n° 13/27 Marzo 2021- RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO

00 – Deputate Pd Estero: chiesto un intervento immediato alla dgsp per superare le difficoltà degli enti gestori nella fase di pandemia e di transizione alla nuova regolamentazione delle attività,

01 – Schirò (Pd) – Brexit e sicurezza sociale: la lunga attesa dei chiarimenti di INPS e lavoro Brexit.

02 – Schirò (Pd): rinnovato per 3 mesi il reddito di emergenza. Con il “Decreto Sostegni”

03 – Segreteria, deputate pd estero – cittadini aire in Italia: il commissario all’emergenza Figliuolo conferma di aver avviato con il Maeci i contatti per consentire l’accesso ai programmi di vaccinazione.

04 – La Marca (Pd) – intervenuta in aula su importanti accordi internazionali. La camera approva la ratifica dell’accordo di coproduzione cinematografica tra l’Italia e il Messico

05 – A Grandi. Al governo, transizione ecologica: vogliamo partecipare alle scelte per contribuire a scrivere la svolta.

06 – Nathan Kay, CNN*: SBLOCCARE IL MONDO. I passaporti per i vaccini possono salvare l’estate europea, ma solo per i fortunati I certificati vaccinali proposti dall’IUE potrebbero sbloccare i viaggi quest’estate.  Ma non per tutti.

07 – Marco Santopadre*: 32 ore di lavoro in 4 giorni, per un altro modello di sviluppo. La Spagna ci prova. Al via la sperimentazione. Torna di stretta attualità in tempi di smart working il progetto pilota sulla settimana lavorativa proposta da Más País. Íñigo Errejón: «Di cosa deve occuparsi la politica se non del tempo di vita?»

08 – Luca Celada*: l’America ha la sua prima ministra nativa un’altra storia. Deb Haaland nominata allo “interior”: avrà giurisdizione sulle terre federali, quindi anche sulle popolazioni a cui quelle stesse terre sono state sottratte.

09 – COVID | Merlo (MAIE): “Governo garantisca il vaccino anche agli italiani all’estero più bisognosi”

10 – Marco Bersani*: Pandemia, un anno di errori assai poco innocenti. Un anno di covid. Una generazione (gli anziani) è stata falcidiata, un’altra consegnata all’isolamento e al disagio (infanzia e adolescenza), le famiglie (specialmente le donne) precarietà

11 – COVID | Vaccinare tutta la rete consolare italiana nel mondo, il Sen. Merlo (MAIE) scrive al ministro Di Maio

12 – Gianfranco Pasquino*: dilemmi di Draghi  e il potere che rinuncia allo storytelling. Draghi non ha nessun bisogno di impegnarsi nell’importante attività che gli studiosi/e di comunicazione politica chiamano storytelling

 

 

00 – DEPUTATE PD ESTERO: CHIESTO UN INTERVENTO IMMEDIATO ALLA DGSP PER SUPERARE LE DIFFICOLTÀ DEGLI ENTI GESTORI NELLA FASE DI PANDEMIA E DI TRANSIZIONE ALLA NUOVA REGOLAMENTAZIONE DELLE ATTIVITÀ, 26 MARZO 2021

“Gli enti che organizzano all’estero i corsi di lingua e cultura italiana stanno incontrando crescenti difficoltà, dovute sia alle limitazioni imposte dalla pandemia alle attività formative che all’applicazione della “Circolare 3” emanata dagli uffici del MAECI, che detta i nuovi criteri organizzativi e didattici.

La situazione, come testimoniano i rappresentanti degli enti del Nord America, alcuni dirigenti di enti operanti in Francia e in Belgio e la decisione di un ente australiano di ritirarsi dalle attività, ha toccato il limite di guardia. È necessario, dunque, agire presto e con misure non paternalistiche, ma profonde e adeguate.

È stato un errore, a suo tempo, non accogliere la nostra richiesta e quella del Consiglio generale degli italiani all’estero di fare slittare di un anno l’applicazione della “Circolare 3” al fine di potere verificare sul campo l’incidenza della nuova regolamentazione e discutere con gli enti le soluzioni più efficaci.

Raccogliendo le sollecitazioni dei rappresentanti degli stessi enti gestori e per accelerare un intervento immediato sulla complessa situazione, abbiamo scritto alla nuova Direttrice centrale per la promozione della lingua e della cultura italiana, Ambasciatrice Cecilia Meloni, per chiedere una moratoria immediata nell’applicazione dei criteri della nuova circolare, l’accelerazione delle anticipazioni relative al piano di contributi per il corrente anno, la sospensione dei maggiori carichi finanziari sugli enti che indirettamente derivano da alcuni criteri, l’avvio di un monitoraggio della situazione reale sul piano organizzativo, finanziario e didattico, area per area ed ente per ente, con particolare attenzione alla tipologia dei corsi, al fine di prefigurare le conseguenze reali della nuova normativa.

Al di là dell’emergenza, è necessario superare l’approccio “ispettivo” verso gli enti e passare a un rapporto realmente promozionale, avviando quel metodo di programmazione pluriennale dei corsi, soprattutto se inseriti nei sistemi formativi locali, che dovrebbe essere la vera novità della fase che si è aperta.

Buon senso e realismo inducono in ogni caso ad attendere la fine della pandemia che anche in questo campo sta imponendo limitazioni alle attività didattiche e a quelle collaterali, indispensabili per rafforzare l’autonomia degli enti. Le deputate del PD elette all’estero:

Francesca La Marca – Ripartizione Nord e Centro America

Angela Schirò – Ripartizione Europa

 

01 – SCHIRÒ (PD) – BREXIT E SICUREZZA SOCIALE: LA LUNGA ATTESA DEI CHIARIMENTI DI INPS E LAVORO BREXIT. A tre mesi dall’entrata in vigore dell’Accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione  siglato il 24 dicembre 2020 da UE e Regno Unito (“Trade and Cooperation Agreement”) che ha anche definito il nuovo quadro normativo sulla sicurezza sociale applicabile ai rapporti tra le due parti, né l’Inps né il Ministero del Lavoro hanno ancora  emanato una circolare (o un documento analogo) esplicativo ed attuativo degli aspetti relativi a libera circolazione, previdenza e malattia contenuti nella  Rubrica quarta della Parte seconda dell’Accordo  dedicata al “Coordinamento della sicurezza sociale e visti per soggiorni di breve durata”.

Coordinamento espressamente riconosciuto come fondamentale nel Preambolo dell’Accordo al fine di garantire lo spostamento delle persone tra le Parti per lavorare, soggiornare, risiedere.

Giova ricordare che nella mia interrogazione al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali presentata il 10 gennaio u.s. (con la doverosa tempestività) avevo chiesto al Governo di indicare in maniera esauriente e sollecita come saranno tutelati i diritti socio-previdenziali dei lavoratori che si sposteranno (o che già lo hanno fatto) dall’Italia nel Regno Unito e viceversa. Soprattutto perché per ora abbiamo solo la  certezza che i Regolamenti comunitari (CE) 883/2004 e 987/2009 in materia di sicurezza sociale e in materia di assistenza sanitaria, dopo il periodo transitorio che è terminato il 31 dicembre 2020, non sono più applicabili ai rapporti tra Regno Unito e Unione Europea (e quindi Italia).

L’importante Protocollo sulla sicurezza sociale, allegato all’Accordo di partenariato, si applica dal 1° gennaio 2021 alle persone che soggiornano legalmente in Italia (o in uno Stato UE) e nel Regno Unito (si applica quindi quando si instaura una situazione transfrontaliera) e al pari del Regolamento n. 883 (applicabile ora a tutti gli Stati membri ma non al Regno Unito) si fonda sui seguenti principi generali: parità di trattamento, esportabilità delle prestazioni, totalizzazione dei periodi di contribuzione e assicurazione, unicità della legislazione applicabile.

Ma ora il compito del nostro Governo e delle nostre Istituzioni è quello di interpretarlo, confrontarlo con i “vecchi” Regolamenti comunitari di sicurezza sociale, verificare eventuali differenze ed illustrare le nuove regole, precisando quali sono i nuovi diritti e i nuovi doveri.

Siamo consapevoli che non si tratta di un lavoro semplice, ma sono già passati tre mesi e le persone che soggiornano legalmente in Italia e nel Regno Unito devono essere messe nelle condizioni di conoscere la nuova normativa che si applica alla loro situazione in materia previdenziale, sanitaria e di libera circolazione.

Angela Schirò

Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati

Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA – mail: schiro_a@camera.it

 

02 –  SCHIRÒ (PD): RINNOVATO PER 3 MESI IL REDDITO DI EMERGENZA. CON IL “DECRETO SOSTEGNI”  IL GOVERNO HA RINNOVATO E RICONOSCIUTO PER ALTRE TRE QUOTE RELATIVE ALLE MENSILITÀ DI MARZO, APRILE E MAGGIO 2021 IL REDDITO DI EMERGENZA AI NUCLEI FAMILIARI IN CONDIZIONI DI NECESSITÀ ECONOMICA IN CONSEGUENZA DELL’EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA (SI RICORDERÀ SI TRATTA DI UNA RETE DI SOSTEGNO UNIVERSALISTICO, ANCORCHÉ  TEMPORANEA, FORTEMENTE VOLUTA DAL PD). 23 marzo 2021

Tale beneficio varia ai 400 agli 800 euro mensili a seconda del valore assegnato ad ogni composizione familiare. Il Rem è subordinato alla residenza in Italia ma a differenza del Reddito di cittadinanza i richiedenti non devono far valere periodi di residenza pregressi (come si ricorderà infatti per il Rdc bisogna far valere 10 anni di residenza in Italia di cui due immediatamente prima della presentazione della domanda: requisito questo che ha escluso praticamente tutti gli iscritti all’Aire che rientrano in Italia).

