19 12 21 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ED ALTRE COMUNICAZION

01 – L’invenzione del Natale. Usa/Come cinema e musica hanno plasmato ritmi e iconografia delle feste . «White Christmas», eseguita da Bing Crosby, è il singolo più venduto al mondo. Ecco i pezzi e le pellicole vintage da riscoprire 02 – Olanda, vincono i cittadini. Il governo deve cambiare aria. Ambiente. Sentenza storica della Corte suprema dell’Aia. L’esecutivo deve abbattere le emissioni 03. Il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari ci sa. 04 – Trump, l’America si è fermata per l’Impeachment Day. Giornata storica. Dibattito e voto finale alla Camera, 230 sì e 197 no: la messa in stato di accusa del presidente ora è realtà 05 – Altro che «invasione», sono gli italiani che fuggono all’estero. Istat. 816mila italiani all’estero. Calano del 17% gli ingressi degli immigrati. Dei 186mila italiani che si sono trasferiti all’estero, 3 su 4 sono istruiti. 06 – La Marca (Pd) – approvata la mia proposta di emendamento: 800.000 euro in più a sostegno dei festival del cinema italiano all’estero. 07 – Testo ormai blindato Manovra, sì del Senato. Niente rinvio per mercato libero energia, stop a cannabis light 08 – Schirò (Pd) – riduzione degli studenti per la sezione italo-francese del collège Lycée international Honoré De Balzac: un’interrogazione al ministri degli esteri e dell’istruzione . 09 – Sardine, una sonora sveglia per la sinistra. Sarde subito. E’ come se il popolo democratico si fosse destato da un torpore, da un senso di impotenza e di depressione. Lasciando come regalo di Natale una carica di positività. 10 -Le Sardine e la crisi dei partiti. 11 – Da Parigi a Londra fino a San Francisco il mare delle sardine non ha confini. 12 – Johnson’s victory divides the kingdom, a lesson for us all. 13 – Venezuela, un ospedale italiano per gli italiani. 14 – Un breve aggiornamento della mia attività parlamentare insieme ai miei auguri più affettuosi per le prossime festività 01 – L’INVENZIONE DEL NATALE. USA/COME CINEMA E MUSICA HANNO PLASMATO RITMI E ICONOGRAFIA DELLE FESTE . «WHITE CHRISTMAS», ESEGUITA DA BING CROSBY, È IL SINGOLO PIÙ VENDUTO AL MONDO. ECCO I PEZZI E LE PELLICOLE VINTAGE DA RISCOPRIRE , di Marco Ranaldi. «I’m dreaming of a white Christmas, just like the ones I used to know, where the treetops glisten and children listen, to hear sleigh bells in the snow». Con queste parole inizia la canzone natalizia più famosa nel mondo quella White Christmas che, nata dalla penna di Irving Berlin, è divenuta in pochissimo tempo segno identificativo del Natale. L’industria cinematografica Usa non si lascerà certamente sfuggire la possibilità di narrare e cantare il Natale attraverso una serie di pellicole che hanno fatto la storia del cinema, della musica e del costume. Ma per vedere una pellicola basata su White Christmas bisognerà attendere il 1954 quando il regista Michael Curtiz dirige un film che porta lo stesso nome del capolavoro di Berlin (in Italia uscirà come Bianco Natale), interpretato da Bing Crosby, Danny Kaye, Rosemarye Clooney e Vera Hellen. Sarà un successo grazie soprattutto alle melodie scritte tutte da Berlin il cui tocco, da novello Re Mida, sarà sufficiente per rendere «magico» quel pezzo. Per l’esattezza il film uscì il 14 ottobre di quell’anno e ebbe un costo di due milioni di dollari incassandone trenta. All’interno Berlin inserisce numerosi canzoni tra cui: Sister, The Best Things Happen While You’re Dancing, Snow. In verità il primo impianto del film è già rintracciabile ne La taverna dell’allegria, pellicola del 1942 diretta da Mark Sandrich che vedeva nel cast oltre a Bing Crosby anche una stella come Fred Astaire, Marjorie Reynolds, Virginia Dale, Walter Abel. UNA TROVATA La pellicola doveva servire a lanciare proprio il capolavoro di Berlin, White Christmas, che l’aveva scritta in quell’anno affidandola naturalmente a Crosby che ne farà un successo planetario. Il film è quindi una trovata con una sorta di vacanza di natale ante litteram in cui fra scorribande amorose e situazioni imbarazzanti/divertenti, viene snocciolata una serie di canzoni tra cui Let’s Start the New Year Right, I’ll Capture Your Heart, Lazy, I Can’t Tell a Lie, You’re Easy to Dance with, Easter Parade, Abraham, Be Careful It’s My Heart, Happy Holiday, I’ve Got Plenty to Be Thankful for, Song of Freedom. Fu un successone planetario che permise alla Decca di pubblicare un cofanetto di 6 dischi a 78 giri che comprendono tutte le canzoni del film (Decca Album 306). Davvero una leccornia per gli odierni collezionisti, mentre al tempo fu fra i dischi più venduti del periodo (da notare che arrivò nella sale Usa il 4 agosto). Del resto Berlin aveva fiuto sia come compositore che soprattutto come produttore. Tornando alla pellicola del 1954 va ricordato che ebbe ulteriore diffusione anche grazie all’avvento del lp e alle tante «tante colonne sonore» che la accompagnarono in quanto ogni artista era legato a un’etichetta diversa; di conseguenza scesero in pista la Brunswick (per la Gran Bretagna), la Decca (per Usa e Canada), la Columbia, la nostra Fonit Cetra (disco rarissimo con numero di catalogo DL 8083); all’interno i seguenti pezzi: The Old Man; Gee I Wish I Was back in the Army, Sisters, The Best Things Happen While You’re Dancing, Snow, Blue Skies, Mandy, Count Your Blessings instead of Sheep, Love You Didn’t Do right by Me, What Can You Do with the General, White Christmas. Da notare che il 45 giri con l’omonima canzone vendette così tanto che la Capitol fu costretta a ristamparlo a più riprese. Insomma grazie a Berlin, il Natale si trasformò in breve tempo in un’industria musicale ingigantendo il potere del compositore stesso. LA FAIDA Il business natalizio spinse, ad esempio, la Warner Bros a contrapporsi alla Paramount – che aveva prodotto La taverna dell’allegria – con un ammiccante Il sergente e la signora uscito sempre nel 1945, diretto da Peter Godfrey e affidato quasi totalmente al fascino di Barbara Stanwyck e alle musiche di Frederick Hollander (tedesco, una delle migliore penne hollywoodiane). Ma si sa che la guerra si gioca soprattutto in casa e quindi la mega star Bing Crosby non solo apparve ne La taverna dell’allegria ma anche come prete canterino in un classicone natalizio come Le campane di Santa Maria diretto da un veterano quale Leo Mc Carey e coprotagonista la grandissima Ingrid Bergman ancora non divenuta la star da 100 carati che conosciamo. Anche se le musiche sono accreditate a Robert Emmett Dolan, Bing Crosby si spertica in una serie di hit natalizie come: Aren’t You Glad You’re You?, In the Land of Beginning again e due classiconi come Adeste Fideles (canzone nella quale il latino si americanizza) e O Sanctissima. Anche Bergman intona una melodia svedese, It’s Spring («Varvinda Friska» in svedese). Dolan dal canto suo non rinuncia alla sua fetta di successo rielaborando la melodia popolare che dà il titolo al film. Prodotto dalla Rainbow e distribuito dalla Rko, uscirà nelle sale il 6 dicembre 1945 incassando 21 milioni di dollari a fronte del milione speso per realizzarlo. La Decca pubblicherà due dischi a 78 giri (Decca album No. A-410) che riportano oltre alle citate canzoni (tranne quella della Bergman e i due classiconi) anche In the Land of Beginning again e I’ll Take You Home again, Kathleen. AL CUORE E poiché compito dei film è anche quello di arrivare dritti al cuore, ecco un capolavoro drammatico – divenuto un classico natalizio – come La vita è meravigliosa di Frank Capra, interpretato da stelle quasi James Stewart e Donna Reed con le musiche di Dimitri Tiomkin che per l’occasione scrisse un tema di grande successo. Ma cosa avviene se si inizia a fare un film che ha come protagonista Babbo Natale? Lo racconta bene Il miracolo della 34ª strada (1947) diretto da George Seaton che vede protagonista il personaggio di Kris Kringle che altri non è se non Babbo Natale interpretato da Edmund Gween. Le musiche di Cyril J. Mockridge usciranno solo nel 2002 su cd per Percepto rec. Da questo grande successo cinematografico Meredith Wilson porterà a Broadway un musical fatto tutto da lei che avrà come titolo Here’s Love (1963). Nell’era d’oro dei classici natalizi l’Oscar come migliore canzone andrà nel 1954 a Hold My Hand scritta da Jack Lawrence e Richard Myers e cantata da Don Cornell – che la incide su 78 giri, Coral – nel film Susanna ha dormito qui diretto da Frank Tashlin e interpretato da Dick Powell e Debbie Reynolds. Imperdibile l’uscita – il 26 luglio 1955 – anche di un altro film natalizio