1292 Franco Marini, eletto Presidente del SENATO

20060429 15:24:00 webmaster

(l’Unità del 29.04.2006)

Alla terza votazione, sempre con un qorum di 162 voti, Franco Marini ce la fa, prende addirittura 165 preferenze secondo lo spoglio ufficiale. Una sola scheda bianca e Andreotti fermo a 156. L’Unione esulta timidamente. Mentre Oscar Luigi Scalfaro può riposarsi dopo il tour de force e gli attacchi senza sosta del centrodestra nel tentativo di screditarlo e chiederne la sostituzione. A inizio seduta l’intervento di Francesco Cossiga che attaccava i "giochini" del centrodestra. Ad ascoltare il verdetto, arriva a Palazzo Madama anche Romano Prodi.

Senato: Marini Franco presidente
di red

Una sola scheda bianca e ben 165 voti per Franco Marini, senza nessun "Francesco", finalmenmte. I conti ufficiosi dicono che l’Unione ce l’ha fatta, ha sconfitto le manovre della destra e ha eletto il suo candidato alla seconda carica dello Stato. Oscar Luigi Scalfaro anche. E si innervosisce solo quando, ancora una volta, a quota 162 – la maggioranza dei presenti- scoppia un boato nei banchi della sinistra. Poi si va al conteggio ufficiale. Ma Andreotti dovrebbe risultare fermo a quota 156. Ma lo scrutinio è lampo, questa volta, e conferma tutto: Marini è decretato eletto, nessuna scheda annullata o contestata.

«Adesso ci siamo assestati», dice Romano Prodi arrivando ad ascoltare il verdetto dell’urena a Palazzo Madama.

«Sopravvivo…», diceva sorridendo Giulio Andreotti arrivando al Senato per la terza votazione. Il senatore a vita si sofferma solo per qualche secondo a parlare con un cronista. Fiducioso? «I margini sono troppo stretti…», aggiunge Andreotti prima di entrare in Aula.

Dentro, Oscar Luigi Scalfaro torna a presiedere la seduta, incurante del suo malessere di ieri sera e del tentativo del centrodestra di screditarlo e chiederne la sostituzione. Quindi viene letto un lungo verbale della seduta di venerdì che viene approvato dall’assemblea. Al termine della lettura Scalfaro riferisce che Francesco Cossiga gli ha telefonato all’alba per prenotare il suo intervento come primo della giornata. E arriva, con qualche minuto di ritardo, l’ex "picconatore", che comincia con battute sulla "sanità" anche mentale dei partecipanti ai lavori dell’aula e poi, passando a parlare dell’ostruzionismo dei cattolici irlandesi, di Swift che dice di aver riletto nella notte insonne e dei "bambini bolliti", difende Scalfaro. «Se gli amici del centrodestra decidessero di non partecipare al voto dei Camera e Senato, del Quirinale e alle commissioni di garanzia sarebbe grave ma non tanto quanto impedire la costituzione di istituzioni senza le quali lo Stato non vive». E esplicita che si riferisce alla presidenza di Camera e Senato che per il Quirinale è passaggio decisivo per il conferimento dell’incarico.

Non credevo – dice poi Cossiga- che la questione dei nomi diventasse così importante. Quindi si complimenta con Scalfaro. «Io al suo posto avrei fatto più forzature formali per deciosioni sostanziali», ammette. Dice che è il regolamento del Senato che è fatto male. Ma soprattutto evoca «la situazione politica e militare», e alla fine «il senso del ridicolo» che rischia di mettere in mora le istituzioni. Alla fine dell’intervento, Giulio Andreotti fa lo sforzo di scendere dal suo scranno per stringere la mano all’ex presidente della Repubblica. Evidentemente per capire se Cossiga abbia voluto cambiare cavallo o se invece confermava il suo appoggio.

Il centrodestra intanto continua ad attaccate Scalfaro a testa bassa come presidente d’aula, accusandolo di scorrettezza e unilateralismo, violazione delle regole, forzatura della democrazia e quant’altro. L’intenzione sembra quella di allungare al massimo i tempi del dibattito rallentando ogni procedura, anche di votazione. Ostruzionismo, direbbe Cossiga, ma ostruzionismo istituzionale. È lo stesso Cossiga, fuori dall’aula, a dire che se questo «ostruzionismo su tutto» persiste e non permetterà il voto, Marini e Andreotti si dovrebbero dimettere.

Per parte sua Oscar Luigi Scalfaro ha voluto solo chiarire che quell’ultimo voto a "Francesco" Marini nella notte a suo giudizio sarebbe stato da considerare nullo, ma così non ha ritenuto la maggioranza del collegio dei segretari, a cui lui, non poteva imporre la sua valutazione. E comunque quella attribuzione non cambiava niente negli esiti.

Scalfaro viene poi distratto da un nuovo blitz di Marco Pannella, replica di quello di ieri. Infine, solo quando è quasi mezzogiorno e mezzo, finalmente i senatori cominciano a votare.

Intanto Silvio Berlusconi, che non ha neppure votato alla Camera oggi, dà giudizi sul comportamento dei senatori a vita che, a suo dire, avrebbero dovuto fare altrettanto, cioè astenersi dal voto. Mentre il leghista Roberto Castelli insiste nel dire che Ciampi non può dare l’incarico a Prodi. Un refrain pregolpista. Berlusconi dice che si dimetterà «al momento opportuno» ma questo momento ancora non è venuto. Dice anche che «i tempi non sono importanti», in netto contrasto con quanto dice il capo dello Stato. Finora aveva detto che si sarebbe dimesso dopo l’elezione dei presidenti delle Camere.

 

 

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