Recovery fund, la ministra spagnola: «Germania e Olanda siano solidali altrimenti l’Unione andrà in fumo»

María Arancha González Laya è la ministra degli Esteri spagnola. Giurista di formazione, nel passato è stata anche sottosegretaria generale dell’Onu e come direttore esecutivo l’anima per un certo periodo del Centro di commercio internazionale (l’International trade center). Per questo riveste un ruolo particolare nel dibattito che si sta svolgendo in Europa a proposito delle modalità con cui fare fronte all’emergenza contro il virus.

 

di Elena Marisol Brandolini

 

Ministra González Laya, a fine anno per il Pil spagnolo è previsto un crollo di oltre il 9%. Si parla di probabile recessione, e qualcuno comincia a parlare addirittura di regressione. Le sembra possibile?

«Questa è una crisi globale causata da una pandemia di dimensioni globali. La caduta dell’economia sarà molto profonda, da noi come in altri paesi. Le previsioni però ci dicono che la ripresa potrà essere relativamente rapida, grazie alle misure di protezione dell’occupazione e della capacità produttiva che sono state prese. Quanto sarà rapida in Europa e in Spagna non dipende solo dalla Spagna, ma da quello che insieme riusciremo a fare in Europa».

Il governo spagnolo ha fatto una proposta al Consiglio europeo: mutualizzare il debito degli Stati con altri mezzi. Che cosa significa altri mezzi?
«Di fatto si tratta di un investimento comune. Che noi vogliamo sia finanziato con debito perpetuo, per un ammontare di almeno 1.500 miliardi di euro, rispondente alle necessità dei paesi più colpiti dall’epidemia, da costruirsi sulla base del bilancio comunitario. Può essere la Commissione a gestirne il meccanismo ma dovrà avere un quadro temporale. A noi interessa soprattutto come il fondo si finanzierà, chi lo finanzierà e quale sarà il suo volume».

In quale forma dovranno essere assegnate queste risorse?

«Dovranno avere il carattere del trasferimento. Il problema è quanto debito pubblico genereranno i Paesi per fronteggiare la crisi, lo scopo è dunque evitare l’eccesso di debito perché ciò appesantirebbe la capacità di ripresa del singolo paese. La crisi sarà profonda e il debito pubblico utilizzato per farvi fronte importante, ma la capacità degli Stati membri è diversa. In Germania il governo sta approvando aiuti di Stato alle imprese di grande ammontare. Ma non tutti hanno la stessa forza finanziaria, è necessario individuare il modo perché vi sia simmetria tra le varie situazioni».

Insieme ai governi italiano, francese e portoghese state portando avanti una linea molto netta sul fronte del Recovery Fund. A che punto sono le trattative con il fronte del Nord che in più occasioni si è dichiarato ostile a interventi comuni sul debito?

«Nella seconda riunione del Consiglio europeo, la Spagna ha proposto un proprio documento costruito in base alla discussione che si era svolta fino ad allora. Noi vogliamo che il confronto avanzi per generare consenso. E debbo dire che tutti fino a questo omento si sono riconosciuti nei principi generali. Ci sono però punti importanti ancora in discussione, come per esempio quello se debba trattarsi di trasferimenti o di prestiti».

Voi parlate di solidarietà come condizione di sopravvivenza per l’Unione, ma con i Paesi del Nord che si irrigidiscono ad ogni curva non sarà facile una soluzione solidale.

«Non pensiamo che questa sia una discussione tra Nord e Sud, ma su come intendiamo rispondere a una pandemia di cui nessuno in Europa è responsabile e che riguarda tutto il mondo. Presentarla come una discussione tra Nord e Sud è fuorviante. Perché è un problema sistemico e ha un nome proprio, si chiama mercato unico. Se c’è solidarietà, ossia una risposta comune, tutti potremo uscirne più rapidamente. Se non facciamo questo esercizio di solidarietà, allora il mercato unico non servirà più, e l’uscita dalla crisi sarà lenta e difficile per tutti».

Che cosa muove i paesi del Nord Europa contro una qualunque forma di mutualizzazione del debito?

«C’è qualcosa di totemico in questa idea del covid-bond o anche dell’eurobond, qualcosa di molto profondo che per diversi governi è difficile da gestire con le rispettive opinioni pubbliche. A mia volta penso che fare pedagogia sull’importanza della solidarietà sia cruciale, perché la solidarietà risponde direttamente all’interesse di tutti i paesi. Perché funzioni il mercato unico per Olanda e Germania, questo mercato unico dev’essere solido anche in Italia e Spagna. Ecco il punto. Se alcuni paesi hanno difficoltà a chiamare questa politica covid-bond o eurobond, cerchiamo un altro modo di definirla, purché ciò non tradisca lo spirito del mercato unico».

 

FONTE: https://www.ilmessaggero.it/politica/recovery_fund_ue_cos_e_europa_italia_news_fase_2_oggi-5210550.html

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