5 settembre 2020 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI.

01 – RIPRESA E PANDEMIA Di cosa si parla questa settimana Dopo poco più di un mese, il presidente del consiglio Giuseppe Conte torna in Aula al Senato per comunicazioni sulla proroga dello stato di emergenza.
02 – La Marca (Pd) – referendum costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari. Molte buone ragioni per votare no
03 – Schirò (Pd) – pensionati che rientrano al sud: la pensione INPS non pregiudica lo sconto fiscale al 7%,
04 – Alfiero Grandi (*)- Tutti i pericoli del taglio del parlamento. Con la vittoria del Sì al referendum di settembre, l’Italia si troverebbe con un assetto istituzionale squilibrato e con camere meno capaci di arginare il governo
05 – Coronavirus, 1.326 nuovi casi e 14 decessi. Speranza: vaccino pronto entro fine anno
06 – Schirò (Pd): necessario un percorso informativo semplificato per il superbonus 110%
Chiedere il superbonus 110% non è una operazione agevole e lineare a causa della complessità delle norme e delle procedure.
07 – La Marca (PD): REFERENDUM COSTITUZIONALE: IL MIO INVITO A VOTARE “NO” – ITALIAN CONSTITUTION AL REFERENDUM: I INVITE YOU TO VOTE “NO” – ITALIAN CONSTITUTIONAL REFERENDUM I INVITE YOU TO VOTE “NO”
08 – Un titanico scontro fra buchi neri Astrofisica. La collisione osservata da Virgo in Italia e da Ligo negli Usa ha rivelato la formazione di un oggetto pesante come 142 soli e, soprattutto, ha mandato in tilt le teorie sulle stelle.
09 – Piero Bevilacqua. Le regressive sorti di un capitalismo disastroso.
10 – EXTRATERRESTRE. Blu al naturale, le piante tintorie colorano la storia. Colori. Nelle Marche esiste un progetto per la riscoperta del guado, il pigmento naturale che dall’antichità ha colorato stoffe, quadri, vasellami, libri e affreschi

 

01 – RIPRESA E PANDEMIA DI COSA SI PARLA QUESTA SETTIMANA DOPO POCO PIÙ DI UN MESE, IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIUSEPPE CONTE TORNA IN AULA AL SENATO PER COMUNICAZIONI SULLA PROROGA DELLO STATO DI EMERGENZA. L’ultima volta che aveva parlato della pandemia di fronte ai senatori era stato a fine luglio e la scelta era stata estendere l’emergenza fino al 15 ottobre. In poco più di un mese la situazione è cambiata: una ripresa pur contenuta di nuovi casi da coronavirus e il governo alle prese con l’atteso test della riapertura delle scuole e i cruciali dossier di politica economica. E una maggioranza in piena campagna elettorale e referendaria con la Camera che ospita iniziative di parlamentari e piattaforme civiche (si rivedono le Sardine) per il sì o no al taglio dei parlamentari che si decide il 20 e 21 settembre.
Non è detto che si potrà o si vorrà fare tesoro di tali esperienze ma tra l’1 e il 3 settembre le scuole riaprono in Francia, Russia, Belgio, Ucraina e Regno Unito. Non solo perché bisognerà aspettare almeno un paio di settimane per vedere se ci sarà un aumento di contagi ma anche perché i paesi in teoria a noi più simili – Francia e Regno Unito – hanno una diversa situazione epidemiologica e una diversa organizzazione scolastica.
Si parlerà ancora di Francia, e non solo per l’esponenziale crescita dei contagi: lunedì il presidente Macron torna a Beirut devastata dall’esplosione di inizio agosto: ai libanesi Macron promette supporto ma chiede riforme. Mercoledì il governo francese presenta un piano di stimoli all’economia da 100 miliardi che include tagli alle tasse e aiuti alle piccole e medie imprese. In settimana si apre il processo ai 14 terroristi sospettati del massacro del gennaio 2014 al giornale satirico Charlie Hebdo, un abominio che aprì la strada ad altri attentati di ispirazione jihadista.
Si riparlerà anche di nucleare iraniano: i rappresentanti di Russia, Cina, Iran, Francia, Germania, Regno Unito si incontrano di nuovo per la prima volta da febbraio. Il lungo stop da pandemia non riporta al tavolo nessun rappresentante americano, paese ritiratosi ufficialmente dall’accordo nel 2018 per volere del presidente Trump.
La settimana si chiude con i dati sull’occupazione e la disoccupazione negli Stati Uniti che danno la misura della capacità di reazione della prima economia mondiale la cui banca centrale ha da poco inaugurato un nuovo corso.

 

02 – LA MARCA – REFERENDUM COSTITUZIONALE PER LA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI. MOLTE BUONE RAGIONI PER VOTARE NO

