11829 PD – Deputati Estero

20151021 01:59:00 guglielmoz

1 – Francesca la Marca (PD): Buon lavoro al primo ministro TRUDEAU.
2 – L’ON. Francesca la Marca è intervenuta alla prima riunione di coordinamento consolare negli usa dopo il rinnovo dei COMITES.
3 – Fedi (PD): Sulla cittadinanza: chi vota no allo “jus soli temperato” nega ogni giorno la nostra storia.
La cittadinanza, la tutela dei diritti e l’integrazione sono state al centro della storia dell’emigrazione italiana nel mondo

1 – FRANCESCA LA MARCA (PD): BUON LAVORO AL PRIMO MINISTRO TRUDEAU
Esprimo grande soddisfazione per la svolta liberale che i cittadini canadesi hanno impresso alla politica nazionale con il voto di queste ultime ore per il rinnovo del parlamento federale.
La vittoria di Justin Trudeau chiude il lungo ciclo conservatore durato per nove anni, ed apre le porte ad una azione di governo più dinamica, più sensibile a questioni epocali come quella ambientale, più attenta ai rapporti di collaborazione in ambito nord americano e globale, più aperta verso il tema cruciale dei migranti.
Se ne sentiva il bisogno. I segnali di crisi manifestati dal progressivo decremento del PIL negli ultimi mesi e dalle difficoltà legate alla caduta del prezzo del petrolio sono stati gli impulsi più immediati del cambiamento. Ma al di là di questi pur importanti aspetti, era lievitato nella sensibilità diffusa dei cittadini canadesi un desiderio di riaprire il Canada ad un dialogo più costruttivo con l’alleato nord americano e con gli altri partner internazionali e di rimettere mano all’agenda delle riforme sociali, che i conservatori avevano inappellabilmente chiusa. Questo credo, sia il senso più profondo di un orientamento così netto a favore delle posizioni liberali.
Da cittadina canadese e italiana mi auguro che in questa prospettiva di rinnovamento i rapporti tra Italia e Canada, entrambi impegnati a superare le difficoltà di una difficile fase economica con azioni politiche riformatrici, si sviluppino e si rinsaldino.
In particolare, mi sentirò ancor più impegnata a fare in modo che le possibilità di scambi culturali e giovanili, diventati in questi ultimi anni sempre più anemici, riprendano slancio e respiro.
Buon lavoro, dunque, Primo Ministro Trudeau e buon cammino al governo che sarà chiamato a dirigere e all’ampia maggioranza
Roma, 20 ottobre 2015

2 – L’ON. FRANCESCA LA MARCA È INTERVENUTA ALLA PRIMA RIUNIONE DI COORDINAMENTO CONSOLARE NEGLI USA DOPO IL RINNOVO DEI COMITES.
L’On. Francesca La Marca ha partecipato sabato 17 ottobre a Washington alla prima riunione di coordinamento consolare negli USA tra i COMITES, i parlamentari della ripartizione, i rappresentanti del CGIE e i Direttori degli Istituti di cultura. Ha presieduto l’incontro l’Ambasciatore d’Italia Claudio Bisogniero, presenti anche il consigliere economico Dott. Carlo Romeo e il Direttore di RAI World Dott. Piero Corsini.
Prima della riunione plenaria si è svolto un incontro più ristretto dei Presidenti dei COMITES USA, alla presenza dell’Ambasciatore Bisogniero e del Consigliere Romeo, al quale ha partecipato anche la deputata democratica. In questa riunione si è discusso in particolare, delle modalità di voto, dell’eventualità di esercitarlo presso seggi installati nei consolati e con modalità elettroniche, della questione dell’opzione, della limitata partecipazione registrata nell’ultima consultazione, delle problematiche legate all’autenticazione delle firme, e di altro ancora.
Ha fatto seguito la riunione plenaria durante la quale, con un ampio dibattito, sono stati toccati i numerosi punti all’ordine del giorno, con particolare attenzione per la verifica del Programma AP relativo alla promozione della lingua e della cultura italiana negli USA e per l’efficienza dei servizi consolari, anche alla luce della chiusura di alcune strutture.
L’On. La Marca ha svolto un intervento di carattere generale, nel quale, dopo essersi congratulata con gli eletti per il loro successo ed aver fatto gli auguri di buon lavoro, ha sottolineato l’esigenza di una più stretta sinergia di forze e di impegno rispetto al passato tra tutti i livelli della rappresentanza (COMITES, nuovo CGIE, parlamentari), al fine di contrastare il rischio di regressione degli interventi verso gli italiani all’estero e di farne pesare e riconoscere le istanze.
La deputata ha poi toccato due punti relativi alle imminenti scadenze parlamentari, quello della legge di stabilità e dell’annunciata abolizione dell’IMU e della TASI sulla prima casa. Rispetto alla Stabilità 2016, che risentirà della necessità di recuperare margini di spesa pubblica da destinare agli sgravi fiscali, si tratterà di far fronte comune per evitare che questa operazione incida pesantemente sulle poste riguardanti gli italiani all’estero. Sul secondo punto, l’impegno sarà quello di fare in modo che la recente conquista dell’esenzione per i pensionati sia ulteriormente estesa e che, più in generale, l’abitazione posseduta di cittadini italiani all’estero sia equiparata alla prima casa.
La parlamentare, infine, si è soffermata sulle recenti vicende parlamentari relative all’approvazione di un disegno di legge di iniziativa popolare sulla concessione della cittadinanza ai minori figli di stranieri nati in Italia da genitore regolarmente residente o che abbiano frequentato un intero ciclo di studi. Nell’occasione – ha ricordato La Marca – da parte dei parlamentari eletti all’estero sono stati presentati emendamenti riguardanti le questioni aperte degli italiani all’estero, che però non sono stati accolti per la specificità della soluzione adottata. La strada che si è scelta è stata quella di aumentare le pressioni politiche per fare in modo che la soluzione per questo altro ordine di problemi possa venire in prima battuta dal Senato, dove è in stato di avanzato esame una legge altrettanto specifica.
Concludendo il suo intervento, l’On. La Marca ha insistito sulla opportunità di evitare sulla cittadinanza fughe propagandistiche e di creare facili illusioni per un percorso necessario da perseguire ma che resto ancora lungo e difficile.
Durante la pausa pranzo, la parlamentare ha partecipato alla discussione informale con il Direttore Piero Corsini su diversi aspetti riguardanti l’informazione dei nostri rappresentanti all’estero e il miglioramento del servizio a beneficio delle comunità in Nord America. I lavori sono poi proseguiti attivamente nel pomeriggio.

