N°45 – 12/11/2022. RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO

01a – La Marca (Pd): «istituita a Toronto una linea telefonica per il rilascio dei passaporti agli over 75. Una mia richiesta diventata finalmente realtà»
01b – La Marca (Pd*): «finalmente anche gli italiani all’estero potranno contare su un inter gruppo parlamentare a loro dedicato»
02 – La Marca (Pd)*: «cresce la comunità di italiani all’estero. Lavoriamo per dare loro risposte significative»
03 – Gas e trivelle, al vertice Cop27 sul clima il governo Meloni è fuori posto.*
04 – Pierre Haski*: La Cop27 rischia di nascondere le violazioni dei diritti umani.
05 – Claudia Grisanti*: Le notizie di scienza della settimana. Alla Cop27, la conferenza sul clima dal 6 novembre in Egitto, l’Africa dovrebbe essere inclusa nelle negoziazioni. Malgrado le prospettive demografiche, il continente viene escluso dai piani per la transizione energetica.
07 – Intanto nel mondo.*

 

 

01a – La MARCA (PD): «ISTITUITA A TORONTO UNA LINEA TELEFONICA PER IL RILASCIO DEI PASSAPORTI AGLI OVER 75. UNA MIA RICHIESTA DIVENTATA FINALMENTE REALTÀ»
«È di ieri la notizia che il Consolato Generale d’Italia a Toronto metterà a disposizione, a partire dal 7 novembre, una linea telefonica esclusivamente dedicata ai connazionali over 75, per la prenotazione di un appuntamento per il rilascio del passaporto.

Si tratta di una mia incalzante richiesta, ed in particolare era una delle soluzioni che prospettavo in una risoluzione approvata in Commissione Esteri durante la scorsa Legislatura, che finalmente diventa realtà. Così facendo l’amministrazione diplomatica e consolare si avvicina finalmente anche a quei cittadini che hanno meno familiarità con le nuove tecnologie.

E di questo voglio ringraziare il Console Generale d’Italia a Toronto, Luca Zelioli.

«Come ha informato il Corriere Canadese – prosegue La Marca – I connazionali a cui è destinato il servizio possono chiamare ogni lunedì, dalle 11 alle 12, il numero: (+1) 437-522-2402. L’operatore consolare verificherà che il connazionale possa usufruire del servizio e fornirà un appuntamento per il venerdì della stessa settimana.»

«Adesso – conclude La Marca – continuerò a lavorare affinché da l’istituzione di questo canale da sperimentale diventi definitivo e che anche altri consolati in Canada, Stati Uniti così come in tutti paesi della mia ripartizione elettorale (Nord e Centro America) adottino, al più presto, questa mia proposta per semplificare la vita dei nostri connazionali all’estero» È quanto scrive in una nota la Senatrice del Partito Democratico, Francesca La Marca.
*( Sen. Francesca La Marca, Ph.D. – SENATO DELLA REPUBBLICA – Ripartizione Nord e Centro America – Electoral College of North and Central America – Palazzo Madama – 00186 Roma, Italia
Email – francesca.lamarca@senato.it )

 

01b – LA MARCA (PD*): «FINALMENTE ANCHE GLI ITALIANI ALL’ESTERO POTRANNO CONTARE SU UN INTERGRUPPO PARLAMENTARE A LORO DEDICATO»
«Negli ultimi giorni ho proposto a colleghe e colleghi Senatori e Deputati la costituzione di un inter gruppo parlamentare esclusivamente dedicato ad approfondire e lavorare sulle tematiche che riguardano i nostri connazionali residenti all’estero.
L’intergruppo è uno strumento importante, un luogo di lavoro in cui i parlamentari, al di là del proprio colore politico, possono lavorare insieme e più efficacemente per affrontare alcune questioni specifiche. In poche ore sono state diverse le adesioni di Senatori e Deputati, sintomo ulteriore che le problematiche degli oltre cinque milioni e mezzo (dati AIRE) di italiani residenti all’estero rappresentano una preoccupazione diffusa e bipartisan.
Nelle prossime settimane proporrò ai componenti dell’Intergruppo di riunirci per iniziare ad impostare il lavoro per questa legislatura.» È quanto scrive in una nota la Senatrice del Partito Democratico, Francesca La Marca.
*(Sen. Francesca La Marca, Ph.D. – SENATO DELLA REPUBBLICA . Ripartizione Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America – Palazzo Madama – 00186 Roma, Italia
Email – francesca.lamarca@senato.it )

