone che vivono in città e degli spostamenti, anche su scala globale, fanno sì che quando una nuova malattia emerge, si può diffondere più rapidamente.

DOVE SI È DIFFUSO IL VIRUS FINORA?

Dei quasi diecimila casi confermati, più del 98 per cento si trova in Cina, soprattutto a Wuhan, ma anche a Pechino, Shanghai e Guangdong. Si stima che oltre ai casi registrati ci siano altre decine di migliaia di persone infette. Delle 99 persone contagiate nel resto del mondo (in circa venti paesi, tra cui l’Italia), quasi tutte venivano da Wuhan o da altre città cinesi. Casi di trasmissione da persona a persona avvenuti al di fuori della Cina sono stati registrati in Vietnam, Taiwan, Giappone e Germania.

QUANTO È MORTALE?

Finora 213 morti (tutte in Cina) sono state collegate al virus, il che suggerisce un tasso di mortalità intorno al 2 per cento. In realtà il tasso potrebbe essere inferiore, perché potrebbero esserci molte persone infettate dal virus che non hanno avuto sintomi abbastanza gravi per andare in ospedale e quindi non sono state conteggiate. In confronto, la normale influenza ha un tasso di mortalità dello 0,14 per cento (circa una persona su mille). Il tasso di mortalità della Sars è dell’11 per cento, quello della Mers è del 30 per cento. Ogni anno nel mondo la normale influenza stagionale colpisce milioni di persone. Fra i tre e i cinque milioni hanno complicazioni e tra le 250mila e le 500mila muoiono.

C’È IL RISCHIO DI UN’EPIDEMIA GLOBALE?

L’Oms ha proclamato l’epidemia del nuovo coronavirus un’emergenza sanitaria globale (Public health emergency of international concern o Pheic). La preoccupazione è, in particolare, che il coronavirus possa diffondersi in paesi con sistemi sanitari deboli. La dichiarazione ha l’obiettivo di alzare il livello di attenzione e migliorare il coordinamento internazionale. Permette all’Oms di raccomandare misure su viaggi, commercio, quarantena, screening, cure. Le raccomandazioni non sono vincolanti per gli stati, ma hanno un peso pratico e politico.

COME VIENE CONTENUTA L’EPIDEMIA?

Il governo cinese ha preso misure senza precedenti per arginare i contagi: ha prolungato le vacanze del capodanno, chiuso la borsa e le scuole fino a nuovo ordine. Le zone più colpite dal virus sono state messe in quarantena: sono stati sospesi i trasporti pubblici e il traffico privato. I provvedimenti riguardano più di cinquanta milioni di persone in almeno 17 città. Hong Kong ha interrotto i collegamenti ferroviari con la Cina continentale. Molte compagnie aeree, come British Airways e Lufthansa, hanno sospeso tutti i voli con la Cina. L’Italia ha chiuso il traffico aereo con la Cina. Stati Uniti, Unione europea, Australia e Giappone hanno organizzato dei voli speciali per rimpatriare i loro cittadini.

COME PROTEGGERSI?

Se non si è stati di recente in Cina o a contatto con qualcuno infettato dal virus non c’è motivo di allarme. Nel caso di tosse o altri sintomi come dolori al petto è preferibile chiamare il proprio medico e non andare di persona.Per ridurre il rischio di infezione l’Oms raccomanda di:

lavarsi spesso le mani, con acqua e sapone per 20 secondi o con soluzioni alcoliche;
starnutire o tossire in un fazzoletto o nell’incavo del gomito;
evitare di toccarsi gli occhi, il naso o la bocca senza essersi lavati le mani;
evitare contatti ravvicinati con persone malate o che mostrano sintomi di malattie respiratorie;
rimanere a casa se si hanno sintomi;
fare attenzione a quello che si mangia (evitare carne cruda o poco cotta, frutta e verdura non lavate);
pulire e disinfettare oggetti e superfici che potrebbero essere stati contaminati.

LE MASCHERINE SERVONO?

Molti esperti di malattie infettive affermano che le mascherine usa e getta economiche, che coprono il naso e la bocca, possono aiutare a prevenire i contagi se indossate e usate nel modo corretto. Ma ammettono che non ci sono molte prove scientifiche di qualità sulla loro efficacia al di fuori delle strutture sanitarie. La maggior parte degli studi riguarda infatti l’uso delle maschere chirurgiche per proteggere gli operatori sanitari negli ospedali. Gli esperti temono che la mascherina dia un falso senso di sicurezza. Inoltre la maggior parte delle persone non la usa correttamente: mette la mano sotto la maschera per grattarsi il viso o strofinarsi il naso portando i contaminanti a contatto con le narici e la bocca o la toglie se riceve una telefonata. La precauzione più importante rimane quella di non toccarsi il viso con le mani, lavarle spesso ed evitare il contatto con i malati.
Fonti: Oms, New Scientist, Le Monde, Science, The New York Times.