Voterò NO AL REFERENDUM CONFERMATIVO DELLA LEGGE di riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari perché il taglio lineare degli eletti non è un buon servizio reso alla democrazia repubblicana.
Diminuire gli eletti senza riformare le Camere e i regolamenti che ne disciplinano il funzionamento non dà alcuna garanzia di migliorare l’attività del Parlamento.
Si era cercato di farlo con la precedente riforma, ma il referendum del dicembre 2016 l’ha bloccata. Che coerenza ci sarebbe nell’aver fermato quella che era una riforma strutturale con riduzione dei parlamentari e mandare avanti questa che interviene solo sui numeri senza curarsi se poi il Parlamento possa veramente funzionare?
VOTERÒ NO COME ITALIANA ALL’ESTERO PERCHÉ LA RIDUZIONE DELLA RAPPRESENTANZA COLPISCE NOI PIÙ DEGLI ALTRI.
Se i Sì prevarranno e la riforma passerà definitivamente, per eleggere un parlamentare all’estero ci vorrà un numero di cittadini elettori superiore di tre/quattro volte al numero di cittadini necessario per eleggere un parlamentare in Italia. Perché? Con quale giustificazione? Dove è scritto nella nostra Costituzione che i cittadini hanno un peso diverso a seconda della loro residenza?
VOTERÒ NO come cittadina italiana residente nella ripartizione Nord e Centro America e come rappresentante parlamentare dei connazionali di questa ripartizione.
Per quello che ci riguarda, infatti, con un solo deputato e un solo senatore sarà praticamente impossibile avere un rapporto continuo con gli elettori ed essere presenti in territori grandi come continenti.
Chi sarà eletto non sarà più un rappresentante di comunità reali e pulsanti, ma solo un simbolico portavoce.
In secondo luogo, già dall’Europa e dal Sud America, dove gli iscritti AIRE sono molto più numerosi, hanno detto che non accetteranno di avere un solo senatore per ciascuna ripartizione, ma vorranno una assegnazione proporzionale alla base elettorale.
Questo in concreto significa che rischiamo seriamente di perdere la nostra autonomia e di essere aggregati ad un’altra ripartizione minore, con cui abbiamo poco in comune. Un danno e uno schiaffo in faccia per territori e comunità che hanno contribuito a fare la storia dell’emigrazione italiana nel mondo.
Queste posizioni le ho sostenute fin dal primo momento, le ho dichiarate nell’aula della Camera, le ho divulgate pubblicamente. Con assoluta coerenza, anche distinguendomi dalle posizioni del gruppo a cui faccio riferimento. Mi sono costate e mi costano sacrificio, ma la lealtà verso i connazionali del Nord e Centro America viene prima di tutto
Per questo, ripeto, voterò NO e invito coloro che siano convinti delle ragioni che ho appena indicato a fare altrettanto.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America.

 

03 – SCHIRÒ (PD) – PENSIONATI CHE RIENTRANO AL SUD: LA PENSIONE INPS NON PREGIUDICA LO SCONTO FISCALE AL 7%, 2 settembre 2020
Finalmente è arrivato il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate sulle agevolazioni fiscali ai pensionati residenti all’estero che si trasferiscono nel Sud Italia e che sono titolari di pensione estera ma anche di pensione Italiana.
La titolarità di una pensione italiana non pregiudica – ha chiarito l’ADE – il diritto all’applicazione della flat tax al 7% sui redditi esteri a favore di coloro i quali decidono di acquisire la residenza (fiscale) in Italia.
Il chiarimento dell’Agenzia si era reso necessario perché la normativa non statuiva esplicitamente se il regime agevolativo previsto dall’articolo 24-ter del TUIR mirato alle persone fisiche titolari di redditi da pensione estera i quali si trasferiscono in comuni italiani con determinate caratteristiche, fosse applicabile anche a coloro che riscuotono una pensione erogata dall’Inps.
Il chiarimento è arrivato dopo numerose sollecitazioni, anche da parte dei parlamentari eletti all’estero, con la risposta (n. 280 del 27 agosto u.s.) ad un interpello di un pensionato italiano residente a Boston e titolare di pensione statunitense e anche di pensione italiana che intendeva trasferirsi in Italia con la famiglia.
COME È NOTO LA LEGGE DI BILANCIO PER IL 2019 AVEVA INSERITO NEL TUIR (TESTO UNICO DELLE IMPOSTE SUI REDDITI) L’ARTICOLO 24-TER CHE PREVEDEVA UN NUOVO REGIME DI IMPOSIZIONE SOSTITUTIVA DELL’IRPEF PER LE PERSONE FISICHE TITOLARI DI REDDITI DA PENSIONE DI FONTE ESTERA.
In particolare è previsto che tali soggetti i quali trasferiscono in Italia la propria residenza in uno dei comuni appartenenti al territorio delle Regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, con popolazione non superiore a 20.000 abitanti (o in uno dei comuni con popolazione non superiore a 3.000 abitanti delle zone colpite dai terremoti del 2016 e 2017), possono optare per l’assoggettamento dei redditi di qualunque categoria, prodotti all’estero, a un’imposta sostitutiva calcolata in via forfettaria con aliquota del 7 per cento.
Per accedere al regime agevolativo (dalla durata di 10 anni), quindi, è richiesto il trasferimento della residenza fiscale in Italia in uno dei comuni su indicati. Considerata la ratio della normativa in esame, volta ad attrarre nei Comuni, tra l’altro, appartenenti al territorio del Mezzogiorno, i soggetti titolari di capitali e risorse finanziarie che possono essere investiti nel nostro Paese, la fruizione del beneficio implica ovviamente l’effettivo trasferimento della persona fisica in Italia.
Giova ricordare che secondo la normativa in vigore non ha alcun rilievo la nazionalità del soggetto che si trasferisce, in quanto l’accesso al regime è consentito sia a un cittadino straniero sia a un cittadino italiano, purché l’opzione è esercitata dalle persone fisiche che non siano state fiscalmente residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti a quello in cui l’opzione diviene efficace e trasferiscono la residenza da Paesi con i quali sono in vigore accordi fiscali. Per l’accesso al regime fiscale agevolativo è necessaria la titolarità di redditi da pensione estera mentre invece la norma esclude l’applicabilità dell’agevolazione ai residenti all’estero titolari di sola pensione italiana.

