n°25-18/06/2022 – RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO.

01 – On. Francesca La Marca*: riforma della cittadinanza italiana: l’on. La Marca interviene in commissione esteri per sollecitare il parere favorevole agli emendamenti per il riacquisto della cittadinanza
02 – Salario minimo, le differenze tra Italia ed estero*
03 – La Marca (Pd) interviene alla festa dei carabinieri di Toronto in occasione del 208° anniversario dell’arma e del 49° della fondazione del sodalizio di Toronto.
04 – Tonino Perna. Il governo dell’inflazione è una scelta politica . INDIETRO DI 50 ANNI. Se continuerà su questa strada la Bce contribuirà a farci entrare più velocemente del previsto nel tunnel della recessione, ovvero nella stagflazione.
05 – Manfredi Alberti*: «Una sentenza memorabile» nella politica monetaria..
06- Andrea Fabozzi*: Una legge costituzionale di iniziativa popolare contro la secessione dei ricchi
RIFORME. Costituzionalisti, economisti, filosofi presentano oggi un’iniziativa per contrastare l’autonomia differenziata alla quale sta lavorando la ministra Gelmini. Al senato la strada non è più sbarrata
07 – Roberto Ciccarelli*: Sempre più poveri, senza giustizia né diritti.
08 – Festa della Repubblica Italiana a Santo Domingo, Angelo Viro (MAIE): “Alla Fortezza Ozama una festa per tutti gli italiani”.
09 – MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero Italiani all’estero, Ciro Moriello coordinatore MAIE nel New Jersey

 

 

01 – On. Francesca La Marca*: RIFORMA DELLA CITTADINANZA ITALIANA: L’ON. LA MARCA INTERVIENE IN COMMISSIONE ESTERI PER SOLLECITARE IL PARERE FAVOREVOLE AGLI EMENDAMENTI PER IL RIACQUISTO DELLA CITTADINANZA Ieri, 15 giugno, la Commissione Affari Esteri della Camera ha iniziato l’esame, in sede consultiva, del provvedimento che reca modifiche alla legge n. 91 del 1992 in materia di cittadinanza italiana. La Commissione, infatti, è tenuta ad esprimere il proprio parere sulla proposta attualmente all’esame della Commissione Affari Costituzionali.

La relatrice Di Stasio ha illustrato il provvedimento che dovrebbe arrivare in Aula per la fine di giugno. Giova ricordare che il testo in esame punta esclusivamente ad introdurre una nuova fattispecie di cittadinanza orientata al principio dello ius scholae con l’obiettivo di garantire la cittadinanza italiana ai minori stranieri nati in Italia che abbiano risieduto legalmente e senza interruzioni nel nostro Paese e abbiano frequentato regolarmente uno o più cicli scolastici. La relatrice, ai fini delle competenze della Commissione, ha voluto richiamare l’attenzione dei commissari sui diversi temi che, pur non rientrando nel perimetro della riforma in discussione, riguardano la trasmissione della cittadinanza iure sanguinis per i nati all’estero e il riacquisto della cittadinanza italiana. Su questi temi, del resto, sono stati presentati numerosi emendamenti ancora all’esame della Commissione Affari Costituzionali.
L’on. La Marca, intervenuta nel corso della discussione, ha auspicato che il parere della Commissione Affari Esteri esprima un orientamento favorevole anche sulla possibilità di riacquisire la cittadinanza italiana da parte di coloro che l’hanno perduta.
“Gli emendamenti che ho presentato in Commissione Affari Costituzionali – ha sottolineato l’on. La Marca – riguardano aspetti particolari e circoscritti.
Due emendamenti affrontano la perdita della cittadinanza da parte delle donne che hanno sposato uno straniero prima dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana. Chiedo, in sostanza, di adeguare la normativa ai principi riconosciuti da tutta una serie di sentenze, consentendo di fare un passo in avanti sul piano della parità di genere e permettendo ai figli di queste donne, nati prima del 1° gennaio 1948, a loro volta, di poterla riacquisire.
L’altro emendamento riguarda chi è nato in Italia e che, dopo essere emigrato, ha perduto la cittadinanza italiana perché ha dovuto assumere per ragioni di lavoro e di vita la cittadinanza del Paese di residenza. Con l’emendamento chiedo che questi cittadini possano riacquisirla senza dover soggiornare in Italia per almeno dodici mesi, come prevede la legge attualmente in vigore, ma presentando l’istanza direttamente al consolato di riferimento”.
“La Commissione Affari Costituzionali – ha ricordato la deputata democratica a margine della riunione – ha deciso di accantonare, tra gli altri, anche questi emendamenti. Questa decisione è stata presa con l’obiettivo di raggiungere in tempi brevi un testo condiviso e di dare al nostro Paese una norma di civiltà assolutamente non rinviabile. Una riforma che condivido con convinzione. Tuttavia, non posso non rilevare che questa occasione dovrebbe essere utilizzata anche per risolvere questioni altrettanto urgenti che aspettano da tempo una soluzione.
Sottolineo con forza che i cittadini nati in Italia, che sono stati costretti ad emigrare alla ricerca di un futuro migliore e che hanno dovuto rinunciare alla cittadinanza italiana, hanno il diritto di poterla riacquisire, inoltrando la domanda direttamente ai consolati senza tornare obbligatoriamente in Italia. È assurdo che questi italiani siano costretti a rinunciare perché impossibilitati a muoversi per motivi di salute, familiari ed economici.
Sollecito, dunque, la Commissione Esteri, nel proseguo dei suoi lavori sulla materia, ad esprimere un orientamento favorevole a queste problematiche e agli emendamenti che rappresentano un atto dovuto e giusto nei confronti dei nostri emigrati”.
*(On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America – Electoral College of North and Central America)

