7283 Morti bianche, Narducci (PD): esigenza di un piano nazionale di formazione alla prevenzione

20090528 09:28:00 redazione-IT

Con gli ultimi terrificanti incidenti sul lavoro continua l’emergenza “morti bianche” e, dall’inizio dell’anno ad oggi, siamo arrivati a 421 morti sul lavoro, 421.956 infortuni e 10548 invalidi. Un dato indegno di un paese civile.

E il Governo cosa fa per arginare questa piaga? Dopo avere abolito alcune fondamentali norme introdotte dal Governo Prodi con la legge 123 del 3 agosto 2007 (che modificava quella precedente inasprendo le norme di prevenzione) ora prepara un nuovo Decreto legislativo per affrontare l’emergenza e introdurre una serie di modifiche al testo unico sulla sicurezza sul lavoro, come le norme sulla responsabilità dei datori di lavoro e quelle sulla rappresentanza per la sicurezza nei luoghi di lavoro, che a parere delle parti sociali introducono un anello debole per quanto riguarda l’attenzione alle procedure di sicurezza e sulle depenalizzazioni e senza una preventiva concertazione con esse.

Oltre ad una non dichiarata ammissione di colpa per gli stralci di cui sopra, il Governo reagisce tardivamente per arginare l’ecatombe con il suo costo di vite umane che anche in questa prima parte dell’anno ha colpito tanti uomini e donne. Mentre è il momento di non abbassare la guardia e di porre in essere tutte le azioni richieste per prevenire gli infortuni, facendo funzionare realmente i controlli e la giustizia.

Ancora una volta ribadisco l’esigenza di un piano nazionale di formazione alla prevenzione e un coordinamento reale dei soggetti coinvolti nella gestione della sicurezza. Per combattere le morti bianche occorrono strumenti e basta guardare fuori dai nostri confini per vedere come funzionano i centri di formazione con i loro “Percorsi di sicurezza” (Sicherheitsparcours), fissi e mobili, nei quali si simulano tutte le situazioni di rischio e di primo aiuto. Bisogna fare di più acquisendo anche le esperienze fatte dagli altri Paesi in termini di campagne di prevenzione mirate e d’impiego di strumenti multimediali. Le rappresentanze sindacali hanno le possibilità e gli strumenti per intavolare un confronto serio su prassi ed esperienze maturate in altri paesi dell’UE per la prevenzione degli infortuni, un punto essenziale della lotta alle morti sul lavoro. È assolutamente necessario dare un ruolo centrale alla formazione contro gli infortuni, al pari di quanto avviene in molti paesi dell’Europa a nord delle Alpi.

Basta con le chiacchiere e con le dichiarazioni di sdegno per tragedie di cui tutte le istituzioni sono responsabili. Non perdiamo ulteriore terreno e avviamo un piano nazionale di formazione, in cui tutti si sentano realmente coinvolti per creare una cultura diffusa della prevenzione attivando percorsi innovativi nella gestione della sicurezza in ambiente di lavoro secondo prerogative europee. Incentiviamo la formazione a distanza. Utilizziamo come metodica formativa l’E-Learning, usufruendo delle migliori tecnologie per raggiungere il più vasto bacino di utenti, applicando le regole di livelli essenziali formativi (lef) per ottimizzare l’armonizzazione dell’apprendimento dei codici di sicurezza sul lavoro.

Roma 27 maggio 2009

 
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EmiNews 2009

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