QUINDI GLI ITALIANI ALL’ESTERO ISCRITTI ALL’AIRE I QUALI STANNO IN QUESTO PERIODO RIENTRANDO IN ITALIA POTREBBERO USUFRUIRE DEL REM NEL MOMENTO IN CUI RIACQUISISCONO LA RESIDENZA IN ITALIA.

IL REM VIENE CONCESSO A COLORO CHE NON POSSONO FRUIRE DI ALTRI AMMORTIZZATORI SOCIALI E BONUS PREVISTI DAI VARI PROVVEDIMENTI COVID, RIMANENDO FUORI DALLE DIVERSE INDENNITÀ E RISTORI.

Il Rem spetterà ai nuclei familiari che soddisfino contestualmente i seguenti requisiti: a) il richiedente deve risultare residente in Italia; b) deve avere un reddito familiare complessivo inferiore all’importo riconosciuto come Rem (importo che varia a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare); c) l’Isee del nucleo familiare deve essere inferiore a 15.000 euro; d) un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all’anno 2020 inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000. Tale massimale è incrementato di 5.000 euro in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza; e) non essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore a determinati importi né di rapporto di collaborazione coordinata e continuativa; f) non essere titolari di pensione diretta o indiretta ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità; g) non essere percettori di reddito di cittadinanza.

Il “Decreto Sostegni” ha anche previsto un potenziamento del Rem e cioè l’innalzamento della soglia massima dell’ammontare del beneficio per coloro che vivono in affitto e una garanzia dell’accesso al beneficio anche ai disoccupati che hanno terminato, tra il 1° luglio 2020 e il 28 febbraio 2021, la NASpI o la Dis-Coll e non godono di altri strumenti.

La nuova norma prevede che la domanda per le quote di Rem sia presentata all’Inps entro il 30 aprile 2021 tramite modello di domanda predisposto dal medesimo Istituto e presentato secondo le modalità stabilite dallo stesso. Come al solito consigliamo di rivolgersi ad un Istituto di Patronato di fiducia o a un Caf, visto anche che si deve utilizzare la procedura telematica disponibile sul sito web dell’Istituto.

Angela Schirò- Deputata PD – Rip. Europa – – Camera dei Deputati

 

03 – Segreteria, DEPUTATE PD ESTERO – CITTADINI AIRE IN ITALIA: IL COMMISSARIO ALL’EMERGENZA FIGLIUOLO CONFERMA DI AVER AVVIATO CON IL MAECI I CONTATTI PER CONSENTIRE L’ACCESSO AI PROGRAMMI DI VACCINAZIONE

“Dopo avere interrogato il Presidente del Consiglio e il Ministro della Salute sulla necessità di includere gli iscritti AIRE temporaneamente in Italia nel piano di vaccinazioni rafforzato e rilanciato dall’attuale governo, poiché nella maggior parte delle regioni si è passati alla fase operativa, abbiamo scritto al nuovo Commissario straordinario per l’emergenza, Generale Francesco Paolo Figliuolo, per rappresentargli l’urgenza di una soluzione.

Gli iscritti AIRE, com’è noto, non posseggono la tessera sanitaria essendo esclusi dalle cure ordinarie e conservando il diritto ai soli interventi ospedalieri di urgenza, entro un massimo di 90 giorni, in base al Decreto del ministro della Sanità del 1° febbraio 1996. Diversi di loro si trovano in Italia perché costretti dalla pandemia a lasciare le loro abituali residenze, per l’impossibilità di tornarvi a causa delle restrizioni imposte dalle misure anticontagio e per essere costretti ad assistere in questa fase parenti anziani o non autonomi.

Al Generale Figliuolo abbiamo sottolineato che si tratta di rispettare un diritto di cittadinanza, essendo gli iscritti AIRE cittadini a tutti gli effetti, e di rendere più efficace la stessa campagna di immunizzazione, perché lasciare dei varchi aperti potrebbe essere controproducente.

Nella sua cortese e sollecita risposta il Generale Figliuolo ha affermato che per garantire un rapido ed univoco approccio alla questione sono state condivise con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale specifiche linee d’azione coerenti con la cornice regolamentare esistente.

Il problema da superare, comunque, è quello di adeguare la regolamentazione in materia, facendo in modo che questi connazionali, oggi “invisibili” per le ASL, possano essere recuperati e trattati come gli altri. Il sistema di prenotazione comunemente adottato prevede, infatti, l’indicazione del numero della tessera sanitaria e questi cittadini, come si è detto, non ne sono in possesso.

Attendiamo che al più presto sia fatta chiarezza e, soprattutto, si provveda concretamente a consentire la somministrazione dei vaccini su una base di parità e di tutela della salute di tutti i cittadini”.

Rip. Nord e Centro America: Francesca La Marca

Rip. Europa: Angela Schirò

 

04 – LA MARCA (PD) – INTERVENUTA IN AULA SU IMPORTANTI ACCORDI INTERNAZIONALI. LA CAMERA APPROVA LA RATIFICA DELL’ACCORDO DI COPRODUZIONE CINEMATOGRAFICA TRA L’ITALIA E IL MESSICO, 25 marzo 2021

“Sono intervenuta nell’assemblea di Montecitorio per esprimere il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico su una serie di ratifiche di accordi bilaterali che vedono l’Italia impegnata su diversi fronti a livello internazionale.

Le ratifiche si riferivano a due protocolli aggiuntivi alla Convenzione del Consiglio d’Europa del 1983 sul trasferimento delle persone condannate, in linea con l’esigenza sia della certezza dell’esecuzione della pena che del reinserimento sociale del condannato; all’accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica ellenica sulla delimitazione delle rispettive zone marittime, presupposto per la delimitazione, da parte di entrambi i paesi, di zone di pesca riservata, di salvaguardia ecologica e di attività economica esclusiva; all’accordo con il Governo della Repubblica di Corea sulla cooperazione nel settore della difesa, nella prospettiva di un rafforzamento dei rapporti di collaborazione tra Italia e Corea nel quadro di una progressiva stabilizzazione della situazione dell’Asia Orientale, nella quale il nostro Paese ha seri interessi strategici; all’accordo di coproduzione cinematografica tra l’Italia e gli Stati uniti del Messico.

La ratifica dell’Accordo di coproduzione cinematografica tra l’Italia e il Messico è stata approvata ieri dalla Camera dei Deputati e passa ora all’esame del Senato. Questo Accordo rilancia e rafforza i rapporti cinematografici bilaterali tra i due Paesi tenendo conto della forte evoluzione che gli aspetti tecnici e artistici del settore hanno avuto nel mezzo secolo intercorso dal precedente accorso di collaborazione. Nel mio intervento ho sottolineato come la ripresa dell’industria cinematografica sia un’utile leva da usare per la ripresa economica che i due contraenti perseguono.

Il possibile valore aggiunto di un accordo di questo genere risiede nella possibilità di approfondire i legami con un Paese tra i più aperti e dinamici dell’America latina, un Paese rispetto al quale l’Italia ha interessi notevoli in termini di interscambio e con il quale già intrattiene eccellenti rapporti di collaborazione”.

VIDEO – Dichiarazione di voto sulla Ratifica dell’accordo di coproduzione cinematografica tra l’Italia e gli Stati uniti del Messico

Area degli allegati

Visualizza anteprima video YouTube ACCORDO DI COPRODUZIONE CINEMATOGRAFICA TRA ITALIA E MESSICO: LA CAMERA APPROVA LA RATIFICA https://www.youtube.com/watch?v=KaP7FTDWT9c

 

05 – A Grandi*. AL GOVERNO, TRANSIZIONE ECOLOGICA: VOGLIAMO PARTECIPARE ALLE SCELTE PER CONTRIBUIRE A SCRIVERE LA SVOLTA. DRAGHI HA INDICATO, NEL DISCORSO DI INSEDIAMENTO, LA TRANSIZIONE ECOLOGICA COME UNO DEI PILASTRI DEL PNRR, IL PIANO NAZIONALE CHE DECIDERÀ L’USO DEI FONDI CHE L’EUROPA METTERÀ A DISPOSIZIONE DELL’ITALIA PER RIPRENDERSI DAL DISASTRO ECONOMICO DOVUTO ALLA PANDEMIA DA COVID 19.

La pandemia è anzitutto un disastro per la salute e la vita delle persone, per le relazioni sociali, per il futuro dei più giovani, tuttavia è anche un disastro economico, con arretramento del Pil del 10%, con un aumento vertiginoso del debito pubblico, con l’esplosione delle disuguaglianze sociali, tanto che l’immagine dell’ascensore sociale che non funziona è inadeguata. Ormai c’è un pozzo di povertà in cui cadono milioni di persone che vedono venire meno anche quel poco che prima avevano per vivere, mentre il tempo della pandemia è occasione per accrescere la ricchezza e il potere di (pochi) altri.