IL CHIARIMENTO DI CUI SOPRA SI ERA RESO NECESSARIO NEI CONFRONTI DI COLORO I QUALI SONO TITOLARI SIA DI PENSIONE ESTERA CHE DI PENSIONE ITALIANA.
In conclusione quindi l’Agenzia ritiene che i titolari di pensione estera che decidono di trasferirsi in Italia possano beneficiare dell’imposta sostitutiva ad aliquota del 7 per cento per i redditi da pensione estera (e anche tutti gli altri redditi esteri) anche se, contemporaneamente sono titolari di trattamento pensionistico erogato dall’Inps. Rimangono tuttavia escluse dall’agevolazione le somme corrisposte dall’Istituto di previdenza nazionale italiano in quanto redditi di fonte italiana, per i quali invece valgono i principi ordinari di tassazione ai fini dell’Irpef previsti per i soggetti residenti.
Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA
Tel. 06 6760 3193 – Email: schiro_a@camera.it

 

04 – ALFIERO GRANDI (*)- TUTTI I PERICOLI DEL TAGLIO DEL PARLAMENTO. CON LA VITTORIA DEL SÌ AL REFERENDUM DI SETTEMBRE, L’ITALIA SI TROVEREBBE CON UN ASSETTO ISTITUZIONALE SQUILIBRATO E CON CAMERE MENO CAPACI DI ARGINARE IL GOVERNO, 2 settembre 2020
Per decidere come votare al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre bisogna valutare se la riforma intende ristabilire il ruolo del parlamento o se si intende contribuire al suo definitivo ridimensionamento.
Il Movimento 5 stelle, primo promotore del taglio, non ha mai trovato altri argomenti che il risparmio dei costi, un risparmio che però tutti sanno essere irrisorio.
Chi promette maggiore efficienza, non spiega da dove questa dovrebbe arrivare: i patti di coalizione per una modifica della legge elettorale e dei regolamenti parlamentari non sono stati rispettati. Nell’attesa, dopo il taglio l’Italia si troverebbe un assetto istituzionale sbilenco.
Nella discussione sul taglio del parlamento troppi sembrano dimenticare che ogni iniziativa dovrebbe dichiarare il proprio obiettivo. Il punto centrale per decidere come votare al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre è stabilire se la riforma intende ristabilire il ruolo del parlamento, oggi purtroppo in crisi di credibilità, o se si intende contribuire al suo definitivo ridimensionamento.
La relazione che ha accompagnato il percorso parlamentare del taglio delle camere è stata centrata sui risparmi che si otterrebbero con il taglio. Secondo l’ex commissario alla revisione della spesa, Carlo Cottarelli, si tratta soltanto dello 0,007 per cento del bilancio pubblico. Poco più di 50 milioni l’anno. Guardando solo ai costi, chiudere la Camera, come fece il fascismo nel 1939, farebbe risparmiare ancora di più e addio democrazia.
Eppure il taglio dei costi è l’unico vero argomento su cui il Movimento 5 stelle ha impostato tutta la campagna, basti ricordare che Luigi Di Maio e gli altri leader dei Cinque stelle, dopo l’approvazione del taglio del parlamento, hanno organizzato una sceneggiata davanti a Montecitorio con forbici per tagliare finte poltrone di carta.
Ci sono stati altri tentativi in passato che non hanno raggiunto l’obiettivo. Oggi si cercano i quarti di nobiltà dell’attuale taglio del parlamento in iniziative precedenti, arruolando persone stimabili che non possono purtroppo smentire. Per fortuna il professor Gianni Ferrara, decano dei costituzionalisti italiani, ha chiarito che la proposta presentata 35 anni fa insieme a Stefano Rodotà, in un contesto ben diverso, aveva l’obiettivo centrale di rilanciare il parlamento, non certo di dare un colpo alla sua credibilità.

I LIMITI ALL’AZIONE DEL GOVERNO
Perché rilanciare il parlamento? Perché è il luogo della rappresentanza degli elettori. I suoi componenti ricevono un mandato a legiferare e il governo dovrebbe operare entro le guide definite dalle leggi. Oggi non è più così. Il governo ha accresciuto i suoi poteri, impone i provvedimenti con decreti legge e voti di fiducia.

Il parlamento nella nostra Costituzione è fondamentale, ad esso sono attribuiti poteri decisivi come l’elezione del presidente della Repubblica (insieme alle regioni), di parte dell’organo di autogoverno della magistratura e della Corte costituzionale. Nella divisione dei poteri del nostro assetto democratico il parlamento svolge un ruolo insostituibile e centrale. Ogni intervento su di esso deve avvenire pensando alle conseguenze, perché la Costituzione è un edificio complesso e il parlamento ne è l’architrave.
Purtroppo il taglio del parlamento su cui si voterà il 20 e il 21 settembre non ha l’obiettivo di rafforzarlo, al contrario.
È un’iniziativa demagogica, populista che identifica la casta con il parlamento, confermando che il Movimento 5 stelle si è rapidamente inserito nei veri gangli di governo e di potere, ma di questi non si parla: si limita ad occuparne i posti.

PIÙ EFFICIENZA?
C’è chi ritiene che con meno parlamentari il lavoro delle camere sarebbe migliore. In realtà il taglio non affronta il problema del funzionamento, che è affidato ad altri interventi, ad esempio la legge elettorale o i regolamenti parlamentari, la cui modifica finora ha richiesto tra i due e i tre anni. Vediamo alcuni aspetti.

