n°09 – 02/03/2024 – RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO

01 – Andrea Fabozzi*: Il poliziotto, le multe e la Costituzione – DIRITTI E MANGANELLI. Noi vi lasciamo manifestare, ma voi fate i bravi, evitate «comportamenti provocatori», rispettate «le prescrizioni», chiedete il permesso. Non fate avvicinare «esponenti dell’area antagonista», qualsiasi cosa voglia dire, o dio […]
02 -La Marca* (PD) incontra l’Ambasciatore del Costa Rica a Roma. Lunedì 26 febbraio, la Senatrice La Marca ha incontrato l’Ambasciatore del Costa Rica in Italia, Istvan Alfaro Solano, e la Ministra Consigliera, Tamara Gómez Marín, per uno scambio di vedute su alcune questioni riguardanti i rapporti tra i due Paesi.
03 – La Marca* (PD) incontra il Direttore dell’Offerta Estero della Rai.
04 – Elia Zaru, Paola Rudan*: da tutto il mondo per l’assemblea contro la guerra: «non c’è pace senza le nostre lotte.
05 – Abbiamo inviato un nuovo foia* sui progetti del pnrr°: continuano a mancare informazioni e dati sull’avanzamento dei lavori e delle opere finanziate dal Pnrr. Una lacuna grave, che ci ha spinto a presentare al governo una nuova richiesta di accesso agli atti.
06 – Andrea Medda*: Regionali in Sardegna, vince Alessandra Todde: “La prima presidente donna”. La candidata del campo largo M5S-Pd (centro sinistra), ha vinto le Regionali in Sardegna aggiudicandosi il duello con Paolo Truzzu.
07 – Iain Chambers*: i buchi neri del razzismo occidentale – NARRAZIONI SCOMODE. La Palestina è «la» questione del nostro tempo. Le discussioni sull’antisemitismo e sulla Shoah che ruotano attorno a Israele e la continua giustificazione della guerra coloniale contro i nativi palestinesi ci portano necessariamente negli archivi oscuri dell’Occidente.
08 – La Marca (PD) – Visita della Presidente Meloni in Canada domani – Il Dubbio
Domani, sabato 2 marzo, si svolgerà la prima visita ufficiale della Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, in Canada.

 

 

01 – Andrea Fabozzi*: IL POLIZIOTTO, LE MULTE E LA COSTITUZIONE – DIRITTI E MANGANELLI. NOI VI LASCIAMO MANIFESTARE, MA VOI FATE I BRAVI, EVITATE «COMPORTAMENTI PROVOCATORI», RISPETTATE «LE PRESCRIZIONI», CHIEDETE IL PERMESSO. NON FATE AVVICINARE «ESPONENTI DELL’AREA ANTAGONISTA», QUALSIASI COSA VOGLIA DIRE, O DIO […]

Noi vi lasciamo manifestare, ma voi fate i bravi, evitate «comportamenti provocatori», rispettate «le prescrizioni», chiedete il permesso. Non fate avvicinare «esponenti dell’area antagonista», qualsiasi cosa voglia dire, o dio non voglia «estremisti». Altrimenti capiterà ancora che qualcuno si farà male. Non si sa come e perché, visto che la polizia a Firenze e a Pisa ha solo «contenuto» o «alleggerito» e diciassette manifestanti di cui undici minorenni si sono feriti, probabilmente da soli.
Il poliziotto Piantedosi era stato chiamato in parlamento per dare conto del pestaggio, violento e immotivato, che ha mandato in ospedale ragazzini e ragazzine che sfilavano per la Palestina. Pestaggio per il quale il ministro era stato richiamato anche dal capo dello stato che ha parlato con chiarezza di un «fallimento». Il primo poliziotto ne ha approfittato per fare il contrario. È arrivato in aula impettito e orgoglioso e per prima cosa ha chiamato un applauso dei parlamentari per i picchiatori. E lo ha avuto, lungo e osceno.
Siamo già qui dunque, ed era prevedibile che con questo governo ci saremmo arrivati presto: alla rivendicazione della violenza. Il prefetto elevato a ministro tiene sulla scrivania il Testo unico di pubblica sicurezza e pazienza se è un codice del 1931 firmato da Vittorio Emanuele II, Rocco e Mussolini.
La Costituzione prevede la libertà di riunione e nessuna autorizzazione? Conta poco, il suo codice dice che bisogna avvertire tre giorni prima. I manganellati se lo sono dimenticati e così in piazza hanno avuto il fatto loro perché erano «in totale violazione della legge». Rischiavano al più un centinaio di euro di multa, ma non si può pretendere che Piantedosi sappia distinguere tra la Costituzione e un verbale di contravvenzione.
Con in mano le sue carte di questura, il ministro davanti ai parlamentari non è arretrato. Ha caricato anche lui. Ha negato che ci siano state esplicite direttive repressive da parte del governo alle forze dell’ordine, eppure stiamo parlando del governo che ha esordito con una decreto anti raduni e ora vuole sbattere anni e anni in galera chi fa resistenza passiva. «La polizia – ha giurato il prefetto ministro – non segue indicazioni del livello politico».

