11833 PD – Deputati Estero

20151028 14:33:00 guglielmoz

0 – DEPUTATI PD ESTERO: FAVORIRE LA PARTECIPAZIONE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO AL RILANCIO DEL PAESE PERSEGUITO DALLA LEGGE DI STABILITÀ 2016
1 – DEPUTATI PD ESTERO: FAVORIRE LA PARTECIPAZIONE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO AL RILANCIO DEL PAESE PERSEGUITO DALLA LEGGE DI STABILITÀ 2016
2 – FEDI (PD): SULLE DETRAZIONI FAMILIARI VA CORRETTA L’INGIUSTIFICATA DISPARITÀ DI TRATTAMENTO.
Tra le motivazioni addotte dal Ministro dell’Economia e delle Finanze nel preambolo del Decreto regolamentare del 21 settembre 2015 che ha esteso le detrazioni per carichi di famiglia ai soggetti residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo SEE, ci sono tutte le leggi finanziarie che a partire dal 2007 e fino al 2014 hanno stabilito che tali detrazioni disciplinate dall’articolo 12 del TUIR spettassero a TUTTI i soggetti non residenti (e quindi anche a quelli residenti nei Paesi extraeuropei) a condizione che gli stessi dimostrino con idonea documentazione i requisiti per il diritto e di non godere nel Paese di residenza di alcun beneficio fiscale connesso ai carichi familiari

0 – DEPUTATI PD ESTERO: NELLA PROMOZIONE DELLA LINGUA E CULTURA ALL’ESTERO SUPERARE I CONFINI ITALOCENTRICI
Ad un anno di distanza dagli Stati generali della lingua italiana, si è tenuto a Firenze l’evento “Riparliamone: la lingua ha valore”, promosso dal Sottosegretario Mario Giro e organizzato dal MAECI. Oltre all’aggiornamento dei dati sullo studio della nostra lingua nel mondo e ad un’informativa sullo stato di avanzamento di alcuni impegni operativi assunti in occasione degli Stati generali, si è svolta anche una tavola rotonda che ha consentito di verificare, attraverso la testimonianza di rappresentanti di importanti imprese operanti all’estero, quanto sia efficace e produttivo in ambito globale il legame tra lingua italiana e l’internazionalizzazione del Sistema Paese.
Dell’evento, coincidente purtroppo con i lavori parlamentari, abbiamo avuto una conoscenza indiretta, desunta dalle dettagliate notizie di stampa e dalle informazioni assunte da alcuni presenti. Poiché si parla della principale leva strategica di cui l’Italia dispone per la sua proiezione internazionale, ci sembra opportuno non far cadere nel vuoto l’iniziativa, ma intervenire sulla sua impostazione e nel merito di alcune questioni.
Prima di tutto, ci sembrano apprezzabili alcuni aspetti. È certamente utile, così, il costante e più attento monitoraggio di quanti si applicano allo studio della nostra lingua nel mondo, anche se i dati, oggi solo accostati e sommati, vanno resi comparabili per aree geografiche, strutture formative e tipologie didattiche. In secondo luogo, è positivo il maggiore dialogo che il MAECI sta favorendo tra soggetti pubblici, enti e istituzioni che sono impegnati in ambito nazionale nella tutela e promozione della nostra lingua. È da salutare con favore, ancora, la maggiore attenzione per l’uso delle tecnologie sia a scopo informativo che formativo e didattico, soprattutto quando, come nel nostro caso, si tratti di un’offerta linguistico-culturale proiettata in un ambito vastissimo, grande praticamente quanto l’intero pianeta.
Con la stessa chiarezza, ci sia consentito di manifestare una perplessità riguardante l’impostazione generale dell’intervento di promozione della lingua e cultura italiana all’estero: il persistente italocentrismo nelle decisioni e nel coinvolgimento delle forze da impegnare in questo grande e complesso sforzo di presenza dell’Italia nel mondo. Negli organismi di coordinamento e di lavoro, la presenza di persone che vivono ed operano all’estero è praticamente inesistente, nelle iniziative, quando c’è, spesso è simbolica, quasi ornamentale. Eppure, chi conosce il mondo dell’italianità all’estero sa che vi sono istituzioni formative, centri culturali, ricercatori, intellettuali di prim’ordine; sa che vi sono esperienze realizzate sul campo e buone pratiche che sarebbe prezioso far conoscere e, quando occorre, diffondere. Il livello di produzione culturale e scientifica, anche nel campo dell’italianistica, è elevato e potrebbe essere un reale valore aggiunto per il nostro sistema linguistico-culturale.
Persiste, purtroppo, un’idea tradizionale della cultura italiana, quella di un patrimonio sedimentato e tetragono nei suoi canoni e nei suoi indirizzi e si rinuncia nei fatti all’idea di una cultura aperta e plurale, costruita dinamicamente nel confronto tra le sue diverse espressioni, che si manifestano tanto in Italia quanto all’estero. Da questo punto di vista, l’impegno pur apprezzabile di razionalizzazione del sistema linguistico-culturale rischia di rivelarsi parziale e inadeguato rispetto alla complessità delle situazioni che sono maturate e rinvia ad una riforma più profonda che finora si è cercato di allontanare, anche per non turbare vecchi e nuovi equilibri di natura non esclusivamente culturale.
Un altro aspetto che forse avrebbe meritato un discorso più esplicito e trasparente è il collegamento tra risorse e promozione. L’evento di Firenze è caduto nelle ore in cui è arrivata la notizia di un ulteriore taglio nella legge di Stabilità alla dotazione dei corsi di lingua e cultura. Non è facile per nessuno passare dalla poesia alla prosa, ma forse una voce di preoccupazione e di allarme sollevata in un evento di grande risonanza come quello di Firenze avrebbe aiutato quanti – noi tra gli altri – saranno impegnati nelle prossime settimane a recuperare le risorse che ancora una volta all’interno del bilancio del MAECI si pensa di togliere alle politiche per gli italiani all’estero.
I deputati del PD eletti all’estero: Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta, Tacconi