 

02 – SALARIO MINIMO, LE DIFFERENZE TRA ITALIA ED ESTERO*. DEI 27 PAESI DELL’UNIONE EUROPEA, L’ITALIA È FRA I SEI PAESI A NON AVERE UNA LEGGE CHE TUTELI IL SALARIO MINIMO DEI LAVORATORI.
Secondo i dati riportati grazie ad una ricerca condotta dalla Fondazione Di Vittorio, il salario minimo di un dipendente in Europa risulta essere oltre la quota 29mila euro lordi. I dati in questione di basano su una ricerca Eurostat.
La differenza tra i salari italiani e quelli esteri continua a crescere. Difatti, la cifra dei salari degli altri Paesi che fanno parte dell’Unione europea risulta essere nettamente superiore rispetto alle cifre registrate in Italia.
SALARIO MINIMO PIÙ ALTO NELL’UE
I Paesi in cui viene conferito il salario minimo più alto, sono il Lussemburgo, la Germania e l’Olanda. Il salario minimo, nel diritto del lavoro, consiste nella più bassa remunerazione che i datori di lavoro devono, per legge, conferire ai lavoratori.
Stando all’ultimo report della Fondazione Di Vittorio, gli stipendi medi degli italiani sono passati da 27,9 mila euro del 2020 a 29,4 mila euro del 2021. Nonostante questo possa sembrare un dato positivo, bisogna tristemente constatare che gli stipendi italiani restano comunque sotto la media dell’Eurozona.
Il divario tra i Paesi dell’Unione europea continua ad aumentare. L’Italia risulta essere l’unico Stato dell’Ocse in cui i salari sono diminuiti negli ultimi 30 anni. Gli stipendi italiani hanno registrato una diminuzione del 3% in termini di soldi.
*(ndr)

 

03- LA MARCA (PD) INTERVIENE ALLA FESTA DEI CARABINIERI DI TORONTO IN OCCASIONE DEL 208° ANNIVERSARIO DELL’ARMA E DEL 49° DELLA FONDAZIONE DEL SODALIZIO DI TORONTO
Dopo due anni e mezzo di interruzione da tutte le attività pubbliche a causa della pandemia, l’Associazione Nazionale dei Carabinieri di Toronto è tornata a riunirsi in occasione del 208° anniversario dell’Arma e del 49° della fondazione del sodalizio cittadino. Lo ha fatto sabato 11 giugno con un grande evento che ha visto la partecipazione di oltre trecento persone.
Alla cerimonia erano presenti rappresentanze di vari corpi d’arma italiani, esponenti della comunità e autorità municipali e provinciali canadesi.
Nel suo intervento di saluto, l’on. La Marca ha ringraziato il Presidente Luciano Gagliano e il Segretario Rosario Fava per la dedizione con cui hanno affrontato le difficoltà di questi anni di pandemia e per questa nuova occasione di incontro che testimonia della vitalità della nostra comunità.
“Sono particolarmente felice di portare il mio saluto ai Carabinieri di Toronto e alle loro famiglie che da sempre si distinguono per l’impegno nei confronti dei bisogni della nostra comunità. La Festa di quest’anno – ha sottolineato l’on. La Marca – ci consente di ritrovarci dopo tanto tempo e di rinnovare la nostra riconoscenza alle donne e agli uomini dell’Arma che operano ogni giorno con competenza e professionalità per garantire i diritti e la sicurezza dei cittadini, sia in Italia che in diverse aree del mondo. Un’opera che in tempi tanto difficili rappresenta un valore aggiunto per la vita di milioni di persone, sotto tutte le latitudini. Oggi più che mai è necessario un grande impegno di collaborazione dei paesi liberi e democratici per garantire diritti, sicurezza e pace. A tutti i Carabinieri – ha concluso la parlamentare – che onorano le istituzioni della Repubblica e i suoi valori, il nostro più sincero ringraziamento”.
*(On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America – Electoral College of North and Central America)

