COVID-19: Del Re partecipa a riunione Ministri Sviluppo per supporto Paesi vulnerabili

La Vice Ministra Del Re ha partecipato in videoconferenza ad una riunione dei Ministri dello Sviluppo di un gruppo di nazioni leader nel contributo alla risposta globale alla pandemia a supporto dei Paesi più vulnerabili. La riunione, convocata su iniziativa britannico-canadese, si è prefissa lo scopo di istituire una piattaforma di discussione riguardo le sfide poste dall’emergenza COVID-19 e le potenziali soluzioni da adottare nei principali fora internazionali (UN, OCSE, G7, G20).
Del Re ha sottolineato l’importanza del multilateralismo nel far fronte a una crisi che, avendo un carattere globale, non può che essere affrontata in maniera solidale e collettiva, rafforzando il coordinamento e la partnership tra i paesi donatori. La Vice Ministra ha dunque sottolineato come l’Italia, valorizzando la propria expertise settoriale, intenda essere protagonista della risposta globale al Covid-19, perseguendo due priorità essenziali: la ricerca, sviluppo e distribuzione di un vaccino universale, il rafforzamento della sicurezza alimentare. A quest’ultimo riguardo, Del Re ha descritto obiettivi e possibili strumenti dell’iniziativa lanciata dall’Italia in cooperazione con la FAO per l’istituzione di una Food Coalition globale, auspicandone un’ampia adesione.
Tutti i partecipanti si sono detti concordi nel considerare prioritari sicurezza alimentare e accesso equo ai sistemi sanitari come le principali di iniziative di prevenzione e contrasto che dovranno guidare l’azione politica dei donatori nei prossimi mesi, senza tralasciare il traguardo strategico della realizzazione di tutti gli obiettivi dell’agenda 2030.

Del Re: “Le azioni sostenibili dell’Italia su sicurezza alimentare e Covid 19” (Huffingtonpost.it)

Il Covid-19 ci impone di ripensare tutto. Sicurezza alimentare e nutrizione, obiettivi universali, sono a rischio. Custoditi dalle agenzie onusiane del polo romano FAO, IFAD e WFP, tematiche fondamentali per l’Italia, devono essere ripensati. Sappiamo che i supermercati in Italia sono ben forniti, tuttavia non c’è dubbio che una pandemia protratta potrebbe avere un impatto sul sistema complesso delle filiere alimentari, che coinvolge agricoltori, sistemi di stoccaggio e trasformazione del cibo, trasporti e altro.

Sul piano globale, è emerso chiaramente che la pandemia da Covid-19 può portare anche a disordini sociali, come ad esempio la calca pericolosa delle persone in fila per il cibo nelle città africane, dove il lockdown ha reso difficile ai più poveri procurarsi alimenti. Un fenomeno presente non solo in Africa: le restrizioni imposte dalle misure di contenimento hanno colpito le reti sociali di solidarietà e protezione dei gruppi vulnerabili nel mondo. Un problema che interessa milioni di persone.

In America Latina, secondo il report SOFI 2019 (State of Food Security and Nutrition in the World) la fame sta aumentando e affligge circa 42.5 milioni di persone, il 6.5 per cento della popolazione della regione. In Africa, secondo i dati diffusi dal WFP sono almeno 240 milioni le persone denutrite (il 20 per cento della popolazione continentale), la percentuale più alta nel mondo. Si deve agire subito per evitare che povertà, dipendenza dall’importazione di alimenti, aumento dei prezzi dovuto alla pandemia e altro creino un corto-circuito fatale, con ovvie ricadute securitarie e migratorie anche sul nostro continente.

Non si tratta tanto di scarsità di cibo, quanto piuttosto dei problemi dell’intero sistema alimentare: la logistica della distribuzione, l’insufficiente coordinamento sulle norme relative alla chiusura dei confini, gli standard sanitari, l’approvvigionamento, la manodopera e altro. Vi sono peraltro questioni di diretto interesse italiano come il rischio che vengano poste misure restrittive non tariffarie alle importazioni di prodotti Made in Italy, inaccettabili per il nostro paese: non esistono evidenze scientifiche sulla trasmissione del virus attraverso il cibo, pertanto etichette del tipo “virus free” sono assolutamente grottesche e inammissibili per noi.

