10317 Notizie 11 Dicembre

20121211 10:52:00 guglielmoz

EUROPA
MEDIO ORIENTE e AFRICA
PACIFICO e ASIA
AMERICHE

EUROPA
ROMANIA – Duramente sconfitto il presidente Basescu e la destra neoliberista dell’austerità. Vince il «centrosinistra» di Victor Ponta .
BUCAREST – La neve ed il maltempo non hanno fermato la prepotente ascesa elettorale dell’Unione Social-liberale (Usi) che, dopo aver vinto le amministrative nel mese di giugno, ha spazzato via l’Alleanza di destra per la Romania nella elezioni svoltesi domenica 9 dicembre e si appresta ora a formare il nuovo governo nel paese balcanico, dopo otto anni da «rincalzo». L’Usi del premier socialdemocratico, Vìctor Ponta (nella foto reuters), e del papabile presidente della repubblica nelle elezioni dell’anno prossimo, il liberale Crin Antonescu, Tià ottenuto quasi il 60% dei voti (in serata erano state scrutinate il 95% delle sezioni) dando oltre 40 punti percentuali di scarto all’Adi, un’alleanza costituitasi e poi subito scioltasi dopo la pesante sconfitta elettorale, che ha raccolto la miseria del 17% dei voti.
Un risultato tanto largo quanto previsto, il più eloquente della Romania post-Ceausescu. Un risultato che condanna senza mezzi termini l’operato nell’ultimo triennio del presidente Basescu e dei suoi fedeli premier, caduti uno dopo l’altro come birilli nei primi tre mesi di questo caotico 2012. Prima è statala volta di Emil Boc, poi dell’intellettuale Ungureanu, costretti a lasciare il passo al giovane rampante, figlio delfino dell’ex primo ministro (ora in carcere) Adrian Nastase, Victor Ponta. I tagli selvaggi al budget e la
politica di austerità imposta dall’istituzioni finanziarie che regolano il mondo, ha lasciato il segno indelebile sull’operato di un presidente e di una parte politica che fino a non più di un anno è mezzo fa godeva della fiducia massima del proprio elettorato. Ma cosa ha portato ad un risultato tanto netto? L’astensionismo ha giocato un ruolo fondamentale. Solo il 41% dei rumeni si è recato alle urne e la percentuale, benché addirittura superiore di oltre tre punti a quella del 2008, resta ai limiti della credibilità democratica. L’elettorato indeciso e quello che in precedenza aveva dato fiducia alla destra prima che essa sottomettesse anima e corpo la propria politica a quella delle banche, è rimasto beatamente a casa punendo la ‘bad politic’ di Basescu e dei suoi uomini. In questo contesto, diventa difficile immaginare una convivenza pacifica tra le due massime cariche dello stato costrette a convivere in un sistema presidenziale che impone una necessaria armonia per essere funzionale. Da una parte il presidente Basescu, attaccato sistematicamente dai suoi avversali, che nei suoi due mandati ha dovuto saltare per ben due volte la prova della mozione di sfidùcia del Parlamento, l’ultima a luglio superata per manca-
to raggiungimento del quorum. Dall’altro, un premier sempre più sicuro di se stesso, forte di con un consenso popolare netto, chiaro e di una maggioranza in Parlamento che sarà schiacciante al punto che, dopo una prima dichiarazione d’amore verso i magiari delTUdmr, storici ‘ballerini’ del quadro politico rumeno e appena capaci di superare la soglia di sbarramento elettorale del 5%, in molti nel centro sinistra hanno espresso il loro parere negativo per la CQOpetazione nel governo. Passerà in secondo piano anche l’ottimo 14% dell’indipendente Dan Diaconescu e del suo Pp-Dd.
Victor Ponta prima ha lanciato un appello alla calma al presidente Basescu dichiarando, a caldo domenica sera: «L’opposizione sarà trattata con rispetto così come non siamo stati trattati noi. fl nostro desiderio è quello che questa battaglia elettorale sia là conclusione di una guerra politica che ha devastato la Romania e voglio chiedere a tutte te fbjze in campo un momento di pace etri-flessione per la crescita del paese». Ma ieri, alla domanda di un giornalista sulle eventuali congratulazioni del presidente Basescu per la vittoria ottenuta, ha risposto: «Nessuna telefonata. Solo in America sono così gentili».
(di Glanluca Falco Il Manifesto 12 12 11)

EX JUGOSLAVIA – L’AJA ASSOLVE HARADINAJ – II 29 novembre il Tribunale penale per la ex Jugoslavia (Tpi) ha assolto l’ex premier del Kosovo Ramush-Haradinaj dall’accusa di crimini di guerra contro serbi, rom e albanesi che avevano collaborato con Belgrado durante il conflitto del 1998-99. Dopo l’assoluzione dei generali croati Ante Gotovina e Mladen Markac, secondo Blic "la sentenza è un altro insulto alla memoria delle vittime serbe. E fa passare per idioti i serbi che hanno creduto ai valori della democrazia occidentale e si sono battuti contro Milosevic". Il Tpi ha invece confermato la condanna all’ergastolo per il criminale di guerra serbo Milan Lukic.

SLOVENIA – Elezioni e proteste in Slovenia. Manifestazioni, scontri, arresti e feriti. In Slovenia la vittoria alle presidenziali dell’ex premier Borut Pahor, che al ballottaggio del 2 dicembre ha sconfitto con il 67 per cento dei voti il capo di stato uscente Danilo Tiirk, è accompagnata da gravi tensioni. Le proteste, organizzate a Maribor e Lubiana, hanno preso di mira le politiche di austerità del governo di centrodestra del premier Janez Jansa, appoggiate anche da Pahor. "Pahor ha vinto promettendo che il paese uscirà dalla crisi", scrive Delo. "Ma lui e Jansa ora dovranno convincere gli sloveni che i tagli servono. Altrimenti le proteste si intensificheranno. Per il nuovo presidente questa è l’ultima possibilità".

