La polemica sulla giornta del 27 giugno contro l’annessione coloniale dei territori occupati della Palestina

Si vede che a qualcuno, irrita la verità. Chiedo a a tutti voi a non rispondere alle provocazioni gratuite. Tutti sanno che gli ebrei sono i nostri fratelli, con loro in Palestina abbiamo vissuti per secoli in passato insieme e vogliamo continuare a farlo oggi e domani. Tuttora ci sono a Nablus e a Gerusalemme, una bella comunità Natouri Karta, più di 5 mila persone, che si considerano cittadini palestinesi e non riconoscono lo stato d’Israele.

Il nostro conflitto con Israele non è mai stato un conflitto religioso, ma per noi Israele è una potenza coloniale al servizio dell’impero colonialista-capitalista-imperialista occidentale, prima della seconda guerra mondiale di quello britannico e dopo di quello attuale USA.

Chi guarda la cartina geografica o abbia letto un po’ di storia del Medioriente, se ne accorgerà subito e senza tanti sforzi. Continuare a parlare e vivere solo del passato di 2-3 mila anni, non fa, è stupido e non giova a nessuno e non mi metto a farlo e perdere il mio e il vostro tempo, perché anche noi abbiamo molto da dire. Basta ricordare che ne Abramo ne Mosè sono nativi di quella terra e se questo discorso e valido per qualcuno, allora deve essere valido a tutti e qui basta ricordare, che bello che i romani vengono a rivendicare i territori del loro impero. Si può affrontare e risolvere tutti i problemi a livello mondiale, rispettando ed applicando semplicemente le risoluzioni ONU e della legalità internazionale.

Tutti hanno il diritto di vivere in santa pace e sicurezza, c’è posto in questo mondo per tutti e la guerra non ha mai risolto nessun problema, anzi solo distruzione, sofferenza e morte. Le comunità ebraiche d’Italia, sono cittadini italiani di religione ebraica, credo che è giusto che lanciano insieme a noi e a tutti gli i messaggi di pace, di solidarietà e di amicizia fra gli uomini e i popoli del mondo. Insieme per un mondo diverso, più giusto, più civile e una Palestina libera…

Yousef Salman, presidente della Comunità Palestinese di Roma e del Lazio

 


 

Al Presidente ANPI Nazionale

Al Presidente ANPI Roma

Ho sentito con sorpresa le parole del presidente dell’ANPI di Milano, signor Roberto Cenati, intervistato da pagine ebraiche.
Il signor Cenati  lancia accuse di antisemitismo, a noi  e alle manifestazioni che abbiamo promosso come Comunità Palestinese in Italia, il 27 Giugno in molte città d’Italia, per protestare contro l’annessione coloniale dei territori occupati della Palestina.

All’annessione ad Israele, annunciata dal suo governo per il 1° Luglio e che riguarda più del 30% dei territori occupati palestinesi compresa le colonie e la Valle del Giordano, si oppongono le Nazioni Unite, l’Unione Europea ed anche i paesi arabi, compresi quelli che sono alleati degli Stati Uniti e persino il primo Ministro Inglese, cosi come si oppongono e considerano contraria alla legalità internazionale l’occupazione militare che dura ormai da 53 anni,  le demolizioni delle case, le torture e gli abusi sui minori, l’embargo di Gaza, la detenzione amministrativa, la continua opera di evacuazione, o come è stata denominata da Betselem, associazione israeliana per la difesa dei diritti umani, “deportazione lenta” e crimine di guerra.

Questo, signor Roberto Cenati, lei lo considera antisemitismo? Noi pensiamo che sia la difesa del diritto e della legalità internazionale quella che è stata conquistata dopo la seconda guerra mondiale e che è costata la vita a milioni di persone, e dei partigiani, che cosi indegnamente, per negare il diritto alla libertà del popolo palestinese, lei dovrebbe rappresentare.

Ho detto sorpresa ma in realtà era sconcerto, dolore, rabbia nel sentire un esponente dell’Anpi che amiamo e rispettiamo per il ruolo svolto dai Partigiani di ogni credo politico, nella lotta di Liberazione dal nazifascismo, ma anche per il ruolo che svolge nel tenere viva la memoria e l’impegno affinché il fascismo e il nazifascismo, così come il razzismo siano fuori dalla storia e dai gesti quotidiani, si prestasse e sopratutto esprimesse delle posizioni che certamente non rappresentano i valori dell’ ANPI.