3 – Fedi (PD): Sulla cittadinanza: chi vota no allo “jus soli temperato” nega ogni giorno la nostra storia.
La cittadinanza, la tutela dei diritti e l’integrazione sono state al centro della storia dell’emigrazione italiana nel mondo. La nostra storia di migranti, pur carica di sacrifici, impegno e lavoro, ha visto anche affermarsi nel mondo l’italianità, riconosciuta e apprezzata a tutti i livelli della vita politica, sociale, culturale ed economica dei Paesi di accoglimento. Lo ha ricordato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon durante il suo intervento davanti alle Camere riunite, in occasione dell’anniversario dei 60 anni dall’adesione dell’Italia alle Nazioni Unite.
Le nostre comunità nel mondo si sono impegnate nel migliorare i diritti degli immigrati quando noi eravamo, assieme ai greci e poi ai vietnamiti e coreani, gli “stranieri”. Ci siamo impegnati per la doppia cittadinanza o la cittadinanza multipla, per i diritti in campo sociale, previdenziale e fiscale, per la formazione culturale e linguistica, per il multiculturalismo.
Negli anni si sono accumulate paure, preoccupazioni e incertezze nel dare risposte generali e solidali ai temi globali della povertà, del lavoro, dei diritti umani, della protezione dell’ambiente e dell’aspirazione dei popoli alla libertà. E anche quando si sono affrontate alcune di queste questioni, non di rado si sono determinati esodi, fughe da guerre e bombardamenti, desertificazioni.
Oggi, a paure e preoccupazioni, spesso si risponde con tagli alle risorse, meno cooperazione e con una serie di restrizioni nella sfera delle libertà individuali, oltre che con orientamenti critici o antagonistici sul piano culturale e della cittadinanza.
È un trend negativo che si alimenta fortemente nelle posizioni delle forze conservatrici. Queste forze, in genere di centro-destra, storicamente strumentalizzano paure e preoccupazioni diffuse, anche legittime, che meriterebbero un’azione politica e culturale bipartisan, per costruire muri, limitare l’accesso alla cittadinanza, ridurre l’impegno verso i migranti, tracciare solchi e distinzioni anacronistiche tra migranti. Per queste ragioni l’allineamento di Forza Italia e MAIE, in Parlamento, con il no allo “jus soli temperato”, è di fatto un allineamento alle posizioni della Lega Nord.
Ed è una scelta che smentisce la nostra storia. Se posso dirlo, anche la mia storia. In partenza per Melbourne, via Hong Kong, da Fiumicino, in attesa dell’imbarco, mi sono spesso imbattuto in alcuni bambini che parlavano perfettamente l’italiano, figli di immigrati che vivono e lavorano in Italia con regolare permesso di soggiorno. Fino alla definitiva approvazione della nuova legge, questi bambini per vedersi riconoscere la cittadinanza, dovranno attendere di arrivare a 18 anni, avranno 1 anno entro il quale fare richiesta e non devono essersi assentati dall’Italia.
Dal momento in cui le modifiche alla legge 5 febbraio 1992 n. 91 saranno definitivamente approvate, non vi sarà alcun automatismo che lega l’acquisto della cittadinanza alla nascita in Italia. La nascita sul territorio nazionale dà diritto all’acquisto della cittadinanza solo in presenza di due condizioni: la nascita in Italia da genitori stranieri e il fatto che almeno uno di loro sia in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Nel caso di cittadini dell’Unione europea i requisiti sono la nascita in Italia e il possesso, da parte di almeno uno dei genitori, del diritto di soggiorno permanente, che si ottiene dopo cinque anni di residenza legale in Italia. Deve esserci una dichiarazione di volontà di uno dei genitori, o di chi esercita la responsabilità genitoriale, espressa entro il compimento della maggiore età, all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, da annotare a margine dell’atto di nascita.
