11875 CAMERA: PATRONATI, GOVERNO, PARLAMENTO A CONFRONTO

20151201 15:48:00 redazione-IT

ROMA – Pronti alle nuove sfide, aperti ai controlli del proprio operato, da difendere contro le campagne stampa denigratorie e contro gli attacchi di chi mette in campo campagne strumentali. Questa la posizione che i patronati hanno ribadito questo pomeriggio alla Camera durante il convegno promosso dal Comitato per gli italiani all’estero e il Sistema Paese presieduto da Fabio Porta (Pd).
“Vecchia e nuova emigrazione. I servizi per gli italiani all’estero. Il contributo della rete dei patronati” il titolo dato al convegno cui hanno partecipato i rappresentanti di Cepa, Cipla e Cipas, Giuseppe Conte (Inps), Paolo Reboani (Italia Lavoro), il sottosegretario Mario Giro, gli eletti all’estero Fedi, La Marca, Tacconi e Garavini.
Un pomeriggio di lavoro da cui è emerso che sì, i patronati svolgono un ruolo indispensabile, ma il mondo cambia e loro devono tenere il passo, con un occhio di riguardo alla trasparenza.

Nato proprio dallo spunto dato dai patronati, il convegno, come ricordato da Porta nell’intervento introduttivo, ha luogo non a caso mentre la Camera sta approvando la Legge di Stabilità che, ancora una volta, contiene tagli al fondo patronati, strutture che lavorano sempre di più in un mondo in cui i consolati sono sempre di meno, gli italiani all’estero aumentano e il personale amministrativo della Farnesina diminuisce “più del doppio (-23%%) rispetto a quello diplomatico (-10%)”, con una rete che senza i dipendenti a contratto locale sarebbe paralizzata. Nonostante le nuove tecnologie c’è ancora una “fase di trasnsizione contraddittoria e faticosa” che non è superata, se è vero che è ancora difficile contattare una sede al telefono e che gli appuntamenti vengono dati da qui a due mesi, se non anni (10 per una pratica di cittadinanza in Brasile).
“Voglio evitare ogni tono populistico o demagogico”, assicura Porta, che auspica “che si possa parlare in modo costruttivo” e non per difendere posizioni, ma per “rispondere alle difficoltà che ci manifestano i nostri connazionali all’estero. Troviamo, compatibilmente con le risorse a disposizione, soluzioni nuove, nel segno del risparmio, ma soprattutto dei diritti delle persone”. Servono “riforme senza la leva del Bilancio usata come una clava”.
Ma serve soprattutto approvare la convenzione Maeci-patronati, che aspetta da nove anni, da quando, cioè, praticamente pronta, fu affossata dalla prematura caduta del Governo Prodi.
Nel frattempo “i patronati sono stati esposti ad un processo pubblico che li fa passare per una congrega di malfattori se non di dissipatori di risorse pubbliche. Negare la funzione di segretariato sociale e di coesione dei connazionali all’estero che i patronati svolgono – ha aggiunto Porta – significare negare la realtà”. Il deputato, poi, critica con forza le “voci stridule di quei sindacati ministeriali che sollevano un’accusa infondata” e cioè che con la convenzione “si appaltano funzioni pubbiche a chi non ha titoli per esercitarle. È falso”, replica Porta, riferendosi alle accuse della Confsal Unsa. “Nessuno vuole toccare le funzioni dei Consolati, anche perché è la legge che non lo consente. Qua si parla di sussidiarietà per le funzioni che lo Stato non riesce più ad assicurare”.
Dunque “no a polemiche strumentali e inutili”. I patronati “hanno saputo svolgere bene le loro funzioni”; certo “non sono dei passacarte”, ma in molti casi “unico legame vero, concreto, utile e qualificato tra gli italiani all’estero e l’Italia”. Di queste strutture devono essere “salvaguardate le esperienze maturate sul campo”; a loro deve essere destinata una “fonte di finanziamento” certa, che consenta una programmazione di lungo periodo. Fare una giusta riforma, ha aggiunto, “è la migliore risposta a chi vuole un mondo senza patronati e senza sindacati”.
I parlamentari eletti all’estero, ha assicurato Porta, daranno “battaglia per un taglio limitato e non letale” al fondo patronati che, però, devono “saper cambiare con il mondo che cambia, così da provare che il loro ruolo è ancora necessario”.