che ha nelle musiche di Walter Schumann una ricercatezza tale da essere parte integrante della pellicola. Si tratta de La morte corre sul fiume (colonna sonora Rca), diretto magistralmente da Charles Laughton noto ai più come attore. La pellicola oltre ai temi orchestrali di Schumann offre due canzoni significative Lullaby (cantata da Kitty White) e Pretty Fly (cantata da Sally Jane Bruce), pubblicate in cd solo nel 2013 dalla Finders Keepers. Nel film spicca no le grandi interpretazioni di Robert Mitchum e di Shelley Winters in ruoli apparentemente stranianti ma di forte impatto emotivo. Nello stesso anno in cui la UA distribuisce nella sale la difficile pellicola di Laughton (che incasserà quasi 800mila dollari), la Paramount sbanca i botteghini con un’altra storia non proprio rassicurante ma dal sicuro impatto emotivo come Non siamo angeli, diretto da Michael Curtiz con due star del calibro di Humprey Bogart e Peter Ustinov. Il film – con le musiche di Frederick Hollander – incassa tre milioni di dollari. Non andò male neanche per lo stesso compositore che ebbe un grande successo con la canzone Sentimental Moments (su testo del mitico Ralph Freed) e ottenne buoni risultati con la colonna sonora (stampata su cd dalla Kritzerland). Insomma, in pochi anni l’industria cinematografica Usa era riuscita a creare il genere «Christmas». Un successo perenne, ieri come oggi, anche di musiche e parole. 02 – OLANDA, VINCONO I CITTADINI. IL GOVERNO DEVE CAMBIARE ARIA. AMBIENTE. SENTENZA STORICA DELLA CORTE SUPREMA DELL’AIA. L’ESECUTIVO DEVE ABBATTERE LE EMISSIONI , di Daniela Passeri La sentenza viene pronunciata in streaming dalla Corte Suprema dell’Olanda, ed è di per sé una modalità eccezionale: il governo olandese ha l’obbligo di ridurre entro la fine del 2020 le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 25% rispetto al 1990 e quindi deve prendere le misure opportune e appropriate per raggiungere questo obiettivo. La mancata assunzione di responsabilità del governo olandese nel far fronte alla crisi climatica, secondo la più alta corte olandese dell’Aja, è una violazione degli articoli 2 e 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Sono gli articoli che tutelano il diritto alla vita e al benessere delle persone, diritti universali, inviolabili. SEMPRE IN STREAMING si sentono le urla di gioia degli attivisti della fondazione ambientalista Urgenda che nel 2013 insieme con 886 cittadini, ha fatto causa allo stato olandese accusandolo di non aver fatto abbastanza contro l’emergenza climatica. Dopo aver vinto in primo e secondo grado, e dopo i ricorsi del governo che rigettava l’idea di farsi dettare l’agenda da chicchessia, ieri Urgenda ha avuto ragione con sentenza definitiva: per la prima volta uno stato portato in tribunale dai suoi cittadini viene condannato per non aver fatto agito contro il caos climatico. DOPO LA PRONUNCIA – in olandese – il presidente della Corte Suprema legge un breve riassunto in inglese, cosa mai successa prima in Olanda: del resto, la sentenza era attesa ieri in tutto il mondo da migliaia di attivisti che al caso Urgenda si sono ispirati per portare in tribunale governi renitenti. Se a Madrid alla Cop 25 la comunità internazionale ha dato il peggio di sé non riuscendo a fare un passo avanti per mitigare i cambiamenti climatici, almeno all’Aja i giudici hanno scritto nero su bianco gli obiettivi che il governo olandese deve raggiungere. «Questa sentenza restituisce un po’ di speranza ai cittadini che sull’emergenza climatica sono frustrati dall’inazione della politica – dice uno degli avvocati di Urgenda, Dennis Van Berkel, con la voce ancora rotta dall’emozione – il ministro agli Affari Economici e alla Politica del Clima ha già fatto sapere che rispetterà la sentenza. Come? Una delle opzioni sul tavolo è la chiusura delle centrali a carbone aperte in Olanda nel 2015 e nel 2017». Ora il governo del popolare Mark Rutte non potrà più fare ricorso contro i suoi cittadini, dovrà agire: i livelli di emissioni in Olanda sono oggi circa del 20% inferiori a quelli del 1990, serve aggiungere almeno un 5% in più al taglio delle emissioni, un gap da colmare in un anno, e non è poco. Urgenda ha stilato una lista di 40 misure che il governo potrebbe prendere nel prossimo anno: oltre quelle più ovvie, come la chiusura delle centrali a carbone e la riduzione degli allevamenti, indica azioni anche molto spicciole, dallo spegnimento dell’illuminazione dopo il lavoro alla riduzione della velocità delle auto, dalla rottamazione corretta dei frigoriferi agli incentivi per i pannelli solari, dall’illuminazione a Led nelle serre a misure per migliorare l’isolamento degli edifici e per la riduzione del consumo di carne. SODDISFAZIONE È STATA espressa anche dal leader di GroenLinks (Sinistra Verde) Jesse Klaver: «È una decisione storica. Ora Rutte si impegni a chiudere le centrali elettriche a carbone e metta in pratica una nostra proposta sostenuta dalla Camera dei rappresentanti per realizzare un pacchetto aggiuntivo di misure per raggiungere l’obiettivo di Urgenda». UN COMMENTO ARRIVA anche dal Relatore speciale sui diritti umani e l’ambiente alle Nazioni Unite, David R. Boyd: «Questa è la più importante sentenza che sia stata pronunciata in merito ai cambiamenti climatici: conferma quanto i diritti umani siano messi a rischio. Questa è una vittoria per miliardi di persone più vulnerabili agli impatti devastanti della crisi climatica e un colpo di grazia all’industria dei combustibili fossili». IN ATTESA DI CONOSCERE come il governo olandese intenda davvero affrontare questa inedita situazione, e come eventualmente vigilare sui suoi atti, al quartier generale di Urgenda si festeggiano sei anni di battaglie legali. La grande vincitrice è la sua fondatrice e presidente, Marjan Minnesma, 53 anni, la più importante attivista per la sostenibilità olandese, una Greta decisamente più matura, ma non meno combattiva: una laurea in diritto e filosofia e un’altra in amministrazione aziendale, 3 figli, ex direttrice di una campagna di Greenpeace, direttrice dell’istituto di ricerca Drift dell’Università Erasmus di Rotterdam, ha fondato Urgenda nel 2007 con il professor Jan Rotmans per dimostrare le possibilità pratiche di transizione verso un futuro più sostenibile. Il quotidiano Trouw l’ha nominata al primo posto tra le personalità più importanti per l’ambiente. Negli ultimi anni, stanca di dare solo il buon esempio importando auto elettriche, pannelli solari e quant’altro, Minnesma ha scelto la via legale e ha avuto ragione, per ora. 03. IL REFERENDUM COSTITUZIONALE SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI CI SA. PER FAVORE SI EVITI DI INSISTERE A GIUSTIFICARE IL TAGLIO CON I COSTI. IL PARLAMENTO HA UN RUOLO CENTRALE NELLA NOSTRA DEMOCRAZIA. Qualunque scelta sul parlamento dovrebbe essere affrontata con serietà, avendo a cuore il rilancio del suo ruolo non la sua riduzione ad un capitolo della spesa pubblica da tagliare. Ha scritto il prof Ainis che il referendum è una scelta opportuna perché è giusto sottoporre agli elettori una scelta di questa importanza. L’importanza del taglio dei parlamentari non può esistere a corrente alternata, cioè solo quando ne parlano i favorevoli, per sparire quando ne parlano i contrari. Dovremmo essere tutti d’accordo che è una scelta importante. Tanto più che il referendum è possibile perché il parlamento non ha raggiunto i due terzi di favorevoli, come è accaduto – ad esempio – con l’articolo 81. Dopo la presentazione delle firme dei senatori dal 12 gennaio inizierà il percorso che porterà al voto popolare in primavera. Il governo potrebbe differire di qualche mese la data del referendum se ci fossero altre modifiche costituzionali da sottoporre al voto. In effetti la maggioranza che sostiene il governo Conte 2 aveva concordato altre modifiche della Costituzione, ma risultano in alto mare. PERCHÉ SCHIERARSI PER IL NO? È vero, ci sono persone che hanno sostenuto il No nel 2016, contro la deformazione della Costituzione voluta da Renzi ma che ora sono a favore del taglio dei parlamentari. Capita, la diversità di opinioni è il sale della vita democratica. Si tratta di mantenere il confronto tra Si e No concentrato sulle motivazioni, sul merito, evitando inutili estremismi. Diversi segnali dicono che il paese è stanco di demagogia e di liti incessanti. Un confronto di merito sul ruolo del parlamento sarà comunque utile e per favore si eviti l’argomento che fare votare i cittadini ha un costo, perché la democrazia ha sempre dei costi e occorre evitare una demagogia