VOLEVA RASSICURARCI? CI STA INVECE DICENDO CHE È INUTILE CHIEDERGLI DI DARSI UNA CALMATA, AL PIÙ RISPONDERANNO, COME QUEL CARABINIERE A MILANO, CHE IL CAPO DELLO STATO NON LI RAPPRESENTA.
Siamo già qui e forse anche oltre, visto che la presidente del Consiglio che in genere sta zitta quando è in difficoltà stavolta ha scelto di polemizzare con il presidente della Repubblica. Ce l’aveva con lui, con chi altri, quando ha infilato il casco e alzato lo scudo dicendo che «è molto pericoloso togliere il sostegno delle istituzioni alla polizia». Cosa che Mattarella non aveva fatto. Il presidente aveva però, e lui da solo, condannato la brutalità dei pestaggi. Quelli che Meloni e Piantedosi evidentemente difendono, al più concedendo la seccatura di un’indagine interna (ma gli «antagonisti» li hanno identificati e sanzionati subito). E per difenderli, la presidente del Consiglio non esita a forzare la coabitazione istituzionale, ad anticipare l’incoronazione diretta che sta cercando di introdurre in Costituzione e a sfidare apertamente il presidente della Repubblica. Questo sì un gioco molto pericoloso. Ma anche, ormai, molto chiaro.
*( Andrea Fabozzi, Cronista parlamentare, al manifesto dal 2001, insegnante di giornalismo a Unisob dal 2010. E’ direttore del manifesto dal 2023.)

 

02 -La Marca* (PD) INCONTRA L’AMBASCIATORE DEL COSTA RICA A ROMA. LUNEDÌ 26 FEBBRAIO, LA SENATRICE LA MARCA HA INCONTRATO L’AMBASCIATORE DEL COSTA RICA IN ITALIA, ISTVAN ALFARO SOLANO, E LA MINISTRA CONSIGLIERA, TAMARA GÓMEZ MARÍN, PER UNO SCAMBIO DI VEDUTE SU ALCUNE QUESTIONI RIGUARDANTI I RAPPORTI TRA I DUE PAESI.
La delegazione ha voluto iniziare l’incontro ringraziando la Senatrice per il lavoro che ha svolto nel favorire l’approvazione del disegno di legge di ratifica dell’Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Costa Rica, a prima firma La Marca, che è stato approvato dal parlamento italiano lo scorso autunno.
Durante l’incontro si è discusso delle storiche e proficue relazioni bilaterali tra l’Italia e il Costa Rica e la crescente rilevanza di quest’ultimo nel mercato dell’export di moderni macchinari e dispositivi nel campo medico. Si fa notare come circa il 42% dell’export del Costa Rica riguardi proprio i dispositivi d’avanguardia nel campo medico. La filiera agroalimentare è un altro settore protagonista dell’export costaricense. Prodotti diffusissimi come il caffè, le banane e l’ananas viaggiano in gran numero verso l’Europa e verso l’Italia stessa che commercia a sua volta, con il Paese del Centro America, importanti macchinari agricoli utili alla produzione complessiva del Paese.
L’incontro ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto sul notevole incremento del flusso turistico fra i due Paesi e sulle necessità che questo fenomeno porta con sé, come il miglioramento dell’offerta del trasporto aereo e l’organizzazione di nuove iniziative di promozione reciproca della cultura e della bellezza dei due territori. Nel corso della discussione, la delegazione ha reso la Senatrice La Marca partecipe di alcuni progetti su cui l’Ambasciata sta lavorando tra i quali un auspicato accordo sul riconoscimento reciproco delle patenti di guida.
Nel 2024, nel mese di aprile, si celebra il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. L’Ambasciatore e la Senatrice hanno condiviso possibili iniziative da realizzare in vista di questo importante anniversario.
“Vorrei ringraziare l’Ambasciatore Istvan Alfaro e la Ministra Consigliera Tamara Gómez Marín per aver fortemente voluto questo incontro. Il 2024 sarà un anno importante perché festeggiamo il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i nostri due Paesi, segnale della profonda e radicata amicizia. Il mio augurio, dando seguito alle celebrazioni di questa storica ricorrenza, è che quest’estate una buona parte degli oltre 7000 cittadini italiani residenti in Costa Rica e i tanti oriundi ivi presenti tornino a visitare l’Italia e le tante bellezze artistiche presenti sul nostro territorio.” Così la Senatrice La Marca a margine dell’incontro.
*(Sen. Francesca La Marca – 3ª Commissione – Affari Esteri e Difesa – Electoral College – North and Central America)

 

03 – La Marca* (PD) INCONTRA IL DIRETTORE DELL’OFFERTA ESTERO DELLA RAI.
SEMPRE NELLA GIORNATA DI LUNEDÌ 26 FEBBRAIO, LA SENATRICE LA MARCA HA INCONTRATO IL DIRETTORE DELLA DIVISIONE OFFERTA ESTERO DELLA RAI, FABRIZIO FERRAGNI, PER SOLLEVARGLI ALCUNE OSSERVAZIONI RIGUARDANTI LA DIFFUSIONE DEI PROGRAMMI RAI IN NORD E CENTRO AMERICA.
L’appuntamento è stato richiesto dalla Senatrice per dar seguito alle numerose sollecitazioni ricevute dai connazionali ivi residenti.
L’incontro è stato un’occasione utile per presentare il nuovo servizio disponibile sulla piattaforma “RaiPlay” chiamato “Rai Italy”. La fruizione del servizio risulta semplice ed intuitiva, infatti, basta recarsi sull’applicazione e cliccare sul banner con la dicitura “Rai Italy”. Il servizio è disponibile anche sul sito, dove basta recarsi con il cursore sulla voce “Catalogo” e cliccare su “Rai Italy” all’interno del menù.
Tra i diversi temi affrontanti nel corso dell’incontro, la Senatrice ha posto attenzione sulle trasmissioni sportive, a cuore di molti connazionali. Il Direttore Ferragni ha sottolineato come, nell’ultimo anno è aumentata notevolmente la copertura su molti sport come l’atletica leggera, il tennis, il nuoto e altri. Un discorso a parte è stato fatto per il calcio che come è noto resta uno degli sport meno trasmessi in Nord e Centro America, almeno per quanto riguarda la Serie A. Su questo la Rai non possiede i diritti di trasmissione della Serie A in Italia e questo comporta la non possibilità a trasmettere la stessa anche all’estero. Il Direttore ha tuttavia confermato un impegno importante per il miglioramento della diffusione degli highlights delle partite dei principali campionati italiani.