 

02 – SALVINI HA PERSO DA BONACCINI E DALLE SARDINE. TORNA IL BISOGNO DI ALTERNATIVA. IL SOGNO DI SALVINI SI È INFRANTO SUL VOTO DELL’EMILIA ROMAGNA. DOPO LA SCONFITTA I LEGHISTI SI LECCANO LE FERITE E SI COMPORTANO COME LA VOLPE CHE NON RIUSCIVA AD ARRIVARE ALL’UVA.
È la conferma che puntavano seriamente a conquistare una regione storicamente governata dalla sinistra e per comune riconoscimento, anche degli avversari, con buoni risultati. Ora la Lega deve ripensare ai suoi obiettivi e dovrà anzitutto discuterli con Fratelli d’Italia e Forza Italia che in Calabria ha ottenuto un buon risultato numerico. I toni sono già cambiati, restano toni rabbiosi, ma gli obiettivi sono diluiti nel tempo: il voto nelle altre regioni a primavera, le comunali a Roma nel 2021. Per ora è sparito l’assillo leghista che sosteneva la sequenza: vincere in Emilia per pretendere la crisi di governo, poi le elezioni anticipate. Attualmente sembra di moda non ammettere le sconfitte, che anzi vengono presentate propagandisticamente come una quasi vittoria. Anche lo schieramento vittorioso ha di che riflettere perché se Bonaccini ha retto il confronto portando nella campagna elettorale i risultati del governo regionale, va detto con chiarezza che senza la presenza politica delle sardine il confronto sul piano politico generale sarebbe stato molto complicato. Infatti se era un argomento forte sostenere che le elezioni erano regionali e su questo piano il confronto era nettamente a favore di Bonaccini, non si poteva lasciare sguarnito il confronto politico nazionale, certo usato strumentalmente ma anche di grande impatto sul futuro del paese e quindi era importante rispondere anche su questo piano.

Del resto l’Emilia Romagna è sempre stata un modello di governo con ambizioni nazionali e non comprendere questo aspetto avrebbe mutilato le potenzialità degli argomenti e la capacità di mobilitazione. Per questo le sardine hanno avuto un ruolo decisivo e il risultato finale è anche merito loro. Infatti le sardine hanno deciso di rispondere all’aggressività della Lega con toni ben diversi, hanno detto chiaramente che era finita l’epoca in cui la Lega poteva spadroneggiare senza avere risposte adeguate in campo, in particolare nelle piazze. In sostanza l’alternativa dei partiti alla Lega non ha saputo trovare un ruolo forte mentre per la parte che riguardava i risultati del governo regionale era meglio che il confronto venisse sostenuto da chi aveva governato che conosceva meglio i problemi ed era in grado di mettere in luce la pochezza della Bergonzoni e del suo non programma. È sul piano della risposta politica alla Lega che si è rischiato il vuoto, per di più in una regione tradizionalmente con una forte politicizzazione. Questo sarebbe stato un ostacolo che poteva portare a risultati ben diversi. Non a caso le iniziative delle sardine hanno trovato ascolto in settori della società emiliana che da tempo erano critici verso l’insufficienza del respiro politico nazionale in Emilia Romagna, pur avendo in molti campi la possibilità di rivendicare risultati di indubbio rilievo nazionale, in particolare nello stato sociale. Si dovrà ancora riflettere su questa situazione perché chiuso positivamente il risultato elettorale resta il problema di ricollegare un’esperienza regionale di rilievo a quella nazionale. In altri termini ridare alla regione un ruolo nazionale, ingaggiando un confronto sulla base di soluzioni alternative.

Ad esempio è del tutto aperto il problema dell’autonomia regionale differenziata, aperta dalla Lombardia e dal Veneto, con diversa intensità. Se la Lega fosse riuscita a portare a risultato la sua impostazione quasi secessionista per i poteri richiesti, per i costi relativi, per lo sconquasso che avrebbe portato al rapporto tra nord e sud, oggi saremmo, come paese, in una situazione molto difficile. L’impostazione dell’Emilia Romagna era in parte diversa, meno antagonista ma comunque troppo subalterna all’iniziativa di Veneto e Lombardia. Può essere che pesasse in questa impostazione l’obiettivo di non lasciare alla Lega l’argomento, offrendo una soluzione diversa, in sostanza una soluzione tattica. Resta il fatto che comunque era necessario contrapporre la linea quasi secessionista della Lega una linea fortemente ancorata ai valori costituzionali per tutto il nostro paese, cioè che i diritti riguardano tutti, in tutte le regioni e con una linea forte non solo di solidarietà verso il mezzogiorno ma dicendo chiaro e forte che pensare di abbandonare il Sud a sé stesso è un errore perché è il primo mercato di sbocco proprio della parte forte del Nord e quindi la solidarietà non è carità ma un obbligo per evitare il suicidio. Ora si dovrà tornare sull’argomento ed è sperabile che toni e impostazioni dell’attuale governo cambino di segno. Non solo perché Il Sole 24 Ore ha candidamente ammesso che il ritardo sull’autonomia differenziata costa alla Lombardia 10 miliardi di euro. Ora se la Lombardia guadagnasse questa cifra enorme dall’autonomia differenziata, aggiungendo il Veneto ed eventualmente l’Emilia Romagna ed altre regioni del nord, si avrebbe una cifra molto importante in un gruppo di regioni che – stante il vincolo dell’invarianza dei costi complessivi imposti dal Mef – inevitabilmente verrebbero caricati sulle spalle delle altre regioni, in particolare del Mezzogiorno. Tutto questo senza avere ancora identificato neppure i livelli essenziali dei servizi, dell’istruzione, ecc. Anzi nel testo presentato dal governo attuale è scritto che se entro un periodo definito i livelli essenziali non venissero definiti scatterebbe comunque il passaggio dei poteri.

