n°43– 28/19/22. RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ESTERO

01 – LA SEN. LA MARCA (PD*: incontra il direttore generale Vignali (MAECI) – Rafforzamento dei servizi consolari al centro dell’incontro.
02 – LA XIX LEGISLATURA E GLI EQUILIBRI DEL NUOVO PARLAMENTO*.
03 – Federico Ferrone*: La disinformazione online travolge il ballottaggio brasiliano. Sui social network le persone affermano, erroneamente, che il candidato di sinistra alle presidenziali brasiliane sia deciso a chiudere le chiese se sarà eletto.
04 – Giuseppe Pizzonia*: nuovo governo al varco: tante promesse ma la coperta è corta. Da affrontare subito caro energia e scudo per famiglie e imprese, ma anche i temi fiscali, tra legge di bilancio e riforma del fisco, snodo decisivo previsto dal Pnrr.
05 – Lorenzo Consoli*: UE, stop alla dipendenza tecnologica dalla Cina. La presidente della Commissione, von der Leyen: evitare di ripetere su chip e materie prime gli errori commessi con la Russia sull’energia.
06 – Irene Doda*: Siamo in guerra: le nuove superpotenze si chiamano Google, Facebook, Amazon, Apple e sono sempre più pronte a prendere il posto dei vecchi stati
07 – Leonardo Bianchi*: I ‘Estrema destra, terrorismo bianco riguarda anche l’Italia.
08 – Massimo Sandal*: Scienza. Italiani alla ricerca di alieni. Un gruppo tutto italiano di astrobiologi s’interroga sulla possibile esistenza di altri esseri viventi nell’universo. I loro studi possono aiutarci anche a capire meglio i mutamenti del nostro pianeta.
09 – Notizie dal mondo*.

 

01 – La Sen. La Marca (Pd)*: INCONTRA IL DIRETTORE GENERALE VIGNALI (MAECI). RAFFORZAMENTO DEI SERVIZI CONSOLARI AL CENTRO DELL’INCONTRO “ANCHE SE IL PARLAMENTO NON HA ANCORA TROVATO IL SUO DEFINITIVO ASSETTO OPERATIVO, HO RITENUTO GIUSTO INIZIARE LA NUOVA LEGISLATURA PROMUOVENDO UN PRIMO INCONTRO CON IL DIRETTORE GENERALE PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO E LE POLITICHE MIGRATORIE DEL MAECI, LUIGI MARIA VIGNALI.
Al Direttore ho chiesto di avere un scambio di vedute sulle questioni che intendo affrontare prioritariamente nelle prossime settimane e che riguardano, in particolare, i servizi consolari, la Carta d’identità elettronica, lo Spid”, ha dichiarato la sen. La Marca.
“Per prima cosa, riprendendo il lavoro che mi ha visto impegnata nella precedente legislatura, al Direttore Vignali ho riproposto e chiesto aggiornamenti circa i punti salienti della mia Risoluzione in materia di servizi consolari, approvata in sede di Commissione esteri. L’atto impegnava il governo ad adottare misure urgenti per rispondere alla crescente difficoltà nel soddisfare la domanda di servizi dei cittadini residenti all’estero e delle imprese impegnate in percorsi di internazionalizzazione. L’efficienza dei servizi consolari, del resto, continua ad essere il tema di maggiore sensibilità per gli italiani all’estero, come confermato anche dal dialogo costante che ho intrattenuto con gli elettori durante la recente campagna elettorale”, ha ricordato la sen. La Marca.
Al direttore generale, la senatrice ha ribadito l’urgenza di continuare ad operare per reintegrare progressivamente la carenza di personale che si è determinata negli anni, ad accelerare i processi di digitalizzazione e di semplificazione.
“Superare il profondo disagio esistente nelle comunità italiane all’estero rispetto alla fruizione dei servizi consolari resta una priorità della mia attività parlamentare – ha sottolineato La Marca. È urgente rendere più fluido e diretto il rapporto tra cittadino italiano all’estero e amministrazione. In alcune realtà, la situazione rimane insostenibile. Serve, ad esempio, dotare i consolati di numeri telefonici dedicati all’utenza più anziana e di sistemi di prenotazione degli appuntamenti differenziati per tipologia di servizi. Bisogna continuare a potenziare la rete consolare onoraria al fine di sostenere le comunità presenti nei diversi territori”.
Nel corso dell’incontro, inoltre, la sen. La Marca ha rimarcato l’urgenza di risposte concrete relativamente a tre questioni specifiche affrontate nel corso della passata legislatura e che sembravano essere avviate ad una positiva soluzione: l’avvio della sperimentazione per il rilascio della Carta d’Identità Elettronica ai cittadini italiani residenti nei Paesi extra UE; l’autorizzazione ai Comuni ad emettere la carta di identità elettronica anche agli iscritti nei propri elenchi AIRE; l’effettiva fattibilità per i cittadini italiani AIRE di dotarsi dello SPID.
Infine, alla luce delle ultime elezioni politiche, la Sen. La Marca ha voluto richiamare l’attenzione del Direttore Vignali sul tema della completezza e della correttezza dell’elenco degli elettori, realizzato, tramite l’incrocio dei dati degli iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero con quelli degli schedari consolari, presupposto fondamentale del corretto esercizio del voto per corrispondenza. Nonostante alcuni progressi registrati per quanto riguarda l’allineamento delle banche dati, infatti, sembra persistere ancora un significativo margine di disallineamento.
“Occorre un impegno straordinario, non più rinviabile, di riordino dell’elenco degli elettori italiani all’estero, sostenuto dall’impiego di adeguate risorse finanziarie, umane e tecnologiche e da una nuova campagna informativa che solleciti la verifica o la correzione dei propri dati presso gli uffici consolari o le anagrafi comunali”, ha dichiarato la senatrice democratica a conclusione del proficuo scambio di vedute con il Direttore Vignali.
*(Sen. Francesca La Marca, Ph.D. – SENATO DELLA REPUBBLICA – Ripartizione Nord e Centro America – Electoral College of North and Central America – Ufficio/Office: Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 Roma, Italia Email – lamarca_f@camera.it )

 

02 – LA XIX LEGISLATURA E GLI EQUILIBRI DEL NUOVO PARLAMENTO*.
1. LA COMPOSIZIONE DELLE NUOVE AULE PARLAMENTARI
Per la prima volta dal 2008 il governo è espressione di una coalizione pre-elettorale che ha la maggioranza assoluta in entrambe le aule.
– 56% i seggi del centro-destra al senato. La tenuta della maggioranza sarà messa alla prova dai numeri ridotti del nuovo parlamento.
Il solo centro-destra resta comunque al di sotto di alcuni quorum “sensibili”.
La Lega, nonostante un risultato molto inferiore alle aspettative, ha numeri parlamentari che la rendono cruciale per gli equilibri della nuova maggioranza.
Dopo il giuramento e il passaggio di consegne avvenuto nel fine-settimana, il governo Meloni si appresta a chiedere da domani la fiducia di camera e senato, nelle nuove aule parlamentari uscite dalle elezioni del 25 settembre e insediate il 13 ottobre scorso.
Un passaggio considerato scontato, vista la maggioranza di cui gode l’esecutivo in entrambe le camere, ma comunque rilevante. Saranno infatti deputati e senatori a decidere non solo sulla fiducia iniziale, ma sulla navigazione dell’esecutivo e sul destino della XIX legislatura della storia repubblicana.
– UNA LEGISLATURA INDUBBIAMENTE DIVERSA DALLE PRECEDENTI, INEDITA PER NUMERO DI DEPUTATI (RIDOTTI A 400) E DI SENATORI (200, OLTRE QUELLI A VITA).
Ma differente anche nel corpo elettorale che l’ha espressa: per la prima volta il senato è stato eletto dai giovani con meno di 25 anni di età.
Che volto hanno le nuove camere rispetto a quelle precedenti? Lo approfondiamo, da oggi e nei prossimi giorni, con una serie di uscite sul tema: dalla rappresentanza di genere a quella giovanile, dal profilo degli eletti – in termini di esperienze politiche pregresse – ai precedenti in termini di assenteismo e tendenza ai cambi di gruppo.
Aspetti che abbiamo ricostruito anche nel confronto con le candidature presentate nelle elezioni politiche del 25 settembre.
– “GUIDA ALLE ELEZIONI 2022: TRA RINNOVAMENTO E CONSERVAZIONE”
Iniziamo con una panoramica delle nuove aule parlamentari nella XIX legislatura. La navigazione dell’esecutivo appena nato dipenderà molto dalla loro composizione ed evoluzione nel tempo. A maggior ragione in un parlamento con numeri ridotti, il cambio di gruppo di pochi parlamentari può cambiare completamente gli equilibri.
Anche in termini politici, la nuova legislatura si distingue da quelle immediatamente precedenti. Per la prima volta dal 2008 infatti una delle coalizioni pre-elettorali ha conseguito la maggioranza assoluta in entrambe le camere.