GERMANIA – Armi tedesche per il mondo. Der Spiegel, Germania . I carriarmati tedeschi sono i preferiti degli stati arabi e di altri paesi autoritari, scrive Der Spiegel, "consapevoli che la coalizione di Angela Merkel ha progressivamente ammorbidito i severi vincoli alle esportazioni di armi". I dati ufficiali descrivono bene il boom del settore: nel 2011 Berlino ha concesso licenze per l’esportazione di armi per oltre dieci miliardi di euro. Merkel, continua il settimanale, ripete che la politica estera del suo governo "è legata ai valori della democrazia e dei diritti umani, ma allo stesso tempo autorizza affari con governi che in tema-di diritti umani hanno un bilancio terribile". L’organo in cui "emergono le contraddizioni" è il consiglio federale di sicurezza, che il 26 novembre ha autorizzato la vendita di armi in aree "calde" come Mali, Arabia Saudita e Israele. Questa strategia, perseguita in nome della stabilità, è in realtà un programma di sostegno all’industria militare tedesca, che con la crisi ha perso le tradizionali commesse dei paesi occidentali. *
GERMANIA – Angela Merkel è stata confermata il 4 dicembre alla guida dell’Unione cristianodemocratica (Cdu) durante il congresso di Hannover. La cancel-liera ha ottenuto il 97,94 per cento dei voti.

GRECIA – Atene ricompra il suo debito
La Grecia ha lanciato una delicata operazione per riacquistare il suo debito pubblico attualmente detenuto da creditori privati. L’investimento previsto è di dieci miliardi di euro, e i creditori che accetteranno lo scambio dovrebbero subire una perdita compresa tra il 60 e il 70 per cento del valore iniziale delle obbligazioni acquistate. Dall’esito della manovra dipenderà il versamento della prossima rata di aiuti da parte dei creditori internazionali (Uè, Bce e Fmi), soldi indispensabili ad Atene per evitare il default, spiega Kathimerini. Il riacquisto è la prima tappa verso il risanamento del debito pubblico, che dovrebbe scendere dall’attuale 160 per cento del pii al 124 per cento nel 2020.
GRECIA – Secondo il rapporto di Transparency international per il 2012, la Grecia è il paese più corrotto dell’Unione europea. I più virtuosi sono la Danimarca e la Finlandia.

UCRAINA – II 3 dicembre il primo ministro Mykola Azarov (nella foto) si è dimesso dopo essere stato eletto deputato nelle elezioni legislative di ottobre.

SPAGNA. La contratación del ex juez español Baltasar Garzón como asesor de la Cámara de Diputados, luego de que el Gobierno le otorgara la residencia temporaria, generó polémica y críticas de legisladores de espacios opositores. El magistrado español, que fue inhabilitado por el Tribunal Supremo de su país hasta el 2021 , venía cumpliendo esa función ad honorem desde marzo. Y una vez que concluyó los trámites para radicarse en el país, a fines de octubre, fue nombrado con la categoría de director –las más alta del Congreso– con un sueldo de bolsillo de unos 20.000 pesos, según revelaron a Clarín fuentes de la Cámara baja. Su tarea consiste en asesorar a la Comisión de Derechos Humanos, que preside el kirchnerista Remo Carlotto. Y es infrecuente que una asesoría sea equiparada al rango de un director de área. Además, sectores de oposición destacaron que los extranjeros no nacionalizados suelen tener fuertes trabas para ser aceptados como empleados efectivos del Poder Legislativo. De hecho, varios proyectos para revertir esa discriminación están cajoneados por el oficialismo. Garzón recibió varias veces elogios públicos de la Presidenta –el primero en persona fue cuando presenció la apertura de sesiones legislativas, el 1° de marzo– y la propia Cristina le entregó el jueves el DNI argentino , en el marco de un acto en la Casa Rosada. El juez cobró notoriedad internacional al juzgar al dictador chileno Augusto Pinochet y actualmente es asesor del Tribunal Internacional de La Haya. En febrero, la Justicia española ratificó su inhabilitación por 11 años para ejercer, por haber ordenado escuchas ilegales en un caso de corrupción que involucró a funcionarios del Partido Popular. El kirchnerismo lo recibió con los brazos abiertos. Y en los días previos a la entrega del DNI Garzón levantó su exposición: presenció la segunda jornada del juicio por delitos de lesa humanidad en la ESMA junto a Estela de Carlotto, titular de Abuelas, mantuvo una reunión en Jujuy con Milagro Sala, lider de la agrupación Tupac Amaru; y dio una conferencia de prensa en Corrientes con el intendente kirchnerista “Camau” Espínola. Allí defendió la ley de medios y se pronunció a favor de una eventual re-reelección de Cristina. Diputados opositores tomaron con sorpresa la designación en un alto cargo en el Congreso y cuestionaron al Gobierno por concederle el DNI en un trámite exprés . “Me llama la atención que una figura como Garzón, que ha sido una persona tan mediática en los últimos tiempos, se avenga a cumplir ese tipo de funciones y por un monto de dinero que para él no es significativo ”, aseguró Enrique Thomas, jefe de bloque del Frente Peronista, por FM 92.7. “Es un tema insólito y vamos a pedir que se investigue cómo fue esa contratación”, agregó.
“Me sorprende. Cuando uno pide que se contrate a un asesor especializado, no ocurre. A mí me gustaría contar con Luis Moreno Ocampo para trabajar en la lucha contra la corrupción, por ejemplo.
No entiendo cuál es el criterio ”, dijo a este diario la macrista Laura Alonso. “Garzón debe tener un pasar económico resuelto, en su caso yo sería asesor ad honorem y no estaría pichuleando un contrato en el Congreso”, cuestionó.
“Es una persona de trayectoria y tiene derecho de trabajar en la Argentina. Pero tiene un problema serio en España con un tribunal reconocido”, consideró Patricia Bullrich, de Unión por Todos, y agregó: “Tiene que ver con la intención del Gobierno de apropiarse de los derechos humanos