pericolosa. È iniziata una lettura dietrologica delle ragioni che hanno portato 64 senatori a firmare per il referendum: per anticipare le elezioni, oppure per allontanarle, per la poltrona, oppure per fare un’imboscata a questo e a quello. La dietrologia non ha confini, ma conta la sostanza: ci sarà il referendum e i cittadini diranno come la pensano. Punto. IL COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE RITIENE CHE QUESTO TAGLIO DEI PARLAMENTARI SIA UN ERRORE, CHE VADA FERMATO, ANCHE PERCHÉ POTREBBE APRIRE LA STRADA AD ALTRI ERRORI. I convertiti sulla via di Damasco che hanno votato a favore del taglio dei parlamentari nella quarta votazione, dopo avere votato No per 3 volte, non hanno molti argomenti per spiegare le loro giravolte, se non che è un prezzo pagato per formare il governo. Anche nel 2016 lo schieramento per il No era composito, trasversale, purtroppo il Pd era ufficialmente per il Si, anche se una parte si è liberata dall’egemonia renziana e si è pronunciata per il No, vedremo cosa accadrà questa volta, qualche firma del Pd in calce alla richiesta c’è. I referendum hanno il potere di sconvolgere gli schieramenti per la semplice ragione che conta il merito. Inutile cercare il maggiordomo su cui scaricare le responsabilità del delitto. Il ruolo del parlamento non può essere sottoposto alla gogna dei costi. Il funzionamento della democrazia ha dei costi e il parlamento è un organo fondamentale che ha il compito di rappresentare gli elettori, di interpretarne la volontà, cercando gli accordi necessari per esprimere una politica e un governo. La sovranità del popolo si esercita principalmente attraverso i suoi rappresentanti, cioè i parlamentari, e attraverso i referendum, come ora. Il taglio dei parlamentari presentato come un taglio delle poltrone è un grave errore politico e istituzionale, non fondato su seri paragoni con altri paesi europei come ha dimostrato uno studio della Camera. Volendo affrontare il problema con serietà si dovrebbe inquadrare la riduzione dei parlamentari in un progetto con al centro il rilancio del ruolo del parlamento, oggi ridotto ai minimi termini. Rodotà si era esercitato in questa direzione ma con scelte ben diverse dal taglio lineare dei parlamentari in entrambe le camere. Il parlamento oggi è certamente molto più debole che in passato, meno rappresentativo degli elettori, per la semplice ragione che il meccanismo elettorale in vigore non consente da anni ai cittadini di scegliere direttamente la persona che li deve rappresentare. Il cittadino può solo votare una lista, i cui candidati sono decisi dal capo partito, disposti in modo da sapere in anticipo chi verrà eletto, secondo decisioni prese dall’alto e con l’unico merito della fedeltà. Si è perso ogni rapporto diretto tra parlamentari ed elettori. Per questo i parlamentari hanno perso ruolo, credibilità, forza. Virtù che ai parlamentari possono essere attribuite solo dalla fiducia degli elettori. Altrimenti i parlamentari sono alla mercé delle decisioni dei capi, ricattati dai voti di fiducia, perché la fedeltà a scapito della qualità non è mai un buon criterio di scelta. Non è un caso che da anni le leggi di bilancio siano decise dai governi senza un adeguato tempo di valutazione in parlamento, con il risultato di una corsa affannosa verso l’approvazione, con uno spreco di voti di fiducia. Sul parlamento è stato scaricato il peso maggiore della crisi di fiducia dei cittadini verso le istituzioni, e il taglio dei parlamentari ne è parte. Il parlamento non è stato all’altezza del suo compito, certo, ma la responsabilità non è solo sua, anche il governo, i partiti (oggi ridotti a presentatori di liste), altri livelli istituzionali hanno grandi responsabilità e trovano comodo scaricare tutto sulla rappresentanza parlamentare. Nella crisi di fiducia dei cittadini verso le istituzioni ha avuto un ruolo importante dipingere il ruolo del parlamento come la perpetuazione di una casta, malgrado la sua composizione sia stata fortemente rinnovata, in particolare il 4 marzo 2018. Oggi la situazione è cambiata. La credibilità di chi ha cavalcato gli argomenti anticasta fa i conti con il fallimento del governo verde giallo e con le difficoltà dei 5Stelle che hanno più che dimezzato i consensi. Non era obbligatorio che l’attacco dovesse essere concentrato sul parlamento, poteva avere altri obiettivi. Invece si è voluto concentrare l’attacco sul parlamento con l’unico, banale, argomento della riduzione dei costi (0,007% del bilancio pubblico) ignorando il ruolo centrale che ha nella democrazia italiana. Non a caso Salvini dopo l’approvazione del taglio ha parlato apertamente di elezione diretta del Presidente della Repubblica, fino ad indicare la prima elezione nel 2029. La destra vuole andare ben oltre la riduzione dei parlamentari. Mettere in crisi il ruolo del parlamento, ridurlo a mera ratifica delle decisioni di pochi capi apre la strada ad un cambiamento più radicale del sistema istituzionale delineato dalla nostra Costituzione ed è inevitabile che qualcuno pensi al presidenzialismo, che sarebbe uno stravolgimento di fondo del nostro assetto costituzionale. È vero che lo stravolgimento della Costituzione è un terreno su cui si sono esercitati in precedenza anche altri, ad esempio Berlusconi, Renzi. Tuttavia i loro tentativi sono stati bocciati dai referendum popolari. La Costituzione merita ben altra attenzione. Le modifiche sono possibili, rispettando l’articolo 138 e a patto di non stravolgerne l’impianto, invece questa modifica è pericolosa ed è auspicabile che venga bocciata dal referendum popolare. Si può vincere e si può perdere il referendum, ma non si può rinunciare ad una battaglia giusta per paura di perderla, solo perché i sondaggi sono contrari. Il No nel 2016 veniva dato al 20% e sappiamo come è finita, vedremo. La bocciatura del taglio dei parlamentari va legata strettamente alla richiesta di una legge elettorale proporzionale, che affidi finalmente ai cittadini la scelta diretta dei parlamentari che li debbono rappresentare. La legge elettorale deve ridare al parlamento autonomia e credibilità, condizione per spingerlo a riconquistare la fiducia dei cittadini. Respingere questo taglio è la condizione per riprendere un discorso serio sulla rappresentanza parlamentare e sui partiti, bocciando la sforbiciata demagogica e approssimativa che rischia di portare al paese danni più gravi. IL COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, ORA CHE IL REFERENDUM È CERTO, COSTITUIRÀ IL 15 GENNAIO UN SUO COMITATO PER IL NO. (di Alfiero Grandi) 04 – TRUMP, L’AMERICA SI È FERMATA PER L’IMPEACHMENT DAY. GIORNATA STORICA. DIBATTITO E VOTO FINALE ALLA CAMERA, 230 SÌ E 197 NO: LA MESSA IN STATO DI ACCUSA DEL PRESIDENTE ORA È REALTÀ, di Marina Catucci L’Assemblea ha aperto il dibattito sui due articoli di impeachment, abuso di potere e ostruzione al Congresso, contro Donald Trump, eliminando gli ostacoli procedurali per portare i democratici al voto e accusare il presidente di aver commesso «alti crimini e delitti». Dopo sei ore di dibattito diviso equamente tra democratici e repubblicani, l’impeachment è passato con 230 sì e 197 no: la messa in stato di accusa del presidente ora è realtà. «QUESTO È UN MOMENTO di cui leggerete nei libri di storia. Oggi voterò per mettere sotto accusa il presidente degli Stati uniti e voglio che sappiate perché», ha detto il deputato dei Dem, Joe Kennedy nella sua dichiarazione di apertura, una lettera indirizzata ai figli. Il perchè è stato illustrato da tutti i deputati democratici con parole e metafore diverse per illustrare lo stesso concetto: il presidente pospone lo Stato ai suoi interessi personali, anche a costo di mettere a repentaglio la sicurezza Usa, agisce come se fosse al di sopra della legge, mentre nessuno lo è. «Per secoli, gli americani hanno combattuto e sono morti per difendere la democrazia per il popolo – ha detto la portavoce della Camera Nancy Pelosi, in piedi accanto al grande poster di una bandiera americana – Ma, molto tristemente ora, la visione della Repubblica dei nostri fondatori è minacciata dalle azioni della Casa bianca. È tragico che le azioni del presidente rendano l’impeachment necessario». Un’indicazione su come sarebbe andata a finire la votazione finale l’avevano data già, dopo l’apertura della Camera, i tre voti riguardanti le mozioni procedurali: aggiornare l’Assemblea, presentare l’impeachment e stabilire le regole per il dibattito. Tutti e tre i voti hanno rispecchiato la linea dei partiti. I repubblicani sembrano inamovibili dalle loro