Da troppo tempo la legge elettorale non consente agli elettori di scegliere direttamente deputati e senatori, stabilendo un rapporto di fiducia. Oggi deputati e senatori sono ignoti agli elettori. Vengono eletti sulla base delle scelte dei capi partito, che di fatto nominano dall’alto deputati e senatori.

Ancora con la legge Mattarellum si eleggevano i deputati in collegi di circa 100.000 abitanti, un quarto era eletto con il proporzionale, per i senatori i collegi erano grandi il doppio. Gli eletti erano conosciuti e votati dai cittadini. Con la legge nota come Porcellum si è creata una frattura profonda che ha portato gli eletti ad essere scelti per fedeltà, non per qualità.

Nel suo articolo per Domani, il professore Salvatore Vassallo descrive il lavoro del parlamentare esattamente come risultato di questa frattura: senza identità, senza qualità, senza neppure il coraggio di respingere il taglio delle camere di cui fa parte. È questo che va capovolto, cambiando la qualità degli eletti.

Può e deve tornare ad essere un parlamento di qualità, all’altezza delle aspettative dei cittadini. Questa svolta è urgente perché l’Italia deve uscire dalla crisi seguita alla pandemia e il governo ha bisogno di entrare in sintonia con il paese e solo il parlamento può reggere questo percorso. Certo ci sono le regioni, ma la pandemia ha dimostrato che un quadro unitario è indispensabile, altrimenti la tutela della salute non può essere garantita a tutti nello stesso modo, come prevede la Costituzione. Un parlamento forte è più che mai necessario per garantire un quadro nazionale unitario che superi il particolarismo regionale e per presentare in Europa le scelte nazionali.
Il taglio, previsto dall’attuale riforma, ricorda quello lineare delle peggiori leggi di bilancio, porterà una riduzione del 36,5 per cento che soprattutto per il senato renderà pressoché impossibile lavorare. Altro discorso sarebbe distinguere le funzioni dei due rami del parlamento, ma di questo nel taglio non c’è traccia.
LE PROMESSE NON MANTENUTE
Il taglio è stato deciso dal governo formato dalla Lega e dal Movimento 5 stelle, ma in ultima lettura il testo è stato approvato anche dal Pd e da Leu, che hanno capovolto il precedente orientamento con la giustificazione della formazione del secondo governo Conte. In cambio, però c’era stato l’impegno di approvare alcuni riequilibri, tra i quali l’approvazione di una nuova legge elettorale e alcune modifiche ulteriori della Costituzione.

A un anno di distanza, questi cosiddetti riequilibri sono fermi e il taglio del parlamento deve essere giudicato per quello che è, le promesse sono tutte da verificare, mentre rimane in vigore la legge fatta approvare dalla Lega in occasione della terza lettura del taglio del parlamento al senato che perpetua l’attuale legge elettorale, rendendola applicabile anche con una riduzione del numero dei parlamentari. Qualcosa non torna.
La conclusione è che con il taglio delle camere l’Italia avrà un assetto costituzionale sbilenco proprio nel momento in cui dovrebbe produrre una sintesi nazionale forte.
Se vincerà il No, questo taglio andrà nel deposito rottami delle iniziative sbagliate, come altri tentativi precedenti, come quello del governo Berlusconi nel 2006 e di quello Renzi nel 2016. Così sarà possibile riaprire una discussione seria.
Il confronto con gli altri paesi europei non ci vede fuori media, mentre il taglio del parlamento potrebbe aprire la strada alle pulsioni della destra che oggi rilancia il presidenzialismo, sognando un presidente della Repubblica.
(*)Alfiero Grandi è stato vicepresidente del “Comitato per il No” (nato per contrastare la riforma costituzionale promossa dal governo Renzi). Oggi è vice presidente del comitato per il No al taglio dei parlamentari al referendum del 20 e 21 settembre.

 

05 – CORONAVIRUS, 1.326 NUOVI CASI E 14 DECESSI. SPERANZA: VACCINO PRONTO ENTRO FINE ANNO
In crescita stabile i casi di Covid-19 in Italia: +1.326 rispetto all’1 settembre, quando si era registrato un aumento di 978 unità contro i +996 del 31 agosto. Il numero dei decessi sale a 35.483: +14 rispetto al giorno precedente, quando erano stati 8 in più. I tamponi processati nelle ultime 24 ore sono stati 102.959 (per un totale di 8.828.868 1), in rialzo rispetto agli 81.050 dell’1 settembre e ai 58.518 del 31 agosto.

Il ministro della Sanità, Roberto Speranza, si è detto fiducioso sulla disponibilità delle prime dosi di vaccino «entro fine 2020», dopo la sigla del contratto fra Commissione europa e Astrazeneca. Il contratto, ha aggiunto Speranza, «nasce dall’alleanza siglata dall’Italia con Germania, Francia e Olanda che ha spinto la commissione a intervenire». Il ministro ha anche annunciato che nel prossimo Dpcm è «previsto il ricongiungimento delle coppie binazionali» attualmente divise dalla normativa.
Talking points
1) I vaccini tradizionali aumentano le difese contro il Covid
2) Covid, perché tra ottobre e dicembre serviranno 30 milioni di tamponi.

06 – SCHIRÒ (PD): NECESSARIO UN PERCORSO INFORMATIVO SEMPLIFICATO PER IL SUPERBONUS 110%
CHIEDERE IL SUPERBONUS 110% NON È UNA OPERAZIONE AGEVOLE E LINEARE A CAUSA DELLA COMPLESSITÀ DELLE NORME E DELLE PROCEDURE.