– LA COMPOSIZIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
Nella nuova aula da 400 seggi, la soglia per la maggioranza assoluta è fissata a quota 201.
La coalizione tra Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati la supera con ampio margine, sfiorando i 240 seggi totali.

– Gli scranni della nuova camera dei deputati sono infatti così ripartiti:
118 a Fdi, 66 alla Lega, 44 a Forza Italia. Noi moderati, la “quarta gamba” del centro-destra, non aveva i numeri per formare un gruppo autonomo, ma ha costituito una componente del misto insieme al Maie (Movimento associativo italiani all’estero), con 9 deputati.

– All’opposizione, sono 69 gli iscritti al gruppo Pd, 52 al M5s, 21 ad Azione-Iv. Vi sono poi altre componenti del misto. Tra queste, i 12 deputati dell’alleanza Verdi-Sinistra italiana (Avs) e i 3 di +Europa. Sempre nel gruppo misto, figurano 3 deputati delle minoranze linguistiche e altri 3 non iscritti ad alcuna componente.

– ALLA CAMERA LA MAGGIORANZA DI CENTRO-DESTRA HA IL 59% DEI SEGGI
Sono stati considerati nel calcolo della maggioranza di centro-destra i gruppi di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e la componente del misto “Noi moderati-Maie”.
Alla camera dopo la riduzione del numero dei parlamentari i regolamenti non sono stati adeguati.
Pertanto, il numero di deputati per formare un gruppo resta 20 da regolamento vigente, salvo deroghe. Quindi di fatto servono almeno il 5% dei deputati per formare un gruppo (20 su 400), rispetto a circa il 3% precedente (20 su 630).
Gruppi e componenti di maggioranza hanno quindi 237 seggi su 400, pari al 59,3% dell’aula al completo. Tale maggioranza assoluta garantisce al centro-destra i numeri per l’insediamento di un governo coerente con la coalizione presentata alle elezioni.

– PER LA PRIMA VOLTA DAL 2008, UNO SCHIERAMENTO PRE-ELETTORALE HA LA MAGGIORANZA IN ENTRAMBE LE AULE PARLAMENTARI.
Una differenza sostanziale con quanto accaduto nel 2018, quando nessuna coalizione presentatasi alle politiche di quell’anno aveva raggiunto il 50%+1 dei seggi. Ma anche con la legislatura iniziata nel 2013. Allora la coalizione di centro-sinistra guidata da Pier Luigi Bersani aveva ottenuto la maggioranza solo alla camera, attraverso il premio di maggioranza nazionale previsto dalla legge Calderoli. Ma non al senato, dove per la stessa legge i premi erano regionali, e quindi non garantiti necessariamente alla coalizione con più voti a livello nazionale.
La novità sostanziale di questa tornata elettorale è che, per la prima volta dal 2008, la coalizione arrivata prima è maggioranza assoluta in entrambe le aule.

– LA COMPOSIZIONE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA
I gruppi di centro-destra, con 116 senatori su 206, hanno infatti la maggioranza anche nell’altro ramo del parlamento. I 116 seggi del nuovo senato della repubblica sono così ripartiti dal lato della maggioranza: 63 a Fratelli d’Italia, 29 alla Lega, 18 a Forza Italia, 6 al gruppo “Civici d’Italia – Noi moderati – Maie”.
A differenza della camera dei deputati, al senato Noi moderati, quarta gamba del centro-destra, ha formato un gruppo autonomo. Ciò grazie all’apporto di un senatore eletto con il Maie e soprattutto di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia. Tra questi Giorgio Salvitti, vicepresidente del nuovo gruppo “Civici d’Italia – Noi moderati – Maie” e dirigente nazionale del partito guidato da Giorgia Meloni.
Le altre forze in parlamento sono Pd (38 seggi), M5s (28), Azione-Iv (9), il gruppo misto e quello per le autonomie. Il misto è composto da 7 membri: 3 sono senatori a vita (Mario Monti, Renzo Piano e Liliana Segre) e 4 sono eletti con il centro-sinistra, in particolare per l’alleanza Verdi-Sinistra italiana.

– AL SENATO LA MAGGIORANZA DI CENTRO-DESTRA HA IL 56% DEI SEGGI
AL SENATO, DOPO L’ULTIMA RIFORMA REGOLAMENTARE, IL NUMERO MINIMO DI SENATORI PER FORMARE UN GRUPPO È DI 6 SENATORI (ERANO 10 NEL FORMATO DELL’AULA A 315 MEMBRI PIÙ I SENATORI A VITA)
– Sono 7 anche i seggi del gruppo per le autonomie, composto da forze politiche locali (Svp-Patt, Campobase e Sud chiama nord) e da 2 senatori a vita: Elena Cattaneo e l’ex presidente della repubblica Giorgio Napolitano. L’ultimo dei 6 senatori a vita, Carlo Rubbia, non ha aderito ad alcun gruppo.
La maggioranza di centro-destra nell’aula è quindi del 56%. Una quota più che sufficiente per l’insediamento dell’esecutivo. Ma che andrà verificata nella prosecuzione della legislatura, soprattutto per la tenuta della maggioranza nella quotidianità dei voti d’aula.

– EQUILIBRI DA VERIFICARE NEL CORSO DELLA LEGISLATURA
La riduzione dei parlamentari, specie al senato, pone infatti un forte limite alla funzionalità dell’aula, come segnalato in approfondimenti precedenti. A fronte di una maggioranza che in termini assoluti supera di 12 senatori il 50%+1 dei componenti, il rischio di “andare sotto” appare più concreto per una serie di motivi.
Oltre al ruolo del presidente del senato, che per prassi (come l’omologo della camera) non vota, la presenza di 9 senatori nell’esecutivo riduce il margine effettivo della maggioranza in termini assoluti. Il vantaggio potrebbe assottigliarsi ulteriormente con le future nomine dei sottosegretari, se diversi di questi saranno senatori. Come rilevato in passato, infatti, ministri e sottosegretari non sono molto presenti nei lavori delle aule, essendo impegnati nell’attività quotidiana dell’esecutivo.
Nell’immediato, il gap con i seggi delle minoranze può rendere più tranquilla la navigazione dell’esecutivo. Pd, M5s, Azione-Iv, Avs e autonomie – oltre a non esprimere un’opposizione unitaria – valgono insieme 86 seggi al senato. In ogni caso, per la nuova maggioranza sarà cruciale assicurarsi che numeri sulla carta solidi si traducano in presenze effettive nelle aule parlamentari.

– LA NUOVA MAGGIORANZA E I QUORUM “SENSIBILI”
Un tema ricorrente della campagna elettorale è stata la possibilità che la coalizione di centro-destra raggiungesse una maggioranza tale da superare anche i quorum rafforzati previsti a garanzia degli equilibri costituzionali.
Parliamo in particolare delle riforme della costituzione senza necessità di approvazione popolare tramite referendum e dell’elezione di giudici costituzionali e membri del Csm. Il centro-destra uscito dalle urne però risulta al di sotto dei quorum previsti.
Per le modifiche alla carta fondamentale, è la stessa costituzione a prescrivere una soglia dei 2/3 in ciascuno dei voti finali di camera e senato. Sotto questa quota, l’approvazione a maggioranza assoluta può non bastare: un quinto dei membri di una camera, 500mila elettori o 5 consigli regionali possono chiedere entro 3 mesi un voto popolare sulla riforma.
Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione (…) Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

– COSTITUZIONE ITALIANA, ART. 138
2 su 3 i deputati e senatori che devono approvare una riforma costituzionale affinché questa possa evitare il referendum popolare.
Con 353 seggi su 606 totali (351 se si escludono i presidenti delle camere), al centro-destra mancano circa 50 parlamentari per la soglia dei 2/3. E – sebbene più vicino – risulta comunque al di sotto anche di quelle per eleggere i giudici costituzionali e i membri del Csm spettanti al parlamento in seduta comune.
– Nel parlamento in seduta comune la maggioranza di centro-destra ha il 58% dei seggi.
A camere riunite, il centro-destra esprime infatti il 58% dei parlamentari. Da soli, non bastano per eleggere i giudici della corte costituzionale scelti dal parlamento. La legge costituzionale (2/1967, art. 3) prevede infatti la maggioranza dei 2/3 dei componenti (nei primi 2 voti) e dei tre quinti a partire dal terzo scrutinio.
E non sono sufficienti per l’elezione del Csm, per cui la legge prevede i tre quinti dei componenti nei primi 2 voti e i tre quinti dei votanti dal terzo scrutinio.
La elezione dei componenti del Consiglio superiore da parte del Parlamento in seduta comune delle due Camere avviene a scrutinio segreto e con la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea. (…) Per gli scrutini successivi al secondo è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

– LEGGE 195/1958, ART. 22
Con l’attuale distribuzione per gruppi, e in caso di presenze compatte delle minoranze in aula, sarebbe quindi necessaria una qualche forma di accordo tra la maggioranza e almeno una parte dell’opposizione per queste scelte di garanzia.
– un confronto tra voti ricevuti e seggi nelle aule
Da notare come rispetto ai risultati elettorali delle singole liste, i gruppi di maggioranza appaiano premiati in termini di consistenza parlamentare.
Un effetto della parte maggioritaria del sistema elettorale, ma anche della riduzione nel numero di parlamentari, che innalza di fatto la soglia implicita per accedere in parlamento
In questo senso è interessante osservare come la divisione dei collegi uninominali tra partiti alleati, frutto di accordi precedenti il voto, abbia inciso nettamente sulla composizione finale di camera e senato.