Se la scelta del governo sarà duratura e all’altezza della sfida si vedrà. Visto che il PNRR fino al 2026 sarà il motore dell’economia e della trasformazione sociale del Paese e che occorre non solo, come è ovvio, rispettare i tempi per non perdere i fondi europei, ma è necessario spenderli bene, realizzando al meglio gli obiettivi, è decisivo andare a vedere le intenzioni di questo governo. Senza pregiudizi e senza deleghe in bianco, né al governo, né alla politica. Anzi è l’occasione per provare a ricostruire una partecipazione diffusa, di persone, di associazioni, di territori.

Naturalmente il discorso non è una tantum, ci sarà, anche dopo, tempo e modo di fare valere opinioni. Lo si capisce dalla relazione al parlamento del nuovo ministro per la Transizione ecologica. Tuttavia va sottolineato che il nucleo forte delle scelte verrà fatto in sede di redazione definitiva del PNRR e dall’accordo con l’Europa. Finora la possibilità di esprimere opinioni è stata limitata, quasi inesistente, tranne che per i centri di potere economico che hanno tirato fuori dai loro cassetti i progetti pronti e hanno iniziato una pressione sul governo Conte 2 ed è prevedibile che ci proveranno anche ora. Tutti i capitoli di spesa sono importanti e il loro obiettivo deve essere rimettere in moto l’economia nazionale in modo da generare le risorse per non essere tra qualche anno strangolati dalla crescita del debito dovuta alla pandemia e alla crisi. Tuttavia, alcuni capitoli sono decisivi per la trasformazione del sistema economico, per la sua dislocazione in settori innovativi, con tutte le conseguenze sul piano della formazione dei lavoratori e della loro partecipazione alle scelte, degli investimenti innovativi, della ricerca necessaria.

Ad esempio, la pandemia ha reso evidente che le spese per la sanità pubblica non sono soldi buttati, anzi riguardano la tutela della vita delle persone, e richiedono investimenti in settori che debbono diventare fattore di autonomia nazionale per avere a disposizione i mezzi necessari per l’attività sanitaria, cioè settori produttivi per i prodotti sanitari necessari. Pensiamo solo a cosa è accaduto per le mascherine. In sostanza, il decentramento in altre parti del globo delle produzioni indispensabili per il SSN ha dimostrato che è stata una scelta sbagliata e non è in grado di garantire gli strumenti necessari per le cure. Quindi occorre una politica industriale per consolidare attività di ricerca e produzione in Italia, in un quadro di accordi europei.

Questo problema è lo stesso che il nostro Paese ha nei settori connessi con la transizione ecologica. Ricerca, innovazione, qualità del lavoro (compresi i diritti) sono facce dello stesso problema. L’Italia ha già oggi competenze d’avanguardia ma non le usa, o almeno non sono inserite in un progetto sistemico. Ormai viene riconosciuto che occorrono investimenti nelle rinnovabili e in particolare nell’eolico. Ne parla il ministro Cingolani nella relazione. Fotovoltaico, idroelettrico, eolico, ecc. In Italia l’eolico ha potenzialità di espansione soprattutto in mare e, a differenza dei mari del nord Europa, va installato su piattaforme galleggianti.

Per procedere occorre anzitutto una sorta di piano regolatore delle installazioni per sfuggire ai ritardi e alle reticenze da tempo denunciate nel rilascio delle concessioni, poi è necessario verificare se esistono le competenze necessarie. In Italia le competenze ci sono, ma per ora lavorano per l’estero, perché finora l’eolico offshore non è stato scelto. Se si vuole che crescano e diventino soggetti attuatori occorre un piano di investimenti, quindi bisogna convincere i soggetti che debbono fare gli ordinativi a predisporre un progetto a cui le imprese attuali potranno agganciare le loro scelte e prepararsi ad una sfida impegnativa.

Il risultato sarebbe occupazione di qualità, imprese competenti e sviluppate che vanno coinvolte nella ricerca e questa a sua volta dovrebbe essere fortemente incentivata per guidare l’evoluzione tecnologica.  Ad esempio, una politica come questa sarebbe musica per le orecchie delle località del mezzogiorno che vedono esaurirsi le attuali presenze produttive. È evidente che le centrali di cui parla Agostinelli nel suo articolo sono centrate sull’uso del carbone e quindi destinate ad essere superate e chiuse entro pochi anni. Da questo dovrebbe derivare che per produrre energia il fossile di ogni tipo venga escluso e quindi il primo obiettivo deve essere sviluppare le rinnovabili con grande determinazione. Le energie rinnovabili sono il presupposto per produrre idrogeno cosiddetto verde, dove verde è l’energia usata per produrlo. Nella posizione del ministro uso dell’idrogeno e fusione nucleare sono appaiati, in realtà è un’illusione ottica perché l’idrogeno è vicino ad un uso diffuso per la mobilità, per la produzione di energia, mentre la fusione nucleare merita attenzione, ma sembra più lontana. Occorre respingere il tentativo di giustificare la permanenza dello sfruttamento delle risorse fossili per produrre energia e per la mobilità, ma per farlo con la forza necessaria occorre costruire alternative. Le alternative si muovono nel concreto delle situazioni e a Civitavecchia ci può essere un mix di interventi che consentono di chiudere con il carbone senza scivolare sulla china del turbogas, che inevitabilmente ritarderebbe le scelte alternative.

Vale la pena di ricordare che avvenimenti importanti come l’incidente di Fukushima vengono dimenticati rapidamente.

L’Italia ha evitato il rischio di costruire nuove centrali nucleari grazie al referendum del 2011, che ha detto un secco NO a Scaiola e Berlusconi. Siamo sicuri che non ci saranno nuovi tentativi? La Francia ha appena deciso di concedere altri 10 anni di vita (pericolosa) alle vecchie centrali. Escono articoli che decantano come sicuro il nucleare di fissione, tentando di legare il suo uso alla produzione di idrogeno, come alternativa ai combustibili fossili. Centri di potere economico, nazionali e non, hanno ripreso in grande stile la campagna per riabilitare il nucleare. Bill Gates in testa. La fissione ha problemi di sicurezza durante il funzionamento delle centrali, ma ne ha altrettanti nella dismissione delle centrali. I costi per la dismissione delle centrali sono enormi e vengono scaricati sul bilancio dello Stato e sulle bollette. I rischi e la complessità tecnica dello smantellamento delle vecchie centrali sono evidenti, ci sono materiali radioattivi che nessuno sa come smantellare.

L’Italia ha avuto poche centrali funzionanti, per tempi limitati, fino alla vittoria del No nel primo referendum, ma non ha risolto il problema delle scorie e dei materiali contaminati. Il materiale più pericoloso, oggi in Francia e in Gran Bretagna per il trattamento, è destinato a ritornare. Anche ricerca e medicina usano materiali che producono quantità limitate di scorie. La Sogin ha reso pubblica nel gennaio scorso una mappa con 67 possibili localizzazioni del deposito delle scorie, in realtà una non scelta. La localizzazione delle scorie, per evitare rischi (ecomafie, incidenti, ecc.) deve essere fatta indicando poche priorità e facendo le verifiche preventive necessarie. Per le scorie a minore intensità radioattiva (centinaia di anni) il deposito non deve sconvolgere la vita civile, socioeconomica, i beni culturali e verificare condizioni geologiche, acque, refluo, rischi sismici. Con questi criteri le localizzazioni si ridurrebbero drasticamente. Sulle localizzazioni residue vanno fatte preventivamente le verifiche di impatto ambientale.

Greenpeace ha osservato che prima di contaminare altro territorio andrebbe valutato se qualche sito delle vecchie centrali possa essere utilizzato per il deposito con l’impegno di bonificare insieme alla costruzione del deposito. Perché questa possibilità non c’è nello studio della Sogin? È impensabile collocare nel deposito provvisorio (50/100 anni) il materiale radioattivo pericoloso oggi in Francia e Gran Bretagna, con emissioni per migliaia di anni, senza chiarirne subito la destinazione definitiva, come l’Europa ha chiesto all’Italia. La discussione sulla localizzazione delle scorie deve essere trasparente, seria, vera, ma lo studio della Sogin non offre queste condizioni, che farà il governo Draghi?

QUESTO SEMMAI RICORDA A TUTTI NOI CHE LA DISCUSSIONE SULLE SCORIE È L’OCCASIONE PER CHIARIRE CHE IL NUCLEARE NON TORNERÀ, MA ANCHE CHE IL NO NON HA VINTO PER SEMPRE.

Il ministro Cingolani ha proposto di usare la consultazione per fare le scelte. Bene. Iniziamo dal deposito delle scorie per dimostrare che la consultazione è vera. Questi sono alcuni dei temi che Cdc, Laudato Si’, Nostra, vogliono discutere pubblicamente, anche con esponenti del governo e dei partiti. Accogliamo la sfida della partecipazione. Di più, vogliamo partecipare alle scelte per contribuire a scrivere la svolta rappresentata dalla transizione ecologica, che pretende la necessaria radicalità, il gattopardo è sempre in agguato.

Alfiero Grandi*

 

06 – Nathan Kay, CNN*: SBLOCCARE IL MONDO. I PASSAPORTI PER I VACCINI POSSONO SALVARE L’ESTATE EUROPEA, MA SOLO PER I FORTUNATI I CERTIFICATI VACCINALI PROPOSTI DALL’IUE POTREBBERO SBLOCCARE I VIAGGI QUEST’ESTATE.  MA NON PER TUTTI.

(CNN) – La porta dell’estate si sta lentamente aprendo in Europa e per coloro che vogliono attraversarla per fare una vacanza tra le restrizioni Covid in corso, la chiave potrebbe essere presto a portata di mano.

