7315 Ist.F. Santi: nella ricorrrenza del 2 giugno i valori perenni di libertà e giustizia sociale

20090601 17:01:00 redazione-IT

Il due giugno, Festa della Repubblica italiana, il rischio che vogliamo evitare è di parlare esclusivamente dell’Italia di oggi, della tenuta delle sue istituzioni, della costituzione materiale modificata, della insostenibile condizione economica di lavoratori e pensionati. Parliamone diffusamente ma fra qualche giorno. Oggi ricordiamo, soprattutto alle nuove generazioni cosa rappresenti per l’Italia di oggi quel passaggio epocale
dalla dittatura alla democrazia, dalla monarchia alla repubblica.
In questa data ricordiamo il referendum indetto il 2 giugno 1946 con il quale gli italiani, dopo la caduta del fascismo, la fine della II guerra mondiale, la Resistenza e il ritorno alla democrazia, scelsero, per la prima
volta a suffragio universale, la Repubblica.
In questo giorno, nel 1946 14 milioni di donne entrarono la prima volta in cabina elettorale in occasione del referendum istituzionale e per l’elezione dell’assemblea costituente.

Quel voto ha un significato profondissimo perché
segnò più di ogni atto il rinnovamento dell’Italia e della sua discontinuità
fra la nascente democrazia ed il regime che l’aveva preceduta. La strada per
la pari opportunità fra uomo e donna inizia da noi con quel fatto inedito.
Ricordare è un dovere civile dal momento che un sondaggio pubblicato dal
«Corriere della Sera» , ci dice che un italiano su tre non sa cosa si
festeggi il 2 giugno.
I padri costituenti, nonostante differenze politiche, ideali, culturali e
religiose anche profonde, seppero individuare una tavola di valori e
principi fondamentali condivisi offrendo così agli italiani del futuro un
modello di comportamento che dovrebbe valere anche oggi, quando da più parti
si segnala l’esigenza di riformare quel testo.
Lo ricorda bene Norberto Bobbio in un manuale per le scuole di commento
alla Costituzione, felice ed un tempo diffuso. Oggi nelle scuole chi
promuove fra i giovani quello che una volta si chiamava il culto civile
della patria?
In realtà siamo in presenza di un problema complesso e profondo non facile a
risolversi se nel nostro paese c’è un deficit di memoria civile e se una
mediocre memorialistica ed una agitazione politica interessatamente
revisionista è in grado di minare quel rapporto d’identità della nostra
comunità nazionale con i valori di libertà e di giustizia sociale che sono
alla base della nostra Costituzione
Almeno oggi proviamo a colmare quel deficit di memoria.
La Repubblica e la Costituzione, anche in tutti gli anni dal loro avvio,
permangono come l’effetto non scontato della lotta per la libertà del popolo
italiano, dei comportamenti e delle scelte individuali e collettive di tanti
italiani che in suo nome hanno scelto di morire.
In tutti questi anni di democrazia sono tanti i cittadini che hanno pagato
con la loro vita il prezzo di un impegno per i valori di libertà, di
patria, per lo stato di diritto.
Sbaglierebbe chi confondesse con un esercizio di retorica il fatto che
nella ricorrenza del 2 giugno si voglia ricordare ai nostri giovani i
morti vittime di terrorismo e di stragismo, i loro volti, le loro storie.
E’ un intero paese che in tutte le sue classi sociali è stato colpito per
colpire le istituzioni della Repubblica, che è stato piegato ma che non è
stato vinto.

Dobbiamo ricordare per guardare al nostro futuro forti di quell’esperienza
che ci insegna come la libertà si conquista e si difende ogni giorno, non
necessariamente con atti eroici, ma anche con la pratica quotidiana della
democrazia, del dialogo, della tolleranza, della solidarietà.
Oggi, nel pieno di una crisi economica mondiale dovuta a scelte sbagliate
anche dei decisori nazionali , nel giorno della festa della Repubblica non
possiamo non richiamare l’attenzione di tutte le istituzioni del paese
sullo scarto fra la solenne affermazione dell’art1 della Costituzione e la
realtà costituita da una disoccupazione altissima e crescente, da alcune
generazioni di giovani con lavoro perennemente precario ai quali per anni è
stato detto il falso rispetto agli effetti della mobilità e del precariato.
Il lavoro e la giustizia sociale sono il banco di prova di un sindacato in
grado di ritrovare una sua unità, una unità della quale ha bisogno il paese
e la democrazia rinsecchita di questi anni di stallo della politica.
La famiglia italiana ha bisogno di un welfare vero e non di uno “stato
minimo”. Quando il 32 % della spesa sociale va in assegni di cura ed in
voucher non si aiuta la famiglia, la si promuove, senza che lo sia,
servizio sociale sostitutivo. Di questo passo fin dove vuole ritirarsi lo
stato? Qualcuno chiederà di cancellare anche l’art 32 della Costituzione?
Da anni nel nostro paese persone provenienti da altri paesi sono venute
tra noi come nuovi cittadini contribuendo a formare una realtà, la nostra,
multiculturale. La Repubblica che ha ancora quattro milioni di suoi
cittadini all’estero, deve includere i milioni di stranieri che
organicamente contribuiscono a mandare avanti il mondo della produzione,
vivono e mettono radici in Italia.
Oggi 2 giugno nei paesi d’accoglienza dei nostri emigrati si celebra
dappertutto la ricorrenza.
Il tricolore e l’inno nazionale ci ricordano l’Italia che risorge
moralmente ed economicamente dalle macerie della guerra. Mentre tutta
l’Italia vede ancora una volta oggi sfilare le Forze Armate nella
capitale il ricordo va ad un’altra repubblica, quella romana del 1849, di
Giuseppe Mazzini, quella delle speranze del Risorgimento per la quale, come
disse Pertini, “con disperato valore" sfortunatamente si batterono i
garibaldini e Giuseppe Garibaldi .
L’Italia di oggi non ci sarebbe senza le idee e l’azione di coloro che
hanno operato per il Risorgimento e l’unità dell’Italia.

 
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EmiNews 2009

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