– ELEZIONI 2022: VOTI E SEGGI DELLE FORZE ENTRATE IN PARLAMENTO
Confronto tra peso parlamentare e consenso ricevuto nelle elezioni politiche del 2022
Da notare che la corrispondenza tra partito di elezione e gruppi di camera e senato non è perfetta. Rispetto alla classificazione per gruppi e componenti parlamentari, nel calcolo degli eletti esposto in tabella sono state fatte le eccezioni esplicitate in descrizione.
– Nel centro-sinistra, ad esempio, le liste alleate del Pd che non hanno raggiunto lo sbarramento del 3% previsto nella parte proporzionale, eleggono alcuni parlamentari nei collegi uninominali. Nello specifico 2 deputati di +Europa (Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi), che insieme a Luca Pastorino – eletto come indipendente nel centro-sinistra – hanno formato una componente nel misto. E uno dei promotori di Impegno civico (Bruno Tabacci, che ha aderito al gruppo Pd della camera). Lo stesso vale per Noi moderati nel centro-destra, che ha 10 parlamentari eletti nell’uninominale
Si tratta del risultato di accordi pre-elettorali tra le forze politiche incentivati dalla legge elettorale. Le forze maggiori della coalizione beneficiano – nella parte proporzionale – dei voti delle liste che, pur non raggiungendo il 3% dei voti, abbiano ottenuto almeno l’1%. In forza di questa previsione, i piccoli partiti possono negoziare candidature nei collegi uninominali considerati più sicuri.

– 1% LA QUOTA MINIMA DA RAGGIUNGERE AFFINCHÉ I VOTI DELLA LISTA VENGANO COMUNQUE CONTEGGIATI NELLA COALIZIONE, ANDANDO AI PARTITI CHE SUPERANO LO SBARRAMENTO.
In alcuni casi, una lista minore può conseguire seggi uninominali in forza di un accordo pre-elettorale, pur non avendo contribuito al risultato della coalizione nella parte proporzionale. È il caso di Impegno civico e Noi moderati, rimaste di poco sotto la soglia dell’1%.

– L’IMPATTO DEI COLLEGI UNINOMINALI NEGLI EQUILIBRI DI MAGGIORANZA
L’effetto dei patti pre-elettorali è ancora più visibile negli equilibri interni al centro-destra. L’accordo di ripartizione dei collegi uninominali – pubblicato da Ansa a fine luglio – era basato sui sondaggi precedenti le elezioni, che attribuivano alla Lega circa il doppio dei consensi successivamente ricevuti. Uno squilibrio che ha pesato sui seggi del terzo partito della coalizione, Forza Italia.

– PER QUESTO MOTIVO LA LEGA, CON CIRCA IL 9% DEI VOTI, HA UN PESO DEL 15,7% NEL NUOVO PARLAMENTO. PIÙ DI FORZA ITALIA, CHE CON UN CONSENSO SIMILE OTTIENE CIRCA IL 10% DEI SEGGI E DEL M5S (15,4% DEI VOTI E 13,2% DEI SEGGI). GARANTENDOSI UNA FORZA PARLAMENTARE NON DISTANTE DA QUELLA DEL PD (17,7%), CHE NELLE URNE HA RICEVUTO IL 19% DEI VOTI.
Ciò significa che nelle aule di nuova elezione, come rivendicato nella prima dichiarazione dopo il voto dal segretario Matteo Salvini, la Lega può contare su quasi 100 parlamentari. A dispetto di un risultato elettorale considerato non esaltante dagli stessi esponenti leghisti, si tratta di una forza sulla carta in grado di orientare gli equilibri dell’intera legislatura.

– Chi:
Azione, Federazione dei verdi, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Giorgio Napolitano, giovani, Governo, governo Meloni, gruppi parlamentari, Gruppo Misto, Italia Viva, Lega, Liliana Segre, Mario Monti, Movimento 5 Stelle, Noi moderati, Partito Democratico, Sinistra italiana.
*(FONTE: Open polis)

 

03 – Federico Ferrone*: LA DISINFORMAZIONE ONLINE TRAVOLGE IL BALLOTTAGGIO BRASILIANO. SUI SOCIAL NETWORK LE PERSONE AFFERMANO, ERRONEAMENTE, CHE IL CANDIDATO DI SINISTRA ALLE PRESIDENZIALI BRASILIANE SIA DECISO A CHIUDERE LE CHIESE SE SARÀ ELETTO.
Circolano bugie secondo le quali Luiz Inácio Lula da Silva voglia permettere agli uomini di usare i bagni delle scuole pubbliche accanto alle bambine. E si sostiene, senza fondamento, che il presidente di destra Jair Bolsonaro abbia rilasciato dichiarazioni in cui confessa cannibalismo e pedofilia.
Voci infondate, create con obiettivi politici, si stanno diffondendo sui social network della più grande democrazia dell’America Latina, facendo vacillare la politica brasiliana come accaduto per quella statunitense. L’ondata di notizie false e incontrollate ha contribuito a spingere un tribunale a varare quelle che alcuni esperti definiscono le più severe limitazioni alla libertà di parola mai imposte nella giovane democrazia del paese.
In tutto il mondo i social network pongono questo genere di rompicapo. Soprattutto nei paesi dove tecnologia e libertà di parola finiscono per entrare in conflitto. Il Brasile ha adottato un approccio particolarmente pesante. “Quello che sta accadendo in Brasile, su Facebook, YouTube e altre piattaforme è terribilmente simile a quanto accaduto negli Stati Uniti nel periodo delle elezioni del 2020”, spiega Vicky Wyatt, responsabile di campagna dell’ong SumOfUs, con sede negli Stati Uniti. “Un singolo post magari non ha una portata così ampia, ma cumulativamente, con il passare del tempo, questo stillicidio ha conseguenze negative”.
Generalmente i canali conservatori producono più contenuti, e anche più contenuti falsi e problematici. Secondo un calcolo dell’istituto Igarape, negli otto giorni precedenti e successivi al primo turno delle elezioni presidenziali del 2 ottobre, i canali YouTube di estrema destra hanno attirato 99 milioni di visualizzazioni, mentre quelli di sinistra 28 milioni.
Gli analisti politici e l’opposizione hanno espresso il timore che l’esercito digitale di Bolsonaro possa aiutarlo a contestare i risultati in caso di sconfitta, diffondendo accuse infondate di brogli.
Il tribunale elettorale, la massima autorità in materia, ha annunciato il 20 ottobre il divieto di contenuti “falsi o gravemente decontestualizzati” che “compromettono l’integrità del processo elettorale”. La corte può intervenire senza la richiesta di un pubblico ministero o la presentazione di una denuncia.
Nei giorni precedenti e successivi al secondo turno delle elezioni presidenziali del 30 ottobre, le aziende di social network come YouTube e Meta – proprietaria di Facebook e Instagram – avranno solo un’ora di tempo, molto meno che in passato, per rimuovere i contenuti problematici. Nessuna azienda ha commentato la decisione. Le piattaforme che non si adegueranno rischiano multe fino a 150mila reais (28mila) all’ora e potranno essere bloccate sui server brasiliani fino a un massimo di 24 ore. Inoltre, è stata vietata la pubblicità elettorale a pagamento online nei due giorni prima e il giorno dopo le elezioni. Il presidente del tribunale elettorale, il giudice della corte suprema brasiliana Alexandre de Moraes, ha dichiarato che “l’aggressività di queste informazioni e dei discorsi d’odio” merita un simile intervento.
Per alcuni le misure sono giustificate dalle dimensioni della guerra sporca in corso online
Il procuratore generale Augusto Aras, nominato da Bolsonaro e considerato da molti un alleato del governo, ha presentato una mozione alla corte suprema per bloccare queste misure, a suo dire incostituzionali. Secondo Aras si tratta di “censura preventiva”, che violerebbe la libertà di espressione e il diritto di informare ed essere informati sancito dalla costituzione brasiliana. Luis Claudio Araujo, professore di diritto all’università Ibmec, spiega che l’impostazione della costituzione brasiliana a proposito della libertà di espressione è simile a quella statunitense. E la corte suprema si è schierata con il tribunale elettorale nell’udienza del 25 ottobre.
Le nuove misure hanno fatto infuriare tanti sostenitori di Bolsonaro. Per altri sono giustificate dalle dimensioni della guerra sporca attualmente in corso online. La disinformazione è diventata più radicale – e organizzata – dai tempi della campagna presidenziale del 2018, quando i gruppi di estrema destra sono stati accusati di diffonderla a sostegno del presidente uscente.
“Nel 2018 era una specie di parco giochi. C’era un atteggiamento quasi più onesto, nel senso che appoggiavano ideologicamente ciò che stava accadendo e creavano dei canali per partecipare alla conversazione”, dice Guilherme Felitti, fondatore dello studio di analisi dati Novelo Data, che monitora più di cinquecento canali YouTube conservatori.
Alcuni di questi hanno poi trasformato il loro attivismo online in un’attività commerciale, potendo contare su entrate pubblicitarie e sulle donazioni del loro crescente pubblico. Alcuni di loro si sono candidati alle elezioni di quest’anno.
Uno di loro è Enzo Leonardo Suzin, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Enzuh, che ha lanciato i suoi canali nel 2015. Quando Bolsonaro ha aperto la campagna elettorale, Suzin ha usato il suo canale YouTube e ha creato diversi gruppi WhatsApp – tra cui uno che ha ribattezzato “fabbrica dei meme” – per prendere di mira quelli che secondo lui sono i rivali di Bolsonaro: sindaci, governatori e perfino de Moraes, il presidente del tribunale elettorale.
Suzin è stato riconosciuto colpevole di diffamazione e calunnia e ha ricevuto una multa di poco meno di cinquantamila reais (diecimila dollari) in cinque diverse cause. È anche oggetto di un’indagine della corte suprema sulla diffusione di notizie false online, in cui sono coinvolti Bolsonaro e alcuni suoi alleati politici.
A ogni processo Suzin ha guadagnato qualche follower in più. “Ho pensato a YouTube come a un gioco”, ha dichiarato all’agenzia di stampa Associated Press. “Era il mio piano fin dall’inizio: agire da provocatore, imprecare contro i mafiosi corrotti, poi questi mi denunciavano e io di conseguenza crescevo”. I suoi account Facebook e Twitter sono stati bloccati, ma non il suo canale YouTube, dove continua a postare ogni giorno. Questo mese è stato sconfitto alle elezioni con cui sperava di diventare deputato dello stato di São Paulo.
*( Fonte: Al Jazeera, Qatar, Traduzione di Federico Ferrone)