ITALIA.
ITALIA – CRISI DI GOVERNO – LE SCADENZE . Urne a febbraio, senza precedenti. Conseguenze per Napolitano. Tre poltrone per Monti. Camere presto sciolte. Per il premier Colle, governo o senato. E il capo dello stato valuterà se dimettersi
ROMA – Precedenti non ce ne sono, se non tornando al pre fascismo e all’Italia liberale; alle urne per le elezioni politiche la Repubblica ha sempre chiamato tra il 24 marzo e il 26 giugno. L’anno prossimo l’anticipo sarà di almeno un mese, forse più: si voterà il 17 febbraio o più probabilmente la domenica successiva, 24 febbraio 2013. La conferma è venuta dalla ministra dell’interno, mentire il ministro per i rapporti con il parlamento ha tessuto la tela tra Quirinale, presidenza del senato e della camera e partiti, n calendario è questo: la legge di stabilità sarà approvata nella settimana che precede il natale. Poi il capò dello stato scioglierà le camere e il presidente Monti terrà la sua conferenza stampa di fine anno venerdì 21 dicembre. Scioglierà allora la riserva sul suo futuro politico? Potrebbe farlo anche prima. Ieri il professore è rimasto sul vago, continua ad alludere a un suo futuro impegno lasciandosi aperte più strade. Se dovesse davvero spendere il suo nome per la coalizione di centro parteciperebbe così alla campagna elettorale, da candidato premier in pectore ma senza bisogno di candidarsi, in quanto è senatore a vita. Solo così potrebbe rianimare quell’insieme di liste e iniziative personali che stentano eppure vogliono radunarsi tra il Pdl e la coalizione di centrosinistra. Molta stampa ne parla come il destino del paese, la garanzia della continuità montiana anche nel prossimo parlamento, n periodico sondaggio del telegiornale di la/ieri sera assegnava al centro un discreto 11,3% dei consensi, ma dalla composizione piuttosto evanescente: nessuno infatti dei partiti inquadrati nell’alleanza possibile raggiungerebbe al momento il 4%, soglia di sbarramento per le formazioni coalizzate (si va dal 3,9% dell’Udc allo 0,5% di Grande Sud, la lista Montezemolo ferma «12,6%). Con queste truppe Monti dovrebbe fare argine al ritorno di Berlusconi, posto che sulla paura europea del cavaliere sta evidentemente costruendo la sua immagine di «garanzia». Inevitabile allora ragionare di un’alleanza tra il centro montiario e il centrosinistra. In parlamento a risultato conseguito, ma forse anche prima, almeno per la sfida del senato dove altrimenti Pd e Sei rischierebbero di perdere pochi ma decisivi seggi. Le poche parole che il professore sta spendendo ette in guardia dal pericolo del ritorno del populismo, spiga che «gli italiani non sono sciocchi, sono maturi e non sono tanto disposti a credere a promesse irrealizzabili». Un paio di colpi di pennello che dipingono alla perfezione il profilo di Berlusconi. Infatti sono i suoi a risentirsi ie a ricambiare con attacchi al presidente del Consiglio. Siamo ancora ai primi passi ma ci muoviamo già sul riconoscibile sentiero della sfida tra responsabili e spericolati, tra realtà e sogno. Uno schema questo che inevitabilmente tenderà a mettere in difficoltà Bersani nel corso di tutta la campagna elettorale, quello del leader del centrosinistra è un messaggio più complicato, riassumibile nella formula del cambiamento nella continuità. È dunque comprensibile che il segretario Pd sia il più preoccupato, e il più risoluto nel consigliare a Monti di stame fuori. A tee giorni dalle (annunciate) dimissioni del professore da palazzo Chigi, Bersani ha già detto tre volte che Monti «deve restare fuori dalla contesa». Per lui il Pd sta conservando da mesi la poltrona ‘ del Quirinale, Bersani è solo un po’ più prudente di Alfano che, invece, a Porta a Porta ieri ha lanciato platealmente l’amo al premier che ha appena sfiduciato: «Sarebbe un prestigiosissimo presidente della Repubblica». Saltano così tutti gli ambiti istituzionali e un senatore a vita si trova nella straordinaria posizione di poter ambire a tre diversi incarichi: presidente del Consiglio-bis, capo dello stato o mal che vada ancora senatore. E la successione al Colle si carica di un valore politico che non dovrebbe avere, essendo il presidente della Repubblica una figura politicamente non responsabile. Il problema si pone anche perché avendo anticipato così tanto le elezioni, ai primi di marzo Giorgio Napolitano si troverà nella condizione di dover dare l’incarico al nuovo capo del governo. Dovesse uscire dalle urne una netta e indiscutibile maggioranza potrebbe anche farlo, avendo davanti ancora due mesi di mandato. Ma se così non dovesse essere, sarebbe costretto a dimettersi per non precostituire una scelta che spetta – l’ha più volte detto – al suo successore. La corsa al Colle allora anticiperebbe addirittura quella per palazzo Chigi. Monti sarebbe comunque il favorito. (di a. fab. Il Manifesto 12 12 11 )

ROMA – La storia non si ripete a volte diventa farsa. PdL, È RISSA Berlusconi is back e nel Pdl volano gli stracci. Angelino Aliano non digerisce I-intervista a «Repubblica» di Marcello Dell’Utri, che liquida il già liquidato dettino: «La segreteria Alfano non è mai esistita». Il segretario, che si è pure dovuto accollare le dimissioni di Monti, si sfoga da Vespa: «Dell’Utri è un povero disgraziato e parla «i ruota libera. Il suo pensiero non coincide con quello di Berlusconi e gli osservatori che credono sia così nuocciono al Cavaliere. Berlusconi deve porsi seriamente il problema della composizione delle liste». Dell’Utri rincara: Disgraziato l’ho detto prima io. I guai del Pdl – vengono dalla sua insipienza. Non ha le palle, non c’entra niente con noi». E Alfano twitta: «La distanza da lui mi Onora». Ancora più distante Giorgia Meloni: «Niente operazioni nostalgia, se il Pdl rimarrà così io non ho stimoli per rimanere».

ROMA – Lavoro: è record di scoraggiati Istat su terzo trimestre, rassegnati di fronte a ricerca posto. Lavoro: è record di scoraggiati – Gli scoraggiati in Italia continuano ad aumentare e nel terzo trimestre 2012 sfiorano il livello record di 1,6 milioni. E’ quanto emerge dai dati Istat su coloro che non cercano lavoro perché’ ritengono di non riuscire a trovarlo. Nel dettaglio si tratta di 1 milione 596 mila persone, il numero piu’ alto dall’inizio delle serie storiche relative (III trimestre 2004).

