19 08 03 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI.

01 – PARLAMENTARI PD ESTERO E GLI SCOLARETTI DELLE FAKE/NEWS. Nel grande castello di fake-news costruito da Lega e 5Stelle come sistema di lotta politica e di distrazione di massa, per la porta di servizio cerca di entrare anche il MAIE per consolarsi della sua evidente inconsistenza di governo
02 – La legge costituzionale che taglia il numero dei parlamentari apre a derive istituzionali pericolose, perfino al presidenzialismo, va fermata
03 – Non è razzista solo Donald Trump. È facile puntare il dito contro Trump, definendolo il capo dei razzisti. Ma anche molte nuove democrazie manifestano forme di discriminazione nel quadro di una politica della paura, di PANKAJ MISHRA.
04 – SCHIRÒ (PD) – OGGI È UN BEL GIORNO PER LA DEMOCRAZIA E PER I GIOVANI DEL NOSTRO PAESE. La Camera ha approvato all’unanimità il testo di riforma costituzionale che interviene sull’elettorato attivo del Senato, abbassando il limite di età per eleggere i componenti di tale organo da 25 a 18 anni, uniformandolo a quello previsto per la Camera dei deputati
05 – Al direttore de Il Fatto Quotidiano

01 – PARLAMENTARI PD ESTERO E GLI SCOLARETTI DELLE FAKE – NEWS. NEL GRANDE CASTELLO DI FAKE-NEWS COSTRUITO DA LEGA E 5STELLE COME SISTEMA DI LOTTA POLITICA E DI DISTRAZIONE DI MASSA, PER LA PORTA DI SERVIZIO CERCA DI ENTRARE ANCHE IL MAIE PER CONSOLARSI DELLA SUA EVIDENTE INCONSISTENZA DI GOVERNO.
L’ULTIMO ESEMPIO:
– 350 nuove assunzioni per la rete consolare / FALSO / Ad oggi, non ce n’è stata nemmeno una per il blocco fino a novembre e nessuna diventerà operativa prima di due anni;
– 50 milioni di euro per la cultura italiana / FALSO, DUE VOLTE FALSO / i 50 milioni del 2019 sono del Fondo per il sostegno della lingua e la cultura italiana nel mondo, istituito dal governo di centro-sinistra con la finanziaria 2017, e ripartiti fin dal luglio 2017. In più, questo governo non ha rifinanziato nel bilancio pluriennale per il 2021 il Fondo quadriennale che scade nel 2020;
– Nuove ambasciate e nuovi consolati / FALSO / L’apertura di nuove sedi in paesi emergenti è una costante del MAECI negli ultimi anni; in più, Panama, mai chiusa ma trasferita logisticamente; Santo Domingo, riaperta con decreto Cons. Ministri (di centro-sinistra) il 4 ottobre 2016; Recife, sottratta all’elenco delle chiusure per intervento dei parlamentari PD;
– Avviata la riforma del voto all’estero / FALSO / Avviata, in realtà, la controriforma del voto all’estero, che prevede la prenotazione per poter votare e che abbasserà drasticamente la partecipazione, mettendo a rischio la sopravvivenza della circoscrizione Estero;
– Carta d’identità elettronica / FALSO / Lavori in corso da quattro anni e finora ancora fase preparatoria.

SVISTE.
Sfuggiti, guarda caso, alcuni altri “risultati”:
– Riduzione del numero degli eletti all’estero da 18 a 12 / VERO /
– Esclusione dei cittadini all’estero dal reddito e dalla pensione di cittadinanza, oltre che da “quota 100” / VERO /
– Raddoppio dei tempi ufficiali di esame (da 24 a 48 mesi) delle pratiche di cittadinanza / VERO /
– Modifiche al Codice della strada in materia di targhe estere con grave danno per i familiari degli iscritti all’AIRE, per i frontalieri e per gli stagionali / VERO /
– Freno alla richiesta di cittadinanza per matrimonio con l’introduzione dell’attestazione di conoscenza linguistica a livello B1, difficile e costosa / VERO /
Insomma, ormai è chiaro: MAIE = acronimo di Mai Aspettarsi Informazioni Esatte.
I Parlamentari PD Estero: Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò, Ungaro

 