 

04 – Giuseppe Pizzonia*: NUOVO GOVERNO AL VARCO: TANTE PROMESSE MA LA COPERTA È CORTA. DA AFFRONTARE SUBITO CARO ENERGIA E SCUDO PER FAMIGLIE E IMPRESE, MA ANCHE I TEMI FISCALI, TRA LEGGE DI BILANCIO E RIFORMA DEL FISCO, SNODO DECISIVO PREVISTO DAL PNRR.

Il nuovo governo ha appena ottenuto la fiducia in Parlamento, sulla base di un programma articolato, ambizioso, e allo stesso tempo fondato su una buona dose di realismo. Superato questo passaggio costituzionale, ci si chiede quali saranno i primi provvedimenti sul fronte economico e fiscale, soprattutto per le Pmi e le professioni, che molto si attendono da questa maggioranza.
Certo, la maggiore attenzione sarà rivolta ai temi del caro energia e più in generale degli aiuti a famiglie e al mondo produttivo. Ma non possono essere dimenticati i temi fiscali, già a partire dalla legge di bilancio 2023, da predisporre senza indugio.
La passata legislatura ha lasciato in eredità un progetto di legge delega per la riforma fiscale, passaggio necessario in quanto previsto dal Pnrr. Tra le varie misure, la revisione delle aliquote Irpef, la neutralità nel trattamento delle varie tipologie di redditi dall’impiego di capitali, la revisione delle detrazioni e deduzioni, la semplificazione degli adempimenti dichiarativi e di versamento, la revisione del reddito d’impresa per uniformarne la tassazione indipendentemente dalla forma giuridica od organizzativa prescelta, il superamento dell’Irap, l’eliminazione dei micro-tributi (che rendono poco, ma pesano molto per oneri e adempimenti). Tutte misure importanti, che ragionevolmente potrebbero essere riproposte, almeno in parte.
Altre possibili suggestioni per i provvedimenti in gestazione potrebbero venire dal programma elettorale della coalizione vincitrice. Come si ricorderà, infatti, la coalizione di centrodestra ha condiviso e pubblicato uno schematico programma comune articolato in quindici punti. Ed è proprio nel programma di coalizione che si afferma importante un principio di pari dignità tra pubblica amministrazione e cittadino, che certo può essere declinato anche in campo fiscale.
Più nel dettaglio, sono tre i provvedimenti che hanno destato maggiore interesse e rappresentano la cifra caratteristica del programma elettorale dei vincitori:
– l’estensione della flat tax, in termini quantitativi (fino a 100 mila euro) e soggettivi (anche per le famiglie), ma con declinazioni diverse tra i vari partiti;
– una agevolazione per l’occupazione (più assumi, meno paghi).
A queste proposte, non prive di criticità, sul piano del gettito:
– le sanatorie fiscali degli ultimi anni hanno avuto esiti inferiori alle aspettative e delle coperture
– la flat tax estesa può costare tanto, forse troppo per le disponibilità attuali,
– se ne aggiungono altre formulate dai singoli partiti della maggioranza:
dal quoziente familiare alla detassazione degli straordinari, al concordato preventivo, proposti da FdI;
– dall’abolizione dell’imposta sulle successioni e donazioni, proposta da FI, all’abbattimento dell’Iva sui beni di prima necessità, proposta dalla Lega.
Aleggia poi un’ipotesi di emersione del contante non dichiarato. Una misura dagli esiti incerti, e dai molti rischi, perché connessa al tema del riciclaggio. Se questo non viene coperto dalla sanatoria, la misura è poco appetibile, perché l’adesione potrebbe essere considerata come una autodenuncia; se invece viene coperto, può trasformarsi in un regalo alle mafie.
Da meditare bene.
Tutti infine promettono, giustamente, la riduzione della pressione fiscale per famiglie, imprese e lavoratori autonomi, ma non spiegano come.
*(Fonte: Il settimanale. Giuseppe Pizzonia, Docente di diritto tributario.)

 

05 – Lorenzo Consoli*: UE, STOP ALLA DIPENDENZA TECNOLOGICA DALLA CINA. LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE, VON DER LEYEN: EVITARE DI RIPETERE SU CHIP E MATERIE PRIME GLI ERRORI COMMESSI CON LA RUSSIA SULL’ENERGIA.