ROMA- È "essenziale" per la nostra vita democratica che le forze parlamentari non tradiscano gli impegni assunti sulla riforma della legge elettorale, mettendo fine a "questo interminabile braccio di ferro, gioco degli equivoci, ripetuto alternarsi di opposti irrigidimenti". Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una lettera inviata due giorni fa al deputato del Pd Roberto Giachetti, che mercoledì ha annunciato di essere costretto a interrompere per problemi clinici lo sciopero della fame indetto per sollecitare la riforma, ribadisce la necessità di andare alle urne con una legge diversa dal porcellum: "Ancora di recente – scrive il Capo dello Stato – ho ricordato incontrando (con il presidente del Consiglio) i presidenti della Camere come già a fine gennaio avessi riferito loro degli incontri da me promossi con gli esponenti dei cinque partiti presenti in Parlamento: incontri nel corso dei quali si erano tutti dichiarati convinti della necessità di modificare la legge del 2005. E purtroppo da allora, a dieci mesi di distanza, non si sa se si stia avvicinando la conclusione di questo interminabile braccio di ferro, gioco degli equivoci, ripetuto alternarsi di opposti irrigidimenti, da cui è stato messo a grave rischio il mantenimento di un impegno assunto da tutte le forze politiche in risposta ad aspettative più che comprensibili diffusi tra i cittadini-elettori". Il richiamo di Napolitano arriva come un macigno mentre al Senato ancora si continua a trattare su un’ intesa che ha tempi sempre più ristretti. Secondo Giachetti, reduce da 123 giorni di digiuno, ci sono i tempi tecnici per approvare la riforma entro la fine della prossima settimana al Senato, discuterla in 10 giorni (come si fece per il lodo Alfano) alla Commissione Affari costituzionali della Camera e approvarla nell’ aula di Montecitorio tra il 27 e il 29 dicembre prima di ritrasmetterla al Senato .

MEDIO ORIENTE e AFRICA .
TUNISIA – La rabbia di Siliana. II 2 dicembre, dopo cinque giorni di rivolte e di sciopero generale, a Siliana è tornata la calma. Negli scontri tra la polizia e i manifestanti – che protestavano contro la disoccupazione, la povertà e la mancanza di progressi dopo la rivoluzione – sono rimaste ferite trecento persone, molte agli occhi, da colpi di fucile caricato a pallettoni. Secondo Leaders, l’ondata di proteste mette in difficoltà il governo del partito islamico Ennahda, accusato di chiudere la porta al dialogo e di non cercare soluzioni alla crisi socioeconomica: "La dura repressione delle proteste di Siliana compromette la coesione sociale e la convivenza".

EGITTO – Morsi sotto attacco Tahrir, Egitto. II 4 dicembre decine di migliaia di manifestanti sono tornati in piazza al Cairo. Hanno circondato il palazzo presidenziale e costretto Mohamed Morsi ad abbandonare l’edificio. Protestavano contro la bozza di costituzione, approntata in grande fretta il 30 novembre, che secondo loro attribuisce troppo potere al presidente e potrebbe permettere alle autorità islamiche di limitare i diritti civili. Le manifestazioni sono continuate il giorno successivo, con duri scontri al Cairo tra oppositori e sostenitori del presidente. "No alla dittatura", titolava Tahrir nella sua edizione del 3 dicembre. Il giorno dopo il quotidiano, insieme ad altri undici giornali e a cinque tv, ha scioperato in segno di protesta contro l’attacco alla libertà di espressione contenuto nella dichiarazione del 22 novembre con cui Morsi si è attribuito poteri straordinari. Secondo Yehia Kalash, portavoce del comitato nazionale per la difesa dell’informazione, anche "la bozza di costituzione non tutela la libertà di stampa, uno dei pilastri dello stato democratico". Il governo ha annunciato che il referendum sulla nuova costituzione sarà il 15 dicembre e che Morsi rinuncerà ai poteri speciali solo dopo il voto. ^

PALESTINA – Da Ramallah Amira Hass. Dové il buonsenso. L’enorme cratere di cui vi ho parlato qualche tempo fa, distante due o tre metri dall’edificio dove abito, mi ha aiutato a capire cosa c’è dietro la frase "dobbiamo costruire le nostre istituzioni", ripetuta spesso dai funzionari palestinesi. La questione non riguarda l’edilizia, ma quelle norme di buonsenso che dovrebbero regolare la vita delle persone.
Sotto la mia finestra tre o quattro operai lavorano giorno e notte stendendo cemento. Solo quando piove ci viene risparmiata la luce potente dei fari e il frastuono incessante delle betoniere e degli altri macchinari. La settimana scorsa, alle dieci e mezza di sera, sono scesa a parlare con gli operai. Ce n’erano due, originari di un villaggio a est di Ramallah. "È dalle quattro del mattino che lavorate", ho esordito. "Diamo fastidio?", ha risposto uno di loro con espressione contrita. Gli ho chiesto se ero l’unica a essersi lamentata. "Si, ma io non ho paura di lei. Ho paura della polizia", ha risposto.
Questo è niente rispetto a quello che è successo un mese fa. Il comune aveva deciso di riasfaltare la nostra piccola strada, ma le piogge intense avevano costretto gli operai a sospendere i lavori. Così la strada si è trasformata in una profonda pozzanghera fangosa e un giorno una mia vicina ha avuto un incidente con la macchina. Uno dei tre figli è rimasto ferito e lei è stata ricoverata in ospedale. Solo allora l’impresa edile si è preoccupata di circondare il cratere con una barriera di legno e alcuni barili pieni di cemento.