Un intervento, quello di Porta, che ha trovato d’accordo tutti i rappresentanti di patronato: primo tra tutti Gilberto De Santis (Inas) in rappresentanza dei patronati Ce.Pa (Inas, Cisl, Uil e Acli), cioè una rete presente in 30 Paesi, con 500 uffici aperti anche alle nuove migrazioni “senza dimenticare i vecchi” verso cui l’Italia “dovrebbe essere riconoscente”. D’altronde “solo il contesto della nuova emigrazione è diverso” le difficoltà ci sono sempre. “La differenza – ha osservato De Santis – è che chi andava via prima, voleva tornare; oggi i giovani sono disillusi. Prima si emigrava per anni, oggi il migrante non è più stanziale; queste persone che supporti hanno? Perché devono riscriversi all’Aire tutte le volte?”.
“Non abbiamo paura dei controlli, li invochiamo noi per primi”, ha assicurato, in conclusione, annunciando la presentazione di una indagine sui patronati.
Valter Marani (Epasa) è invece intervenuto per il Cipla (patronati dei lavoratori autonomi) che ha posto l’accento sulle peculiarità della rete dei patronati “capillare” e composta da “strutture flessibili ed economiche”, ampiamente utilizzata dalla Pubblica Amministrazione. Per dare il senso di questo lavoro, Marani ha ricordato che “nel 2014, su 100 pensioni ai superstiti, 95 sono passate dai patronati”; altrettanto è successo per le ricostituzioni delle pensioni. “In maniera quasi invisibile abbiamo portato a termine un processo di digitalizzazione che non ha eguali e che di fatto è messo a disposizione gratuitamente dell’Inps”. È ora di “mettere in risalto questa capacità e l’utilità della nostra rete professionale, economica e flessibile, ma anche vicina agli italiani all’estero. È del tutto naturale candidarci a disposizione di vecchi e nuovi migranti; abbiamo già dimostrato di essere affidabili”. Quanto alle polemiche, “ci sono dati informatici, li possiamo tracciare quando vogliamo; siamo disponibili ai controlli che invochiamo sia perché eticamente dà fastidio lavorare sotto il mirino di chiacchiere che fanno male e poi perché i controlli che subiamo, per la loro complessità, richiedono sempre più tempo e noi siamo pagati quando le ispezioni sono finite”. Oggi, ha ricordato, concludendo, “i patronati ancora aspettano il saldo del 2012”.
Alfonso Luzzi (Sias) è intervenuto per il Cipas (Coordinamento Istituti di Patronato e di Assistenza Sociale) ripercorrendo la storia dell’emigrazione italiana ed evidenziando il ruolo dei patronati “risorse preziose” che erogano “servizi essenziali”; un “unicum” nel panorama internazionale – sottolinea – di cui il Paese dovrebbe “essere orgoglioso”.
All’Inps, Giuseppe Conte dirige il Dipartimento delle Convenzioni Internazionali: ben noto alla platea, Conte ha richiamato i dati di “WorldWideInps”, rapporto sulle pensioni all’estero presentato a settembre, per poi ricordare che l’Istituto “non ha sedi all’estero e non ne avrà” e che “quindi è centrale il rapporto con Consolati e Patronati”. Con i consolati “il rapporto è consolidato: la convenzione con il Maeci prevede una serie di servizi erogati dai consolati per l’Inps, che la considera non un punto di arrivo, ma di partenza, che vogliamo rilanciare e migliorare”. Quanto ai patronati, “il ruolo che svolgono all’estero è essenziale, anzi insostituibile”.
Essenziali per l’Inps, ma anche per la Farnesina, conferma il sottosegretario Giro, che però riprende le differenze tra vecchia e nuova emigrazione di De Santis per fomentare “lotte tra poveri”.
Ricordato che quest’anno non è stato chiuso nessun consolato, d’accordo con Porta che servono più amministrativi che diplomatici, e citata la prossima apertura di un nuovo IIC, su sua iniziativa, Giro ha sostenuto che se la convenzione Maeci-Patronati non si firma “il problema non è al Ministero degli esteri, ma al Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato che ha un’altra visione dei patronati e che ha proposto un’indagine conoscitiva”. Dunque “è nel Parlamento che c’è un problema, anche all’interno della maggioranza. Ci sono letture diverse che non dipendono dal Maeci, che vede nei patronati degli alleati”.
