2307 Le nazionalizzazioni in America Latina riaprono la prospettiva del Socialismo nel XXI° Secolo?

20061016 11:49:00 webmaster

Si è concluso con generale soddisfazione e successo di pubblico in entrambe le giornate il II Forum Internazionale "Cuba e America Latina, l’alternativa possibile". Nei giorni 14 e 15 ottobre, presso la sala dell’Arci Nazionale di Roma abbiamo potuto ascoltare importanti relazioni legate agli eventi in corso in America Latina, con particolare attenzione alle nazionalizzazioni delle risorse ed alla resistenza all’imperialismo ed al neo-colonialismo. Samir Amin, James Petras, Hosea Jaffe, James Cockcroft, François Houtart sono solo alcuni dei prestigiosi intellettuali internazionali che si sono affiancati alle voci provenienti direttamente dal continente rebelde come Efrain Echevarria, Esther Aguilera e Maria Helena Fernandez da Cuba, Mauricio De Souza Sabadini dal Brasile, Alejandro Valle dal Messico, Francisco Dominguez cileno che vive ed insegna a Londra, Manuel Mera responsabile del sindacato galiziano Fesga e gli italiani Alessandra Riccio, Luca Baiada e Fabio Marcelli.

La relazione introduttiva è stata tenuta da Luciano Vasapollo, presidente del Comitato 28 Giugno. Ai lavori hanno portato il saluto il deputato della sinistra Ds Luciano Pettinari, la senatrice del gruppo Verdi per l’Unione Loredana De Petris, il segretario del Partito Comunista Marxista dell’India P.K. Mourthy, l’ambasciatore di Cuba in Italia Rodney Lopez ed il deputato dell’Assemblea Nazionale di Cuba Omar Gonzalez.

RISOLUZIONE FINALE DEL II FORUM INTERNAZIONALE

Il secondo Forum Internazionale "Cuba ed America Latina: l’alternativa possibile" si svolge in un contesto internazionale ancora caratterizzato dall’escalation della guerra preventiva scatenata dall’amministrazione Bush.
Sul versante internazionale non si registrano novità positive circa i fronti di guerra aperti in Iraq ed Afghanistan. Non solo ma l’aggressione al Libano e le crisi nucleari pretestuosamente aperte con l’Iran e la Corea del Nord, segnano un pericoloso salto di qualità nelle minacce di una estensione di una guerra che include il ricorso alle armi nucleari.
Il Comitato 28 Giugno rileva che il nuovo governo italiano, sul quale erano state espresse alcune aspettative nel Forum dello scorso anno, non sembra impegnato ad avviare una controtendenza significativa. Il rifinanziamento della missione militare NATO in Afghanistan e l’invio di militari italiani in Libano per una missione dell’ONU i cui contorni appaiono pesantemente ambigui e funzionali all’espansionismo di Israele nell’area, rivelano la volontà dell’attuale maggioranza di voler confermare l’atteggiamento di acquiescenza e non di rottura verso le politiche di Washington.
Il dibattito del Forum, per ciò che concerne la situazione italiana, ha posto pesanti interrogativi sull’atteggiamento che i partiti della sinistra presenti nel governo hanno assunto nei confronti di un impianto neoliberista – edulcorato da misure sociali marginali – che ispira le scelte di politica economica del nuovo esecutivo.
Le esperienze politiche e sociali che si sono messe in moto in America Latina ci indicano strade e possibilità diverse: dalle nazionalizzazioni delle risorse alla rimessa in discussione dei trattati internazionali (di carattere commerciale e politico) che penalizzano le esigenze sociali e democratiche della popolazione, dalla reversibilità delle privatizzazioni alla difesa intransigente dei beni comuni.
Si evidenzia a livello internazionale e nazionale la necessità di ridiscutere complessivamente le politiche di privatizzazione messe in atto negli ultimi anni a vantaggio della nascita e della crescita di forti monopoli ed oligopoli transnazionali. Ma su questo punto dirimente troviamo sempre maggiori difficoltà a trovare nella sinistra europea interlocutori disponibili a discuterne concretamente. Eppure i processi di nazionalizzazione in atto in America Latina dovrebbero indurre tutti ad un’analisi più particolare del fenomeno e non alle preoccupazioni per un ipotetico restringimento dei mercati che la nazionalizzazione delle risorse in Venezuela ed in Bolivia, ad esempio, sta producendo.
La vera sfida del XXI° secolo sarà la qualità dello sviluppo e non la quantità della crescita. E’ tempo che le categorie del liberismo vengano sconfitte con scelte concrete in economia e con un battaglia frontale per l’egemonia culturale.
La nazionalizzazione di alcune risorse chiave per la vita è un percorso imprescindibile per l’autodeterminazione dei popoli e l’affrancamento dal neocolonialismo, in un territorio che la dominazione coloniale, prima dell’Europa e poi degli Stati Uniti, aveva privato della sua identità, della sua memoria collettiva e della pratica costante della democrazia.
Non è un caso infatti che i fenomeni di cui stiamo parlando riguardino il petrolio, il gas l’acqua e le terre, ricchezze vitali da sempre negli appetiti dei colonialisti che la logica dell’imperialismo vorrebbe ad esclusivo appannaggio dell’oligarchia che governa il mondo.
È questa Resistenza popolare, indigena, democratica, militante, concettualmente affine alle resistenze dei popoli palestinese, afgano, libanese ed iracheno all’occupazione del loro territorio, che coinvolge masse di cittadini una volta esclusi da tutto e proietta il popolo direttamente al governo reale del paese sulla scia dell’esperienza cubana e venezuelana. Cuba e Venezuela resistono ad ogni sorta di attacco da quasi mezzo secolo o da minor tempo, ma rappresentano un esempio per quei governi progressisti o rivoluzionari che stanno conducendo l’America Latina e i paesi in via di sviluppo verso il riscatto. Ecco perché appoggiamo la Resistenza globale dei popoli contro le aggressioni imperialiste.
Negli anni ’70 di fronte alla volontà di riscatto dell’America Latina, l’imperialismo rispose favorendo l’ascesa al potere di sanguinose dittature che ne sconvolsero per oltre un decennio la vita democratica; oggi le armi possono essere più sottili ma egualmente terribili. A politiche di mercato restrittive si affiancano sempre più drammaticamente minacce di opzioni militari mascherate da presunta lotta al terrorismo o, nella migliore delle ipotesi, da tecniche di "esportazione della democrazia". Democrazia che sulla bocca dell’imperialismo assume un significato diametralmente opposto all’ambizione di liberazione, progresso e giustizia sociale da parte dell’umanità.
Èd è proprio sulla questione della lotta al terrorismo che l’imperialismo inciampa nelle sue menzogne e mostra la sua vera maschera. Il mondo oggi conosce e non ignora più le torture consumatesi ad Abu Ghraib e Guantanamo, i sequestri di persona perpetrati dalla CIA in mezza Europa con l’Italia in ruolo chiave, l’utilizzo spregiudicato della giustizia interna come nel caso dei cinque cubani incarcerati ingiustamente, l’ospitalità accordata al criminale internazionale Posada Carriles. Oggi quote crescenti dell’opinione pubblica cominciano a conoscere, denunciare e temere anche il terrorismo di stato; è per questo motivo che, tra l’altro, pensiamo che il lager di stato di Guantanamo vada immediatamente chiuso.