02 – LA LEGGE COSTITUZIONALE CHE TAGLI I PARLAMENTARI APRE A DERIVE ISTITUZIONALI PERICOLOSE, PERFINO AL PRESIDENZIALISMO, VA FERMATA
Il fronte dell’antipolitica conta su una reazione opportunista e difensiva sulla riduzione dei parlamentari. In sostanza è convinta che saranno pochi ad avere il coraggio di affrontare una battaglia come questa su un terreno certamente non facile. Al contrario, è giunto il momento di superare i timori sul merito, dicendo No in modo forte e chiaro alla modifica della Costituzione voluta dalla maggioranza verde gialla senza motivazioni reali, se non gli interessi di una parte, senza alcuna preoccupazione per l’indebolimento della democrazia parlamentare che ne deriverà e in definitiva aprendo verso un futuro denso di rischi per il funzionamento delle istituzioni della nostra Repubblica.
Il Senato ha votato in seconda lettura la riduzione dei parlamentari (della Camera e del Senato) voluta dalla maggioranza verde gialla e in particolare dal M5Stelle. L’approvazione del Senato e’ sotto la soglia dei 2/3 dei voti a favore, quindi e’ possibile il referendum popolare previsto per le modifiche costituzionali che non arrivano al quorum previsto dal l’aticolo 138 della Costituzione.
La proposta di ridurre i parlamentari nasce dalla posizione anti casta del M5Stelle ma ora ha uno scopo piu’ immediato, piu’ prosaico ed è allungare la vita al governo giallo verde e tentare di recuperare la perdita di voti alle europee guadagnando tempo.
Gli argomenti per giustificare il taglio dei parlamentari sono poveri e strumentali. Il taglio e’ motivato essenzialmente dalla riduzione dei costi. In realtà una riduzione dei compensi dei parlamentari sarebbe stata piu ‘ efficace e immediata, anche se discutibile come scelta, senza cambiare la Costituzione. Invece è stato accantonato il taglio dei compensi per puntare all’intervento sulla Costituzione. Anche la presunta maggiore efficienza del parlamento non dipende dal numero degli eletti ma dai regolamenti di funzionamento delle camere, dalla possibilità di esercitare effettivamente la funzione legislativa attualmente sequestrata dal governo e infine dalla capacita’ dei deputati e senatori di rappresentare gli elettori che dovrebbero poterli scegliere per evitare che dipendano solo dai capi partito.
Questo taglio dei parlamentari non solo non ridurrà ma aggraverà i problemi.
Altro discorso sarebbe mantenere la sola Camera dei deputati con funzione legislativa, con parlamentari eletti in modo proporzionale e in grado di rappresentare effettivamente i cittadini, i quali dovrebbero poter scegliere direttamente i loro rappresentanti. In sostanza una storica proposta di Rodotà che prevedeva il superamento del bicameralismo.
Inoltre va ricordato che su proposta della Lega e’ gia’ stata approvata una nuova legge elettorale, legata strettamente a questa modifica della Costituzione. Legge elettorale che verra’ applicata automaticamente quando questa modifica della Costituzione diventera’ definitiva. Tra cambiamento della Costituzione e nuova legge elettorale c’e’ di nuovo un rapporto strettissimo, come fu con Renzi nel 2016. La nuova legge elettorale non e’ altro che il riproporzionamento di quella attualmente in vigore (rosatellum) con la conseguenza che la soglia di eleggibilita’ alla Camera diventerà almeno il 5% e al Senato il doppio, lasciando intere aree del nostro paese senza rappresentanza. Il risultato sarà, second calcoli basati sui risultati delle europee, una maggioranza di centro destra da fare invidia a quella di Berlusconi nel 2008.
Le forze minori verranno cancellate dal parlamento e quelle nuove che si formeranno dovranno affrontare una prova difficile per entrarvi.
Stupisce che vengano dimenticati i gravi difetti della legge elettorale in vigore che non permette agli elettori di scegliere i parlamentari e costringe a votare I parlamentari a scatola chiusa perchè sono eletti nell’ordine deciso dal capo partito. Difetti che verranno moltiplicati con la nuova legge elettorale.
La riduzione dei parlamentari puo’ essere affrontata solo in un quadro condiviso che abbia come obiettivo il rilancio della capacita’ di rappresentare i cittadini, quindi punti al rafforzamento della democrazia parlamentare, ma questa modifica dell Costituzione invece ricorda piu’ i tagli lineari di spesa che un’attenzione ai problemi di funzionamento del parlamento. Quindi rischia di portare ad un ulteriore indebolimento del ruolo del parlamento, cioe’ della rappresentanza eletta dai cittadini e poiche’ il parlamento e’ centrale nella nostra democrazia i rischi futuri sono forti e preoccupanti.
Le difficolta’ del governo, la perdita di voti del M5Stelle sono problemi dei partiti che governano, non dipendono dalla Costituzione, mentre con questo taglio dei parlamentari e’ la Costituzione che viene cambiata. In altre parole ancora una volta un governo in difficolta’ cerca di scaricarle sulle istituzioni, in questo caso mettendo in discussione il ruolo del parlamento, senza alcun riguardo agli effetti sul funzionamento della nostra democrazia e sull’equilibrio e sull’autonomia dei poteri che ne e’ la garanzia.