La Senatrice La Marca ha riconosciuto il valore dei programmi d’informazione prodotti dalla Rai come ad esempio “Linea Bianca”, “Linea Blu”, “Report” e ha chiesto un aumento degli stessi nel palinsesto estero.

“Ringrazio il Direttore Ferragni per la disponibilità dimostrata e per aver accettato la mia richiesta di incontro. Ho comunicato al direttore che ricevo continuamente richieste e segnalazioni dai nostri concittadini per provare ad anticipare i programmi della seconda serata, tenendo in considerazione i diversi orari e stili di vita in Nord e Centro America. Sarebbe auspicabile che programmi come “Porta a Porta” o “La Confessione”, che in Italia vanno in onda dopo le 23:00, vengano anticipati di qualche ora nella trasmissione estera. Inoltre, dato il continuo aumento dei canali di informazione social, ho auspicato l’aumento della diffusione dei principali notiziari Rai su altre piattaforme così da permetterne la fruizione anche e soprattutto ai giovani italiani che risiedono all’estero. Confido che quanto discusso nell’incontro sia oggetto di prossime riflessioni del Direttore così da migliorare ancora la trasmissione dei programmi Rai in Nord e Centro America.” Così la Senatrice La Marca al termine dell’incontro.
*( Sen. Francesca La Marca – 3ª Commissione – Affari Esteri e Difesa – Electoral College – North and Central America)

 

04 – Elia Zaru, Paola Rudan*: DA TUTTO IL MONDO PER L’ASSEMBLEA CONTRO LA GUERRA: «NON C’È PACE SENZA LE NOSTRE LOTTE»

A due anni dall’invasione russa dell’Ucraina la guerra continua a espandersi, come dimostra il massacro quotidiano compiuto dal governo israeliano a Gaza e la militarizzazione delle società che stringe sempre più la sua morsa, ostacolando i movimenti che si battono contro l’oppressione e lo sfruttamento.
È questo il dato di partenza che ha radunato sabato 24 febbraio oltre cento persone – parte delle quali presenti agli streaming pubblici organizzati a Francoforte e Salonicco – provenienti da diverse parti del mondo e chiamate a raccolta in occasione di un evento online dell’Assemblea permanente contro la guerra (Paaw), iniziativa lanciata dalla Piattaforma per lo sciopero sociale transnazionale (Tss) all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina.
IN OLTRE DUE ORE sono intervenuti attiviste e attivisti di provenienze diverse (Palestina, Israele, Ucraina, Iran, Italia, Spagna, Rojava, Germania, Grecia, Regno Unito, Slovenia ecc.), ed è stato realizzato un collegamento in diretta dal corteo per la Palestina in corso a Milano.
Dalla Palestina e da Israele, Nisreen Morqus (Democratic Women) e Nave Shabtay Levin (Mesarvot) hanno raccontato l’impatto brutale della guerra su Gaza e sulla Cisgiordania – dove «dal 7 ottobre sono aumentate l’espansione degli insediamenti abusivi e l’intensità della colonizzazione» –, oltre che la repressione del governo israeliano nei confronti di chi rifiuta l’arruolamento obbligatorio o denuncia pubblicamente le sue atrocità.
«Come risultato della guerra, ai trentamila morti di Gaza si sommano più di duecentocinquantamila rifugiati interni in Israele, ai quali il governo non fornisce alcuna assistenza, e migliaia di persone che hanno perso il lavoro. Chi guadagna dalla guerra è solo chi non ne paga le conseguenze». In Israele si è costituito un “fronte di pace” composto da quaranta organizzazioni israeliane e palestinesi che promuove settimanalmente manifestazioni per chiedere il cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi e la fine dell’occupazione, e che vengono regolarmente represse per via poliziesca o giudiziaria.
La guerra fa sentire i suoi effetti anche là dove non cadono le bombe. La Repubblica iraniana alimenta il conflitto mediorientale sostenendo Hamas per reprimere al suo interno gli scioperi contro il lavoro povero e l’aumento dell’inflazione, le mobilitazioni contro l’inquinamento produttivo in corso da settimane ad Arak, e le donne che continuano a lottare contro il sistema patriarcale iraniano.
In modo analogo, la Turchia nasconde dietro la guerra regionale i suoi continui attacchi contro la Rojava. In Germania, il governo utilizza in modo strumentale l’accusa di antisemitismo per silenziare le voci che si alzano contro il massacro israeliano a Gaza, ma non si preoccupa dell’aumento di una vera violenza antisemita e islamofoba, «un problema presente da prima del 7 ottobre», e anzi sta facendo della guerra l’occasione per mettere in atto politiche sempre più razziste, ha ribadito un militante di Interventionistiche Linke.
DENTRO E FUORI l’Europa, la guerra rafforza confini e gerarchie migratorie. Tra i costi della guerra, ha detto un’attivista del Transnational Migrants Coordination, ci sono «l’aumento del razzismo e il restringimento del diritto d’asilo», come dimostrato dal protagonismo di molti migranti di prima e seconda generazione che animano le piazze europee, o donne e uomini afroamericani e latini che negli Stati Uniti si mobilitano contro il massacro compiuto dallo Stato di Israele. «Il rifiuto di ciò che sta avvenendo a Gaza procede di pari passo con il rifiuto del razzismo e della subordinazione che i migranti sperimentano anche fuori da Gaza».
Vadym Yakovlev, fuggito dall’Ucraina per evitare il reclutamento coatto, ha denunciato il sistema di arruolamento obbligatorio che il governo ha istituito per impedire la crescente renitenza alla leva: «I centri per la coscrizione ti prendono per strada e ti mandano al fronte come carne da macello» e «nessuna protesta è autorizzata a meno che non sia a favore della guerra e del governo».
La messa in comunicazione di chi vive la guerra e i suoi effetti da posizioni diverse è necessaria per scompaginare il frontismo che la guerra impone anche ai movimenti, confinando le lotte e riducendo la loro capacità di espandersi: c’è un’opposizione alla violenza cieca di Netanyahu anche in Israele, c’è un’opposizione alla guerra anche in Russia. Anche sul fronte di chi si oppone all’Occidente o resiste al colonialismo vi sono rapporti di oppressione e dominio.
Attraversare e rovesciare i fronti stabilendo connessioni contro la guerra e ogni progetto politico nazionalista e autoritario è necessario per rafforzare la presa di posizione dalla parte di chi, in Palestina come in Ucraina, sta subendo gli effetti più brutali della guerra. Questo è il significato della «politica transnazionale di pace» promossa dalla Paaw, una politica che vuole «trasformare la pace in un campo di lotta politica – che è l’opposto della guerra – contro l’oppressione».
LE MOLTISSIME manifestazioni contro il massacro di Gaza sono un’occasione per praticarla. Lo saranno anche le manifestazioni e lo sciopero femminista del prossimo 8 marzo. Carlotta Cossutta di Non Una di Meno, dalla piazza di Milano, ha ricordato che dalla lotta di donne e queer contro la violenza maschile sta emergendo «un punto di vista femminista, oggi più che mai necessario, contro la guerra che rafforza il patriarcato, il nazionalismo e l’autoritarismo».
Le attiviste e gli attivisti della Paaw saranno parte di questo processo, per sostenere e amplificare la presa di parola femminista contro la guerra, per organizzare connessioni attraverso i fronti a partire dalle condizioni di lavoratrici e lavoratori, migranti, donne e queer che lottano per non pagare il prezzo della guerra. L’opposizione alla guerra è reale solo se coinvolge tutti coloro che da posizioni differenti lottano contro l’oppressione, lo sfruttamento, il razzismo e il patriarcato. Non c’è pace senza le nostre lotte.
(Elia Zaru, è assegnista di ricerca in Storia delle dottrine politiche presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna – Paola Rudan Università di Bologna, Storia culture civiltà DiSCi)

