2483 Dice Casini: siamo una seconda opposizione. Ma pensa: siamo una seconda maggioranza

20061205 13:28:00 webmaster

di Rina Galiardi (da Liberazione)

Il leader dell’Udc replica a Berlusconi:
«La Cdl non esiste più. Senza di noi restano all’opposizone per vent’anni»
E l’opposizione moderata può diventare il cavallo di Troia da usare per imporre all’Unione una svolta moderata e riformista

A volte, sempre più frequentemente, la politica si autonomizza dai processi sociali, e dagli umori di massa. Accade, è accaduto, anche a destra. La giornata di sabato è stata certamente una robusta dimostrazione di forza del berlusconismo, comprese le sue componenti più becere ed estremiste – e, come ha avvertito lucidamente Piero Sansonetti su "Liberazione", tutto si può fare fuorché sottovalutare la sua possibilità di rivincita, anche e soprattutto dal punto di vista dell’egemonia sociale e culturale. Allo stesso tempo, però, a livello politico uno degli effetti principali del “Cavaliere-Day” è la divisione della destra. Ora, è ufficiale: la Casa delle libertà, la coalizione che ha vinto le elezioni del 2001 e governato l’Italia per 5 anni, non esiste più.

L’Udc di Casini, Cesa e Buttiglione si è defilata, anzi sfilata dall’alleanza: come un’opposizione diversa, dotata di un proprio progetto politico, che con Berlusconi non ha più nulla a che fare. Se in proposito si nutrissero ancora dei dubbi, basti la giornata di ieri: la secca risposta dell’ex-presidente della Camera all’ultimatum berlusconiano non lascia margini apprezzabili di ricucitura, o di ritorni prossimi del “figliol prodigo”. Dunque, sta mutando il panorama politico. E il mutamento possibile va evidentemente assai al di là della consistenza elettorale dei cattolici dell’ex-Polo – il primo segnale, quasi una specie di riflesso pavloviano, è venuto da Clemente Mastella, con la sua mano tesa all’Udc e all’insieme della diaspora democristiana. Insomma, è chiaro: le conseguenze potrebbero farsi sentire, nel breve periodo, dopo la finanziaria, su tutto l’equilibrio politico, sulla maggioranza di governo, sull’Unione e le sue scelte. Proprio qui, si avverte un pericolo – un altro tipo di pericolo, di segno e senso diverso da quello del “ritorno di Berlusconi – che a maggior ragione non si può sottovalutare.
Qual è questo pericolo? Non certo, al momento, la rinascita della vecchia Balena Bianca: se questo è il sogno segreto di Casini e di altri, ci vorranno ancora, per eventualmente realizzarlo, molto tempo, molte volontà politiche e interessi da superare, molte leggi elettorali da rifare. E non è detto che non si tratti di una classica “missione impossibile” – se la Dc non c’è più, ci sarà pur qualche ragione di fondo che è venuta meno. Invece, il rischio che incombe è proprio quello di breve periodo: la nascita di una opposizione moderata, civile, “normale”, depurata dalle anomalie berlusconiane – processo in sè e per sè non solo non disprezzabile, ma perfino auspicabile – come Cavallo di Troia per modificare l’equilibrio, non del tutto stabile, dell’attuale maggioranza di governo. Attenzione: non stiamo paventando complotti o intrighi, non pensiamo, affatto che, al momento, i voti dell’Udc siano pronti a sostituire quelli della sinistra radicale (anche perchè non basterebbero). Del resto,Casini l’ha detto con chiarezza: l’Udc resta alternativa all’esecutivo Prodi, e si batterà per farlo cadere. Il punto è un altro, e riguarda prima di tutto il “merito delle cose”: su questioni cruciali, che saranno al centro della prossima stagione politica, come la così detta “riforma delle pensioni” o i progetti di liberalizzazione di settori decisivi come l’energia e i servizi, le posizioni dell’Udc convergono largamente con quelle delle componenti moderate dell’Ulivo. A loro volta, queste idee sono le stesse di Montezemolo, di Confindustria, e di un’ampia parte di quel ceto imprenditoriale che, proprio in questi giorni, abbiamo visto sfilare alla Fondazione “Italianieuropei”. E ancora: l’invocazione di una “svolta riformista”, cioè neoliberale e moderata, è leggibile, quotidianamente, sui maggiori quotidiani, a cominciare dal “Corriere della sera”. Come non collocare tutto questo nello scenario primaverile, quando, oltre tutto, i due maggiori partiti dell’Unione, Ds e Margherita, terranno i loro congressi e definiranno, – forse – le tappe ulteriori del tormentato viaggio verso il Partito Democratico?
Qui, è ben visibile la concreta possibilità di saldatura che potrebbe realizzarsi tra la “nuova opposizione” di Casini e i moderati dell’Unione. In parte, anzi, questa saldatura c’è già, nelle cose, nelle proposte, nelle posizioni assunte – e si possono così interpretare i numerosi “incidenti” avvenuti in Senato, e anche quelli che potranno avvenire nei prossimi giorni. Solo che adesso un’accelerazione politica c’è stata e, come sappiamo, la politica è tutto fuorché innocente. Non si va dicendo, del resto, che l’attuale maggioranza è troppo eterogenea, troppo rissosa e che sarebbe utile “potarla”, compattarla? Non si mette in discussione, continuamente, la coerenza con il programma sulla base del quale l’Unione ha pur vinto le elezioni, come è successo nella commissione che ha “sfiduciato” Livia Turco? Non si parla della sinistra radicale – e del Prc – come di un ingombro di cui liberarsi, prima o poi? Non si è arrivati a dichiarare che questa legge finanziaria è “di sinistra” (ciò che non è) solo perchè contiene, oltre a tagli rilevanti della spesa pubblica, significativi aumenti delle entrate attraverso la lotta all’evasione fiscale? Sullo sfondo di questi problemi, certo, vi sono questioni di prima grandezza, che chiamano in causa la natura e l’identità di una politica di sinistra ed anche di centrosinistra, e chiedono oggi una ridiscussione anche culturale di fondo: forse non ce ne siamo accorti, ma alcuni “luoghi comuni forti” della pessima talpa neoliberale (l’insofferenza per le tasse, la sfiducia nell’intervento pubblico, la sindrome neocorporativa che esaurisce il rapporto con la politica, e col governo, nella tutela del puro particulare) hanno scavato anche nel popolo di sinistra. Intanto, anche questi processi – assai complessi, e dei quali siamo noi a portare comunque la maggiore responsabilità – possono benissimo “corroborare” a loro modo la fase che ci attende. La quale potrebbe caratterizzarsi come l’avvio di quel “logoramento” dell’Unione, e della leadership di Romano Prodi, che sta nel cuore di una parte, ahimè oggi più ampia, della politica e dei poteri più o meno forti. Nè basterà l’invocazione a vigilare, che si usava una volta. Sarà bene vigilare, sì, ma occorrerà – occorre – una battaglia di più ampio respiro, nella quale, gramscianamente, dovremo cercare di fare uso di “tutta la nostra intelligenza”.

Rina Gagliardi

www.liberazione.it

 

 

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