 

04 – Tonino Perna. IL GOVERNO DELL’INFLAZIONE È UNA SCELTA POLITICA . INDIETRO DI 50 ANNI. SE CONTINUERÀ SU QUESTA STRADA LA BCE CONTRIBUIRÀ A FARCI ENTRARE PIÙ VELOCEMENTE DEL PREVISTO NEL TUNNEL DELLA RECESSIONE, OVVERO NELLA STAGFLAZIONE.

ESATTAMENTE CINQUANTA ANNI FA SI ACCENDEVA LA SPIRALE INFLAZIONISTICA IN OCCIDENTE DOPO UN LUNGO PERIODO DI STABILITÀ DEI PREZZI. IN POCHI ANNI DIVENNE LA BESTIA NERA DEI GOVERNI E DEGLI ECONOMISTI CHE INUTILMENTE CERCARONO DI CONTROLLARLA PER TUTTI GLI ANNI ’70 DEL SECOLO SCORSO.
All’origine del fenomeno inflazionistico c’erano più fattori: lo shock del prezzo del petrolio che nel 1973 aumentò in pochi mesi di quattro volte, l’aumento del prezzo di alcune materie prime essenziali per l’industria, e soprattutto la conflittualità della classe operaia. Quest’ultimo divenne nel tempo la causa più rilevante della crescita generalizzata dei prezzi. In breve, alla forza della classe operaia, ai miglioramenti contrattuali e salariali, il capitale rispose nel solo modo che conosceva per ricostruire i margini di profitto, alzando i prezzi delle merci.

In Italia, come è noto, la rincorsa prezzi-salari si interruppe nel 1985 con l’eliminazione della scala mobile che faceva recuperare, seppure in ritardo, il potere d’acquisto dei salari e degli stipendi.

Ma, proprio la fine della scala mobile produsse l’effetto di ridurre progressivamente la domanda di beni di consumo nel mercato interno per cui le imprese italiane spinsero ancora di più l’acceleratore verso i mercato esteri, con l’appoggio dei vari governi che in quegli anni svalutarono più volte la lira.

A sua volta le svalutazioni che favorivano le imprese esportatrici importavano inflazione, in quanto i beni e servizi esteri costavano di più, e riducevano ulteriormente il salario reale dei lavoratori dipendenti e di una parte del ceto medio.

Da quel momento iniziò una redistribuzione della ricchezza nazionale a favore di profitto e rendita, a danno dei lavoratori che progressivamente hanno perso in quarant’anni 15 punti percentuali a favore del capitale, in particolare della rendita finanziaria.

Con la caduta del muro di Berlino nell’89 e l’apertura della Cina al mercato mondiale abbiamo assistito per trent’anni ad una crescita dell’economia mondiale in un clima di stabilità dei prezzi a fronte di una valanga di liquidità monetaria immessa dalle banche centrali, a partire dagli Usa il cui debito pubblico è andato alle stelle. Malgrado questa valanga di dollari immessa dalla Fed, malgrado una bilancia commerciale perennemente e pesantemente passiva, negli States i prezzi restavano stabili.

Questo fenomeno contraddiceva la teoria quantitativa della moneta, per gli addetti ai lavori la famosa equazione di Fisher, ma era facilmente spiegabile con globalizzazione del mercato capitalistico che aveva messo in concorrenza i lavoratori di tutto il mondo, facendo sì che molti beni di largo consumo venissero importati in Occidente con una curva dei prezzi in discesa (basti pensare agli elettrodomestici, abbigliamento, ecc). Così per decenni ne hanno beneficiato i consumatori occidentali, ma sono stati progressivamente colpiti i lavoratori dipendenti nel settore privato dell’economia (disoccupazione e blocco/ riduzione salari reali).