Mentre è probabile che i confini rimangano chiusi nelle prossime settimane, l’Unione Europea propone di rilasciare un certificato verde digitale, o passaporto vaccinale che consentirà a coloro che dispongono delle bracciate richieste di farmaci anti-Covid approvati o di anticorpi di avere il virus, di viaggiare liberamente. Possono essere utilizzati anche test negativi per qualificarsi.

È una misura anticipata con impazienza dalle principali destinazioni turistiche europee, tra cui Portogallo, Spagna e Grecia, dove l’assenza di visitatori nell’ultimo anno ha lasciato enormi buchi nei saldi delle banche nazionali.

MA SARÀ GIUSTO?

Mentre l’industria del turismo assediata è soddisfatta del piano, che l’UE dovrebbe votare più tardi a marzo, si teme che le distribuzioni e le forniture di vaccinazioni irregolari in tutta Europa possano significare che alcuni paesi godranno di più libertà di altri.

Allo stesso modo, con alcuni dati demografici mirati alla vaccinazione precoce rispetto ad altri, alcuni potrebbero essere costretti a rimanere a casa, guardando con gelosia i cittadini più anziani, molti dei quali avranno ricevuto entrambi i colpi prima della fine della primavera, partiranno per il loro tempo al sole .

E mentre l’organo esecutivo dell’UE, la Commissione europea, prevede il suo nuovo certificato verde semplicemente come un documento per consentire ai suoi cittadini di transitare agevolmente attraverso le frontiere europee, sono state espresse preoccupazioni sul fatto che diventeranno necessarie anche per l’ingresso in ristoranti, bar o altri luoghi e eventi.

Anche se il nuovo Regno Unito Brexited non farà parte del programma, il successo del suo programma di vaccinazione potrebbe vedere accordi di viaggio speciali con alcuni paesi dell’UE che consentiranno ai britannici di aggirare la necessità di certificazione.

Quei cittadini dell’UE che non hanno ancora i requisiti per la vaccinazione – o non sono in grado di qualificarsi – potrebbero essere esclusi dal ritorno alla normalità che la maggior parte di noi è desiderosa di abbracciare a meno che non si sottoponga a frequenti regimi di test.

Ingiustizia generazionale

Un presagio di questo può già essere visto in mare. Alcune importanti compagnie di crociere pubblicizzano partenze estive che saranno aperte solo ai passeggeri in grado di dimostrare di aver ricevuto una serie completa di vaccini.

La rabbia, dicono alcuni commentatori, è inevitabile.

“Solo gli ultracinquantenni saranno vaccinati entro questa estate, quindi potrebbero esserci proteste da parte dei giovani”, Kaye McIntosh, ex redattore della rivista di consumo Health Which? e WI Life, dice a CNN Travel. “Si aggiunge al senso di ingiustizia generazionale creato dall’austerità, dai prezzi delle case e dai prestiti agli studenti. Non biasimerei la Gen Z per essere arrabbiata”.

Norbert Hidi, uno studente di 24 anni della capitale ungherese Budapest, è tra coloro che si aspettano di non andare da nessuna parte.

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“Per dirla senza mezzi termini, non è giusto”, dice Hidi a CNN Travel. “La maggior parte di noi non sarà stata vaccinata entro l’estate, quindi ciò significa che non possiamo viaggiare o possibilmente andare in bar o ristoranti. La vecchia generazione ha avuto prima i vaccini perché è più a rischio, ma non dovrebbe significare hanno più diritti per questo “.

Brian Young, amministratore delegato di G Adventures con sede nel Regno Unito, una compagnia di viaggi che offre una gamma di opzioni tra cui tour per i 18-30enni, è fiducioso che i passaporti per i vaccini aiuteranno a rilanciare il turismo in tutto il mondo, anche se alcuni si perderanno quest’anno.

“Dato che i viaggi internazionali sono stati quasi completamente radicati per un anno ormai, è essenziale che i governi lavorino insieme per trovare una soluzione uniforme per aprire le frontiere e consentire ai vacanzieri di ricominciare a volare”, ha detto Young a CNN Travel.

“L’annuncio del vaccino ha visto un aumento della fiducia negli ultracinquantenni e, mentre le proposte di passaporto vaccinale rappresenterebbero una buona soluzione come prova per coloro che hanno ricevuto il vaccino, lascia una gran parte dei viaggiatori, che non hanno preso o devono ancora ricevere il vaccino, scoperti. ”

TERZA ONDATA

La Danimarca diventerà la prima nazione al mondo a lanciare un “passaporto per il coronavirus” per i viaggi all’estero alla fine di questo mese. L’idea dei passaporti immunità è stata discussa tra i paesi europei dall’inizio della pandemia. Ma i critici avvertono che tali passaporti potrebbero essere discriminatori e potrebbero ledere il diritto delle persone a mantenere privati ​​i propri dati medici. Lo riferisce Nina Dos Santos della CNN.

Young afferma che la decisione dell’UE di consentire alle persone non vaccinate di qualificarsi per i passaporti sanitari con un test negativo per gli antigeni aiuterà, ma potrebbe ancora essere un ostacolo per alcuni di viaggiare.

“Anche il lancio di opzioni di test più economiche è essenziale se il costo è quello di sostenere il consumatore”, afferma. “L’attuale costo dei test PCR scoraggerà alcuni viaggiatori, soprattutto se sono tenuti a fare più test durante il viaggio”.

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Se approvato come previsto, il certificato verde digitale dell’UE sarà valido in tutti gli Stati membri dell’UE, nonché in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Utilizzerà un codice QR con una firma digitale per proteggersi dalla falsificazione. Sarà rilasciato da ospedali, centri di test o autorità sanitarie, ma i dati dovrebbero essere verificabili in tutta l’UE tramite un gateway digitale.

L’UE afferma che verranno rilasciati certificati per i vaccini approvati. Le persone inoculate prima della disponibilità del certificato, o al di fuori dell’UE, dovrebbero comunque qualificarsi. Si spera che i certificati siano validi anche nei paesi al di fuori dell’UE.

Sembra un biglietto d’oro, ma in realtà molte nazioni europee potrebbero essere in qualche modo lontane dal rilasciarli su larga scala. Le tariffe Covid stanno entrando nella loro terza ondata in tutto il continente , provocando nuovi blocchi in paesi come Francia e Italia.

Le controversie in corso sulle forniture di vaccini ei sospetti sulla sicurezza del jab AstraZeneca – che i regolatori affermano essere infondati – hanno ostacolato i tassi di inoculazione che erano già ben al di sotto di quelli raggiunti da vaccinatori d’avanguardia come il Regno Unito e Israele.

In Ungheria, dove il tasso di vaccinazione è superiore alla media dell’UE, i funzionari ritengono che il tempo della Commissione sarebbe meglio speso per l’approvvigionamento di vaccini per l’intero blocco.

“Consideriamo il dibattito relativo al certificato un falso dibattito perché da Bruxelles nessuno si aspetta certificati; da Bruxelles ci aspettiamo vaccini”, ha detto giovedì Gergely Gulyás, il ministro a capo dell’ufficio del primo ministro ungherese. “Sarebbe auspicabile se Bruxelles spostasse il centro della sua attività su quest’area”.

MISURE TRASPARENTI

Il piano di certificazione avrà bisogno del sostegno di tutti i 27 Stati membri se deve essere approvato la prossima settimana e introdotto a giugno. Tra le preoccupazioni di paesi come il Belgio e la Germania che potrebbe provocare discriminazioni, i leader dell’UE hanno cercato di rafforzare la fiducia.

“Stiamo proponendo un approccio comune dell’UE che ci guiderà verso il nostro obiettivo di riaprire l’UE in modo sicuro, sostenibile e prevedibile”, ha detto questa settimana Stella Kyriakides, commissario per la salute e la sicurezza alimentare.

“La situazione con il virus in Europa è ancora molto impegnativa e la fiducia nelle decisioni prese è fondamentale. È solo attraverso un approccio comune che possiamo tornare in sicurezza alla piena libertà di movimento nell’UE, basata su misure trasparenti e piena fiducia reciproca”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha anche espresso gravi preoccupazioni per il rischio che i passaporti per le vaccinazioni creino una società a due livelli, questa settimana ha proposto il proprio “certificato digitale intelligente”, che si è premurato di insistere per non essere una licenza di viaggio.

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Il “pass verde” della vaccinazione israeliana può offrire uno scorcio di un futuro post-Covid

“Questo è qualcosa di diverso da un passaporto”, ha detto giovedì il direttore dell’OMS per l’Europa Hans KLUGE. “NON INCORAGGIAMO IN QUESTA FASE CHE OTTENERE UNA VACCINAZIONE È LA DETERMINAZIONE SE SI PUÒ VIAGGIARE A LIVELLO INTERNAZIONALE O MENO. NON DOVREBBE ESSERE UN REQUISITO”.

Ha detto che c’erano ragioni etiche, pratiche e scientifiche per questo.

“C’È UNA CARENZA GLOBALE DI VACCINI”, HA DETTO. “QUINDI, QUESTO AUMENTEREBBE LE DISUGUAGLIANZE, E SE C’È UNA COSA CHE ABBIAMO IMPARATO DALLA PANDEMIA DI COVID-19, È CHE LE PERSONE VULNERABILI SONO STATE COLPITE IN MODO SPROPORZIONATO”.

