8428 Liberi i ragazzi pestati in custodia

20101217 17:31:00 redazione-IT

[b]di Sara Menafra (da Il Manifesto)[/b]

E’ stato il giorno degli abbracci, del ritorno a casa, della paura dei familiari che si stempera in un sorriso. Ma anche quella delle nuove polemiche sulle violenze in piazza da parte di agenti che in un paio di casi si sono accaniti contro manifestanti già a terra. Ieri, i ventitrè arrestati tra piazza del Popolo e via del corso sono stati tutti rilasciati tranne uno, messo ai domiciliari. I magistrati hanno deciso di valutare la posizione di ognuno con calma, con udienze rimandate a fine dicembre ma in qualche caso a giugno, tanto più che i reati contestati non vanno oltre le lesioni semplici e la resistenza aggravata e che per accusare gli eventuali responsabili dei fatti più gravi la Digos aspetta di valutare i filmati realizzati durante le manifestazioni (da agenti in borghese e non). E considerato che in qualche caso, come elemento «a discarico» degli studenti e lavoratori accusati di resistenza, gli avvocati hanno presentato i video che mostrano pestaggi ingiustificati al momento dell’arresto.

Uno dei manifestanti picchiati mentre erano a terra è Riccardo L. C. uno studente di Palermo, laureando a Bologna, con nessuna particolare militanza politica in collettivi o centrisociali. Le immagini pubbicate da Youreporter lo mostrano con una macchinetta fotografica tra le mani e una sciarpetta rossa, sdraiato sul marciapiede di Largo Goldoni mentre urla «Non ho fatto niente, non ho fatto niente». Alla fine arriverà in questura con un dito rotto e dei punti in testa.
Poco più in là, il Fattoquotidiano.it punta un altro ragazzo che si lancia verso la polizia con un casco tra le mani. Subito dopo viene atterrato da una decina di agenti, portato via e immediatamente rimbalzato sui siti perché «figlio d’arte» di un leader dell’autonomia romana. Il terzo filmato, il peggiore, mostra un ragazzo di Pisa, pure lui studente e incensurato, attorniato da un gruppo di agenti si accanisce a calci su di lui ormai a terra, alle spalle di piazza del Popolo. Uno gli passa addosso, un altro lo colpisce alla testa. Immagini talmente brutte che il questore di Roma, Francesco Tagliente, ha promesso che su questo video sarà disposta una indagine interna, affidata al vicario per accertare l’identità degli autori delle violenze e adottare «i successivi provvedimenti del caso». Nessun chiarimento ulteriore, invece, a proposito delle pistole sputate dai giubotti degli agenti in servizio.

Su tutta la dinamica dall’arresto di martedì alle scarcerazioni di ieri, gli avvocati dei manifestanti hanno chiesto maggiori chiarimenti. Qualche arrestato ha parlato di spintoni e insulti sulle camionette, altri di clima teso all’arrivo in questura. Tensione si respirava anche ieri mattina, durante le udienze che i giudici hanno voluto celebrare tutte a porte chiuse. Il presidio di solidarietà ha rischiato persino una carica. «Nelle prime ore, i ragazzi di Genova sono stati tenuti in una cella con la finestra spalancata, senza acqua, né cibo. Col passare delle ore però la situazione è migliorata», spiega Laura Tartarini avvocato del foro di Genova che difende tre degli arrestati, tutti rilasciati con l’obbligo di non risiedere a Roma. Anche i contatti con gli avvocati, nelle prime ore, sono stati complicati. «Io ho dovuto rivolgermi alla parlamentare radicale Rita Bernardini per ottenere un colloquio», sottolinea Cesare Antetomaso. Nel mucchio dei fermati c’era anche chi è arrivato in piazza «solo per fare un filmato, per partecipare ad un concorso pubblicizato da Sky», come il romano Michele L., pure lui, dice l’avvocato Valerio Spigarelli, senza particolari appartenenze politiche ma studente all’università di Roma. «In cella non c’era riscaldamento, non ho chiuso occhio per due giorni ma ora sono felice che tutto si stia chiarendo», ha raccontato Edoardo Z., di Bracciano, che all’uscita dall’aula ha trovato i genitori preoccupatissimi che l’aspettavano.

Insomma, come si era capito fin dalle prime ore, la maggior parte degli arrestati della prima ora si è trovata nel tumulto di piazza del Popolo quasi per caso, come potrebbe essere capitato anche al minorenne «con la pala», accusato da qualcuno di essere un agente provocatore, che sarà processato questa mattina. Qualcuno ha partecipato alle azioni, altri si sono semplicemente fatti travolgere dal caos, un paio, appena hanno visto gli avvocati, nell’aula del tribunale hanno raccontato che dalle finestre sentivano voci che urlavano di lasciarli andare, che sono solo ragazzi.

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/12/articolo/3863/

 

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