
Western compassion hides complicity
If the West, and countries of similar socio-economic disposition, were just callous, indifferent, heartless, cruel or insensitive to world misery – countering that would be easier.
Unfortunately, Israel’s calculated destruction of Gaza, its cold-blooded mass murder of Palestinians and its reshaping the regional geopolitical order, could not happen without a complicit West.
Israel is heavily reliant on US military and economic support and a simple veto of that, and sanctions by the West, could end the bloodshed and misery.
A hint of the Palestinian plight can be understood by comparing the shrinking area of Palestinian land from 14 May 1948, when Israel was proclaimed, to current confined land strips from violent and progressive dispossessions.
Faced with images of babies reduced to bones from hunger, Western governments could not continue their silence.
But it’s not compassion. It’s the self-preservation of a compassionate character before their respective electors.
What is needed is pressure to stop Israel’s war on defenceless people and aid, not empty declarations about Palestinian recognition.
Unlike the public, governments don’t need dying babies to know what’s happening.
However, they have hidden their biases with a constant chorus about Israel’s right to exist, bestial Hamas and the rise of antisemitism.
History shows that the West has form in creating global misery. It’s the West that colonised ‘new’ worlds, the West that commercialised slavery, the West behind two world wars, the West that first acquiesced to Fascism then Nazism and it was Western leadership – the US – that 79 years ago this month nuclear bombed Hiroshima and Nagasaki.
Today with tariffs Western leadership has unleashed another world war with unknown consequences.
It’s not an exemplary record of human compassion, justice or democracy by the wealthy West and its claim to leadership of the free world.
Unfortunately, Israel’s calculated destruction of Gaza, its cold-blooded mass murder of Palestinians and its reshaping the regional geopolitical order, could not happen without a complicit West.
Israel is heavily reliant on US military and economic support and a simple veto of that, and sanctions by the West, could end the bloodshed and misery.
A hint of the Palestinian plight can be understood by comparing the shrinking area of Palestinian land from 14 May 1948, when Israel was proclaimed, to current confined land strips from violent and progressive dispossessions.
Faced with images of babies reduced to bones from hunger, Western governments could not continue their silence.
But it’s not compassion. It’s the self-preservation of a compassionate character before their respective electors.
What is needed is pressure to stop Israel’s war on defenceless people and aid, not empty declarations about Palestinian recognition.
Unlike the public, governments don’t need dying babies to know what’s happening.
However, they have hidden their biases with a constant chorus about Israel’s right to exist, bestial Hamas and the rise of antisemitism.
History shows that the West has form in creating global misery. It’s the West that colonised ‘new’ worlds, the West that commercialised slavery, the West behind two world wars, the West that first acquiesced to Fascism then Nazism and it was Western leadership – the US – that 79 years ago this month nuclear bombed Hiroshima and Nagasaki.
Today with tariffs Western leadership has unleashed another world war with unknown consequences.
It’s not an exemplary record of human compassion, justice or democracy by the wealthy West and its claim to leadership of the free world.
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La compassione occidentale nasconde complicità
Se l’Occidente, e i Paesi con una simile condizione socio-economica, fossero semplicemente cinici, indifferenti, insensibili, crudeli o insensati di fronte alla miseria del mondo – contrastarli sarebbe più facile.
Purtroppo, la distruzione calcolata di Gaza da parte di Israele, il massacro a sangue freddo dei palestinesi e il rimodellamento dell’ordine geopolitico regionale non potrebbero avvenire senza la complicità dell’Occidente.
Israele dipende fortemente dal sostegno militare ed economico degli Stati Uniti e un semplice veto a tale supporto, unito a sanzioni da parte dei paesi occidentali, potrebbe porre fine al bagno di sangue e alla sofferenza.
Il fatto emblematico della condizione palestinese è l’estensione della sua area, in progressiva riduzione, dal 14 maggio 1948 – quando fu proclamato lo Stato di Israele – fino alle attuali strisce di terra confinate, frutto di espropriazioni violente e sistematiche.
