Cuba. 62 anni dalla Rivoluzione di Fidel Castro, che ancora continua

di Andrea Puccio

La rivoluzione cubana compie oggi 62 anni nonostante fin dal primo giorno dal suo trionfo gli Stati Uniti hanno in tutti i modi cercato di farla cadere.
Azioni terroristiche di ogni tipo, attentati ad aerei civili in volo, guerre batteriologiche, sanzioni economiche, blocchi navali, attentati ad installazioni turistiche e civili, tanto per citare solo alcune delle azioni messe in campo dagli Stati Uniti per far fallire la rivoluzione cubana, hanno procurato migliaia di morti ma la rivoluzione ha resistito.

Ripercorriamo gli ultimi giorni del 1958 che portarono al trionfo della rivoluzione ed alla fuga del dittatore sanguinario Fulgencio Batista.
L’isola era, alla fine del 1958, praticamente divisa in due: la ferrovia era interrotta in vari punti, le strade controllate dai guerriglieri. In oriente era guerra totale e le truppe governative potevano ricevere i rifornimenti solo per via marittima o aerea.
Nel centro dell’isola le colonne di Camillo Cienfuegos e di Ernesto Che Guevara avevano sferrato anche loro l’assalto finale al regime. Il 18 dicembre 1958, dopo due giorni, di combattimenti cade la città di Fomento, il 21 caddero Cabaiguan e Guayos, lo stesso giorno inizia l’assedio a Yaguajai che resisterà per dieci giorni. Le città erano quasi completamente isolate e le caserme erano lasciate al loro destino dato che non ricevevano più rifornimenti. La colonna del Che due giorni dopo, in rapida successione, occupa le città di Placeta, Remedios e Caibarien che cadrà il 26. Santa Clara, il capoluogo della provincia di Las Villas, importante città di circa 150 mila abitanti posizionata nel centro dell’isola e fondamentale nodo ferroviario, era sempre più vicina.
L’attacco fu sferrato la mattina del 29 dicembre 1958 e la città cadde tre giorni dopo. In questo scontro perse la vita Roberto Rodriguez, uno dei più valorosi guerriglieri della lotta rivoluzionaria.

Mentre imperversava la battaglia di Santa Clara, il 28 dicembre 1958 il Generale Cantillo a capo della guarnigione di Santiago, incontra segretamente Fidel per trattare la resa. Il Generale Cantillo avrebbe abbandonato Santiago in aereo per raggiungere L’Avana per incontrare gli altri capi dell’esercito e convincerli ad arrendersi e consegnare le armi ai ribelli. Ma Cantillo fa il doppio gioco: si accorda con gli Stati Uniti che volevano sbarazzarsi di Batista ma non volevano che vincesse la guerra l’esercito castrista. In una concitata riunione con l’ambasciatore americano Smith, i Generali accettarono di formare una giunta militare, subito riconosciuta dagli Stati Uniti e dalle opposizioni di Miami, per ristabilire la democrazia a Cuba.

Il 1 gennaio 1959 alle 2 della notte, mentre i cubani festeggiavano il capodanno, Fulgencio Batista abbandona l’isola in fretta e furia in aereo con destinazione Santo Domingo. Ben presto si accorgono che Cantillo stava facendo il doppio gioco. Fidel Castro lancia dai microfoni di Radio Rebelde un appello alla popolazione perché insorga contro la giunta militare. Queste le parole pronunciate: “Una giunta militare in complicità con il tiranno ha assunto il potere per garantire la sua fuga e quella dei principali assassini e per cercare di frenare la spinta rivoluzionaria per privarci della vittoria. L’esercito ribelle continuerà la sua irrefrenabile campagna e accetterà solo la resa incondizionata delle guarnigioni militari. Il popolo cubano e i lavoratori devono immediatamente prepararsi per il 2 gennaio per iniziare uno sciopero generale che appoggi le armi rivoluzionarie garantendo in tal modo la vittoria totale della rivoluzione.

Sette anni di eroica lotta, migliaia di martiri che hanno versato il proprio sangue in ogni luogo di Cuba, non verranno messi al servizio di coloro che fino a ieri furono complici e responsabili della tirannia e dei suoi crimini perché continuino a comandare a Cuba. I lavoratori, seguendo le direttive del Movimiento 26 de Julio, devono, oggi stesso, occupare tutti i sindacati e organizzarsi nelle fabbriche e nei centri di lavoro per iniziare domani all’alba la paralizzazione completa dell’isola. Batista e Mujal sono fuggiti ma i loro complici sono rimasti a capo dei sindacati e dell’esercito. Colpo di stato per tradire il popolo, no. Equivarrebbe a prolungare la guerra. Finché Columbia non si sarà arresa la guerra non potrà terminare. Questa volta niente nessuno potrà impedire il trionfo della rivoluzione. Lavoratori, questo è il momento in cui tocca a voi assicurare il trionfo della rivoluzione. Da oggi Sciopero generale rivoluzionario in tutti i territori liberati”.

Il 2 gennaio 1959 Cuba era paralizzata; gruppi di lavoratori armati avevano occupato i principali edifici pubblici, parte dell’esercito era passato nelle file dei ribelli. Da Santiago, Fidel ordina alle colonne di Camilo e del Che di dirigersi a L’Avana che fu occupata senza colpo ferire. Fidel raggiunse la capitale l’8 gennaio 1959 a capo della Carovana della Libertà dopo aver percorso da oriente ad occidente l’intera isola. Nella capitale, come nelle altre città toccate, la Carovana della Libertà veniva accolta da folle festanti.

La guerra di liberazione era vinta ma adesso, come Fidel scriveva a Celia Sanchez, ne inizia una più lunga e difficile: quella contro l’imperialismo. Una guerra che Fidel, con a fianco il suo popolo, ha sempre combattuto in prima fila da protagonista.

 

FONTE: https://www.farodiroma.it/cuba-i-62-anni-della-rivoluzione-di-fidel-castro-che-ancora-continua-di-a-puccio/

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