Anche per questo motivo, oltre che ad adempiere al proprio ruolo istituzionale e informativo, l’Agenzia delle Entrate ha predisposto sul suo sito una sezione dedicata alla agevolazione fiscale introdotta dal DL “Rilancio” per alcuni specifici interventi sulle abitazioni in ambito di efficienza energetica e rischio sismico.

Come abbiamo già più volte sottolineato agli sconti fiscali possono accedere anche gli italiani residenti all’estero proprietari di immobili in Italia.

Il percorso dedicato sul sito dell’ADE cerca di illustrare in maniera chiara e semplice tutto ciò che bisogna sapere per accedere al Superbonus con riferimento alle norme di legge, ai soggetti aventi diritto, ai requisiti, alle procedure, con il corredo dei chiarimenti forniti dagli organismi del Fisco italiano.

La sezione tematica riporta in maniera schematica tutte le informazioni riguardanti il Bonus: con una guida sintetica specifica e con una serie di documenti informativi nel dettaglio come il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate dell’8 agosto che individua le modalità di erogazione, con la circolare n. 24 che fornisce i principali chiarimenti sull’agevolazione, con una serie di link di interesse che indirizza il contribuente interessato verso le sezioni dedicate dei siti istituzionali del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero dei Trasporti e dell’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).
L’Agenzia delle Entrate informa che la sezione dedicata verrà costantemente aggiornata dall’amministrazione per poter fornire, in tempo reale, chiarimenti e assistenza ai coloro i quali intendono accedere al beneficio fiscale. Riteniamo che sia molto utile questa iniziativa dell’ADE visto che per un contribuente inesperto non è affatto facile districarsi in una giungla di atti legislativi e amministrativi di difficile comprensibilità e interpretazione.
Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA
Tel. 06 6760 3193 – Email: schiro_a@camera.it

 

07 – REFERENDUM COSTITUZIONALE: IL MIO INVITO A VOTARE “NO” – ITALIAN CONSTITUTIONAL REFERENDUM: I INVITE YOU TO VOTE “NO” – ITALIAN CONSTITUTIONAL REFERENDUM I INVITE YOU TO VOTE “NO”

Gli elettori italiani, anche residenti all’estero, sono chiamati a votare e ad esprimersi sul Referendum costituzionale.
Sulla scheda elettorale, che verrà recapitata presso il proprio domicilio, troveranno il seguente quesito:
“Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”.

NOI CITTADINI ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO DICIAMO “NO”
A QUESTO TAGLIO CHE RIDUCE LA NOSTRA RAPPRESENTANZA IN PARLAMENTO.

Il testo di legge prevede il taglio del 36,5% dei membri di entrambi i rami del Parlamento italiano: da 630 a 400 seggi alla Camera, da 315 a 200 seggi al Senato.

Per quanto riguarda la rappresentanza degli italiani all’estero, nello specifico degli iscritti all’AIRE, i parlamentari verrebbero ridotti da 12 a 8 alla Camera (un deputato per 687.000 iscritti AIRE) e da 6 a 4 al Senato (un senatore per 1.375.000 iscritti AIRE).
Gli elettori iscritti all’AIRE riceveranno il plico per posta entro il 6 settembre.
Qualora entro il 7 settembre il plico non sia ancora pervenuto, si potrà richiederne il duplicato all’ufficio consolare di riferimento.
ATTENZIONE: VOTATE SUBITO.
Il plico contenente la scheda votata dovrà pervenire al vostro Consolato di riferimento
entro le ore 16 locali del 15 settembre 2020.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America – Ufficio/Office: – Roma, Piazza Campo Marzio, 42
Tel – (+39) 06 67 60 57 03 – Email – lamarca_f@camera.it

 

08 – UN TITANICO SCONTRO FRA BUCHI NERI ASTROFISICA. LA COLLISIONE OSSERVATA DA VIRGO IN ITALIA E DA LIGO NEGLI USA HA RIVELATO LA FORMAZIONE DI UN OGGETTO PESANTE COME 142 SOLI E, SOPRATTUTTO, HA MANDATO IN TILT LE TEORIE SULLE STELLE, di Luca Tancredi Barone *

Se una pandemia ha dato a tutti noi la possibilità di toccare con mano l’entità di quanto non sappiamo sul funzionamento della natura, dei virus, del nostro sistema immunitario, è lo spazio che, dai tempi di Immanuel Kant, ci riserva sempre le più grandi lezioni di umiltà. L’ultima ci è arrivata ieri, con la pubblicazione di due articoli scientifici su The Astrophysical Journal Letters e Physical Review Letters, dedicati a un evento piccino, durato un batter di ciglia: 0,1 secondi la notte del 19 maggio 2019.

Eppure si tratta di un evento che manda praticamente gambe all’aria tutto quello che sappiamo sulle stelle, la loro vita, l’universo, la materia oscura, il big bang e quant’altro. A «osservarlo» sono stati tre rivelatori di onde gravitazionali, uno costruito in Italia, detto Virgo, e due negli Stati Uniti, chiamati Ligo. Questi osservatori internazionali, in cui collaborano centinaia di istituti di decine di paesi del mondo, utilizzano fasci di luce laser il cui disallineamento è capace di rilevare perturbazioni nello spazio-tempo diecimila volte più piccole di un atomo. Le onde gravitazionali, che vennero ipotizzate più di cento anni fa da Albert Einstein, che però era scettico sulla possibilità che si sarebbero mai potute osservare, sono come le onde di uno stagno – il nostro universo, nelle sue 4 dimensioni spazio-temporali – dopo che viene gettato un sasso – in questo caso, una massa molto grande. Fino al 2015 erano solo una affascinante ipotesi sui libri di testo dei fisici, ma quell’anno proprio Ligo/Virgo osservarono per la prima volta un’onda gravitazionale provocata dalla collisione di due buchi neri. La scoperta fu talmente sconvolgente che ottenne solo due anni dopo il premio Nobel.