Sono tempi difficili per la democrazia. Il ritorno di fantasmi autoritari dal passato getta ombre preoccupanti sulla nostra democrazia conquistata dalla resistenza e dalla cacciata del nazifascismo. Per questo occorre valutare con attenzione quanto sta accadendo. Portando alle estreme conseguenze il discorso sul taglio dei costi del funzionamento del parlamento (la rappresentanza) si puo ‘ arrivare a negare il ruolo stesso del parlamento. Per assurdo il massimo risparmio sarebbe non avere il parlamento, ovviamente rinunciando alla democrazia rappresentativa. A quel punto resterebbe solo il governo ed e’ inevitabile che qualcuno inizi a proporre l’elezione diretta del capo del governo o del Presidente della Repubblica. Chi ha iniziato questo percorso non rende esplicito che si inizia un percorso di cambiamento istituzionale di cui non sono chiariti i limiti e gli obiettivi finali.

Non a caso in affermazioni di autorevoli esponenti del M5Stelle e’stata esplicitata la possibilita’ di un esaurimento progressivo del ruolo del parlamento e di allargamento dello spazio delle decisioni assunte per via referendaria, la cosiddetta democrazia diretta. E’ un’illusione pensare di ovviare ai rischi di derive autoritarie, sempre possibili se la democrazia diretta non e ‘ regolata con attenzione, con la piattaforma Rousseau, non solo perche’ e’ lo strumento di una parte, non aperto a tutti, ma anche perche’ ci sono forti sospetti sulla permeabilita’ di questa piattaforma.

L’approssimazione dei fondamenti di questa proposta rafforza le preoccupazioni sul futuro della democrazia rappresentativa per la quale e’ fondamentale un parlamento credibile, funzionante, capace di essere effettivamente rappresentativo dei cittadini.

Per questo e’ necessario fin da ora mettere in conto che la maggioranza giallo verde non e’ in grado di ottenere l’approvazione con i due terzi che escluderebbe la possibilita’ del referendum popolare (ex articolo 138), questo rende possibile il referendum popolare e quindi chi non e’ d’accordo con il secondo tentativo in pochi anni di cambiare la Costituzione dovrà attivarsi per respingere questa modifica della Costituzione. Insieme a questa modifica della Costituzione va respinta una legge elettorale conveniente a chi ha un potere accentrato, il cui vero scopo e’ garantirsi gruppi parlamentari obbedienti.

Quindi occorre prepararsi al referendum popolare e dare battaglia per respingere queste proposte, L’assetto istituzionale garantito dalla Costituzione e’ preferibile a modifiche in sè sbagliate e che potrebbero aprire la porta a pericolose derive istituzionali, perfino ad una deriva presidenzialista.
Alfiero Grandi

 

03 – NON È RAZZISTA SOLO DONALD TRUMP. È FACILE PUNTARE IL DITO CONTRO TRUMP, DEFINENDOLO IL CAPO DEI RAZZISTI. MA ANCHE MOLTE NUOVE DEMOCRAZIE MANIFESTANO FORME DI DISCRIMINAZIONE NEL QUADRO DI UNA POLITICA DELLA PAURA, di PANKAJ MISHRA.