1 – DEPUTATI PD ESTERO: FAVORIRE LA PARTECIPAZIONE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO AL RILANCIO DEL PAESE PERSEGUITO DALLA LEGGE DI STABILITÀ 2016
Il Governo Renzi ha affidato alla legge di Stabilità per il 2016, appena arrivata all’esame del Parlamento, il perseguimento di due grandi obiettivi: il sostegno e il consolidamento della ripresa, confermata da una serie di indici economici e occupazionali; la diminuzione del carico fiscale, divenuto elevatissimo nella fase del risanamento finanziario e che, prolungandosi nel tempo, potrebbe diventare una palla al piede della stessa ripresa. Si può discutere – e se ne discuterà ampiamente, dentro e fuori le Camere – sull’idoneità delle misure adottate a raggiungere gli scopi proposti, ma crediamo che chiunque lavori al bene del Paese possa avere pochi dubbi sulla necessità di muoversi in questa direzione.
Gli eletti nella circoscrizione Estero devono rispondere prima di tutto a questa responsabilità generale rispetto al Paese. Non sono figli di un dio minore, come purtroppo ancora molti pensano, ma rappresentanti degli italiani a tutti gli effetti, chiamati non a fare piccole battaglie corporative ma a favorire la partecipazione di milioni di cittadini italiani all’estero nelle strategie di rilancio del Paese. L’esperienza degli ultimi anni, per altro, ci insegna che le battaglie puramente difensive alla fine non bastano a difendere un bel niente. Un’Italia stagnante o in crisi, insomma, non serve a nessuno: né agli italiani in Italia né agli italiani all’estero. Collocandoci, dunque, in una logica di governo, sentiamo di dover fare con spirito costruttivo alcune prime considerazioni sulla legge di stabilità, che non conosciamo ancora in dettaglio.
L’esigenza del Governo di dover recuperare risorse ministeriali da destinare agli obiettivi primari ha indotto i funzionari del MAECI a intervenire ancora una volta sulle voci di diretta sensibilità degli italiani all’estero, limitandone le poste.
Così, se un obiettivo importante per la ripresa è sostenere l’internazionalizzazione, è contraddittorio incidere sulle risorse da destinare alla promozione della lingua e cultura, che della proiezione dell’Italia nel mondo rappresenta la leva essenziale e la proposta più autorevole e prestigiosa.
L’ulteriore restrizione dei fondi per la rappresentanza, già ridotti all’osso, oltre che essere discutibile in termini di principio, limita le possibilità di iniziativa di alcuni tra i principali strumenti di aggregazione e animazione delle nostre comunità. Si ricordi che proprio in forza di un nostro emendamento al progetto Destinazione Italia si auspica il coinvolgimento delle comunità e dei loro rappresentanti nelle azioni di internazionalizzazione.
La contrazione della rete dei servizi all’estero a seguito della diminuzione di strutture e di personale, combinata con l’aumento delle tariffe consolari, depotenzia il Paese verso concittadini e stranieri. Per difendere i livelli di funzionalità senza risorse aggiuntive, basterebbe – ed è quello che chiediamo – restituire ai consolati una parte degli introiti da loro stessi realizzati con l’erogazione dei servizi. Così come va necessariamente superata la logica dell’ulteriore penalizzazione dei Patronati, che già nella legge di Stabilità in corso hanno pagato il loro tributo al contenimento della spesa pubblica.
Il giusto proposito di eliminare le tasse sulla prima casa, inoltre, ripropone con maggiore forza la questione, risolta solo per i pensionati all’estero, dell’esenzione dall’IMU e dalla TASI delle case possedute da tutti i cittadini italiani all’estero, per una ragione d’equità ma anche per rinsaldare il rapporto con soggetti attivi e forze vive presenti in ambito internazionale.
Dopo il giusto riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia per chi lavora in paesi dell’UE, infine, francamente non si comprende come lo stesso diritto possa essere negato a chi lavora fuori dall’UE.
Sono considerazioni che facciamo nella logica di rilancio del Paese che ispira questa Stabilità 2016, per rendere i cinque milioni di italiani all’estero e, più in generale, le nostre comunità un concreto fattore di sostegno della presenza dell’Italia nel mondo. In questo senso indirizzeremo la nostra attività parlamentare nelle prossime settimane, con la speranza che vi sia la massima coesione tra gli eletti all’estero, senza le consuete fughe propagandistiche e le acrobazie antagonistiche di chi, dopo l’iniziale sostegno al Governo, dall’oggi al domani ha deciso di vestire i panni dell’oppositore.
I deputati: Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta, Tacconi

