COVID-19: IL VENEZUELA CHIEDE AIUTO AL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE?

Sono le 19:00 del 17 marzo (ora italiana) quando da Caracas il Ministro degli Esteri del Venezuela, Jorge Arreaza, dà l’annuncio su Twitter: il presidente Maduro ha ufficialmente richiesto l’intervento del Fondo Monetario Internazionale (FMI) per ottenere un prestito di 5 miliardi di dollari per affrontare l’emergenza coronavirus.

Il Venezuela richiede accesso al fondo “Rapid Financing Instrument” (RFI), che ha il compito di fornire rapida assistenza finanziaria ai Paesi membri in difficoltà e che prevede un tasso di interesse zero e il ripagaldoldmento tra i 3 e i 5 anni.

Il FMI, solitamente rapido quanto un bradipo nel rispondere a simili richieste, ha un guizzo e replica in pochissime ore: “Non c’è chiarezza sul riconoscimento internazionale” del governo Maduro da parte dei suoi 189 membri, indi per cui non se ne fa niente. Il FMI non concederà il prestito richiesto da Caracas perché non sa chi è il Presidente del Venezuela, Maduro o Guaidò. Nega così 5 miliardi a 30 milioni di venezuelani.

Stamattina i media internazionali si soffermano sulla “svolta” di Maduro più che sul rifiuto del prestito da parte del FMI. La BBC, il “Clarín” argentino, La Repubblica nostrana, sottolineano come il chavismo abbia sempre considerato il FMI nemico del popolo venezuelano e dei popoli del mondo, uno strumento “al servizio dell’imperialismo”. La richiesta di aiuto è dunque il segno del cedimento di Caracas.

Sarà vero?
In realtà la mossa del Venezuela apre una contraddizione nel campo del nemico e dà un colpo alla strategia dell’embargo imposto dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. La richiesta ha il compito di metter pressione su uno dei principali organismi controllati da Washington.
Nel caso il FMI avesse accettato la richiesta (e anche l’Iran ne ha avanzata una simile), Caracas avrebbe aperto una breccia nel “bloqueo” e, per di più, l’avrebbe fatto ricevendo un’iniezione di denaro utile ad affrontare la crisi sanitaria. Il FMI avrebbe riconosciuto il Governo Maduro e reso più facile ottenere linee di finanziamento da parte di altri organismi internazionali.

Per questo il FMI ha fatto le corse ad opporre un rifiuto: la guerra al governo Maduro deve continuare. Così facendo, però, mostra con chiarezza che FMI, Stati Uniti e tutti coloro che sono partecipi del blocco contro Caracas sono colpevoli di non voler aiutare il popolo venezuelano ad affrontare la pandemia Covid-19.
Il rifiuto del FMI, insomma, mette in evidenza la brutalità di un blocco criminale che uccide letteralmente il popolo venezuelano.

Non sono solo gli USA a perpetrare questo crimine. Il Novo Banco portoghese tiene sequestrato 1 miliardo 600 milioni di euro del popolo venezuelano; la Bank of England 400 tonnellate di oro, sempre del popolo venezuelano. Una ricchezza che il governo di Caracas potrebbe da subito utilizzare per affrontare il coronavirus e che invece rimangono bloccati nelle banche, con l’unico obiettivo di abbattere Maduro.

Il blocco contro il Venezuela è un crimine contro 30 milioni di venezuelani. È un crimine contro l’umanità. E l’Italia dovrebbe agire in ogni possibile sede per far sì che, se non la giustizia, un minimo di umanità si imponga, a maggior ragione in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo da qualche settimana a questa parte.

 

(Giuliano Granato da Facebook)

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