posizioni. Doug Collins, massimo esponente repubblicano del comitato giudiziario della Camera, ha definito il processo di impeachment «deplorevole». «NOI DALLA PARTE REPUBBLICANA non abbiamo problemi a portare il nostro caso alla maggioranza e alla gente di questo paese – ha detto Collins – perché hanno eletto Donald Trump e questa è una questione che riguarda gli elettori». È stato spesso detto che le due parti dell’attuale dibattito sull’impeachment non concordano nemmeno sui fatti di base, ma durante questa giornata si è visto che per il Gop questo vale anche per circostanze consolidate e indiscutibili. Alcuni hanno affermato che i fatti che hanno portato all’impeachment non sono mai realmente accaduti. Secondo il repubblicano Tom Cole gli aiuti militari all’Ucraina «non sono mai stati negati». Mark Meadows ha affermato che Joe Biden non è in un rivale della campagna elettorale di Trump. Per Debbie Lesko Trump non ha mai chiesto all’Ucraina di indagare su Biden. DAL CANTO SUO TRUMP, nonostante avesse detto che non avrebbe seguito il voto, ne ha twittato più di una volta nel corso della giornata e ha messo in agenda un comizio di «buon natale» in Michigan in coincidenza con il voto alla Camera. Ma non è facile oscurare un voto simile con un comizio. Gli Stati uniti sono rimasti letteralmente inchiodati alle radio e alle televisioni che in tutti i luoghi pubblici, dai bar agli studi medici, hanno trasmesso la diretta dalla Camera. E la sera prima si sono svolte oltre 600 manifestazioni in tutto il paese: migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere l’impeachment e la rimozione di Trump, non solo nelle grandi città tradizionalmente liberal, ma anche in centri piccoli e conservatori. 05 – ALTRO CHE «INVASIONE», SONO GLI ITALIANI CHE FUGGONO ALL’ESTERO. ISTAT. 816MILA ITALIANI ALL’ESTERO. CALANO DEL 17% GLI INGRESSI DEGLI IMMIGRATI. DEI 186MILA ITALIANI CHE SI SONO TRASFERITI ALL’ESTERO, 3 SU 4 SONO ISTRUITI. BREVE RACCONTO DEGLI ULTIMI DIECI ANNI A PARTIRE DA QUELLO CHE ASCOLTAVAMO NELL’ASSEMBLEA DELL'”ONDA”, IL MOVIMENTO STUDENTESCO CONTRO LA RIFORMA GELMINI DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITÀ. UN RUGGITO, E POI LA VITA CONTINUA ALTROVE. Non è solo un processo economico, è una condizione ( di Roberto Ciccarelli da Il Manifesto) Non è la prima volta, di certo non sarà l’ultima. L’Istat ha confermato: non c’è mai stata l’«invasione», ora meno che mai. Gli immigrati calano in Italia (-17% l’anno scorso quelli provenienti dal continente africano), aumentano (+1,9%) gli italiani che si trasferiscono all’estero. Nel 2018, 117mila, 816mila nell’ultimo decennio, quello della crisi iniziata nel 2008. Al di là del dato, ormai consolidato in questo e in altri rapporti negli ultimi mesi, ricordiamo una percezione diffusa al tempo del movimento studentesco che si autodefinì «L’Onda» proprio in quell’anno contro la riforma di scuola e università chiamata «Gelmini». Lo stesso che si espresse, in altre forme, due anni dopo nei giorni di approvazione della contestatissima legge che ha cambiato il senso e il funzionamento dell’università italiana. Era il 14 dicembre 2010, piazza del Popolo a Roma. Fu un ruggito. Era la furia, prima della «fuga». In molti, lo ricordiamo, allora ripetevano nelle assemblee: questa è l’ultima occasione. Per bloccare un processo di riforma. Per liberarsi dal deserto che avanzava. Ultima forma di resistenza alla precarietà. Per trovarne un’altra, forse, altrove. Per cambiare, di sicuro. I dati, oggi, confermano. Più che la «fuga», questa è una condizione. «La ripresa delle emigrazioni è da attribuire in parte alle difficoltà del nostro mercato del lavoro – scrive l’Istat – soprattutto per i giovani e le donne». I vari tentativi di adottare programmi di defiscalizzazione per favorire il rientro delle figure professionali più qualificate, si sono rivelate »del tutto sufficienti». E questo a dispetto dell’uso del «capitale umano» per spiegare un processo più ampio, anche esistenziale e non solo economico da «brain gain e drain». Parliamo di un esercito fatto soprattutto di giovani, età media 30 anni, 2 su 3 hanno tra i 20 e i 49 anni. Quasi 3 su 4 hanno un livello di istruzione medio-alto. In cifre: circa 182mila il numero dei laureati in 10 anni. Molto più grande è il numero complessivo: 816 mila, appunto. La destinazione preferita è stata il Regno Unito (21 mila). Si vedrà, con il Brexit alle porta se cambierà. Seguono Germania (18 mila), Francia (circa 14 mila), Svizzera (quasi 10 mila) e Spagna (7 mila). E poi Brasile, Stati Uniti, Australia e Canada, nel complesso: 18 mila. C’è una sorpresa: La regione in assoluto con più partenze è la Lombardia. Ma si parte anche da lì: solo l’anno scorso oltre 16mila laureati, oltre la metà (8500) provenivano da Sicilia e Campania. Si emigra principalmente dalle prime quattro città metropolitane: Roma (8 mila), Milano (6,5 mila), Torino (4 mila) e Napoli (3,5 mila). Il fenomeno è proporzionato alle iscrizioni anagrafiche dall’estero, cioè le immigrazioni. Sono state circa 332 mila, per la prima volta in calo rispetto all’anno precedente (-3,2%) dopo i costanti incrementi registrati tra 2014 e 2017. Più di 5 su sei riguardano cittadini stranieri (286 mila, -5,2%). Diminuiscono gli arrivi da Nigeria (18 mila, -24%), Senegal (9 mila, -20 %), Gambia (6 mila, -30%), Costa d’Avorio (5 mila, -27%) e Ghana (5 mila, -25%) rispetto al 2017. La Lombardia è la meta di un immigrato su cinque. In fondo, anche questo è un altro aspetto della crisi italiana. 06 – LA MARCA (PD) – APPROVATA LA MIA PROPOSTA DI EMENDAMENTO: 800.000 EURO IN PIÙ A SOSTEGNO DEI FESTIVAL DEL CINEMA ITALIANO ALL’ESTERO “C’è anche un risultato del mio impegno parlamentare nella legge di bilancio per il 2020 e per il triennio ’20-’22, che dal Senato sta arrivando alla Camera. Si tratta di 800.000 euro di sostegno integrativo ai festival del cinema italiano che si svolgono all’estero, uno dei veicoli di successo del nostro Paese nel mondo. ROMA, 17 DICEMBRE 2019 È stato tutt’altro che facile superare le difficoltà finanziarie e procedurali di quest’anno, che di fatto hanno precluso a noi deputati la possibilità di presentare direttamente degli emendamenti. Nonostante le difficoltà, mi sono mossa tramite il mio gruppo parlamentare per fare arrivare sul tavolo dei relatori e della commissione finanze del Senato alcune proposte riguardanti un maggiore sostegno ai festival del cinema all’estero, al turismo di ritorno e alle attività dei consoli onorari. Il primo è passato, per gli altri il mio impegno continuerà senza sosta. Questo emendamento, andato a buon fine, contribuisce a dare respiro alla promozione del nostro sistema all’estero e all’immagine dell’Italia, assieme agli altri migliorativi dell’offerta dei corsi di italiano. Esso, inoltre, utilizzando uno strumento popolare e penetrante come il cinema, consolida un interessante punto di incrocio tra vecchie e nuove generazioni e tra emigrazione consolidata e nuove emigrazioni. Mi sono molto impegnata per raggiungere questo risultato in condizioni difficilissime e straordinarie, come quelle che per noi deputati sono insorte quest’anno, nella convinzione che qualche volta scommettere sul nuovo può aiutare a qualificare la proposta dell’Italia, legata alla parola d’ordine di successo ‘Vivere all’italiana’. ” On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America – Electoral College of North and Central America Ufficio/Office: Roma, Piazza Campo Marzio, 42 – Email – lamarca_f@camera.it 07 – TESTO ORMAI BLINDATO Manovra, sì del Senato. Niente rinvio per mercato libero energia, stop a cannabis light Dalla relazione tecnica al maxi-emendamento emerge che nel 2020 il gettito della Plastic tax si ridurrà dal miliardo e 79 milioni previsti in origine a 140,5 milioni; la stretta sulle auto aziendali scenderà sempre nel 2020 da 330 milioni a 1 milione e la sugar tax garantirà 58,5 milioni, invece dei 233,8 indicati al momento del varo della manovra Bonus casa, tre novità dalla manovra IL SENATO HA DATO IL VIA LIBERA ALLA LEGGE DI BILANCIO CON 157 SÌ E 108 NO. L’Aula di Palazzo Madama ha anche dato il via libera alla nota di variazione di bilancio approvata dal Consiglio dei ministri con 158 sì e 108 no. Ora il testo passa all’esame della Camera, dove con ogni probabilità non subirà ulteriori modifiche per i tempi troppo stretti. Secondo fonti parlamentari, la manovra 2020, dopo le modifiche approvate in Senato, potrebbe salire e toccare i 32 miliardi. Prima del voto finale l’aula aveva dato il via libera alla fiducia sulla legge