 

02 – LA MARCA (PD)*: «CRESCE LA COMUNITÀ DI ITALIANI ALL’ESTERO. LAVORIAMO PER DARE LORO RISPOSTE SIGNIFICATIVE»
«La comunità degli italiani all’estero cresce soprattutto tra i giovani, raggiungendo il 9,8% dei cittadini italiani, più di 5 milioni e 800 mila secondo i registri AIRE. A questi cittadini, in qualche modo distanti ma vicini, dobbiamo dare risposte significative a problemi, sfide e opportunità che possono incontrare nella loro quotidianità» è quanto dichiarato dalla Senatrice Francesca La Marca, eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, a margine della presentazione del XVII Rapporto Italiani nel Mondo 2022 realizzato dalla Fondazione Migrantes.
«Il mio primo ringraziamento – sottolinea La Marca – va alla Fondazione Migrantes nella persona del suo Direttore, Mons. Pierpaolo Felicolo, e alla caporedattrice del Rapporto, la Dottoressa Delfina Licata, per il prezioso lavoro svolto e per l’indispensabile fotografia che questo rapporto ci regala.»
«Per quanto riguarda il mio collegio d’elezione, la ripartizione elettorale America Settentrionale e Centrale, i paesi che raccolgono il maggior numero di italiani sono gli Stati Uniti d’America (297.917 cittadine e cittadini), il Canada (143.920) e il Messico (21.038). Solo nell’ultimo anno – prosegue La Marca 3.156 italiani hanno lasciato il nostro paese per recarsi negli USA e ben 896 cittadini si sono trasferiti in Canada.»
«Sono particolarmente contenta – sottolinea La Marca – che il XVII Rapporto degli Italiani all’Estero indaghi in particolare il tema della rappresentanza e dei Comitati degli Italiani all’Estero (Comites). Il tema della partecipazione dei nostri cittadini nel mondo è di importanza cruciale. Dobbiamo lavorare affinché in primis il voto degli italiani residenti all’estero, che è stata una grande e fondamentale conquista, smetta di caratterizzarsi per “apatia, sfiducia e mancanza di conoscenza” così come definito nel Rapporto. Noi parlamentari eletti in circoscrizioni elettorali estere abbiamo un ruolo determinante.»
«Gli italiani che emigrano – prosegue La Marca – sono sempre più giovani e qualificati. Le motivazioni di lavoro o studio che li animano sono comprensibili. A noi tocca lavorare – conclude La Marca – affinché durante la loro permanenza all’estero essi possano mantenere un costante e solido rapporto con il proprio paese, anche e soprattutto attraverso la partecipazione politica e sociale, con l’obiettivo ultimo, che mai va perso di vista, che queste giovani donne e uomini un giorno possano fare rientro nel nostro amato paese.»
*( Sen. Francesca La Marca, Ph.D.- SENATO DELLA REPUBBLICA – Ripartizione Nord e Centro America Electoral College of North and Central America – Palazzo Madama – 00186 Roma, Italia Email – francesca.lamarca@senato.it )

 

03 – GAS E TRIVELLE, AL VERTICE COP27 SUL CLIMA IL GOVERNO MELONI È FUORI POSTO.*
IL SUMMIT DI ALTO LIVELLO TRA CAPI DI STATO E DI GOVERNO HA DATO IL VIA ALLA COP27, IL NEGOZIATO DELL’ONU SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI, CHE IL SEGRETARIO GENERALE GUTERRES HA DEDICATO AL BAMBINO O ALLA BAMBINA CHE CI FARANNO SUPERARE QUOTA OTTO MILIARDI DI ESSERI UMANI.
È stato il debutto sulla scena della diplomazia del clima di Giorgia Meloni, che si è dedicata soprattutto a bilaterali strategici. Il più significativo è quello con il presidente egiziano Al Sisi.
Il rapporto tra Egitto e Italia è un groviglio di affari e interessi che affondano in buona parte negli stessi combustibili fossili di cui si discute a Sharm El Sheikh. L’Italia di Meloni e l’Egitto di Al Sisi sono accomunati anche dalla stessa visione del gas come energia del futuro, contraria alle raccomandazioni degli organismi internazionali.
*(ndr)