Le imprese europee e nordamericane hanno spostato il conflitto di classe, che le aveva viste in grande difficoltà negli anni ’70, dal mercato interno a quello globale, ponendo le basi per un conflitto tra lavoratori sia a livello locale (scontro con gli immigrati) che internazionale ( il cosiddetto “sovranismo” ha questa base materiale).

Con le sanzioni alla Cina, i danni della pandemia, la crisi del mercato globale, gli Usa sperimentano oggi un tasso di inflazione vicino al 10 per cento che non vedevano dal 1981! E la guerra in Ucraina c’entra poco o nulla. Anzi, da questa guerra per adesso l’economia nordamericana ne beneficia, con l’export di gas, cereali ed armi, al contrario dell ’Unione europea che ne subisce proprio in questi settori un forte contraccolpo. L’inflazione che colpisce gli Usa ha una base strutturale che è correlata alla de-globalizzazione, ben messa in evidenza da Bertorello e Corradi su questo giornale, che non verrà facilmente superata nel breve periodo.
I consumatori e le imprese statunitensi non beneficiano più di una parte di beni importati dalla Cina a prezzi stracciati rispetto allo standard a stelle e strisce. E mentre per la Cina esiste un potenziale allargamento del mercato interno per sostituire i flussi di export, non altrettanto può avvenire negli Usa.
Diversamente nella Ue l’inflazione è dovuta soprattutto all’aumento delle materie prime (non solo petrolio, gas e cereali) ed è dunque una inflazione da costi mentre negli anni ’70 era soprattutto un’inflazione da domanda. Per questo la decisione di aumentare il tasso d’interesse da parte della Bce è un brutto segnale, male accolto dagli operatori di borsa e dalle imprese dell’economia reale. Se continuerà su questa strada la Bce contribuirà a farci entrare più velocemente del previsto nel tunnel della recessione, ovvero nella stagflazione delle cui avvisaglie su questo giornale avevamo scritto un anno e mezzo fa.
Morale della storia: il governo dell’inflazione, su come ridurla e a chi farla pagare, è una scelta politica prima che economica. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, tenere insieme il diavolo e l’acqua santa (ammesso che sia rappresentata da qualcuno!), e quindi non ci si può nascondere dietro le quinte di un governo “tecnico”, e pensare ad un futuro governo delle larghe intese.
*(Fonte Il Manifesto, Tonino Perna, economista, sociologo e politico italiano,. È professore emerito di sociologia economica presso l’Università degli studi di Messina ed editorialista del Manifesto e del Quotidiano del Sud.)

 

05 – Manfredi Alberti*: «UNA SENTENZA MEMORABILE» NELLA POLITICA MONETARIA. SCAFFALE. UN LIBRO DI LUIGI CAVALLARO INTERVIENE SUL PRONUNCIAMENTO DELLA CORTE SUPREMA TEDESCA CHE NEL 2020 BOCCIÒ L’ANNUNCIO DELL’ALLORA BANCHIERE CENTRALE EUROPEO MARIO DRAGHI DI VOLER PROCEDERE SENZA LIMITI ALL’ACQUISTO DEI TITOLI DEL DEBITO PUBBLICO DEI PAESI DELL’EUROZONA