di bilancio con 166 sì e 128 no. Il governo aveva posto la fiducia sul maxiemendamento che include le modifiche approvate dalla commissione Bilancio. Gianluigi Paragone, del M5s, ha votato no. I senatori Cataldo Mininno, Lello Ciampolillo, Primo Di Nicola, Mario Michele Giarrusso, del M5s, non hanno partecipato al voto di fiducia. Assente anche la senatrice Vittoria Bogo Deledda che però da tempo non partecipa alle votazioni. Il presidente della commissione, Daniele Pesco, ha comunicato che la commissione ha dato parere positivo al maxiemendamento alla manovra, alla luce dei giudizi di inammissibilità della presidenza del Senato e dei rilievi della ragioneria dello Stato. Il giudizio di inammissibilità espresso da Casellati ha messo nel mirino 15 misure in quanto estranee a quanto previsto dall’articolo 21 della legge di contabilità e finanza pubblica del 2009. A seguito di questo giudizio, sono uscite dalla manovra la Tobin tax sulle transazioni finanziarie online, la norma sulla cannabis light e lo slittamento da luglio 2020 al primo gennaio 2022 della fine del mercato tutelato per l’energia. Sono saltate anche la cambiale digitale, le norme per il personale delle province e quelle per introdurre l’educazione finanziaria ed economica nelle scuole. Sorte analoga per le norme per il rafforzamento del ruolo della Consob contro le truffe finanziarie online e sugli aumenti delle assunzioni a Consiglio di Stato, Tar e Corte dei Conti. Stralciata anche la nascita di una Sezione centrale consultiva della Corte dei conti, con sede a Roma. Modifiche riguardano pure i temi del commissario per le strade provinciali in Sicilia, dell’informatizzazione dell’Inail e delle banche di credito cooperativo. TESTO BLINDATO Scontro in Aula dopo lo stop alla cannabis light A seguito del giudizio di inammissibilità delle norme, in particolare di quelle della cannabis light, è scoppiato uno scontro in Aula: due esponenti del M5S hanno chiesto a Casellati di dimostrare che la scelta non sia stata frutto della «pressione della sua parte politica». Il presidente ha replicato spiegando che è stata una «decisione meramente tecnica», aggiungendo: «Se ritenete questa misura importante per la maggioranza fatevi un disegno di legge». 70 rilievi Rgs: c’è stop a Reddito “congelato” La Ragioneria generale dello Stato ha chiesto una settantina di correzioni alle modifiche apportate dalla commissione Bilancio alla manovra. Tra le 39 misure sotto la lente per le coperture anche il ripristino delle sconto in fattura per eco e sismabonus per i condomini, mentre si chiede lo stralcio della sospensione del reddito di cittadinanza in caso di lavori brevi e dell’estensione ai pediatri dei fondi per avere macchinari per gli esami in studio. A queste si aggiunge la richiesta di correzioni definite “di drafting” per altre 29 norme. Testo nella sostanza definitivo Il voto sulla questione di fiducia è atteso per il tardo pomeriggio di oggi, lunedì 16 dicembre. Il testo che uscirà dal Senato sarà, nella sostanza, quello definitivo: il ddl di Bilancio arriverà infatti “blindato” alla Camera. Eventuali modifiche da parte di Montecitorio farebbero scattare una terza lettura al Senato, e i tempi sono stretti: il provvedimento va convertito entro la fine dell’anno, altrimenti si rischia l’esercizio provvisorio. Si terrà alle 21.15, a quanto si apprende, il Consiglio dei ministri per approvare la nota di variazione di bilancio, in vista del via libera in Senato alla manovra. Da quota 100 altri 300 milioni di risparmi nel 2020 Aumentano ancora i risparmi da quota 100, dovuti ad un numero di domande di pensionamento anticipato minori rispetto a quelle stimate. Per il 2020 il maxiemendamento alla manovra prevede altri 300 milioni di risparmi, che si sommano agli 1,7 miliardi già messi in conto dal Def. Per il 2021 gli ulteriori risparmi salgono a 900 milioni (ne erano già stati stimati altri 400), mentre per il 2022 la previsione è di 500 milioni. In totale si tratta di 3,8 miliardi di minori spese per quota 100 in tre anni. Stop bonus merito docenti, fondi a contratto Via il “bonus merito” per i docenti introdotto dalla riforma della Buona scuola, con i fondi, 200 milioni l’anno lo stanziamento, che saranno «utilizzati dalla contrattazione integrativa in favore del personale scolastico, senza ulteriore vincolo di destinazione». È quanto prevede un emendamento M5S a firma Moronese, riformulato e approvato dalla commissione Bilancio del Senato nei giorni scorsi. La norma è una di quelle rimaste nel maxi-emendamento sul quale il governo porrà in Aula la fiducia. Nel 2021 clausole per 20 miliardi, 27 nel 2022 Dalla Relazione tecnica al maxi-emendamento, aggiornata con le modifiche sulle accise introdotte in commissione al Senato, emerge che per il 2021 il governo dovrà sterilizzare 20,124 miliardi di clausole, tra Iva e accise, che diventano circa 27 miliardi nel 2022. In origine la manovra riduceva le clausole ereditate dai precedenti governi di circa 10 miliardi nel 2021 (si partiva da 28,753) e di circa 3 miliardi nel 2022. Nel 2021 andranno bloccati quindi aumenti dell’Iva per 18,903 miliardi e delle accise per 1,221 miliardi. Dalla relazione tecnica viene fuori anche che nel 2020 il gettito della Plastic tax si ridurrà dal miliardo e 79 milioni previsti in origine a 140,5 milioni; la stretta sulle auto aziendali scenderà sempre nel 2020 da 330 milioni a 1 milione e la sugar tax garantirà 58,5 milioni, invece dei 233,8 indicati al momento del varo della manovra. Da Quota 100 sono attesi ulteriori risparmi per 300 milioni nel 2020, che salgono a 900 milioni nel 2021 e si attestano a 500 milioni nell’ultimo anno di previsione, il 2022. A nuovo credito d’imposta Impresa 4.0 oltre 1 miliardo Oltre un miliardo andrà per coprire i principali capitoli del nuovo credito d’imposta “Impresa 4.0”, tra cui ex super e iper ammortamento. In particolare, per gli sgravi sugli investimenti in beni strumentali sono previsti 512,40 milioni nel 2021 (640,50 nel 2022); per beni materiali tecnologici 408,20 milioni nel 2021 (510,20 nel 2022); per i beni immateriali 145 milioni il primo anno (181,30 il secondo); per gli investimenti in ricerca e altre attività innovative sono stanziati 227,10 milioni per ciascun anno; per la formazione del personale nel settore tecnologia ci sono 150 milioni. Attesi, sempre secondo la Relazione bollinata dalla Ragioneria, 974,10 milioni di risparmi dalla soppressione del credito d’imposta vigente per ricerca e sviluppo. 08 – SCHIRÒ (PD) – RIDUZIONE DEGLI STUDENTI PER LA SEZIONE ITALO-FRANCESE DEL COLLÈGE LYCÉE INTERNATIONAL HONORÉ DE BALZAC: UN’INTERROGAZIONE AL MINISTRI DEGLI ESTERI E DELL’ISTRUZIONE . Il Collège Lycée International Honoré de Balzac di Parigi è un istituto statale che offre un insegnamento bilingue italiano-francese gratuito dal 2005. Roma, 17 Dicembre 2019. Tuttavia, nelle deliberazioni assunte nel maggio 2019 e valide per l’anno scolastico in corso, sarebbe stato deliberato, in assenza del dirigente scolastico consolare italiano, un taglio di allievi per le sezioni italiana e portoghese, passando da 20 a 16 nuovi iscritti. In considerazione del fatto che l’offerta formativa italiana fa capo alla rete delle rappresentanze diplomatico consolari e che i corsi di lingua italiana nelle scuole pubbliche francesi, nei licei Italiani e nelle sezioni italiane dei licei Internazionali sono effettuati da docenti italiani coordinati dal dirigente scolastico del Consolato, ho ritenuto di presentare una interrogazione in Commissione affari esteri per sapere dai Ministri degli Esteri e dell’Istruzione se la riduzione del numero degli studenti della sezione italiana deliberata dall’istituto statale parigino possa essere la conseguenza dei ritardi con i quali la nostra Amministrazione risponde alla predisposizione delle graduatorie dei docenti e, conseguentemente, al trasferimento di personale all’estero nei tempi richiesti per l’avvio dell’anno scolastico. Tale criticità, infatti, gioca un ruolo molto importante nelle valutazioni di attendibilità e di efficienza del nostro sistema. Ai ministri ho chiesto quali iniziative possano essere intraprese per invitare la dirigenza del Collège Lycée International Honoré de Balzac a riconsiderare la riduzione dei posti riservati agli scolari italiani, tenendo conto che il taglio penalizza gli studi della lingua e della cultura italiana in un contesto francese e internazionale sempre più caratterizzato da una nostra forte presenza. Con questa interrogazione, inoltre, chiedo di sapere quali misure urgenti intendano porre in essere i Ministri affinché si sblocchi l’iter delle assegnazioni e quale sia la tempistica individuata al fine di garantire una piena normalizzazione delle attività formative. Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42 00186 ROMA 09 – SARDINE, UNA SONORA SVEGLIA PER LA SINISTRA. SARDE SUBITO. E’ COME SE IL POPOLO DEMOCRATICO SI FOSSE DESTATO DA UN TORPORE, DA UN SENSO DI IMPOTENZA E DI DEPRESSIONE. LASCIANDO COME REGALO DI NATALE UNA CARICA DI POSITIVITÀ di Norma Rangeri ( da Il Maniesto) Una piazza popolare, non populista. Una piazza contro i fascioleghisti e con il cuore a sinistra. Una mescolanza politica, culturale, sociale che oggi si fa sardina perché non sa più che pesci pigliare avendo maturato un disincanto profondo verso tutti i partiti, grandi, medi, minuscoli. Una piazza enorme a Roma, ma anche un appuntamento nazionale che simbolicamente ha riunito tutto il paese. La voglia contagiosa di ritrovarsi esprime un desiderio altrettanto contagioso di liberazione contro l’asfissiante propaganda di una destra carica di odio e di menzogne. A un mese dalla prima manifestazione di Bologna “6000 sardine contro Salvini”, la multipolitico-partitica S.Giovanni di ieri chiude un’onda lunga di mobilitazioni contro chi «per troppo tempo ha tirato la corda dei nostri sentimenti», come hanno scritto nel loro bel manifesto le ragazze e i ragazzi di Bologna. In modo semplice e diretto hanno spiegato la necessità di dare voce a una appassionata ribellione contro chi «per anni ha rovesciato bugie e odio su di noi approfittando della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà, per rapire la nostra attenzione», mettendo così a nudo le debolezze e i sentimenti di impotenza dell’area democratica e di sinistra, che hanno permesso alle destre nazionaliste di stendere sul paese una spessa cappa di minacciosi messaggi, xenofobi e sessisti, contro ogni voce diversa. Così è successo che le sardine di un giorno contro Salvini, si sono poi moltiplicate innescando un processo a catena, poderoso e inedito, che ha contrastato e sopraffatto la propaganda violenta del ridicolo uomo solo al comando. Non era per niente facile vincere la sfida della comunicazione, oggi terreno principe della battaglia politica e ovunque nel mondo arma vincente delle destre. Le sardine di Bologna ci sono riuscite e speriamo che continuando a nuotare nelle fredde acque dell’Emilia Romagna riescano a regalare a Salvini una sonora batosta. Perché se questo è un sommovimento che suona la sveglia a sinistra, non c’è dubbio che mette in difficoltà anche la funerea predicazione della destra. Questo movimento non somiglia a nessun altro, è nato dal basso (e per questa ragione molto vulnerabile), e grazie ai quattro amici al bar che hanno fatto da detonatore, ha dato una salutare scossa al paese. E a chi chiede dove sono i contenuti bisognerebbe rispondere che le piazze sono politica, nuova politica come quelle dei ragazzi di Greta, delle donne, tutte in pacifica sintonia, dai giovanissimi del clima alle femministe contro la violenza alle sardine che riuniscono tutte le generazioni dai nonni ai nipoti. L’inaspettata e sorprendente epidemia che ha riacceso le cento città della penisola senza l’ombra di una struttura organizzata, non si sovrappone ma si aggiunge ai contenuti e alle lotte dell’associazionismo, del volontariato, del mondo culturale. Ieri in piazza, il volto nazionale delle sardine, Mattia Santori, da un microfono improvvisato e un palco invisibile, ha detto che la funzione principale di questo movimento di opinione è fare da tramite tra il mondo politico e l’impegno civico. E ha chiesto ai politici e al governo di fare bene il loro lavoro, di svolgerlo non sui social ma nelle istituzioni, cominciando con il cancellare i decreti sicurezza, perché la parola d’ordine delle sardine è inclusione. Di sicuro non si tratta di un partito nonostante i maniaci dei sondaggi già pretendano di pesarne la forza al borsino elettorale. E, a ben vedere, neppure ancora di un movimento se non nel senso fisico di muovere le piazze e riempirle con quelli che gli organizzatori chiamano flash-mob, mobilitazioni spontanee, intermittenti, estemporanee. E’ come se il popolo democratico si fosse destato da un torpore, da un senso di impotenza e di depressione. Lasciando come regalo di Natale una carica di positività. 10 -LE SARDINE E LA CRISI DEI PARTITI Le sardine hanno scelto di riempire piazza San Giovanni a Roma, dando un primo sbocco alle iniziative che si sono svolte in tante città italiane dal nord al sud. Una prova importante, ambiziosa ma inevitabile visto che le manifestazioni sono riuscite tornando nelle piazze, con un’adesione di massa. L’adesione alle manifestazioni mette in evidenza la crisi di fondo dei partiti, della loro capacità di mobilitazione. Non a caso Bonaccini ha ringraziato le sardine che hanno spinto ad avere coraggio ma si è ben guardato dal mettere in mostra i partiti che lo sostengono. Le sardine mettono in luce una domanda politica di partecipazione, la voglia di farsi sentire di tante persone, una potenzialità, mentre la capacità di mobilitazione dei partiti non di destra è poca cosa e la Lega rischierebbe di diventare l’unico soggetto in grado di riempire le piazze, con il doppio effetto di una supremazia psicologica e di risultare più forte del reale in assenza di paragoni. LE SARDINE HANNO GIÀ DATO UN CONTRIBUTO IMPORTANTE NELLO SGONFIARE LA RESISTIBILE ASCESA DELLA LEGA, SVEGLIANDO I PARTITI. COSA SONO LE SARDINE? Il coagulo di speranze, di attese, uno sbocco positivo ad una critica ai partiti che finora non ha trovato soluzione. Paradossalmente una critica più forte di quella del vaffa. Per questo occorre iniziare a parlare dei partiti se si vuole utilizzare l’opportunità che sta dando questa mobilitazione di massa, partita da giovani ma che raccoglie adesioni più larghe, per tentare di aprire la fase del necessario cambiamento. Oggi la funzione decisiva dei partiti è presentare le liste, fare eleggere i rappresentanti, a partire dal parlamento, anche per questo tende ad esserci una campagna elettorale permanente. In assenza di una vita democratica aperta alla partecipazione i partiti sono sempre più personali, quelli che non hanno un nome nel simbolo sembrano sentirsi deprivati, indifesi. Anziché valorizzare la differenza si sentono orfani. Una rondine – che non basta a fare primavera – è la decisione del Pd di togliere la coincidenza tra segretario del partito e candidato Presidente del Consiglio. ALCUNE CONSIDERAZIONI SUI PROBLEMI DEI PARTITI. Anzitutto c’è un difetto di analisi e di programmi, in altre parole manca una piattaforma politica fondata su valori che giustificano l’esistenza di partiti alternativi. La discussione sul Mes lo ha confermato. Fitoussi attribuisce alla neolingua, altrimenti detto pensiero unico, una responsabilità di fondo nel rendere impensabili le alternative alle posizioni dominanti. L’unico modo per rompere la cappa dominante è interpretare e rappresentare la reale condizione delle persone, altrimenti prevale il timore e in parte la realtà dei ceti medi di subire un declassamento, che spiega la possibilità per Salvini di conquistare l’egemonia nella destra moderata. Il progetto della sinistra deve essere caratterizzato, forte, non un inutile inseguimento delle posizioni della destra, accontentandosi di un poco di temperamento. Quante volte in questi anni la sinistra ha inseguito la destra. La modifica del titolo V della Costituzione ne è la conferma. La sinistra deve presentarsi come tale proponendo soluzioni che puntano a superare le fratture, ad esempio tra attività industriali ed ambiente come a Taranto. L’AMBIENTE È UNA LINEA DI FONDO PER I PROSSIMI DECENNI, OCCORRE ACCOGLIERLA E IL LAVORO, È L’ALTRA LINEA DI FONDO, per questo occorre misurarsi con proposte che offrano la sintesi, in senso marxiano. L’unico modo per evitare lacerazioni drammatiche tra persone e nelle persone è offrire soluzioni in grado di realizzare nuovi equilibri, in cui lavoro ed ambiente siano valori e non drammi contrapposti. Più scelte coraggiose, non meno. Occorre indicare con forza i presupposti culturali e politici. Dopo l’ubriacatura che ha portato a pensare che la società così com’è poteva essere la nuova classe dirigente, saltando il problema di formarla, di costruirla, oggi possiamo constatare che non è così. La società civile al comando, insieme alla cooptazione dall’alto, ha contribuito ad abbassare il livello politico delle classi dirigenti perché la partecipazione deve essere mediata da una crescita culturale, da