Ha detto che la mancanza di chiarezza su quanto tempo dura l’immunità significava che la certificazione della vaccinazione non era una garanzia di idoneità al viaggio, allo stesso modo incertezze sul fatto che l’inoculato possa trasmettere il virus.

Tali preoccupazioni non hanno impedito ad alcuni paesi di andare avanti con i propri schemi di certificazione e passaporto.

VINCITORI E VINTI

Il certificato di vaccinazione digitale “green pass” di Israele viene utilizzato per consentire la riapertura di sedi ed eventi.

ISRAELE, CHE HA UNO DEI TASSI DI VACCINAZIONE PIÙ ALTI AL MONDO, STA GIÀ UTILIZZANDO UN “PASS VERDE” PER APRIRE RISTORANTI, BAR, LOCALI ED EVENTI. LA DANIMARCA HA PROPOSTO QUALCOSA DI SIMILE CON I FUNZIONARI DEL TURISMO RECENTEMENTE AFFERMANDO CHE È ESSENZIALE PER GARANTIRE UNA “ESTATE DI GIOIA ” .

Nel frattempo alcune compagnie aeree stanno adottando la certificazione per garantire che i passeggeri siano privi di virus. Il vettore australiano Qantas ha avviato la sperimentazione del sistema CommonPass che sarà necessario per i viaggi all’estero quando il confine con l’Australia riaprirà.

Altre compagnie aeree stanno sottoscrivendo un pass digitale creato dall’International Air Transport Association, IATA, che consentirà ai passeggeri di caricare la certificazione di prova Covid negativa per consentire un passaggio più agevole attraverso gli aeroporti.

In questo confuso labirinto di documenti digitali, è possibile che la potenza dell’Unione europea possa contribuire a imporre una certa uniformità e chiarezza su come aprire le frontiere globali nel prossimo futuro.

Ma come aggiunge l’esperto di salute McIntosh, probabilmente ci saranno vincitori e vinti, e non ci sono garanzie, soprattutto non a lungo termine.

“Il diritto di non essere esposto a una malattia mortale supera i diritti dei non vaccinati”, dice. “Forse questo cambierà se la vaccinazione alla fine significa che Covid-19 diventerà qualcosa di più ordinario, come l’influenza stagionale, anche se questo uccide ancora migliaia di persone ogni anno.

“MA NESSUN VACCINO È EFFICACE AL 100%, QUINDI ANCHE LE PERSONE CHE HANNO AVUTO IL JAB SONO ANCORA A RISCHIO”.

James Frater, Sarah Dean e Sharon Braithwaite della CNN hanno contribuito a questa storia.

(Nathan Kay, CNN*)

 

07 – Marco Santopadre*: 32 ORE DI LAVORO IN 4 GIORNI, PER UN ALTRO MODELLO DI SVILUPPO. LA SPAGNA CI PROVA. AL VIA LA SPERIMENTAZIONE. TORNA DI STRETTA ATTUALITÀ IN TEMPI DI SMARTWORKING IL PROGETTO PILOTA SULLA SETTIMANA LAVORATIVA PROPOSTA DA MÁS PAÍS. ÍÑIGO ERREJÓN: «DI COSA DEVE OCCUPARSI LA POLITICA SE NON DEL TEMPO DI VITA?»

«Con la settimana lavorativa di 4 giorni abbiamo aperto un dibattito epocale. Di cosa deve occuparsi la politica se non del tempo di vita?». Così, a febbraio, Íñigo Errejón – ex braccio destro di Pablo Iglesias e attuale leader di Más País – rivendicava l’accordo raggiunto con l’esecutivo di Pedro Sánchez sulla sperimentazione della settimana lavorativa di 32 ore e 4 giorni.

LA PAROLA D’ORDINE della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario accomuna tutte le sinistre iberiche, ma è stato il piccolo partito nato nel 2019 dalla scissione di Podemos a farne il proprio cavallo di battaglia.

Poi, la pandemia ha riportato alla ribalta un progetto che trova le sue ragioni nella necessità di aggredire disoccupazione e sottoccupazione liberando al contempo una quota di tempo di vita per i lavoratori e soprattutto per le lavoratrici, sulle quali grava la maggior parte del lavoro di cura. Il progresso tecnologico aumenta la produttività e riduce il tempo necessario a produrre, ma il lavoro disponibile non viene ripartito in maniera equa e razionale e i salari ristagnano. E ora i lockdown incentivano lo smartworking, allungando l’orario di lavoro di molti dipendenti proprio mentre cresce il preoccupante numero di coloro che la propria occupazione la perdono (che sono soprattutto donne).

LA PROPOSTA DI MÁS PAÍS è tornata di stretta attualità, originando un progetto pilota adottato prima dalla Generalitat Valenciana e poi dall’esecutivo statale, fondato sulla convinzione – supportata da numerosi studi ed esperimenti – che la riduzione delle ore lavorate possa corrispondere a un mantenimento o anche ad un aumento dei livelli di produttività. I difensori della proposta fanno notare che se in Spagna si lavora 36.4 ore a settimana, la Germania vanta livelli di produttività superiori del 4.5% con una media di 34.2.

ALCUNI ESPERIMENTI LOCALI sembrano sostenere le tesi dei promotori: ottimi i risultati conseguiti dalla Software DELSOL. L’impresa andalusa, passata da 40 a 36 ore concentrate in 4 giorni, ha ottenuto un aumento della produttività e del tasso di soddisfazione di lavoratori e clienti, potendo assumere altri 29 dipendenti. Buoni anche i risultati conseguiti a Madrid dai ristoranti “La Francachela” o dall’impresa di consulenza di Valencia “Zataca System”, che hanno già adottato la settimana corta.

Ora l’esperimento pilota si svilupperà per i prossimi tre anni e l’obiettivo è coinvolgere 200 imprese e un numero totale di dipendenti compreso tra i 3 e i 6 mila. Le aziende che aderiranno potranno contare il primo anno su una copertura da parte dello stato del 100% dei costi di transizione, del 50% il secondo anno e del 33% il terzo. A disposizione ci sono 50 milioni di fondi europei, per accedere ai quali le imprese coinvolte dovranno mantenere o ampliare l’organico e lasciare i salari invariati. Un comitato composto da imprenditori, sindacati e membri del governo selezionerà le aziende (cercando di rispecchiare la composizione del tessuto produttivo del paese), e poi valuterà i risultati.

LE REAZIONI ALLA DECISIONE dell’esecutivo sono state diseguali. Sindacati e partiti di sinistra la sostengono, in particolare l’Unione generale dei lavoratori di tradizione socialista. «La riduzione della giornata lavorativa è fondamentale per costruire un altro modello di sviluppo che vada di pari passo con un modo più efficiente di organizzare socialmente il lavoro» spiega il segretario Pepe Álvarez, sostenendo che «occorre superare i 100 anni di stagnazione da quando è stata conquistata la giornata di 8 ore», ottenuta in Spagna dopo uno sciopero di ben 44 giorni partito dai lavoratori catalani.

Tra gli imprenditori invece non mancano le critiche e lo scetticismo, soprattutto nel comparto della ristorazione o del turismo, assai rilevante nell’economia spagnola.

Nella CEOE (la locale Confindustria) emerge la tendenza a spostare l’attenzione sull’aumento della flessibilità piuttosto che sulla riduzione dell’orario, proponendo ad esempio il mantenimento delle 40 ore settimanali concentrate in 4 giorni.

Ma è soprattutto dalle file della destra che provengono gli attacchi più feroci, di natura spesso ideologica.

 

08 – Luca Celada*: L’AMERICA HA LA SUA PRIMA MINISTRA NATIVA UN’ALTRA STORIA. DEB HAALAND NOMINATA ALL’”INTERIOR”: AVRÀ GIURISDIZIONE SULLE TERRE FEDERALI, QUINDI ANCHE SULLE POPOLAZIONI A CUI QUELLE STESSE TERRE SONO STATE SOTTRATTE.

LA FESTA DELLA NAZIONE INDIANA. SARÀ DETERMINANTE ANCHE SU MOLTE CONTROVERSIE AMBIENTALI, SEGNANDO UNA NETTA INVERSIONE DI ROTTA RISPETTO ALL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SU INFRASTRUTTURE E TUTELE NATURALISTICHE. MA GIÀ DEVE DIFENDERSI DAI SENATORI REPUBBLICANI CHE HANNO CONDOTTO UNA CAMPAGNA CONTRO DI LEI DEFINENDOLA UNA «ESTREMISTA DEL GREEN NEW DEAL»

La nomina di Deb Haaland a secretary of the interior è stata ratificata dal Senato Usa con un voto di 51-40. La parlamentare del New Mexico sarà la prima ministra nativa, appartenente alla tribù Pueblo con terre ancestrali nei pressi di Albuquerque – la prima volta in un governo americano. Per citare l’articolo di prima del Navajo Times, organo della nazione Diné: «Quando si è diffusa la notizia, verso le 16:30, Indian Country è esploso in celebrazione». E non per niente.

Come ha detto al Washington Post Holly Cook Macarro, amminIstratrice dell’American Indian Graduate Center, «ora sulle questioni tribali possiamo avere fiducia di avere non solo una voce “amica”, ma una voce che è nostra». «Mi sono commossa – ha aggiunto Crystal EchoHawk, direttrice di IllumiNative, un’organizzazione che si batte contro gli stereotipi sui Nativi Americani -. Ora i nostri figli sapranno che tutto è possibile. Sui telegiornali potranno vedere finalmente qualcuno che ci assomiglia».

