Il (voluto) fallimento del vertice G20 su salute e vaccini, smascherato dalla società civile

di Monica Di Sisto

Aun anno dallo scoppio della pandemia, a un passo dai 3 milioni e mezzo di morti con Covid, i venti “Grandi della Terra” si vedono a Roma, nella distopica cornice di Villa Pamphilj, e non riescono a assumersi la responsabilità di obbligare le imprese a fare quello che andava fatto a una settimana dal primo lockdown: condividere le conoscenze, essere trasparenti su costi e brevetti di macchine respiratorie, mascherine, gel e vaccini, e produrre il più velocemente possibile quanto necessario per risparmiare quelle vite umane.

Il premier italiano Mario Draghi si dice favorevole a una sospensione “mirata, limitata nel tempo e che non metta a repentaglio l’incentivo ad innovare per le aziende farmaceutiche”. Dice anche che la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen non è d’accordo, e che quindi sarà meglio “in modo pragmatico” seguirla lungo quella “terza via” che sta spingendo la nuova direttrice generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), Ngozi Okonjo-Iweala: pagare ancora le aziende farmaceutiche – che hanno già ampiamente compensato, con i costi sostenuti finora dai nostri Stati tra ricerca e acquisti, le vaccinazioni per almeno tre pianeti – per fare il loro mestiere continuando a proteggere proprietà intellettuale e profitti.

Eppure, come nel migliore gioco delle parti, i “Grandi” tacciono che le attuali regole dell’Omc già permetterebbero ai nostri governi di costringerle a condividere le conoscenze, e non solo sui vaccini, ma anche per consentire a più fabbriche nel mondo, soprattutto nei Paesi più poveri, di produrre quanto necessario per salvare vite umane. Il culmine della farsa si tocca con la promessa delle tre grandi case farmaceutiche americane – Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson – a mettere a disposizione 3,5 miliardi di dosi per i Paesi poveri per il biennio 2021-2022. Non si tratta di donazioni, ma della vendita a prezzo di costo agli Stati a basso reddito e a prezzo ridotto a quelli a medio reddito.

Queste tariffe agevolate, però, dureranno solo fino a quando sarà in vigore lo stato d’emergenza, e ai tassi attuali di produzione e distribuzione entro il 2022 saremo ben lontani da aver messo al sicuro gli abitanti dei Paesi più poveri, e il pericolo di varianti e nuove ondate non sarebbe sventato.

Ma è proprio vero che non sia possibile fare meglio, di più e più rapidamente? Assolutamente no, e lo ha dimostrato inequivocabilmente un rapporto (https://www.citizen.org/article/how-to-make-enough-vaccine-for-the-world-in-one-year/) commissionato dall’associazione statunitense Public Citizen che, con il supporto scientifico dell’Imperial College, ha dimostrato che, se i nostri governi facessero il loro dovere, costringendo le aziende a trasferire le proprie conoscenze, nel giro di un anno tutto il mondo sarebbe vaccinato e a prezzi adeguati a ripagare i loro costi vivi. Nel settembre scorso una società di biotecnologia ha acquistato uno stabilimento di produzione in una piccola città tedesca. I 300 dipendenti della struttura non avevano mai lavorato con la nuova tecnologia vaccinale, ma, in meno di sei mesi, il team è passato dalla produzione di medicinali antitumorali al pompaggio di vaccini. Oggi, lo stabilimento di Marburg di BioNTech produce milioni di dosi di vaccino a mRNA a settimana.

Utilizzando i modelli di processo computazionali, Public Citizen dimostra come la comunità globale potrebbe creare hub regionali in grado di produrre otto miliardi di dosi di vaccino mRNA entro maggio 2022. Questo sarebbe sufficiente per coprire l’80% della popolazione – ciò che alcuni esperti ritengono necessario per ottenere l’immunità di gregge – nei Paesi a basso e medio reddito. Fondamentalmente, data l’adattabilità della tecnologia mRNA, si creerebbe anche l’infrastruttura necessaria per affrontare rapidamente le varianti e le future minacce per la salute pubblica. L’intera analisi affronta la produzione del vaccino Covid-19 del National Institutes of Health-Moderna (mRNA-1273), il vaccino BioNTech-Pfizer Covid-19 (BNT162b2) e il vaccino CureVac (CVnCoV).

Nel caso del vaccino NIH-Moderna, ad esempio, si stima che produrre otto miliardi di dosi in un anno costerebbe 23 miliardi di dollari. Sarebbero necessari 842,1 chili di mRNA. Ciò richiederebbe 4.620 dipendenti che lavorano in 55 linee di produzione, che potrebbero essere installate in 14 stabilimenti. Il costo del capitale per l’adeguamento delle strutture sarebbe di 3,2 miliardi di dollari, mentre il costo operativo per la campagna di produzione di sostanze farmaceutiche sarebbe di 17,5 miliardi di dollari. Il confezionamento e le operazioni finali costerebbero 2 miliardi di dollari.

Questo rapporto è uno schiaffo in faccia a tutti i nostri governi, a tutti quelli che hanno coperto interessi corporativi avallando la morte di donne, uomini, ragazzi, e continuano colposamente a farlo, pur di compiacere i loro grandi elettori.

La società civile continua a dover fare da sola: c’è da chiedersi quando smetteremo di far decidere a questa classe dirigente incapace il nostro destino, senza fare una piega.

 

FONTE: https://www.sinistrasindacale.it/index.php/periodico-sinistra-sindacale/numero-11-2021/2003-il-voluto-fallimento-del-vertice-g20-su-salute-e-vaccini-smascherato-dalla-societa-civile-di-monica-di-sisto

 

 

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