una formazione collettiva. La vita democratica deve aiutare a superare approssimazioni e subalternità nelle scelte dei partiti. Oggi lo standard è una forte corporativizzazione della rappresentanza e l’assenza o quasi di un’etica della responsabilità generale e istituzionale. QUANDO LE SARDINE AFFERMANO DI ESSERE CONTRO UN CLIMA DI SCONTRO SENZA QUARTIERE, di volere un confronto, civile, in fondo chiedono che chi ha responsabilità si comporti di conseguenza, misuri le parole, faccia corrispondere parole e fatti, chiedono il rinnovamento della politica, che oggi non è così. I partiti dovrebbero raccogliere il messaggio. Per invertire la tendenza occorre liberarsi dalla subalternità su questioni come i costi della politica, da cui è derivato anche il taglio a casaccio dei parlamentari, fino alla cancellazione del contributo pubblico ai partiti. Non so se Renzi se n’è reso conto ma la sua reazione alle accuse rivolte alla fondazione Open, che ha finanziato la sua attività politica, con toni che riecheggiano antiche autodifese, ha confermato che se non c’è finanziamento pubblico, regolato e rigidamente controllato (vedi 49 milioni della Lega spariti) inevitabilmente si è alla mercè di chi ha soldi per finanziare ed è probabile che in cambio chiederà qualcosa. Il taglio ai finanziamenti pubblici è peggio del male che dice di volere curare e porta a zone opache e a partiti personali. Non aveva torto Zanda quando ha rimproverato a Renzi di destinare alle sue esigenze politiche i finanziamenti raccolti attraverso le fondazioni mentre la struttura del Pd era in liquidazione. Le norme sul finanziamento pubblico servivano proprio a rendere l’attività dei partiti autonoma da chi ha soldi e trasparente, altrimenti i ricchi diventeranno gli unici a poter fare politica o per lo meno condizioneranno i partiti. IL TENTATIVO DI INNOVAZIONE DEL M5STELLE È LARGAMENTE FALLITO. I difetti precedenti ci sono ancora tutti con in più l’opacità del rapporto tra il movimento e la Casaleggio srl. Le sardine sottolineano invece una potenzialità positiva, confermando che quando incontri un sentimento diffuso con i mezzi attuali di comunicazione puoi realizzare iniziative importanti con pochi soldi e tanto attivismo. Il referendum del 4 dicembre 2016 ne è la conferma, le spese sono state ridottissime con una mobilitazione molto forte. Occorre un’inversione drastica della tendenza alla deriva faraonica delle spese dei partiti, pensando di supplire così alla caduta della partecipazione. Il clima antipolitico che ha fatto le fortune dei 5Stelle lo si deve alla distanza della rappresentanza dai problemi delle persone, all’incapacità di offrire loro soluzioni, e in un funzionamento dei partiti fuori controllo per le spese e in assenza di controllo democratico, per la mancata disciplina dei partiti attuando l’articolo 49 della Costituzione. TANTA PARTE DELLA PARTECIPAZIONE PUÒ E DEVE AVVENIRE COME APPORTO GRATUITO E VOLONTARIO. È una potenzialità che esiste e va incoraggiata, mentre oggi la partecipazione della società e politica fuori dai partiti deve affrontare enormi e dispendiose difficoltà, a volte insuperabili. I partiti sono necessari, indispensabili, altrimenti restano solo gli scontri tra personalismi, ma non possono essere solo etichette per coprire strutture al servizio di singole persone. Per consentirne una reale vita democratica e tutelarne l’autonomia occorre garantire che arrivino le risorse necessarie per garantirne il ruolo democratico ed autonomo. Invece anche la riduzione di parlamentari è stata affrontata con una logica erratica di taglio dei costi della politica. Le sardine hanno il merito non solo di contrastare la deriva di destra ma anche di mettere a disposizione dei partiti, se sapranno ascoltare, potenzialità di rinnovamento e di rilancio del loro ruolo democratico. Sapranno ascoltare e fare tesoro di questa occasione? Altre volte in passato non è stato così, vedremo di Alfiero Grandi 11 – DA PARIGI A LONDRA FINO A SAN FRANCISCO IL MARE DELLE SARDINE NON HA CONFINI IN VENTISEI CITTÀ DI TRE CONTINENTI SI SONO MATERIALIZZATE IERI LE SARDINE. SE IN ITALIA L’EPICENTRO È STATO ROMA, FLASH MOB CI SONO STATI ANCHE A OLBIA, SONDRIO, AGROPOLI, IVREA, ENNA, SASSARI, MASSA, MONZA E ASTI. LA CAPITALE HA DATO UN SEGNALE FORTE MA È STATA ANCHE LA GIORNATA DELLE PIAZZE INTERNAZIONALI. IN EUROPA SI SONO FATTI SENTIRE I BANCHI DI BERLINO, PARIGI, BORDEAUX, GRENOBLE, LIONE, DUBLINO, LONDRA, EDIMBURGO, AMSTERDAM, MADRID, HELSINKI, STOCCOLMA E BRUXELLES. (di Adriana Pollice) A Berlino si sono radunati davanti la Porta di Brandeburgo, nonostante la pioggia, per cantare Bella ciao e ribadire «i sentimenti di tolleranza, solidarietà e uguaglianza». A Parigi l’appuntamento era al Trocadéro: con la Tour Eiffel a fare da sfondo, sul piazzale dei Diritti umani erano in più di 200 nonostante lo sciopero dei trasporti. Non solo Bella ciao, il flash mob prevedeva in scaletta La libertà di Giorgio Gaber, Imagine di Lennon, I cento passi dei Modena City Ramblers fino a Le temps des cerises di Jean-Baptiste Clément, canzone legata alla Comune di Parigi del 1871. Centinaia anche a Bruxelles, in place de l’Albertine, con le sagome dei piccoli pesci. Le sardine non sono alla loro prima apparizione in Belgio: si erano già riunite ad Anversa a inizio dicembre, in occasione della partecipazione di Matteo Salvini alla manifestazione organizzata dal gruppo politico del parlamento europeo Identità e Democrazia, di cui fanno parte la Lega e i fiamminghi identitari di Vlaams Belang. A Dublino l’appuntamento era davanti al parlamento con un invito rivolto ai musicisti: «Portate gli strumenti!». E a tutti gli altri: «Portate l’entusiasmo, benvenuti in mare aperto». Nonostante il freddo, le sardine dublinesi si sono radunate per dire no all’estrema destra, per ribadire sostegno e vicinanza ai migranti e, soprattutto, per riaffermare «l’idea di un’Europa sociale, in solidarietà con la comunità antirazzista e antifascista irlandese. Il manganello può sostituire il dialogo ma la partecipazione collettiva di queste piazze non perderà mai di significato». Dall’altro lato dell’Atlantico, ci sono stati raduni a Boston e a San Francisco. Nella Bay Area, l’appuntamento era in Mission Dolores Park: «Nonviolenza, creatività, condivisione stanno attraversando l’Italia e l’Europa – hanno scritto gli organizzatori -. Migliaia di sardine scendono in piazza contro una propaganda aggressiva, populista e una narrativa provocatoria costruita sulle fake news. Questo movimento indipendente mette al centro l’individuo, l’empatia e le relazioni umane. Si esprime attraverso la partecipazione e l’inclusione e si oppone alla violenza, la derisione e gli estremismi». Nella pagina facebook il kit per il flash mob: la sagoma della sardina e il testo di Bella ciao con la traduzione in inglese. L’onda delle sardine pacifiche ieri si è spinta fino in Australia, dove il testimone è stato raccolto a Sidney. Oggi il movimento tornerà a manifestare in Italia a Pisa, Grosseto, Lecce e Canelli, in provincia di Asti. adriana pollice. 12 – JOHNSON’S VICTORY DIVIDES THE KINGDOM, A LESSON FOR US ALL. written by Massimo Villone Johnson’s victory in the British elections was widely expected, although not with a majority far greater than what he needed to govern. In parliamentary terms, the outcome could not be clearer. However, does this mean the UK is a stronger country for it? If we consider this issue, we will reach a number of reflections that are also relevant for the Italian case. The decisive theme of the election campaign was the clash between Brexit and overturning it, i.e. those who still supported “Remain.” Johnson focused his message on this topic, only barely sketching a few social themes in passing. For instance, he made vague promises about strengthening the National Health Service. With this strategy, he managed to drain almost all the support from Nigel Farage’s Brexit party. Corbyn and Labour paid a high price for their ambiguity and uncertainty on the topic of Brexit, and in the end there was no united front for Remain supporters. The UK’s strict majoritarian electoral system did the rest. The differences in electoral orientation between urban and rural areas and between the north and south of the country were already well known. However, this election result will undoubtedly increase tensions even more. In Scotland, the Scottish National Party (SNP), a strong supporter of Remain, won almost all the seats in play and got the second best result in its history, including at the expense of Labour