FRANCIA: Disastrosa sconfitta di Le Pen e Bardella, la Francia vota a sinistra

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La Francia resta democratica e civile. E svolta a sinistra. Doveva cadere nelle mani di un’estrema destra arrogante, che già si sentiva padrona del paese e pensava di poter distribuire le carte in Europa e che invece vede dissolversi il sogno di potere nella frustrazione e nella rabbia degli sconfitti. Il gelo nel comitato elettorale di Marine Le Pen e Jordan Bardella e il boato, le grida d’esultanza, le lacrime di gioia a Place de Stalingrade davanti al comitato del Nouveau Front Populaire nel momento in cui sono stati resi noti gli exit poll dopo l’apertura delle urne hanno dato la prima, immediata, fisica testimonianza di una novità politica spettacolare, che cambia moltissime cose, in Francia e in tutta Europa. Il Rassemblement National riesce a incamerare un numero di seggi che va da 134 a 152, lontanissimo dai 279 della maggioranza assoluta che molti, anche in Italia, erano stati propensi ad accreditare loro dopo il primo turno in quella che pare essere uno dei più giganteschi flop dei sondaggi nella storia delle elezioni europee. Persino il partito dei “macroniani”, considerato un po’ da tutti la cenerentola o il vaso di coccio tra la sinistra e l’estrema destra fa meglio delle truppe lepeniste salvando tra 152 e 163 seggi e in una qualche misura l’onore politico di Monsieur le President, che molti ritenevano definitivamente compromesso dalla frettolosa decisione di convocare le elezioni parlamentari la sera stessa del disastro registrato alle europee. Se la cavano con un numero di seggi tra 63 e 68 anche i republicains gollisti che hanno ripudiato il loro ex leader Eric Ciotti passato armi e bagagli con il RN. Ma la vera, clamorosa, novità politica uscita dalle urne è il risultato ottenuto dal NFP: la forchetta dei seggi (tra 171 e 187) lo colloca di gran lunga al primo posto: una maggioranza relativa nell’Assemblé Nationale che la sinistra s’era abituata a considerare un sogno perduto per sempre dai giorni del naufragio del Parti Socialiste con la presidenza di François Hollande.

Il disastro della destra estrema è certamente il dato politico più evidente uscito dalle urne del ballottaggio. L’alleanza tattica tra il fronte di sinistra e il centro del partito di Emmanuel Macron con le desistenze reciproche nel segno del barrage, della diga da opporre al Rassemblement National ha ottenuto il favore della grande maggioranza degli elettori, che sono tornati alle urne in numero anche superiore a quello già alto del primo turno e che hanno accettato di buon grado di mettere da parte le diversità e le reciproche diffidenze che le scelte politiche del presidente sembravano aver fissato per sempre.

Ora che la diga ha funzionato, all’esultanza delle prime ore, espressa in una grande festa popolare che è andata avanti fino a notte inoltrata a Place de la République, succede la difficile ricerca dei nuovi equilibri politici da costruire sulla base delle novità segnate dalle urne. Jean-Luc Mélenchon, nella primissima dichiarazione del dopo voto, ha attaccato pesantemente la politica antisociale di Macron e del governo diretto dal suo pupillo (che forse non lo è più tanto da quando è stato brutalmente tagliato fuori dalla decisione di indire subito le elezioni) Gabriel Attal, del quale ha chiesto le dimissioni. Il che rende oggettivamente difficile che il presidente possa tranquillamente seguire la tradizione secondo la quale il primo tentativo di formare un governo viene affidato al partito che ha ottenuto più voti nelle elezioni parlamentari. Una possibile via d’uscita potrebbe essere trovata nella circostanza che ad avere ottenuto la maggioranza relativa dei seggi parlamentari non è stato formalmente France Insoumise, la formazione presieduta da Mélenchon, ma il Nouveau Front per cui, almeno in teoria, l’incarico di governo potrebbe andare a un’altra personalità, meno conflittuale con l’Eliseo.

Ma sugli sviluppi della situazione politica in Francia dopo il terremoto dl ballottaggio ci sarà tutto il tempo per indagare. Il momento, invece, è quello giusto per cercare di capire le conseguenze che la botta micidiale ricevuta da Marine Le Pen e dal suo partito avrà sulla politica europea, sia nel senso delle istituzioni di Bruxelles in via di definizione in attesa delle ratifiche del parlamento europeo in programma per il 18 luglio, che in quello dei rapporti di forza tra la destra e la sinistra nei vari paesi. I risultati francesi sono arrivati proprio in contemporanea con le notizie che segnalano una pesante diaspora dell’estrema destra europea. Il gruppo di Identità e Democrazia, di cui proprio Marine Le Pen è (era?) la personalità più importante, è praticamente in liquidazione, con il passaggio annunciato dei leghisti di Matteo Salvini e altri partiti al nuovo gruppo ultrasovranista dei “Patrioti Europei” promosso da Viktor Orbán. Ma anche i conservatori-riformisti dell’ECR capitanato da Giorgia Meloni sono in crisi, mollati dai parlamentari veterofranchisti di VOX passati armi e bagagli anch’essi con Orbán immemori dei vecchi rapporti d’amorosi sensi con l’italiana esibiti ancora solo qualche settimana fa tra patriotas alla kermesse madrilena del partito.

La caduta rovinosa di Madame Le Pen arriva in un momento già molto difficile per Giorgia Meloni, stretta tra la tentazione di allineare il governo italiano con tutti gli altri che contano appoggiando, magari sottobanco, la rielezione di Ursula von der Leyen e quella di manovrare per assumere la guida di tutta l’estrema destra europea nella battaglia per promuovere un’idea d’Europa che si spogli della sua sovranità per renderla agli stati. Dalle urne francesi è venuto un chiaro rifiuto non solo di una deriva di destra nella politica nazionale in Francia, ma anche del nazional-sovranismo di cui Le Pen è, o almeno è stata, un emblema. Caduta anche quella sponda, per Giorgia Meloni in Europa le cose si fanno molto difficili.

 

 

FONTE: https://www.strisciarossa.it/disastrosa-sconfitta-di-le-pen-e-bardella-la-francia-vota-a-sinistra/

 

 

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