1293 CHI E' FRANCO MARINI: Fama da duro, cuore da mediatore

20060429 15:28:00 webmaster

(L’Unità del 29.04.2006)

di Bruno Ugolini

Per Franco Marini, dalla Cisl alla seconda carica dello Stato, i giornali hanno ripescato un antico, curioso e inadeguato nomignolo: «Lupo marsicano». Forse per la sua origine: una regione, l’Abruzzo, dove, tra le montagne i lupi si aggirano davvero. Lui, però, più che ad un lupo, dicono gli amici, potrebbe essere paragonato ad una volpe astuta. Un ex dirigente sindacale, certo. Che però, anche quando navigava nelle acque non tranquille della Cisl di Bruno Storti, manifestava un’acuta intelligenza politica, oltre che un’indiscussa capacità organizzativa. Doti brillantemente conservate anche oggi, con gli appena festeggiati 73 anni.

La sua è la storia di un cattolico spregiudicatamente laico. Il suo ingresso nella politica, del resto, non è targato Dc. C’è stato, per il giovane avvocato Marini, una premessa, un primo passaggio nel partito socialdemocratico il vecchio Psdi saragatiano.

Un passaggio presto abbandonato per far parte, sotto la guida di Carlo Donat Cattin, di "Forze Nuove", la corrente di "sinistra sociale" della Democrazia Cristiana promossa per organizzare, tra gli altri, i sindacalisti cattolici. Il viaggio nel sindacato lo porta, quindi, a stare in mezzo, tra il vecchio segretario tradizionalista Bruno Storti e l’astro nascente e innovatore Pierre Carniti. Tra gli impulsi più democristiani, vicini alla forte componente del pubblico impiego e quelli ispirati al socialismo cristiano, seminati nei settori industriali.

È il paziente Marini che alla fine riesce a stabilire proprio con l’irruente Carniti una successione concordata, un patto di ferro, una staffetta. Lui appoggerà il leader dei metalmeccanici per un mandato, come segretario generale. Poi subentrerà a sua volta. E tutto corre su questo solido binario, con una discreta pace interna all’organizzazione.

Sono gli anni turbolenti in cui si celebra la notte sindacale di San Valentino, col decreto del governo Craxi che taglia di qualche punto la scala mobile, per combattere l’inflazione. E con la durissima opposizione della maggioranza della Cgil e del Pci.

Ripensandoci quello di allora è in sostanza lo scontro, rammenta oggi Antonio Lettieri, un dirigente della Cgil, tra Pierre Carniti, il capo di un partito che non c’era ed Enrico Berlinguer, il capo di un partito che c’era e voleva farsi sentire. Molti, anche nella Cgil, Lama e Trentin compresi, avrebbero voluto intervenire per proporre compromessi, vie d’uscita, ma non ci fu verso. Poco più tardi Pierre Carniti abbandona il sindacato e tocca proprio a Franco Marini il compito di ricucire e aprire la strada del disgelo con la Cgil di Luciano Lama e Ottaviano del Turco.

Eppure il cosiddetto «lupo marsicano» non è considerato certo un cuore tenero verso la sinistra, verso i comunisti. Ha spiegato lui stesso «Noi eravamo l’ala più a sinistra del partito, la più vicina al mondo operaio, ma proprio per questo avevamo un rapporto molto competitivo con i comunisti». E così si è espresso Giampaolo Pansa, uno che se ne intende di "Balena Bianca": «Che straordinario paradosso. Marini è stato il segretario della Cisl più anticomunista di tutti, il più viscerale e se verrà eletto alla presidenza del Senato, si ritroverà come collega alla Camera un vero comunista come Fausto Bertinotti».

Il quotidiano leghista "La Padania" lo ha definito il «braccio destro, e armato, di Rutelli… un vero mastino, un uomo da combattimento». Ricordando come fosse lui «a controllare le preferenze nel partito, a dirottare i voti sui candidati della Margherita, a svolgere il delicato compito di organizzatore del partito».

Ma sono davvero queste le stimmate odierne del candidato alla presidenza del Senato?

Certo c’è chi ricorda i suoi dinieghi alle accelerazioni uliviste. È però anche un dirigente che ha il fiuto per saper cambiare. Come dimostrano i suoi passaggi politici fin da quando, con la morte di Donat Cattin, va a capeggiare nel 1991 la corrente Dc di Forze Nuove per poi diventare ministro del Lavoro nell’ultimo governo di Giulio Andreotti.
Lo stesso Andreotti che lo fronteggia in Senato e lo tratta come un "novizio" alle prime armi. C’è chi su un Blog de "Il riformista", usa per Marini, difensore in una fantomatica squadra di calcio, questa fantasiosa descrizione: «Cresciuto calcisticamente alla scuola Cisl della marcatura a uomo, dei tacchetti sulle caviglie dell’avversario, mal si adatta al metodo della zona. Un po’ contro natura evita scontri duri e punta a ritagliarsi un ruolo di primo piano nella Federazione giuoco calcio (presidenza del Senato)».

Un ruolo un po’ più serio lo ha immaginato, del resto, lo stesso Franco Marini. Un ruolo di mediatore, come quando faceva il sindacalista. Ha detto: «È la prima prova che abbiamo di fronte. O si trova un presidente con un dialogo serio, o sennò neppure l’aiuto di Nostro Signore può consentire al governo di fare le cose necessarie e urgenti che deve affrontare… Ci dobbiamo rilegittimare come forze politiche e come coalizioni. L’Italia deve svoltare, la guerra tra i due schieramenti è sciocca e fa male al Paese».

E ancora: «Farò di tutto per aprire una via di dialogo con le forze che rappresentano metà del Paese. Per evitare il blocco, per far funzionare il Senato, è più utile creare un clima in cui ci si contrapponga anche aspramente ma con lealtà, piuttosto che puntellare con qualsiasi mezzo la maggioranza. Lavorerò al disgelo politico». È la sua vera anima. Farà come aveva fatto molti anni fa, lavorando al disgelo sindacale. Ma con propositi che si rifanno meglio a quella sua antica esperienza.

Lo si capisce quando affronta un delicato punto programmatico: «C’è una grande questione importantissima oggi del nostro Paese: il lavoro giovanile. Si sta creando in Italia un livello d’occupazione precaria allarmante e nel nostro programma una delle priorità è proprio riportare alla normalità il rapporto fra la flessibilità, che va limitata, e il lavoro a tempo indeterminato».

Ottimi propositi. Anche per questo soprattutto il mondo del lavoro oggi non può che essergli vicino

 

 

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