L’apprezzamento pressoché unanime di Mario Draghi in quanto «salvatore dell’euro» fa leva non solo sul riconoscimento dell’autorevolezza dell’economista e dell’uomo politico, ma anche sull’importanza decisiva del whatever it takes del 2012, ossia l’annuncio, da parte dell’allora banchiere centrale europeo, di voler procedere senza limiti all’acquisto dei titoli del debito pubblico dei Paesi dell’eurozona. Oggi solo pochi ricordano che quella strategia è stata apertamente bocciata dal Tribunale costituzionale federale tedesco, che il 5 maggio 2020 ha dichiarato illegittimo il suddetto programma di acquisti.
SULLA VICENDA che ha portato al pronunciamento della Corte tedesca è ora disponibile una sapiente ricostruzione di Luigi Cavallaro, egli stesso magistrato oltre che fine conoscitore della teoria economica (Una sentenza memorabile, Cacucci, pp. 100, euro 12).
Si tratta di un godibile libretto consapevolmente ispirato, stilisticamente e non solo, alla prosa di Sciascia e di Borges. Come in un giallo, l’autore ci rivela, al di là dei tecnicismi giuridici, le vere questioni sottese alla sentenza, ossia il ruolo della politica monetaria e di quella economica nell’eurozona, cariche di contraddizioni tutt’altro che risolte e pronte a riemergere con forza quando l’ondata della pandemia sarà (auspicabilmente) alle spalle.
La «sentenza memorabile» della Corte tedesca nasce in un confronto con la Corte di giustizia dell’Unione europea, chiamata dalla prima a esprimersi rispetto al reale significato e alla validità dell’operato della Bce. Nonostante le argomentazioni a difesa di quest’ultima formulate dalla Corte europea, il verdetto dei giudici tedeschi è netto: l’azione della Banca centrale è stata illegittima, sproporzionata e non motivata, avendo di fatto esorbitato rispetto ai confini della politica monetaria definiti dai trattati europei, con conseguenti effetti distorsivi sulle economie e i bilanci degli Stati aderenti all’euro.
Nella vicenda ricostruita da Cavallaro, la Corte europea difende una linea di politica economica che può essere associata alla «sintesi neoclassica»: una visione «ibrida» del keynesismo, secondo cui la politica monetaria può avere effetti solo nel breve periodo, in attesa del raggiungimento di un mitico «equilibrio naturale di lungo periodo». La Corte tedesca, invece, volendo ergersi a garante degli interessi delle classi risparmiatrici, difende l’autonomia costituzionale dei singoli Stati dell’Unione europea, contro le pretese della Bce di farsi arbitra assoluta del proprio operato.
LE INTERPRETAZIONI confliggenti delle due corti, tuttavia, se da un lato si distinguono per il modo di interpretare il ruolo della politica monetaria, dall’altro sono accomunate dalla medesima base teorica, liberista e neoclassica; la Corte tedesca rivelando peraltro una maggiore coerenza con tali premesse teoriche, come dimostra la sua consapevolezza della natura partigiana di qualunque azione di una banca centrale, in grado di regolare arbitrariamente il saggio di profitto mediante la manovra del saggio d’interesse.
In fin dei conti, sembra dirci Cavallaro, la dialettica fra Corte europea e Corte tedesca può essere letta come un’alternativa fra «due destre»: una eclettica dal punto di vista teorico, più «temperata» rispetto ai dettami del liberismo ma incapace di prefigurare una reale alternativa alle relazioni di mercato, l’altra più rigorosa e coerente nel seguire la visione mainstream dell’economia, che al fondo si riduce alla fede nell’equilibrio di mercato come forma eterna e naturale dell’agire economico.
*(Fonte Il Manifesto: Manfredi Alberti, ricercatore di Storia del pensiero economico presso il Dipartimento di scienze politiche e delle relazioni internazionali dell’Università degli studi di Palermo.)

 

06- Andrea Fabozzi*: UNA LEGGE COSTITUZIONALE DI INIZIATIVA POPOLARE CONTRO LA SECESSIONE DEI RICCHI. RIFORME. Costituzionalisti, economisti, filosofi presentano oggi un’iniziativa per contrastare l’autonomia differenziata alla quale sta lavorando la ministra Gelmini. Al senato la strada non è più sbarrata

La ministra conferma. Interrogata dai deputati di Leu Conte e Fassina, Mara Carfagna, ministra per il Sud e la coesione territoriale, risponde alla camera che la legge quadro per l’autonomia differenziata è in arrivo. Non c’è crisi che tenga, (anche) per questo governo l’urgenza è sempre quella di andare dietro alle richieste delle regioni ricche. Che non sono solo le leghiste Veneto e Lombardia, ma anche le «democratiche» Emilia Romagna e, adesso, Toscana. Gli argomenti con cui Carfagna risponde a chi, come gli interroganti, teme la «secessione dei ricchi» sono quelli già sentiti: prima dell’autonomia ci dovranno essere i famosi Lep, livelli essenziali delle prestazioni, e poi ci sarà il fondo di perequazione. Confermata la scelta di una legge quadro che toglie al parlamento l’ultima parola sugli accordi – bilaterali – tra stato e regione.

Isaia Sales ha scritto recentemente di un «baratto»: al Sud il 40% dei fondi del Pnrr (se e quando), al Nord l’autonomia differenziata completando il ciclo partito ai tempi dei referendum nordisti e del governo (ahinoi) Gentiloni. Scambio perdente, visto che nel Mezzogiorno vive comunque il 33% della popolazione come ha ricordato il sindaco di Napoli Manfredi (anche lui nella schiera dei contrari all’autonomia, con adesso anche il presidente della Campania De Luca), e frutto avvelenato dell’eclissi del Movimento 5 Stelle, partito che alle politiche del 2018 sedusse gli elettori del Sud.