ISRAELE – Comites Israele. Serata di studio in occasione della pubblicazione del volume ITALIA
Una serata di studio in occasione della pubblicazione del volume ITALIA, nell’ambito della serie “Comunità ebraiche in oriente nei secoli XIX e XX” sotto la direzione di Roni Weinsteiin, pubblicato dall’Istituto Ben Zvu e dal Ministero dell’Educazione, si terrà lunedì 3 dicembre 2012 alle ore 19,00 presso l’Auditorio dell’Istituto Ben Zvi nella via Ibn Gvirol 14 – quartiere di Rechavia a Gerusalemme.
Alla serata di Studio presenzierà il prof. Yom Tov Assis, Capo dell’Istituto di Ricerche e di Studi Ben Zvi. Porteranno I loro saluti l’Ambasciatore d’Italia in Israele Francesco Maria Talo’, il sig. Yaacov Yaniv Direttore della Fondazione Ben Zvu e il signor Moshe’ Zafrani, Ispettore del Ministero dell’Educazione.
Presenteranno la pubblicazione il prof. Sergio Della Pergola (Vice Presidente del Comites e prof. Emeritus dell’Università ebraica di Gerusalemme sul tema: “l’Ebrasimo italiano : sguardo verso il futuro remoto”, il dr. Asher Selah “ebraismo italiano: comunità da paragonare”. Conclusioni del dr. Roni Weinsteiin. Seguirà un breve programma artistic con canzoni e musiche di compositori ebrei italiano.
Durante la serata sara’ possibile acquistare il Volume con uno sconto.
HAIFA – Alla presenza del Sindaco di Haifa e dell’Ambasciatore d’Italia Francesco Maria Talo’, inaugurate una strada in memoria di Primo Levi. Grande partecipazione di pubblico, e in special modo con componenti la collettività italiana. Al termine dell’inaugurazione l’Ambasciatore Talo’ si e’ incontrato con la collettivita’ italiana. Presente anche Sandro Di Castro, del Comites d’Israele.
GERUSALEMME: KOL HAITALKIM – Il Bollettino di Informazione degli italiani in Israele.
E’ uscito, e gia’ distribuito agli abbonati, il n. 52 del Bollettino di Informazione degli Italiani in Israele, giunto al suo tredicesimo anno di pubblicazione. Questa volta il Notiziario e’ composto da 16 pagine, tutte in italiano. Il Notiziario viene distribuito gratuitamente a oltre 2.800 famiglie in tutta Israele e anche all’estero. Articolo sul Terzo Summit Intergovernativo tra Israele e Italia, altro articolo di R. Picciotto su problematiche e successi dell’immigrazione, resoconto della celebrazione del 16 ottobre a Yad Vashem, un ricordo dell’attentato al Tempio di Roma: 30 anni fa, il terremoto in Emilia Romagna, comunicati e informazioni del Comites, I programmi della Dante Alighieri e del Club giallorosso. Articolo sull’Accordo di Sicurezza sociale Italia-Israele, programmi del Club della terza eta’, lettere al Direttore e recensioni di libri.
Nonostante la crisi finanziaria e le ristrettezze economiche e dei finanziamenti, il Notiziario riesce a essere pubblicato con una cadenza trimestrale grazie alla collaborazione della Redazione e di volontari formati da: Miriam Toaff Della Pergola (Direttrice), Tamara Cesana, Lello Dell’Ariccia, Beniamino Lazar, Claudia Orvieto, Reuven Ravenna e Franca Rodriguez Garcia

GHANA – La campagna su Facebook. La campagna elettorale delle elezioni presidenziali e legislative del 7 dicembre in Ghana si è giocata anche sul web. Il risultato del voto è incerto, scrive Jeu-ne Afrique, ma "con lópmila amici su Facebook, Nana Akufo-Addo, il candidato del partito d’opposizione Npp, ha vinto la battaglia digitale contro il presidente ad interini John Dramani Mahama (succeduto a John Atta Mills, dopo la sua morte nel luglio scorso)". Il Ghana è un paese sempre più giovane e urbanizzato, e i politici fanno un ampio uso dei social network.

MALI – Incontro in Buriana Faso. Nella capitale burkinabé Oua-gadougou si sono incontrati per la prima volta il 4 dicembre i rappresentanti del governo ma-liano, del gruppo islamico Ansar eddine e dei ribelli tuareg del Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (Mnla) per discutere della crisi nel nord del Mali, in mano ai gruppi islamici. Tuttavia, scrive il Journal du Mali, molti maliani non sono favorevoli al dialogo.

KUWAIT I candidati della minoranza sciita hanno ottenuto un terzo dei seggi nelle elezioni legislative del i dicembre. L’opposizione islamica, che ha boicottato il voto, ha chiesto lo scioglimento del nuovo parlamento.

RDC II i dicembre i ribelli dell’M23 hanno lasciato la città di Coma, nel Nord Kivu, occupata dal 20 novembre. Il governo ha annunciato l’apertura di un dialogo con i ribelli a Rampala, in Uganda.
SUDAFRICA – Johannesburg la memoria dell’emigrazione giuliana. È stato presentato il 30 novembre il volume “…e un giorno c’imbarcammo – da Lussino, Veglia, Monfalcone, Trieste i nostri pionieri in Sud Africa” della giornalista Viviana Facchinetti
Continuando nel suo progetto editoriale avviato qualche anno fa con il recupero di ricordi ed emozioni di emigrati giuliano-dalmati in Australia e proseguito con le memorie dei giuliani ora residenti in Canada e Stati Uniti, la giornalista Viviana Facchinetti ha pubblicato il terzo volume dedicato all’argomento, “…e un giorno c’imbarcammo – da Lussino, Veglia, Monfalcone, Trieste i nostri pionieri in Sud Africa”.
Con il contributo dell’Associazione Giuliani nel Mondo e della Regione Friuli Venezia Giulia, il libro, che verrà presentato a Johannesburg il prossimo 30 novembre, è appunto dedicato ai nostri conterranei residenti in Sud Africa: un assemblaggio di vari tasselli esistenziali, raccontati da chi gli eventi li ha traversati e subiti, finalizzato alla ricostruzione di uno spaccato della nostra storia, unicamente sulla base di reali testimonianze di vita, raccolte dall’autrice direttamente sul posto. Le memorie di storie familiari che hanno incrociato la storia attraverso tre secoli sono state affidate alla scrittura della Facchinetti all’incirca da una settantina di intervistati, dalle prime alle terze generazioni di Giuliani in Sud Africa.
Corredato da materiale iconografico, per lo più inedito, il tutto è inserito in un accurato contesto descrittivo dedicato alla memoria collettiva, con riferimenti a significativi momenti storici e particolare attenzione al risvolto emozionale. Senza alcuna supponenza storica, ma spinta dall’affettuosa approvazione con cui le precedenti raccolte di testimonianze sono state accolte, ancora una volta l’autrice si porge unicamente nel suo ruolo di cronista nel riferire le storie raccolte dalla viva voce dei protagonisti, collaborando per quanto possibile al recupero di una memoria e di un vissuto di cui esiste ridotta informazione.
In apertura del libro, l’autrice ha voluto anche riportare l’intervista da lei fatta all’ammiraglio Agostino Straulino, una delle figure leggendarie della vela italiana, con i passaggi meno conosciuti, forse ignorati, della sua vita. Le eccezionali confidenze raccolte dalla Facchinetti sono un omaggio ai protagonisti delle storie vissute e raccontate nel volume: storie sbocciate sul mare, storie di navi e di genti che sul mare arrivarono lontano, incominciate a Lussino o a Lussino accomunate. (ItalPlanet News)

