
Referendum giustizia: le ragioni del NO
Domenica 22 e lunedì 23 marzo. Il governo ha indetto un referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia, varata in Parlamento dal centrodestra senza i due terzi del parlamento.
Si vota sulla separazione delle carriere: al posto di un CSM due CSM e la costituzione di una Alta Corte disciplinare.
La legge costituzionale entra in vigore solo se confermata dal voto popolare. Non si tratta di un passaggio meramente consultivo, ma di una condizione che può determinare l’effettiva operatività della riforma.
Dal punto di vista della validità il referendum confermativo sul quale siamo chiamati a votare presenta una caratteristica tecnica che incide sulle strategie politiche: non è previsto un quorum di partecipazione.
La consultazione è valida e produce effetti sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, a prescindere dal numero dei votanti.
E dunque importante e decisivo votare.
I contenuti essenziali della riforma
I due CSM
Attualmente magistrati e pubblici ministeri, giudicanti e inquirenti, fanno parte di un unico CSM che include entrambe le carriere e gestisce incarichi e provvedimenti disciplinari, Non più di 50 sono i magistrati che ogni anno passano da un ruolo all’altro. Lo possono fare per una sola volta nel corso della loro vita.
Intervenendo sull’articolo 104 della Costituzione, il provvedimento del governo prevede al posto del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) due CSM: uno per la magistratura giudicante e uno per la magistratura requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica.
I due CSM saranno privati della funzione disciplinare.
Il sorteggio e la composizione dei nuovi organi
La “riforma” del governo introduce il sorteggio come criterio di selezione dei membri del CSM. Un terzo dei componenti sarebbe scelto tra membri laici (avvocati e professori universitari) estratti da liste approvate dal Parlamento, mentre i restanti due terzi sarebbero sorteggiati tra magistrati giudicanti e inquirenti.
Questo sistema modifica in modo significativo la rappresentanza interna alla magistratura e rafforza il ruolo dei designati dal Parlamento nella composizione degli organi di autogoverno, con il rischio di un aumento dell’influenza politica sugli stessi.
L’appartenenza dei giudici allo stesso CSM è stata finora considerata una garanzia di equilibrio e indipendenza, I nuovi criteri di nomina e il nuovo sistema disciplinare modificano in modo rilevante le garanzie di indipendenza, sia interna che esterna, della magistratura.
La funzione disciplinare e l’Alta Corte
La funzione disciplinare, propria del modello di governo autonomo dell’ordine giudiziario verrebbe sottratta al CSM e attribuita a una nuova Alta Corte disciplinare. Le decisioni di questo organo non sarebbero impugnabili in Cassazione, ma solo davanti alla stessa Alta Corte.
L’Alta Corte sarebbe composta in parte da membri di nomina politica e in parte da magistrati selezionati tra quelli con funzioni apicali.
L’assetto della ’Alta Corte, così composta, introdurrebbe una gerarchia interna alla magistratura che oggi non esiste e renderebbe i giudici più esposti a pressioni esterne.
Perché Invitiamo a votare NO
Il governo ha deciso di cambiare la Costituzione a stretta maggioranza con un testo immodificabile nei quattro passaggi parlamentari, per il sol fatto di avere una maggioranza schiacciante in parlamento, considerata come legittimo diritto a modificare la Costituzione.
Non siamo in presenza di una riforma della giustizia ma di un intervento sulla magistratura.
Il governo poteva presentare in parlamento una proposta di effettiva riforma della giustizia ma, puntando con il voto della sua maggioranza ad intervenire sulle carriere dei magistrati, ha fatto una diversa scelta politica, quella di incidere sugli equilibri tra potere politico e potere giudiziario.
La “riforma” inutile e costosa, non porterà miglioramenti, richiesti dai cittadini, in termini di accelerazione dei processi e non risolverà i problemi del sovraffollamento delle carceri e della vetustà della macchina giudiziaria.
La messa in discussione della separazione dei poteri affermata dalla Costituzione è l’effettivo obiettivo della “riforma” che porterà alla ulteriore modifica di diversi articoli del suo testo.
Si vuole introdurre una legge della quale non sappiamo neanche quale sarà la sua futura collocazione nella Costituzione che verrebbe cambiata.
Votiamo NO per evitare che, si creino le condizioni per ingerenze dei governi nelle carriere dei magistrati, perché l’autonoma azione della magistratura non sia messa alle dipendenze di un potere autoritario.
Non stiamo andando a votare, come si da a intendere, per decidere come devono essere le carriere dei magistrati, per l’una o l’altra soluzione tecnica di diritto ordinario.
Votiamo NO ad una revisione della Costituzione che ha il fine di proseguire nella revisione di capisaldi della nostra repubblica parlamentare come data con la Costituzione.
Votiamo NO perché il declino democratico che si sta producendo nel mondo per iniziativa della destra al governo di molti paesi, in Italia non sia irrimediabile ma venga fermato dai cittadini.
Per questo,
Votiamo NO !
Promuoviamo il NO !
Il 21 e 22 marzo dagli italiani in Italia e all’estero una valanga di NO

Voteremo NO perché
La riforma si affianca al premierato e all’Autonomia differenziata. Tre riforme che non esprimono una, pur discutibile, comune idea di futuro del paese ma sono la giustapposizione dei progetti politici di ciascuno dei partner di maggioranza, legati solo da un impegno di scambio reciproco.
Con il NO fermiamo un processo avviato dalla destra al governo che stravolgerebbe l’assetto democratico come definito dalla nostra Costituzione.
Qui non è in gioco la carriera dei magistrati, né se saranno o no autonomi in uno stato libero e democratico.
Nella decadenza democratica, unite o divise, le carriere dei magistrati saranno alle dipendenze di un potere autoritario.
Ciò che il 21 e 22 marzo prossimi interrogherà la coscienza di ognuno di noi cittadini della Repubblica non è semplicemente se votare sì o no quanto se partecipare o no a quest’accelerazione della demolizione degli spazi di democrazia che la Costituzione ha sancito.
Ai nostri concittadini italiani, a tutti i democratici, dentro e fuori dalla madrepatria, nei paesi di accoglienza dove lavorano e vivono, chiediamo di condividere questo impegno VOTANDO NO AL REFERENDUM.
FIEI
(Rino Giuliani, Rodolfo Ricci)
Lascia un commento