 

04 – Pierre Haski*: LA COP27 RISCHIA DI NASCONDERE LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI.
È POSSIBILE SALVARE IL PIANETA E AL CONTEMPO OPPRIMERE I SUOI ABITANTI? LA DOMANDA POTREBBE SEMBRARE ASSURDA, ANCHE PERCHÉ QUELLO A UN AMBIENTE PULITO E VIVIBILE OGGI È CONSIDERATO UNO DEI DIRITTI UMANI.
Eppure la Cop27 si sta svolgendo in un paese che viola i diritti dei suoi cittadini. Siamo davanti a una contraddizione fatale. L’Egitto del maresciallo Abdel Fattah al Sisi, dove il 6 novembre è stata inaugurata la ventisettesima conferenza mondiale sul clima, ha vissuto una deriva talmente dispotica da essere considerato più autoritario del regime di Mubarak, rovesciato dalla rivoluzione del 2011.
Simbolo di questa degenerazione è il destino di Alaa Abdel Fattah, una delle figure più in vista delle rivolte di piazza Tahrir del 2011 e pioniere dell’attivismo democratico online. Dopo la caduta di Mubarak, Abdel Fattah ha trascorso più tempo in carcere che in libertà. Quest’uomo di quarant’anni, imprigionato con l’accusa di aver diffuso “notizie false”, è in sciopero della fame parziale da aprile. Il 6 novembre ha smesso di bere, suscitando preoccupazione per la sua salute già indebolita.

Dialogo e rispetto
Il collegamento tra questa vicenda e la Cop27 è stato evidenziato da Greta Thunberg, la giovane militante ambientalista che prima dell’inizio del vertice di Sharm el Sheik ha mostrato un cartello per chiedere la liberazione di Abdel Fattah.
Qualcuno potrebbe pensare che per gli attivisti come Thunberg la causa del pianeta prevalga su quelle individuali, a prescindere da tutto. E invece la giovane ambientalista ha avuto l’intelligenza di collegare le due cause e far presente che è possibile chiedere un dialogo tra gli stati e allo stesso tempo pretendere il rispetto dei diritti umani fondamentali.

COME POSSIAMO CONCILIARE L’IMPEGNO CONTRO LA CRISI CLIMATICA CON LE GUERRE E LE TENSIONI GEOPOLITICHE?
Questo impegno è tanto più encomiabile se consideriamo che in vista della Cop27 il regime del maresciallo Al Sisi ha avviato una campagna di comunicazione per dare l’impressione di un dialogo con la società civile. Secondo i diretti interessati si tratta solo di una manovra di facciata per smorzare le critiche prima dell’evento.
Il clima, dunque, non è una causa isolata dalle altre, anche se ancora è difficile collegare le diverse battaglie. Vi ricordate il dibattito “fine del mondo o fine mese” all’epoca dei gilet gialli in Francia? E oggi come possiamo conciliare l’impegno contro la crisi climatica con le guerre e le tensioni geopolitiche che agitano il pianeta?
All’inizio del suo mandato Joe Biden aveva incaricato l’ex segretario di stato John Kerry di gestire il negoziato climatico. Nominando un abile conciliatore Biden aveva cercato di salvare la diplomazia climatica da tensioni sempre più forti. Kerry si è perfino recato in Cina quando i rapporti tra i due paesi sprofondavano in una nuova guerra fredda. Ma non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi, e i ponti sono stati parzialmente tagliati.
Al vertice della Cop di Sharm el Sheik, il primo incontro di questa rilevanza che si svolgerà in presenza dopo la pandemia, avremmo sperato in un progresso su questo piano. Ma il miglioramento sarebbe dovuto partire da un esempio del paese ospitante. Non possiamo salvare il pianeta e contemporaneamente tenere in prigione per reati politici Alaa Abdel Fattah e i suoi compagni. In questo c’è una contraddizione fatale che solo la realpolitik dei governi impedisce di denunciare. A questo punto, però, è difficile credere al resto.
*(Traduzione di Andrea Sparacino – Pierre Haski, giornalista a France Inter, Francia )