Al Consiglio europeo di Bruxelles del 20 e 21 ottobre hanno avuto risalto le conclusioni sulle risposte da dare alla crisi dei prezzi dell’energia, ma c’era un altro punto importante in agenda, appena accennato in una riga del testo finale. Il punto, che ha richiesto oltre tre ore di discussioni tra i leader, a porte chiuse e cellulari spenti, è quello delle relazioni dell’Ue con la Cina, che hanno subito un notevole deterioramento negli ultimi anni e che ormai si configurano più come un rischio strategico che non come opportunità di sviluppo commerciale ed economico.
Il rischio, paventato da diversi leader a cominciare dal premier italiano uscente Mario Draghi e dal presidente francese Emmanuel Macron, è quello di riprodurre con la Cina gli stessi errori fatti con la Russia. Mentre la Ue sta cercando con difficoltà, dopo l’invasione dell’Ucraina, di sbarazzarsi al più presto della dipendenza dall’energia russa, è allarmante la sua dipendenza per materie prime e tecnologie da una potenza economica ben più importante, che non solo non condivide i valori europei, ma si pone come punto di riferimento globale alternativo a quei valori.
Non è ancora arrivato il momento di un vero e proprio cambio di paradigma, vale ancora il “concetto strategico” stabilito dall’Ue nel marzo 2019, che vede la Cina allo stesso tempo come un partner per la cooperazione e i negoziati nelle grandi sfide globali (cambiamento climatico, salute, sicurezza alimentare, crisi umanitarie), un competitor economico e commerciale, ma anche un rivale sistemico. Si percepisce chiaramente, tuttavia, uno spostamento dell’accento sempre più verso la rivalità sistemica, come conferma un “non paper” distribuito agli Stati membri dall’Eeas, il servizio diplomatico Ue, alla vigilia del vertice di Bruxelles.
I leader dell’Ue, con la notevole eccezione del cancelliere tedesco Olaf Scholz, hanno realizzato che non si può più tenere la geopolitica fuori dalle relazioni commerciali. Il deterioramento delle relazioni con il gigante asiatico è iniziato subito dopo la firma, che doveva essere storica, dell’Accordo generale sugli investimenti firmato da Ue e Cina nel dicembre 2020, sotto la spinta della Germania al termine della sua presidenza di turno semestrale del Consiglio Ue.
Quell’accordo è oggi congelato, con le ratifiche bloccate a causa degli sviluppi successivi: la rappresaglia economica contro la Lituania per aver intensificato i rapporti diplomatici con Taiwan, la repressione brutale all’interno della Cina, in particolare a Shanghai, le sanzioni di Pechino contro eurodeputati ed entità europee che avevano denunciato le detenzioni arbitrarie e gli abusi subiti dalla minoranza uigura nello Xinjiang, e poi la proclamata “amicizia illimitata” con Mosca, subito tradotta nel sostegno alla Russia per l’invasione dell’Ucraina.
IL CANCELLIERE SCHOLZ, che visiterà la Cina prossimamente con una folta delegazione di rappresentanti dell’industria tedesca (si veda il servizio nella pagina successiva), va controcorrente. Non ha esitato a scontrarsi con sette ministri del suo governo che volevano bloccare la vendita di un terminal del porto di Amburgo (città di cui è stato sindaco) alla cinese Cosco.
LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE URSULA VON DER LEYEN ha rilevato alla fine della discussione al vertice Ue che «la Cina sta continuando la sua missione per stabilire il suo dominio nell’Asia orientale e la sua influenza a livello globale».
«Abbiamo imparato la lezione sull’eccessiva dipendenza dai combustibili fossili dalla Russia e su quanto sia difficile, ma necessario, sbarazzarsi di questa dipendenza. Nel caso della Cina, il rischio è quello della dipendenza dalle tecnologie e dalle materie prime.
Pertanto, le priorità qui sono rafforzare le nostre capacità e, naturalmente, anche diversificare gli approvvigionamenti verso fornitori affidabili e fidati» ha detto ancora la presidente della Commissione.
In questo contesto, von der Leyen ha menzionato le principali iniziative della Commissione. Innanzi tutto, il “Chips Act” sui semiconduttori e l’annunciato “Critical Raw Materials Act”. «Sono la risposta strategica alle nostre dipendenze, ma – ha osservato la presidente della Commissione – lo sono anche gli accordi di libero scambio e le partnership sulle materie prime a cui stiamo lavorando con altri Paesi, in altre parole con partner affidabili».
Poi c’è lo ‘screening’ degli investimenti diretti esteri, già in funzione dal 2020, e in primavera entreranno in vigore altre due misure: lo “Strumento per gli appalti internazionali” e il “Regolamento sui sussidi esteri”, che secondo von der Leyen forniranno «una nuova base da utilizzare per avvicinarci alla Cina». Infine c’è lo “Strumento anti coercizione”, proposto l’8 dicembre 2021 ma non ancora entrato in vigore.
*(Fonte : Lorenzo Consoli, Journalist covering EU Affairs, former president of the Brussels International Press Association)

 

06 – Irene Doda*: SIAMO IN GUERRA: LE NUOVE SUPERPOTENZE SI CHIAMANO GOOGLE, FACEBOOK, AMAZON, APPLE E SONO SEMPRE PIÙ PRONTE A PRENDERE IL POSTO DEI VECCHI STATI.
Truth, il social network fondato da Donald Trump, è da poco stato ammesso su Google Play. Era stato escluso temporaneamente dal Marketplace perché non aveva regole efficaci per contrastare i discorsi discriminatori o potenzialmente violenti. Truth è descritto come “un’alternativa a Big Tech che incoraggia una conversazione globale aperta, libera e onesta senza discriminare sulla base dell’ideologia politica”. Il suo creatore, Donald Trump, è bannato in modo permanente su Twitter da quasi due anni. L’altra vicenda che ha fatto discutere nelle settimane recenti è l’intenzione di Ye, meglio conosciuto come Kanye West, di acquistare Parler, il social che si definisce “l’app globale per la libertà di espressione.” Alcuni giorni prima, Kanye West era stato bandito sia da Twitter che da Instagram per via di un commento antisemita.
Il tema della libertà di espressione sulle piattaforme social è certamente complesso, e il confine tra ciò che costituisce difesa della sicurezza e della dignità di tutti gli utenti (specialmente di quelli appartenenti a categorie marginalizzate) e ciò che invece si configura come una censura non è sempre facile da individuare.
C’è una specifica parte politica – quella afferente alla destra repubblicana statunitense e alla cosiddetta alt-right – che supporta, da sempre, l’idea di piattaforme non moderate. Quest’area, rappresentata da personaggi molto in vita come Trump o West, sta guardando con crescente interesse ai “social media alternativi”. Truth e Parler ne sono due esempi lampanti, ma ne esistono altri, come Gettr o Rumble. La necessità di Trump e di Ye di non utilizzare i social media mainstream non è però radicata in una critica al modello di informazione che Big Tech propone né in considerazioni sulla gestione privata dello spazio digitale. Si tratta di una necessità dettata essenzialmente da ragioni personali o interessi politici particolari: un certo tipo di narrazioni, che spesso sfociano in discorsi d’odio, non trovano spazio sui social media più comuni, che implementano (anche se in modo spesso incoerente, poco trasparente e poco efficace) una serie di politiche di moderazione dei contenuti.
“Nessuno di questi uomini ha manifestato il desiderio di creare qualcosa di nuovo, quanto piuttosto di riportare indietro le lancette dell’orologio a un Far West digitale concepito in modo superficiale, dove i potenti possono infliggere danni senza subire conseguenze” ha commentato Charlie Warzel su The Atlantic. La totale identificazione della moderazione dei contenuti con la censura è un’idea condivisa anche da Elon Musk, che, agli albori della saga dell’acquisto di Twitter si era definito “un assolutista della libertà di espressione”.
Il Pew Research Center ha da poco pubblicato uno studio sui cosiddetti “social media alternativi”. Dall’analisi, condotta su quattro piattaforme (Palrer, Rumble, Truth e Telegram) è emerso che gli utenti considerano le informazioni reperibili su di esse “più accurate” e le discussioni più distese e amichevoli. Lo studio evidenzia un altro aspetto importante: gli account più in vista, “tendono a enfatizzare le identità di destra e i valori religiosi e patriottici.” La crescita della popolarità dei social a trazione conservatrice è un sintomo di un dibattito politico sempre più polarizzato, una tendenza che di certo non riguarda solo gli Stati Uniti.
Se è vero che le politiche di moderazione delle piattaforme più tradizionali lasciano molto a desiderare in fatto di efficacia e di trasparenza, è altrettanto vero che non sarà una crociata guidata dai miliardari conservatori a cambiare in modo significativo lo status quo.
*(Fonte: Wired. a cura di: Irene Doda, lavora come scrittrice e giornalista freelance. Si occupa di lavoro, tecnologia e questioni di genere; spesso di tutte e tre queste cose insieme.)

 