La collisione resa nota ieri però, se possibile, è ancora più scioccante di quella di cinque anni fa. Secondo i più di 1500 scienziati che firmano i due articoli, stavolta saremmo di fronte allo scontro di due buchi neri di 66 e 85 masse solari, che avrebbero generato un enorme buco nero di circa 142 masse solari (il resto della massa, come ci insegna Einstein, si è trasformata in energia, parte della quale, per la gioia dei nostri fisici, si è convertita proprio in onde gravitazionali). La collisione sarebbe avvenuta circa 7 miliardi di anni fa, molto prima della nascita del nostro sistema solare, mentre la distanza di questo enorme oggetto sarebbe di circa 17 miliardi di anni luce (quest’ultimo numero è maggiore di 7 perché, anche se nulla può viaggiare più veloce della luce, nel frattempo l’universo si è espanso).

Ma perché questo scontro mette in crisi l’astrofisica che conosciamo? Se i calcoli fatti dagli scienziati sono corretti, l’origine di almeno uno dei due buchi neri iniziali, il più grande, è inspiegabile. Esistono infatti due classi di buchi neri. Da un lato, quelli provocati dall’esplosione in supernove delle stelle più massicce, e che arrivano fino a circa 65 masse solari; ma fra 65 e 135 masse solari, il meccanismo di formazione di questi oggetti non prevede si possano generare buchi neri. All’altro estremo, ci sono i buchi neri al centro di moltissime galassie, i cosiddetti buchi neri super massicci, che invece hanno masse di centinaia di migliaia, milioni o addirittura miliardi di masse solari. Non solo dunque l’osservazione pubblicata ieri mostra che esistono buchi neri di massa compresa fra 65 e 135 masse solari, che secondo le nostre teorie sulle stelle non si possono formare, ma dimostra anche che esistono buchi neri «di massa intermedia», fra 100 e mille masse solari, che non erano mai stati osservati prima.

Trentacinque giorni dopo la rivelazione, nella stessa zona di cielo è stato visto un brillamento di un quasar (oggetti molto compatti, luminosi e lontani che si trovano al centro di galassie attive), che forse potrebbe essere associato al buco nero record: ma gli astrofisici non sono capaci di indicare un meccanismo in grado di spiegare i buchi neri che hanno causato l’onda gravitazionale. Si sono formati per fusione di buchi neri precedenti? Ma al tempo esistevano stelle sufficientemente grandi per permetterne la formazione? O sono piuttosto il risultato della metamorfosi in buchi neri di molte stelle di un ammasso globulare? Potrebbero essere composti da materia oscura, che riguarda quasi il 90% della materia dell’universo ma che non sappiamo ancora come è fatta? O potrebbero essersi generati subito dopo il big bang? Diverse le ipotesi: ma una repentina fluttuazione di una notte di primavera non basta per chiarire i dubbi degli scienziati e spazzar via la nostra ignoranza. ( di Luca Tancredi Barone * da Il Manifesto)

 

09 – LE REGRESSIVE SORTI DI UN CAPITALISMO DISASTROSO , di Piero Bevilacqua
I disastri in Veneto e in Lombardia con le improvvise tempeste dei giorni scorsi e i violenti incendi che hanno distrutto interi boschi della Sicilia occidentale, rientrano solo in parte nel quadro consueto dei dissesti italiani. Li comprendono certamente, ma entro una dinamica nuova e più grave.
Alluvioni, incendi, frane hanno legami invisibili. Il cosiddetto riscaldamento globale non si esaurisce nell’innalzamento medio della temperatura, ma si esprime anche nel caos climatico.
Nella ricorrenza accentuata dei fenomeni estremi, caterratte d’acqua in poche ore e perfino trombe d’aria, accanto a prolungate siccità, che offrono ai criminali, la possibilità di appiccare incendi alle foreste con sicuro successo.
Un mutamento nella storia della natura, dovuto all’azione umana, che si inscrive, in questo caso, nella vecchia storia d’Italia, lo stato nel quale il territorio acquista valore quando viene ricoperto da edifici, se si trasforma nello scenario della propria distruzione attraverso le cosiddette grandi opere. In Italia, il paese più franoso e fragile d’Europa, le campagne necessiterebbero di una manutenzione costante, di una presenza operosa di figure umane, di lavori di controllo e sistemazione continua delle frane, dei corsi d’acqua, di pulizia e vigilanza sui boschi – come ricordava Tonino Perna su queste pagine a proposito degli incendi – di monitoraggio insomma del suolo, la base delle nostre vite e delle nostre economie, ormai sempre più esposta a drammatiche rotture.
Ma l’indifferenza inveterata del ceto politico e della cultura italiana nei confronti dei fenomeni naturali e della sorte del territorio oggi valica una soglia di gravità che potremmo definire storica. Il riscaldamento globale non comporta solo caos climatico con i disastri dell’oggi, ma, in una prospettiva non lontana, l’innalzamento dei mari. Lo scioglimento dei ghiacciai, che ha sorpreso anche gli scienziati per la sua recente accelerazione, comporterà l’invasione delle acque marine di vaste aree costiere e vallive, in tempi che nessuno può prevedere, ma che non saranno tempi geologici.
E qui mi torna in mente una definizione fisica dell’Italia da parte da un grande commis d’état del primo ‘900, Meuccio Ruini, il quale, volendo rilevare il carattere prevalentemente montuoso-collinare della Penisola, disegnava un quadro che oggi ha colori inquietanti: «Se il mare, alzandosi di pochi metri, ricoprisse quel golfo di terra che è la Valle Padana, l’Italia sarebbe una sola e grande montagna». Quei pochi metri, come ognuno può comprendere, sarebbero sufficienti a cancellare l’Italia dal novero dei paesi industrializzati, con perdite immense di beni e ricchezza.
Non voglio indulgere in prospettive catastrofiche, ma se i fenomeni presenti e quelli futuri prossimi minacciano in maniera così rilevante e rovinosa il nostro habitat, non dovrebbe mutare radicalmente la nostra attenzione e la nostra cura per il territorio, già oggi e sempre più bene scarssissimo e prezioso? E allora, com’è possibile che ancora si cementifichino le periferie urbane – Lombardia e Milano, capitale morale, in testa – anziché ristrutturare edifici abbandonati, restaurare quartieri, valorizzare il già costruito? Perché si insiste con le cosiddette grandi opere che mangiano ettari ed ettari di suolo verde? Perché si abbandonano alle frane chilometri di terre incolte, si lascia deperire l’immenso patrimonio immobiliare dei paesi e villaggi, che si vanno spopolando nelle cosiddette aree interne?