Ci siamo riuniti a Roma nel II Forum Cuba e America Latina per discutere e confrontare esperienze diverse di lotta con linee forti di pensiero politico-culturale e per chiedere l’immediata applicazione di alcune nostre comuni raccomandazioni.

Gli Stati Uniti devono cessare ogni forma di ingerenza e di minaccia economica, militare, politica contro l’evoluzione e le scelte dei paesi latinoamericani e che, nel resto del mondo, puntano a modelli di sviluppo e di relazioni internazionali indipendenti dal Washington Consensus. In Messico, in Venezuela e in Nicaragua sono in corso o siamo alla vigilia di verifiche elettorali importanti. Il II° Forum internazionale pretende che esse siano realizzate nel rispetto della piena sovranità popolare e nazionale di questi paesi. I tentativi di destabilizzazione "democratica" messi in campo dall’amministrazione USA (come è avvenuto in altri paesi dell’Europa e del Medio Oriente) e da alcuni governi europei, sono inaccettabili.
· Gli Stati Uniti continuano a rafforzare il blocco economico contro Cuba. Hanno costituito una apposita task force composta da tutti i ministeri competenti nella realizzazione del blocco. Gli USA continuano a ignorare che il 99% dei paesi membri delle Nazioni Unite da tredici anni chiede la rimozione del blocco economico e commerciale contro Cuba. Questa offesa all’Assemblea Plenaria delle Nazioni Unite e al diritto internazionale non possono continuare ad essere tollerati. Chiediamo l’immediata cessazione del blocco statunitense contro Cuba e ribadiamo il pieno appoggio alla Rivoluzione socialista cubana: CON CUBA, CON FIDEL E CON IL GOVERNO CUBANO, SENZA SE E SENZA MA!
· Cinque giovani patrioti cubani impegnati a sventare attentati contro civili, attentati che negli ultimi quarant’anni hanno causato la morte di oltre 3.000 persone, sono stati condannati a pene tombali. Ne chiediamo l’immediata scarcerazione e la restituzione alla propria patria ed ai propri affetti e per questo il Comitato 28 Giugno continuerà a sviluppare iniziative di lotta, culturali e di appoggio agli appelli e iniziative in tal senso.
· Posada Carriles, criminale reo-confesso, autore di delitti come l’abbattimento di un aereo nazionale di linea della Cubana de Aviaciòn e degli attentati seriali che portarono alla morte del giovane italiano Fabio Di Celmo, continua a godere della protezione del governo nord-americano. Chiediamo giustizia per Fabio Di Celmo e per le vittime cubane e latinoamericane del terrorismo di Stato e l’immediata estradizione di Posada Carriles in Venezuela, paese competente per territorio a sottoporlo a giudizio per le oltre 70 vittime causate dal procurato disastro aereo summenzionato.
· Il Comitato 28 Giugno, organizzatore del II Forum Internazionale "Cuba e America Latina, l’alternativa possibile" tenutosi a Roma nei giorni 14 e 15 ottobre 2006, chiede infine alla sinistra italiana ed europea una valutazione politica più incisiva sul messaggio che le lotte dell’America Latina inviano al mondo e di mettere nell’agenda della propria riflessione progettuale quanto sintetizzano le seguenti parole di Gabriel Garcìa Marquez: «L’America Latina non vuole né ha motivo di essere un alfiere senza volontà e non c’è nulla di utopistico nel fatto che l’aspirazione alla propria indipendenza e alla propria originalità diventino anche un’aspirazione occidentale».

Roma, 15 ottobre 2006

 

 

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