COVID-19: Congiuntura sanitaria, socio-economica e politica brasiliana a 25 giorni dall´arrivo dell´epidemia del coronavirus

di Alessandro Vigilante

Il primo caso di coronavirus registrato in Brasile si è verificato il 26 febbraio: un sessantaduenne di San Paolo di ritorno dall´Italia.

La diffusione del contagio è stata quasi lineare dal 26 febbraio al 15 marzo, giorno in cui si sono raggiunti 98 casi.

Il primo caso di decesso, il 14 di marzo, sempre a San Paolo. Poi, a partire da quel giorno l´aumento dei contagi è stato esponenziale ed in quest´ultima settimana sono stati superati abbondantemente i mille casi. Oggi, domenica 22 marzo siamo a 1.200 casi, con 18 morti, di cui 15 nello stato di San Paolo.

Altri stati in cui si registrano un alto numero di casi sono: il Distretto Federale di Brasília, lo stato di Rio de Janeiro, lo stato del Ceará, lo stato del Rio Grande del Sud e quello di Minas Gerais, tutti con più di 50 casi di contagio.

Attualmente la trasmissione comunitaria del contagio si diffonde su tutto il territorio nazionale. Il Ministro della Salute ha dichiarato che si prevede l´esplosione dei casi di contagio in aprile e che il sistema nazionale di sanità – che qui in Brasile è simile a quello universale italiano – entri in collasso.

Ieri, sabato 21 marzo, il presidente Bolsonaro ha affermato che “ancora” non considera necessario dichiarare lo stato d´assedio nel paese per l´epidemia del coronavirus, poiché si tratta di una misura troppo estrema per ora. È bene ricordare che lo stato d´assedio deve essere approvato dalle Camere e che prevede la sospensione delle garanzie costituzionali, come la segretezza delle comunicazioni private, la libertà di stampa e quella di riunirsi.

Queste preoccupanti parole del presidente lasciano ancora più sgomenti se si ricordano le precedenti esternazioni del soggetto rispetto all´argomento del coronavirus. Il 9 marzo aveva dichiarato che il problema fosse “sopravvalutato”, il 10 marzo ha parlato di “fantasie”, l´11 marzo ha dichiarato che “altre influenze uccidono di più”, il 15 marzo ha parlato di “nevrosi e isterie”, il 16 marzo “non è tutto questo problema”, il 17 marzo “la vita continua” e il 18 marzo, quattro giorni fa, l´aveva definita “influenzetta”.

Nel frattempo, l´impatto economico causato dal nuovo coronavirus si fa sentire nel settore agroalimentare brasiliano. Secondo la Confederazione dell´Agricoltura e della Pecuaria del Brasile, si osservano effetti negativi nei macelli e nei mercati di pollame, maiale e gamberetti, nonché nei produttori di fiori.

D’altra parte, la Cina ha aumentato la domanda di prodotti brasiliani. La Confederazione afferma che il commercio di cereali, oli e alimenti destinati alla Cina è aumentato del 9,7% a gennaio e febbraio di quest’anno, periodo in cui l’epidemia ha colpito duramente il paese asiatico.

Invece per ciò che riguarda la domanda interna, catene di fast food, bar e ristoranti, è diminuita drasticamente. Con l’ordine di chiusura nelle grandi città, la domanda dovrebbe scendere a livelli mai sperimentati dal settore.

Il 19 marzo, l´ex presidente Lula ha divulgato una lunga dichiarazione nella quale ha affermato che la priorità al momento dovrebbe essere la vita delle persone vulnerabili: “Dopo aver salvato la gente, discutiamo di come salvare l’economia, come far crescere di nuovo il paese, come generare posti di lavoro, come distribuire reddito. Per l´immediato, si deve garantire lo stipendio e il reddito di milioni di persone che non sono più in grado di lavorare”.

Purtroppo, l´unica misura rivolta al mondo del lavoro, messa in atto dal presidente Bolsonaro è stato il decreto che permette alle imprese di dimezzare sia l´orario e sia il salario insidacabilmente ai propri dipendenti, senza nessun bisogno di giustificare le proprie decisioni.

Venerdì 20 marzo, il Senato ha riconosciuto lo stato di calamità pubblica in tutto il Brasile, approvando la misura all´unanimità. La decisione permette che gli stati della federazione possano sforare i limiti di indebitamento per spese riferite al contenimento dell´epidemia, soprattutto rispetto alla contrattazione di risorse umane.

Alessandro Vigilante, 22 marzo 2020

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