 

05 – ABBIAMO INVIATO UN NUOVO FOIA* SUI PROGETTI DEL PNRR°: CONTINUANO A MANCARE INFORMAZIONI E DATI SULL’AVANZAMENTO DEI LAVORI E DELLE OPERE FINANZIATE DAL PNRR. UNA LACUNA GRAVE, CHE CI HA SPINTO A PRESENTARE AL GOVERNO UNA NUOVA RICHIESTA DI ACCESSO AGLI ATTI.

Insieme a molte altre realtà civiche, abbiamo inviato al governo un nuovo Foia sul Pnrr.
Anche grazie al nostro impegno, nel tempo la situazione è migliorata sul fronte della trasparenza. Le informazioni pubbliche però non sono ancora sufficienti.
Chiediamo dati dettagliati sui progetti finanziati dal Pnrr. Sia sullo stato di avanzamento fisico che finanziario.
È necessario capire inoltre quale sarà il destino dei progetti definanziati con la revisione del piano.
Ai primi di dicembre dello scorso anno, il consiglio europeo ha dato il via libera definitivo alla revisione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Tra le motivazioni addotte dal governo Meloni per giustificare la richiesta di modifica, vi erano anche le difficoltà riscontrate dai soggetti attuatori più piccoli nel rispettare le rigide tempistiche previste dal piano. Per questo motivo l’esecutivo prevedeva di definanziare 9 misure che vedevano investimenti rivolti principalmente a comuni e città metropolitane.
Allo stato attuale tuttavia risulta impossibile capire quali siano le opere effettivamente finanziate con il piano e anche quale sia il loro reale stato di avanzamento. Ciò perché i dati riguardanti tali aspetti non sono ancora pubblici. È per questo motivo che abbiamo deciso di inviare agli organi competenti una nuova richiesta di accesso generalizzato agli atti (Foia).
Il Foia è uno strumento per ottenere dati e documenti di interesse pubblico in possesso delle amministrazioni, in modo da assicurare un controllo sociale sull’attività e le scelte amministrative. VAI A “CHE COS’È IL FOIA”
Come nei casi precedenti, l’iniziativa viene portata avanti con il sostegno dell’Osservatorio civico Pnrr, delle centinaia di organizzazioni aderenti alla campagna #DatiBeneComune e con l’assitenza dello studio legale E-Lex. Abbiamo fatto questa nuova richiesta perché crediamo che, visto il clima di grande incertezza che regna attualmente intorno al Pnrr, sia fondamentale ripristinare le condizioni minime di trasparenza e informazione per avere un controllo pubblico e generalizzato sulla gestione del piano.
il nostro nuovo Foia sul Pnrr.

PERCHÉ UN NUOVO FOIA
Quello che presentiamo è la terza richiesta di accesso riguardante i dati e le informazioni sull’attuazione del Pnrr. C’è da dire che nel tempo, anche grazie alla nostra attività di denuncia e pressione, la situazione è effettivamente migliorata. Perché insistiamo allora? Perché ancora le informazioni disponibili non sono sufficienti. Innanzitutto è bene ribadire che le norme prevedono doveri precisi per quanto riguarda la raccolta e l’invio di informazioni sullo stato di avanzamento del piano da parte dei soggetti coinvolti. E anche relativamente alle loro modalità di pubblicazione.
Il ministero dell’economia e delle finanze – dipartimento della ragioneria generale dello stato rende accessibile in formato elaborabile e in formato navigabile dati sull’attuazione finanziaria, fisica e procedurale relativi a ciascun progetto, assieme ai costi programmati e ai milestone e target perseguiti.