Il ministro Boccia ha sbagliato impostazione della proposta che ha avanzato e per di più non ha risolto la debolezza intrinseca del rapporto tra atti legislativi, se l’ultimo è l’accordo tra regione e governo in quella sede possono essere modificate le normative precedenti e quindi saremmo da capo, senza alcun valore di contenimento. L’autonomia differenziata è un argomento decisivo per il futuro del nostro paese e fa parte degli argomenti della politica nazionale e come altri costituisce il nucleo di una politica nazionale che deve fronteggiare la destra con alternative, non con accomodamenti subalterni. Qui sono arrivate le sardine. Non potevano ovviamente sostituirsi ai partiti politici e di governo altrimenti si sarebbero fatte partito, invece sono riuscite a restare in un ambito preciso ponendo con forza il problema di reagire alla prepotenza della Lega, di andare nelle piazze a ribadire valori, di assumere un netto connotato antifascista e contro la violenza e altro ancora. E’ bastato per contribuire a vincere. Senza di loro il risultato non ci sarebbe stato, anzi il loro contributo ha reso evidente la domanda di una politica capace di offrire un’alternativa alla destra e di ingaggiare una battaglia culturale e politica per battere la destra.

Torna il bisogno di alternativa, per questo le sardine hanno trovato ascolto in diverse generazioni e in diversi orientamenti, con successo, ma la domanda che hanno posto le sardine e chi li ha seguiti è di avere una politica diversa da uno schieramento (in realtà oggi neppure lo è) democratico e di sinistra, di avere un’alternativa politica chiara in campo contro la destra. La risposta ancora non si intravvede e richiede un cambio di passo e di sostanza, diciamo pure una svolta politica. ( Alfiero Grandi – www.jobnews.it 1 Febbraio 2020)

 

03 – LA PARTITA DI GIBILTERRA, CHE VOLEVA RESTARE . BREXIT. SULLA ROCCA L’ACCORDO UE CON LONDRA DIPENDERÀ DALLA SPAGNA. AL CENTRO DELLE PREOCCUPAZIONI I DIRITTI DEI 15MILA LAVORATORI TRANSFRONTALIERI, di Luca Tancredi Barone

Mentre venerdì notte a Bruxelles funzionari europei ritiravano solennemente tutte le bandiere del Regno Unito dagli edifici comunitari, nello stesso momento sul Peñón, a Gibilterra, un solerte funzionario ritirava la bandiera europea che sventolava sulla linea della frontiera e la sostituiva con la bandiera del Commonwealth. Questo piccolo territorio di sei chilometri quadrati, infatti, è ormai un’enclave extraeuropeo in pieno territorio spagnolo.
Qui il 96% dei suoi 33mila abitanti votarono Remain al referendum. Da un lato, c’è una comunità autonoma con i tassi di disoccupazione più alti di tutta la Spagna, l’Andalusia, con picchi anche del 30% di persone senza impiego, come nella comarca di Campo de Gibraltar, che ingloba 8 comuni della provincia di Cadice e che circondano il Peñón. Dall’altro, c’è una forte economia con una disoccupazione all’1% e la cui manodopera viene però per il 60% dall’altro lato della sbarra che divide i due paesi. A Gibilterra tutti i beni di prima necessità sono importati dalla Spagna o via mare.
La Brexit rende nervosi sia il primo ministro gibilterriano Fabian Picardo che il presidente andaluso Juan Manuel Moreno Bonilla. Picardo ha cercato in tutti i modi di mantenere Gibilterra almeno nella zona Schengen, mentre il governo andaluso stima che la Brexit provocherà danni economici di un milione e duecentomila euro per la comunità.

L’incubo del 1969, quando Franco chiuse la frontiera costringendo a lunghissimi viaggi via mare per raggiungere l’Andalusia fa ancora paura. Ma le tensioni fra i due territori sono continuate anche in tempi recenti, soprattutto durante il governo del Pp. Cosa succederà esattamente una volta scaduti gli undici mesi di transizione non è chiaro. Il governo spagnolo e quello inglese già a marzo firmarono un accordo contro l’elusione fiscale (il tabacco è uno dei principali prodotti di contrabbando) e alcuni memorandum (che il parlamento spagnolo ratificherà la settimana prossima: finora, a camere sciolte, non era stato possibile) in attesa di un accordo complessivo, che tuteli i 370mila britannici in Spagna e i 180mila spagnoli nel Regno Unito.

Il negoziatore europeo Michel Barnier ha visto giovedì Pedro Sánchez e la ministra degli esteri Arancha González Laya, che gli hanno spiegato che le principali richieste di Madrid a Londra per il futuro sono di salvaguardare i diritti dei cittadini spagnoli che vivono in territorio britannico, evitare una concorrenza sleale, creare una stretta rete di collaborazione nel campo della sicurezza e della difesa e soprattutto l’accesso dei pescatori spagnoli alle acque britanniche, finora garantito a livello comunitario. Ma Madrid ha anche ricordato che, come prevedono gli accordi per la Brexit, l’estensione dell’accordo europeo con Londra a Gibilterra dipenderà esclusivamente dalla Spagna, se non lo considera lesivo.