 

05 – Claudia Grisanti*: LE NOTIZIE DI SCIENZA DELLA SETTIMANA. ALLA COP27, LA CONFERENZA SUL CLIMA DAL 6 NOVEMBRE IN EGITTO, L’AFRICA DOVREBBE ESSERE INCLUSA NELLE NEGOZIAZIONI. MALGRADO LE PROSPETTIVE DEMOGRAFICHE, IL CONTINENTE VIENE ESCLUSO DAI PIANI PER LA TRANSIZIONE ENERGETICA.

LO RIPORTA UN ARTICOLO SULLA RIVISTA NATURE.
Nella lotta al cambiamento climatico molti paesi si sono impegnati a promuovere la riforestazione per assorbire l’anidride carbonica dall’atmosfera. Secondo il rapporto LandGap, gli impegni sono poco realistici. La superficie richiesta per i progetti ammonta a quasi 1,2 miliardi di ettari, pari all’estensione dei terreni coltivati.
Secondo il rapporto World heritage glaciers, dell’Unesco, nel 2050 potrebbero scomparire i ghiacciai del Kilimangiaro in Tanzania, di Yellowstone negli Stati Uniti e delle Dolomiti in Italia.
Le temperature in Europa negli ultimi trent’anni sono aumentante del doppio rispetto alla media del pianeta.
Nel 2020 il caldo eccezionale ha favorito lo scoppio degli incendi nella Siberia artica.
Una distribuzione più equa dei vaccini contro il covid-19 avrebbe potuto prevenire globalmente quasi trecento milioni di infezioni e oltre un milione di decessi.
Durante l’eruzione dello scorso gennaio, il vulcano Hunga Tonga Hunga Ha’apai ha emesso materiale fino a un’altezza record di 57 chilometri.
Un tipo di balena che filtra l’acqua per nutrirsi di plancton può ingerire fino a dieci milioni di frammenti di plastica ogni giorno. Le specie marine che si nutrono di pesci sono meno esposte.
La psilocibina, una sostanza psicoattiva che deriva da un fungo, potrebbe aiutare contro la depressione.
La Cina ha completato la costruzione della stazione spaziale Tiangong.
Un nuovo programma di intelligenza artificiale potrebbe essere il più veloce a predire la struttura tridimensionale delle proteine. Lo studio è ancora una bozza.
I ricercatori hanno proposto un meccanismo che spiega come fa il cervello a reagire alle tossine batteriche nell’intestino, attivando il senso di nausea e il vomito.
È stata scoperta a Príncipe, nel golfo di Guinea, una nuova specie di rapace notturno, l’Otus bikegila. Principe ha otto specie endemiche di uccelli, molte per un’isola così piccola.
Nei dipinti e nelle fotografie scattate nel corso dei decenni, il corno del rinoceronte africano è diventato più corto. L’effetto è forse dovuto alla pressione venatoria.
Nel bacino del fiume Congo si trova la maggiore torbiera tropicale del mondo. Uno studio mostra che circa cinquemila anni fa l’area ha cominciato a inaridirsi e perdere carbonio, un processo che è terminato circa duemila anni fa. La storia della torbiera rimane poco chiara.
Il cambiamento climatico potrebbe aumentare la frequenza degli arcobaleni.
*( Fonte: Internazionale, Claudia Grisanti, è una giornalista. Collabora con Internazionale dal 1999, occupandosi di scienza, medicina e ambiente. )

 