– ARTICOLO 9, DPCM DEL 15 SETTEMBRE 2021 SUL MONITORAGGIO DI PNRR
All’epoca della nostra prima richiesta di accesso agli atti la situazione era davvero molto lacunosa ma tutt’ora svariate informazioni mancano all’appello. Possiamo citare come esempio le cosiddette priorità trasversali. Ovvero giovani, contrasto alla disparità di genere e riduzione del divario di cittadinanza. Questi temi sono affrontati in maniera diretta o indiretta da diverse misure sparse nel piano. Tutt’ora però non è chiaro quale sia l’effettivo impatto dei vari interventi previsti. In particolare non c’è nessuna indicazione su quali siano gli effetti attesi del Pnrr sulla terza priorità. Mentre per quanto riguarda le prime 2 il problema è stato in parte aggirato con la pubblicazione di relazioni ad hoc da parte della ragioneria generale dello stato.

Un altro fronte carente sono le informazioni relative al rispetto delle scadenze previste dal piano. All’epoca del nostro primo Foia non esisteva neanche un unico punto di riferimento in cui fosse possibile capire facilmente e in maniera intuitiva se il governo e i soggetti coinvolti stessero rispettando le tempistiche previste. Tale compito dovrebbe essere assolto dal portale italiadomani.it che però è tuttora molto carente sotto questo punto di vista. Sul sito infatti, anche successivamente alle nostre pressioni, è stata creata una sezione dedicata all’andamento dell’attuazione del piano. Questa pagina però non viene aggiornata regolarmente ma solo in seguito all’invio da parte del governo delle richieste di pagamento alla commissione europea. Richieste che sono legate al raggiungimento dei milestone e dei target previsti per ogni semestre.
Successivamente all’invio della richiesta, lo status di tutte le scadenze cambia in “conseguito”. Spesso però non sono presenti informazioni dettagliate e in alcuni casi manca addirittura un link agli atti ufficiali. L’effettiva verifica sullo stato di avanzamento del piano resta quindi molto difficoltosa.

CON IL TERZO FOIA CI FOCALIZZIAMO SUI PROGETTI FINANZIATI CON IL PNRR.
Ma le lacune più gravi riguardavano e riguardano tutt’ora le informazioni sui progetti finanziati dal piano. Aspetto che è stato al centro del nostro secondo Foia. Per oltre un anno infatti i dati disponibili riguardavano solamente 5.246 progetti legati a 3 misure. Ancora una volta, anche grazie alle nostre sollecitazioni, la quantità di informazioni su questo fronte è progressivamente aumentata. A partire dall’1 marzo dello scorso anno infatti la ragioneria generale dello stato ha iniziato a rilasciare dei dataset sui progetti con un aggiornamento trimestrale, rendendo così possibile l’accesso a una quantità crescente di informazioni.

L’ultimo rilascio risale al 4 dicembre 2023 e contiene informazioni su circa 230mila progetti. Di questi interventi adesso conosciamo localizzazione sul territorio, soggetto attuatore e importo. Ma ancora non è sufficiente.

LE NOSTRE RICHIESTE SUI PROGETTI
Non c’è dubbio che alcuni passi avanti in termini di disponibilità di dati e informazioni siano stati fatti. Ma non ci riteniamo ancora soddisfatti, perché informazioni fondamentali ancora mancano all’appello.

CHIEDIAMO LA PUBBLICAZIONE DELLE INFORMAZIONI SULLO STATO DI AVANZAMENTO FISICO E FINANZIARIO DEI PROGETTI.
In primo luogo è fondamentale avere il più presto possibile un quadro aggiornato delle opere effettivamente finanziate dal piano alla luce della sua revisione. Inoltre i dati dovranno essere integrati con due informazioni di grande rilevanza di cui a oggi si hanno notizie molto frammentarie. E cioè lo stato di avanzamento procedurale e anche quello finanziario – quante risorse sono già state effettivamente erogate alle ditte vincitrici degli appalti – che è un altro utile indicatore per valutare se un progetto stia procedendo o meno.

COME IL PARLAMENTO VALUTA L’ATTUAZIONE DEL PNRR.
Il governo ha assicurato che informazioni aggiornate su questi aspetti saranno rese pubbliche in coincidenza con l’invio della prossima relazione al parlamento sullo stato di avanzamento del Pnrr. Tuttavia non è chiaro quando ciò avverrà. Peraltro vale la pena ricordare che le norme prevedono l’invio alle camere di 2 relazioni all’anno, una ogni 6 mesi. Nel 2023 però l’esecutivo Meloni ne ha prodotta soltanto una.

ANCHE PER QUESTO ABBIAMO DECISO DI INVIARE UN NUOVO FOIA.
LA QUESTIONE APERTA DEI PROGETTI STRALCIATI
Le lacune in termini di dati e trasparenza sono solo uno dei problemi relativi agli interventi finanziati dal Pnrr. Nel contesto attuale, in primis, assume la massima urgenza la questione dei progetti stralciati. Come abbiamo già spiegato in articoli precedenti, la proposta di revisione del piano chiesta a Bruxelles dal governo Meloni prevedeva il de-finanziamento totale o parziale di 9 misure e, di conseguenza, di circa 42mila progetti. I motivi avanzati dal governo per giustificare questa decisione erano, in alcuni casi, il mancato rispetto dei criteri ambientali richiesti dall’Unione europea. In altri, l’eccessiva frammentazione degli investimenti tra un numero troppo elevato di comuni, che poteva causare problemi di rendicontazione e di completamento delle opere.