L’EMOZIONE DIFFUSA nell’arcipelago di riserve che compongono la Nazione Indiana è più che giustificata. Nell’ ordinamento americano la posizione di secretary of the interior non corrisponde a quella di ministro dell’Interno (non ha ad esempio delega su sicurezza e immigrazione) ma designa il dicastero preposto alla gestione delle terre federali corrispondenti a circa un quinto del territorio nazionale.

Il ministero ha quindi giurisdizione, attraverso il Bureau of Indian affairs, anche sulle popolazioni a cui quelle terre sono state sottratte. E Haaland, la cui nomina da parte di Biden è stata ratificata lunedì dal Congresso, diventa ora la prima nativa americana a ricoprire la carica.

Jonathan Nez, presidente della nazione Navajo ha commentato: «Questa è una giornata monumentale, senza precedenti per le Prime Genti di questo paese. Le parole non bastano ad esprimere l’orgoglio e la gioia nel vedere una dei nostri insediata in una carica di questa importanza».

L’”INTERIOR” È MOLTO PIÙ di quella che potrebbe sembrare una semplice burocrazia demaniale. Il BIA ad esempio, istituito nel pieno delle “guerre indiane”, è stato storicamente l’organo per amministrare le riserve e le popolazioni native sottomesse e la lunga scia di ingiustizie travestite da sussidi federali a cui sono state sottoposte.

Il ministero amministra inoltre territori protetti e parchi nazionali, tutela fauna e flora a rischio e rilascia le licenze minerarie e petrolifere per i territori federali e offshore, lo sfruttamento commerciale cioè delle risorse, molte delle quali si trovano proprio su territori protetti e riserve.

QUESTA GIURISDIZIONE pone il dicastero di Haaland in una posizione determinante su molte controversie ambientali e gli è valsa la feroce opposizione dei senatori repubblicani che hanno condotto una campagna contro di lei in quanto «estremista del Green New Deal».

Haaland ha invece avuto il sostegno del presidente che in uno dei suoi primi decreti presidenziali ha sospeso la costruzione dell’oleodotto Keystone che collegherebbe i giacimenti canadesi alle raffinerie texane. Un’altra conduttura simile in via di costruzione, la Dakota Access, attraversa terre Sioux ed è stata oggetto delle durissime lotte a Standing Rock da parte di quella tribù che hanno per ora ottenuto la sospensione dei lavori.

Scontri tra forze di sicurezza e manifestanti presso il sito interessato dalla pipeline Dakota Access, nel novembre 2016 (Ap)

UN “INTERIOR” a direzione Haaland depone bene per la definitiva rottamazione di queste grandi opere di infrastruttura petrolifera. In ogni caso si tratta di una netta inversione di rotta rispetto all’amministrazione Trump che aveva appaltato gli enti regolatori direttamente alle grandi lobby degli idrocarburi.

Il Department of the Interior è stato da sempre il dicastero che più direttamente esprime alcune tematiche fondanti della nazione legate alla conquista continentale e le storiche ingiustizie connesse, quello forse più direttamente collegato ad alcuni contenziosi originari. Non a caso i ministri che hanno ricoperto questa carica si sono spesso trovati al centro di polemiche politiche.

SOTTO REAGAN, AD ESEMPIO, il ministro James Watt era stato punta di diamante della sistematica decostruzione delle protezioni ambientali istituite nei decenni precedenti, promossa dall’onda reazionaria e “confindustriale”.

Un’opera che Trump ha tentato di completare assegnando la carica a Ryan Zinke, ex navy seal, speculatore e petroliere che ha aperto l’accesso a cacciatori e trivelle, decurtando parchi nazionali come lo Staircase Escalante in Utah, con i suoi insediamenti ancestrali Hopi e per ultima la riserva naturale artica, decretata nuova frontiera dei giacimenti petroliferi che custodisce il suo sottosuolo.

UNA STORIA CHE INGIGANTISCE l’importanza simbolica della nomina di Haaland che per la prima volta porterà al ministero il bagaglio culturale degli “sconfitti” e potrà influire direttamente sul processo di elaborazione e rettifica storica che rimane cruciale e di una necessaria riparazione se l’America vorrà avanzare sulla strada della riconciliazione così bruscamente interrotta dal nazionalismo suprematista di Trump.

È un segnale importante forse per ciò che di meglio promette di poter fare l’amministrazione Biden: saldare temi di giustizia sociale ed economica nell’agenda della riforma ambientale.

 

09 – COVID | Merlo (MAIE): “GOVERNO GARANTISCA IL VACCINO ANCHE AGLI ITALIANI ALL’ESTERO PIÙ BISOGNOSI” PARLA IL SEN. RICARDO MERLO, PRESIDENTE MAIE, EX SOTTOSEGRETARIO ALLA FARNESINA: “CHIEDIAMO AL GOVERNO DI OCCUPARSI NON SOLO DEGLI ITALIANI RESIDENTI NELLO STIVALE, MA ANCHE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO CHE VIVONO NELLE ZONE DEL MONDO DOVE IL VACCINO ARRIVA MOLTO LENTAMENTE E DOVE QUINDI SPESSO NON È DISPONIBILE NEPPURE PER I NOSTRI CONNAZIONALI”

Continua a galoppare il coronavirus, in Italia e nel mondo. Se in alcuni Paesi la campagna di vaccinazione sta procedendo spedita, in altri non è neppure cominciata. Tanti italiani all’estero, dunque, si trovano in grande difficoltà, perché per molti di loro il vaccino, ad oggi, resta un miraggio.

Proprio pensando ai nostri connazionali nel mondo, interviene il Sen. Ricardo Merlo, fondatore e presidente del MAIE, già Sottosegretario agli Esteri nel Conte 1 e nel Conte 2.

“Chiediamo al governo di occuparsi non solo degli italiani residenti nello Stivale, ma anche degli italiani all’estero che vivono nelle zone del mondo dove il vaccino arriva molto lentamente e dove quindi spesso non è disponibile neppure per i nostri connazionali”, dichiara il Senatore. “Pensiamo, per esempio, al Venezuela, ma non solo, dove il covid avanza velocissimamente. La collettività italiana ivi residente è angustiata e in sofferenza. L’esecutivo Draghi deve fare in modo – compatibilmente con le esigenze dell’Italia – di fare arrivare il vaccino anche a loro, cittadini che ne hanno diritto perché italiani. E’ responsabilità del governo pensare anche a loro, soprattutto ai più deboli e ai più anziani”.

“Da Sottosegretario agli Esteri – prosegue il Sen. Merlo – ero già intervenuto sul tema, chiedendo al ministro della Salute Roberto Speranza di non dimenticarsi dei tantissimi italiani che vivono oltre confine. Ribadiamo dunque la nostra richiesta al governo – conclude il presidente del MAIE -, affinché faccia quello che deve fare, garantendo il vaccino agli italiani all’estero più bisognosi, ovunque risiedano”.

Fonte: ItaliaChiamaItalia

 

10 – Dimitri Deliolanes*: Grecia, sotto attacco due giornali della sinistra. Informazione. Mandato di cattura per Kostas Vaxevanis, il direttore-editore del quotidiano «Documento», e minaccia di querela dei poliziotti contro «Efimerida ton Stntakton» per aver denunciato le torture dei manifestanti

Dopo i pestaggi per strada e nelle celle della questura è arrivata l’ora dell’informazione. Due «smentite» con avvisi di querela e un mandato d’arresto emessi da poliziotti greci contro due giornali di sinistra nel fine settimana.

Il mandato d’arresto riguarda il giornalista Kostas Vaxevanis, direttore ed editore del coraggioso giornale domenicale Documento, uno dei due che ha denunciato le torture dentro la questura di Atene, in seguito alle grandi manifestazioni proprio contro la brutalità poliziesca.

Documento insieme con Efimerida ton Syntakton aveva pubblicato le testimonianze dei giovani manifestanti pestati duramente dentro le celle. Ventidue poliziotti, di servizio al settimo piano della questura, dove secondo le testimonianze avrebbero avuto corso le torture, hanno mandato una dura lettera di smentita ai due giornali. Documento ha pubblicato nella sua pagina web la smentita per intero, come impone la legge, senza alcun taglio. Ivi compresi i nomi dei poliziotti firmatari. Gli agenti però, evidentemente svelti con i manganelli ma poco avvezzi alla legge, hanno chiesto l’arresto di Vaxevanis per aver pubblicato i loro nomi, violato la loro privacy e quindi esposto a terribili minacce. Poiché il pubblico ministero difficilmente si sarebbe prestato a un atto simile, gli agenti si sono rivolti alla branca della polizia che reprime i delitti elettronici, che ha prontamente soddisfatto i colleghi.

Vaxevanis, che ha evitato per un pelo l’arresto in flagranza di reato, parlando con il manifesto accusa direttamente il governo: «I 22 poliziotti della questura che hanno osato attaccare un giornalista che ha fatto il suo lavoro, hanno solo interpretato la maniera in cui il premier Mitsotakis intende il giornalismo e i diritti dei cittadini: solo fastidi. I 22 hanno voluto mostrare fedeltà al premier, colpendo, stavolta non con i manganelli, nella direzione indicata da Kyriakos Mitsotakis, l’odiato nemico. L’autoritarismo è la loro legalità e chiunque eserciti il diritto di controllare il loro potere violerebbe la legalità. Non è un caso che Nuova Democrazia, piuttosto che condannare il mandato di arresto, come hanno fatto i partiti dell’opposizione, si è preoccupata di scoprire rapporti tra me e Syriza. Lo stesso fa con tutte le vittime dell’autoritarismo poliziesco: sono colpevoli per definizione visto che appartengono a un altro schieramento politico. È la democrazia dei compari e degli amici di partito. Il loro obiettivo non sono io e Documento. L’obiettivo è ogni mezzo d’informazione indipendente. Vogliono spianare ogni voce fastidiosa».

