1791 Il lupo perde il pelo…

20060725 10:30:00 webmaster

di Gennaro Sposato (*)

Freiburg i.B.- “Ein historisches Ereignis”, un evento storico, così Angela Merkel ha definito il vertice sull’integrazione che si è svolto una settimana fa presso il cancellierato a Berlino. Ora, l’espressione scelta appare forse leggermente euforica e non pochi aspetti del vertice potevano essere curati meglio. Tuttavia ci sono indubbiamente stati alcuni elementi positivi, primo fra tutti il fatto che finalmente la leadership politica tedesca – dopo ben 50 anni di immigrazione più o meno organizzata – ha iniziato a parlare con le comunità di immigrati e non solo su di esse. Contagiati dall’euforia della Cancelliera alcuni osservatori particolarmente ottimistici hanno dichiarato che la CDU/CSU ha, finalmente, riconosciuto che la Germania è un paese d’immigrazione e che ha conseguentemente abbandonato l’anacronistica idea di una società omogenea sul piano etnoculturale.

“Weit gefehlt”, avete toppato, direbbe un tedesco dopo aver invece letto le ultime dichiarazioni sull’argomento rilasciate dai vari capi e capetti della CDU/CSU, che hanno ben pensato di dover riaggiustare il tiro sull’immigrazione e ricordare alla Merkel di disporre di una posizione a sovranità limitata all’interno del partito. Primo tra tutti Volker Kauder, presidente del gruppo dei conservatori nel Bundestag: gli immigrati che richiedono la cittadinanza devono accettare la “Leitkultur” (cultura tedesca dominante) e riconoscersi nella “deutsche Schicksalsgemeinschaft“, comunità tedesca con un unico destino comune, termine che richiama una certa retorica in auge durante i periodi più bui della storia tedesca. Questa appartenenza per così dire “etno-spirituale” alla comunità integra, secondo Kauder, un particolare rapporto di lealtà e fedeltà tra il suddito-cittadino e la Nazione ed esclude, di conseguenza, la possibilità della cd. doppia cittadinanza.

Per la par condicio non poteva mancare all’appuntamento il presidente della CSU bavarese Edmund Stoiber, il quale – come da copione – ha immediatamente auspicato un inasprimento della legge sugli stranieri con l’introduzione di sanzioni per le persone che non intendono integrarsi nella società tedesca.

Il caldo estivo sembra aver dato alla testa in modo particolare al ministro degli interni del Land Brandenburgo, Jörg Schönbohm. Questi, infatti, pochi giorni fa ha indirizzato una lettera a “Radio Multikulti”, una stazione radio dell’emittente pubblica del Berlino-Brandenburgo, chiedendo una modifica del nome della radio, in quanto il termine “multikulti” (diminutivo di multiculturale) esprimerebbe un concetto di società dichiarato ormai per fallito. Per Schönbohm sarebbe molto più consono il nome “Radio Integration” o, sulla scia dell’entusiasmo nazionale suscitato dai Mondiali di Calcio tra tedeschi e stranieri, “Radio Schwarz-Rot-Gold” (Radio Nero-Rosso-Oro, i colori della bandiera tedesca).

Alla luce di queste dichiarazioni viene quindi da chiedersi, se bisogna prestare ascolto alla Merkel quando dice che gli stranieri in Germania troveranno “porte aperte” oppure se valgono, al contrario, le parole e le posizioni espresse dai vari “colonnelli” CDU/CSU. I Mondiali di calcio hanno indubbiamente rilanciato l’immagine della Germania nel mondo ed in effetti è stato possibile osservare che molti immigrati di seconda e terza generazione – specie quelli provenienti da paesi che non si sono qualificati al torneo – hanno tifato per e si sono identificati con la squadra tedesca. Tuttavia alcune bandierine tedesche esposte anche nei ristoranti e locali stranieri ed i festeggiamenti per il terzo posto (difficile immaginare cosa avrebbe proposto Schönbohm se la Germania avesse vinto la coppa!) non esauriscono il percorso verso una società plurale e multiculturale, che potrà essere basata solo ed esclusivamente sul reciproco riconoscimento delle peculiarità e diversità culturali.

*)- Vicesegretario DS Germania

 

 

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