Di fronte alle immagini dei neonati ridotti a pelle e ossa dalla fame, i governi occidentali non possono continuare a restare in silenzio.
Ma non si tratta di compassione. Si tratta di preservare un’immagine compassionevole agli occhi dei propri elettori.
Ciò che serve è la pressione per fermare la guerra di Israele contro un popolo indifeso, oltre ad aiuti concreti, invece di dichiarazioni vuote sul riconoscimento della Palestina.
A differenza dell’opinione pubblica, i governi non hanno bisogno di bambini morenti per realizzare quello che sta succedendo.
Tuttavia, questi hanno nascosto i propri pregiudizi dietro un coro costante sul diritto di Israele a esistere, sulla bestialità di Hamas e sull’ascesa dell’antisemitismo.
La storia dimostra che l’Occidente ha precedenti nel creare miseria globale. È stato l’Occidente a colonizzare i “nuovi” mondi, l’Occidente a commercializzare la schiavitù, l’Occidente dietro due guerre mondiali, l’Occidente che inizialmente ha accettato il fascismo e poi il nazismo, e fu la leadership occidentale – gli Stati Uniti – che 79 anni fa, proprio in questo mese, sganciò la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki.
Oggi, con la questione delle tariffe, la leadership occidentale ha scatenato un’altra guerra mondiale dalle conseguenze imprevedibili.
Non si tratta certo di un esemplare curriculum di compassione umana, giustizia o democrazia quello dell’Occidente ricco, con la sua pretesa di guidare il mondo libero.
Purtroppo, la distruzione calcolata di Gaza da parte di Israele, il massacro a sangue freddo dei palestinesi e il rimodellamento dell’ordine geopolitico regionale non potrebbero avvenire senza la complicità dell’Occidente.
Israele dipende fortemente dal sostegno militare ed economico degli Stati Uniti e un semplice veto a tale supporto, unito a sanzioni da parte dei paesi occidentali, potrebbe porre fine al bagno di sangue e alla sofferenza.
Il fatto emblematico della condizione palestinese è l’estensione della sua area, in progressiva riduzione, dal 14 maggio 1948 – quando fu proclamato lo Stato di Israele – fino alle attuali strisce di terra confinate, frutto di espropriazioni violente e sistematiche.
Di fronte alle immagini dei neonati ridotti a pelle e ossa dalla fame, i governi occidentali non possono continuare a restare in silenzio.
Ma non si tratta di compassione. Si tratta di preservare un’immagine compassionevole agli occhi dei propri elettori.
Ciò che serve è la pressione per fermare la guerra di Israele contro un popolo indifeso, oltre ad aiuti concreti, invece di dichiarazioni vuote sul riconoscimento della Palestina.
A differenza dell’opinione pubblica, i governi non hanno bisogno di bambini morenti per realizzare quello che sta succedendo.
Tuttavia, questi hanno nascosto i propri pregiudizi dietro un coro costante sul diritto di Israele a esistere, sulla bestialità di Hamas e sull’ascesa dell’antisemitismo.
La storia dimostra che l’Occidente ha precedenti nel creare miseria globale. È stato l’Occidente a colonizzare i “nuovi” mondi, l’Occidente a commercializzare la schiavitù, l’Occidente dietro due guerre mondiali, l’Occidente che inizialmente ha accettato il fascismo e poi il nazismo, e fu la leadership occidentale – gli Stati Uniti – che 79 anni fa, proprio in questo mese, sganciò la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki.
Oggi, con la questione delle tariffe, la leadership occidentale ha scatenato un’altra guerra mondiale dalle conseguenze imprevedibili.
Non si tratta certo di un esemplare curriculum di compassione umana, giustizia o democrazia quello dell’Occidente ricco, con la sua pretesa di guidare il mondo libero.
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