07 – Leonardo Bianchi*: ESTREMA DESTRA, TERRORISMO BIANCO RIGUARDA ANCHE L’ITALIA. LA PORTA DELLA SEDE DEL PARTITO DEMOCRATICO DI MACERATA DOVE HA SPARATO LUCA TRAINI, FEBBRAIO 2018. L’UOMO ARRESTATO IN PUGLIA E ACCUSATO DI PREPARARE UN ATTENTATO “A DIFESA DELLA RAZZA BIANCA” NON È UN CASO ISOLATO. FA PARTE UN FENOMENO GLOBALIZZATO FATTO DI INDIVIDUI CHE CONDIVIDONO ONLINE GLI STESSI RIFERIMENTI CULTURALI E IDEOLOGICI
La mattina del 27 ottobre 2022 a Sammichele di Bari la polizia ha arrestato Luigi Pennelli, 23 anni, con accuse molto pesanti: arruolamento con finalità di terrorismo e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale.
Nell’ordinanza di custodia cautelare, la giudice per le indagini preliminari Paola De Santis ha scritto che l’uomo era pronto a commettere un attentato per compiere il “sacrificio estremo a difesa della razza bianca”.
Nella sua abitazione nel comune pugliese sono state trovate una carabina ad aria compressa, balestre, archi e mazze da baseball con simboli nazisti. Gli inquirenti sostengono che Pennelli era in procinto di comprare una stampante 3D per fabbricare una ghost gun, una pistola fantasma, cioè un’arma senza matricola e non tracciabile.
Sempre in base all’indagine, Pennelli sosteneva di essere il referente italiano di The base (La base) un gruppo semiclandestino neonazista fondato negli Stati Uniti nel 2018 da Rinaldo Nazzaro, 49 anni, ex analista del Dipartimento per la sicurezza interna statunitense che vive in Russia ed è attualmente ricercato dall’Fbi.
The Base, che è inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche di Canada e Regno Unito, aderisce al cosiddetto accelerazionismo di estrema destra. Si tratta di un’ideologia che punta al collasso della società moderna – corrotta da multiculturalismo, femminismo e politicamente corretto – attraverso una “guerra razziale” e la creazione di un etno-stato bianco èpurificato”.
Il movimento di Nazzaro non era però l’unica fonte d’ispirazione dell’uomo, che diffondeva sul suo canale Telegram il materiale propagandistico di The Base tradotto in italiano.
Sulla confezione della carabina aveva scritto con un pennarello i nomi di Anders Behring Breivik (l’attentatore norvegese di Oslo e Utøya), Luca Traini (il neofascista responsabile della tentata strage di Macerata) e Brenton Tarrant (lo stragista di Christchurch, in Nuova Zelanda). La pratica di scrivere i nomi dei propri idoli sulle armi è stata inaugurata proprio da Tarrant.
Sulla stessa confezione c’era anche scritto “remove Kebab”, traducibile come “elimina il kebab”. Non è un riferimento alla pietanza, ma un meme islamofobo dell’estrema destra americana – per “kebab” s’intendono i musulmani – ripreso da una canzone serba del 1993 che celebrava il genocida serbo-bosniaco Radovan Karadžić. La stessa canzone è stata usata da Tarrant come colonna sonora della diretta del suo attentato.
La giudice ha inoltre parlato di “allarmanti ricorrenze” con l’attentato di Buffalo del maggio scorso negli Stati Uniti, in cui l’estremista Payton Gendron, 18 anni, ha ucciso dieci persone, quasi tutte afroamericane, in un supermercato Tops.
Gendron, che si era radicalizzato online durante la pandemia di covid-19, aveva scritto i nomi di altri attentatori sulle proprie armi e prima di commettere la strage aveva pubblicato un manifesto che a sua volta plagiava quello scritto da Tarrant. Anche Pennelli, sempre secondo l’indagine, stava scrivendo un manifesto, intitolato Fiume di sangue: il culto della razza all’ombra del Kali Yuga.
Spesso gli attentatori che agiscono da soli, come Pennelli, sono erroneamente chiamati “lupi solitari”, cioè privi di legami con gruppi o movimenti. Ma Pennelli faceva parte di un circuito ideologico transnazionale che si alimenta mediante manifesti sanguinari e teorie del complotto razziste e antisemite: su tutte quella sulla presunta “sostituzione etnica” delle popolazioni “autoctone” (cioè bianche e cristiane) europee e statunitensi.
In questo senso, ha scritto il ricercatore Milo Comerford del centro studi britannico Institute for strategic dialogue, ci troviamo di fronte a un nuovo tipo di terrorismo di estrema destra, che si contraddistingue per la sua struttura “post-organizzativa” e orizzontale: non ci sono più leader e organizzazioni gerarchiche (com’è stato Ordine nuovo in Italia per esempio), ma tante piccole cellule e singoli individui che condividono un’ideologia, e frequentano gli stessi spazi online, tra cui Telegram e 4chan, il forum statunitense che ha dato origine alla cosiddetta alt-right.
È una forma di violenza politica che tocca anche l’Italia: il caso di Pennelli non è isolato.
Nel gennaio 2021 a Savona è stato arrestato Andrea Cavalleri, 22 anni, nell’ambito di un’operazione antiterrorismo. L’uomo faceva proselitismo online, idolatrava Breivik e Tarrant, s’ispirava a un altro movimento statunitense dell’estrema destra accelerazionista, la Atomwaffen Division, e in una conversazione intercettata aveva detto: “Io la strage la faccio davvero, ho le armi, farò Traini 2.0”
Nell’indagine che ha portato al suo arresto è stato coinvolto anche un ragazzo di 17 anni di Torino, che aveva pubblicato sul suo canale Telegram, Sole nero, un violentissimo manifesto di dodici pagine intitolato “Vento Bloccato: una chiamata alle armi”, in cui incitava i “camerati” ad “addestrarsi” per la “rivoluzione più devastante di tutti i tempi” perché “purtroppo si spargerà molto sangue.” Secondo il ragazzo, Cavalleri aveva contribuito alla stesura del documento “specie con riferimento al revisionismo storico antisemita” e con i consigli a compiere “azioni verso soggetti ebraici”.
Nel dicembre 2021 la procura di Roma ha chiesto e ottenuto l’arresto del fondatore dell’Unione forze identitarie, definita una “struttura sovversiva di ultima generazione, operativa sul web attraverso un’intensa opera di propaganda.” Anche in questo caso l’indottrinamento avveniva mediante “l’esaltazione delle azioni terroristiche,” tra cui ovviamente quella di Anders Behring Breivik e Luca Traini.
Ciò che emerge da questi casi, insomma, è la fusione tra il neofascismo italiano e il suprematismo bianco anglosassone
Un’inchiesta realizzata dai giornalisti Gabriele Cruciata e Arianna Poletti, confluita nel podcast Buco nero uscito per Storytel nel 2021, ha poi individuato un “covo virtuale” di neofascisti italiani ispirato – per così dire – alla Melevisione, un programma per bambini della Rai: ogni utente si firmava Lupo Lucio, mentre il moderatore (che si definiva un “prolifico nazifascista”) usava il nickname Melevisione.
In questo spazio virtuale c’erano tantissimi riferimenti ideologici, linguistici e simbolici all’estrema destra statunitense. In particolare, si citava molto il romanzo The Turner diaries (tradotto in Italia con il titolo La seconda guerra civile americana), pubblicato nel 1978 dall’ideologo nazista americano William Luther Pierce.
Il testo è considerato la bibbia del suprematismo bianco statunitense, nonché un vero e proprio manuale operativo per aspiranti terroristi. La seconda guerra civile americana ha infatti ispirato la creazione del gruppo terroristico The Order, che tra il 1983 e il 1984 ha commesso omicidi a sfondo razziale e rapine in vari stati del nordovest degli Stati Uniti, e soprattutto ha spinto Timothy McVeigh a commettere l’attentato a un edificio federale di Oklahoma City in cui hanno perso la vita 168 persone.
Nel luglio del 2021, infine, le forze dell’ordine hanno scoperto una piccola cellula neonazista chiamata Avanguardia rivoluzionaria, formata da quattro ragazzi di Milano, poi condannati nel febbraio del 2022 con pene fino a due anni di carcere.
Uno di loro aveva come nome in codice “Anders-Breivik”, mentre i principali riferimenti ideologici del gruppo – ancora una volta – provenivano dagli Stati Uniti. In particolare, i militanti apprezzavano molto gli scritti di James Mason, un ex membro dell’American nazi party, che nel 1992 ha pubblicato il libro Siege. La sua tesi centrale è che la società debba essere destabilizzata con atti di violenza casuali e imprevedibili, per poi ristabilire l’ordine con l’instaurazione di un regime nazionalsocialista.
Ciò che emerge da questi casi, insomma, è la fusione tra il neofascismo italiano e il suprematismo bianco anglosassone. In un’intervista all’Adnkronos, il capo della polizia di prevenzione Eugenio Spina ha parlato di “gruppi che stanno muovendo i primi passi [in Italia] e sono in uno stato embrionale”.
Il problema è che si tratta di un fenomeno difficile da intercettare e affrontare, che agisce a livello locale ma si coordina a livello internazionale. A differenza del passato, il nuovo terrorismo di estrema destra è pienamente globalizzato: può colpire ovunque e in qualsiasi momento.
Nessun paese può dunque dirsi immune. Neppure l’Italia, anche se si preferisce far finta che non sia così.
*(Fonte: Internazionale. Leonardo Bianchi, giornalista e blogger, è news editor di VICE Italia. Ha collaborato, tra gli altri, con Valigia Blu e Internazionale.)

 

08 – Massimo Sandal*: SCIENZA. ITALIANI ALLA RICERCA DI ALIENI. UN GRUPPO TUTTO ITALIANO DI ASTROBIOLOGI S’INTERROGA SULLA POSSIBILE ESISTENZA DI ALTRI ESSERI VIVENTI NELL’UNIVERSO. I LORO STUDI POSSONO AIUTARCI ANCHE A CAPIRE MEGLIO I MUTAMENTI DEL NOSTRO PIANETA.
Cercare vita nello spazio è un’impresa sul filo tra scienza e fantascienza. Sembra si possa fare sul serio solo oltre Atlantico: missioni spaziali della Nasa, osservatori astronomici in località esotiche come il Cile o l’Australia. Eppure anche in Italia c’è una vivace comunità scientifica che ha deciso di unire le forze per portare avanti le nostre conoscenze sulle possibilità di vita nell’universo.
Una frontiera della conoscenza che ha un’importanza profonda per comprendere l’origine della vita e la sua possibile diffusione nel cosmo. In altre parole per rispondere alla domanda “perché siamo qui”. Ma che ci serve anche per capire come può evolversi il nostro mondo in risposta ai cambiamenti ambientali dell’antropocene: studiare i climi e le biosfere di pianeti remoti potrebbe servirci, in futuro, a capire meglio come la Terra e il suo clima muteranno.