ASIA e PACIFICO
GIAPPONE – Un paese fragile . Mentre la polizia giapponese indaga sulle cause del crollo nel tunnel di Sasago, vicino a Tokyo, dove il 2 dicembre sono morte nove persone, sorgono dubbi sulla sicurezza delle altre infrastrutture del paese. Dai controlli fatti a nel tunnel i tecnici non si erano accorti che la falda acquifera stava corrodendo i bulloni del soffitto, fino a provocarne la caduta. Secondo Business Journal, con le difficoltà economiche e i tagli alla spesa per la manutenzione delle opere pubbliche, i controlli sono più sporadici e superficiali ed è più difficile prevenire incidenti simili. Molte di queste strutture, inoltre, sono un’eredità del periodo di boom economico, quando si costruiva con esigenze diverse (come i soffitti ventilati dei tunnel per l’eccesso di gas di scarico). Secondo il governo, tra vent’anni più della metà dei ponti e il 46 per cento dei tunnel avrà superato la soglia di sicurezza dei 50 anni e avrà bisogno di una manutenzione straordinaria.

COREA DEL NORD – La polìtica del razzo. "La tempistica del lancio di un razzo a lunga gittata annunciato da Pyongyang il i dicembre lascia intravedere un chiaro intento politico", scrive il quotidiano sudcoreano Hankyoreh. Il lancio, condannato anche da Pechino, dovrebbe avvenire infatti tra il io e il 22 dicembre, a ridosso delle elezioni giapponesi del 16, delle presidenziali sudcoreane del 19 e del primo anniversario della morte di Kim Jong-il, che cade il 17. Pyongyang potrebbe voler rifare il test, che ad aprile era fallito, prima che comincino nuovi colloqui. Intanto Tokyo ha posizionato a Okinawa dei missili intercettatori Pac-3-

CINA – II 4 dicembre 14 persone sono morte in un incendio scoppiato in una fabbrica tessile a Shantou, nella provincia meridionale del Guangdong.
CINA – Le immagini che pubblicizzano latte e prodotti caseari in Cina mostrano di solito famiglie sorridenti che vivono in campagna circondate da mucche al pascolo serene su distese di erba verde. Ma la realtà è diversa, scrive Caixin, ed è fatta di stalle che contengono anche tre-quattromila capi. Lo scandalo del latte contaminato con la melamina, che ha colpito il settore nel 2008, ha spinto verso un ripensamento dell’industria lattiera, con l’obiettivo di alzare gli standard quantitativi e qualitativi della produzione. Le aziende sostenute dal governo puntano sugli allevamenti di grandi dimensioni, con più di diecimila capi. Secondo le statistiche sono almeno quaranta gli allevamenti di grandi dimensioni e nella regione dell’Annui c’è un progetto per un allevamento da 4omila capi. Il rovescio della medaglia, tuttavia, è che fattorie di tali dimensioni hanno conseguenze notevoli sullo sfruttamento del territorio, ‘ che sarà sempre più utilizzato per il foraggio a scapito di altre coltivazioni. Tanto più che, non essendo proprietari dei terreni, gli industriali non si sentono responsabili per questa situazione, sottolinea il settimanale.

PAKISTAN – Sangue e fede. Nonostante le eccezionali misure di sicurezza adottate dal governo pachistano, dall’inizio del Muharram, il primo mese del calendario islamico, il 14 novembre nel paese sono morte 38 persone e 216 sono state ferite in sette diversi attacchi contro gli sciiti. "Per i moderati il problema è che non c’è un dibattito nazionale sul settarismo", scrive The Friday Times. Secondo lo storico Mubarak Ali "è una conseguenza naturale di uno stato confessionale, che quindi non accetta le sue minoranze. La soluzione sarebbe separare politica e religione".

INDIA – Vergogna olimpica. II 4 dicembre l’associazione olimpica indiana (loa), che stava per eleggere i suoi nuovi rappresentanti, è stata sospesa dal comitato olimpico internazionale (loc). Il motivo è che l’unico candidato a segretario generale, Lalith Bhanot, era stato il segretario generale del comitato organizzativo dei Giochi del Commonwealth del 2010, segnati dalla corruzione, ed è in libertà su cauzione dopo aver passato un anno in prigione. La sospensione implica che la loa non riceverà fondi dallo loc e che gli atleti indiani non potranno partecipare alle prossime edizioni dei Giochi asiatici, dei Giochi del Commonwealth e delle Olimpiadi sotto la bandiera di New Delhi, ma dovranno farlo sotto quella olimpica. "È un duro colpo per lo sport indiano ma potrebbe essere l’occasione per fare un po’ di pulizia ai vertici", scrive l’Hindustan Times.

BIRMANIA – II 29 novembre la polizia ha represso con la forza una manifestazione a Rangoon contro un progetto cinese di aprire una miniera di rame vicino a Monywa, nel nord del paese. Il governo ha nominato una commissione d’inchiesta guidata da Aung San Suu Kyi.