06 – Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Jacopo Ricci, Massimo Scalia*: OSSERVATORIO SULLA TRANSIZIONE ECOLOGICA – PNRR – PROMOSSO DA – COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, LAUDATO SI’, NOSTRA – BASTA INSEGUIRE LA CRISI DELL’ENERGIA FOSSILE, OCCORRE UNA SVOLTA RADICALE VERSO LE RINNOVABILI.*

La transizione ecologica non è una scelta, è un obbligo che deriva dall’aggravarsi della crisi climatica- che provoca disastri ambientali e danni enormi alla vita delle persone – con costi economici inaccettabili.
Per questo occorre accelerare il passaggio da un’economia e una vita sociale fondata sulle fonti fossili e sullo spreco delle risorse naturali verso una basata sulle fonti da energie rinnovabili e sulla circolarità del ciclo produzione/rifiuti.
Una transizione epocale, richiesta anche dall’accelerazione dell’esaurimento delle risorse naturali, conseguente alle aberranti logiche di spoliazione e sfruttamento, quale riportano i dati impressionanti dei rapporti UNEP.
Sfruttamento e logiche dominate da interessi di parte, che, in concorso con aridità e siccità che investono aree sempre più estese del pianeta riguardano anche il drammatico ridursi dell’acqua, irrinunciabile bene comune dell’umanità.
Questa transizione deve vedere il nostro Paese tra i protagonisti, con politiche mirate ed efficaci, con capacità tecnologica innovativa e con significative realizzazioni, come finora è accaduto purtroppo in modo parziale e inadeguato.
La guerra ha spinto in secondo piano l’impegno corale – faticosamente conquistato solo un anno fa – degli Stati del pianeta a convergere nello sforzo per limitare la crescita dell’aumento della temperatura entro 1,5 gradi, condizione indispensabile per contenere l’alterazione climatica in corso, pena prospettive disastrose.
Occorre che ogni Paese riprenda con determinazione e forza quel percorso, altrimenti sarebbe inevitabile l’estendersi di povertà e fame, in contrasto con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, fino a livelli di inabitabilità di intere aree del pianeta. La stessa reazione alle conseguenze della guerra e della crisi energetica deve cambiare in profondità.
Il tragico conflitto scatenato dalle decisioni scellerate di Putin ha evidenziato, anche nel discorso pubblico, la necessità di sostituire le fonti energetiche gas e petrolio, e non solo limitatamente alle importazioni dalla Russia.Tuttavia fino ad ora deboli e perfino regressivi sono stati l’attenzione e gli interventi verso le fonti energetiche rinnovabili: le uniche in grado di garantire l’autonomia energetica del nostro Paese, disponibili e già oggi tecnologicamente mature, economicamente più convenienti e, socialmente, di uso sempre più esteso.
Al contrario, proprio su questo passaggio verso le rinnovabili, si registra il punto più debole delle scelte fatte (o non fatte) negli ultimi 20 mesi dal precedente governo e che non sembrano essere finora considerate dal nuovo.
Infatti, il 2022 si chiuderà con un aumento delle energie rinnovabili assolutamente al di sotto del necessario rispetto all’obiettivo 2030, cioè i nuovi 70 GW più volte confermati dal precedente Ministro della Transizione Ecologica.
Peggio, con una preoccupante lontananza dalla richiesta di Next Generation EU di realizzare il 40% degli obiettivi energia-clima 2030 entro il 2025, che comporta 30 GW in più di rinnovabili entro quella data. Il nuovo Governo dovrà, allora, essere in grado di assicurare l’allaccio alla rete di almeno metà dei 60 GW di rinnovabili, che le industrie del settore si dichiarano pronte a realizzare entro i prossimi tre anni. Dai primi passi emerge, purtroppo, la scelta di investire ancora nella filiera del gas, procrastinando così il modello fossile e pagando, inoltre, un caro prezzo economico, ambientale e climatico anche alle difficoltà di approvvigionamento: costruzione di rigassificatori, acquisto di navi metaniere, nuove trivellazioni per quantitativi irrisori ma significativi rispetto al danno ambientale, che ipotecano per almeno un ulteriore decennio il modello che infrange i limiti di temperatura cui stiamo già pericolosamente vicini.
Sui risultati omogenei con Next generation EU e gli obiettivi al 2030, difficili ma non impossibili, si valuterà la credibilità del nuovo Governo nella battaglia contro la crisi climatica. E si metteranno al riparo le ulteriori destinazioni previste per l’Italia dal Recovery Fund, che non è affatto scontato siano erogate in assenza di fatti significativi, non surrogabili con promesse che, come quella sul ventilato ricorso all’energia nucleare, andrebbero ampiamente al di là del 2030.
A questo Governo chiediamo, come avevamo già fatto col precedente, di convocare rapidamente una conferenza nazionale per preparare un nuovo piano energetico nazionale con l’obiettivo di uscire dal giorno per giorno, dalla affannosa rincorsa alle emergenze. Giriamo la proposta al nuovo Ministro e al nuovo Governo: dimostrino di comprendere l’esigenza di una svolta epocale nella direzione delle energie rinnovabili.
*(Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Jacopo Ricci, Massimo Scalia coordinatore scientifico)