Quando è evidente a tutti che questi territori diventeranno la nostra salvezza nei prossimi decenni, allorché il disordine climatico si aggraverà, tante aree costiere diventeranno inabitabili, come appare inevitabile di fronte alla colpevole inanità delle classi dirigenti dei paesi ricchi.
Eppure, sul piano politico si può ancora agire per avviare una svolta, non solo coi vincoli al cemento, ma già, ad esempio, con un salto culturale della Politica Agricola Comunitaria. Con l’assegnazione di un reddito di base ad ogni piccolo contadino europeo, che non solo produce, ma fa manutenzione del territorio.
La questione territoriale italiana oggi mostra un fenomeno inedito nella storia del capitalismo. Da quando esiste questo modo di produzione la realizzazione del profitto da parte del capitalista ha coinciso anche con la creazione generale di beni e ricchezza. Tale coincidenza, per via della produzione di beni sempre più imposti e superflui, si è da tempo indebolita.
Ma oggi, specie in Italia, la creazione del profitto, religione dell’imprenditoria occidentale, ha perso i suoi fondamenti metafisici, come le religioni rivelate, e in vasti ambiti dell’economia, con crescente evidenza, non produce più vantaggi e benessere, ma danni, per il presente e per l’avvenire.

 

10 – EXTRATERRESTRE. BLU AL NATURALE, LE PIANTE TINTORIE COLORANO LA STORIA. COLORI. NELLE MARCHE ESISTE UN PROGETTO PER LA RISCOPERTA DEL GUADO, IL PIGMENTO NATURALE CHE DALL’ANTICHITÀ HA COLORATO STOFFE, QUADRI, VASELLAMI, LIBRI E AFFRESCHI, di Silvia Veroli