Contro questa pericolosa cura omeopatica alle fratture e alle disuguaglianze del nostro paese esplose durante la pandemia, parte oggi al senato l’iniziativa di un gruppo di giuristi e intellettuali che presentano una proposta di legge di iniziativa popolare di riforma del Titolo V della Costituzione. Non è uno strumento velleitario, non più con la riforma del regolamento del senato per la quale questo genere di proposte popolari devono essere messe all’ordine del giorno dell’aula per un voto. Lo prova la storia della riforma costituzionale sull’insularità, anche questa nata per iniziativa popolare di un comitato sardo, che è già stata approvata in tre letture in questa legislatura e chiuderà a breve l’iter in commissione alla camera. In più c’è la novità delle firme digitali che facilita la raccolta delle 50mila firme necessarie per presentare il testo.

La proposta sarà presentata per questo al senato, stamattina, dai costituzionalisti Villone e Dogliani, dal presidente dello Svimez Gianola, dalla politologa Urbinati e da altri. È appoggiata da un lungo elenco di giuristi (Gallo, Volpi, Lucarelli, Pallante…), filosofi (Ferrajoli, Mazzarella, Esposito, De Giovanni…), economisti (Viesti, Jossa…) e altre personalità (Sales, Macry, Manconi…) e passerà poi per il lancio della raccolta di firme (la prossima settimana) e un convegno di studio (a Napoli a fine mese).

La proposta interviene sull’articolo 166 della Costituzione, così da prevedere che forme e condizioni particolari di autonomia alle regioni a statuto ordinario possano essere concesse solo se «giustificate dalle specificità del territorio» così da scongiurare la riforma costituzionale strisciante a uso di alcune regioni ricche. Per evitare che possano ripetersi patti a due governo-regioni, magari favoriti da consonanze politiche, si escludono le leggi quadro e si rimette al centro il parlamento.
E i cittadini, visto che sulla legge ordinaria che concede l’autonomia sarà sempre possibile chiedere sia il referendum per conferma (come per le leggi costituzionali) che il referendum abrogativo. Infine una modifica all’articolo 117 restituisce materie come scuola, università, salute e infrastrutture alla competenza esclusiva dello Stato. E introduce una clausola di supremazia dello Stato quando sia richiesta a «tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica» o «dell’interesse nazionale»
*(Andrea Fabozzi è laureato in Economia e Commercio. Giornalista professionista dal 1996, ha iniziato scrivendo per il quotidiano Liberazione.)

 

07 – Roberto Ciccarelli*: SEMPRE PIÙ POVERI, SENZA GIUSTIZIA NÉ DIRITTI.
IL CASO. Istat: nel 2021 aumentate le persone che non riescono a soddisfare i bisogni fondamentali. I poveri assoluti erano già tornati al livello del 2020. L’anno prossimo, con la pandemia e la guerra, aumenteranno. Stranieri residenti da meno di 10 anni esclusi dal reddito, 1 lavoratore su 3 sotto i 10 mila euro. La necessità di una riforma del Welfare e di un allargamento del “reddito di cittadinanza”, ora.
Nel 2021, ha sostenuto ieri l’Istat, i «poveri assoluti» (le famiglie e le persone che non possono permettersi di soddisfare i bisogni fondamentali per condurre una vita dignitosa) erano 5 milioni e 600 mila persone distribuite in 1,9 milioni famiglie. Il dato va storicizzato. Dopo i primi dodici mesi della pandemia, dichiarata a partire da febbraio-marzo 2020, i poveri assoluti sono rimasti gli stessi, almeno statisticamente, del 2020. In attesa dei dati del 2022 – saranno resi noti l’anno prossimo e presumibilmente registreranno un aumento della povertà a causa della nuova crisi e dell’inflazione alle stelle – il 2021 ha confermato il massimo storico raggiunto da questo tipo di povertà l’anno precedente.

Questo significa che il cosiddetto «reddito di cittadinanza», e il suo effimero gemello chiamato «reddito di emergenza» deciso dal governo «Conte 2» per evitare l’estensione della misura principale verso un reddito di base incondizionato, non sono riusciti a diminuire il tasso di povertà. Senza contare il fatto che, ieri come oggi, il «reddito di cittadinanza» non raggiunge tutti i poveri assoluti censiti ufficialmente in Italia.