candidates. Nicola Sturgeon, the Scottish Prime Minister, immediately argued that the vote bolstered her demand for a new referendum on Scottish independence. She argued that the Conservatives had been defeated in Scotland because they had denied the Scots the right to decide for themselves. Furthermore, she announced that her government would be submitting a number of documents next week in support of the view that the power to decide on whether or not to hold a referendum on independence does not lie with the UK Parliament in Westminster, but rather with the Scottish Parliament. Sturgeon seems intent to go around the predictable refusal that a request for an independence referendum is certain to receive from a Conservative-dominated Parliament. The road ahead is difficult, because the 1998 Scotland Act (which, with its subsequent amendments, forms the legal basis for the devolved powers of the Scottish administration) explicitly includes among the “reserved matters” which are beyond the purview of the local parliament “the Union of the Kingdoms of Scotland and England” and “the Parliament of the United Kingdom.” It seems clear that the decision to ask the question of independence via a referendum is thus excluded from the Scottish parliament’s powers. We will see what arguments the SNP will bring forward in support of their position. Perhaps they will aim to organize a referendum of a purely consultative nature. On the theme of the independence referendum, the SNP is undoubtedly capitalizing on the prevailing opinions among the Scots, who seem to be divided almost exactly in half between those who are for and those who are against an independent Scotland, while a large majority is in favor of holding a popular consultation on the matter. Johnson’s victory seems to have made the United Kingdom more disunited. In Ireland, Sinn Fein immediately resumed its calls for a popular vote on the possibility of Northern Ireland reuniting with Ireland. This is one of the reasons why Johnson chose to make very conciliatory statements in the immediate aftermath of the vote, focusing on the topic of putting an end to divisions and looking towards the future together. However, the biggest obstacle to the overcoming of divisions is the distortion introduced by the UK’s electoral system on the fundamental issue: Brexit vs. Remain. If we sum up the total number of votes received by the Conservatives and the Brexit Party, we reach a total of just over 14,600,000 votes. However, if we sum up the votes received by Labour, the Remain-supporting Lib Dems and the SNP, we reach a figure of over 15,230,000 votes. Thus, it cannot be said that there was a popular majority at the polls in favor of leaving Europe—at least not under Johnson’s terms. Added to this is the fact that the Conservative Party has won almost 55% of the seats with just 43.6% of the votes. This translates into a hefty majority in Parliament, but the country remains deeply divided along multiple fault lines. We in Italy should also pay heed to the lesson of the results of Thursday’s vote. In particular, these results should suggest to many of our professional would-be “reformers” that electoral systems aimed at ensuring governability and which are content to do any amount of violence to full proportional representation are not the best answer. Of course, we won’t stop hearing from those who are pleased with such results, arguing that such an electoral system will allow for effective governance and decision-making. Time will tell. With his usual amount of social grace, Trump tweeted about how jubilant he was at this result, promising the most amazing trade deal between the United States and the UK that the world has ever seen. Let us add a counterpoint to that: the United States was born out of a number of British colonies, which fought for independence against the “motherland,” an imperial power at the time. Now, it’s the turn of the British to leave Europe in pursuit of a fantasy of regaining their lost greatness. However, ironically enough, the only realistic prospect is that they’ll end up being a de facto colony of the US, now firmly in the role of the imperial power. 13 – VENEZUELA, UN OSPEDALE ITALIANO PER GLI ITALIANI. SOTTOSEGRETARIO MERLO: “GRANDE LAVORO DELL’AMBASCIATORE VIGO, DEL GOVERNO E DI TUTTA LA COMUNITÀ ITALIANA” Per realizzare la struttura, ha spiegato l’Ambasciatore Vigo, saranno utilizzati, da un lato, il finanziamento concesso dall’Istituto europeo di oncologia e, dall’altro, il contributo del governo italiano. Si è trattato di una prima riunione del “Sistema Italia” durante la quale, appunto, si è anche affrontato il tema dell’ospedale italiano, progetto che nella sua prima fase consisterà nell’ampliamento della struttura del San Juan de Dios per assistere gli italiani bisognosi, utilizzando due piani dell’edificio e costruendo 5 sale chirurgiche. Non solo: 25 medici si uniranno al team di medici che assisterà i pazienti della comunità italo venezuelana. Per realizzare la struttura, ha spiegato l’Ambasciatore Vigo, saranno utilizzati, da un lato, il finanziamento concesso dall’Istituto europeo di oncologia e, dall’altro, il contributo del governo italiano. “Continuiamo a dedicare risorse ed energie ai nostri connazionali in Venezuela, alle prese da troppo tempo con una crisi senza fine”. Lo dichiara in una nota il Sottosegretario agli Esteri, Sen. Ricardo Merlo, che prosegue: “Il progetto dell’ospedale italiano, fortemente voluto da tutti noi con il prezioso lavoro dell’Ambasciatore Vigo, è il più bel regalo di Natale che potesse fare l’Italia ai propri figli in Venezuela. Dopo le misure contenute nella manovra economica favorevoli ai nostri connazionali in Venezuela – conclude il Sottosegretario Merlo -, un’altra buona notizia per i nostri fratelli italiani che non vogliamo lasciare soli” 14 – LA MARCA PD – UN BREVE AGGIORNAMENTO DELLA MIA ATTIVITÀ PARLAMENTARE INSIEME AI MIEI AUGURI PIÙ AFFETTUOSI PER LE PROSSIME FESTIVITÀ Cari amici, L’anno si sta per concludere e credo sia doveroso aggiornarvi, seppure brevemente, sulla mia attività parlamentare di queste ultime settimane. Nel mio impegno per la difesa dei diritti degli italiani all’estero cerco di pensare positivo e in modo costruttivo nonostante le difficoltà della situazione italiana. Per quanto riguarda la mia proposta di legge sulla istituzione della Giornata nazionale per gli italiani nel mondo, sono lieta di registrare positivi passi in avanti. La proposta è un riconoscimento doveroso a quanti hanno lasciato la Patria, ma non hanno mai smesso di amarla e di aiutarla nei momenti più difficili. Ma vuole essere anche uno stimolo per le nuove generazioni affinché non perdano la memoria di ciò che sono stati veramente l’Italia e gli italiani. Siamo ancora in cammino, ma la mia proposta, assunta come testo base del lavoro della commissione esteri, ha già subito i pochi ritocchi necessari e si avvia ad essere approvata con il largo consenso che già si era manifestato nella scorsa legislatura. In queste ore, poi, stiamo discutendo della legge fondamentale dello Stato – la legge di bilancio – in una condizione particolare, che per il tempo breve a disposizione, ha negato di fatto a noi deputati la possibilità di presentare direttamente i nostri emendamenti. Noi eletti all’estero del PD abbiamo allora unito le forze, alla Camera e al Senato, e abbiamo contribuito ad ottenere alcuni importanti risultati: un aumento dei fondi per i corsi di lingua e cultura, il prolungamento del Fondo per la promozione culturale, in scadenza nel 2020, anche se dobbiamo cercare di dotarlo di altre risorse, il raddoppio dei contributi ai COMITES e al CGIE, la cancellazione dell’aumento delle percezioni consolari, ad iniziare da quelle per le pratiche di richiesta di cittadinanza. In questo quadro, vi è un risultato che è particolarmente mio, quello dell’aumento di 800.000 euro per il sostegno ai festival del cinema italiano all’estero. Iniziative, come i fatti dimostrano, che attraggono verso la nostra cultura e il nostro modo di vivere e che migliorano il prestigio e l’immagine dell’Italia. Lo so, ci sono ancora tante cose da fare, ad iniziare dal maggiore sostegno al turismo di ritorno e alle attività dei consoli onorari per migliori servizi ai connazionali, dal riconoscimento reciproco delle patenti e dei titoli di studi. Su queste e su altre cose, da gennaio ricomincerò a lavorare come prima, più di prima. Saluti affettuosi, Auguri di Buone Feste! (Francesca La Marca)

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