Il progetto Life in space è una collaborazione tutta italiana presentata sulla rivista accademica Astrobiology nel maggio del 2020, che “nasce dall’esigenza di raccogliere sotto un unico tetto le molteplici iniziative dei gruppi che si occupano di astrobiologia in Italia”, spiega Silvano Onofri, docente di botanica sistematica all’Università degli studi della Tuscia e coordinatore del progetto. Life in space coinvolge undici gruppi di ricerca – di cui sei guidati da donne, un buon segnale per la parità di genere nella ricerca – disseminati per università e istituti di tutto il paese.
Oltre all’Università della Tuscia, a Viterbo, partecipano la Scuola normale superiore di Pisa, l’Istituto nazionale di astrofisica, il Consiglio nazionale delle ricerche e le università Federico II di Napoli, Tor Vergata di Roma, quelle di Padova e di Perugia. Il progetto riceverà 3,5 milioni di euro, fondi stanziati principalmente dall’Agenzia spaziale italiana (Asi), che serviranno anche a finanziare almeno tre borse di dottorato, diciassette assegni di post dottorato e tre posizioni da ricercatore, oltre a numerose tesi di laurea.

PARTIRE DALLA TERRA
Anche per la vita extraterrestre si deve partire dalla Terra. Gli organismi che vivono in ambienti estremi sul nostro pianeta sono quanto di meglio abbiamo per capire se la vita possa esistere anche in condizioni relativamente lontane dalle nostre, come quelle di Marte o delle lune ghiacciate dei pianeti giganti Giove e Saturno.

Il gruppo di ricerca di Silvano Onofri nel 2005 ha scoperto il Cryomyces antarcticus. Un umile fungo microscopico che vive in uno degli ambienti più ostili conosciuti: all’interno delle rocce antartiche, poverissime di acqua e nutrienti e perennemente a temperature polari. Quanto di più vicino ci sia sulla Terra all’arido gelo marziano. Negli anni successivi alla sua scoperta C. antarcticus è stato sottoposto a condizioni estreme simili a quelle che si trovano nello spazio profondo o sulla superficie di altri pianeti, incluso il bombardamento dei raggi cosmici.

Il fungo antartico ha dimostrato di cavarsela e il gruppo di ricerca sta cercando di capire come sia possibile. Di più, sembra in grado non solo di sopravvivere in animazione sospesa, ma addirittura di crescere, anche se lentamente: “Abbiamo sottoposto C. antarticus alla camera di simulazione di ambiente marziano a Berlino. Condizioni in cui c’è una bassissima disponibilità di acqua liquida, per brevi periodi. Eppure, anche con questo minimo di acqua il fungo riesce a metabolizzare”, spiega Onofri. Questo non dimostra che esistano organismi marziani: ci dice però che, in linea di principio, possono esistere anche in condizioni che, finora, difficilmente ritenevamo adatte alla vita.

La via della biologia extraterrestre che passa da casa nostra la ritroviamo anche in un altro ambiente estremo. Marco Moracci dell’Università Federico II di Napoli studia creature che vivono a temperature di oltre 70 gradi nelle solfatare dei Campi Flegrei. In particolare si concentra sugli archea, microrganismi solo superficialmente simili ai batteri che rappresentano un possibile modello del progenitore comune di tutta la vita sulla Terra.

Le solfatare possono sembrarci inospitali, ma in realtà gli ambienti vulcanici sono fonti essenziali di energia e nutrimento per numerosi organismi. Energia che potrebbe essere ancora più importante su mondi più avari in quanto a nutrimento e luce solare, come le lune Europa ed Encelado, satelliti che sappiamo essere interamente avvolti da un enorme oceano salato coperto da chilometri di ghiaccio. Saremmo però in grado di riconoscere le tracce di questi esseri viventi?

“Uno degli aspetti più delicati è identificare i composti chimici che sono segnali di vita su un corpo celeste, in questo caso in un ambiente vulcanico”, spiega Moracci. “Gli archea dei Campi Flegrei rappresentano un modello per studiare questi segnali. È importante anche capire se ci sono variazioni stagionali e, quindi, quali sono i momenti ottimali per poter osservare gli organismi. Abbiamo dati molto interessanti su questo ultimo punto”.

La nebulosa Granchio, visibile nella costellazione del Toro, si trova a più di seimila anni luce dal sistema solare. È il residuo dell’esplosione di una supernova osservata per la prima volta nel 1054. – Osservatorio Europeo Australe (ESO)La nebulosa Granchio, visibile nella costellazione del Toro, si trova a più di seimila anni luce dal sistema solare. È il residuo dell’esplosione di una supernova osservata per la prima volta nel 1054. (Osservatorio Europeo Australe (ESO))
Lo sguardo di Life in space va anche oltre il sistema solare. Sappiamo che quasi tutte le stelle ospitano sistemi planetari e che pianeti di dimensioni paragonabili a quelle della Terra sono molto comuni. È estremamente difficile però trovare evidenze di vita attorno a mondi così remoti da essere osservati spesso solo indirettamente dai nostri strumenti.
Il gruppo di ricerca di Laura Silva dell’Istituto nazionale di astrofisica di Trieste, che collabora con progetti dell’Agenzia spaziale europea (Esa) ma anche della Nasa, studia tramite modelli al computer in quali condizioni un pianeta può avere un clima compatibile con la presenza di forme di vita. L’idea è di trovare candidati promettenti tra le migliaia di pianeti scoperti fuori dal sistema solare, per poi studiarne le atmosfere con strumenti quali il telescopio spaziale James Webb lanciato dalla Nasa il giorno di Natale del 2021.

La ricerca si concentra su una grande varietà di fattori, spiega Silva: composizione chimica, pressione, struttura dell’atmosfera, superficie di oceani e continenti, oltre al tipo di orbita e al tipo spettrale della stella, che possono dare origine a situazioni di abitabilità e osservabilità completamente diverse, e perfino l’ipotetica copertura della vegetazione. “Per non parlare delle nubi, una delle grandi incertezze anche nei modelli dedicati alla Terra”, prosegue Silva. “Abbiamo dimostrato che quando si parla di zona abitabile è necessario esplorare tutti i parametri, per non rischiare di perdere buoni candidati”.

C’è poi chi guarda a cosa succede nelle nubi di gas e polvere interstellari dove forse nascono i primi mattoni chimici della vita. Come il gruppo di Nadia Balucani all’Università di Perugia che usa tecniche inventate dai premi Nobel per la chimica Dudley Robert Herschbach e Yuan Tseh Lee per rispondere a quesiti fondamentali sulla reattività chimica, ma che simulano anche i gas estremamente rarefatti delle nubi interstellari, nelle atmosfere planetarie e anche nelle chiome delle comete.

“Le molecole prebiotiche sarebbero state portate sulla Terra da piccoli corpi (comete, asteroidi e meteoriti) che, formatisi alla periferia del sistema solare, hanno potuto preservare la dote di molecole organiche che si formano nelle nubi interstellari, ovvero le culle dei sistemi solari. A supporto di questa teoria ci sono le circa 250 molecole identificate nel mezzo interstellare. In altre parole, le nubi interstellari sarebbero fabbriche di composti organici che osserviamo anche su comete, asteroidi e meteoriti il cui inventario è ancora più ricco”, conclude Balucani.
Astrobiologia non vuol dire solo cercare forme di vita che si sono evolute su altri pianeti. Significa anche capire come funziona e cosa può fare la vita terrestre nello spazio o come possiamo riempire di vita mondi che oggi ne sono privi. Per esempio, gli asteroidi che hanno colpito la Terra nei milioni di anni passati potrebbero aver fatto schizzare nello spazio frammenti di roccia abitati da esseri viventi, che poi potrebbero essere caduti su Marte o su altri pianeti, colonizzandoli. Resta da capire, però, se i microrganismi della Terra possano sopravvivere come “astronauti involontari” e sopportare un atterraggio non proprio morbido.
L’ipotesi risale addirittura a Lord Kelvin e Hermann Helmholtz, che la proposero intorno al 1870, ma per Onofri “è tuttora considerata dalla comunità scientifica un po’ una stramberia. Al punto che parlarne apertamente può rendere difficile essere presi sul serio”. Secondo Onofri però esistono molti dati che dimostrano come questo trasferimento di forme di vita non sia impossibile, specialmente considerando microrganismi ultraresistenti come C. antarcticus.
E se la vita non si fosse diffusa dalla Terra al resto del sistema solare, possiamo pensarci noi. Per esempio esportando organismi capaci di produrre ossigeno per sostenere le missioni spaziali o addirittura per rendere abitabile Marte. Daniela Billi, astrobiologa dell’Università di Roma Tor Vergata, si occupa anche di come alcuni cianobatteri (batteri capaci di fotosintesi come le piante) siano in grado di sopravvivere nello spazio. Billi ha collaborato all’esperimento Expose-R2 della stazione spaziale internazionale in cui molti organismi, tra cui i cianobatteri, sono stati esposti per diciotto mesi all’ambiente spaziale della bassa orbita terrestre, verificandone la sopravvivenza in condizioni che simulavano anche l’ambiente marziano.
Il globulo cometario Cg4, a 1.300 anni luce dalla Terra. – Osservatorio Europeo Australe (ESO)Il globulo cometario Cg4, a 1.300 anni luce dalla Terra. (Osservatorio Europeo Australe (ESO))
In futuro i suoi campioni potrebbero trovarsi a bordo della stazione spaziale Gateway, della Nasa, che dovrebbe orbitare intorno alla Luna, o sull’European large logistic lander dell’Esa che invece atterrerà sul nostro satellite. Sarà così possibile non solo sottoporre microrganismi alle condizioni dello spazio profondo per anni, ma anche studiare in dettaglio come cambierà la loro fisiologia, osservandone il metabolismo e la genetica in tempo reale.
Gli ostacoli tecnologici non sono pochi: “C’è una grossa parte di protocolli da mettere a punto, in quanto i cianobatteri non sono organismi facili da coltivare e studiare, e serve molta miniaturizzazione: le tecniche automatiche ci sono ma vanno adattate a questi organismi e alle condizioni sperimentali, dove avremo strumenti di pochi millimetri”, spiega Billi. “Finora ci sono stati esperimenti semplici condotti su satelliti, ma speriamo di poter fare studi sul genoma e sul suo funzionamento nello spazio per la fine degli anni venti”.
I cianobatteri di Daniela Billi, capaci di produrre ossigeno con la fotosintesi, potrebbero essere una delle chiavi per il supporto della permanenza umana nello spazio e, infine, per modificare il clima di Marte, rendendo lentamente la sua atmosfera respirabile. Finora i risultati sembrano promettenti: “Abbiamo esposto i cianobatteri all’ambiente spaziale o marziano simulato per un anno e mezzo, e abbiamo visto che sono stati capaci di riparare il proprio dna. Non è impossibile quindi che questo organismo possa viaggiare nello spazio, accumulare radiazioni in una dose equivalente a un viaggio fino a Marte, e poi sopravvivere sul pianeta rosso”.