I diritti dei 15mila lavoratori transfrontalieri sono al centro delle preoccupazioni. Una riunione a tre fra Madrid, Londra e Gibilterra si è già svolta nei mesi scorsi. Il primo giro di negoziati fra i comitati per l’implementazione dei memorandum è previsto per la fine del mese a Algeciras, a pochi chilometri dal Peñón. Ma tutto però dipenderà dalla volontà di Boris Johnson alla fine del periodo di transizione: se imporrà quote ai lavoratori europei, per i lavoratori andalusi a Gibilterra sarà un colpo mortale.

 

04 – COSA C’È IN GIOCO NELL’IOWA CON BERNIE SANDERS. USA 2020. VIA ALLE PRIMARIE DEMOCRATICHE PER SCEGLIERE CHE SFIDERÀ TRUMP ALLE PRESIDENZIALI. COMUNQUE VADA, LA SFIDA DEL CANDIDATO PIÙ A SINISTRA DI TUTTI AVRÀ EFFETTI DURATURI ANCHE FUORI DAGLI STATI UNITI di Gian Giacomo Migone

Domani i cittadini di un piccolo stato, quello dell’Iowa, nel cosiddetto Midwest degli Stati uniti, scriveranno il primo capitolo di un’elezione presidenziale destinata ad avere larghe e durature conseguenze nel resto del mondo.

E non solo perché è in gioco la permanenza alla Casa bianca di un inquilino che – per capirci tra italiani – assomiglia, politicamente e moralmente, a un incrocio tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini con, in più, un controllo, approssimativo ma reale, della più grande potenza distruttiva che abbia visto l’umanità. Ciò che si gioca, a cominciare dal voto delle assemblee popolari dell’Iowa (una forma peculiare di elezione primaria), è anche l’esito di una candidatura del partito democratico alla presidenza degli Stati uniti, quella del senatore Bernie Sanders, ad oggi – secondo una media dei sondaggi d’opinione effettuata dal per nulla benevolo New York Times – collocata a ridosso di quella di Joe Biden, ex vice presidente di Obama, con cui ha impegnato in un testa a testa, per l’appunto nell’Iowa.

Quale che ne sia l’esito, per metodo e contenuto, la candidatura di Sanders è destinata ad avere un effetto duraturo, se non sconvolgente, sulla politica statunitense ed europea. Sin dalle precedenti elezioni presidenziali – che, se fosse stato candidato al posto di Hillary Clinton, egli avrebbe vinto, secondo sondaggi d’opinione unanimi – Sanders ha analizzato e denunciato con chiarezza lo strapotere dell’ 1% che antepone la crescita della propria straripante ricchezza a qualsiasi forma di salvaguardia di sopravvivenza ambientale, controllo responsabile della politica estera e militare, diritti al lavoro, livelli anche minimi di sicurezza sociale. A quell’1%, che con pochi spiccioli è in grado di comprarsi buona parte della politica americana, Sanders ha contrapposto un metodo di mobilitazione dal basso, fondato sul volontariato politico e una raccolta di denaro on line che, a differenza di tutti gli altri contendenti (compresa la pur, per alcuni obiettivi, radicale Elizabeth Warren), sin dall’inizio esclude qualsiasi contributo dalle varie lobbies miliardarie, a cominciare da quella a sostegno del governo d’Israele (Sanders è fieramente ebreo e, quindi, scarsamente vulnerabile ad accuse strumentali di antisemitismo quali quelle inflitte a Jeremy Corbyn nel Regno unito).

Dichiaratamente socialdemocratico – in un paese ove la parola «socialismo», per ragioni storiche incute più timore di «rivoluzione» – Sanders ha costruito intorno a se un movimento che unisce un’ondata di giovani colti e arrabbiati per la mancanza di prospettive future alla parte più radicale del sindacalismo, intorno ad alcuni chiari obiettivi: un Green New Deal, per una nuova economia sostenibile, sanità pubblica per tutti, salario minimo di 15 dollari, estensione della gratuità dell’istruzione universitaria, separazione della finanza speculativa da quella commerciale secondo la ricetta rooseveltiana. Per pagare tutto ciò egli non si perita di proporre un drastico aumento della tassazione dei redditi più alti – quando, in una trasmissione televisiva gli fu chiesto di precisare il livello delle aliquote, rispose con un sorriso: «Non sono un’estremista come Eisenhower che arrivò all’85%!» – e un’altrettanto drastica riduzione della spesa militare come conseguenza di una politica estera di pace.
Poiché una simile impostazione politica non può che suscitare l’ostilità più o meno esplicita di quella che egli non esita a definire the corporate press, la stampa a servizio dei poteri forti economici, ad essa contrappone la forza, l’energia, l’entusiasmo veicolato da internet e dalle piazze, con risultati riflessi da sondaggi d’opinione che lo vedono in continua crescita. L’esito finale della sua candidatura dipenderà dalla relativa efficacia rispetto a una scelta che si fonda su una logica di conquista del voto moderato, come male minore rispetto alla comunque probabile vittoria di Trump. La stessa logica che ha portato la struttura tradizionale del partito democratico a manipolare le regole del gioco nel 2016 e a fortemente volere una procedura di impeachment, pur fondata nel merito, ma destinata alla sconfitta e al sostegno (ma per quanto ?) della claudicante candidatura di Biden. O se, com’è avvenuto nel 2016, prevalga un’altra logica, determinata dalla capacità di una candidatura, quella di Sanders, di determinare la maggiore partecipazione al voto.
Quale che sia l’esito finale della campagna elettorale, il movimento fondato da Sanders, sostenuto da Alexandria Ocasio Cortez, Ilhan Omar e Rashida Tlaib, per citare le più note, è destinato a mettere radici negli Stati uniti e a ispirare, con il dovuto ritardo, persino la sinistra italiana.

