10970 Il discorso di Claudio Micheloni in occasione della fiducia al Senato

20131213 22:08:00 redazione-IT

Presidente, Presidente del Consiglio, Colleghe, Colleghi,
Presidente, mi permetto di ricordare, innanzitutto a me stesso, che dal 2006 i Senatori del Collegio Estero del Centro-Sinistra non hanno mai fatto mancare un solo voto al loro Governo. Eravamo 4, oggi siamo 6 senatori ad avere la stessa lealtà verso questo Governo, anche se siamo espressione di forze politiche diverse. Così come Lei sa bene, caro Presidente, che il pallarismo non fu mai determinante per il Governo Prodi, nella stagione 2006-2008, ma lo furono i senatori del Centro-Sinistra.Intervengo, caro Presidente, perché sia rispettata questa nostra lealtà.
Toccherò brevemente pochi temi, ma fondamentali.

I lavoratori italiani emigrati nei cantieri, nelle miniere, nelle fabbriche del Nord Europa – che con i loro sacrifici hanno sostenuto il miracolo economico italiano, con le loro rimesse hanno equilibrato la bilancia dei pagamenti dell’Italia per decenni – con i loro risparmi hanno costruito la loro casa dei sogni nel Sud, nel Centro e nel Nord. Ricordatelo, amici della Lega, con quali risorse si sono sviluppate le nostre e le vostre regioni.

Oggi questa casa vuota, dove pensavano di trascorrere la loro vecchiaia, la usano, quando va bene, un solo mese all’anno. E questa viene considerata Seconda Casa e tassata al massimo con i carichi per i rifiuti pagati per un anno, anche se utilizzata per un solo mese.

Caro Presidente, questo è un vero problema sociale, se si pensa che molti nostri emigrati, ad esempio pensionati che vivono in Germania con 800/900 euro al mese, ricevono bollette dell’IMU di 1.600/2.000 euro. Non è accettabile questa situazione! Chiediamo a Lei, Presidente, di decidere che le case degli emigrati siano considerate e tassate come prime case. Questo per noi è un punto irrinunciabile. Non è stato possibile risolvere questo problema nella Legge di Stabilità, faccia in modo che lo sia nel Decreto IMU, in discussione in questi giorni in Senato.

Caro Presidente, per quanto riguarda il secondo punto, stiamo in questi mesi assistendo alla destrutturazione della nostra rete diplomatica consolare da parte del Ministero degli Affari Esteri. Si scontrano due visioni di riforma: quella dell’amministrazione, coperta dal Governo, che punta a cambiare tutto purché non si tocchino gli interessi corporativi della diplomazia italiana, e quella politica, che ha una prospettiva non di conservazione ma di ammodernamento della rete e che vuole rispondere ai reali bisogni dell’economia italiana e degli italiani residenti all’estero, senza aumentare le spese, anzi producendo economie, come indicato dalla Revisione della Spesa. Nei prossimi giorni, in quest’aula, sarà trattata una mozione che affronta questo problema.

Presidente, fermi questo autolesionismo in atto, che colpisce gli interessi del Paese.

Questi ed altri provvedimenti, come il quasi azzeramento delle risorse per la diffusione della Lingua e Cultura Italiana nel mondo, vengono percepiti dalle nostre comunità all’estero come un abbandono di quella italianità che si è sviluppata nel mondo, e questo ferisce sia la memoria dei nostri genitori, sia il legame culturale e affettivo che i nostri figli hanno nei confronti dell’Italia e del Made in Italy. Ma i danni materiali che ne derivano non riguardano gli italiani all’estero, bensì l’Italia: perciò non è, la nostra, una battaglia di retroguardia per gli emigrati, ma un impegno per costruire un sistema Italia nel mondo, per il bene dell’Italia.

Le cito pochi esempi: non siamo riusciti a fermare nel Decreto del Fare, l’art. 55, imposto dall’Agenzia delle Entrate, in virtù del quale nel 2014 l’offerta turistica italiana nei paesi non UE, come l’Australia, gli USA, la Svizzera, subirà un aumento di costi dal 15 al 25%, a favore di Paesi come Francia, Spagna, Portogallo, perché abbiamo soppresso il rimborso dell’IVA alle Agenzie di Turismo fuori dai paesi UE, al contrario dei nostri concorrenti.

Potrei parlare del tema dell’accordo fiscale con la Svizzera, o della decisione dell’ICE di riaprire una sede a Zurigo, senza che se ne capisca l’utilità, se non quella di piazzare gente e spendere risorse che sarebbero più utili nei paesi emergenti.

Le poche cose che qui ho potuto esprimere sono per noi condizioni fondamentali.
Presidente, ci metta in condizione di sostenerLa in modo convinto, anche nella prossima fiducia, malgrado le strane e superficiali riflessioni dei saggi sulle riforme istituzionali; noi vogliamo continuare ad essere leali con Lei, con il Suo Governo, con gli italiani all’estero, con l’Italia.

Senatore Claudio Micheloni,
11 dicembre 2013

 

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