 

07 – Intanto nel mondo.*

EGITTO
Il 6 novembre si è aperta a Sharm el Sheikh la conferenza delle Nazioni Unite Cop27, in cui i rappresentanti di quasi duecento paesi sono chiamati a contrastare la crisi climatica. All’ordine del giorno ci sarà la questione dei risarcimenti ai paesi poveri, che pur essendo responsabili in minima parte delle emissioni di gas serra subiscono gravi effetti delle catastrofi naturali causate dal riscaldamento globale. In un rapporto pubblicato in occasione dell’apertura della conferenza, l’Organizzazione meteorologica mondiale ha avvertito che gli otto anni tra il 2015 e il 2022 sono stati i più caldi mai registrati. Lo stesso giorno il detenuto politico anglo-egiziano Alaa Abdel Fattah, in sciopero della fame da aprile, ha cominciato uno sciopero della sete per chiedere di essere scarcerato.

TANZANIA
Un aereo di linea della compagnia locale Precision Air è precipitato il 6 novembre nel lago Vittoria, nel nord del paese, causando la morte di diciannove delle quarantatré persone a bordo. Al momento dell’incidente il velivolo, decollato da Dar es Salaam e diretto a Bukoba, era in fase di atterraggio.

CAMERUN
Il 6 novembre migliaia di persone hanno celebrato nella capitale Yaoundé i quarant’anni al potere del presidente Paul Biya, che non ha però partecipato all’evento. Biya, 89 anni, è il secondo capo dello stato più longevo al mondo dopo Teodoro Obiang Nguema, presidente della Guinea Equatoriale da più di 43 anni.

SIRIA
Il 6 novembre dieci persone, tra cui tre bambini, sono morte nei bombardamenti condotti dall’esercito siriano in un’area della provincia nordoccidentale di Idlib controllata dal gruppo jihadista Hayat tahrir al sham e da alcune milizie alleate. Secondo l’ong Osservatorio siriano dei diritti umani, i razzi hanno colpito dei campi profughi.

IRAN
Nuove manifestazioni di protesta contro il regime si sono tenute il 6 novembre in alcune università del paese e nelle regioni curde. Il giorno prima una studente curda, Nasrin Ghadri, era stata uccisa a manganellate dalla polizia a Teheran. Sempre il 6 novembre 227 dei 290 deputati iraniani hanno approvato una risoluzione per chiedere al potere giudiziario di applicare la legge del taglione contro i “nemici di Dio”, riferendosi ai manifestanti. Il bilancio della repressione seguita alla morte il 16 settembre di Mahsa Amini è di almeno 186 vittime.

UCRAINA-RUSSIA
Il 6 novembre la città di Cherson, nel sud del paese, è rimasta senza elettricità e acqua in seguito ad alcuni bombardamenti di cui Kiev e Mosca si sono accusate reciprocamente. Cherson è ancora occupata dalla truppe russe, nonostante un’offensiva ucraina in corso da alcune settimane. Nei bombardamenti è stata danneggiata anche la diga di Kakhovka, nella regione di Cherson.

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