A inizio 2020 il Pantone Color Institute aveva annunciato come colore dell’anno il Classic Blue, poiché capace di infondere calma, fiducia, senso di connessione, resilienza. Tutte virtù che nei mesi a venire del periodo blu degli anni 2000 si sono dimostrate particolarmente utili, già da quel 23 gennaio del lockdown di Wuhan (peraltro vigilia del Blue Monday, il giorno più triste dell’anno, a voler stare dietro alla mania di riconoscere specifiche responsabilità a tutti i nostri santi giorni).
PIU’ APPROPRIATO DEL LIVING CORAL – ma meno certamente del Nero di China – il Blu classico si addice al bisogno di sobrietà e relazione delle fasi 1,2,3 e 4 dell’anno pandemico e in Italia, nel Montefeltro in particolare, si stempera alla fine di quest’anomala estate in una ancor più rassicurante, polverosa, sfumatura; è quella del blu naturale che si ottiene dalla pianta tintoria dell’Isatis. Comunemente chiamato guado è l’antichissima e fondamentale materia prima necessaria per la produzione del pigmento blu rintracciato presso insediamenti neolitici, nei colori del vasellame risalente all’età del Ferro, nelle bende di mummie egiziane.
Il blu guado, si evince dal Commentarii De Bello Gallico di Giulio Cesare che lo indica col termine vitrum, sarebbe stato anche colore di guerra per i picti delle tribù normanne, che sembra lo usassero non solo per dipingersi il volto ma anche per inciderlo con tatuaggi a valenza mistico- religiosa.
QUESTA PIANTA ERBACEA DELLA FAMIGLIA delle crucifere ha origine asiatiche e, forse importata dai Catari dapprima in Piemonte, è oggi presente nel centro Italia, in Sicilia, in Sardegna e nel trevigiano; proprio nel Montefeltro, oltre che in Germania e in Francia, il guado ha conosciuto una lunga stagione da protagonista per tutto il Medio Evo fino al 1600, quando veniva usato non solo per colorare terrecotte ma anche affreschi, arazzi (è guado ogni blu presente nel celebre ed enigmatico ciclo fiammingo La Dama e l’Unicorno) e manoscritti e faceva la fortuna tra gli altri del padre di Piero Della Francesca, Benedetto, mercante di San Sepolcro che lo commerciava.
A SOPPIANTARE IL GUADO COME TINTURA tessile (i pigmenti per la pittura si ricavavano anche con processi chimici a base di lapislazzuli e di quell’azzurrite cara a Durer) fu l’indicum indiano, inizialmente malvisto e boicottato perché ritenuto «pernicioso, ingannevole e corrosivo» ma caratterizzato da una maggiore semplicità di produzione; quindi entrambi sono stati scalzati nell’Ottocento dalle colorazioni sintetiche, quelle di cui si occupa la Pantone Inc. e a cui aprì la strada William Henry Perkin scoprendo la malveina; oggi però è in atto in Europa un processo di riscoperta della pianta e del suo pigmento che vede una tappa importante nella provincia di Pesaro e Urbino, a Borgo Pace, frazione di Lamoli (dove ha sede il Museo dei Colori Naturali). Lì Maria Stella Rossi, artista diplomata alla Scuola del Libro e specializzata nello studio di pigmenti naturali, è tornata a vivere dopo peregrinazioni da New York alla Francia (tra Tolosa, Albi e Carcassone: il triangolo della produzione francese del guede o pastel fino a metà Settecento) e ha dato vita a #destinazioneguado.
SI TRATTA DI UN PROGETTO FINANZIATO dall’Unione Europea con la Regione Marche e sviluppato all’interno del contenitore della dimora artistica ValdericArte, tra i boschi dell’Alpe della Luna e sulle rive del Fosso di Sant’Antonio: un piccolo affluente del Meta che a Borgo Pace si unisce con l’Auro dando vita al fiume Metauro, quello della battaglia di Asdrubale, che percorre la valle dove crescono i vitigni del Bianchello, e anche le infiorescenze del guado.
L’idea imprenditoriale di Maria Stella è quella di aprire un centro di servizi, ricerca e sperimentazione sul guado: una micro-impresa culturale, creativa, artigianale, artistica, turistica, con la realizzazione, tra le altre cose, di una biblioteca, di un percorso espositivo storico-tecnico-botanico tematico sulle piante tintorie, di un giardino. Al centro dell’iniziativa il ripristino della macina da guado, cuore medievale del processo di estrazione del colore; questo prevede la riduzione delle foglie fresche in poltiglia condensata in una pasta raccolta in quei panetti che nei territori occitani erano anticamente chiamati coques o cocagnes: pani di pasta tintoria pronti per la vendita e a lungo fonte di grandi ricavi. Di qui, l’espressione «Paese della Cuccagna», o almeno una delle sue possibili genesi.
SEMPRE IN FRANCIA NEL SEDICESIMO secolo i contadini usavano recuperare i residui di lavorazione del pastel dal fondo delle vasche tintorie per dipingere i loro carri: la pianta ha infatti tra le sue proprietà anche quella di repellente per gli insetti. Di qui il nome, per il blu del guado, di blu pastello o blu carretto. La pasta prima di diventare panetto è soggetta a fermentazione, quindi a una sorta di stagionatura, cui seguono sbriciolatura, macerazione, essiccazione e riduzione in una polvere dall’inconfondibile colore: il pastello per antonomasia, un punto di blu più chiaro di quello che indichiamo come Indaco (il blu non blu dell’arcobaleno), più saturo rispetto all’Azzurro Cielo, meno neutrale del blu dei Caschi Blu. Può avvicinarsi al Blu Fiordaliso, leggermente più scuro e il cui nome greco è kyanos, il ciano che spesso le nostre stampanti ci invitano a ricaricare.
L’IDEA NATA NELLA VALLE DEL METAURO è quella di valorizzare la pianta nelle sue diverse applicazioni: oltre a contenere principio colorante infatti , il guado è stato utilizzato nei secoli come alimento, foraggio, medicinale, cosmetico. Spiega Maria Stella Rossi: « Vorrei far riscoprire il mondo dietro a questa pianta e svilupparne tutte le possibili declinazioni contemporanee: divulgare la storia, la cultura, la tradizione legata al guado, costruire un progetto attivo di fusione tra ricerca artistica e arti applicate, tra pratiche alchemiche e scienza, tra artigianato di popoli antichi e innovazione creativa legata alla pianta, creare un punto di riferimento nella regione, che in collaborazione con altre realtà marchigiane diventi un punto di riferimento nazionale sul guado».
Ad affiancarla nella presentazione del progetto, domenica scorsa a Borgo Pace, Alessandro Maria Butta, socio della Cooperativa La Campana – a Montefiore dell’Aso, in provincia di Ascoli Piceno – per cui è responsabile della ricerca sulle tecnologie applicate alle tinture naturali di cui in Italia è esperto di riferimento. E se per fare il blu si cerca «l’oro del Montefeltro» (che anche nella città ducale è tornato alla ribalta col progetto legato all’Associazione culturale Guado Urbino di Alessandra Ubaldi), è diffuso anche tra i più accorti imprenditori del calzaturiero marchigiano ricorrere all’ortica per il verde, alla robbia per il rosso e alla reseda luteola per il giallo.

QUEST’ULTIMA IN PARTICOLARE è coltivata, raccolta e venduta come pianta o già come pigmento da una biologia molecolare a Belvedere Ostrense – sempre Marche ma provincia di Ancona – Sandra Quarantini, fondatrice della start up Color off, che punta sul giallo ma si dedica a molte altre piante tintorie. Ennesimo esempio di intrapresa e progettualità femminile tra scienza, artigianato, innovazione e tradizione

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