Nei giorni scorsi ci sono state manifestazioni d’indignazione per il razzismo espresso ai più alti livelli del
governo britannico e statunitense. Il 18 giugno, il giorno dopo il voto del congresso americano che ha condannato gli attacchi di Donald Trump contro quattro deputate non bianche, la prima ministra britannica Theresa May e il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn si sono accusati a vicenda di tollerare il razzismo nei loro partiti.
Una simile indignazione può far apparire il razzismo un tabù e Trump un reietto. Ma così s’ignorerebbe sia l’insidiosa natura del razzismo sia la sua tenacia, per non parlare dell’ipocrisia di quelli che ne prendono le distanze.
Per esempio, quando era ministra degli interni, May disse letteralmente a profughi e migranti senza documenti in regola “go home” (andatevene a casa) – il messaggio era scritto su alcuni camion mandati nei quartieri ad alta presenza d’immigrati – ed è stata responsabile dell’espulsione di anziani cittadini britannici verso i Caraibi, il luogo dal quale erano arrivati da bambini. Con la sua politica d’incarcerazione di massa, il democratico Bill Clinton probabilmente ha contribuito più di qualsiasi presidente repubblicano all’esclusione degli afroamericani dalla vita pubblica. I politici britannici e statunitensi forse non hanno mai pensato che “l’unico problema in realtà sono i neri”, come si lasciò scappare in privato il presidente statunitense Richard Nixon negli anni settanta. Ma da decenni si moltiplicano i messaggi velati che strizzano l’occhio a una presunta “maggioranza silenziosa” bianca, parlando di guerra al crimine, alla droga e alle welfare queen, le donne accusate di sfruttare i sussidi pubblici.
L’età post razziale, sbrigativamente annunciata durante la peggiore crisi economica della storia, era un’illusione. Trump è partito dal “problema” di Nixon e lo ha allargato, identificando musulmani e ispanici, oltre che afroamericani, come elementi pericolosi per la nazione bianca. Sì, viene la tentazione di denunciare il suo razzismo. Ma la demagogia di Trump ci distrae da una scomoda verità: l’esclusione razzista non è solo una forma d’intolleranza amplificata da politici opportunistici. È un modo, che si è dimostrato efficace, di creare una comunità politica coerente e coesa. Sicuramente è quello che all’origine ha sostenuto la creazione di comunità politiche nel Regno Unito e negli Stati Uniti.
Fin dall’inizio i diritti naturali dei proprietari terrieri sono stati definiti in opposizione ai pericoli provenienti da indigeni bellicosi e schiavi ribelli. I diritti dei nati liberi statunitensi e britannici non furono considerati giusti per le persone che quelli avevano sottomesso, come concluse perfino il pensatore progressista John Stuart Mill, sostenendo che “il dispotismo è una forma di governo legittima quando si ha a che fare con i barbari”.
Quando nell’ottocento un afflusso di manodopera proveniente da Cina, Giappone, Irlanda, Russia e Germania trasformò gli Stati Uniti, la svolta demografica non stravolse i vecchi metodi di organizzazione della vita politica e sociale. Adolf Hitler del resto ammirava le leggi sull’immigrazione degli Stati Uniti per l’esclusione dei “corpi estranei” e considerava gli imperialisti britannici un’ideale razza padrona. Una crescita economica relativamente equa dopo il 1945 e l’obbligo per l’occidente di apparire moralmente superiore al comuniSmo sovietico hanno reso possibili alcune campagne contro il razzismo, come quella del movimento per i diritti civili.
Ma il consenso dietro questi movimenti è sempre stato fragile. In realtà i modesti tentativi di ottenere giustizia per le vittime di schiavitù e colonialismo hanno alimentato un sospetto ormai diffuso, ovvero che delle élite metropolitane – di cui fanno parte progressisti, multiculturalisti e attivisti per i diritti umani – stessero facendo gli interessi di parassiti, fannulloni e criminali a danno della “classe operaia bianca”.
È facile puntare il dito contro Trump, definendolo il capo dei razzisti. E si potrebbe andare oltre, accusando buona parte della popolazione mondiale. Dopotutto anche molte nuove democrazie manifestano forme sistematiche di discriminazione nel quadro di una politica della paura. Il tragico destino dei rohingya in Birmania, per esempio, non è dovuto a un improvviso aumento di razzisti. Nel frattempo una nuova proposta di legge in India, una delle economie più in crescita al mondo, vorrebbe garantire diritti di cittadinanza solo agli immigrati non musulmani.
Il fatto è che l’esclusione dei barbari è stata al cuore della democrazia per gran parte della storia contemporanea: un modo di costruire una comunità civica, di mitigare le paure e di alimentare speranze. L’indignazione di questi giorni può anche aver fatto apparire inaccettabile il comportamento dei razzisti. Ma sarebbe pericoloso dimenticare che i razzisti per tanto tempo hanno avuto la storia dalla loro parte
PANKAJ MISHRA è uno scrittore e saggista indiano. Collabora con il Guardian e con la New York Review of Books. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è L’età della rabbia. Una storia del presente (Mondadori 2018). Questo articolo è uscito su Bloomberg.