 

05 – CORONAVIRUS IN USA: MISURE CHE EVOCANO IL «CHINESE EXCLUSION ACT» DEL 1882,. CONTINUA A EVOLVERSI LA RISPOSTA AMERICANA AL CORONAVIRUS MENTRE ALL’INCERTEZZA GENERATA DALLA POTENZIALE PANDEMIA È STATA IN PARTE ATTRIBUITA LA PERDITA DI 600 PUNTI DELL’INDICE DOW VENERDÌ.
Con l’ultimo paziente certificato a Santa Clara, nei pressi di San Francisco, i casi accertati negli Usa sono ora sette, di cui tre in California. E mentre non si sono registrati nuovi casi di trasmissione diretta (oltre all’unico caso a Chicago di un uomo infettato dalla moglie), 191 individui entrati in possibile contatto con i sette pazienti, vengono monitorati dal personale del Center for Disease Control per eventuali sintomi della malattia. ( dluca celada)

Il governo ha annunciato lo stato d’emergenza sanitario e nuove restrizioni all’entrata nel paese di persone provenienti dalla Cina, compresa le prime quarantene in 50 anni e moratorie sull’ingresso di cinesi nel paese che hanno evocato il famigerato Chinese exclusion act del 1882. A partire da oggi soggetti stranieri che abbiano di recente visitato la Cina non potranno entrare nel paese. I cittadini americani – o parenti stretti di cittadini, nelle stesse condizioni – potranno essere soggetti a una quarantena di due settimane al rientro. È il caso anche dei passeggeri del volo charter predisposto la scorsa settimana dal dipartimento di stato per evacuare personale non essenziale da Wuhan, città epicentro dell’epidemia. L’aereo ha trasportato fra i 195 e i 210 (le cifre annunciate sono discrepanti) dalla città focolaio del virus agli Usa. I passeggeri sono stati selezionati con il criterio dei «soggetti a rischio» dando precedenza quindi ad anziani, persone con patologie preesistenti e bambini – anche se non sono mancate alcune polemiche sulla modalità di selezione.

I passeggeri del Boeing sono sbarcati nella March Air Reserve Base, la base aeronautica nei pressi di Riverside, 100 km circa ad est di Los Angeles. Dopo una serie di informazioni contrastanti sembra ora accertato che vi dovranno rimanere fino all’11 febbraio, 14 settimane dopo la partenza dalla Cina, ovvero un lasso di tempo corrispondente al probabile periodo di incubazione del coronavirus.

Un portavoce ha dichiarato che gli «ospiti», in maggior parte dipendenti del dipartimento di stato, comprendono la situazione, anche se è stato registrato almeno un tentativo di lasciare la base da parte di un individuo a cui è stato impedito. «Stiamo facendo ogni sforzo per rendergli confortevole la permanenza» ha dichiarato Cameron Kaiser, commissario sanitario della contea di Riverside, aggiungendo che oggi in base verrà predisposta la visione della finale Superbowl.

Annunciate anche misure preventive sui viaggi in generali. Per agevolare i controlli, a partire da ieri tutto il traffico aereo dalla Cina verrà indirizzato su sette aeroporti: Los Angeles, New York, Chicago, Honolulu, Atlanta, Seattle e San Francisco dove sono predisposte accertamenti medici particolari per i passeggeri.
Intanto, in seguito agli avvertimenti del dipartimento di stato, le aerolinee di bandiera americana hanno tutte annunciato restrizioni sui servizi verso la Cina.
L’American Airlines ha sospeso tutti i voli da e per la Cina fino al 27 marzo. L a Delta ha fatto seguito decidendo però di sospendere i voli a partire da venerdì prossimo per dare l’opportunità a chi lo volesse di lasciare il paese nei prossimi giorni. Sempre dal 6 febbraio anche la United sospenderà il servizio verso la Cina mantenendo attiva solo la rotta San Francisco- Hong Kong. Le sospensioni sono state implementate malgrado l’Oms non le abbia per ora ritenute necessarie. –

 

05 – VENEZUELA | A Caracas 2000 connazionali con Merlo alla firma dell’atto costitutivo dell’Ospedale Italiano.
L’Ospedale Italiano presterà i suoi servizi alla comunità italiana e alla società venezuelana in generale. “Questo ospedale è tra le cose più importanti che il governo ha fatto per gli italiani all’estero”, ha detto il Sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo, presidente del MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero

La missione a Caracas del Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo è stata un enorme successo, una visita accolta con grande entusiasmo dalla collettività italiana, convenuta alla sede del Centro Italo Venezolano di Caracas durante la cerimonia per la firma dell’atto costitutivo dell’Ospedale Italiano in Venezuela.

