Significativo messaggio alle Acli del Ministro per il Sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano

“L’impossibilità di essere presente al vostro incontro e contribuire alla riflessione che opportunamente avete avviato non mi esime dalla volontà di inviarvi un saluto non formale per testimoniare l’attenzione che il Governo intende attivamente dedicare ad uno dei temi che più mi sta a cuore in assoluto: la necessità di far ripartire l’ascensore sociale da troppo tempo bloccato”. Con queste parole inizia la lettera che il Ministro per il Sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, ha inviato alle ACLI in occasione del 52° Incontro nazionale di Studi che si è aperto oggi a Bologna.

“Dare alle bambine e ai bambini la possibilità di costruirsi un futuro che non sia pesantemente condizionato dal loro luogo di nascita, dal censo e dal grado di istruzione delle loro famiglie non è solo un dovere morale, e per noi un compito che ci affida la Costituzione nel suo articolo più impegnativo, l’art. 3.

La mobilità principale si inizia a costruire nelle aule scolastiche e già prima nelle scuole materne e negli asili nido, ancora troppo pochi nel nostro Paese. Per questo di fronte alle Camere, nel primo punto del programma di Governo, il Presidente del Consiglio ha voluto inserire proprio un investimento straordinario per gli asili nido, i servizi per l’infanzia, il sostegno alle famiglie con figli.

Ma non si tratta di riaffermare solo i principi di giustizia sociale. Ne va dello sviluppo e della competitività per il nostro Paese che oggi spreca troppe competenze e intelligenze non riconoscendole, non sapendole valorizzare. Troppo spesso, grazie al lavoro meritorio della scuola e al proprio sacrificio, chi riesce è poi costretto ad emigrare per trovare la propria soddisfazione lavorativa.

La vera emergenza del nostro Paese è quella migratoria: non è quella di chi viene, è quella di chi va.. È un fenomeno che riguarda tutti gli italiani ma che assume una portata particolarmente grave al Sud: un’emigrazione che ha tratti drammatici, perché è a senso unico, perché più strutturale e numerosa e si combina con la denatalità in una spirale di invecchiamento e di spopolamento.

Voglio essere chiaro. La mobilità per le nuove generazioni può essere una grande opportunità. Per un territorio, invece, lo è soltanto quando è scelta, non quando è una necessità imposta, quando diventa l’unica via di mobilità sociale. Allora diventa lo specchio dell’arretratezza, la profezia del declino. Ma non è un destino segnato. Certo tutto questo non si cambia da un giorno ad un altro, ma si può invertire solo con un processo virtuoso da attivare favorendo la crescita, aumentando gli investimenti, potenziando le infrastrutture, creando lavoro qualificato, e soprattutto mobilitando la società, le sue forze vive e organizzate.

Ho avuto modo nella mia precedente attività professionale, di incontrare e apprezzare più volte il lavoro delle ACLI, l’impegno che anima le donne e gli uomini che vi contribuiscono, specialmente nel Mezzogiorno. Sono certo che le nostre strade torneranno presto a incontrarsi. Anzi, è un impegno.

 

FONTE: Italian Network

(12/09/2019-ITL/ITNET)

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