2306 IL NOBEL AL BANCHIERE DEI POVERI

20061016 11:43:00 webmaster

di SABINA MORANDI, da "Liberazione"

– Pare che l’annuncio abbia preso tutti di sorpresa. Normalmente i Nobel per la pace vengono assegnati a personalita’ di rilievo del mondo politico e diplomatico, con una spiccata tendenza a preferire i peggiori – ricordate Kissinger? – mentre questa volta il Comitato ha voluto assegnare il sostanzioso premio da un milione di dollari a uno che, per mestiere, presta i soldi ai poveri piu’ poveri del mondo. Da sottolineare l’importante
novita’ introdotta nella liturgia dei Nobel da questa decisione: il riconoscimento che pace e giustizia economica vanno insieme, e chi lavora per sradicare la poverta’ a volte puo’ essere piu’ importante di un
ambasciatore.
Non esiste dunque Nobel piu’ meritato di quello assegnato a Muhammad Yunus, fondatore nel 1976 della Grameen Bank (la banca dei contadini, in bengalese) e sostanzialmente l’inventore del microcredito cioe’ della prassi di concedere prestiti e supporto organizzativo ai piu’ poveri, altrimenti esclusi dal sistema di credito tradizionale.

La piccola grande idea di
questo bengalese di buona famiglia che, invece di mettere a frutto i suoi
studi nelle migliori universita’ statunitensi andando a dirigere qualche
ricca banca occidentale e’ tornato nel suo poverissimo paese, ha dato
risultati incredibili. La Grameen, che opera accordando minuscoli prestiti
ai diseredati, negli ultimi venti anni ha consentito a dodici milioni di
persone – il 10% della popolazione del Bangladesh – di acquisire gli
strumenti per uscire dalla miseria piu’ nera. Inoltre, una volta che il
modello ha cominciato a venire replicato altrove, si e’ scoperto che poteva
funzionare anche per i poveri di altri paesi, e non solo in quelli in via di
sviluppo. Oggi ci sono "banche dei poveri" anche in Canada, Finlandia,
Francia, Norvegia, Olanda e Stati Uniti, dove danno una mano ai diseredati
dei ghetti neri, e si vanno diffondendo anche in Sudafrica, in Cina e in
Russia.
*
Tutto ebbe inizio quando Muhammad Yunus, allora docente universitario di
economia, visito’ le zone rurali del suo poverissimo paese durante la
terribile carestia del 1974. Il professore di buona famiglia rimase
sconvolto e si mise in testa di fare qualcosa di concreto per restituire un
po’ di speranza ai contadini messi in ginocchio dalla fame.
Cosi’, in spregio a tutte le regole della finanza, Yunus riusci’ a
convincere una banca della sua regione ad aprire una linea di crediti molto
esigui (massimo venti dollari) senza alcuna richiesta di garanzia e senza
neppure la necessita’ di riempire un modulo (visto che tanto la maggior
parte dei clienti erano analfabeti). Il risultato e’ stato incredibile: non
solo i poveri riuscivano a mettere a frutto quei pochi soldi per lanciare
attivita’ redditizie le piu’ diverse – dalla vendita di focacce alla
coltivazione del riso passando per il piccolo artigianato – per sfuggire
alla miseria e al ricatto degli usurai, ma rimborsavano puntualmente i
prestiti, cosa che raramente avviene con i "normali" clienti delle banche
tradizionali. La spiegazione di Yunus e’ semplicissima: "Chi sta bene non
teme la legge e sa come manipolarla a proprio vantaggio", aveva dichiarato
in una delle numerose interviste, mentre "i piu’ poveri fra i poveri sanno
invece che non avranno un’altra occasione". Il ragionamento e’ meno
paradossale di quello che sembra se e’ vero che in Bangladesh ci sono banche
la cui percentuale di recupero dei crediti non supera il 10% (alla Grameen
siamo sul 98%) e che la moratoria sui prestiti non rimborsati diventa
regolarmente un cavallo di battaglia in ogni campagna elettorale del paese.
Ma il banchiere filantropo non doveva superare soltanto le resistenze dei
suoi colleghi. La filosofia del microcredito imponeva di andare a cercare
proprio gli ultimi, quelli che non avevano piu’ speranza. E nella societa’
del Bangladesh, cosi’ come in molti altri paesi asiatici o africani, non
c’e’ nessuno che stia peggio di una vedova o di una donna abbandonata o
semplicemente maltrattata dal marito. Ma come raggiungerle in un paese
musulmano tradizionalista dove vige la rigida separazione fra i sessi?
Semplicemente andandole a cercare. Ecco perche’ per anni Yunus e i suoi
hanno percorso in lungo e in largo le zone piu’ depresse del Bangladesh
cercando di convincere le donne ad accettare prestiti da rimborsare a
piccole rate. Inutile dire che le autorita’ religiose di ogni villaggio
hanno cercato in tutti i modi di scoraggiare sia la banca che le sue
possibili clienti. Alla fine, pero’, la Grameen e’ riuscita a spuntarla: non
solo ha cominciato a funzionare a pieno ritmo – pare che le donne siano
infatti le piu’ affidabili in materia di debiti a ogni latitudine – ma ha
anche messo in moto un processo di emancipazione femminile che ha fatto
impallidire i costosissimi progetti foraggiati dalle organizzazioni
internazionali.
Non dovete comunque pensare che Muhammad Yunus sia un rivoluzionario. Al
contrario ha tratto dalla teoria economica classica – che individua nella
mancanza di capitale il principale ostacolo al decollo dello sviluppo
economico – l’ispirazione a intervenire per rompere il circolo vizioso di
chi, disponendo soltanto della propria forza lavoro, e’ sottoposto allo
sfruttamento del committente che fornisce le materie prime e si prende il
prodotto lasciando al lavoratore una remunerazione cosi’ bassa da non
permettergli mai di accantonare qualcosa per ampliare la sua base economica.
Inoltre, una parte importante dei prestiti viene destinata dalla Grameen
Bank a finanziare l’acquisto o la costruzione delle abitazioni, dando la
possibilita’ a migliaia di persone di vivere e lavorare in condizioni
salubri. Come si evince dai dati forniti dalla banca stessa, l’impatto del
microcredito sulle condizioni di vita e’ stato evidente: una crescita del 9%
del livello nutrizionale pro-capite, il 18% in piu’ di soldi destinati a
vestiti, educazione e medicinali, cosa che ha abbassato di molto la
mortalita’ per malattia fra la popolazione rurale. La sintesi di questi
progressi e’ espressa da un dato: il 54% dei clienti Grameen supera la
soglia della poverta’ in cinque anni, gli altri nell’arco di dieci.
*
Abbiamo gia’ detto dello stratosferico tasso di solvibilita’ che sta
attirando l’attenzione di tutte le banche del mondo. Alla base, oltre alla
disperazione dei poveri, c’e’ in realta’ anche un’altra geniale idea
dell’economista bengalese: l’introduzione dei contratti di prestito
collettivo che mettono al centro del meccanismo di erogazione e di recupero
dei prestiti non gli individui ma i gruppi. La loro caratteristica basilare
e’ l’utilizzo della cosiddetta joint-liability, ovvero il meccanismo che
tramite la responsabilita’ di gruppi ristretti di debitori (massimo 5
persone) consente di ridurre i rischi in circostanze in cui i beneficiari
dei prestiti sono troppo poveri per poter offrire garanzie. Il dibattito in
merito all’esperienza della Grameen ha univocamente riconosciuto che proprio
la joint-liability costituisce la chiave del suo successo insieme ad altri
meccanismi innovativi come il sistema di rimborso a cadenza settimanale, la
crescita progressiva nell’importo dei prestiti concessi e la prevalenza
delle donne che sono ormai il 94% della clientela della banca. Inoltre il
programma di microcredito della Grameen si articola utilizzando una serie di
diversi strumenti finanziari – dai fondi di risparmio mutualistici ai fondi
assicurativi passando per i contratti di leasing destinati all’acquisto di
attrezzature e veicoli – che consentono alla banca di fornire un servizio
finanziario integrale. Perche’, sia chiaro, la Grameen Bank non e’
un’associazione di beneficenza ma una vera e propria attivita’ bancaria
alquanto redditizia che, da quando e’ stata fondata, non ha fatto che
espandersi e aprire nuove succursali in tutto il pianeta.
*
Con l’interessamento delle grandi banche e gli studi delle organizzazioni
internazionali come la Banca mondiale, che ha verificato il successo del
microcredito nell’abbattere la poverta’ e migliorare le condizioni di vita,
il modello Grameen ha cominciato a venire imitato un po’ ovunque. Nel 1980
in Olanda e’ nata la Triodos Bank, diretta emanazione di una cooperativa di
credito che nel 1995 aveva gia’ un volume di attivita’ di 165 miliardi di
lire. Nel 1988, sulla spinta del movimento ambientalista, in Germania e’
nata la Oekobank mentre in Svizzera, nel 1990, ha visto la luce la Banque
alternative Bas che promuove progetti nel campo dell’economia non profit.
Poi, a ruota, sono arrivate la Citizen Bank in Giappone, Merkur in
Danimarca, Eko Osuuspankii in Finlandia, South Shore Bank negli Stati Uniti
e la Banque Populaire du Haut Rhin in Francia, solo per citarne alcune. Oggi
il contributo del microcredito alla lotta alla poverta’ e’ universalmente
riconosciuto dalle istituzioni mondiali deputate a sostenere lo sviluppo.
Nel giugno 1995 la Banca Mondiale ha avviato un proprio programma mentre le
Nazioni Unite hanno approvato nel 1997 una risoluzione che riconosceva
ufficialmente l’importanza del microcredito come strumento per sradicare la
poverta’.