NEL 2021, infatti, questa misura ha raggiunto la massima estensione con 1,8 milioni di famiglie e 3,9 milioni di percettori complessivi. Ad aprile 2022, cioè nel momento della ricaduta in un’altra crisi, i percettori sono diminuiti: 1.522.879 famiglie e 3 milioni 362.180 persone coinvolte. Importo medio: 558,17 euro (dati Inps). La domanda è: se i poveri assoluti erano 5 milioni e 600 mila già nel 2021 perché ancora oggi sono solo poco più di 3 milioni a ricevere un sussidio che tenderà a essere sempre più ristretto, soprattutto per coloro che sono giudicati «abili al lavoro» (all’incirca 1,1 milioni)? Così ha deciso il governo Draghi nell’ultima legge di bilancio. Tutto questo accade a causa dei «paletti» fiscali e patrimoniali (tra i quali una soglia Isee a 9.360 euro e patrimonio immobiliare non superiore a 30 mila euro, esclusa la prima casa) imposti dalla legge voluta dal governo «Conte 1» (Cinque Stelle+Lega) che ha istituito la misura nel 2019.

SENZA CONTARE che esistono anche i «poveri relativi», cioè le persone che sono escluse di fatto dalle attività e modi di vita comuni e svolgono lavori poveri e attività intermittenti. Secondo l’Istat sono l’11,1% della popolazione attiva e nel 2021 erano già aumentate dal 10,1% del 2020. Le famiglie povere relativamente erano circa 2,9 milioni (2,6 milioni nel 2020). Riportiamo questi dati per dare un esempio della gravissima crisi sociale in cui versa questo paese e che nessuno, fino ad oggi, è riuscito a contenere. Anzi, i dati dicono che la crisi era già peggiorata tra i «poveri relativi» nel primo anno della pandemia nonostante gli «aiuti» erogati attraverso i bonus e gli incentivi occasionali e aleatori tipici dello stato sociale neoliberale e compassionevole, adottati dai due ultimi governi in Italia.

UN ESEMPIO è sufficiente per dimostrare l’inefficacia delle misure populiste adottate. Riguarda l’indennità per i lavoratori autonomi chiamata «Iscro». Secondo un rapporto della Cgil e dell’associazione Apiqa la misura festeggiata due anni fa sotto il governo «Conte 2» si è rivelata com’era ampiamente annunciato, un completo fallimento. Nel primo anno della «sperimentazione», il 2021 appunto, le domande accolte sono state inferiori alle attese: 3.471 su 9.443. Erano state previste 43.500. Parliamo del lavoro autonomo povero devastato dalla crisi innescata dalle misure prese per contenere la diffusione della pandemia. Avrebbe avuto bisogno, anche questa misura, di ben più ampi fondi (70,4 milioni per il 2021 a scalare fino ai 3,9 milioni per il 2024) per una platea di gran lunga più grande. Nonostante l’emergenza, un disastro politico.È QUESTA LA REALTÀ messa sotto il tappeto dalla violenta, quanto surreale, contesa tra chi intende mantenere il «reddito di cittadinanza» perché sarebbe servito a contenere la povertà (non è vero, dato che nel 2021 è tornata al livello del 2020) e chi vuole abolirlo per regalare le risorse alle imprese che sfruttano il lavoro povero a cominciare da quello stagionale. Nella commedia degli equivoci si rimuove l’esigenza di un’estensione universale e incondizionata del Welfare, dunque anche del «reddito di cittadinanza».
E non va dimenticato la scandalo razzista sul quale è costruito il «reddito di cittadinanza». Lo ha denunciato Roberto Rossini dell’Alleanza contro la povertà: «I 10 anni ancora previsti per fare richiesta di accesso alla misura per gli stranieri extracomunitari sono uno scandalo». Nessuna giustizia per loro. Nessuna giustizia per «un lavoratore su tre che ha una retribuzione lorda annua inferiore a 10 mila euro» ha ricordato la Cgil. In compenso lo Stato sociale sarà più condizionato mentre le diseguaglianze cresceranno. Un mondo alla rovescia. Da ribaltare.
*(Roberto Ciccarelli, filosofo, blogger e giornalista, scrive per il manifesto.)

