12033 BRASILE: “Dilma non ha rubato nulla, ma sta per essere giudicata da una banda di ladri”

20160420 21:22:00 redazione-IT

[b]di Leonardo Boff*[/b]
Osservando il comportamento dei parlamentari nei tre giorni (15-17 marzo 2016) in cui si è discusso nella Camera dei Deputati dell’ammissibilità dell’impeachment della presidente Dilma Rousseff sembrava di vedere ragazzini divertirsi in un asilo d’infanzia. Grida da tutte le parti. Cori che recitavano i propri mantra contro o a favore dell’impeachment. Alcuni erano venuti travestiti con i simboli della propria causa. Persone vestite con la bandiera nazionale come se fosse giorno di carnevale.

Cartelli con i propri slogan ripetuti. Si è addirittura arrivati a fare un tavolo di scommesse come se si trattasse del jogo do bicho (piccolo gioco d’azzardo popolare) o una partita di calcio.

Ma quello che ha suscitato maggiore disappunto è stata la postura del presidente della Camera che ha presieduto la sessione, il deputato Eduardo Cunha. Egli è accusato di molti crimini ed è reo presso il Supremo Tribunale Federale: un gangster che giudica una donna decorosa alla quale nessuno ha osato attribuite alcun crimine.

Dobbiamo mettere in discussione la responsabilità del Tribunale Supremo Federale per aver permesso questo atto che ci ha svergognato a livello nazionale ed internazionale al punto che il New York Times del 15 aprile, ha scritto:: “Ella (Dilma) non ha rubato nulla, ma sta per essere giudicata da una banda di ladri”. Quale interesse segreto alimenta la Suprema Corte di fronte a una tale omissione scandalosa? Rigettiamo l’idea che essa (la Corte) stia partecipando ad una qualche cospirazione.

Dobbiamo mettere in discussione la responsabilità del Supremo Tribunale Federale per avere consentito questo atto che ci copre di vergogna. Ciò che è accaduto nella dichiarazione di voto è qualche cosa di assolutamente deviante. Si doveva valutare se la presidente ha commesso un crimine di irresponsabilità fiscale insieme ad altre manipolazioni amministrative delle finanze, base giuridica per un processo politico di impeachment il che implica di sollevare la presidente dalla sua carica, ottenuta con la maggioranza del voto popolare. Grande parte dei deputati neppure ha fatto riferimento a questa base giuridica, le famose pedalate fiscali ecc. Invece di attenersi giuridicamente all’eventuale crimine, hanno dato ali alla politicizzazione della insoddisfazione generalizzata che serpeggia nella società a causa della crisi economica, della disoccupazione e della corruzione nella Petrobras. Questa insoddisfazione può rappresentare un errore politico della presidente, ma non configura un crimine.

Come un ritornello, la grande maggioranza si è concentrata sulla corruzione e sugli aspetti negativi della crisi. Hanno apostrofato in modo ipocrita il governo come corrotto quando sappiamo che invece un grande numero di deputati è indiziato di crimini di corruzione. Buona parte di loro si sono eletti con il denaro della corruzione politica alimentata dalle imprese. Generalizzando, con onorevoli eccezioni, i deputati non rappresentano gli interessi collettivi, ma quello delle imprese che hanno finanziato le campagne.

Va notato un fatto preoccupante: nuovamente è emersa come una impronta la vecchia campagna che ha rafforzato il colpo di stato militare del 1964: le marce della religione, della famiglia, di Dio e contro la corruzione. Decine di parlamentari del gruppo evangelico hanno chiaramente fatto discorsi di tono religioso e invocato il nome di Dio. E tutti, senza eccezione, hanno votato per l’impeachment. Poche volte si è offeso tanto il secondo comandamento della legge di Dio che proibisce di usare il santo nome di Dio invano. Gran parte dei parlamentari in modo puerile dedicava il suo voto alla famiglia, alla sposa, al nonno, ai figli e ai nipoti, citandone i nomi , in una spettacolarizzazione della politica sotto forma di bassa banalità. Viceversa, coloro contrari all’impeachment argomentavano e mostravano un comportamento decente.

E’ stato fatto un processo solo politico, senza base giuridica convincente, ciò che lede il dettato costituzionale. Ciò che è accaduto è un golpe parlamentare inaccettabile.

I voti contro l’impeachment non sono stati sufficienti. Tutti siamo usciti diminuiti come nazione e svergognati dai rappresentanti del popolo che, in verità, non lo rappresentano e pretendono cambiare le regole del gioco.
Adesso ci rimane da sperare nella razionalità del Senato che dovrà analizzare la validità o meno degli argomenti giuridici, base per un giudizio politico al riguardo di un eventuale crimine di responsabilità, negato da giuristi qualificati del paese.

Forse non abbiamo ancora raggiunto la maturità come popolo per potere realizzare una democrazia degna di questo nome: la traduzione nel campo della politica della sovranità popolare.

*Leonardo Boff , teologo e scrittore, 17 aprile 2019
traduzione di Teresa Isenburg

articolo originale:

Um golpe parlamentar e a volta reacionária da religião, da família, de Deus e contra a corrupção

 

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