Documento è da sempre nel mirino della destra greca, poiché dispone di ottime fonti nel sistema giudiziario e non di rado procede a rivelazioni imbarazzanti.

Tempo fa Vaxevanis rivelò la campagna condotta dal governo Mitsotakis per impedire alle imprese di farsi pubblicità su Documento.

Anche Efimerida ton Syntakton, un giornale cooperativo, ha pubblicato regolarmente ieri la «smentita» con i nomi dei 22 agenti. Ma si è chiesto cosa volessero smentire i firmatari, visto che le denunce pubblicate non riportavano alcun nome, ma hanno sollecitato i responsabili della polizia a promuovere un’inchiesta interna. Anche Efimerida ton Syntakton ha lasciato intendere che la mossa dei poliziotti sia un atto politico richiesto dal governo. Per Syriza sarebbe una mossa promossa personalmente dal ministro dell’Ordine Pubblico Michalis Chrysochoidis, ex socialista, ora su posizioni di estrema destra.

Alcuni giorni fa fu consegnata al Parlamento un’indagine condotta dal 2019 per conto del governo da un commissione presieduta dal costituzionalista Nikos Alivizatos sulla polizia greca. L’indagine ha presentato un clima di omertà nel corpo di polizia, un senso di impunità e la totale indifferenza verso i diritti del cittadino. I risultati erano pronti da un semestre ma il ministero competente non si era interessato di riceverla.

(Dimitri Deliolanes, da Il Manifesto)

 

10 – Marco Bersani*: PANDEMIA, UN ANNO DI ERRORI ASSAI POCO INNOCENTI. UN ANNO DI COVID. UNA GENERAZIONE (GLI ANZIANI) È STATA FALCIDIATA, UN’ALTRA CONSEGNATA ALL’ISOLAMENTO E AL DISAGIO (INFANZIA E ADOLESCENZA), LE FAMIGLIE (SPECIALMENTE LE DONNE) PRECARIETÀ.

Dall’inizio della pandemia, e senza soluzione di continuità fra governo Conte e governo Draghi, le misure messe in atto per fronteggiarla hanno seguito sei precise traiettorie, ispirate da una comune quanto discutibile idea generale.

LE SEI DIREZIONI DELL’INTERVENTO SONO:

  1. a) ridurre al minimo le restrizioni all’attività delle imprese, che, quasi ovunque, hanno continuato a produrre senza vincoli;
  2. b) intervenire con sussidi, il 70% dei quali per sostenere le imprese stesse e il restante 30% per tamponare in qualche modo la disperazione sociale;
  3. c) nessun intervento sul sistema sanitario, che ha continuato ad essere privo di ogni dimensione territoriale e ad essere focalizzato sull’ospedalizzazione, determinandone la saturazione ad ogni nuova ondata di contagi;
  4. d) nessun intervento sul sistema dei trasporti pubblici locali, che hanno continuato ad essere veicoli di contagio per le persone costrette ad utilizzarli;
  5. e) focalizzazione delle scuole come problema, con la sostanziale chiusura per due anni scolastici di scuole superiori e università, e chiusure continue, in alcune regioni continuative, anche delle scuole dell’obbligo;
  6. f) narrazione colpevolizzante dei comportamenti individuali, raccontati come causa primaria di ogni aumento dei contagi.

L’idea guida è stata che il benessere delle imprese determina il benessere della società e che, di conseguenza, quest’ultima deve adattarsi alle necessità delle stesse. Una domanda tuttavia sorge spontanea: c’è qualcuno che, a un anno di distanza dall’arrivo dell’epidemia e dopo oltre 105.000 morti (ad oggi), ha l’onestà intellettuale di fare un bilancio serio sull’efficacia delle misure prese? Non si direbbe. E allora proviamo a farlo noi.

Partiamo dai dati sulle imprese, che dimostrano come l’unica strategia che alberga in Confindustria sia il “chiagn’e fotte”. Secondo i dati Eurostat, la produzione industriale da dicembre scorso è in continua crescita, mentre il dato di gennaio 2021 è inferiore a quello di gennaio 2020 solo del 2,4%, una riduzione che assomiglia molto più a una oscillazione congiunturale che non all’esito di un anno di pandemia. E che spiega molto più di mille analisi perché nei distretti più industrializzati d’Europa -Bergamo e Brescia- la pandemia si sia trasformata in una carneficina.

Dunque l’industria, se non proprio bene, male non sta. Vale lo stesso per la società? Non si direbbe proprio: in un anno, nonostante il blocco dei licenziamenti, si sono persi ben 456mila posti di lavoro; nel contempo, sono oltre 1 milione i nuovi poveri, dato che porta il totale a 5,6 milioni (una persona su dieci). Facile intuire come la gran parte di questi effetti sia stata scaricata sulle donne, le prime a perdere il posto di lavoro e a doversi far carico del lavoro di cura familiare in condizioni di isolamento e di fortissimo disagio economico, sociale, relazionale (come dimostra l’aumentato numero di violenze subite all’interno delle mura domestiche).

Nel frattempo si sono prese di mira le scuole, additate come i luoghi principali del contagio (e non come i luoghi del sicuro tracciamento dello stesso), consegnando un’intera generazione ad una vita sospesa davanti a un computer, priva di sogni e di socialità, come si evince dall’aumento del 40% del disagio psicosociale fra bambini e adolescenti.

In un anno di interventi, una generazione (gli anziani) è stata falcidiata, un’altra è stata consegnata all’isolamento e al disagio (infanzia e adolescenza), mentre l’insieme delle famiglie è stato costretto alla precarietà, scaricandone gli effetti in particolare sulle donne.

Tutto questo per evitare ciò che avrebbe dovuto essere fatto già all’inizio: un vero, completo e molto più breve lockdown, a cui far seguire una strategia di tutela delle fasce più fragili della società, con un reddito di emergenza per tutti, investimenti massicci per una sanità pubblica e territoriale, per una scuola aperta e sicura, per trasporti locali degni.

Un’inversione delle priorità del modello economico-sociale per mettere il “prendersi cura” al posto dei profitti, la coesione sociale al posto del “Bergamo is running”, l’interdipendenza fra le persone al posto della solitudine competitiva. Per evitare tutto questo, si è alimentata una narrazione di colpevolizzazione dei comportamenti individuali che, al netto di casi deprecabili ma quantitativamente insignificanti, sono stati additati come la ragione unica della diffusione del virus, indicando ogni volta l’untore di turno.

Se questo è vero, possiamo prendere atto che non sono i profitti delle imprese a determinare il benessere della società? Possiamo lasciar chiagnere Confindustria (è il suo mestiere) ma evitare per una volta di farci fottere? Possiamo dire che è l’economia a doversi mettere al servizio dell’ecologia e della società e non il contrario? Possiamo scendere nelle piazze e rivendicare che non abbiamo bisogno di alcun Recovery Plan che rilanci l’esistente, ma di un Recovery PlanET per progettare assieme una diversa società?

(Marco Bersani* da Il Manifesto)

 

11 – COVID | VACCINARE TUTTA LA RETE CONSOLARE ITALIANA NEL MONDO, IL SEN. MERLO (MAIE) SCRIVE AL MINISTRO DI MAIO

Tutti, ma proprio tutti coloro che operano e lavorano presso le nostre sedi diplomatico-consolari all’estero, svolgono un lavoro fondamentale per gli italiani nel mondo; si tratta di persone che hanno una funzione essenziale e che quindi dovranno tutte essere vaccinate. “Il ministro Di Maio – fa sapere il Senatore Merlo – ha ricevuto la mia comunicazione e me ne ha dato subito riscontro positivo, assicurandomi massimo impegno da parte sua”

Vaccinare tutta la rete diplomatico-consolare italiana nel mondo. Dai diplomatici – Ambasciatori e Consoli -, ai funzionari, agli impiegati, fino ai contrattisti e ai digitatori. Tutti, ma proprio tutti coloro che operano e lavorano presso le nostre sedi diplomatico-consolari all’estero, svolgono un lavoro fondamentale per gli italiani nel mondo; si tratta di persone che hanno una funzione essenziale e che quindi dovranno tutte essere vaccinate. Come? Una delle strade, secondo il Sen. Ricardo Merlo, presidente MAIE, potrebbe essere la reciprocità tra i Paesi.

Un esempio per tutti: l’Italia si impegna a vaccinare tutto il personale della rete diplomatica brasiliana presente nel nostro Paese e il Brasile, a sua volta, vaccinerà chiunque presti servizio presso Ambasciata e Consolati d’Italia presenti nel Paese sudamericano.

Tutto questo, per consentire agli operatori della rete consolare di lavorare anche in presenza e così garantire i servizi ai connazionali di tutto il mondo.

E’ proprio questa la proposta lanciata dal Sen. Merlo, Sottosegretario agli Esteri nel Conte 1 e nel Conte 2. Proposta che oggi il presidente del MAIE ha messo nero su bianco in una lettera inviata al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

“Se tale proposta non fosse gradita, per qualsiasi motivo, o risultasse poco fattibile, invito l’esecutivo a studiarne un’altra, sempre con l’obiettivo di assicurare la vaccinazione prima possibile a tutta la rete diplomatico-consolare italiana”, conclude Merlo nella sua missiva.