Noi non siamo anti-semiti, noi stessi siamo semiti, noi distinguiamo nettamente tra gli ebrei e lo Stato di Israele. Yasser Arafat aveva nel suo primo governo, un ministro ebreo, Hilan Halevi, ebreo nato in Israele, è stato anche rappresentante dell’ Olp nell’Internazionale Socialista. E potremmo fare altri esempi.

Il 15 Novembre del 1988 ad Algeri abbiamo abbandonato il sogno di uno Stato, nella Palestina storica, per tutti i suoi cittadini, un uomo, una donna e un voto, per accettare che ci fosse una terra per due popoli e due Stati. Abbiamo definito i nostri confini, quelli della linea verde del 1967, con Gerusalemme capitale condivisa. Israele non ha mai definito i propri confini, ha tenuto aperto il sogno sionista che in questi anni con la crescita dei coloni verso il folle piano sionista della “Grande Israele”.

Vorrei ricordarle che il sionismo è stato considerato come razzismo dalle Nazioni Unite, fino al 93, quando sono stati fatti gli accordi di Oslo e si credeva che ci sarebbe stata la pace e la fine dell’ occupazione militare israeliana.
La pace ci riguarda caro Signor Cenati malgrado la sua opinione contraria e riguarda la Palestina e Israele.
Sì, vogliamo vivere in pace sulla nostra terra senza il tallone di ferro dell’occupazione militare israeliana, senza vivere nell’apartheid, senza il razzismo, in uguaglianza di diritti.  Vorrei anche ricordarle la frase di Nelson Mandela che ha sempre sostenuto la lotta del popolo palestinese: “non saremo mai liberi fino a ché la Palestina non sarà libera”.

E se lei invece di esprimere giudizi senza conoscenza leggesse qualche storico, o giornalista israeliano oppure si documentasse sui rapporti delle Nazioni Unite  redatte spesso da esperti di origine ebraica, si renderebbe conto che quella che lei chiama l’unica democrazia si è fatta in questi ultimi 20 non solo razzista verso il popolo palestinese ma, anche al suo interno.
Le alleghiamo il documento che abbiamo formulato per la convocazione della manifestazione, lo legga e cerchi di liberare il suo cuore e la sua mente dai pregiudizi e della propaganda. Sarà un bene anche per il pezzo di Anpi che lei rappresenta. Il documento è sottoscritto da molte organizzazioni e associazioni, compresi tra gli altri, la Cgil, l’Arci, la rete della pace e del disarmo, la Fiom, Pax–Christi, diversi parlamentari e rappresentati della società civile.

Siamo particolarmente riconoscenti all’ Anpi nazionale, a quella di Roma e molte altre Anpi locali, per essersi pronunciati per la libertà e giustizia per il popolo palestinese. Noi ci sentiamo in dovere di essere presenti alle manifestazioni del 25 aprile, e ci auguriamo che presto anche il popolo palestinese potrà festeggiare il suo 25 aprile e la sua Festa di Liberazione.

L’ULTIMO GIORNO DI OCCUPAZIONE SARA’ IL PRIMO GIORNO DI PACE – Marwan Bargouthi
Roma, 20/6/2020

Dott. Yousef Salman

Presidente della Comunità Palestinese di Roma e del Lazio

 

 


 

Cartine geografiche taroccate. L’Anpi Roma diffonde fakenews

dal sito della Comunità Ebraica di Roma

Fonte: https://www.shalom.it/blog/news-in-italia-bc171-eliminato/cartine-geografiche-taroccate-la-anpi-roma-diffonde-fakenews-b888731

 

L’Anpi ha convocato per il 27 giugno una manifestazione a sostegno della nascita di uno Stato palestinese. Lo ha fatto corredando su Fb la convocazione con un’ignobile cartina geografica, in circolazione peraltro da tempo immemorabile, che costituisce un clamoroso e deliberato falso storico. La cartina in questione indica le aree palestinesi e quelle israeliane a partire dal 1946, quando Israele ancora non esisteva, sino ad oggi, giocando sull’equivoco tra la Regione Palestina e uno Stato palestinese che non è mai esistito.

La comunità ebraica romana ha risposto con comprensibile indignazione: “E’ difficile invocare l’antifascismo come valore universale – ha dichiarato la Presidente della Comunità Ruth Dureghello – quando l’Anpi Roma diffonde fake news certificate della propaganda antisemita come questa cartina. Chi usa l’antifascismo in maniera provocatoria e strumentale fa un danno alla memoria e alla democrazia”.