Nell’ormai lontano 1983, quando sbarcai in Australia, con soli due anni di residenza permanente,avrei ottenuto la cittadinanza australiana. Non lo feci subito perché avrei perduto quella italiana. Nel 1992, quando il Parlamento italiano modificò la legislazione sulla cittadinanza, rendendo possibile la naturalizzazione senza perdere la cittadinanza italiana (introducendo anche un periodo di due anni, poi prorogato a cinque, cioè fino al 1997, per riacquistare la quella italiana), pur plaudendo alla moderna soluzione di consentire la doppia cittadinanza, cominciammo già a evidenziarne i limiti rispetto al diritto negato o ritardato per i figli di migranti nati in Italia.
Presi la decisione di attendere fino al 2001 per naturalizzarmi australiano nella speranza che il referendum del 2000 trasformasse il Commonwealth of Australia in Repubblica. Il referendum fallì ed io decisi comunque di naturalizzarmi, sulla base della residenza, mantenendo la cittadinanza italiana. In quel momento avevo tre figlie, tutte già cittadine australiane dalla nascita e cittadine italiane per effetto dello “jus sanguinis”.
Ecco, vorrei che una moderna legislazione sulla cittadinanza contemplasse la possibilità di avere figli che assumono la cittadinanza dei genitori, indipendentemente da dove nascono, e la possibilità che il paese in cui nascono prevedesse procedure e tempi ragionevoli per facilitare i processi di integrazione. Vorrei, insomma, che il mio percorso possa essere anche quello di altri, in Australia come in Italia.
Colleghi di centro-destra eletti all’estero, fate attenzione: allineandovi alla Lega Nord e contestando le nuove norme che hanno introdotto uno “jus soli temperato” rischiate anche di indebolire le regioni e i principi del “jus sanguinis”. Soprattutto quando evocate, come fanno le forze di centro-destra in tutto il mondo, i fantasmi e le paure del nostro tempo sui flussi migratori, in particolare quando enfatizzate i potenziali rischi alla sicurezza derivanti da chi nasce all’estero da cittadini italiani che hanno acquisito la cittadinanza con il nuovo “jus soli temperato”. Argomentazioni di questo tipo non dovrebbero entrare nella discussione sulla cittadinanza perché indeboliscono la condivisione delle possibili soluzioni. I temi della sicurezza e del contrasto alla criminalità e al terrorismo dovrebbero essere affrontati con razionalità e senso di responsabilità.
Noi avevamo scelto una diversa strada. Al Senato vi è stato un approfondimento sui temi della cittadinanza per gli italiani all’estero, sia per consentire il riacquisto che per porre fine alla discriminazione nei confronti delle donne perpetrata prima dell’entrata in vigore della Carta costituzionale. In quella sede abbiamo ritenuto si potesse iniziare il nostro percorso di riforma. Sapevamo quello che tutti sapevano, e cioè che alla Camera il confronto era legato ad una proposta di iniziativa popolare, esclusivamente diretta ai migranti in ingresso in Italia, e che i tempi non avrebbero consentito il necessario approfondimento.
Le opposizioni hanno deciso di trasformare anche il tema della cittadinanza in un terreno di scontro ideologico e politico: pessima decisione. In aula hanno detto cose molto pericolose. A partire dai 60 milioni che, secondo il MAIE, attenderebbero la cittadinanza italiana. Argomento che da solo chiuderebbe definitivamente ogni possibilità di riaprire i termini per il riacquisto. Dobbiamo essere chiari: il riacquisto riguarda unicamente chi, italiano, ha perduto la cittadinanza e non ha potuto riacquistarla nel periodo dal 1992 al 1997. Pochi connazionali nel mondo, in attesa di un atto di generosità dal nostro Paese che risponda alle loro attese. Non altro.
Un filo lega quindi la storia dell’emigrazione con la storia dei migranti: in momenti diversi, però, tutti abbiamo avuto bisogno ed abbiamo ancora bisogno di “solidarietà globale”, la stessa che deve ispirare, secondo Ban Ki-moon, le coscienze e le politiche dei Paesi che hanno concorso a creare l’idea di comunità globale. On. M. Fedi

 

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