 

04 – SCHIRÒ (PD) – OGGI È UN BEL GIORNO PER LA DEMOCRAZIA E PER I GIOVANI DEL NOSTRO PAESE. La Camera ha approvato all’unanimità il testo di riforma costituzionale che interviene sull’elettorato attivo del Senato, abbassando il limite di età per eleggere i componenti di tale organo da 25 a 18 anni, uniformandolo a quello previsto per la Camera dei deputati. Il provvedimento passa all’esame dell’altro ramo del Parlamento. Roma, 31 luglio 2019
Grazie a una proposta del Partito Democratico è stato fatto un passo avanti per porre rimedio a una delle distorsioni del nostro bicameralismo. Sono particolarmente felice di aver avuto l’occasione, con il mio voto, di rendere possibile questo cambiamento positivo nella vita politica e culturale del nostro Paese.
Si tratta di un atto dovuto che riguarda il concetto stesso di democrazia parlamentare rappresentativa e che avrà, mi auguro, riflessi positivi anche nella vita delle forze politiche che saranno chiamate ad aprirsi al confronto con una nuova generazione di elettori.
L’Italia ha la necessità di una rivoluzione generazionale per interpretare compiutamente i diritti e i bisogni dei più giovani, ma soprattutto per progettare il suo futuro. Se la politica vuole davvero garantire la partecipazione dei suoi cittadini, infatti, non è più rinviabile quella dei giovani alla vita pubblica. Solo attraverso la loro partecipazione attiva si può costruire un Paese diverso.
La retorica della disaffezione dei giovani alla vita del paese, d’altronde, non corrisponde alla realtà. Il loro protagonismo è tangibile in ambiti vitali del nostro Paese: sui territori, nelle periferie delle nostre città, sui temi globali che riguardano il futuro del pianeta, dai diritti umani all’ambiente (Greta docet!) – questioni indissolubilmente legate tra loro. Partecipazione ed impegno civili che testimoniano della forte vocazione dei giovani alla condivisione, alla creazione di reti di comunicazione e di scambio di esperienze, dunque, a fare comunità.
Il Partito Democratico, che ha votato convintamente a favore di questa modifica costituzionale, avrebbe voluto un maggiore coraggio, soprattutto da parte del M5S, e vedere accolta la sua proposta di riforma che riguardava anche l’elettorato passivo del Senato, consentendo di essere eletti alla carica di senatore a 25 anni e non più a 40.
Tale modifica avrebbe consentito di uniformare i requisiti di elettorato passivo per il Senato della Repubblica a quelli previsti per la Camera dei deputati e per le amministrazioni locali. Soprattutto avrebbe completato un percorso a lungo trascurato, ma necessario per coinvolgere nella governance del Paese le generazioni più giovani, dando loro la possibilità di influenzare i processi decisionali in prima persona e allineando l’ordinamento italiano a quello delle legislazioni degli altri paesi europei. “LIBERTÀ È PARTECIPAZIONE” cantava Giorgio Gaber…
On. Angela Schirò – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA

 

05 – AL DIRETTORE DE IL FATTO QUOTIDIANO.
Caro Marco Travaglio, per una volta non la pensiamo allo stesso modo. Mi riferisco alla riduzione dei parlamentari. La riduzione in se’ può essere affrontata, naturalmente, ma con serietà, non con le ridicole motivazioni della riduzione dei costi e tanto meno di una maggiore funzionalità del parlamento, che avrebbe bisogno di fare cessare la grandinata dei decreti legge, dei voti di fiducia, dei ricatti del governo. Le motivazioni addotte sono ridicole e il legame con la legge elettorale già approvata cancella la tua speranza di possibili correzioni. La nefasta capacità di Calderoli, che ha gia’ regalato all’Italia il “porcellum”, ha imposto alla maggioranza l’approvazione della nuova legge elettorale prima dell’approvazione definitiva della modifica della Costituzione. Il risultato e’ che gia’ oggi e’ certo che se andrà in porto la modifica della Costituzione che riduce i parlamentari avremo un “rosatellum” peggiorato, con difetti moltiplicati per 2/3 volte e la soppressione di fatto delle formazioni politiche piu’ piccole, vecchie e nuove. In altre parole i 5 Stelle e la Lega di qualche anno fa non sarebbero entrate nel parlamento.
Anziché’ rappresentare il paese in parlamento avremo un accentramento pazzesco: 3/4 partiti e nessuna possibilità per gli elettori di scegliere i loro deputati e senatori.
Perche’ prendersela con la Costituzione ? Se il problema erano i costi bastava tagliare i compensi con risultati immediati. Scelta che non condividerei ma che potrei riconoscere efficace. Quando una maggioranza pensa ad una scelta demagogica come manomettere la Costituzione vuole allontanare il malcontento da se’, in altre parole e’ un alibi, uno scaricabarile.
Il problema principale e’ il ruolo del parlamento, su questo il mio dissenso e’ radicale. Il parlamento e’ centrale nel nostro assetto costituzionale, manometterne il ruolo e’ un’azione con conseguenze in parte già prevedibili, in parte no, ma non incoraggianti. Preoccupa la supponenza e l’autoreferenzialità delle motivazioni, l’ignoranza sulle conseguenze.
Non ho alcun interesse diretto se non una salda convinzione sul valore fondante della Costituzione per la nostra vita democratica. Il cui corollario e’ una critica senza attenuanti alla responsabilità storica di Renzi che ha voluto la schiforma, come la chiami tu, che abbiamo contribuito a bocciare nel 2016, per fortuna. Tuttavia i precedenti errori di altri non sono un alibi per l’oggi e purtroppo gli errori hanno il vizio di ripetersi contro ogni evidenza che lo sconsiglierebbe.