“Io sono il primo a riconoscere il ruolo patronati” tanto da aver proposto “nelle more della convenzione, di trovare forma di collaborazione. Una di queste è la nomina a corrispondenti consolari di alcuni rappresentati dei patronati più significativi”. Tale nomina, ha spiegato Giro, “potrebbe venire incontro all’esigenza, da parte dei patronati, di avere una maggiore visibilità nei confronti delle autorità locali copertura, e autorevolezza. Si può fare subito, a norme vigenti”, ha concluso prima di lasciare i lavori, chiamato ad altro impegno.
Presidente di “Italia Lavoro”, Paolo Reboani ha spiegato la missione della società che fa capo al Ministero del Lavoro per poi indicare nuove forme di collaborazione con i patronati “su un progetto rivolto ai nuovi migranti, che devono essere aiutati nell’inserimento lavorativo. Noi come agenzia tecnica non lo possiamo fare, voi patronati sì. Noi abbiamo una grande capacità nel collegarci con le imprese e una grande credibilità per costruire un sistema di orientamento, ma abbiamo difficoltà nel guidare i giovani, e lì proteste aiutarci”. Sarebbe una “nuova missione all’interno del nostro complicato lavoro”.
A preoccupare Marco Fedi (Pd) è il dare “risposte parziali al mondo globale”. È vero che “l’Inps paga le pensioni all’estero, ma c’è anche un mondo che versa contributi in Italia”. Il fatto che gli “italiani all’estero vengano percepiti come un mondo residuale” pone di fronte anche ad “una nuova della comunicazione e dei contenuti. Dobbiamo riflettere con il Governo su come percepiamo oggi il sostegno non più complementare ma sostitutivo, non di complemento, ma esclusivo, visto come sono ridotti i consolati”.
“Non c’è una contrapposizione tra i diversi mondi dell’emigrazione, è chiaro, forse il sottosegretario Giro ha equivocato. Integrare i bisogni dei nuovi migranti non significa escludere nessuno o metter uno contro l’altro. Sicuramente – ha concluso – anche i giovani avranno bisogno di diritti e tutele”.
Per Alessio Tacconi (Pd) è “difficile trovare soluzione perché è difficile il mondo in cui i patronati devono confrontarsi”. Per questo fondamentale è “fare rete”, così come lo è “razionalizzare, ma sempre con un occhio ai servizi”. Il deputato ha quindi ricordato una sua interpellanza al Ministero del Lavoro datata 2013: “chiedevo di prevedere uno 0,25 di contributo ai patronati per l’assistenza ai nuovi migranti; voleva essere un segnale, una provocazione per dire che le sfide erano altre. Ora la giro a voi: diventate il primo soggetto proattivo nella rete sinergica di cui abbiamo parlato”.
Anche per Francesca La Marca (Pd) la “soluzione è difficile” mentre sono “chiare” le priorità: “trasparenza e nuove migrazioni”. L’importante “è che ne parliamo; io sono disponibile al confronto”.
Tocca a Porta provare a tirare le somme di due ore di interventi: “non credo che sia un errore distinguere tra le varie presenze italiane nel mondo”, premette il deputato riferendosi alla replica di Giro a De Santis: “non si tratta di creare contrapposizioni artificiose, ma di distinguere per comprendere meglio, che è sempre un esercizio utile”.
Confutando le dichiarazioni di Giro, Porta ha affermato, risoluto, che “non ci sono contrapposizioni di vedute tra i Comitati di Camera e Senato che mi risulta ancora non abbia esplicitato alcuna conclusione dell’indagine conoscitiva né sia indisponibile alla convenzione”. Il Parlamento “esiste per fare le leggi, ma anche per sindacare sull’operato del Governo se la legge non viene rispettata. La convenzione è prevista da una legge dello Stato e noi siamo per sperimentarla. Per questo chiediamo al Governo di essere più esplicito e di cominciare a riprendere quell’iniziativa. Noi – ha concluso – continueremo a lavorare in Parlamento in questo senso”.

(m.cipolloneaise/EmiNews)

 

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