AMERICHE
STATI UNITI – II rifiuto di Obama. "II 4 dicembre il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha respìnto la proposta dei repubblicani per ridurre il deficit, che prevedeva 600 miliardi di dollari di tagli alle spese sociali e 800 miliardi di entrate, senza aumenti delle tasse per i ricchi", scrive il Boston Globe. Senza un accordo il paese rischia il "precipizio fiscale", una recessione provocata dai tagli alla spesa pubblica e dagli aumenti delle tasse previsti per il 2013.
STATI UNITI – Le guerre dei droni. Il 1 dicembre gli Stati Uniti hanno realizzato il 300° attacco con i droni in Pakistan da quando Barack Obama è presidente. In Libia, Afghanistan e Iraq ci sono stati almeno 1.200 attacchi. Numero di attacchi con droni Fonte: The bureau of investigaiive journalism
500 H Yemen . Afghanistan 375, Libia 375, 250 Iraq .

COLOMBIA – II i dicembre l’esercito ha ucciso venti ribelli delle Fare in un raid aereo. Intanto il 5 dicembre sono ripresi a Cuba i negoziati tra governo e Fare. Il presidente Juan Manuel Santos ha chiesto un accordo entro novembre del 2013.

PARAGUAY- II i dicembre il leader del movimento dei contadini senza terra, Vidal Vega, è stato assassinato a Curuguaty, nel centro del paese.

ARGENTINA – I piloti della morte . "I voli della morte denunciati nel 1977 dal giornalista Rodolfo Walsh nella Carta abierta a lajunta militar, il giorno prima di essere ucciso, sono arrivati in tribunale 35 anni dopo", scrive il quotidiano Pàgina 12. Il 28 novembre in un tribunale di Buenos Aires è cominciato il terzo processo contro i militari della Escuela de mecànica de la armada (Esma), che funzionava come centro di detenzione clandestino durante l’ultima dittatura militare (1976-1983). È uno dei processi per crimini contro l’umanità più grandi della storia: ci sono 68 imputati accusati di rapimento, tortura e omicidio. Tra questi, otto piloti accusati di guidare gli aerei militari da cui venivano gettati in mare i detenuti dopo essere stati torturati e addormentati. "Il metodo di gettare i prigionieri nell’oceano era usato dalle forze armate già prima del colpo di stato. Ma poco dopo il golpe, nell’aprile del 1976, cominciarono ad apparire i primi cadaveri sulle coste dell’Uruguay". Tra due anni, e dopo aver ascoltato più di novecento testimoni, i parenti delle vittime conosceranno la condanna che dovranno scontare i militari dell’Esma.

MESSICO – In piazza contro Peiia Nieto. II i dicembre, mentre Enrique Pena Nieto s’insediava come nuovo presidente del Messico, fuori dal parlamento centinaia di persone hanno manifestato contro il ritorno al governo del partito rivoluzionario istituzionale (Fri). "Si sono levate molte voci il i dicembre. Qualcuno ha chiesto le dimissioni del nuovo governo, altri gridavano ‘non siamo guerriglieri, ma presto lo diventeremo’. Il nuovo presidente farebbe bene ad ascoltarle", scrive Proceso. Ci sono stati scontri tra i manifestanti e la polizia, che ha caricato il corteo. Il movimento #¥080732 ha denunciato la detenzione di persone innocenti.