UNA COMUNITÀ COESA
Gli astrobiologi italiani hanno scoperto la possibilità di applicare i loro studi alla vita nello spazio quasi per caso, tramite collaborazioni internazionali che guardavano già in quella direzione. Una serie di strade fortuite e indipendenti che solo negli ultimi anni sta diventando una comunità scientifica coesa. “Dobbiamo molto all’Asi che, con un progetto precedente, aveva fatto incontrare molti di noi”, racconta Moracci. “Ci rendemmo conto che tutti facevamo astrobiologia anche se avevamo differenti background: chi fisico, chi biologo, chi chimico, chi ingegnere. Dialogavamo già, ma non riuscivamo a riunirci attorno a uno stesso tavolo”.
Sono nati così la Società italiana di astrobiologia, il nucleo di ricercatori che ora si è coalizzato in Life in space, e l’Istituto italiano di astrobiologia – Rete dei laboratori nazionali di astrobiologia, mentre l’Asi ha nominato un gruppo di lavoro di esperti scientifici sul tema.
Life in space affronta la questione della vita nello spazio da una miriade di punti di vista diversi. Le linee di ricerca possono faticare a integrarsi, ma questa difficoltà nasconde una forza: quando si incontrano offrono un risultato superiore a quello delle singole parti. “ Per esempio il gruppo di Padova, guidato da Nicoletta La Rocca, studia se e come i cianobatteri si comportano – in condizioni simulate – intorno a stelle di tipo M (stelle più piccole e fredde del Sole, molto comuni nella nostra galassia) invece che con la luce solare, o in diverse possibili atmosfere e temperature. Noi stiamo lavorando per estrarre dalle loro misure quantità da introdurre nei nostri modelli atmosferici e climatici”, dice Laura Silva.
I ricercatori di Life in space concordano che l’Italia oggi è all’avanguardia nell’astrobiologia mondiale. “Quando ti sei fatto un nome nella comunità internazionale, un riconoscimento costruito in anni di lavoro, non è impossibile avere fondi”, dice Silvano Onofri, ma prosegue: “La selezione è feroce, le risorse sono poche. Inevitabilmente, tante persone e progetti di valore rimangono ai margini”. Secondo Silva per gli astrobiologi, come per altri accademici, “il problema principale è la possibilità di pianificare a lungo termine, quindi poter accedere a fondi per borse con una certa regolarità. E servirebbero anche concorsi regolari per i contratti a tempo indeterminato. È necessario avere un gruppo fisso di riferimento e dare prospettive”.
La pensa in modo simile Nadia Balucani: “Una criticità del sistema italiano riguarda la discontinuità con cui i fondi per la ricerca sono erogati e una dotazione troppo bassa rispetto alle richieste totali dei colleghi. In Europa è più facile trovare degli spazi”.
Eppure ne vale la pena. “Raccogliere i dati delle missioni spaziali senza interpretarli tramite il nostro lavoro in laboratorio non avrebbe molto senso e sarebbe solo una ‘raccolta di francobolli’”, dice Balucani. “Se si considerano gli enormi investimenti per le missioni spaziali e per la costruzione di telescopi e radiotelescopi ( l’interferometro Alma, per esempio, è costato 1,4 miliardi di dollari), finanziare la ricerca in laboratorio richiede cifre molto più modeste”.
Il primo progetto tutto italiano sull’astrobiologia è nato proprio quando cominciava la tempesta del covid-19, ma cercare vita tra le stelle ci ricorda che la scienza non vive di sole emergenze. “Questi esperimenti di astrobiologia non hanno necessariamente ricadute pratiche, sono giustificati solo dal nostro desiderio di sapere se c’è vita altrove. Credo sia giusto così. Però hanno grossissime ricadute quando si affronta la permanenza dell’essere umano lontano dalla Terra. Se impariamo a produrre esperimenti e tecnologie di interesse nello spazio, sapremo produrle in situazioni ostili ed estreme anche sulla Terra”, conclude Billi.
*( Fonte: Internazionale. Massimo Sandal, è uno scrittore e giornalista scientifico. Ha conseguito un dottorato in Biofisica sperimentale a Bologna e uno in Biologia computazionale ad Aquisgrana, dove vive tuttora. Collabora con varie testate, tra le quali Le Scienze e Wired.)

 

09 – Notizie dal mondo*

CRISI CLIMATICA
Secondo un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente presentato il 27 ottobre, considerando gli impegni attuali dei governi l’aumento della temperatura media globale entro la fine del secolo sarà di circa 2,8 gradi rispetto all’era preindustriale. Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha avvertito che “il mondo sta andando verso la catastrofe”. Il 6 novembre è prevista l’apertura a Sharm el Sheikh, in Egitto, della conferenza internazionale sul clima Cop 27.

STATI UNITI
Il 27 ottobre l’imprenditore Elon Musk, fondatore di Tesla e SpaceX, ha completato l’acquisto per 44 miliardi di dollari del social network Twitter, procedendo subito al licenziamento di alcuni dirigenti. Riferendosi al simbolo di Twitter, Musk ha affermato che “l’uccellino è finalmente libero”.

PENISOLA COREANA
Il 28 ottobre l’esercito sudcoreano ha affermato che la Corea del Nord ha lanciato due missili balistici a corto raggio dalla provincia di Kangwon, nel sudest del paese. La Corea del Sud e gli Stati Uniti avevano appena concluso dodici giorni di esercitazioni militari congiunte.

IRAN
Amnesty international ha accusato il 27 ottobre le forze di sicurezza iraniane di aver ucciso nelle ventiquattr’ore precedenti otto manifestanti per i diritti delle donne nelle province del Kurdistan, dell’Azerbaigian Occidentale, del Kermanshah e del Lorestan, nel nordovest del paese. Secondo Javaid Rehman, relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iran, il bilancio della repressione da settembre è di almeno 250 vittime.

IRAQ
Il 27 ottobre il parlamento ha messo fine a una crisi politica che durava da un anno votando la fiducia al governo guidato da Mohamed Shia al Sudani. Il nuovo premier è sostenuto da una coalizione di partiti sciiti filoiraniani, di cui non fa però parte il Movimento sadrista di Moqtada al Sadr. Il 13 ottobre il parlamento aveva eletto presidente della repubblica il curdo Abdel Latif Rashid.

RUSSIA
La duma, la camera bassa del parlamento russo, ha approvato il 27 ottobre in prima lettura alcuni emendamenti che irrigidiscono ulteriormente una legge che vieta “la promozione delle relazioni sessuali non tradizionali”. Secondo Natalia Soloviova, presidente della Rete lgbt russa, le nuove norme alimenteranno le discriminazioni e i crimini d’odio.

BOSNIA ERZEGOVINA
Il 27 ottobre la commissione elettorale ha confermato, dopo un riconteggio dei voti dello scrutinio del 2 ottobre, l’elezione del nazionalista filorusso Milorad Dodik a presidente della Repubblica Serba, una delle due entità che compongono il paese (l’altra è la Federazione croato-musulmana). Dodik è favorevole alla secessione della Repubblica Serba.
*(Fonte: Internazionale)

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