Dure e a ragione provocatorie anche le parole di Ruben Della Rocca, vicepresidente della Comunità: ”Se poi ci spiegano questo fantomatico ‘Stato di Palestina’ quale sia, visto che non è mai esistito nella storia della umanità ci fanno un piacere. Come fantomatica è una cartina che non identifica Gerusalemme come capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele”.

L’Anpi ha deciso di cancellare la cartina, aggiungendo però un commento oltre modo offensivo, in cui i sedicenti eredi della lotta partigiana assicurano di non aver mai avuto “parole irrispettose nei confronti del mondo ebraico”, del quale evidentemente ritengono che lo Stato di Israele non faccia parte e lamentando un “accostamento indecente” con il gran Muftì di Gerusalemme alleato dei nazisti, anche se quell’accostamento – effettivamente indecente anche se l’Anpi sembra non rendersene conto – purtroppo lo accerta senza possibilità di dubbio la storia.

Ognuno, naturalmente, manifesta a favore di chi vuole. Onestà vorrebbe però che, anche difendendo una causa,  si rispettassero criteri di onestà e riferimenti alla realtà storica. Il problema di quelle cartine ignobili non si può superare semplicemente cancellandole da un post, perché il punto davvero critico è proprio che quelle immagini bugiarde rispecchiano un approccio disonesto alla complessa e delicata vicenda israelo-palestinese.

Ognuno manifesta per ciò che vuole, ma alcuni fatti storici non discutibili devono essere riconosciuti perché altrimenti ci si muove solo in mezzo agli inganni e alla propaganda da due soldi. Ne elenchiamo alcuni.

Il Gran Muftì di Gerusalemme, massima autorità politica palestinese prima durante e dopo la seconda guerra mondiale fu effettivamente un nazista, ospite di Hitler a Berlino per anni e principale arruolatore delle SS musulmane. Indecente è il fatto in sé, non l'”accostamento”.

A rifiutare la spartizione della Regione palestinese nei due Stati che oggi l’Anpi invoca furono nel 1948 gli arabi abitanti nella Regione e 14 Stati arabi che dichiararono guerra al neonato Stato di Israele. Senza quel rifiuto e quell’aggressione oggi non dovremmo porci il problema. Il rifiuto di riconoscere Israele è rimasto tale per decenni e ancora oggi permane se non più per l’Anp, certo per Hamas e per molti Stati, a partire dall’Iran, che non mancano mai di promettere l’imminente distruzione dello Stato di Israele. Nel silenzio dell’Anpi.

Dopo la guerra del 1948-49 a impedire la creazione di uno Stato palestinese furono i paesi arabi e in particolare la Giordania che preferì annettere l’intera West Bank. Senza quella decisione oggi non si discuterebbe di un possibile Stato palestinese.

Nella Gerusalemme capitale di Israele la libertà di culto è pienamente garantita a tutti. Nella Città Vecchia occupata dagli arabi tra il 1948 e il 1967 l’accesso al Muro occidentale era proibito agli ebrei, le sinagoghe erano state distrutte e buona parte della popolazione ebraica (che a Gerusalemme è sempre stata la maggioranza nella storia) era stata cacciata dalle abitazioni nella Città vecchia. Sarà questa la “Gerusalemme cosmopolita” di cui favoleggia l’Anpi?

Nel 2000 gli accordi di Camp David, che avrebbero permesso la nascita di uno Stato palestinese con capitale la “Gerusalemme cosmopolita” furono respinti dall’Anp di Yasser Arafat, non dallo Stato di Israele. Se L’Anpi non fosse vittima di frequenti amnesie sarebbe meglio per tutti e in particolare per l’Anpi stessa.

A tutt’oggi le posizioni delle forze palestinesi tradotte a beneficio degli occidentali e quelle in lingua originale sono sideralmente distanti. Le vignette però sono in linguaggio universale e quanto a violenza e volgarità antisemite non hanno nulla da invidiare allo stile di Julius Streicher, il gerarca nazista che si distingueva per il suo antisemitismo portato ai livelli più estremi. Uno degli ospiti del Gran Muftì a Berlino.

Ognuno manifesta con chi vuole, e se un’associazione che si dichiara partigiana e di “avere per nemico solo il nazifascismo” vuole manifestare con chi dei nazifascisti è stato un tempo amico e alleato e ancora oggi ne condivide i codici antisemiti è un problema dell’Anpi. Un poblema grosso però…

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