All’evento, presieduto dal Sottosegretario Merlo, fondatore e presidente del MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero, c’erano anche il Presidente della Federazione Internazionale della Croce Rossa, Francesco Rocca, i rappresentanti dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e il Nunzio Apostolico in Venezuela, Mons. Aldo Giordano.

L’Ospedale Italiano presterà i suoi servizi alla comunità italiana e alla società venezuelana in generale, operando presso le strutture dell’ospedale San Juan de Dios di Caracas, che pure il Sottosegretario ha visitato.

L’iniziativa, fortemente sostenuta dall’Incaricato d’affari in Venezuela, Placido Vigo, e dallo stesso Sen. Merlo, vedrà il coinvolgimento attivo del Consolato Generale d’Italia, dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e della “Associacion Anticancerosa de Venezuela”.

“È una emozione ed una responsabilità partecipare a questo momento storico” – ha detto il Sottosegretario – “Vogliamo far sentire ai nostri connazionali in Venezuela che siamo attenti alle necessità di questa comunità e siamo pronti ad aiutare i più deboli tra loro”.

Quasi duemila persone, per l’occasione, hanno riempito il Centro Italo Venezuelano.

“In un Paese che vive una emergenza molto seria – ha affermato Merlo – per capire il significato della nascita di un ospedale italiano bisogna essere qui, parlare con la gente, toccarla”. “Ho avvertito tanta energia positiva”. Questo ospedale in Venezuela per Merlo è senza dubbio “tra le cose più importanti che il governo ha fatto per gli italiani all’estero”.

Si è trattato davvero di un evento senza precedenti, al quale è seguito un bagno di folla per Ricardo Merlo, tra strette di mano e selfie con i connazionali.

Durante la sua missione a Caracas, il Sottosegretario ha anche visitato l’edificio che ospiterà gli uffici del nuovo Consolato d’Italia a Caracas.

“Continuiamo a lavorare senza pause per migliorare i servizi consolari per gli italiani all’estero, ovunque essi siano”. Questi nuovi uffici aiuteranno “a migliorare i servizi ai connazionali; stiamo lavorando per gli italiani in Venezuela, insieme all’Ambasciatore Vigo, al presidente del Comites Ugo Di Martino, al rappresentante del CGIE Nello Collevecchio, al presidente del Centro Italovenezuelano, Carlos Villino. Le soluzioni ai problemi, che conosciamo, stanno già arrivando”.

Il Sottosegretario per l’occasione ha annunciato che lo Stato italiano sta inoltre comprando i locali che ospitano la sede del Consolato d’Italia a Maracaibo.

Merlo ha fatto visita anche all’Istituto Italiano di Cultura: “Lo rafforzeremo, lo miglioreremo e lo faremo crescere ulteriormente”, ha assicurato il Sottosegretario, “perché rappresenta senz’altro un importante presidio culturale italiano”, ha aggiunto. Merlo è stato il primo esponente del governo italiano della storia a visitare la sede dell’IIC di Caracas.
A Caracas, tra le altre cose, benché stretto tra gli impegni contenuti nella fittissima agenda, ha potuto ritagliarsi il tempo per una breve visita alla meravigliosa Chiesa Nuestra Señora de la Candelaria. Il senatore, ricevuto da don Gerardino Baraccini, ha visitato la tomba del Dott. José Gregorio Hernández, considerato dai cattolici venezuelani un medico che faceva miracoli.
A conclusione della missione, prima del voto per Roma, l’incontro al Consolato con tutto il personale; il Sottosegretario ha visitato la sede diplomatica, si è confrontato con funzionari e impiegati e ha raccolto spunti e suggerimenti: “Non ci fermeremo fino a fare della nostra rete consolare un fiore all’occhiello del Sistema Italia nel mondo”, ha assicurato in conclusione Ricardo Merlo. Fonte: ItaliaChiamaItalia

 

06 – SIRACUSA-TRAPANI: PER FARE 266 KM CI VOGLIONO 11 ORE E 21 MINUTI. RAPPORTO “PENDOLARIA” DI LEGAMBIENTE. MENTRE L’ALTA VELOCITÀ DIRETTA TRA MILANO E ROMA IMPIEGA MENO DI TRE ORE PER COPRIRE 577 CHILOMETRI. Un’Italia ad alta diseguaglianza di Mario Pierro.
Tra Cosenza e Crotone non esiste un collegamento diretto e servono quasi tre ore, e un cambio, per fare 115 chilometri. Ragusa e Palermo hanno solo tre collegamenti al giorno, tutti con un cambio: ci vogliono quasi quattro ore e mezza per arrivare a destinazione. Tra Siracusa e Trapani esistono tre possibilità, quella più veloce impiega 11 ore e 21 minuti, con tre cambi. La distanza in linea d’aria è di soli 266 chilometri. Ma una propaganda commovente, tanto urlata quanto inconsistente, è stata in compenso spesa per alcune coppie di treni che si avventurano talvolta oltre Salerno verso Raggio Calabria o Taranto. E possono, dalla linea adriatica scendere fino a Bari. Tra Taranto e Lecce c’è un Intercity Notte, mentre tra Potenza e Matera Trenitalia non prevede alcun collegamento. Nulla, a cominciare dai modelli dei treni che scorrono in regioni prive di infrastrutture anche elementari, è paragonabile al centro-nord.
Il rapporto «Pendolaria« di Legambiente fornisce anche una suggestione : i treni in circolazione a Sud sono meno sia delle Frecce, che degli Italo, oltre che degli Intercity e degli stessi regionali nel resto del paese. Più di tante statistiche sulle diseguaglianze, economiche, sociali e territoriali questa immagine è utile per rendere, concretamente, l’idea della situazione drammatica in cui versa un terzo del paese.

