4802 Una sola vittoria, due diverse sconfitte.

20080415 16:23:00 redazione-IT

di Gianni Zagato

La sorpresa è forte, dura. Crea sgomento, incredulità. Il ragionamento politico, quello che affronta il nodo dell’analisi di una sconfitta elettorale netta, per un momento viene dopo. Prima di tutto c’è il sentimento comune di tante donne e uomini che si pongono una domanda: e ora cosa sarà? Non è una domanda qualunque e non c’è una risposta immediata. E’ la prima volta, nella storia politica repubblicana, che la sinistra non ha una rappresentanza parlamentare, né alla Camera né al Senato. C’è qualcosa di drammatico, di unico nel panorama europeo. Nessuno in questo modo l’aveva previsto, noi stessi non l’avevamo messo nel più negativo dei conti.

La politica si intreccia con qualcosa che va oltre i suoi confini, qualcosa che riguarda ciò che comunemente chiamiamo vita. La vita di quelle persone che pensano la politica, sempre, come razionalità e passione insieme, costruzione di relazioni e di conflitti e compromessi, tempo speso per dare senso a un’idea, rendere concreto un progetto comune. Vita e politica, a sinistra, sono sempre state molto vicine, intrecciate. Per questo la domanda – ora cosa sarà – va nel profondo di ognuno di noi. E ci costringerà a ragionare a lungo per giungere ad una risposta. Oggi siamo davanti ad alcuni fatti inequivocabili e come tali vanno detti e studiati. Tre su tutti. La netta vittoria di Berlusconi e della destra, la sorpresa delle dimensioni della nostra sconfitta elettorale, il cumulo di errori politici in soli sei mesi della guida veltroniana del partito democratico.
La vittoria della destra smentisce l’idea, da tutti ritenuta possibile, di un pareggio e dunque di uno stallo, al Senato. La maggioranza di Berlusconi è ampia alla Camera e superiore alle previsioni al Senato. Certo, determinante è il dato della Lega, ritornata al consenso dei suoi primordi. E bisognerà scoprire che ne è di Alleanza nazionale. Ma se il patto tra loro tiene, dispongono di una maggioranza per governare altri cinque anni. Forse neppure Berlusconi, almeno annusando alcune preoccupazioni che venivano da lì negli ultimi giorni di campagna elettorale, sperava tanto. Se reggeranno, non inciampando in nuove divisioni, governeranno con la filosofia del libro di Tremonti in testa alle classifiche di vendita. Critica di fondo all’idea di globalizzazione e per ricetta il protezionismo di fine ottocento.
Noi siamo di fronte ad una sconfitta che mai si è conosciuta in queste dimensioni. Le ragioni vanno prima di tutto cercate dentro di noi e non sono circoscrivibili tutte e solo nel volgere breve di questa campagna elettorale. C’è un filo lungo che riguarda il nodo tra la sinistra e la società nell’arco di questi ultimi decenni, in tutta Europa e particolarmente in Italia. Riguarda la politica, la cultura, l’organizzazione del campo storico della sinistra. C’è poi, acuto, il senso di un’esperienza di governo nata tra forti aspettative e rivelatasi troppo presto priva di una missione capace di indicare una sfida alta al declino che il paese attraversa. Infine, il precipitare di una crisi che toglie tempo e spazio alla messa in atto di un processo unitario. Lo stesso queste ragioni, solo accennate, risultano ancora insufficienti a dare conto di una dimensione della sconfitta fino a oggi inimmaginabile. Ora per noi la domanda è netta e drammatica. Cosa si fa della sinistra di domani. Ci vorrà una diversa nozione del tempo, della semina, della costruzione di qualcosa di inedito. Ma costruire è ora drammaticamente ancor più necessario.
Resta lì, da solo, col suo inutile dato fermo al palo, chi ha cominciato proprio affermando l’orgoglio di correre da solo. Una scelta di puro egoismo politico. Tra la difficile ma necessaria strada di ricostruire un nuovo centrosinistra per il governo dell’Italia e l’orgoglio della propria presunta autosufficienza, si è scelta questa via oggi rivelatasi perdente e priva di alcun sbocco. Una manciata di voti in più della somma ds e margherita di due anni fa, al netto dell’apporto che pura qualcosa avrà pesato dei radicali. Tutto qui? Ne valeva la pena? Aprire un solco a sinistra, rifiutando a priori qualsiasi alleanza per il governo, ingenerare l’equivoco – oggi evidentissimo – del voto utile, rievocare l’umiliante e falso paragone con Nader, illudere sull’incollatura e ora trovarsi la destra otto-nove punti avanti. Si può essere bravi a comunicare, ma se si sbaglia nell’analisi politica il comportamento per quanto ben impostato dal punto di vista comunicativo risulta sterile. E sterile oggi è la politica dei democratici italiani. Grande la responsabilità politica che recano di un esito elettorale che consegna il governo alla destra. La loro corsa si è arrestata nel peggiore dei modi. Non meno di noi dovranno porsi domande profonde.

 

 

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EmiNews 2008

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