2 – FEDI (PD): SULLE DETRAZIONI FAMILIARI VA CORRETTA L’INGIUSTIFICATA DISPARITÀ DI TRATTAMENTO. Roma, 28 ottobre 2015
Tra le motivazioni addotte dal Ministro dell’Economia e delle Finanze nel preambolo del Decreto regolamentare del 21 settembre 2015 che ha esteso le detrazioni per carichi di famiglia ai soggetti residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo SEE, ci sono tutte le leggi finanziarie che a partire dal 2007 e fino al 2014 hanno stabilito che tali detrazioni disciplinate dall’articolo 12 del TUIR spettassero a TUTTI i soggetti non residenti (e quindi anche a quelli residenti nei Paesi extraeuropei) a condizione che gli stessi dimostrino con idonea documentazione i requisiti per il diritto e di non godere nel Paese di residenza di alcun beneficio fiscale connesso ai carichi familiari.
È singolare quindi che il legislatore pur essendo consapevole dell’esistenza di un diritto già concesso a tutti i non residenti, non si sia preoccupato (ancorché il Decreto sia stato emanato in attuazione del dispositivo di una legge comunitaria) di estendere il diritto alle detrazioni a tutti i non residenti e non solo ai “comunitari”.
Se da una parte abbiamo accolto positivamente tale parziale (geograficamente) e definitivo riconoscimento ai nostri connazionali residenti nella UE, riteniamo che l’esclusione dei non residenti UE rappresenti un grave vulnus normativo che ha prodotto un inammissibile ed ingiustificato favor legis per una categoria rispetto ad un’altra. Riteniamo infatti che non ci sia diversità di situazione o particolari interessi statali (vista anche l’esiguità numerica degli aventi diritto) che rendano giustificata l’attuale disparità di trattamento. Allora dobbiamo attivarci, nell’ambito dell’iter parlamentare della legge di stabilità, per assicurare prioritariamente una parità di trattamento giuridica della normativa italiana tra tutti i soggetti, cittadini italiani, che risiedono all’estero in modo che non possa influire su tale basilare postulato di uguaglianza giuridica, la residenza in uno Stato piuttosto che in un altro e che quindi le detrazioni siano garantite a tutti i soggetti aventi diritto residenti all’estero.

 

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