Presentato alla Farnesina il Rapporto 2017 della Fondazione Leone Moressa sull’economia dell’immigrazione

“La dimensione internazionale delle migrazioni”. Gli immigrati in Italia producono più della Croazia. Con 130 miliardi, sarebbero la 17esima economia europea

ROMA – Mercoledì 18 ottobre è stato presentato alla Farnesina il Rapporto annuale della Fondazione Leone Moressa sull’economia dell’immigrazione, dedicato nella sua edizione 2017 alla dimensione internazionale delle migrazioni. Il rapporto è introdotto da una prefazione del ministro Alfano e patrocinato dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

L’evento, aperto dal direttore generale per gli Italiani all’Estero e le politiche migratorie Luigi Maria Vignali, ha visto la partecipazione tra gli altri del presidente dell’INPS Tito Boeri.

I 2,4 milioni di occupati immigrati in Italia nel 2016 – si legge in una nota della Fondazione Moressa – hanno prodotto 130 miliardi di valore aggiunto (8,9% del PIL). Messi a confronto con le economie dei paesi UE, gli stranieri in Italia sarebbero al 17° posto, con un valore aggiunto superiore al PIL di paesi come Ungheria, Croazia o Slovenia.

Il contributo economico dell’immigrazione si traduce in 11,5 miliardi di contributi previdenziali, in 7,2 miliardi di Irpef versata, in oltre 570 mila imprese straniere.

L’edizione 2017 del Rapporto, oltre a fotografare l’impatto economico e fiscale dell’immigrazione in Italia, approfondisce una prospettiva internazionale più ampia, analizzando le dinamiche dei quasi 250 milioni di migranti internazionali.

Il reale impatto economico

In un Paese che invecchia (7 nascite contro 11 morti ogni mille abitanti), la presenza immigrata rappresenta forza lavoro indispensabile in molti settori. Da un punto di vista previdenziale, i lavoratori immigrati versano 11,5 miliardi di contributi e garantiscono un saldo positivo per le casse INPS.

Complessivamente, il valore aggiunto prodotto dai lavoratori immigrati è pari a 130 miliardi (8,9% del valore aggiunto nazionale). Non si tratta di occupazione in concorrenza con quella italiana, ma di occupazione “complementare”. Italiani e stranieri fanno lavori diversi: tra gli immigrati, solo l’11% è laureato, mentre tra i giovani italiani questa quota raggiunge il 31%. Anche per questo alcune professioni sono a conduzione prevalentemente straniera: il 74% dei lavoratori domestici è straniero, così come oltre il 56% delle “badanti” ed il 52% dei venditori ambulanti.

Le imprese immigrate

Accanto a queste professioni troviamo anche le imprese condotte da immigrati che continuano a crescere ed a produrre valore aggiunto. Negli ultimi cinque anni, in particolare, mentre le imprese italiane sono diminuite del 2,7%, quelle straniere hanno registrato un +25,8% raggiungendo quota 570 mila (9,4% sul totale) e producendo 102 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 6,9% della ricchezza complessiva. In forte crescita gli imprenditori del Bangladesh, anche se il primato per gli imprenditori stranieri è del Marocco (11%) e della Cina (10%).

Le dinamiche migratorie

A livello mondiale si stimano circa 250 milioni di migranti, ovvero il 3% della popolazione mondiale. Le migrazioni forzate invece riguardano 65 milioni di migranti, di cui il 60% sfollati interni. In Europa nel 2016 si è registrato oltre un milione di richieste d’asilo, effettuate in quasi il 60% dei casi in Germania.

In Italia l’immigrazione è cresciuta negli ultimi venticinque anni: basti pensare che nel 1991 era inferiore all’1% della popolazione, mentre nel 2016 gli immigrati regolari in Italia sono 5 milioni, 28 volte di più rispetto ai migranti accolti nei centri di accoglienza (176 mila). Le nazionalità più numerose sono Romania, Albania e Marocco. Immigrati che attraverso le rimesse inviate in patria (5,1 miliardi – 0,30% del PIL), generano un flusso economico più consistente degli aiuti pubblici allo sviluppo investiti dall’Italia nel 2016 (2,9 miliardi – 0,17% del PIL) e si “aiutano a casa loro”.

 

FONTE: Inform

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