 

08 – FESTA DELLA REPUBBLICA ITALIANA A SANTO DOMINGO, ANGELO VIRO (MAIE): “ALLA FORTEZZA OZAMA UNA FESTA PER TUTTI GLI ITALIANI”
IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA REPUBBLICA, A SANTO DOMINGO L’AMBASCIATA D’ITALIA HA ORGANIZZATO DUE ATTIVITÀ. LA PRIMA, GIOVEDÌ 2 GIUGNO ALL’HOTEL MARRIOT, CON LA PRESENZA DI AUTORITÀ LOCALI E DEI PRINCIPALI ESPONENTI DELLA COMUNITÀ ITALIANA: DAL COMITES ALLA CAMERA DI COMMERCIO FINO A DIVERSE ASSOCIAZIONI ITALIANE.
La seconda si è svolta sabato 4 giugno alla Fortezza Ozama, una festa per tutti i connazionali e per le persone innamorate dell’Italia.
“Molto valida e interessante l’attività del 2 giugno, ma quella di sabato è stata davvero la prima festa per tutti gli italiani” dichiara Angelo Viro, vicepresidente MAIE, tra le colonne portanti della comunità italiana residente in Repubblica Dominicana.
“C’è stata una grande partecipazione, migliaia di persone hanno raggiunto la Fortezza Ozama per respirare pura italianità”, osserva ancora l’imprenditore italiano residente a Santo Domingo a colloquio con Azzurro Caribe, periodico degli italiani di Centro America e Caraibi.
“Musica, balli, giochi per i più piccoli, tanti prodotti made in Italy e cucina italiana: è stato un concentrato d’italianità che ha reso tutti felici”.
“Erano presenti diversi ristoranti e tante aziende italiane hanno potuto offrire e promuovere i loro prodotti. Davvero un bellissimo ricevimento, congratulazioni alla nostra Ambasciata e in particolare all’Ambasciatore Stefano Queirolo Palmas”, conclude Angelo Viro.

09- MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero Italiani all’estero, Ciro Moriello coordinatore MAIE nel New Jersey
“Sono fiero di poter rappresentare nel New Jersey una forza politica che ha sempre dimostrato di essere dalla parte degli italiani nel mondo, senza se e senza ma”, commenta Moriello
Ciro Moriello è il nuovo coordinatore del MAIE nel New Jersey, Stati Uniti. Originario di Monte di Procida, in Campania, Moriello è emigrato negli USA appena 18enne e col tempo è diventato un grande imprenditore nel settore della ristorazione e dello spettacolo, una figura molto apprezzata dalla comunità italiana ivi residente. E’ presidente del Princeton Italian American Sportsman Club e nel corso degli anni ha ricoperto diversi incarichi politici e istituzionali. Ha portato negli USA alcuni dei più importanti interpreti della musica leggera italiana
Enzo Odoguardi, coordinatore MAIE Nord America, gli ha proposto di rappresentare il Movimento Associativo Italiani all’Estero nella sua zona di riferimento e lui ha accettato subito.
“Sono fiero di poter rappresentare nel New Jersey una forza politica che ha sempre dimostrato di essere dalla parte degli italiani nel mondo, senza se e senza ma”, commenta Moriello. “Qui sono residenti moltissimi connazionali: la maggior parte di loro ha saputo farsi strada, arrivando a raggiungere quel sogno americano tanto desiderato. Oggi sono importanti imprenditori, commercianti, liberi professionisti, uomini e donne che appartengono al mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport. Sono un pezzo d’Italia in America che vale la pena valorizzare. Vogliamo farli sentire più vicini all’Italia, attraverso iniziative sul territorio che abbiano al centro l’italianità”.
“Ringrazio Enzo Odoguardi per la fiducia – dichiara in conclusione -, sto già formando una squadra di tutto rispetto che mi possa aiutare a diffondere il messaggio culturale e politico del MAIE, l’unico Movimento degli italiani all’estero presente a livello mondiale”.
Soddisfatto Odoguardi: “Come MAIE puntiamo a crescere in tutto il Nord America. Presto avremo un coordinatore in ogni circoscrizione consolare degli Stati Uniti; lo stesso accadrà in Canada. Siamo consapevoli del fatto che i partiti romani non hanno saputo raggiungere alcun obiettivo a favore dei nostri connazionali; i nostri rappresentanti eletti in Parlamento hanno fallito.
Sono tanti gli italiani d’America che si sentono abbandonati a se stessi. Noi ci proponiamo come loro punto di riferimento – conclude –, ce la metteremo tutta per fare in modo che i loro diritti vengano rispettati. Auguro buon lavoro a Ciro Moriello, nell’interesse della comunità italiana del New Jersey”, conclude Odoguardi.
Fonte: Italia ChiamaItalia

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