NON SI SA SE E COME SARANNO FINANZIATI I PROGETTI STRALCIATI DAL PNRR.
A oggi non abbiamo dati aggiornati e certi sul numero di progetti de-finanziati a seguito della revisione del piano, perché mancano in generale informazioni dettagliate su questa nuova versione del piano nazionale di ripresa e resilienza. Tuttavia ciò che è certo è che il governo non ha ancora chiarito come finanzierà gli interventi che verranno privati delle risorse del Pnrr. Finora infatti ha solo fatto cenno alla possibilità di ricorrere al fondo complementare o a quello per le politiche di coesione. Non è stata provata la fattibilità di tale copertura, né tantomeno messa in atto.
Questo apre a un grave rischio per quei comuni, enti pubblici e privati che si sono già visti aggiudicare risorse per interventi di cui sono responsabili. Opere che in diversi casi avevano già preso il via, con l’apertura dei cantieri e l’inizio dei lavori.

LE CRITICITÀ DI GESTIONE DEGLI INTERVENTI
Al di là dei progetti stralciati, anche gli interventi non a rischio definanziamento possono rivelare più di un problema. Abbiamo già raccontato in passato delle difficoltà amministrative e burocratiche a cui i comuni possono andare incontro nel momento in cui decidono di candidare un progetto a un bando Pnrr. Dalla progettazione dell’intervento, all’invio della documentazione necessaria alla candidatura. Dal vedersi approvati i fondi richiesti, al condurre gare d’appalto per selezionare la società da incaricare e quindi avviare effettivamente i lavori previsti sul proprio territorio.

PERSISTONO LE DIFFICOLTÀ AMMINISTRATIVE E BUROCRATICHE PER I COMUNI.
Ma non finisce qui. I criteri europei di rendicontazione delle risorse e dei progetti sono tendenzialmente più rigidi di quelli italiani. Questo fa sì che anche la produzione di documenti per certificare le spese e l’andamento dei lavori richieda un impegno e delle competenze di cui molti comuni non dispongono.
Tutte queste difficoltà possono, a seconda dei casi, causare in via definitiva uno sforamento dei termine previsto del 2026, per il completamento dei lavori di numerosi progetti. Anche per questo motivo è fondamentale avere la situazione sotto controllo. E l’unico modo per farlo è che i dati che chiediamo siano resi pubblici il più presto possibile.

IL NOSTRO OSSERVATORIO SUL PNRR
Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.
*( Che cos’è il Foia – Il Foia o diritto di accesso generalizzato è uno strumento per ottenere dati e documenti di interesse pubblico in possesso delle amministrazioni, in modo da assicurare un controllo sociale diffuso sull’attività e le scelte amministrative.)

DEFINIZIONE
Il diritto di accesso civico generalizzato (o Foia, acronimo di freedom of information act, la più importante legge americana di accesso pubblico all’informazione statale) è stato introdotto in Italia nel 2016 (modificando il decreto legislativo n. 33 del 2013, art. 5 comma 1).
Il cittadino e le associazioni rappresentative possono richiedere alla pubblica amministrazione dati e documenti già esistenti (ulteriori rispetto a quelli per i quali già vige un obbligo di pubblicazione), senza dover dimostrare l’esistenza di un interesse attuale e concreto né motivare la richiesta.
La normativa si applica non solo alle amministrazioni pubbliche, sia nazionali che regionali e locali, ma anche – con alcune limitazioni – agli enti pubblici economici, alle società in controllo pubblico, alle società in partecipazione pubblica nonché alle associazioni ed enti di diritto privato in quanto svolgano un’attività di servizio pubblico.
La legge consente di richiedere anche dati e informazioni, purché già disponibili (quindi l’amministrazione non è tenuta a rielaborare le informazioni che detiene). Le richieste di accesso devono indicare con precisione i documenti che si intende visionare oppure consentire la loro facile identificazione. Non sono perciò ammesse richieste generiche.
Non sono inoltre ammesse richieste – come quelle volte a conoscere le intenzioni e valutazioni dell’amministrazione su un caso specifico o a richiedere chiarimenti – tali da configurare una sorta di “controllo generalizzato” sull’operato dell’amministrazione. Allo stesso modo non possono essere accolte richieste generiche né troppo ampie, tali da determinare un eccessivo aggravio all’amministrazione e comprometterne così il buon funzionamento.
La legge prevede limiti al diritto di accesso per tutelare gli interessi dello stato (difesa militare, relazioni internazionali, ordine pubblico etc.) o dei privati (segreto professionale, privacy etc.: è compito dell’amministrazione coinvolgere altri soggetti nel procedimento nel caso in cui la richiesta determini un pregiudizio concreto alla loro riservatezza). Vi è inoltre un divieto assoluto di accesso ai documenti coperti da segreto. L’amministrazione può autorizzare un accesso parziale ai documenti richiesti (ad esempio “oscurando” alcuni dati a tutela della privacy dei soggetti coinvolti).
Il Foia si affianca all’accesso documentale, che riguarda documenti utili per un interesse personale di colui che fa richiesta (legge n. 241 del 1990, art. 22 ss.) e all’accesso civico semplice, volto a ottenere la pubblicazione dei documenti e informazioni di interesse della collettività indicati dalla legge (ad esempio bandi di gara e di concorso, sovvenzioni e contributi, titolari di incarichi politici e dirigenziali, personale etc.) (decreto legislativo n. 33 del 2013, art. 5 comma 1).

