1312 Quello che licenzia non sembra il sindacato

20060505 11:14:00 webmaster

Guido Ambrosino
Berlino

Guglielmo Epifani si oppone al lavoro precario. Ma in Germania c’è un pezzetto di Cgil – con legami ormai molto labili con la confederazione – che rema nella direzione opposta: il Cgil-Bildungswerk di Francoforte, che si occupa di formazione professionale e organizza, con contributi pubblici, corsi di lingua e cultura italiana. Partito col nobile proposito di offrire contratti a tempo indeterminato, il Bildungswerk («istituto di cultura») ha finito col venire a patti con la precarizzazione.

A Berlino, su otto insegnanti dei corsi di italiano, quattro sono pagate a onorario. Una ha un contratto a termine. Delle tre ancora assunte a tempo indeterminato due sono in maternità, per il momento illicenziabili. La terza, Giacoma Peverali, ha ricevuto a marzo una lettera che le annunciava, senza una motivazione, il licenziamento per il 30 aprile.
I genitori* di una cinquantina di suoi allievi non erano stati informati, tanto meno consultati. Si sono rivolti all’ambasciata con una lettera aperta, sottoscritta da più di cento italiani preoccupati per la sorte dei corsi, che invece di essere organizzati in forme pubbliche vengono affidati a «gestori» privati, che fanno il bello e il cattivo tempo. Al Bildungswerk hanno chiesto di revocare il licenziamento. L’«ente gestore» persevera, accampando motivi attinenti al «comportamento professionale e al modo d’interpretare i doveri degli insegnanti al di fuori dai corsi». Motivi che però, forse perché Giacoma Peverali ha impugnato il licenziamento e la faccenda è in mano agli avvocati, «non possono essere resi pubblici».
Secondo l’avvocato Tscherch, che tutela l’insegnante per conto del sindacato tedesco Gew, il datore di lavoro le rimprovera di aver spostato l’orario di un corso, su richiesta delle famiglie, senza chiedere preventivamente il permesso alla «centrale». E di aver fatto osservazioni critiche sulla gestione dei corsi, in una riunione con altre insegnanti e in una riunione con i genitori. Tanto basterebbe a configurare un delitto di lesa maestà.
A parere dell’avvocato i retroscena sono altri. Nel maggio 2004 il Bildungswerk propose a tre insegnanti con contratto a tempo indeterminato di licenziarsi, perché non c’erano soldi per pagare le ferie, con la promessa di riassumerle l’autunno seguente. Giacoma Peverali rifiutò. Seguirono contestazioni sulle ferie, sui certificati di malattia. Nell’agosto 2005 il Bildungswerk venne condannato dal tribunale del lavoro a pagarle l’assegno estivo e quello natalizio, che aveva trattenuto (insieme corrispondono alla tredicesima).
I contratti proposti a partire dal 2004 impongono ai dipendenti l’obbligo di tacere su questioni connesse al loro lavoro e di difendere in ogni circostanza gli interessi del Bildungswerk. Che ha ora rescisso il suo contratto con il sindacato tedesco, non è quindi più tenuto a rispettarne le tariffe.
Per statuto il Bildungswerk si dichiara estraneo a controversie politiche o sindacali. I suoi soci non possono essere funzionari del sindacato. Il presidente Franco Marincola e il coordinatore dei corsi Aldo Loiero non sono nemmeno iscritti alla Cgil. I loro stipendi vengono messi in conto al capitolo di bilancio italiano destinato ai corsi di lingua.
Purtroppo il logo della Cgil campeggia sulla carta intestata del Bildungswerk. La confederazione deve aver pensato che le tornasse utile questa presenza simbolica in Germania, senza dover pagare nemmeno l’affitto per un ufficio. Farebbe bene a accorgersi del danno d’immagine che le viene invece dalle pratiche della strana filiale francofortese.

* Chi scrive non dà garanzie di imparzialità: è il loro rappresentante

 

 

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