L’Italia ha un ruolo importante da sempre in questo settore: ha propiziato la creazione della Food Coalition, presentata dalla nostra rappresentante permanente presso le Organizzazioni Internazionali a Roma Vincenza Lomonaco. Si tratta di un meccanismo multilaterale e multisettoriale in grado di creare una rete di solidarietà internazionale per rispondere alle criticità causate dalla pandemia in ambito alimentare.

L’iniziativa intende sostenere la FAO nelle sue attività di analisi dell’impatto del Covid-19 sul sistema di approvvigionamento alimentare globale. Costituisce inoltre una piattaforma di scambio tra esperti del settore pubblico e privato e della società civile, per condurre studi e ricerche sullo scenario post Covid-19. La Food Coalition intende anche avvalersi della collaborazione già esistente tra la FAO e oltre quaranta Alleanze Parlamentari contro la fame e la malnutrizione.

Tra le attività di advocacy e analisi, sottolineo che l’Italia dal 2018 presiede il Group of Friends della sicurezza alimentare e della nutrizione, un gruppo informale di quarantuno paesi. Proprio in questi giorni si è tenuto un incontro del Group of Friends presieduto da me insieme ai miei omologhi di Canada, Egitto e Brasile, monitorato dalla nostra rappresentante permanente presso le Nazioni Unite a NY Mariangela Zappia.

La partecipazione è stata di alto livello; sono intervenuti tra gli altri Amina Mohamed vice-Segretaria Generale delle UN, la Ministra dello sviluppo canadese Karina Gould, David Beasley direttore esecutivo del WFP, Gilbert F. Houngbo presidente dell’IFAD, l’inviata speciale per il Food System Summit del 2021 Agnes Kalibata

Nel mio intervento introduttivo ho affrontato il tema del rischio di una catastrofe alimentare, e la necessità di elaborare strategie per evitarla, invitando a concentrarci su sistemi agricoli resilienti e filiere produttive adattabili a situazioni di emergenza. L’Italia pone l’accento sul corretto funzionamento del settore agro-alimentare nell’emergenza da Covid-19, ma anche sull’aiuto ai gruppi vulnerabili e agli indigenti, nonché sulla lotta contro lo spreco alimentare. Dovremo affrontare un periodo di recessione, e questo ci impone, per quanto riguarda la sicurezza alimentare e la nutrizione, di ripensare la gestione dell’industria alimentare sul piano globale, se non vogliamo rischiare imprevedibili eventi rischiosi di tipo sia economico sia socio-politico nel mondo.

Dalla discussione con gli esperti tenutasi nell’ambito del Group of Friends, emergono molti temi, tra cui: la necessità di focalizzarsi sul mondo rurale coinvolgendo le comunità locali; l’urgenza di mantenere in funzione le catene di approvvigionamento globali; l’esigenza di trovare soluzioni economiche creative per rispondere alla domanda  di liquidità ragionando anche sul meccanismo dei sussidi, nonché di immaginare un sistema di finanziamento più flessibile che va riprogrammato; l’urgenza di fermare tutte le restrizioni all’export; l’impegno a valorizzare il ruolo del settore privato.

Si tratta di azioni che devono essere sostenibili, messe in atto senza distorcere il mercato, incentivando al massimo l’innovazione. In questo senso bisogna pensare anche a un nuovo modello di agricoltura che promuova filiere produttive sostenibili, attraverso il sostegno ai piccoli produttori e alle cooperative, la valorizzazione dell’imprenditorialità femminile e il coinvolgimento delle comunità locali.

L’Italia ha enorme esperienza in questo ambito, e può condividere le sue best practices, dalle colture biologiche alla protezione del territorio, alla valorizzazione delle realtà locali. Molti progetti italiani di Cooperazione allo Sviluppo da anni sono incentrati sull’agribusiness, con grandi risultati anche di sostenibilità. Noi italiani sappiamo cosa vuol dire dover creare filiere alimentari resilienti, capaci di resistere agli shock come quello del Covid-19.

Cibo e non solo. Attivi come siamo, giustamente, sul piano multilaterale, la Food Coalition ci offre una piattaforma importante per condividere, apprendere, contribuire. Sicurezza alimentare e nutrizione sono parte dello stile di vita italiano, del modo di pensare, della Weltanschauung del nostro paese. Questo universo valoriale, unito all’expertise, nel contrasto al Covid-19 diventa un valore aggiunto su cui costruire il futuro nostro e quello degli altri, considerato che siamo legati ad uno stesso destino, cosa che ormai ci è ben chiara.

 

FONTE: https://www.esteri.it/mae/

 

 

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