11486 Argentina: tra autonomia e “collateralismo”, va avanti la frammentazione sindacale

20141205 12:21:00 redazione-IT

Dopo quattro anni di conflitto interno, la Central de Trabajadores de Argentina (CTA), si è definitivamente divisa in due diverse organizzazioni.

Il conflitto, esploso con la contestazione del risultato elettorale del Congresso del 2010, ha momentaneamente coperto la divaricazione della linea politica tra le due diverse correnti interne alla CTA: quella di Hugo Yasky, dialogante e più vicina al kirchnerismo, orientata a diventare il punto di riferimento sindacale del nuovo volto del peronismo incarnato dalla famiglia presidenziale di Nestor Kirchner e Cristina Fernandez; e quella di Pablo Micheli, più movimentista ed attratta dal disegno di ripetere l’esperienza brasiliana di Lula, con la creazione della Costituente Social sotto la leadership di Victor De Gennaro, fondatore e leader della prima ora della CTA.

Due progetti e due visioni di sindacato non più in grado di trovare la sintesi nell’esperienza innovativa e di rottura che ha significato la nascita (1992) della CTA, contrapposta alla potente centrale sindacale storica, la Central General de los Trabajadores (CGT), affermandosi come realtà nuova, interprete del processo di democratizzazione del paese e di inclusione sociale, di apertura alle realtà organizzate delle periferie, dell’economia informale, dell’autogestione delle imprese da parte degli operai licenziati, delle proteste contro le politiche neo-liberali e contro degli accordi di libero commercio.
Una esperienza che, purtroppo, si è incrinata nella fase di consolidamento, riportando la lancetta del tempo alla fase di ricomposizione del movimento sindacale argentino di fine anni ottanta, appena usciti dalla decade della dittatura militare.

La frattura della CTA è passata dalle assemblee sindacali ai banchi del tribunale, ma dopo un calvario lungo quattro anni, la soluzione è stata politica, frutto di una mediazione che ha visto le due parti in causa sedersi attorno ad un tavolo per trovare la via d’uscita definitiva.

La questione più delicata, quella del nome, è stata risolta con una soluzione già praticata in altri casi simili (vedi il caso del Paraguay).
Il nome CTA sarà comune, con l’aggiunta di un suffisso che identifica e differenzia le due nuove Centrali: la CTA di Micheli, quella comunemente chiamata “opositora” per la posizione di scontro con l’attuale governo di Cristina Fernandez-Kirchner, si chiamerà “CTA – Autonoma”, mentre quella di Yaski, definita “oficilialista” per il sostegno all’attuale governo, si chiamerà “CTA – de los Trabajadores”.

Quest’ultima, nello scorso mese di novembre, ha svolto il suo processo elettorale, ricostituendo la sua base associativa composta da 52 sindacati in rappresentanza di 656.925 lavoratori e lavoratrici, dei quali circa 200.000 hanno votato, nelle 4.216 sedi elettorali sparse per tutto il territorio nazionale, eleggendo i nuovi gruppi dirigenti dei sindacati e della Centrale.
La lista vincente è risultata essere quella dei leader uscenti, Hugo Yaski (dirigente del sindacato dell’Educazione), Jorge Hoffmann dirigente della potente federazione ATE (Asosciaciòn de Trabajadores del Estado) di Santa Fé, e da Pedro Wassiejko, dirigente della federazione industriale FETIA (Federaciòn de Trabajadores de la Industrìa, Servicios y Afines; 12 sindacati, 30.000 iscritti). Questa lista ha ottenuto il 95% dei voti, seguita dalla Lista del Partido Obrero con il 3,8% (area comunista), e la Lista Nuevo MAS che ha raccolto l’1,8% dei voti.
La nuova Segreteria Federale, che rimarrà incarica per un periodo di 4 anni, è composta quindi da Hugo Yaski, confermato Segretario Generale, Pedro Wassiejko e Jorge Hoffmann quali Segretari Aggiunti.

L’altra CTA, invece, aveva già rinnovato le proprie cariche, nello scorso mese di maggio, rieleggendo, con il 90% dei voti, Pablo Micheli come Segretario Generale, Ricardo Peidro e José Rigane come Segretari Aggiunti. La base elettorale dichiarata è stata di 1.089.000 iscritti, dei quali circa 300.000 hanno votato, nelle 4.600 sedi elettorali. Le liste erano tre: la Lista di maggioranza, e le due liste in rappresentanza del Partito Obrero (circa il 9% dei voti), e del Nuevo MAS (circa 15%), come per l’altra CTA, a conferma della spaccatura trasversale che la divisione ha determinato in ogni livello della originaria CTA.

La separazione, però, anche se consensuale, ha prodotto una situazione molto complicata nei sindacati e nelle strutture territoriali che hanno partecipato all’esperienza della CTA, dovendo scegliere con quale delle due parti rimanere.
La mappa sindacale del sistema CTA è quindi una immagine a macchia di leopardo, con federazioni che a livello nazionale sono affiliate ad una centrale, ma con territori che hanno scelto l’altra centrale, sulla base della maggioranza del proprio sindacato o del proprio territorio.
Il caso più noto è quello della Federazione dei lavoratori dello stato (ATE) che a livello nazionale è affiliata alla CTA Autonoma, mentre invece la ATE della Provincia di Santa Fe fa riferimento alla CTA de los Trabajadores, con il suo Segretario Generale che riveste un ruolo di primissimo piano, della Centrale (Segretario Aggiunto).

Uno status quo vissuto come parte di un processo politico naturale e accettato, condiviso, che fa il paio con quanto sta succedendo dall’altra sponda, quella della CGT, dove il rapporto storico di potere e di collateralismo con le istituzioni si è improvvisamente rotto, determinando un terremoto interno alla centrale peronista, tale da mettere fuori gioco, durante l’ultimo congresso (ottobre 2012), la leadership del potentissimo e chiacchierato leader del sindacato dei trasporti, Hugo Mojano, a favore del dirigente dei metalmeccanici Antonio Calò.
Risultato non accettato da Mojano che continua a considerarsi il leader della CGT, determinando, di fatto, una situazione speculare a quella della creatasi nella CTA dal 2010.

Rotture e divisioni che hanno generato nuovi posizionamenti ed alleanze incrociate mettendo ancora una volta in evidenza quanto il rapporto con la politica e con le scadenze elettorali pesi e condizioni le scelte del movimento sindacale argentino.
Per l’appunto, l’assestamento del quadro sindacale avrà come prossima scadenza l’appuntamento elettorale dell’ottobre del prossimo anno, quando il popolo argentino sarà chiamato ad eleggere la/il sostituto della Presidente Cristina Fernandez, tra i tre candidati già in campo: Macrì, Sioli e Massa.

http://www.cgil.it/News/Default.aspx?ID=22712

 

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