“Il ministro Di Maio – fa sapere il Senatore – ha ricevuto la mia comunicazione e me ne ha dato subito riscontro positivo, assicurandomi massimo impegno da parte sua. Come MAIE – conclude Merlo – continuiamo a lavorare senza sosta per gli italiani all’estero, ovunque essi siano”.

Fonte: ItaliaChiamaItalia

 

12 – Gianfranco Pasquino*: DILEMMI DI DRAGHI  E IL POTERE CHE RINUNCIA ALLO STORYTELLING. DRAGHI NON HA NESSUN BISOGNO DI IMPEGNARSI NELL’IMPORTANTE ATTIVITÀ CHE GLI STUDIOSI/E DI COMUNICAZIONE POLITICA CHIAMANO STORYTELLING.

Quanto all’ascolto, non può essere unicamente prestato ai giornalisti nelle rade conferenze stampa.

Conte aveva fatto diversi passi, premiati dai sondaggi, nella direzione giusta dal punto di vista del tipo e della qualità di connessione da stabilire con l’opinione pubblica italiana, il presidente del Consiglio Draghi sembra soltanto all’inizio della “dritta via”.

Già predisposti favorevolmente nei confronti di Mario Draghi, praticamente tutti i giornalisti presenti alla sua prima conferenza stampa ne hanno tessuto grandi lodi: preciso, sintetico, rilassato, competente. Potrei subito dire che è il classico omaggio che il vizio (giornalisti spesso faziosi, sempre verbosi, talvolta ad arte sopra le righe) che fa alla virtù (un uomo competente e pacato come stile e temperamento).

Se vogliamo, però, capire come nascono e come funzionano i processi di comunicazione politica e di formazione dell’opinione pubblica, è indispensabile andare più a fondo nell’analisi, anche retrospettiva, sapendo fare utile ricorso alla comparazione.

 

LO STORYTELLING DI DRAGHI

Draghi giunge alla carica di presidente del Consiglio perché legittimamente nominato dal presidente della Repubblica nell’esercizio dei suoi poteri costituzionali. Accolto da un ampio consenso delle forze politiche in Parlamento e più in generale dei mass media, Draghi non ha nessun bisogno di impegnarsi nell’importante attività che gli studiosi/e di comunicazione politica chiamano storytelling.

SPARGI LA VOCE

Non deve raccontare la sua vita professionale come un insieme di ostacoli e di dolori da lui superati con successo grazie all’impegno e al lavoro (su questo punto, ampiamente e convincentemente si veda il libro di Sofia Ventura, I leader e le loro storie. Narrazione, comunicazione politica e crisi della democrazia, Bologna, il Mulino, 2019).

La sua biografia professionale parla da sé, alto e forte. Draghi non deve annunciare a nessuno che è un predestinato. Non lo pensa, ma certo non vuole perdere tempo a scoraggiare i “benpensanti”.

Non deve neppure indicare che quello che farà si situa in continuità con la sua azione europea ed è essenzialmente la prosecuzione logica e coerente di quello che ha già fatto appunto in Europa. Anzi, tenere basse le aspettative è la strategia migliore, peraltro già adeguatamente nelle corde del presidente del Consiglio.

Ciò detto, tuttavia, al (governo del) presidente del Consiglio è stato affidato, più o meno opportunamente, anche il compito di ristrutturare la politica. Questa ristrutturazione potrebbe essere estesa (o ristretta) al sistema dei partiti. Certamente, un governo del quale fanno parte tutti i partiti esistenti meno uno offre una pluralità di impressioni/sensazioni all’opinione pubblica, una delle quali non può non essere quella di un eccessivo unanimismo, forse “grande ammucchiata”.

Contrastare questa valutazione che, altrimenti, potrebbe tradursi in rigetto dell’attuale governo e in apatia/alienazione politica, è possibile soltanto attraverso un tentativo esplicito di influenzare e plasmare l’opinione pubblica.

L’uomo solo al comando deve apparire tale soltanto perché accetta le responsabilità della decisione da prendere e presa (è una delle dimensioni de Lo stile del leader. Decidere e comunicare nelle democrazie contemporanee, Bologna, il Mulino, 2016, individuata da Donatella Campus), non perché non presta ascolto alla pluralità di voci, di preferenze, di aspettative e di interessi.

Rimane aperto e controverso il rapporto che il leader deve stabilire fra mediazione e disintermediazione quando si confronta con gli interessi organizzati. Quanto all’ascolto, non può essere unicamente prestato ai giornalisti nelle rade conferenze stampa. Non può essere quello riferito ai cittadini esposti alle teleconferenze che il presidente del Consiglio tiene con la Commissione europea e con gli altri capi di governo. Non può neppure essere quello del pubblico dei messaggi inviati in occasioni importanti.

IL CORPO DEL LEADER

Infine, per la specificità di Draghi leader non-politico, non può riferirsi alla dimensione che Campus definisce della ispirazione che «spinge ad aderire a un progetto proposto dal leader e a identificarsi con esso». Mancano sia un progetto esplicito sia seguaci disponibili. Sento di dovere sottolineare che, talvolta, senza contraddizioni, l’ascolto deve tradursi anche in presenza personale, nell’esposizione, non voglio eccedere, ma l’espressione tecnica è «del corpo del leader».

Da tralasciare, invece, perché in larga misura impropria e, forse, intrinsecamente provocatoria, è qualsiasi comparazione con i leader autoritari che del loro corpo facevano (e continuano a fare) un messaggio politico.

Tuttavia, è indubbio che, ricorro ad un esempio certamente memorabile, l’inginocchiarsi spontaneo di Willy Brandt nel dicembre 1970 davanti al monumento alla Shoah a Varsavia fu e rimane uno dei più potenti messaggi politici e personali in materia di riconoscimento di quel crimine contro l’umanità.

Fatte le debite proporzioni, la presenza di Draghi all’inaugurazione della stele dedicata alle vittime del Covid al cimitero di Bergamo è un segnale politico, nel senso più alto della parola, di appartenenza alla comunità attraverso la visibile condivisione del dolore.

LE OPINIONI PUBBLICHE

Un capo di governo di più o meno lungo corso politico è abitualmente espressione di un partito. Quasi sicuramente, anche se da qualche anno meno che in passato, quel partito ha una presenza organizzata sul territorio. Tiene i contatti con il suo elettorato. Con maggiore o minore successo diffonde informazioni. Cerca di mantenere o creare atteggiamenti e valutazioni favorevoli al suo capo di governo.

Un capo di governo di estrazione non politica, soprattutto se non nutre ambizioni di carriera, non ha probabilmente grandi incentivi per preoccuparsi del consenso espresso dall’opinione pubblica. Però, è consapevole che quel consenso si manifesterà e anche crescerà in seguito alle decisioni corrette, ai cambiamenti positivi, alle prospettive di crescita e di miglioramento. Che sarà, dunque, un termometro di valutazione della bontà o meno delle sue scelte. Ovviamente, in parte è così, ma l’opinione pubblica, soprattutto in situazioni oggi esistenti in tutte le democrazie, di bombardamenti di notizie anche fake, di divisioni in compartimenti stagni polarizzati e conflittuali, di tentativi di manipolazione, deve essere raggiunta da messaggi forti, frequenti, rassicuranti e credibili che soltanto un capo di governo e alcune poche altre autorità politico-istituzionali più qualche straordinaria figura di intellettuale pubblico è in grado di mandare con successo.

Non sono pochi coloro (ad esempio, Giovanni Sartori, Opinione pubblica, in Elementi di teoria politica, Bologna, il Mulino) che ritengono che non è più neppure possibile parlare di opinione pubblica al singolare, ma che ci sono alcune differenziazioni di cui è imperativo tenere conto.

La prima è che esiste un cerchio relativamente ristretto di un’opinione pubblica bene informata, attenta, reattiva. Quanto ristretto o ampio sia quel cerchio è oggetto di costante ricerca e riformulazione.

Questa parte di opinione pubblica è facilmente raggiunta dai messaggi del capo di un governo, ma non è sempre incline a diffonderli agli altri cerchi di opinione pubblica, meno colti, meno attenti, con minori informazioni di base. Inoltre, per questi diversi cerchi di opinione pubblica, i messaggi che contano e che influenzano atteggiamenti e comportamenti non sono quelli fondati su idee e argomentazioni.

Sono quelli improntati da sensazioni e emozioni, da simpatia e empatia. Campus fa l’esempio di Bill Clinton, mentre Ventura assegna a Barack Obama la qualifica di leader della “speranza”. Un capo di governo che riesce a convincere i suoi concittadini che opera per loro, che li ha capiti, che sta con loro può conquistare parte almeno di quei settori sparsi e svagati di opinione pubblica.

In un certo senso, Conte aveva fatto diversi passi, premiati dai sondaggi, nella direzione giusta. Dal punto di vista del tipo e della qualità di connessione da stabilire con l’opinione pubblica italiana, il presidente del Consiglio Draghi sembra soltanto all’inizio della “dritta via”.

(Gianfranco Pasquino*, è un politologo e accademico italiano. Professore Emerito di Scienza politica nell’Università di Bologna. Dal 2005 è socio dell’Accademia dei Lincei).

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