Nella sezione “amministrazione trasparente” del sito di ogni amministrazione sono fornite di norma informazioni dettagliate sulle diverse forme d’accesso e sulle modalità per presentare le domande agli uffici competenti; molte amministrazioni pubblicano i moduli da compilare e, in taluni casi, anche per le richieste di riesame. La domanda può essere fatta anche in via telematica. L’obbligo di motivare la richiesta, previsto per il solo accesso documentale; può comunque essere utile anche in caso di accesso generalizzato, al fine di rendere più facile l’individuazione dei documenti.
La richiesta non comporta oneri, salvo i costi strettamente necessari per la riproduzione in formato cartaceo dei documenti e la loro spedizione (se richiesta dall’utente), nonché gli oneri in materia di bollo e i diritti di ricerca e visura.
L’Amministrazione deve pronunciarsi sulla richiesta di accesso entro 30 giorni, salvo termini più ampi in caso di presenza di controinteressati e di parere del Garante della privacy. Il mancato accoglimento di una richiesta di accesso deve essere adeguatamente motivato. In caso di diniego si può richiedere il riesame al Responsabile della prevenzione e corruzione e della trasparenza (RPCT), che deve rispondere entro 20 giorni. In caso di mancato accoglimento della richiesta di accesso può essere presentato ricorso al Difensore civico, laddove istituito, ovvero al tribunale amministrativo regionale (entro 30 giorni).
Dati
L’ultimo monitoraggio effettuato dal Dipartimento della funzione pubblica, relativo ai soli ministeri, riporta 4.310 richieste nel triennio 2017-2019, con il picco più alto nel 2018 (1774) ed una percentuale media di richieste interamente accolte del 57% e del 10% di parzialmente accolte.
* (Fonte: Openpolice)

 

06 – Andrea Medda*: REGIONALI IN SARDEGNA, VINCE ALESSANDRA TODDE: “LA PRIMA PRESIDENTE DONNA”. LA CANDIDATA DEL CAMPO LARGO M5S-PD (CENTRO SINISTRA), HA VINTO LE REGIONALI IN SARDEGNA AGGIUDICANDOSI IL DUELLO CON PAOLO TRUZZU.

Le elezioni Regionali in Sardegna 2024 si sono chiuse con la vittoria di Alessandra Todde, la candidata del campo largo M5S-Pd. Battuto al fotofinish Paolo Truzzu, del centrodestra, e sindaco di Cagliari, fortemente voluto dalla Premier Giorgia Meloni.
Alla fine, dopo quasi un giorno intero di operazioni di spoglio, iniziate alle 7 del mattino di lunedì 26 febbraio e proseguite per tutto l’arco della giornata, ecco arrivare l’esito delle Regionali a tarda notte.
La Todde ha vinto su Truzzu e dopo essersi presentata nel suo quartier generale in via Dante a Cagliari facendosi largo tra una folla di militanti e sostenitori ha esultato: “Sono la prima presidente donna della Regione Sardegna. Sono molto contenta, molto orgogliosa. Oggi si può scrivere una pagina importante per la Sardegna”.
Accanto alla nuova presidente della Regione, ecco il leader M5s Giuseppe Conte e la segretaria del Pd Elly Schlein, accorsi nel pomeriggio a Cagliari. La Todde è anche la prima esponente del Movimento Cinquestelle a conquistare una regione italiana in assoluto.
Da sottolineare come la Todde abbia conquistato le grandi città, Cagliari – con grande smacco al sindaco Truzzu -, Sassari e Quartu, oltre a stravincere nella sua Nuoro.
I dati
Lo scrutinio, va detto, non è stato completato del tutto. Mancano, infatti, appena 22 seggi che, però, non potranno ribaltare l’esito del risultato.
In tal senso è stata confermata la vittoria della Todde con pochi decimi di vantaggio su Paolo Truzzu: la candidata di Movimento 5 stelle, Partito democratico e Alleanza Verdi-Sinistra ha preso il 45,3% dei voti, mentre Truzzu con il centrodestra si è fermato al 45%. Si parla di una differenza di circa 3mila voti. Decisamente più lontano gli altri candidati: Renato Soru ha raggiunto l’8,7% e Lucia Chessa l’1%.
*(Andrea Medda, giornalista)

 

07 – Iain Chambers*: I BUCHI NERI DEL RAZZISMO OCCIDENTALE – NARRAZIONI SCOMODE. LA PALESTINA È «LA» QUESTIONE DEL NOSTRO TEMPO. LE DISCUSSIONI SULL’ANTISEMITISMO E SULLA SHOAH CHE RUOTANO ATTORNO A ISRAELE E LA CONTINUA GIUSTIFICAZIONE DELLA GUERRA COLONIALE CONTRO I NATIVI PALESTINESI CI PORTANO NECESSARIAMENTE NEGLI ARCHIVI OSCURI DELL’OCCIDENTE.
Secoli di antisemitismo non si sono certo risolti con il sostegno incondizionato allo Stato di Israele, né trasferendo la paura dell’altro dall’ebreo al musulmano
Il modo in cui televisioni e giornali occidentali raccontano il massacro in corso a Gaza, la pulizia etnica e l’intento genocidiario di Israele, riporta di attualità quello che scriveva Stuart Hall oltre quarant’anni fa sul razzismo strutturale dei media britannici.
Il razzismo per l’intellettuale giamaicano non poteva essere ridotto a patologia individuale ma doveva essere considerato come una struttura di potere «naturalizzata» nel senso comune che organizza il mondo a vantaggio di alcuni e a discapito di altri.
Una delle strategie chiave per rappresentare il proprio nemico è disumanizzarlo. Ridurlo a uno stato animale destinato all’annientamento anonimo.
Questa strategia non è stata certo inventata da Israele oggi. Come per tutte le imprese coloniali, è stata parte del suo lessico politico e militare per decenni. L’adozione da parte dei media occidentali della narrazione sponsorizzata dallo Stato israeliano rivela, inavvertitamente, il razzismo che struttura il potere in tutto l’Occidente.
I concetti di equilibrio, neutralità e distanza critica evaporano nel turbine ideologico. Le pretese di imparzialità si perdono nella tempesta di una palese partigianeria, la storia è eradicata e il tempo condensato nella domanda: «Condannate Hamas?».
I palestinesi rimangono senza voce, ridotti a corpi morti e mutilati. Al massimo, i nativi sono vittime, mai protagonisti con la loro versione dei fatti. Accanto agli ovvi paragoni tra Ucraina e Palestina, dove l’una è sostenuta e parla, e l’altra è abbandonata e silenziata, la linea del colore tocca il cuore dell’economia politica delle immagini e delle narrazioni che espongono l’ipocrisia etica della democrazia occidentale.
Insistere sul fatto che ciò che sta accadendo nel Mediterraneo orientale, in una minuscola striscia di terra aggrappata al Mediterraneo, è molto più di un conflitto locale o di un evento geopolitico significa sottolineare che la Palestina è «la» questione del nostro tempo.
Le discussioni sull’antisemitismo e sulla Shoah che ruotano attorno a Israele e la continua giustificazione della guerra coloniale contro i nativi palestinesi ci portano necessariamente negli archivi oscuri dell’Occidente e del suo rifiuto di responsabilità. Parlare della costanza dell’antisemitismo, della responsabilità occidentale (e non solo tedesca) per l’Olocausto, del razzismo e dell’islamofobia oggi, significa parlare della configurazione razzista della nostra cultura.
Secoli di antisemitismo non si sono certo risolti con il sostegno incondizionato allo Stato di Israele, né trasferendo la paura dell’altro dall’ebreo al musulmano.

