Partiti, programmi e conflitti

Di Fronteiras do Pensamento - Carlo Rovelli no Fronteiras do Pensamento Porto Alegre 2017, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=62518775

Verso le Europee. A ciascuno di noi la responsabilità di scegliere quale segnale mandare con le elezioni

 

di Carlo Rovelli

Sulle pagine di questo giornale ho spesso difeso, anche controcorrente, l’opinione che abbiamo bisogno di leader e programmi politici che mirino ad abbassare, anziché alzare, il livello di scontro internazionale.

Ritengo che in una situazione di conflittualità globale crescente, demonizzazione reciproca, spese militari che esplodono, rischio di catastrofe nucleare che si avvicina, crisi climatica, e instabilità alimentata da diseguaglianze economiche mai prima viste, abbiamo bisogno di leader politici dalla mente fredda, che riconoscano che gli interessi comuni dell’umanità devono venire prima degli interessi di parte, se vogliamo evitare disastri.

Il cittadino singolo ha poca voce in capitolo sulle grandi scelte politiche internazionali, se non nel momento del voto. Il voto per il Parlamento Europeo è una delle rare occasione per mandare ai politici almeno un piccolo segnale, una richiesta. In questo spirito, ho sfogliato i programmi che i diversi partiti politici italiani hanno reso pubblici in vista delle prossime elezioni, e provato a confrontare le rispettive posizioni in merito.

L’ho fatto senza considerare ideologie politiche o immagini pubbliche di singoli personaggi politici, o gruppi. Sulla base dei soli programmi, questo che segue è il quadro che ne ho tratto.

Tutti i partiti politici usano con enfasi la parola «pace», spesso anche nei titoli di capitoli del loro programma. La parola pace è di moda. Ma «pace» è intesa in modo diverso nei diversi programmi.

Per alcuni, la pace va cercata vincendo guerre, debellando, punendo, o contenendo il nemico, diventando più forti degli altri.

L’assunzione è che i giudici e gli arbitri del mondo dobbiamo essere noi e i nostri alleati, e non il consesso dei popoli, le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, l’Assemblea e la voce del Segretario Generale, delle Nazioni Unite, e la legalità internazionale difesa da istituzioni come la Corte Internazionali di Giustizia, a cui abbiamo sottoscritto.

Ritengo, come tanti altri nel mondo, che questa interpretazione di «pace» nutra la crescente conflittualità, avvicini il rischio di una Terza Guerra Mondiale, giochi con il fuoco nucleare.

Fra i partiti che interpretano pace in questo senso c’è uno dei partiti che spesso ho più volte votato nel corso della mia vita: il Partito Democratico.

Sul sito di Fratelli d’Italia non ho trovato un programma specifico relativo a queste elezioni. Posso interpretare questa assenza anche come scelta di serietà: il programma resta quello concordato nel 2022 per la coalizione di governo, questo presente sul sito.

Anche questo programma non mi sembra andare nella direzione di cercare di diminuire le tensioni internazionali.

Al contrario, contiene un esplicito riferimento all’aumento delle spese militari.

È simile la posizione di Forza Italia, che nel programma ha il rafforzamento della NATO e il potenziamento dell’industria della difesa.

La NATO ha una forza militare largamente soverchiante nel mondo, con una spesa militare totale più che dieci volte superiore a quella russa: data questa sproporzione, un rafforzamento non ha certo funzione difensiva, anche se presentato come tale. Forza Italia, da parte sua, si dichiara al «fianco di Israele, presidio democratico».

Per qualcuno questa può suonare una strana definizione di un Paese che controlla un territorio dove non permette alla gente di votare per le sue istituzioni.

La Lega si presenta nel suo programma con frasi che suonano più pacifiche. Il programma riconosce esplicitamente il problema della crescente concorrenza tra grandi potenze, e la ridefinizione in corso degli equilibri di potere globali.

D’altra parte auspica anche «investimenti […] in tecnologia di difesa», che interpreto come un modo di chiamare l’aumento delle spese militari. Se mi sbaglio sarò corretto.

Certo meno bellicoso è il programma del Movimento Cinque Stelle, che auspica invece che gli obiettivi si debbano «raggiungere non attraverso l’uso della forza e dell’intimidazione ma attraverso la diplomazia e la moral suasion». Ancora più esplicitamente: «La difesa comune europea deve essere uno strumento di peacekeeping al servizio delle Nazioni Unite: un Commissario alla difesa non significa un Commissario alla guerra» e «Non è con la guerra che si ottiene la pace».

Decisamente di segno pacifista è l’Alleanza Verdi Sinistra che scrive nel programma che «Evitare la guerra, rimuoverla dalla storia, dovrebbe essere il primo pensiero della politica» e chiarisce che: «La stanno chiamando “difesa europea”, ma di fatto [è] mettere in campo un enorme finanziamento delle industrie belliche nazionali».

Infine, l’urgenza di fermare guerre e massacri è il centro del programma elettorale di «Pace Terra Dignità», il partito che più ha fatto propria l’attenzione al pericolo del dilagare attuale della guerra, ai massacri in corso, e alla necessità di andare verso risoluzioni dei conflitti, anziché cercare di prevalere sui nemici.

«Pace Terra Dignità» ha incluso nel programma elettorale la proposta dell’obiettivo di un negoziato globale per una riduzione bilanciata globale delle spese militari, destinando una parte delle risorse così liberate ai problemi comuni, come il riscaldamento climatico. È una proposta sulla quale mi ero impegnato alcuni anni fa.

Oggi non è più plausibile, per l’aumento dei conflitti, ma conservarla come ipotesi a lungo termine tiene aperta la speranza di poter tornare a parlare di cooperazione anziché di conflitto.

È questa una direzione generale che l’Italia, nel contesto delle sue alleanze, potrebbe difendere. A me sembra che più che per gli equilibri politici del parlamento di Strasburgo, o italiani, questa sia un’occasione per manifestare accordo o disaccordo con le scelte globali delle leadership occidentali.

A ciascuno di noi, indipendentemente dai diversi orientamenti politici, il compito di valutare queste alternative, molto divergenti, e la responsabilità di scegliere quale piccolo segnale possiamo mandare con questo voto europeo, a chi, nel contesto del suo gruppo e delle sue alleanze, dovrà partecipare a scelte da cui dipende il futuro di noi tutti.

 

 

FONTE: Corriere della Sera 6 Giugno 2024

 

 

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