Negli ultimi anni gli investimenti infrastrutturali si sono concentrati in particolare sui collegamenti tra i centri e gli aeroporti. È il caso di Palermo, Cagliari e Bari, ad esempio. Linee che servono anche da traporto urbano, integrato con la mobilità locale. In tutti questi casi sono stati registrati significativi aumenti dell’utenza. A Palermo si progettano altre tre linee tranviarie che dovrebbero coprire 24 chilometri entro il 2024. A Catania, la vecchia linea di superficie è stata trasformata in linea metropolitana che ha visto aumentare i passeggeri fino a oltre 5 milioni all’anno. Gli investimenti riguardano l’area metropolitana di Torino, come la mobilità a Firenze o Salerno.
Per favorire nuovi distretti turistici – 18 aree – sono state riattivate alcune linee storiche dismesse. Dalla «transiberiana d’Italia» (Sulmona-Castel di Sangro) alla Avellino-Rocchetta. La Puglia è stata ricollegata all’Irpinia. Non accadeva da anni.

 

07 – LA MARCA (PD): IL MIO INTERVENTO IN AULA PER IL GRUPPO PD SUI TRATTATI CON LA COLOMBIA. Per conto del Gruppo del Partito Democratico ieri ho seguito due importanti provvedimenti di ratifica di trattati internazionali tra l’Italia e la Colombia. ROMA, 6 FEBBRAIO 2020
Un primo gruppo ha riguardato tre trattati in materia di cooperazione giudiziaria riguardanti, rispettivamente, la materia dell’estradizione, della mutua assistenza in materia penale e del trasferimento delle persone condannate.
Con questi trattati si è compiuto un altro passo avanti per meglio contrastare i fenomeni di criminalità, soprattutto organizzata, che da alcuni anni si sta fortemente internazionalizzando. Nel caso della Colombia, basti pensare al forte impegno che è necessario mettere in campo per contrastare in modo adeguato il narcotraffico, che si è molto sviluppato per gli intrecci esistenti tra i cartelli della droga colombiani e la ndrangheta calabrese.

Sulla ratifica della Convenzione volta ad eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, nella mia dichiarazione di voto per conto del Gruppo PD ho sottolineato la positività di un provvedimento che riguarda un Paese, come la Colombia, entrato nella sfera delle nostre sensibilità internazionali.
“In questa fase delicata della nostra economia – ho affermato in Aula – nella quale la prospettiva di una crescente internazionalizzazione rappresenta un interesse primario per il sistema Italia, offrire ai nostri operatori economici e commerciali un quadro certo ed equilibrato rispetto ad un altro Paese extracomunitario, come la Colombia, una condizione per competere ad armi pari con i concorrenti di Paesi che si giovino già di condizioni più favorevoli. E tutto questo, senza sacrificare le attese dell’amministrazione finanziaria italiana”.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America – Electoral College of North and Central America – Ufficio/Office: – Roma, Piazza Campo Marzio, 42 – Tel – (+39) 06 67 60 57 03 – Email – lamarca_f@camera.it

 

08 – SCHIRÒ (PD): SICUREZZA SOCIALE E BREXIT, I TIMORI RIMANGONO. L’accordo di recesso del Regno Unito dall’Unione Europea pone una serie di importanti interrogativi in materia di diritti previdenziali dei lavoratori i quali hanno contribuito e che contribuiranno ai sistemi di sicurezza sociale dei Paesi coinvolti. Roma, 7 Febbraio 2020

L’obiettivo dovrebbe essere infatti quello di salvaguardare i diritti acquisiti e quelli futuri in materia di prestazioni pensionistiche, familiari, di disoccupazione, di malattia, maternità e paternità, di infortunistica, etc.

Se da una parte tuttavia proprio al fine di assicurare un recesso ordinato e garantire la certezza del diritto, è stato stabilito un periodo di transizione, dal 1° febbraio 2020 al 31 dicembre 2020, durante il quale il diritto dell’Unione in materia di sicurezza sociale continua ad applicarsi al Regno Unito, dall’altra parte, come ci informa anche l’Inps in una sua recente circolare su questa problematica, ad oggi non è possibile prevedere cosa succederà nel periodo successivo al 31 dicembre 2020, in assenza di un quadro giuridico certo di riferimento.
Il Regno Unito e l’Unione Europea non hanno ancora raggiunto un accordo (si spera che ci stiano lavorando) sui diritti previdenziali del dopo-Brexit. E questo è un motivo di grande preoccupazione per i lavoratori che si sposteranno dal 2021 dall’Unione europea nel Regno Unito, e viceversa, perché, per ora, abbiamo solo la certezza che il diritto dell’Unione europea, ed in particolare i Regolamenti comunitari di sicurezza sociale n. 883/2004 e n. 987/2009, continuerà ad applicarsi, grazie all’accordo di recesso, al Regno Unito e nel Regno Unito durante il periodo di transizione.