[Dal quotidiano "Liberazione" del 14 ottobre 2006.
Sabina Morandi (Roma, 1961) e’ giornalista free-lance esperta in
divulgazione scientifica, fa parte del comitato scientifico
dell’associazione "Verdi ambiente e societa’", collabora con il quotidiano
"Liberazione". Opere di Sabina Morandi: La filosofia morale della
bicicletta, Zelig, 1997; (con Mariella Bussolati), Il gene nel piatto,
Tecniche Nuove, 2000; In movimento. Da Seattle a Firenze, DeriveApprodi,
2003; Petrolio in paradiso, Ponte alle Grazie, 2005.
Muhammad Yunus e’ l’ideatore e fondatore della Grameen Bank; nato e
cresciuto a Chittagong, principale porto mercantile del Bangladesh,
economista, docente universitario negli Usa poi in Bangladesh; fondatore nel
1977 della Grameen Bank, un istituto di credito indipendente che pratica il
microcredito senza garanzie, grazie a cui centinaia di migliaia di persone –
le piu’ povere tra i poveri – si sono affrancate dalla miseria e dall’usura
e sono riuscite a prendere nelle proprie mani il proprio destino. Opere di
Muhammad Yunus: Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Milano 1998. Opere su
Muhammad Yunus e la Grameen Bank: Federica Volpi, Il denaro della speranza,
Emi, Bologna 1998. Una intervista a Muhammad Yunus e’ nel n. 396 di questo
foglio]

 

 

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