CUBA – CHAVEZ, PER LA PRIMA VOLTA PENSA AL “DOPO” LANCIANDO IL SUO VICE, NICOLAS MADURO, COME CANDIDATO BOLIVARIANO. Sabato sera, 9 dicembre. In una trattoria di Caracas, Ernesto ha un orecchio attento all’auricolare, l’altro alla conversazione del tavolo. Giovane militante del Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), come molti suoi coetanei unisce la passione per il baseball a quella per la politica. E stasera i Tiburonès giocano contro i Tigres. All’improvviso, Ernesto fa cenno a tutti di tacere: «fl presidente -dice – sta facendo un annuncio». Gli altri prestano attenzione: per interrompere così una trasmissione sportiva, ci dev’essere un motivo grave. La spiegazione arriva con le parole di Hugo Chàvez, tornato il giorno prima da Cuba: il tumore nella zona pelvica, che lo affligge dal giugno 2011, ha riprodotto «cellule maligne», occorre operare con urgenza per la quarta volta. Per questo Chàvez chiede al Parlamento di poter tornare a Cuba già l’indomani. Il presidente spiega di aver forzato il parere dei medici e preso molti calmanti per parlare direttamente al popolo venezuelano, che lo ha riconfermato per la quarta volta il 7 ottobre scorso. È venuto a dire che, in caso fosse "inabilitato" ad assumere l’incarico il 10 gennaio, il testimone passerebbe al vicepresidente, Nicolàs Maduro: in base alla Costituzione, ma anche secondo la sua precisa indicazione, l’ex ministro degli Esteri è il candidato più adatto a rappresentare il campo bolivariano in caso di nuove elezioni. La Costituzione prevede che Chàvez possa avere davanti 3 mesi più altri 3 prima che il Parlamento ne attesti «l’impossibilità assoluta» a governare e il presidente dell’Assemblea, Diosdado Gabello, debba indire nuove elezioni. In questo caso, secondo Chàvez, il candidato bolivariano sarebbe Nicolàs Maduro. Socialista e sindacalista della prima ora, Maduro, 50anni, ha partecipato alla stesura della Costituzione bolivariana ed è uno dei dirigenti più vicini a Chàvez. Come ministro degli esteri, ha lavorato all’integrazione latinoamericana, il cui ultimo risultato è stata l’adesione piena dei Venezuela al Mercosur, proprio sabato. Il discorso di Chàvez esitato all’insegna dell’« unità», più volte invocata a difesa della rivoluzione bolivariana", delle sue conquiste di sovranità nazionale e di giustizia sociale. Così il presidente ha chiesto con forza «l’appoggio del popolo e di tutte le correnti». In primo luogo si è rivolto al governo, chiedendogli di realizzare «l’unità prima di ogni decisione che dovremo prendere nei prossimi giorni». ? Tra una canzone e un attestato di coraggio, Chàvez ha ripercorso le tappe della sua malattia. Rispondendo alle accuse dell’opposizione ha detto di averne dato conto con chiarezza in ogni momento, e ha assicurato che, se non ;. avesse constatato un recupero, non si sarebbe ricandidato; «Vada come vada; è già stato un ? miracolo arrivare fin qui. E oggi abbiamo una patria, che nessuno si illuda», ha aggiunto. Come dire: che gli avversari non credano di aver facile gioco – con un Psuv distratto o indebolito dalle lotte di corrente e privo di un leader carismatico – per vincere le elezioni regionali, e poi quelle comunali, nell’aprile 2013. E che non immaginino, a quel punto, di rendere ingovernabile il paese come durante il «paro petrolero» del dicembre di dieci anni fa. Certo, lo scenario si complica senza Chàvez, e porrebbe pesare sul poco scarto esistente in alcuni stati tra il candidato del Psuv e quello dell’opposizione. E alcune figure moderate del chavismo, messe lì per catturare voti all’opposizione, potrebbero cambiare casacca, com’è già successo. Dall’altra parte, però, non ci sono giganti, né motivazioni più forti degli interessi di bottega, o gestioni regionali soddisfacenti. E le defezioni annunciate pubblicamente non sono mancate. Dopo il discorso del presidente, la gente scende in strada, cercandosi spontaneamente, come aveva fatto il 27 novembre sentendo l’annuncio dell’improvvisa partenza di Chàvez per Cuba. Un primo gruppo si ritrova a Puente Llaguno, a circa 200 metri da Miraflores, sotto la statua dedicata alle vittime del colpo di stato del 2002. Occhi rossi, abbracci, bandiere rosse. Chi arriva in moto, chi in macchina, chi a piedi. «Chàvez è il nostro leader – dice Jersson, 15 anni, – è difficile pensarci senza di lui, ma dobbiamo avere coraggio, prendere esempio anche in questo caso da lui e dargli forza». Una donna di origine italiana, sposata a un militare, racconta che al ristorante, sentendo l’annuncio, l’opposizione ha festeggiato. Una più anziana, si sporge dal finestrino dell’auto: «fl processo bolivariano sta vivendo una fase delicata, sono preoccupata – dice -dobbiamo restare uniti». Il giorno dopo, mentre il popolo chavista si riversa in Piazza Bolivar, il Parlamento si riunisce in seduta speciale, per approvare, a maggioranza, il viaggio del presidente a Cuba. Dio-sdato Gabello, presidente dell’Assemblea, dirige i lavori. L’opposizione attacca, la malattia del precidente è stata un suo costante cavallo*’ di battaglia: per creare allarmi («sta morendo do») o discredito («fa finta»). In questo caso, però, sia con le parole di Maria Corina Machado (Stimate) che con quelle di Julio Borges!(Primero Justicia, il partito di Caprfles) usa ecumenismo e guanti di velluto: per fede o superstizione, scherzare col dolore o con la morte, qui, porta cattivi frutti, e poi siamo in periodo natalizio. E perciò, si manifesta solidarietà formale «alla famiglia del presidente e a quelle di tutti i malati», precisando però «che il Venezuela ha diritto di sapere, che il presidente non è stato chiaro con la sua malattia e ora vuole governare il paese dall’estero».
«Cuba non è l’estero, ma la Patria grande», ribattono i chavisti ricordando il progetto di Simon Bolivar; e il viaggio di Chàvez è cosa «ben diversa da quelli compiuti a Washington dai presidenti della IV Repubblica». E fanno scudo intorno alla figura del leader malato, ribadendo i punti del nuovo programma di governo, il nuovo impulso alle misure sociali: «Con le rivoluzioni del secolo scorso, gridavamo: "Proletari di tutti i paesi uniti", ora si tratta di unirci sui punti di questa nuova rivoluzione», dice la deputata Maria Leon, marxista e femminista.
Nel pomeriggio, deputati e candidati alle regionali del prossimo 16 dicembre si recano in Piazza Bolivar, dove i militanti sono arrivati fin dal mattino. Analoghe manifestazioni si svolgono in tutto il paese. In ogni stato, in tutte le piazze Bolivar ha luogo una «veglia di preghiera e di accompagno» per il presidente.
A Caracas, i candidati alle elezioni regionali firmano un documento d’impegno «con la patria e con Chàvez» davanti alla folla in piazza Bolivar. Parla per primo Elias Jaua, un marxista che proviene dai movimenti studenteschi. È candidato governatore nello stato di Miranda contro Enrique Capriles Radonski, di Prime-ro Justicia, che ha corso e perso contro Chàvez alle presidenziali del 7 ottobre: «Con questo atto firmiamo il cammino della rivoluzione – dice Jaua – non ci sarà un patto con la borghesia, né una corsa in avanti, la rivoluzione cammina nel solco indicato da Chàvez, è nostro dovere preservare quel camminino e la stabilità Ti aspettiamo presidente. Siamo obbligati a vincere . La piazza risponde “ El pueblo unido jamais sarà vincido”. ( G Collotti da Il Manifesto 11 12 2012)

CUBA – Dall’Avana Yoani Sànchez. Dicembre in festival . Ogni dicembre torna all’Avana il festival internazionale del nuovo cinema latinoamericano. Quest’anno ci saranno più di cinquecento film da quarantasei paesi e la presenza di attori e registi di altre latitudini. La luce in sala si spe-gne, la gente si sistema sulle poltrone e, davanti ai nostri occhi, torna la magia del grande schermo. Ma rispetto a trentaquattro anni fa, quando è stata inaugurata quest’iniziativa, molto è cambiato.
La differenza più grande è nelle modalità di accesso popolare al cinema. Prima dipendevamo dalla programmazione delle sale statali di proiezione: se un determinato film non era stato messo in programma in uno di quegli spazi pubblici, non c’era modo di vederlo. Era una cosa che succedeva spesso, a causa della censura, del disinteresse o perché mancavano i diritti per inserire la pellicola nel circuito nazionale. A metà degli anni ottanta sono cominciati a spuntare i primi videoregistratori domestici. A quel punto il rapporto che avevamo con l’audiovisivo ha cominciato a cambiare.
Oggi le sale cinematografi-che autonome proliferano ovunque in città ed è raro incontrare una famiglia che non abbia almeno un ed player per vedere documentari, film e programmi che non entreranno nella programmazione ufficiale. È questa la sfida del festival: riportare la gente nelle sale, motivarla a seguire un evento che, qualche anno fa, era l’unica finestra che avevamo su un cinema fresco e diverso.
( da Internazionale 978 7 dicembre 2012)

 

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