Giova ricordare che le disposizioni dell’accordo si applicheranno altresì ai cittadini dei Paesi SEE (Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e della Svizzera, purché tali Paesi concludano accordi specifici rispettivamente con il Regno Unito, applicabili ai cittadini dell’Unione, e con l’Unione europea, applicabili ai cittadini del Regno Unito.
Cosa succederà allora in pratica fino al 31 dicembre 2020?

In pratica ai cittadini comunitari e del Regno Unito continueranno ad applicarsi fino a tale data le disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi-contributivi (meccanismo fondamentale ai fini del perfezionamento del diritto e del calcolo delle prestazioni di sicurezza sociale italiane e britanniche) anche qualora la domanda di pensione sia stata presentata successivamente (quello che conta è aver maturato il diritto prima di tale data).
Purtroppo dal 2021 i diritti dei regolamenti comunitari non saranno più garantiti nel rapporto tra Regno Unito e UE, a meno che, come auspicato da tutti noi, non vengano stipulati accordi multilaterali o bilaterali tra Regno Unito da una parte e UE e/o Italia dall’altra, come vaticinato dallo stesso Presidente dell’Inps Pasquale Tridico nell’audizione che si è svolta giovedì u.s. presso la Commissione Esteri del Senato, in modo tale che siano mantenuti anche per il futuro gli attuali assetti e meccanismi di tutela sociale dei cittadini che si spostano dall’Unione europea nel Regno Unito, e viceversa.
Non mancherà il mio impegno politico e legislativo per responsabilizzare il Governo italiano su questa importante questione.
Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa — Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA – Tel. 06 6760 3193

 

09 – PASSAPORTI: ANCHE IL CONSOLATO DI BELO HORIZONTE (BRASILE) ADOTTA LA VIDEOCHIAMATA PER GLI APPUNTAMENTI “ anche a Belo Horizonte gli affaristi degli appuntamenti dovranno cercarsi un altro lavoro”
Dopo le esperienze a San Paolo, Santiago di Cile e Buenos Aires, continua l’implementazione della videochiamata WhatsApp per ottenere il proprio passaporto, sistema che dall’11 febbraio sarà adottato ufficialmente anche nel Consolato italiano di Belo Horizonte.
A darne notizie è lo stesso Console Dario Savarese, cui va il plauso di tutta la Farnesina, a partire dal Sottosegretario agli Affari Esteri Ricardo e Merlo .
Si aggiunge anche il console di San Paolo Filippo La Rosa, che con un tweet augura buon lavoro al suo collega e, dall’alto dell’esperienza sviluppata in questi mesi proprio con il sistema WhatsApp, si dice sicuro che i benefici saranno molti.
Il Sottosegretario Ricardo Merlo, nel congratularsi con il Console Savarese, ha manifestato tutta la propria soddisfazione per i continui passi avanti che dalla Farnesina si fa nel lavoro quotidiano a favore dei nostri connazionali nel mondo, e ha infine aggiunto: “continuiamo a combattere contro la mafia degli appuntamenti, che è stata già sconfitta a San Paolo, e presto lo sarà anche qui. Con la videochiamata a Belo Horizonte, questi affaristi saranno costretti a cercarsi un altro lavoro”.

10 – VENEZUELA” Il Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo: “Sin dall’inizio della crisi venezuelana il Governo italiano si è impegnato a favore di una soluzione pacifica e democratica che sfoci nella tenuta di elezioni presidenziali e legislative libere, eque e credibili” Il Sen. Ricardo Merlo, Sottosegretario agli Esteri rispondendo in III commissione alla Camera a un’interrogazione della Lega “sulla posizione del Governo italiano sul rinnovo del mandato del presidente del Parlamento venezuelano”, ha detto: “Nonostante l’attuale clima politico in Venezuela non sia il più adatto alla ripresa del dialogo, il Governo italiano è comunque convinto che non vi siano alternative al perseguimento di una soluzione pacifica e democratica della crisi”. “.
L’esponente del governo italiano, tra le altre cose, ha ricordato come l’Esecutivo sia “impegnato a rilanciare l’attività del Gruppo Internazionale di Contatto ed è convinto della necessità di intensificare l’attività di sensibilizzazione verso tutti gli attori coinvolti nella crisi, soprattutto verso quei Paesi che hanno maggiore influenza sui vari attori politici venezuelani”.
“Sin dall’inizio della crisi venezuelana – ha sottolineato il rappresentante della Farnesina – il Governo italiano si è impegnato a favore di una soluzione pacifica e democratica che sfoci nella tenuta di elezioni presidenziali e legislative libere, eque e credibili“.
Fonte: ItaliaChiamaItalia

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