Facendosi scudo di un razionalismo che sembra trovare conferma solo nelle istituzioni di potere occidentali, la narrazione rivela tutti i suoi limiti.

Gli studenti picchiati dalla polizia per aver protestato contro il genocidio di Gaza, che è ripreso in diretta streaming in tutto il mondo, sono solo l’espressione più acuta della bancarotta morale dell’Occidente.
Ciò che sta chiaramente emergendo è una crescente divergenza pubblica all’interno della stessa società occidentale tra i sentimenti popolari e le istituzioni politiche che dovrebbero rappresentarli.
Qui si potrebbe ovviamente parlare del festival di Sanremo come di un sintomo. Recentemente il giornalista del Guardian, Owen Jones ha notato che all’inizio di gennaio un sondaggio d’opinione nel Regno unito, dove, tra l’altro, ai ragazzi e le ragazze delle scuole è proibito parlare di Gaza, ha mostrato che il numero di coloro che sono fortemente d’accordo con la gestione della «crisi» di Gaza da parte del governo britannico è la stessa percentuale di coloro che credono nella terra piatta: il 3%.

PARLARE DELLA PALESTINA NELLE SOCIETÀ OCCIDENTALI, OGGI, SIGNIFICA PARLARE DELLA DEMOCRAZIA.
Si afferma una paura della storia. Un continuo tentativo di cancellare il passato e di annientare la memoria, sia che si tratti della distruzione israeliana di tutte le istituzioni culturali di Gaza, sia che si tratti della sorveglianza europea sulla sua costituzione coloniale. La minaccia che il passato possa interrogarci è disperatamente evitata.
Altre storie, subalterne, marginalizzate e non necessariamente autorizzate dall’Occidente ma intrinseche alla sua formazione, sfidano l’onnipotenza divina dei nostri «occhi bianchi», per dirla con Stuart Hall. Producono buchi neri, accumuli concentrati di energia storica e culturale destinati a danneggiare la narrazione
*( Fonte: Il Manifesto. Iain Michael Chambers è un antropologo, sociologo ed esperto di studi culturali britannico. Membro del gruppo diretto da Stuart Hall all’Università di Birmingham)

 

08 – La Marca (PD) – VISITA DELLA PRESIDENTE MELONI IN CANADA DOMANI – IL DUBBIO
DOMANI, SABATO 2 MARZO, SI SVOLGERÀ LA PRIMA VISITA UFFICIALE DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, GIORGIA MELONI, IN CANADA.
Lo scopo della leader, come già avvenuto nella visita in Giappone e dopo l’incontro di oggi a Washington con il Presidente Biden, è di condividere le priorità della Presidenza italiana del G7 che l’Italia ha recentemente assunto. Questo incontro bilaterale faciliterà anche il ruolo del Canada che ricordiamo prenderà il posto dell’Italia alla fine di questo anno di mandato.
Tra i tanti temi in discussione nell’incontro bilaterale evidenziamo una discussione sulla difesa del sistema internazionale basato sulla forza del diritto e continuo sostegno all’Ucraina, il punto sul conflitto in Medio Oriente con le relative conseguenze sull’agenda globale, l’attenzione nei confronti dell’Africa con l’obiettivo di costruire un modello di partenariato vantaggioso per tutti, una continua attenzione alla regione dell’Indo-Pacifico, l’importanza delle questioni migratorie e alcuni dossier sull’Intelligenza Artificiale.
Un altro degli argomenti importanti in discussione sarà l’incremento dei legami commerciali fra i due Paesi e la collaborazione su alcune priorità condivise come ad esempio le azioni di contrasto al cambiamento climatico. Nel solo 2023, lo scambio commerciale bidirezionale tra Canada e Italia ha totalizzato 15,6 miliardi di dollari, portando quest’ultima al secondo posto tra i partner commerciali del Canada nell’Unione Europea.
“Mi auguro che l’incontro tra la Presidente Meloni e il Primo Ministro Trudeau di domani abbia un risvolto positivo nell’obiettivo prefissato di rafforzamento dei rapporti già ottimi tra i due Paesi che rappresento con molto orgoglio”. Così esordisce la Senatrice La Marca. “Con rammarico – continua la Senatrice – non potrò essere presente al ricevimento organizzato in seguito al pochissimo preavviso e a causa di impegni precedentemente assunti a Roma. Auspico per il futuro – conclude la Senatrice – una migliore gestione e una maggiore attenzione nei confronti della comunità italiana all’estero e di chi la rappresenta.”
*(Sen. Francesca La Marca – Commissione – Affari Esteri e Difesa – Electoral College – North and Central America)

 

 

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