Discriminazioni di genere, le norme europee alla prova dei fatti

unione europea

L’Unione Europea ha compiuto importanti progressi nel suo impegno a prevenire e combattere le discriminazioni di genere.

Il 1º ottobre 2023 la Convenzione di Istanbul è entrata in vigore per l’UE e in questo quadro di riferimento si riconosce che la violenza contro le donne è una violazione dei loro diritti fondamentali.

I prossimi 29-30 novembre 2023 a Bruxelles si riunirà la rete UE sulla prevenzione della violenza di genere e della violenza domestica, uno spazio agli Stati membri e alle parti interessate per discutere approcci per la prevenzione della violenza, scambiare conoscenze e buone pratiche.

Ancora molte le sfide da affrontare

Questi progressi sono importanti, ma ci sono ancora alcune sfide da affrontare. Ne hanno discusso Pina Picierno, eurodeputata del gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici (D&S), vicepresidente del parlamento UE e relatrice ombra per D&S nella commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere; Lanfranco Fanti, Consulente politico per Helena Dalli, Commissaria europea per l’uguaglianza; Valentina Tosoni, giornalista di La Repubblica; Sara Miante, Presidente e Fondatrice di NINA KAKAW, impresa sociale, Belluno. E con la riflessione di Paola De Micheli, deputata PD, già Ministra dei Trasporti.

«Per arrivare a un’Unione veramente equa e paritaria, “per cambiare la cultura che alimenta la violenza di genere, la cultura del patriarcato, il team negoziale del Parlamento Europeo è pronto a sovvertire tutto quello che fino a questo momento non ci ha consentito di offrire strumenti concreti a difesa delle donne», ha dichiarato Pina Picierno, che sottolineato tuttavia i limiti dovuti al fatto che la materia penale è di competenza, come da Trattati, degli Stati membri.

La Commissione, preso atto della difficoltà a mettere insieme 27 codici penali diversi e motivata dalla volontà di non ritardare ulteriormente, «sta lavorando per differenziare tra reato sessuale e reato di genere, e l’inclusione del rapporto sessuale senza consenso tra il reato di genere, che prevede una più ampia ricatura giuridica e politica, in quanto include violenze di genere che sono anche quelle domestiche e digitali» ha spiegato Lanfranco Fanti.

Il ruolo dei media nelle discriminazioni di genere

Per Valentina Tosoni è fondamentale l’impegno dei mezzi di informazione negli episodi di discriminazioni di genere, a partire da un uso corretto e preciso del linguaggio, una sfida tanto maggiore nell’era dei social e a fronte degli algoritmi web che indirizzano l’utente verso certi contenuti non sempre verificati.

Per chi opera a livello della società con donne vittime di violenze, tra le principali sfide, si profila quella della conciliabilità famiglia-lavoro, come sottolineato da Sara Miante che ha auspicato politiche di welfare più inclusive per permettere alle donne di concentrarsi in percorsi di emancipazione offerti da contesti professionali.

Un tema questo ricordato anche da Paola De Micheli, la quale ha messo in luce anche l’importanza dell’educazione per promuovere una cultura della parità e del rispetto di genere, e della necessità «di cogliere la richiesta di aiuto di tanti docenti che hanno bisogno di essere aiutati per poi aiutare a loro volta studenti e studentesse ad essere all’altezza di questo rispetto di genere».

Di seguito il video della rasmissione.

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