Rodotà decenni or sono immaginò una riduzione dei parlamentari superando il bicameralismo paritario senza fare del Senato un fantoccio come quello bocciato nel 2016. La Camera restava unica sede legislativa, eletta con voto proporzionale, nell’ambito di un netto rilancio della centralità del parlamento. Anche la proposta di un comune maestro come Rodotà puo’ essere discussa ma le motivazioni e gli obiettivi hanno fondamenti solidi che oggi non esistono.
Il parlamento e’ stato scelto da una demagogia facilona come il parafulmine dei problemi non risolti, ancora di piu’ dei mali che hanno altre origini e altri soggetti responsabili o almeno corresponsabili.
Ho partecipato convintamente ai referendum contro il nucleare e contro la schiforma Renzi, li abbiamo vinti. Questa scelta di ridurre i parlamentari ha non solo il difetto populista e demagogico delle origini ma ora ha il significato piu’ prosaico di allungare la vita a questo governo di almeno un anno e di tentare di recuperare i voti perduti. Non credo che questi saranno i risultati ma sono certo che la Costituzione non merita questo intervento e che non e’ in questo clima che si puo ‘ affrontare un riassetto istituzionale.
Se si inizia e nessuno reagisce altre iniziative seguiranno e temo saranno di segno autoritario, accentratore. Salvini punta ad essere votato direttamente, quanto ci metterà a pensare che tanto vale fare il presidenzialismo per diventare l’uomo solo al comando ? anche per reggere le pretese lombarde e venete, con conseguenze da incubo perche’ sarebbe l’interprete di una tradizione che pensa che i voti sono una spugna che tutto cancella e nobilita, con buona pace della divisione, dell’autonomia e dell’equilibrio tra i poteri dello stato.
Le battaglie ritenute giuste vanno combattute, come finirà si vedrà dopo, personalmente penso che il referendum, già possibile, sia necessario e possa essere un’occasione per bloccare una deriva politica e istituzionale che trovo preoccupante. Pensare di abbandonare il campo non e’ immaginabile, almeno per me.
Con stima immutata, cordialmente
Alfiero Grandi

replica di Alfiero Grandi alla risposta di Marco Travaglio
Caro Marco, e’ un diritto di ciascuno di noi ritenere o meno sensata una posizione, lo e’ per te come per me, ovviamente la mia e’ diversa dalla tua. A mio avviso sottovaluti la differenza tra un pasticcio e una riforma, questa per me e’ un pasticcio pericoloso e penso di poterlo dimostrare.
Aggiungo che non esiste una diversità abissale nei numeri delle camere basse: Italia 630, rapp 1,0, Francia 577, rapp 0,9, Germania 709, rapp 0,9, Gran Bretagna 650, rapp 1,0 basta consultare il dossier della Camera.
Sulle camere alte la situazione e’ storicamente diversificata e l’Italia ha un bicameralismo paritario che altri non hanno, a me sembra semmai questo il punto non il numero dei senatori che e’ inferiore alla Francia, paragone tuttavia complicato.
La questione non e’ il numero in se’ ma come si fa la riduzione e perchè, del resto anche tu auspichi correzioni con la legge elettorale che però e’ già stata approvata e dice esattamente il contrario di quanto tu auspichi. Sulle preoccupazioni per il futuro confermo le preoccupazioni, sarei felice fossero solo ubbie personali. Quindi resto della mia opinione.
Alfiero Grandi

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